ATTUALITA' POLITICA E POLITICA INTERNAZIONALE. GEOPOLITICA. POLITICA ECONOMICA. ECONOMIA INTERNAZIONALE. ANALISI E APPLICAZIONE DI PROGETTI DI TRASFORMAZIONE E INNOVAZIONE STRATEGICHE DI SISTEMI (POLITICO-ECONOMICO-SOCIALE). ATTUALITA' POLITICA E POLITICA INTERNAZIONALE. GEOPOLITICA. POLITICA ECONOMICA. ECONOMIA INTERNAZIONALE. ANALISI E APPLICAZIONE DI PROGETTI DI TRASFORMAZIONE E INNOVAZIONE STRATEGICHE DI SISTEMI (POLITICO-ECONOMICO-SOCIALE). anticovascello | ANTICO VASCELLO, BLOG DI ANDREA ATZORI | Il Cannocchiale blog
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  anticovascello [ Verità, Libertà, Giustizia ]
         

Se la ratio del liberismo è quella di impedire che un attore, terzo al libero mercato, possa inquinare con il suo potere regolamentare, l’esplicazione integrale del principio basilare della selezione naturale, in virtù del quale a vincere deve essere sempre e solo il più forte, l’intervento dello Stato a favore del perdente, con il suo sostegno finanziario, è da giudicare una violazione di quel principio. In pratica, il liberismo economico ha già fallito ma non lo si vuole ammettere.

 
 


23 marzo 2017

Netanyahu vuole entrare, direttamente, nel conflitto siriano, bombardando le postazioni missilistiche installate dai russi.

atomicaconflagrazione atomica

 

Di Andrea Atzori


Dopo l'abbattimento di due caccia israeliani da parte dell'antiaerea siriana, vicino a Damasco, Tel Aviv minaccia di entrare, direttamente, in guerra contro la Siria. Pare, infatti, che a Netanyahu non sia andato giù il successo delle forze siriane contro l'ISIS ed abbia deciso di scendere in campo senza ulteriori indugi.

Coerentemente ragionando, questo attacco diretto agli esiti della vittoria militare contro i terroristi, chiama, direttamente, in causa anche la Russia, che combatte questa guerra con Iran e Hezbollah. Staremo a vedere, ma come avevo previsto, proprio adesso, il conflitto siriano comincia ad arroventarsi.

L'esercito USA ha già varcato la frontiera siriana e si appresta a marciare su Damasco, avendo preso atto del fallimento del progetto di vincere la guerra per procura tramite l'uso dei terroristi sauditi. Quello Turco è comunque impegnato a garantirsi uno spazio di propria competenza, con la scusa di voler estromettere dai giochi i curdi. Tutto dipenderà dalla volontà di Putin di raccogliere e affrontare questa sfida lanciata dagli Stati Uniti.

La Siria è come una preda delle savane dilaniata dalle belve feroci. Ciascuno la sta afferrando da ogni parte e le sta strappando e dilaniando le carni. Non si capisce se queste belve si metteranno d'accordo per spartirsi il bottino, oppure si rivolteranno l'una contro l'altra, nel tentativo di farlo, interamente, proprio. In realtà, le due superpotenze, come sempre in caso di attriti nei settori geopolitici di propria pertinenza, tentano sempre di risolverli usando il sistema ormai vecchio e collaudato sperimentato nel secondo conflitto mondiale, cioè spartendosi queste aree militarmente occupate.

La realtà attuale, però, non è così semplice. Infatti, quel metodo è già fallito, proprio in Europa, là dove la divisione tra Est ed Ovest è stata già eliminata, spazzata via, dalla retrocessione della Russia che ha rifiutato lo scontro militare ormai inevitabile. Pertanto, proprio in Siria, il Cremlino sarà chiamato a dare una risposta circa la domanda se, finalmente, abbia ritrovato il suo coraggio, quello di raccogliere la sfida occidentale e frenare l'avanzata delle divisioni dell'armata imponente costruita allo scopo dichiarato di sottomettere il grande rivale, ancora recalcitrante ad entrare sotto l'egida imperiale della potenza americana.

Il popolo russo che ha già sventato due tentativi di invasione del suo territorio da parte degli occidentali, darebbe una prova assai deludente se dovesse cedere dinanzi a questo folle, estremo, disperato ed insano gesto del suo esiziale nemico di voler, ancora una volta, tentare la fortuna di assoggettarlo al suo potere. Il terrore oggi è quello del nuovo primattore indiscusso di un eventuale terzo conflitto mondiale, cioè la bomba atomica. L'uso, inevitabile, della quale, non lascia speranze a nessuno.

Il potenziale distruttivo di quest'arma è oggi tale che non ci sono speranze di sopravvivenza per nessuno. Questo è un punto fermo. La ricerca scientifica in questo settore non si è mai fermata, nonostante i trattati internazionali. Cosa esista dietro questi segreti militari nessuno può saperlo, ma di certo già si conoscono realtà terribili dinanzi a cui l'essere umano è già polvere, anzi particella subatomica, pura schiuma quantistica.

Forse gli apparati militari scientifici delle due superpotenze asiatiche sono arrivate a risultati ancora più avanzati di quelli americani, in quanto il loro sforzo è sempre stato diretto, prevalentemente, in questo settore, tralasciando invece, quello  volto a trovare sistemi di scudo all'attacco atomico costosissimi ed inutili. Dalle vaghe informazioni che circolano, parrebbe che si sia ormai giunti a livelli di distruttività che il pensiero umano non riesce neppure a concepire.

Questa forza si esprime non solo sul terreno, ma anche nel mare e, soprattutto, nell'atmosfera. Insomma, il pianeta Terra, dopo una guerra combattuta con queste armi, non sarebbe più un pianeta vivente, ma solo rovente.




23 marzo 2017

Attentati terroristici in Europa e guerra in Siria.


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Di Andrea Atzori


Grave attentato a Londra di matrice islamista. In Medio Oriente i governi occidentali cavalcano la tigre del terrorismo che poi mette a segno i suoi colpi anche in Europa, appena riesce a trovare un varco nel sistema di protezione delle forze di sicurezza.

Per intanto a morire sono sempre e solo i poveri ed indifesi cittadini non i governanti, veri responsabili di questo male! Se, veramente, i militanti di Allah, volessero colpire la civiltà occidentale, non certo lancerebbero un Suv contro una folla di cittadini inermi. Credo che avrebbero altri obiettivi da colpire, ben più sensibili e pericolosi per l'ordine costituito. Non dico solo palazzi del potere, ma strutture e gangli vitali per il sistema di fornitura di energia o rete viaria. Ma questo non accadrà mai.

A morire saranno sempre le persone indifese, gente comune di cui, dopo i primi momenti di spavento e di panico, non interesserà più a nessuno, cadranno nel dimenticatoio. Il sistema è ancora quello delle stragi di stato che colpirono l'Italia negli anni ottanta, i c.d. anni di piombo e che, nonostante l'impegno indefesso della magistratura, non riesce ancora ad assicurare alla giustizia i veri responsabili e mandanti.

La strategia del terrore che serve, in particolare, a stringere la maglia del potere e, contemporaneamente, limitare le libertà democratiche. I poteri dei governi europei stanno diventando sempre più assoluti e i cittadini si accorgono di trovarsi sempre più sotto controllo, spiati dal potere che si insinua, prepotente, in ogni manifestazione della vita umana.

Per esempio, l'accesso ai tribunali, per legge, dovrebbe essere libero ed i processi dovrebbero celebrarsi, pubblicamente. Ma non è più così. Se tentate di entrare in un palazzo di giustizia per assistere ad un dibattimento, sarete sottoposti ad ogni tipo di controllo, fino ad esserne scoraggiati. Entrano, liberamente, solo i professionisti dotati di regolare cartellino. Le resistenze del personale, ad una vostra legittima richiesta di accesso, saranno sempre più forti, fino ad impedire, definitivamente, l'esplicazione integrale di questo diritto che la costituzione riconosce ad ogni cittadino.

I processi penali si faranno sempre più in totale segretezza e riservatezza, come ai tempi del fascismo. Questo accade anche per l'accesso agli uffici della pubblica amministrazione. Ad ogni attentato i governi varano sempre una serie di provvedimenti restrittivi delle libertà dei cittadini. Le forze dell'ordine ed i servizi di intelligence vengono incitati a invadere anche gli aspetti più intimi della vita privata dell'uomo comune. In particolare internet e la posta elettronica. Ed è un processo a spirale che non si fermerà mai, fino a giungere a situazioni, assolutamente, paradossali.

Gli Stati si avviano verso forme di Stato poliziesco! Governi, forti, duri e con poteri sempre più assoluti. Ad ogni attentato terroristico in occidente, inoltre, aumenta, esponenzialmente, la pressione sull'ONU e quindi sulla Russia e la Cina, le sole potenze che si schierano a favore della sovranità nazionale siriana e da cui ci si aspetta un veto alle risoluzioni presentate su questo tema al consiglio di sicurezza, per un intervento militare anglosassone nel conflitto siriano da loro stessi innescato.

E' già in esecuzione il programma di invasione via terra dell'esercito americano nel territorio siriano, con la solita scusa di eliminare lo Stato islamico. Dopo questo attentato, le forze militari anglosassoni avranno un pretesto in più per agire con maggiore spudoratezza e cattiveria. Sanno bene quale sia la forza che questi eventi hanno di suscitare le corde dell'intenerimento nel Presidente russo Putin.

Contano infatti, di guadagnarselo come partner di una forza militare internazionale diretta a combattere questo fenomeno del terrore rappresentato dallo Stato islamico. Con la speranza che costui sia disposto a tollerare l'occupazione via terra del territorio siriano da parte delle truppe della Nato. Quelle stesse truppe che stanno già accampate ai confini della Russia in funzione provocatoria.

Assad e la Siria, stanno per vivere momenti sempre più drammatici. Uno Stato ed un popolo questo siriano che non avrà mai pace fino a quella totale della morte. A meno che Russia e Cina non inizino, veramente, a segnalare i loro paletti invalicabili, oltre i quali gli aggressori avranno di che subire gravissime e intollerabili conseguenze! Infatti, questa guerra è tra le superpotenze, ed il mondo non avrà mai pace finchè i loro conti in sospeso non verranno risolti in modo definitivo!




22 marzo 2017

L'Ocse rileva eccessiva disparità di genere nelle scuole europee. Ma in Italia è vero paradosso!

scuole italiane

Di Andrea Atzori

Una ricerca condotta dall'Ocse, arriva ad accertare che nei paesi di sua pertinenza, esiste una situazione incredibile, per cui l'insegnamento si avvia a diventare una professione per sole donne, in violazione del principio di parità di genere.

La media europea vede le donne prevalere sugli uomini per il 68%. Ma in Italia si sprofonda fino allo 83%. Questo istituto internazionale, ci vuole vedere chiaro e stabilire se per caso, una tale realtà non nasconda qualcosa di molto grave ancora da verificare ma assai temuto. Cioè lo scadimento del livello di formazione delle scuole pubbliche ed il fallimento della missione sociale ad essa affidata di educazione e preparazione alla società ed al mondo del lavoro delle giovani generazioni.

In Italia il campanello d'allarme è già suonato. Gli studenti arrivano all'università pressochè analfabeti. Una levata di scudi da parte del mondo della cultura è già arrivata al governo. La rovina della scuola. Universitari con cultura, si fa per dire, da terza elementare. Seicento professori universitari che scrivono al governo. Vogliono istituire corsi formativi per studenti e di aggiornamento per insegnanti, che non sanno nè leggere nè scrivere.

