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Se la ratio del liberismo è quella di impedire che un attore, terzo al libero mercato, possa inquinare con il suo potere regolamentare, l’esplicazione integrale del principio basilare della selezione naturale, in virtù del quale a vincere deve essere sempre e solo il più forte, l’intervento dello Stato a favore del perdente, con il suo sostegno finanziario, è da giudicare una violazione di quel principio. In pratica, il liberismo economico ha già fallito ma non lo si vuole ammettere.

 
 


14 ottobre 2017

Trump revoca il trattato sul nucleare con l’Iran, investendo il Congresso americano del potere di imporre nuove sanzioni contro Teheran.

 
 

 




 

Di Andrea Atzori 








Dopo numerosi annunci in tal senso, nonostante il parere contrario dei suoi più stretti collaboratori, Trump dichiara ufficialmente, il ritiro degli Stati Uniti dall'accordo sul nucleare con l'Iran, siglato quando alla Casa Bianca era insediato Barak Obama. 





Non è mai stato un mistero questo dell'assoluta contrarietà del neopresidente americano alla soluzione diplomatica del problema dell'accesso dell'Iran nel club delle potenze nucleari. Infatti, oltre a Russia e Cina, nessun altro aspirante detentore di quest'arma micidiale, può mai diventarlo se alleato non degli Stati Uniti ma delle due superpotenze asiatiche. Infatti, oltre a Israele ed i paesi europei vincitori del secondo conflitto mondiale, cioè Gran Bretagna e Francia, solo Pakistan ed India sono annoverati tra gli Stati dotati di armi atomiche, che però non figurano ufficialmente, come alleati strategici della Russia o della Cina. Anche se enormi arsenali atomici sono presenti anche nelle basi militari USA di Italia e Germania, oltrechè in Arabia Saudita e Turchia. 


Per quanto concerne L'Arabia Saudita, sono da fare alcune considerazioni assai decisive. Infatti, questo paese ormai di fatto una potenza nucleare, è retto da un regime monarchico in cui al sovrano sono devoluti poteri assoluti, cioè tutto il potere è concentrato nelle sue mani. Non vige in Arabia Saudita il principio della divisione dei poteri, esecutivo, legislativo e giudiziario, in virtù del quale viene limitato il potere assoluto del sovrano. Principio che venne introdotto nei sistemi costituzionali europei in seguito alla rivoluzione francese. 


L'Arabia Saudita è ancora un regime di stampo tribale ancorato ad un passato storico che affonda nella notte dei tempi. In questo paese vengono ancora eseguite giornalmente, condanne a morte di centinaia di dissidenti politici  a cui viene, pedissequamente, negata la minima garanzia di rispetto dei più elementari diritti processuali che uno Stato di diritto non può disattendere.  Quando Trump, arringando alle truppe americane di stanza in Giappone, dice che l'America distruggerà ed estirperà tutti i regimi dittatoriali del mondo, con ciò riferendosi alla Corea del Nord, dice una grande sciocchezza, in quanto il peggiore dei regimi illiberali e di stampo assolutista è proprio un suo ferreo alleato in medio oriente, paese dotato dell'arma nucleare, in modo del tutto condiviso da ONU, Cina e Russia, che a questa realtà di fatto non hanno opposto la benchè minima rimostranza. Insomma, si tratta di un vero delirio politico dei tempi moderni, che fornisce una lampante dimostrazione del fatto per cui, i principi di carattere politico e i portati della storia non hanno un valore assoluto, ma sono direttamente proporzionali alla potenza economica e finanziaria, nonchè militare, delle Nazioni.   




Non è, quindi, un caso se tutti questi presidenti dei paesi che hanno tentato di munirsi di questa risorsa bellica, senza godere dell'appoggio degli Stati Uniti, abbiano fatto una brutta fine. I loro paesi distrutti e loro stessi uccisi. Questo è accaduto in Iraq e Libia, dove Saddam Hussein e Gheddafi, sono stati giustiziati sommariamente, senza avere riconosciuto neppure il diritto ad un giusto processo. La Siria e l'Afghanistan, hanno subito aggressione indipendentemente dal fatto di avere avviato un programma nucleare. Quindi, sulla base di altri presupposti se non quelli di un progetto sionista ed angloamericano di destabilizzazione di un’intera regione per fini geostrategici e di accaparramento delle risorse naturali, in particolare petrolio, di cui questi paesi mediorientali sono, estremamente, ricchi. 