Figuriamoci, se non riesce la scuola a conseguire le sue finalità, in lunghi anni nell'età giusta per imparare, che vanno dalle elementari alle medie inferiori e superiori, cosa possono conseguire e realizzare piccoli corsi istituiti all'interno delle università? Questo solo per il leggere, scrivere ed il far di conto. Ma la cultura vera, la letteratura, la storia, la filosofia, le scienze, l'arte ecc., dove vanno a finire, nella spazzatura?

Insomma una catastrofe. E mi pareva, le spiegazioni a questo male c'erano e come! Le donne che si laureano sono il doppio degli uomini e non perchè siano più brave, anzi. A fare la differenza è proprio il sesso che porta corruzione. Il nostro paese è quello più corrotto. Infatti le donne sono privilegiate e non solo nelle istituzioni scolastiche, ma, normalmente, in tutte le varie manifestazioni della vita umana.

Basta andare a controllare gli sportelli di un qualunque sindacato italiano e ci si accorgerà che le donne hanno fatto il pienone! Gli impiegati sono quasi, esclusivamente, femmine. Se questo fenomeno, nel pubblico può essere accusato di essere corruttivo, nel privato questo problema, neppure si pone. Infatti, i privati sono liberi di assumere chi vogliono loro, senza rispettare alcun principio di parità di genere. I giornali mainstream, continuano a riportare  notizie, palesemente, false secondo cui la disoccupazione femminile sarebbe superiore a quella maschile. La realtà è ben diversa ed anzi è, completamente, opposta.

Le organizzazioni internazionali, non nascondono questa verità ed evidenziano situazioni al limite del paradosso. Scrivere o, semplicemente, dire la verità, su questo argomento, in Italia, si corre il rischio di essere tacciati di misoginia. E' già un marchio d'infamia. Ed invece dovrebbe essere una vera vergogna il fatto che una società e la sua religione dominante che si continua, con insistenza a professare e marchiare come maschilista, rappresenti al contrario, la peggiore forma di femminismo mai vissuta dall'umanità.

Una società che dall'evoluzione civile millenaria, si sta avviando verso un inesorabile declino. Anche il fenomeno gravissimo del femminicidio, va analizzato secondo questa ottica, per capirne la vera portata devastante. Hanno scavato un baratro incolmabile tra uomo e donna. Nella pubblica amministrazione il rapporto tra i sessi è pressochè uguale, l'elemento femminile prevale di oltre i tre quarti.

Ma se andiamo a verificare, invece, lo stesso rapporto a livello della classe dirigente, ci renderemmo conto che questo è totalmente invertito. Qui l'elemento maschile prevale. Ed anche dove sia una femmina a svolgere funzioni direttive, non cambia niente. In quanto ormai, anch'essa è parte integrante di quel sistema. Ha dovuto infilare quell'ascensore per salire all'ultimo piano e sa quanto questo sia conveniente!

Pertanto, possiamo ben comprendere il motivo per il quale questo fenomeno si verifica. Insomma, una società diretta in prevalenza da maschi che si circonda di femmine alle proprie dipendenze. Non è la preparazione, la capacità o l'abilità della persona a prevalere, ma le sue caratteristiche fisiche e la sua "attrazione sessuale". Meritocrazia, questa sconosciuta! L'impero della maleducazione e del sessismo. Tanto per non sconfessarsi e contraddirsi!

E questo non è espressione di socialismo, con cui viene troppo spesso confuso, ma di fascismo. Il signore o signorotto di stampo feudale, che sfrutta il suo potere per avere la femmina, come nel medio evo con lo "ius primae noctis". Il vescovo conte che celebrava le nozze e si portava a letto la sposa! Non è cambiato niente. In natura esiste il sistema imposto dal maschio dominante che si accaparra tutte le femmine, per formare il suo harem. Ma è espressione di barbarie, non di civiltà. Mitigato in passato, ma oggi, come si vede, esploso in tutta la sua potenza.

Una società disumana e imbarbarita, secondo il rito di santa romana chiesa. Nulla in questo mondo avviene per caso. Tutto ha una sua spiegazione assai chiara e plausibile. L'Ocse ha visto bene, non sbaglia. Il mondo c.d. democratico si avvia verso un degrado morale mai sperimentati, dalla notte dei tempi. I fatti orribili dei nostri tempi, come le guerre terribili che si stanno svolgendo e ancora preparando in questi giorni, l'ondata di profughi e migranti dal terzo mondo che si riversa in Europa, sono segni premonitori. I responsabili di tutto ciò sappiamo chi sono.

Contro di loro dovrebbero agire i mariti delusi, invece che  uccidere le proprie mogli o sterminare le loro stesse famiglie, per cambiare in meglio questo mondo, non per peggiorarlo. Sopratutto, mandando al potere politici onesti, non criminali e delinquenti. Finchè ancora permane un minimo scheletro di democrazia che lo può permettere. Poi, infatti, non ci saranno più speranze. Arriveranno al punto da togliere agli uomini perfino il diritto di voto, magari con la scusa di riconoscere questo diritto solo a coloro che posseggono un titolo di studio. Ma, poichè questo titolo è in prevalenza posseduto dalle donne.........!!!!

Post scriptum

Per avere un riscontro e una conferma.

http://www.repubblica.it/scuola/2017/03/22/news/insegnante_sempre_piu_un_mestiere_per_donne_allarme_ocse_a_rischio_i_risultati_degli_alunni_-161110876/




17 marzo 2017

Trump minaccia la Corea del Nord, mentre Israele bombarda la Siria. La legge del più forte. Russia e Cina stanno a guardare.




Di Andrea Atzori

USA sempre più guardiano del mondo. Oggi minaccia la Corea del Nord di intervento militare. Sostiene il governo americano, che la Corea minaccerebbe, direttamente, la sicurezza degli Stati Uniti. Sarà possibile che la Corea minacci il territorio americano più di quanto la stessa Nato non stia minacciando quello russo o la flotta americana nel mar cinese meridionale, quello cinese?

Come l'Iraq, la Libia e la Siria, anche la Corea del Nord sta per subire quel destino di venire distrutta dagli americani, sul presupposto del possesso di armi di sterminio di massa. Quelle armi che l'Arabia saudita, monarchia assoluta e patria del Jihadismo, dottrina integralista islamica con vocazione di dominio globale, possiede da anni, su beneplacito di Washington. La guerra nello Yemen è un genocidio innegabile, un crimine contro l'umanità. Solo che gli Yemeniti, per l'ONU ed il Vaticano non sarebbero esseri umani. Insomma, basandosi su questo assunto, da quando Russia e Cina avrebbero dovuto già dichiarare guerra agli euro-americani?

La Nato cinge d'assedio le frontiere russe con la sue truppe di uomini e mezzi dislocati lungo i suoi confini e costruisce in Romania e Polonia un sistema di missili antimissili chiamato Aegis. Ma la Russia, non risponde e non reagisce. Sul Mar Nero, cresce a dismisura una flotta della Nato che non nasconde il disegno di affrontare, in una decisiva battaglia navale, quella russa. In Ucraina è ancora in fase di combattimento una guerra fratricida costata la vita a più di 10.000 persone, scatenata in seguito alla rivoluzione colorata di piazza Maidan a Kiev, sponsorizzata dalla Casa Bianca. In Siria, gli eserciti della coalizione a guida USA hanno bombardato le città siriane per anni, radendole al suolo e Trump sta inviando anche l'esercito di terra. Ma non è una minaccia ad un paese sovrano.

Infatti gli statunitensi possono passare, facilmente, dalle parole ai fatti, ciò che non sarebbe consentito a russi e cinesi, che, ovviamente, a quanto pare non possono permettersi di farlo. E' la legge del più forte. Russia e Cina stanno dimostrando di non avere la forza per reagire. Oppure, semplicemente, hanno paura. Nel Mar Cinese Meridionale, la flotta americana arriva a fare esercitazioni militari ai confini delle acque territoriali cinesi.  In Corea del Sud, viene installato il sistema missilistico THAAD,  in funzione anti Corea del Nord, dice Washington. Cina e Russia protestano, in quanto considerano che queste installazioni costituiscano una gravissima lesione dell'equilibrio delle forze di deterrenza nucleare a livello globale. 

Ma la Cina, abbaia ma non morde come i cani poco pericolosi. I regimi comunisti russi e cinese hanno sempre dato poca prova di bellicosità. Anzi, direi tanta di codardia, se è vero che dopo avere smontato la baracca dei loro territori conquistati nell'ultimo conflitto mondiale ed essersi rifugiati entro i loro confini naturali, hanno pure dovuto trasformare la loro forma di Stato da socialista in capitalista, cedendo alle imposizioni degli occidentali e convertendosi alle varie fedi religiose tradizionali.

Sembra proprio di vivere in un mondo assurdo. In Siria, gli israeliani bombardano ancora una volta le truppe di Assad con i loro caccia bombardieri, per sostenere i terroristi dell'ISIS, ma la Russia non interviene con la sua forza aerea per respingere l'attacco. Le truppe di Assad hanno risposto con il lancio di alcuni missili antiaereo e affermano di aver abbattuto uno dei quattro caccia e di averne colpito un secondo. Israele nega e sostiene di avere intercettato uno dei missili siriani.

 E' la terza volta che questi raid aerei di Tel Aviv bombardano le truppe siriane da quando è presente la Russia sul loro territorio. Però, nessun provvedimento è mai stato preso dall'alto comando russo per risolvere questo problema. La Turchia di Erdogan, non ha esitato ad abbattere un aereo russo sul presupposto di avere varcato il suo confine nazionale di pochi metri.

Credo che prove più chiare e lampanti di inferiorità e di condizionamento psicologico da parte di Putin nei confronti dell'occidente, non siano neppure necessarie. La ricerca spasmodica di conseguire, a tutti i costi, un componimento negoziale delle controversie internazionali che l'oppongono al nemico fondamentale, sia in Ucraina che in Siria, è sempre sfociata in una ulteriore situazione di difficoltà e aggravamento del quadro militare del conflitto che pareva, invece, sul punto di raggiungere il suo positivo epilogo. Dopo le tregue concesse su pressanti richieste dei leader europei, del governo statunitense  o dell'Onu, l'avversario ha sempre avuto la possibilità di rinvigorire le sue forze e riprendere i combattimenti, anche in virtù dei rifornimenti di armi e truppe fresche da parte dei suoi sostenitori internazionali.

Quindi, questa è una minaccia per la sovranità dello Stato siriano, molto più concreta e seria di quella della Corea del Nord nei confronti degli Stati Uniti d'America. Personalmente, una spiegazione l'avrei. Infatti, credo che ad impedire la guerra di Mosca o Pechino contro le potenze occidentali sia, esclusivamente, l'esigenza di salvaguardare quell'ordine mondiale scaturito dagli esiti dell'ultimo conflitto mondiale, in cui tutti sono risultati vincitori. Anche se oggi, a ben guardare e valutare, le gravissime ferite inflitte ai popoli mediorientali ed estremo orientali, dallo stato di guerra incessante mantenuto in questi luoghi da Nato e America, sono ben più gravi di quelle provocate dal nazifascismo del secolo scorso.

Per quanto riguarda i russi poi, nei rapporti con Israele, molto incide la comune radice della fede cristiana e di quella ebraica. Insomma, ai tempi dell''Unione Sovietica il discorso era assai diverso, essendo allora l'ideologia prevalente quella atea. Così continuando l'andamento degli eventi storici, anche le due superpotenze asiatiche finiranno con il rendersi complici e quindi macchiarsi, di gravissimi crimini contro l'umanità che non sono quelli decretati dai falsi proclami dell'Onu, organizzazione ormai fallita nella sua missione di salvaguardare la pace nel mondo, ma da quelli ben stampati nella coscienza di ogni uomo onesto!




14 marzo 2017

Usa contro Daesh ed il gioco del gatto con il topo.





Di Andrea Atzori


L'ISIS è sempre stato, fin dalla sua nascita, una creatura americana. Se l'esercito USA da l'impressione di muoversi contro Daesh, non è perchè intende fargli la guerra, ma solo in quanto la sua guerra il sedicente Stato islamico l'ha già persa.

A questo punto, agli americani non rimane altra chance che agire in prima persona, facendo scendere, direttamente, lo stivale delle loro truppe sul campo di battaglia. In pratica l'opzione del "divide et impera" ha fallito per cui, al fine di non pregiudicare il progetto di occupazione "manu militari" del territorio siriano, che prima dell'intervento russo era, praticamente, cosa fatta, sono costretti a intervenire in prima persona.


Ovviamente, in questa fase, il rischio di uno scontro militare tra le due superpotenze aumenta, esponenzialmente. Assad ha già dichiarato, ufficialmente, di non essere disponibile ad una spartizione della Siria ed anche la Russia, pur perseguendo un progetto di pacificazione nazionale che inauguri un nuovo percorso fondato sul rispetto dei principi democratici, cioè una dialettica tra maggioranza e opposizione, di sicuro non scenderà a compromessi su questo punto. La discesa in campo dell'esercito di Mosca, è stata finalizzata alla difesa e salvaguardia della sovranità nazionale siriana e dell'integrità del suo territorio. Ma sia la Turchia che gli Stati Uniti non sono arrivati per andarsene. Il braccio di ferro diplomatico sarà duro e non è sicuro se potrà arrivare ad un qualche risultato soddisfacente per tutti, dal momento in cui le posizioni tra i contendenti sono pressochè antitetiche.


Il tempo sarà galantuomo e ci dirà se questa vicenda è destinata ad avere una conclusione duratura, oppure se, invece, siamo solo ai bordi di un baratro ancora più spaventoso ed orrido. Nessuno, ai nostri giorni può avere riconosciuto un potere divinatorio tale da fornire la risposta sicura a questa domanda. Gli auguri avevano un loro ruolo nelle civiltà antiche fondate sull'ignoranza delle verità scientifiche, ma oggi sono ormai retaggio di un passato storico sepolto dalla notte dei tempi. Ragionando, però, sulla storia infinita dell'amore-odio  che lega americani e terroristi sauditi,  la migrazione dell'organizzazione terroristica criminale di stampo islamico integralista, in estremo oriente, dopo la disfatta in Siria, non può essere esclusa e non può essere trattato come un fatto a se stante, quale fenomeno in se stesso predeterminato e definito.


Infatti, non si è mai verificato che l'azione dei guerriglieri sauditi nelle aree strategiche più roventi del pianeta, si sia esplicata in modo autonomo, senza la preventiva manovra di attacco militare deciso da Washington contro i suoi obiettivi prestabiliti. Sono sicuro che la cacciata del Daesh dalla Siria non determinerà la fine dello stesso. Ma solo per quel motivo per cui le guerre statunitensi nel mondo non sono finite e non finiranno mai se non dopo che il velo nero del loro potere imperiale venga steso su tutto il pianeta. Se i guerriglieri islamici migrassero in Cina od in Russia o, comunque, nel cuore dell'Asia, l'America sarebbe ancora una volta con loro, anche con la scusa di far loro la guerra, in quanto la funzione di Isis oggi come quella di Al Qaeda in passato, è sempre stata quella di preparare il terreno alla discesa in campo dell'Armata invincibile, quella dei cowboy americani, per favorire la quale ha da sempre combattuto le sue guerre per procura. Russia e Cina sarebbero con ciò, costrette a combattere questo sfuggente nemico in casa loro, senza avere alcun pretesto per portare la guerra nel territorio del loro vero avversario, le potenze euro-americane.


Le rivoluzioni colorate come le primavere arabe, non avranno mai fine, finchè le due fastidiose entità internazionali, Russia e Cina, con cui Europa e Stati Uniti non riescono a convivere, non saranno spazzate via dalla faccia di questa terra, con le buone o con le cattive. Intanto continua questa farsa del gatto alla perenne rincorsa di un topo che finge di essere impaurito ma al contrario è legato da un patto di ferro con il suo sedicente nemico, al solo scopo di fregare il cacio all'oste! Proprio come nei cartoni animati della Disney!




28 febbraio 2017

Trump non vuole la pace con Mosca, anzi spinge per una nuova folle corsa al riarmo.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Di Andrea atzori
 
 
Gli Stati Uniti si preparano alla guerra. Spendono sempre più in armi, fino ad aprire una voragine di debito pubblico, vertiginosa, abissale. Chi pensava avessero già toccato il fondo si sbaglia. Addirittura, adesso, il fondo lo raschiano. Non rinunciano al loro istinto predatorio e condizionano tutta la politica interna e internazionale, a questo progetto di costruzione di un impero mondiale.
 
Trump dispone un aumento delle spese militari di 54 miliardi di dollari. Ricordiamo che già Obama aveva aumentato le spese belliche Usa in modo assai impressionante. C'è da chiedersi dove vogliano andare a parare. Consideriamo che l'economia USA è tra le peggiori al mondo. Si trova in uno stato disastroso. Il debito pubblico americano è superiore a quello di tutto il resto del mondo messo assieme.

Ciò significa che hanno deciso di rendere ancora più forte l'indebitamento pubblico. Il popolo americano è segnato a vita. Su ogni cittadino americano grava un debito di milioni di dollari. Le industrie americane sono in mano dei cinesi e sono de-localizzate in Cina. In caso di conflitto i cinesi potrebbero anche requisirle a titolo di sanzioni, come hanno già fatto gli americani per i conti correnti degli oligarchi russi. Da poco è stata la Gran Bretagna a bloccare il conto corrente di RT, la storica agenzia di Stampa e televisiva della Russia.

L'unico modo di uscire dalla crisi, per gli USA , è spendere ancora di più in armi, al fine di invadere sempre nuovi territori di cui depredare le ricchezze, in particolare fonti di energia. Il percorso è quello proprio della Germania nazista, agli albori della seconda guerra mondiale quando, non potendo pagare i debiti di cui la nazione era gravata, non rimaneva altra possibilità che scatenare la guerra. A questo si sta preparando l'America, trascinando con se anche l'Europa. La Russia non ha di questi problemi.

Infatti, per una popolazione di 148 milioni di abitanti, possiede il territorio più vasto al mondo. Oltre che delle più grandi fonti di energia, gas e petrolio è dotata di materie prime quasi illimitate, legname, carbone, miniere di ogni tipo anche di diamanti, in particolare in Siberia, nonchè risorse ittiche e agroalimentari. Industria pesante e degli armamenti tra le più sviluppate al mondo. La stessa autosufficienza energetica e ordine nei conti pubblici che le ha consentito di ricostruire un esercito potentissimo, tecnologicamente all'avanguardia, in appena 15 anni dopo il disastro provocato dalla corruzione sconfinata dei tempi dell'Unione sovietica.

Ma gli occidentali sono sempre convinti di avere a che fare con la stessa nazione dei tempi di Gorbaciov  e con personaggi come Gorbaciov e Eltsin, che tradirono la Russia per andare a godersi il malloppo in America; dipingono Trump come fosse un Donald Reagan che approfittò del crollo dell'Unione sovietica. A quei tempi non esisteva alcuno scudo atomico e gli arsenali atomici russi erano tali da distruggere per centinaia di volte ogni forma di vita sul pianeta terra. Se avessero voluto, avrebbero potuto decretare la fine dei giochi in ogni momento.

Però gli pseudo statisti russi hanno voluto solo soddisfare i loro bassi istinti e vendere la Russia al nemico, in modo vigliacco. Con Putin, però, questo scherzo non funziona. Ed è proprio questo che di Putin non piace agli euro-americani. Oltre che superiore negli armamenti tradizionali, la Russia oggi, può contare in una tecnologia missilistica e sottomarina tale per cui gli Stati Uniti ne verrebbero spazzati via in pochi secondi. Le guerre moderne non si combatteranno con portaerei ma con missili e sottomarini. Cosa in cui, Russia e Cina sono ormai, stratosfericamente, le più forti al mondo.

Leggo in un articolo a firma di Federico Rampini pubblicato su "La Repubblica", dal titolo "Mosca può davvero inseguire il riarmo USA?", che le minacce di reazione della Russia a questo riarmo sarebbero inconsistenti, non essendo la Russia in grado di tenere il passo del suo rivale. Infatti, il prodotto interno lordo russo, certificato dall'ONU, sarebbe pari a quello italiano. E' da un'era che i media italiani, annunciano la prossima fine della Russia, a causa della sua estrema povertà. Affermazioni, assolutamente, insensate. Come può scrivere questo uno che reputa essere un grande giornalista?

Sostiene Rampini che il crollo dell'Unione Sovietica fu dovuto proprio al tentativo di tenere il passo al processo forsennato di riarmo dell'esercito americano voluto da Donald Reagan. In realtà le cose non fu così che andarono. La crisi economica in cui sprofondò il sistema sovietico fu dovuto alla corruzione della sua classe dirigente, ormai stanca di vivere un tenore di vita uguale a quello di tutti gli altri comuni cittadini. Vollero arricchirsi depredando il patrimonio pubblico. E' solo questo il virus che corrode i sistemi statalisti, la corruzione. Non ci fu in Russia alcuna reazione al riarmo statunitense e non furono le spese militari a causare la fine dell'Unione Sovietica. Fu, invece, proprio la politica reganiana diretta a creare un esercito tanto potente da dominare il mondo intero che provocò la crisi economica del 2009, in cui sprofondarono gli Stati Uniti e con essi tutto il mondo occidentale. Crisi inoltre ancor più aggravata, dallo stato di guerra incessante in cui l'America visse lungo tutti i decenni delle amministrazioni Bush.

 Oggi, l'altro Donald salito alla Casa Bianca, temerariamente, annuncia di voler ripercorrere quel cammino da cui il disastro a stelle e strisce è stato provocato. E non sarà la Russia a farne le spese. Una Russia che oggi, nonostante le sanzioni economiche occidentali, è in forte ripresa economica, certificata da tutte le tre agenzie di rating statunitensi, Moody's,  Standard and Poors e Ficth, che hanno alzato il rating della Russia, proprio in considerazione dei successi ottenuti dalla sua economia. Anche il rublo, moneta nazionale russa, in conseguenza di questa forte ripresa economica si è rivalutato quasi del triplo. Per questo Putin non ha mai chiesto agli Stati Uniti di revocare le sanzioni imposte in seguito all'annessione della Crimea. Questa è la verità taciuta dalla stampa mainstream italiana.