Infatti, la Siria è stata accusata di essere retta da un regime di stampo autoritario e assolutista, non rispettoso dei principi di libertà e democrazia che gli anglosassoni si considerano legittimati ad imporre e salvaguardare in tutto il mondo, per non si conosce quale potere superiore loro attribuito e da chi, dal momento in cui le Nazioni Unite non hanno mai autorizzato queste aggressioni a danni di Stati membri, a pieno titolo, della comunità internazionale. Non ci vuole molto per capire che su nient’altro poggi una tale infondata pretesa se non sulla superiorità bellica a cui, è scontata la convinzione, non esista alcun avversario in grado di opporre resistenza. 




E' assai chiaro, pertanto, tutto si risolva in una sfrontata e prepotente azione aggressiva fondata sulla forza brutta, in aperta trasgressione e violazione dei più elementari principi del diritto internazionale, a cui sarebbe dovere proprio della comunità internazionale porre rimedio, con le buone o con le cattive. Ciò che più rende sconcertati è la considerazione assai lucida ed incontestabile che, andando di questo passo, se non si cominciano a fissare dei paletti a questa infinita serie di violenze ai danni di popoli organizzati in comunità statali, le conseguenze sono già, ampiamente scontate. Come infatti, abbiamo avuto modo di sperimentare in questi ultimi anni, arriverà il momento fatidico per cui verrà notificato anche ad un paese come la Russia, potenza nucleare di primo piano, dotata di un arsenale capace di ridurre in cenere radioattiva l’intero pianeta, l’ordine di sfratto. 




Ma oltre alla Russia, nella stessa situazione si trova anche la Cina, altra potenza nucleare il cui potenziale bellico non è da meno. Ora, il pretendere di andare avanti di questo passo come se niente stesse accadendo è solo la strada più corta per il disastro, verso cui l’uomo moderno ormai corre alla velocità della luce, come si trattasse di una legge di natura a cui non si può sottrarre. Mosca ha fiutato l’inganno nel momento stesso in cui, dopo la rivoluzione di Maidan, ha cominciato a rendersi conto della fredda realtà in cui veniva ad essere catapultata. Quel momento fatidico che non avrebbe mai pensato di dover rivivere si era invece materializzato. Per questo motivo ha dissotterrato l’ascia di guerra ed ha cominciato a innalzare quelle barricate a cui le sue drammatiche esperienze storiche l’hanno ormai ampiamente preparata. 




L'azione di resistenza e contrapposizione della Russia, al nemico dichiarato, non si è limitata ad esplicarsi lungo i confini delle sue frontiere occidentali, in cui il dispiegamento di forze dell’alleanza atlantica si è fatto sempre più imponente, avendo ormai, ampiamente compreso l’amara lezione per cui, rimanere inerti e succubi delle iniziative internazionali dei suoi avversari, era in pratica divenuta una forma di suicidio. Una Russia del tutto annichilita, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, rannicchiata dentro ai suoi confini, timida e impaurita, non era proprio la strategia più adatta per preparare la resa dei conti finale con il nemico mortale. 




Una nazione ormai militarmente resuscitata la Russia, oltrechè depurata del virus della corruzione che l’aveva dilaniata durante il passato regime socialista. Secondo questi parametri deve essere misurato il senso della sua decisione di scendere in guerra in Siria a difesa del suo fedele alleato Al Assad, legittimo presidente siriano, ormai assediato e senza più speranze nella sua roccaforte di Damasco, dove i terroristi islamici armati ed equipaggiati dalle nazioni occidentali e dall’Arabia Saudita, l’avevano ormai accerchiato, pronto per una resa inevitabile e definitiva. La discesa in campo della Russia ha scompigliato le carte già calate e stese sul tavolo da gioco di questo conflitto talmente efferato che la storia umana non ha mai conosciuto l’eguale, neppure nel finora ultimo conflitto mondiale. 