Pensiamo solo al fatto che già adesso gli americani, nonostante le loro spese militari siano le più alte al mondo e siano sempre cresciute negli anni fino ad oggi, sino a rasentare cifre folli, da capogiro, hanno tanta paura di Russia e Cina, da non avere mai messo in pratica le minacce di aggressione ed invasione nei loro confronti. Puntano ancora ad altre e più costose operazioni di finanziamento dell'industria bellica, nonostante le loro spese per le guerre scatenate in ogni angolo della Terra, in particolare in Siria, siano incalcolabili. Hanno basi militari ed eserciti dislocati in ogni parte del mondo. Flotte che solcano tutti gli oceani, impegnate in missioni di controllo permanente di un equilibrio geo-strategico sempre più fragile.

Riflettiamo anche sulla forza espressa dalla superpotenza cinese che gli euro-americani pretendono di voler contenere entro i limiti angusti del loro mare territoriale. Una Cina, economicamente molto più forte degli Stati Uniti, tanto che, la quasi totalità del debito pubblico americano è proprio nei confronti dei cinesi. L'arsenale atomico russo è superiore a quello americano, i missili russi sono più veloci, forti e potenti. Tanto che costoro sono costretti ancora a usare i motori russi per mettere in orbita i loro missili. I sottomarini russi sono chiamati dagli stessi statunitensi, buchi neri, in quanto sono del tutto irrintracciabili, talmente è tanta la loro silenziosità. Negli abissi marini, la silenziosità sottomarina è tutto. Infatti, un sottomarino può essere individuato solo dal suo rumore. Se questo è assente, il sommergibile, diventa un buco nero. Praticamente un'arma contro la quale non esiste alcuna possibilità di difesa.

La fortuna degli occidentali è solo quella dell'estrema pazienza dell'Orso russo. Che prima di incattivirsi, deve essere provocato all'estremo. Se questo limite dovesse essere superato, allora, la presunzione e la prepotenza dei cowboy americani, dovranno sperimentare una durissima reazione, tale per cui si pentiranno, per il resto dei loro giorni, di avere spinto, indotto questo pachiderma a fare uso di tutta la sua furia rabbiosa nell'esplicazione integrale del suo istinto di sopravvivenza.



L'articolo di Rampini lo trovate qui:


http://rampini.blogautore.repubblica.it/2017/02/28/mosca-puo-davvero-inseguire-il-riarmo-usa/




22 febbraio 2017

Rivoluzioni colorate e primavere arabe.








Di Andrea Atzori

Dovunque siano state innescate queste rivoluzioni colorate o primavere arabe, mondo slavo, medio oriente, nord Africa, sempre hanno travolto regimi alleati della Russia, che ha cominciato a puntare i piedi in Siria. Milosevic, Yanukovich, Saddam, Gheddafi, Mubarak, Assad, tutti erano amici della Russia ed erano stati per questo, condannati a morte dagli USA e dall'Europa.

In queste ore, il neopresidente  eletto USA Trump prepara l'attacco militare all'Iran, sempre sul presupposto della difesa dell'occidente contro l'integralismo islamico e il rischio che questo paese si doti di un'arsenale atomico. Della coalizione internazionale schierata contro la nuova vittima dell'odio della santa alleanza atlantica, fa parte anche l'Arabia Saudita, paese retto da una monarchia assoluta e espressione pura di integralismo fanatico musulmano, dotato già della bomba atomica in quanto amico della Casa Bianca. In Arabia Saudita si eseguono, giornalmente 50 condanne alla pena capitale per crimini di esclusiva matrice politica e religiosa; ma questa nazione viene giudicata da europei ed americani, degna di stare nel club delle democrazie  occidentali, solo perchè loro alleata.

Insomma, a decidere della compatibilità di un paese con questi principi è la soggezione e sottomissione alle potenze euro-americane. In questo processo di discriminazione dentro la comunità internazionale, gran parte  della responsabilità ricade sull'ONU, che dovrebbe essere l'organo che al contrario dovrebbe garantire l'imparzialità del giudizio degli eventi, potenzialmente, in grado di pregiudicare la pace mondiale. Infatti, il consiglio di sicurezza ONU, è sempre intervenuto a favore dell'uso della forza in modo, assolutamente,  parziale e discriminatorio. Forse in quanto gli Stati che ne fanno parte sono per lo più legati da obblighi finanziari nei confronti degli Stati Uniti d'America e, pertanto, da esso condizionati.

Parlare di missioni di pace e scomodare nobili principi come "libertà e democrazia" è fuori luogo. Le guerre hanno sempre finalità egemoniche, si fanno sempre e solo per questioni geopolitiche e per fini predatori di risorse energetiche e materie prime. Questo è il motivo per cui anche Putin e Xi Jinping, devono morire. Anche contro di loro è stata decretata una condanna a morte.

Sarebbe il trionfo finale dell'Impero mondiale statunitense. Il conseguimento di tutti i sogni di gloria del nuovo Furer, il dominatore del mondo. Il pianeta Terra uniformato sotto il vessillo della bandiera a stelle e strisce ed il simbolo dei nuovi crociati.

Si faranno celebrazioni mastodontiche di questo trionfo e Washington verrà nominata la capitale del mondo. In Vaticano il Papa incoronerà questo imperatore, che riceverà legittimità sia temporale che spirituale ed il mondo verrà unificato sotto il potere del suo scettro regale.

L'atomo però fa paura. Per questo ci vanno piano e tentano di vincere con l'inganno. Rimane, però, chiaro ed alla luce del sole che non è la Russia e tanto meno la Cina ad aggredire ed invadere il resto del mondo, ma gli occidentali.

A questo punto, con Trump la guerra si è trasferita sul terreno della scaltrezza e dell'inganno; tentando di spezzare l'asse Mosca-Pechino e mettendo, quindi, Putin contro Xi Jinping. Il solito e scontato "Divide et Impera", già in auge fin dall'antico impero romano, dai cui strateghi militari venne coniato. Chi vincerà? Forse il più intelligente. Forse il più coraggioso. Forse perderanno tutti. Ma di sicuro, il mondo è in bilico.




20 febbraio 2017

La scissione nel PD? Un fatto scontato!







Di Andrea Atzori



Il PD sta per dividersi. Verrebbe da dire, finalmente. Un partito mai nato. Due anime conflittuali tenute insieme solo dal tradimento dei leader, falsamente, chiamati di sinistra, verso la stessa politica di sinistra. Questo ha permesso che si formasse una Nazione fondata sulla menzogna. La mancanza di un'opposizione seria ha messo a rischio la stessa democrazia. Il Partito democratico è diventato un doppione del PDL. Oggi, l'intero cosmo della vita politica italiana è già uniformato. 

Il Partito Democratico è la stessa Democrazia Cristiana che si è mangiata, non solo il Partito comunista, ma l'intera sinistra. Infatti, dopo l'introduzione in Italia del sistema elettorale maggioritario, sono spariti subito dal panorama politico nazionale, tutti i partiti e partitini della sinistra, dall'ala moderata a quella più estrema. Una restaurazione in piena regola, secondo lo stile inossidabile del clericalismo nostrano. 

Emerge, prepotente la figura della personalità unica che intende porsi al centro di tutto, come l'alfa e l'omega. La rincorsa affannosa ed ossessiva verso il porto nebbioso, tenebroso e lugubre del totalitarismo di estrema destra, ha raggiunto la sua meta. I vecchi  esponenti della sinistra storica, oggi ridotti ad un manipolo di uomini, capiscono di non essere più parte di questa squadra connotata da forti tinte radicali ed estremiste. 

Semplicemente, se ne vanno solo in quanto vi si ritrovano come pesci fuori dall'acqua. Almeno chi non è dotato del titolo di conte come il premier Gentiloni, che gli ha sempre consentito di tenere i piedi su due staffe, quella di destra e l'altra di sinistra. Certo buffissima questa figura di un conte proletario! Emblematica dell'incoerenza in cui naviga, dal compromesso storico fino ai nostri giorni, la politica italiana.

D'altra parte, un parlamentare che con la politica ha fatto fortuna, che è divenuto proprietario di 50 appartamenti, non può essere più di sinistra. E' una follia anche solo il pensarlo. E' ormai, un borghese, definitivamente, naturalizzato. Anche fosse un ex comunista arrabbiato, come l'ex presidente Napolitano o Massimo D'Alema o Pierluigi Bersani.

 I tempi duri per gli ex comunisti, comunque, non sono di certo finiti con questo strappo. I tempi si faranno sempre più duri. Il vento freddo del nord è destinato a farsi glaciale. Oggi, è finita la contrapposizione ideologica, ma non di sicuro lo scontro tra i mondi, quello occidentale ed orientale. In effetti il totalitarismo è la negazione della politica, non ci si aspetti da esso alcuna forma di dialogo e ragionamento, ma solo scontro brutale, duro; un sistema di rigido flusso del comando preordinato a mantenere e preservare, un ordine gerarchico sociale ed economico, in previsione dell'ormai inevitabile stato di guerra verso cui il paese è già lanciato a velocità supersonica. 

Non è solo finito il PD o il PDL o i 5 stelle, insomma, la politica; è finita la pace, in Europa e nel mondo. Quando un leader come Putin, arriva a dire che le costanti provocazioni della Nato sono preordinate a spingere Mosca ad una reazione, ha già spiegato, in modo del tutto chiaro e inoppugnabile che la guerra mondiale non solo è già dietro l'angolo, ma, addirittura, doveva essere da tempo, già iniziata e pure finita.




8 febbraio 2017

Lettera di 600 professori universitari al governo. Gli studenti universitari scrivono male nella lingua madre e difettano anche all’orale.



Di Andrea Atzori

Seicento professori universitari ed esponenti di spicco del mondo della cultura scrivono al governo chiedendo interventi urgenti contro il degrado delle istituzioni scolastiche nazionali. Gli studenti universitari avrebbero un livello di formazione da scuola elementare.

E' scoppiato il bubbone. Il virus della peste è stato incubato per decenni dentro alle istituzioni scolastiche italiane ed ha finalmente schiuso le sue uova. E' uscito allo scoperto il mostro, terribile, assolutamente repellente. Uno schifo di essere, curato e coltivato, tirato su come fosse stato un pargolo prediletto, il frutto del primo amore della coppia reale, presentato al mondo dai detentori del potere divino, dell'ordine sociale imperante. Hanno avuto il coraggio di lamentarsi, di scrivere, firmare e inviare una lettera alle più alte cariche responsabili della pubblica istruzione, con cui esprimevano tutto il loro sdegno, disgusto nell'osservare il risultato di quel parto primigenio della tanto osannata divinità. Parrebbe, ma non è un'esagerazione. E' la pura e semplice verità. Hanno calpestato con ferocia, livore e odio di classe alla rovescia, il principio meritocratico, attaccando le basi fondanti della Costituzione democratica, in particolare il principio di uguaglianza, contenuto nell'art. 3 della costituzione, per mantenere in auge il privilegio sociale derivante dall'appartenenza all'aristocrazia intellettuale e censitaria. Una guerra in piena regola combattuta senza esclusione di colpi, in particolare facendo uso dell'arma della frode e del sopruso. Saldando, ancora una volta, il patto millenario tra potere temporale e potere spirituale. L'alleanza tra Chiesa e Stato, per salvare il privilegio. Perché il socialismo non era un ordine naturale, ma solo una teoria utopistica, ed altrettanto si è rivelato essere, secondo la loro reazione personale all'obbligo giuridico derivante dalla legge fondamentale repubblicana, pure il sistema democratico. Non più salvaguardie, non più garanzie sociali e giuridiche, in perfetto stile reazionario clerico-fascista, ma solo un ritorno senza condizioni, alla totale libertà del signore medioevale di fare, indiscriminatamente, i propri porci comodi. Oggi, gli arrembanti scalatori delle vette vergini ed innevate dei principi introdotti nelle legislazioni moderne in virtù degli esiti del secondo conflitto mondiale, in ossequio al principio Kelseniano (Hans Kelsen, giurista e filosofo del diritto, austriaco, nato nel 1881 e morto nel 1973) , secondo cui le leggi derivano dalla forza, dopo avere ottenuto ogni sorta di vittoria, sul piano della demolizione dei diritti, lamentano un catastrofico fallimento nel loro compito di formazione delle giovani generazioni di studenti che frequentano le scuole pubbliche o paritarie nazionali. Se il servizio di istruzione pubblica non funziona la colpa è in primo luogo degli stessi docenti. Queste eminenti personalità, di spicco nel panorama culturale italiano, scese in campo contro il degrado che denunciano alle autorità, sono quelle stesse che hanno imposto le riforme in senso liberale della scuola italiana, sull'onda dell'entusiasmo per le proprietà taumaturgiche delle terapie economiche e sociali, nonché politiche, consistenti nelle sfrenate e selvagge privatizzazioni, in ogni settore della vita pubblica, quindi anche in quello della formazione e della cultura. Meno fondi stanziati per i servizi pubblici e tanti di più per le imprese private. Meno statalismo, con tagli ai servizi pubblici e più liberismo con le privatizzazioni. Togliere i finanziamenti alle istituzioni pubbliche e darli alle imprese. I cittadini che pagano le tasse non per finanziare lo Stato ma le banche e le aziende private. Anche la scuola italiana ha subito lo stesso destino. Le scuole private, in particolare quelle di estrazione confessionale, sono state parificate alle scuole pubbliche e se di fallimento si deve discutere, è bene che in questo discorso vi debbano essere coinvolti tutti gli istituti di istruzione, rimettendo in gioco la questione del valore delle privatizzazioni come rimedio contro il degrado nel settore scolastico. La realtà è quella per cui, tutti gli attacchi al servizio pubblico in ogni campo, furono e ancora sono, motivati dall’ingerenza sfrontata degli interessi privati dentro a quelli della comunità nazionale, rappresentata dalla generalità dei cittadini e quindi del popolo italiano. Insomma, ogni pretesto è stato buono pur di arricchirsi ai danni dell’erario pubblico. L’intento non era quello di migliorare la qualità della formazione degli studenti ma solo di fare cassa. Partendo da tali presupposti, le conseguenze non potevano esser diverse dal fallimento cui oggi assistiamo e di cui proprio i principali responsabili si lamentano. Oggi fanno finta di essere caduti dalle stelle, come avessero avuto le traveggole. Ed invece no. Loro sanno bene quali siano state le cause del disastro cui assistiamo. E non devono fare finta che si tratti di un problema di poco conto. La questione in oggetto è di fondamentale importanza per il futuro del paese, che appare già compromesso, non di meno che il presente. Lo scenario che abbiamo davanti agli occhi è desolante: quello di una devastante catastrofe. Insomma, un paese senza formazione scolastica, nel terzo millennio è da considerare da terzo mondo. Per cercare i responsabili bisogna andare proprio nelle istituzioni deputate a gestire il servizio scolastico. Cioè proprio coloro che oggi si atteggiano ad essere sbalorditi e increduli per questo stato di cose. Docenti, presidi, provveditori agli studi, sovrintendenti alla pubblica istruzione, ministri della pubblica istruzione, presidenti del consiglio dei ministri. Oggi propongono rimedi che sono peggiori del male, non potendo aspettarsi niente di buono da chi è lo stesso responsabile di quei mali di cui fa solo finta di meravigliarsi. Non so se ci rendiamo conto ciò di cui discorriamo. Stiamo parlando di studenti universitari che non sanno esprimersi bene neppure oralmente, nella loro lingua madre, figuriamoci con lo scritto. Nella denuncia fatta da questi esponenti apicali del mondo culturale italiano, risulta che il livello di conoscenza ed apprendimento è appena da licenza elementare. Io capisco che in un paese in cui il ministro della pubblica istruzione è appena dotato della licenza media, mentre la maggior parte dei ministri sono tuttalpiù diplomati quando va bene, ci sia ben poco di cui meravigliarsi e rallegrarsi. D’altra parte, scriveva George Orwell, che degli americani ha sempre avuto poca stima, “la democrazia concepita dall’americano medio è quella per cui la sua ignoranza vale tutta la cultura di una persona istruita”. Allora, se il sistema va a rotoli, i primi ad essere chiamati in causa debbono essere coloro che avevano il compito di selezionare la classe docente. Negli anni passati, prevaleva il metodo delle graduatorie provinciali fondate sul punteggio acquisito tramite i titoli posseduti, essendo molto ridotta la disponibilità dei professori di ruolo, per cui si faceva ricorso a supplenti annuali. Ovviamente, proprio in queste procedure di reclutamento del personale docente si scatenava tutta la corruzione, umanamente, concepibile. Ricordo che negli anni ottanta e novanta, quando, vanamente, cercavo di ottenere una nomina, mi recavo al provveditorato degli studi di Cagliari e trovavo sempre, davanti alla porta dell’ufficio del provveditore, un folto gruppo di giovani donne che aspettavano il loro turno per entrare dentro e quando uscivano dicevano, spudoratamente, ad alta voce il giorno in cui il provveditore le aveva assicurato quando e dove avrebbero ottenuto l’incarico. Insomma la graduatoria provinciale era solo una truffa. Il responsabile ha sempre avuto il potere di fare come pare e piace a lui, in barba alla legge. Per quanto riguarda le prove scritte ed orali dei concorsi per il passaggio in ruolo, non è neppure il caso di dubitare di quanto i figli dell’alta società siano sempre stati i favoriti. Quelle poche volte in cui non hanno potuto frodare alle prove scritte, in quanto alle prove precedenti, come accadde alla fine degli anni ottanta, arrestarono gran quantità di commissari d’esame, politici e candidati, hanno poi riparato agli orali, dando sfogo ai loro istinti più bestiali. Ricordo che alle prove orali del concorso di abilitazione all’insegnamento, trattenevano fin quasi due ore i concorrenti che volevano bocciare a tutti i costi, mentre trattandosi di figli di personaggi ben in vista come avvocati di grido od altri esponenti dell’alta società, bastavano due parole per essere dichiarati idonei. Il giorno in cui sostenni la mia prova orale, era il 19/Maggio/1992, non lo dimenticherò mai perché era il giorno del mio compleanno, eravamo sette concorrenti tutti molto preparati, ognuno venne trattenuto per circa un’ora e mezza, ma ne passarono solo due, la figlia di uno dei più noti penalisti di Cagliari con l’amica, promosse in appena cinque minuti. Poi gli organi informativi diffusero le false notizie che i professori di ruolo erano ormai sufficienti per ricoprire le cattedre e non avrebbero neppure più proceduto ad assegnare supplenze annuali. Per bocciarmi in quell’occasione dovettero ricorrere ad una domanda che non esiste. Alla fine della prova, i colleghi maschi si riversarono su di me e mi circondarono chiedendomi se mi rendevo conto di cosa mi avevano fatto. Il presidente della commissione d’esame, un senatore di Forza Italia, preside di un istituto tecnico di Iglesias, che Berlusconi si portava spesso a fianco nei convegni e con cui appariva nei TG, ci girò intorno infuriato, destandomi nell’intimo un bruttissimo presentimento, per cui mi slacciai dal cerchio con cui i colleghi mi avevano stretto. E presto la verità mi fu rivelata in tutta la sua devastante portata. Infatti, nel percorrere per il rientro alla mia abitazione, la via Garibaldi, la più elegante di Cagliari, in cui è inibita la circolazione degli autoveicoli, mi sentii affiancare da un’auto che viaggiava alla mia stessa andatura. Vidi che si trattava di una macchina della polizia con due poliziotti davanti e tre dietro con il mitra in mezzo alle gambe, mentre dall’altro lato della strada un frate domenicano, con la tunica bianca ed il mantello scuro, alto più di due metri, camminava allineato ad entrambi, così da formare uno strano terzetto, dal