Russia ed Iran sono riuscite, nonostante le forze assai limitate dispiegate sul campo, a ribaltare le sorti della guerra e liberare quasi l’ottanta per cento del territorio siriano dalla occupazione dei terroristi islamici che avevano ormai invaso quasi tutto il territorio siriano, fino a stabilirvi un proprio Stato chiamato Daesh. L’abilità di Putin in questo conflitto è stata quella di essere riuscito a mettere l’uno contro gli altri tutti i suoi nemici fino a farne rientrare alcuni tra i più forti e terribili protagonisti, come la Turchia e l’Arabia Saudita, dentro la sua stessa sfera di influenza. Ecco il motivo per cui oggi, Israele trema e gli Stati Uniti fanno difficoltà enormi a ingoiare un rospo tanto amaro. 




A combattere questa guerra Washington è rimasta da sola, con l’aiuto solo dei Curdi e dell’ISIS. Nei confronti della comunità internazionale, inoltre, la posizione dei nordamericani si è fatta assai delicata, in quanto è divenuto palese il fatto che la loro presenza sul territorio di un paese sovrano straniero non è suffragata da alcuna norma di diritto. La loro presenza in Siria è contro il diritto internazionale, essendo nient’altro che degli invasori senza alcuna legittimità. La loro guerra è persa, irrimediabilmente, a meno che decidano di scendere in campo direttamente contro la Russia. I rapporti tra Mosca e Washington si stanno sempre più deteriorando e non solo per il caso Russiagate. 




E’ divenuto ormai chiaro e lampante come alla luce del sole, che se non fosse per l’estrema forza di nervi degli statisti russi, la situazione sarebbe già precipitata e non solo per il conflitto in Siria e per quello ormai incipiente in Corea del Nord; ma, in modo particolare, per l’estrema ferocia, tale da esplicare l’odio più profondo, con cui i rappresentanti del potere istituzionale USA si rivolgono ai loro omologhi russi. Trump ha ormai gettato la maschera dietro a cui celava tutto il suo livore contro il Cremlino. La sua politica internazionale si è rivelata essere assai più pericolosa di quella del suo predecessore Obama. Dovunque non fa altro che minacciare interventi armati e si capisce non avere altre frecce da scagliare dentro alla sua faretra. 




Che Trump non fosse un amico di Putin era ben prevedibile. Le sue esternazioni in campagna elettorale erano solo falsità finalizzate a vincere le elezioni. In occasione del suo primo viaggio all’estero da presidente, ha irretito i sauditi con contratti miliardari di vendite di armi. Ma oggi, che il re Salman giunge a Mosca da Putin per esprimere tutta la sua conferma ed accettazione degli esiti della guerra in Siria, fino a concludere negoziati di compravendita di armi russe fantascientifiche come i missili S.400, Trump rimane spiazzato e si rende conto di essere rimasto ormai isolato lui, anzichè Putin o Hassan Rouhani. Salman dichiara a Putin di riconoscere il fatto che Assad sia il legittimo presidente della Siria e di rinunciare a chiederne la destituzione. Quindi il problema rimangono solo Israele e Stati Uniti, rendendo con ciò assai evidente il fatto che proprio loro sono stati i primi istigatori della rivolta contro Assad e finanziatori dei terroristi islamici. 