significato per me assai minaccioso, in quanto ne compresi subito tutta la gravità, mentre i passanti di cui la via era stracolma, scomparvero tutti all’improvviso, come d’incanto. La via Garibaldi si era fatta deserta! Dopo essere stato respinto, ingiustamente, all’esame orale di abilitazione, venivo anche trattato come un delinquente comune. Non ebbi molta difficoltà a capire l’avvertimento implicito in questa lugubre messinscena. L’alleanza tra Stato e Chiesa per la gestione del potere era ancora pienamente operativa. Lo Stato italiano non è mai stato, veramente, laico. Nell’istituto in cui insegnavo in provincia di Cagliari, come supplente annuale, dopo 16 anni di lotte, solo perché ebbi la fortuna di scoprire una truffa che mi avevano ordito alla convocazione precedente, arrivò una mattina una telefonata con cui si avvertiva che un ordigno esplosivo era stato piazzato dentro alla scuola. Dal comando dei carabinieri giunse l’ordine che gli alunni non si muovessero dalle aule. Infatti, era questo il periodo in cui le telefonate di false notizie di attentati alle scuole, erano finalizzate a diffondere il terrore. Per questi motivi le autorità, al fine di impedire che gli scopi di questi criminali venissero raggiunti, imponevano che nessuno, personale docente o discente, uscisse dalle classi. Quando arrivarono due carabinieri armati con il mitra, tutti i colleghi professori erano già usciti dalle aule, lasciando dentro, incustodita, la scolaresca. Con i militari rimasi solo io e la vicepreside, costretta per dovere d’ufficio. Non vennero trovati ordigni e ricevetti le congratulazioni della vicepreside per la mia positività, così la chiamò. Per intanto, lo Stato ad insegnare ha chiamato quei docenti vigliacchi degni conterranei di Schettino. Fornendo con ciò un cattivo esempio alle giovani generazioni di studenti. Cosa, pertanto, abbiano di cui lamentarsi, se gli studenti arrivano pressochè analfabeti all’università, non si capisce. Però non c’è di cui disperare, in quanto, comunque, i figli di papà taglieranno l’ambito traguardo della laurea e verranno subito chiamati a ricoprire incarichi d’oro. L’ordine voluto dal creatore dell’immenso universo, grande almeno 13,8 miliardi di anni luce, è salvaguardato. Insomma quel creatore tanto potente non sarebbe proprio riuscito a fare di meglio. Non solo, ma neppure tollererebbe un miglioramento di un tale stato di cose che chiamarlo ordine è solo un eufemismo. Insomma, nulla si crea e niente si distrugge da millenni e per tutti i millenni a venire. Le sofferenze per il genere umano saranno assicurate e garantite, anche per il prossimo futuro. Comunque, quei professori che mi rifiuto di chiamare colleghi, vennero nominati di ruolo, dimostrando così che nella vita niente si guadagna a fare gli eroi. Avevano ragione loro. Anche se, a parer mio, non c’è bisogno di essere dottori per capire quale sia il comportamento giusto da tenere in determinate circostanze. Ma se uno non lo capisce, diciamolo chiaramente, è e rimane un ignorante anche se, in virtù della sua ascendenza, per volontà divina, verificata da santa romana chiesa, viene abilitato all’insegnamento nelle scuole statali. E’ facile obiettare che costoro erano assai più preparati e meritavano, pertanto, questo riconoscimento. Oggi però, a giudicare dalla situazione in cui sprofonda la scuola italiana, chi si meraviglia di questa realtà è solo un ipocrita. Non ha alcun senso, infatti, organizzare all’università corsi di recupero di lingua italiana, per gli studenti, quando di tali corsi avrebbero bisogno pure i docenti; quando gli studenti sono chiamati a seguire corsi e sostenere esami di lingua inglese, in tutte le facoltà universitarie, per dimostrare quanto siano bravi e preparati nella lingua aulica, eletta dagli dei dell’Olimpo. Oppure organizzare corsi di aggiornamento per docenti, tenuti di sicuro da persone ancora più ignoranti e incompetenti di loro, se fosse possibile. Infatti, questi sono solo espedienti assai collaudati per ottenere altri ulteriori finanziamenti pubblici da destinare ai soliti raccomandati a cui verranno affidati gli incarichi di programmare, organizzare questi corsi, forse aziende private. Corsi in cui, il personale docente non sarà selezionato in base al merito, ma solo con il solito sistema della raccomandazione. Saranno selezionate docenti distintesi per meriti in servigi resi a favore di manager pubblici o eminenti personalità della cultura. Insomma non c’è mai limite al male. La realtà che ho esposto risale ai primi anni novanta, oggi di sicuro è assai peggiorata. Le cronache dei telegiornali parlano di giovani che si drogano in classe sotto lo sguardi diretto degli insegnanti. I veri responsabili utilizzano i danni da loro stesso prodotti, come scusa per proporre rimedi che, inevitabilmente, aggraveranno quei mali, anziché risolverli. All’indomani stesso, saremo peggio e d’accapo. Come consigliavano gli ufficiali della regia marina borbonica ai propri marinai, quando arrivava l’ispezione, non sapendo e quindi non potendo fare alcuna delle cose giuste, almeno “facite ammuina”, fate qualcosa per dimostrare di essere attivi non oziosi. Fate rumore, muovetevi, non rimanete con le mani in mano, tanto per illudere chi vuole sapere cosa siete capaci di fare. In un articolo pubblicato su La Stampa il 10/01/2017, a firma di Mimmo Candito, dal titolo assai esemplificativo “Il 70 per cento degli italiani è analfabeta, legge, guarda, ascolta, ma non capisce), si distingue tra analfabeti strutturali e funzionali. Premesso che ancora esiste un cinque per cento di analfabeti strutturali che non sanno riconoscere nemmeno i segni della scrittura od i numeri, una stragrande maggioranza della popolazione, come certificato dall’ISTAT, non riesce a capire ciò che legge o sente. Guarda la televisione, ad esempio, ma non capisce il senso di quello che si dice. Legge un giornale ma non riesce a comprendere il contenuto di ciò che vi è scritto. Lo chiamano analfabetismo funzionale. La scuola italiana è in preda al caos, alla confusione più assolute. E’ chiaro che studenti ignoranti di oggi saranno anche intellettuali altrettanto ignoranti domani, cioè la negazione stessa dell’uomo di cultura. Se solo il 20 per cento della popolazione possiede un livello culturale tale da comprendere e seguire il filo di un discorso orale o scritto, questo è il segnale, inoppugnabile, che l’Italia è ancora un paese arretrato. Le crisi, economiche, politiche e sociali, in cui la nostra società è immersa anche a questo sono dovute. Anzi, c’è stato un regresso persino, nei confronti del passato. Ed è un errore, come tanti fanno, dall’alto della loro ignoranza, imputarlo alle rivolte studentesche sessantottesche. Prima di tutto perché anche quelle c.d. rivolte, tali in effetti non erano. In quanto gli studenti veri non lottavano ma studiavano. Lo scrivente, studente universitario in quegli anni, non partecipò mai ad alcuna manifestazione studentesca. Così come tanti altri amici e compagni di studi di quegli anni. Ma, invece, furono proprio i professori universitari a pilotare false rivolte, combattute da persone che niente avevano a che fare con la classe studentesca, al fine di destabilizzare il sistema per scopi reazionari non certo rivoluzionari. In virtù di quelle lotte, oggi chi gode di titoli di studio regalati e posti di comando apicali non sono coloro che hanno perso la propria giovinezza negli studi, ma sempre i privilegiati per censo o classe sociale di appartenenza. Ed era a questo che volevano arrivare. Era questo il loro obiettivo. In effetti nella scuola italiana i c.d. figli di papà , sono sempre stati super-avvantaggiati. Ma ancor di più lo sono stati dopo il conseguimento del titolo di studio, in quanto hanno trovato subito tutte le porte aperte. Oggi, questo degrado assoluto, inimmaginabile, è sintomo dello sfascio di un’intera comunità nazionale. In tanti non riescono a vedere il male che si annida dietro questa situazione, perché l’Italia ha perduto gran parte della sua sovranità a favore dell’Europa, che si legge, in effetti, Germania. La tecnica è stata sempre quella di gettare tutti i problemi in braccio all’Europa, nella convinzione che l’ordine giuridico e sociale interno non avrebbe mai potuto risentire contraccolpi. L’Europa funzionava, secondo i loro disegni, da garanzia alla stabilità. In Europa si sperimenta un periodo di pace settantennale. Ma, oltre un certo limite, a certe condizioni, la situazione diventa intollerabile, tanto che neppure l’Europa può reggere un tale peso. Ed infatti, stanno venendo a galla tutte le falsità ed i sotterfugi che stanno sotto al progetto di unione europea. I tedeschi non sono scemi ed hanno capito fin dall’inizio il gioco sporco degli italiani; hanno usato l’unione economica e monetaria europea, per i propri scopi ed interessi, condizionando i poteri delle altre nazioni, tanto da limitarne e di molto, la sovranità nazionale. Oggi la Merkel predica una Europa a due velocità, con il segreto intento di mollare le zavorre costituite dai paesi del sud Europa, in particolare l’Italia. Ma credo sia l’intero sogno di unificazione europea ad essere ormai, sul viale del tramonto. Quando l’Italia uscirà, volente o nolente dall’Europa, si renderà conto, purtroppo, di tutta la gravità della situazione in cui sono sprofondate le sue istituzioni nazionali. In pratica, il travalicamento dei principi contenuti nella costituzione democratica, hanno portato, fatalmente, al crollo dei pilastri su cui è costruito uno Stato di diritto. Non solo è fallita la funzione cui tendevano le istituzioni democratiche, ma, inevitabilmente, sono sparite le stesse strutture su cui si regge uno Stato moderno. Non esiste più lo Stato democratico, essendo il suo posto già occupato da poteri privati ed organizzazioni ad esso estranee. La sovranità nazionale non è più in mano al popolo ma alle banche ed alla Chiesa. Cioè i c.d. poteri forti. L’avvento di un potere autoritario sembra proprio inevitabile. Quel porto di mare procelloso e spaventoso che solo al pensarci ogni mente sana si sente inorridire e smarrire.