Il territorio siriano è stato quasi del tutto liberato, ma ISIS rimane ancora arroccato nella zona sud di esso, dove si trova la sua capitale Raqqa e le roccaforti di Deir Ezzor e quelle altre ormai occupate dalle truppe inviate dal Pentagono per, ufficialmente, combattere i terroristi, ma in effetti per impedire che l’esercito siriano possa estendere il suo dominio anche a queste ultime propaggini del suo territorio, molto importante strategicamente, in quanto, lungo di esso scorre il fiume Eufrate che segna il confine tra Siria e Iraq. Ma è anche importante in quanto, trattandosi di una sottile striscia di territorio, attraverso di esso potrebbe riannodarsi il filo conduttore delle comunicazioni tra esercito siriano e iraniano, rendendo possibile il passaggio di truppe, armi e mezzi militari tra i due paesi, di cui molto avrebbe da preoccuparsi Israele, essendo questo ciò che sperano i guerriglieri libanesi di Hezbollah, terrore dello Stato ebraico. 




Netanyahu ha paura che questo incubo si avveri e si divide tra Mosca e Washington, al fine di scongiurare questo evento. Minaccia un intervento diretto delle sue truppe sul territorio siriano se dovesse materializzarsi questa eventualità. La posizione delle truppe USA lungo questo confine è strategica anche per questo. Da qui possono impedire che l’esercito siriano possa fluire oltre l’Eufrate, anche se è stata già la Russia ad avere steso un ponte mobile proprio sopra questo fiume, con ciò lanciando una sfida finale agli USA. Finora, le basi statunitensi si sono limitate a bombardare l’esercito siriano ogni volta questo attaccasse i guerriglieri dell’ISIS, che quindi ne approfittavano per passare al contrattacco. In questo particolare scenario è maturato l’evento che ha causato la morte del generale russo Asapov. 




Il portavoce del ministero della difesa russo gen. Konashenko, ha accusato gli Stati Unti di essere i responsabili di questo omicidio, in quanto solo loro potevano avere le coordinate esatte della posizione in cui si trovava l’alto ufficiale russo. In pratica l’alleanza tra ISIS ed USA è ormai alla luce del sole. Ed ecco spiegato il motivo per cui Trump odia l’Iran tanto da avere revocato l’accordo sul nucleare. Infatti, se tutti i poteri internazionali, dall’ONU, all’Ue alla Russia ed alla Cina, tutte nazioni firmatarie del trattato, sono del tutto concordi nel riconoscere che l’Iran sta rispettando tutte le clausole di questo accordo siglato dalle potenze internazionali, per quanto riguarda la questione nucleare, come mai solo gli Stati Uniti decidono di tirarsi indietro? Anche la UE afferma di non capire questa decisione del presidente americano e minaccia di schierarsi dalla parte di Russia e Cina. 




Il chiarimento di Trump non si fa attendere, infatti egli dichiara ufficialmente che la sentenza di condanna dell’Iran è dovuto al fatto che questa Nazione ha distrutto i disegni degli Stati Uniti di rovesciare Assad e quindi sarebbe da qualificare come Stato terrorista. In pratica viene con ciò certificata la tesi che per non essere tacciati di terrorismo si deve sempre essere schierati dalla parte degli Stati Uniti. Tutto ciò, nonostante sia lampante la falsità assoluta di una tale teoria, essendo infatti l’Iran un paese che, con la Russia è l’assoluto protagonista della sconfitta dello Stato islamico chiamato Daesh in arabo, ISIS altrimenti, mentre gli Stati Uniti lo hanno sempre e solo armato e finanziato, come protagonista assoluto della guerra per procura combattuta per conto di Washington contro la Siria di Assad. 




E’, pertanto, evidentissimo, quanto sia fondata la tesi del presidente nordcoreano Kim Jon Un, secondo cui, contro il pericolo di un attacco militare americano non esista altra migliore garanzia proprio del possesso di un potente arsenale atomico. Ma il sospetto è che non sia sufficiente neppure questo e che, comunque, gli statunitensi siano decisi di portare il mondo alla catastrofe nucleare. Forse sono convinti che la Russia, la potenza nucleare più potente con quella americana, non reagirà mai in caso di guerra globale. Confidando sullo spirito ascetico dei russi, pronti all’auto-immolazione pur di fare la volontà del loro dio, così come certificata da santa romana chiesa. Francamente non ne sarei altrettanto convinto ed anzi, per sicurezza, mi farei scudo della riserva del dubbio! 





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