Post scriptum

Il fallimento della funzione formativa della scuola media inferiore si riverbera, ovviamente, su quella media superiore e quindi, anche sulle facoltà universitarie. Pertanto è tutto il mondo del lavoro a risentire di queste carenze e di questi difetti, trattandosi di aspetti della vita economica e sociale che sono, strettamente, interconnessi. Le aziende sono in crisi e con esse tutto l’apparato economico e produttivo del paese, in quanto non esiste più personale specializzato in grado di competere con le capacità espresse dagli altri paesi del mondo globalizzato. Le imprese non assumono personale, in particolare giovane, quando si rivela essere non idoneo a garantire livelli produttivi e qualitativi concorrenziali. Le statistiche sulla disoccupazione giovanile parlano chiaro. Non solo, ma, oltre alla formazione specialistica, esiste un deficit in particolare sotto l’aspetto, prettamente, umano. Infatti, i giovani di oggi sono troppo presuntuosi, arroganti e poco propensi alla disciplina personale. In particolare troppo dediti all’uso di stupefacenti ed alcoolici, oltre al disordine nella sfera dei rapporti umani ed in quella sessuale. Le famiglie hanno abdicato da tempo a questa loro funzione formativa e le altre istituzioni, “in primis” quella scolastica, non aiutano. C’è da rimarcare che sia stato un male la rinuncia al principio di selettività negli istituti scolastici. Purchè si basi su metodi di valutazione giusti ed imparziali, nel rispetto rigido ed inflessibile di due principi fondamentali, quello meritocratico e quello di uguaglianza. Nella breve esperienza che ebbi di insegnamento in alcuni istituti superiori, ebbi all'inizio un brutto impatto. In quanto venni a scoprire che la scuola che conoscevo era divenuta, completamente, non solo diversa, ma proprio altra cosa. Trovavo inconcepibile che mentre io impartivo la mia lezione, gli alunni se ne stessero rannicchiati a coppie di maschio e femmina, attaccati ai termosifoni, anziché seduti sui banchi ad ascoltare in religioso silenzio. Una tale circostanza, ai tempi del mio liceo classico, sarebbe stata considerata da manicomio. Situazione di cui mi lamentai, imputando a questo fatto la condizione che sperimentavo di impreparazione assoluta sulle diverse materie di mia pertinenza. Pare che questo mio sfogo sia piaciuto poco ai genitori dei ragazzi che, infatti si rivolsero al preside che subito convocò un consiglio di classe con la partecipazione dei docenti e dei genitori. Le accuse nei miei confronti non sortirono alcun effetto, in quanto, da persona sensata quale ero, essendo appena arrivato e dovendo redigere i giudizi con i voti per il quadrimestre in scadenza, avevo confermato quelli già attribuiti dagli insegnanti che mi avevano preceduto. Per cui il preside fece subito sciogliere il consiglio dei professori, chiudendo la sessione di lavoro per mancanza di materia del contendere. Ma questa storia non finisce qui. Infatti, mentre tutti uscirono dall’aula, lasciando la porta socchiusa, rimasi da solo dentro la stanza e mentre gli altri continuavano la discussione nell’andito, di fronte alla porta, mi avvicinai per ascoltare quello che dicevano. Ciò che sentii mi raggelò il sangue. Infatti, il preside raccontava ai suoi interlocutori, cioè, docenti, genitori ed alunni, che la scuola che conoscevo non esisteva più e che non mi orizzontavo dentro alla nuova realtà. Disse che lui a Cagliari gestiva cinque bordelli in cui lavoravano anche professoresse e studentesse. Queste notizie mi illuminarono sulla nuova realtà assurda che avevano costruito nel mondo scolastico, che con gli studi e la formazione aveva ben poco da spartire e condividere. Decisi, pertanto, di non insistere in un impegno personale forte a favore dei ragazzi dell’ultimo anno, ormai già abituati a quei sistemi usati negli anni precedenti e indisponibili ad accettare radicali cambiamenti. Ma decisi, invece, di usare i miei metodi di insegnamento e formazione nelle classi dei primi anni in cui gli alunni erano ancora meno influenzati dalle esperienze passate e più recettivi e disponibili al cambiamento, che in pratica era la visione che avevo io della scuola, per come l’avevo conosciuta nel mio trascorso giovanile. Il mio successo era stato tanto completo ed incontestabile che, quando finiva l’orario delle elezioni e tutti gli studenti uscivano per rientrare nelle loro abitazioni, si notava una differenza molto evidente tra gli alunni degli altri colleghi, che loro stessi riconoscevano, ed i miei. Infatti, mentre tutti gli altri camminavano in modo disordinato per la strada della cittadina, solo la mia scolaresca rimaneva unita e compatta come un gruppo ben ordinato e solidale. Sia la cittadinanza che gli stessi miei colleghi notarono bene questa situazione e ne rimasero assai colpiti, quasi stupefatti. Gli esiti che ottenni erano stati tanto positivi che alla fine del quadrimestre successivo, furono i miei alunni a riportare ottimi voti, mentre gli altri ebbero dei risultati disastrosi di cui si lamentarono con vigore. Anche il personale ausiliario dell’Istituto ebbe i suoi commenti da fare. Infatti li sentii dire tra loro che sapevano bene quanto fosse stato forte il mio impegno, in quanto ogni mattina, mentre io ero in classe, puntuale a fare lezione, gli altri colleghi si presentavano molto più tardi, lasciando soli nelle aule ad aspettare, i loro alunni. Ecco spiegata la differenza di resa tra le mie classi e quelle degli altri colleghi, di cui poi, molto si lamentarono proprio i genitori degli allievi. Gli studenti devono andare a scuola per studiare non per essere usati nei bordelli per il sollazzo di danarosi clienti. Ecco spiegato il motivo per cui poi, all’atto pratico, quando si tratta di ottenere un incarico di insegnamento, non sarà mai il più preparato e meritevole ad ottenerlo, ma colui o colei che dispensa piaceri nei luoghi a ciò deputati. Questa denuncia delle grandi personalità del mondo c.d. della cultura, di cui mi stupirei se riuscissi a constatarne ancora l’esistenza, serve e svolge solo alla funzione del classico “facite ammuina”, usato nei vascelli della regia marina del regno delle Due Sicilie. Questo profondo stato di crisi, dicevo, dal mondo della scuola si riflette poi ed investe tutto il mondo del lavoro. In particolare nelle professioni liberali e nel pubblico impiego, che risentono, infatti, di una gravissima e conclamata, inefficienza strutturale e difficilmente sanabile. Il caso della grande malata, la giustizia italiana, è assai emblematico. L’Italia ha subito dei procedimenti sanzionatori da parte della comunità europea proprio per la situazione estrema di oltre cinque milioni di cause arretrate, in seguito ai quali sta pagando cifre colossali, varie centinaia di milioni di euro, a titolo di sanzioni. I nostri governi, in particolare questo di Renzi, non hanno saputo fare di meglio che tagliare l’arretrato in modo artificioso. Per chi conosce il mondo giudiziario italiano, le cause del disastro non hanno segreti. Il responsabile è il monopolio imposto dalla casta dei grandi studi legali, attraverso le aderenze e connivenze con quella della magistratura. In ogni palazzo di giustizia, funziona un sistema di controllo della distribuzione della pratiche giudiziarie tra i più importanti studi legali, basato sui rapporti di parentela intercorrenti tra di loro. In pratica la giustizia italiana non serve agli interessi dello Stato ma a quello delle famiglie nelle cui mani si accentra il potere giudiziario. Anche la giustizia nasce già privatizzata. Costoro si tramandano questo potere di padre in figlio, come fosse un’azienda familiare. Una realtà di fatto cristallizzata da secoli e che difficilmente, potrà risentire delle modifiche. Neppure guerre e rivoluzioni sanguinarie l'hanno mai cambiata nei secoli nè mai riusciranno a cambiarla in futuro. La riforma varata dal governo Renzi si è guardata bene dal liberalizzare dentro alla galassia forense. No. E’ chiaro che se, alla carenza di magistrati si somma anche la chiusura dentro alla professione forense, il risultato è scontato. Le cause si accumulano in pochi studi legali che hanno formato i loro cartelli, in base anche a rapporti di parentela e amicizia con magistrati e sono destinate a durare decenni, specie quelle più rognose, che nessuno dei contendenti vuole perdere, oggetto, ad ogni udienza, di continui rinvii che salassano la clientela ed ingrassano gli avvocati. Tanti giovani avvocati sono senza lavoro e non aspetterebbero di meglio che cimentarsi, mentre le cause stagnano, solo destinate a garantire una fonte di reddito fisso per parassiti sociali senza scrupoli. La trovata di Renzi è stata emblematica, perché, anziché girare le viti per liberalizzare il sistema, le ha strette, ulteriormente. Non ha trovato di meglio che imporre tasse e ulteriori ostacoli insormontabili per i giovani avvocati, al fine di impedire loro di lavorare e costringerli anzi, all’abbandono. Per esempio, per fare l'avvocato d'ufficio, la riforma Renzi impone cinque anni di attività professionale certificata da un certo numero di cause svolte annualmente. Renzi ha agito come quel medico che anzichè curare l’arto ferito, lo amputa, direttamente. Ha tolto le cause in corso ai giudici ed le ha affidate al potere dispositivo degli stessi avvocati che le tengono in carico, ai quali è stato riconosciuto il potere di raggiungere, attraverso attività di conciliazione tra le controparti, degli accordi ai quali viene conferito lo stesso valore delle sentenze giudiziarie. Insomma, si ricorre alla magistratura in quanto le parti litigano, ma Renzi le toglie ai giudici, i soli autorizzati per legge ad amministrare la giustizia e le restituisce alle parti, chiedendo che si mettano d’accordo. Siamo, veramente, arrivati al “non plus ultra”. Una vera e propria sceneggiata in piena regola, tutto per non riconoscere il diritto al lavoro anche degli avvocati giovani che non sono figli d’arte. Il regresso mantiene sempre il suo primato. Il salto non è mai avanti ma sempre indietro, come i gamberi. Sopratutto è scaduta la qualità professionale degli avvocati. Una realtà che si riallaccia allo stesso fenomeno che abbiamo visto e sperimentato in fatto di formazione scolastica. Infatti, il progresso vero non è quello di laureare tutti e abilitare tutti. In quanto chi non è figlio di….., non troverà comunque lavoro anche se fosse bravissimo, mentre per chi è figlio di……, la regola che vale è opposta. Anche se incapace ed ignorante, il lavoro è sempre assicurato. Un giorno in un palazzo di giustizia, parlavo con un collega di questi problemi e lui mi spiegava che, siccome era stato molto spesso commissario agli esami di avvocato, gli capitava spesso di incappare agli esami orali, in candidati che non sapevano esprimersi in italiano, ma solo in dialetto napoletano. Ora lui si lamentava, ma come poteva abilitare alla professione un candidato che non sa parlare la lingua italiana? Sarebbe un controsenso! Ecco dove sta l’inganno. Sia nelle università che agli esami professionali, hanno promosso ed abilitato tutti, tranne i veri meritevoli, in quanto non avevano interesse ad affrontare la vera concorrenza; anche il lavoro sarebbe stato comunque, ferreamente, blindato, in omaggio ed ossequio al principio di solidarietà di casta. In ogni caso è sempre meglio evitare situazioni o casi imprevedibili. Come quello che capitò al sottoscritto, quando alla sua prima causa, vide soccombere sia la controparte che il suo difensore avvocato, che non rassegnandosi alla sconfitta, commise un reato di calunnie che gli costò l’arresto. Intanto lo scrivente non ha esercitato la professione, mentre il figlio di quell’avvocato ha potuto continuare l’attività del padre. Mi sono reso conto che il male non è solo dentro alle istituzioni. Esso è diffuso dentro a tutto il tessuto sociale. Nella società, quella lotta tra bene e male, propagandata dalle religioni, è solo mistificazione. In effetti è sempre il male a regnare sovrano, senza soffrire alcuna forma di resistenza od opposizione da parte di presunte o supposte, contrapposte forze del bene. Gli esseri umani seguono solo il proprio fatale destino che è quello di sterminarsi, vicendevolmente, ad ogni fase storica, predeterminata, quasi matematicamente, con guerre o rivoluzioni, violente e sanguinarie.




13 gennaio 2017

Imponente concentramento di forze Nato alla frontiera della Russia per l'operazione Atlantic Resolve.





Di Andrea Atzori

Vengono diffuse, dalla stampa alternativa, ma tacciute severamente, da quella maintream, notizie relative all'arrivo sui porti tedeschi, di un'intero esercito di decine di migliaia di uomini e circa tremila carri armati e tank americani, destinati in Polonia, per la c.d. esercitazione Atlantic Resolve, alla frontiera della Russia. Un tale imponente dispiegamento di forze, secondo autorevoli analisti militari, sarebbe un preludio all'invasione del territorio russo. Nell'imminenza del passaggio di poteri tra Obama e Trump, una tale operazione tanto minacciosa per la sicurezza dei confini territoriali della superpotenza asiatica, viene interpretata come decisione finalizzata a mettere con le spalle al muro la nuova amministrazione che si insediarà il 20 gennaio, ormai costretta a prendere atto della situazione così come determinatasi, senza alcuna possiblità di porvi rimedio.

La qual cosa puzza di truffa e non convince, perchè oltre ogni logica e sensatezza. In quanto un presidente anche degli Stati Uniti, non può, men che mai negli ultimi giorni del suo mandato, ordinare un attacco militare contro una Nazione, la Russia, la cui potenza conclamata, implica l'innesco di un conflitto nucleare di portata mondiale, senza l'autorizzazione dell'organo legislativo del suo paese, in questo caso il Congresso americano. Scrivono, genericamente, di un gravissimo stato di minaccia russa ai confini dell'Europa, come si trattasse di atto di autodifesa in costanza di attacco militare del nemico già in essere. La qual cosa è, palesemente, un falso; la Russia non ha mosso un dito in questa direzione.

Altri argomentano trattarsi, piuttosto, di un desiderio incontenibile di revance, di vendetta nei confronti della Russia, per avere mandato a monte i piani Usa sull'occupazione militare della Siria, ormai cosa fatta e poi sventata dall'intervento della Russia in questa guerra spietata, combattuta senza scrupoli da un esercito di terroristi su procura e sostegno logistico, finanziario e militare, di una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. La qual cosa contiene certo del vero, essendo stata, fin dall'inizio, la guerra in Siria preordinata all'isolamento della Russia in funzione dell'accerchiamento delle sue frontiere in vista del prossimo imminente attacco, ormai deciso, da parte della Nato. Però, credere che Obama abbia potuto assumersi una tale responsabilità di violare i principi fondamentali del diritto su cui si regge ogni Stato moderno, in base al quale per scatenare una guerra è necessario ottenere, preventivamente, l'autorizzazione dell'organo legislativo, al di fuori persino, dello stato di necessità, assolutamente, inesistente e negli ultimissimi giorni del suo mandato, dopo avere pronunciato il suo discorso di addio alla Nazione, mi pare francamente, incredibile più che poco probabile. La realtà, come sempre, sta forse nel mezzo.

Trump, non solo non ha disconosciuto, ma ha riconosciuto, ufficialmente, il dosser sugli hacker russi che avrebbero violato, su ordine di Putin, i server del Partito Democratico per sostenere lui stesso, Donald Trump, nella campagna elettorale in cui è risultato vincente. Pertanto, non ritirerà le sanzioni imposte da Obama, cioè la cacciata dei 35 diplomatici russi contro cui Putin non ha voluto reagire in attesa dell'insediamento del nuovo presidente. Situazione che avevo ampiamente, previsto in anticipo. Ma anche questa stranissima decisione di procedere frettolosamente, come pressati da un'urgenza indifferibile, nelle operazioni militari contro la Russia, a pochi giorni dal cambio di inquilino alla Casa Bianca, è assai sintomatico del gioco sporco pianificato dietro le quinte, per tenere la Russia tranquilla, in quanto molto fiduciosa nel fatto nuovo di un presidente americano disponibile, almeno a parole, a normalizzare i rapporti tra i due paesi.

Secondo il mio punto di vista si tratta solo di un gioco delle parti, organizzato di proposito tra gli alti esponenti della politica statunitense, di entrambi gli schieramenti politici, repubblicani e democratici. Lo svolgimento degli eventi in successione, non fa altro che confermare questa teoria del complotto ai danni della Russia e di Putin. In ogni caso sarà molto difficile che la potenziale vittima abbia abbassato il livello di guardia e tensione nei confronti di uno stato di crisi nei rapporti internazionali, ormai sprofondato in una guerra regionale, tuttora in pieno svolgimento. Insomma, la campagna elettorale americana si è svolta nel rispetto rigidissimo. di un copione scritto fin dall'inizio, per demonizzare la Russia e legittimare agli occhi dell'opinione pubblica, un'aggressione militare proprio nei giorni antecedenti al cambio di consegne tra i due presidenti, quello uscente e quello entrante.

Anche la dichiarazione del nuovo segretario di Stato USA, Rex Tillerson, accreditato come amico personale di Putin ed incaricato da Trump, secondo cui il riconoscimento della Crimea da parte degli Stati Uniti, avverrebbe solo a condizione che Mosca riconosca la legittimità del nuovo governo golpista insediato a Kiev dopo gli eventi di piazza Maidan, pone gravissimi problemi alla soluzione dello stato di crisi tra le due superpotenze, in quanto è tuttora in corso una rivolta nei territori del Donbass, contro l'autorità centrale ucraina, che reclama un'ampia autonomia territoriale tale per cui si richiederebbe, una riforma della costituzione ucraina in questo senso. Accordo su questo punto, già siglato con il trattato di Minsk, ma mai attuato da Kiev, che anzi medita di riprendere i combattimenti per piegare i rivoltosi. E' molto difficile che Putin accetti queste condizioni tout court, sic et simpliciter.

Staremo a vedere, ma, a parer mio, Trump continuerà a comportarsi secondo la condotta già espressa in partenza. Cioè, prenderà atto dei fatti posti in essere dal suo predessore, senza opporre alcuna reazione. Accettando tutto, senza discutere nè muovere un dito. Direi anzi di più. Che di suo aggiungerà l'aggravamento della crisi in estremo oriente, sia contro la Corea del Nord, che contro la Cina. Portando alle sue estreme conseguenze un conflitto mondiale già in atto. Tenteranno forse, agli inizi, di minimizzare l'aggressione, nel tentativo di far retrocedere le divisioni dell'esercito russo schierato lungo le sue frontiere. Tasteranno la risolutezza della classe dirigente russa nel difendersi, pagando un prezzo altissimo per la sua popolazione.

Ma le guerre di frontiera, non sono più attuali se combattute da schieramenti militari dotati delle più moderne armi belliche. La tecnologia militare proietta i conflitti in ogni più piccolo e remoto angolo del pianeta, nessuno escluso. La prossima guerra mondiale, fin da subito, si propagherà come olio e ne verranno investite sia l'Europa che gli Stati Uniti. La portavoce del ministero degli esteri russi, Maria Zakharova, ha dichiarato su questa vicenda assai preoccupante, che "come dio ha creato il mondo in sette giorni, Obama lo distruggerà in appena due giorni di più", cioè quei nove giorni che separano l'insediamento di Trump alla casa Bianca. Questo per sottolineare il fatto di quanto una guerra globale del terzo millennio, non possa mai neppure nascere come guerra di frontiera ma fin da subito si trasformi in totale e finale.




7 gennaio 2017

Non esiste un Trump amico dei russi. Il problema USA è quello di allargare il proprio impero al continente asiatico. Sarà un vero grande dramma mondiale. Un terremoto di dimensioni e conseguenze epocali.



Di Andrea Atzori

Gli americani accusano la Russia di avere usato gli hacker per influire sulle loro elezioni presidenziali, intromettendosi sulle questioni interne del loro paese e violandone la sovranità. Ma vi rendete conto a che livello di eresia siamo giunti? La guerra informatica non è vera guerra. Lo è però la guerra scatenata sotto forma di rivolte di piazza fomentate e combattute dalle Ong americane sguinzagliate in ogni parte del mondo, ma in particolare là dove vogliono colpire con i loro eserciti, come hanno fatto in Medio Oriente, in Nord Africa, in Ucraina ecc. Ong già pronte ad agire anche a Mosca, finchè Putin non le ha sciolte per decreto legge, dichiarandole illegali. Quindi gli americani sarebbero sotto attacco ma la Russia di Putin no? Una persona sensata scoppierebbe dal ridere!

Quanti morti hanno fatto gli americani nel mondo con le loro guerre disseminate in ogni angolo del pianeta, dalla fine della seconda guerra mondiale? Sicuramente non si contano, sono milioni di milioni. Dicono che la Russia si sia macchiata di crimini di guerra in Siria, in particolare ad Aleppo. Ma vi rendete conto? La Russia è entrata in guerra in Siria cinque anni dopo il suo inizio. Il paese era già dilaniato e ridotto in macerie. A bombardare sulle sue città sono stati tutti i caccia dei paesi occidentali, compresa l'Italia e altri partner europei, oltrechè le altre nazioni del golfo, Israele e la Turchia, lasciando dietro di se solo uno scheletro di rovine. Milioni di bombe sganciate in centinaia di migliaia di raid aerei micidiali e devastanti. Solo dopo l'intervento russo sul terreno di battaglia si sono guardati bene dall'insistere in quest'opera distruttiva, ben sapendo che cosa li attendeva. Ma il Santissimo Papa Francesco e l'ONU si accorgono, solo dopo la resa dell'ISIS ad Aleppo, di gridare al genocidio, mentre il popolo ancora festeggia in massa nella città, finalmente, liberata.

In Europa accusano gli organi informativi russi, RT e Sputnik di fare propaganda a favore della Russia e negli Stati Uniti minacciano di cacciarli dal loro paese. Vera e propria paranoia ossessiva che vorrebbero spacciare per difesa avanzata della loro democrazia. Una democrazia costruita a furia d corruzione in particolare truffe nei concorsi pubblici, cioè l'antitesi della democrazia. Per essere coerenti anche in Russia e Cina, dovrebbero essere banditi tutti gli organi informativi occidentali. Perchè tanto si sa che le loro notizie sono tutte falsificate, per sostenere e propagandare le politiche ufficiali dei loro governi di appartenenza, da cui sono finanziati. Non hanno mai ammesso di avere finanziato ed armato l'Isis, considerando una tale affermazione contro gli stessi interessi nazionali dei loro paesi. Non hanno mai ammesso di avere sobillato, fomentato, finanziato, organizzato e armato la rivolta di Maidan a Kiev. Vera e propria propaganda di guerra che precede, guida e segue ogni intervento armato contro Stati vittime predesignate degli istinti aggressivi e senza scrupoli di potenze mosse solo dal desiderio di dominio e dalla voracità nell'accaparrarsi le fonti di approvvigionamento energetico. Oggi, Trump è salito al potere prendendo possesso della Casa Bianca. Ma non ci pensa neppure un momento a contraddire la tesi del complotto russo sulle elezioni statunitensi. Anzi lo ammette e lo riconosce, solo precisando che comunque non sia stato determinante. Teoria difficilmente confutabile anche lo si volesse, cosa di cui dubito fortemente.

Infatti, come si fa a stabilire quanto questa ingerenza, interferenza o presunto complotto sia stato decisivo? Ovviamente il problema statunitense non è se e come la Russia abbia potuto conseguire il suo scopo di mandare al potere in USA un candidato presidente piuttosto che un altro. Il problema è diametralmente, opposto. Cioè è quello di come riuscire a far condannare la Russia ed il suo presidente Putin, dall'intera comunità internazionale, come rea di avere attentato alla sicurezza nazionale americana, giustificando con ciò una terribile reazione militare, quella già messa sul conto in caso di vittoria dell'altra candidata alla presidenza, la moglie dell'ex presidente Clinton. Un passaggio di potere dentro allo stesso talamo nuziale, come difficilmente si poteva verificare anche ai tempi dell'Impero romano. Dopo il passaggio di poteri tra padre e figlio Bush, come si fa ad affermare che al potere negli Usa vi sia un sistema democratico piuttosto che un altro di stampo oligarchico caratterizzato dal passaggio dei poteri per discendenza o appartenenza dinastica? Perchè si, in occidente non vi è niente di democratico e repubblicano, ma sempre e solo tanto di assolutismo e tirannia in piena regola. Guerre nel mondo e tra non molto una vera grande guerra mondiale, portate in nome e nel segno della democrazia, da parte di una Nazione che rappresenta la negazione assoluta di essa.

Trump stringerà il cerchio attorno alla Cina al suo primo impatto, passando subito alle vie di fatto, contro la Corea del Nord e sul Mare Cinese Meridionale. Mentre la Nato, falsamente, dichiarata essere ormai svincolata dalla tutela USA, interverrà in massa sul versante est europeo, costringendo la Russia ad una reazione durissima, con l'uso del nucleare tattico. La rotta della flotta americana nel pacifico, incapace di reggere all'urto con quella cinese, consentirà la riunificazione delle due superpotenze asiatiche, pronte ad esigere le chiavi di Washington come condizione per evitare la distruzione totale. Questa sarà l'unica conseguenza della politica folle e fallimentare dell'occidente nell'intento di costruirsi un impero mondiale allargato al continente asiatico. Indisponibili a riconoscere una qualche forma di cooperazione internazionale e rispetto reciproco tra le nazioni, come principio basilare del diritto internazionale.




30 dicembre 2016

Obama espelle 35 diplomatici russi come sanzione per le presunte ingerenze nella campagna elettorale.




Di Andrea Atzori


Ad appena tre settimane dalla sua conclusione, l'amministrazione Obama coglie fino all'ultimo momento, l'occasione per sferrare un colpo di coda gravissimo ai rapporti tra Stati Uniti e Russia; in pratica pregiudicando le possibilità di una ripresa delle normali relazioni diplomatiche tra le due superpotenze nucleari all'insegna della distensione internazionale, per il superamento di uno stato di crisi profondo che minaccia di divenire incontrollabile. Il provvedimento emesso dalla Casa Bianca appena ieri, è di quelli destinati a lasciare un segno indelebile nelle reciproche relazioni, una ferita non facilmente rimarginabile, che da sola può testimoniare dello stato di tensione e difficoltà con cui si affrontano più che confrontano le compagini governative e diplomatiche dei due paesi più potenti del pianeta.

Obama ha firmato un ordine di espulsione dal paese di 35 diplomatici russi, che dovranno lasciare il territorio americano entro 72 ore e la chiusura di due sedi diplomatiche a New York e nel Maryland. Sarebbe questa la prima delle sanzioni preannunciate come ritorsione per la pretesa ingerenza degli apparati di intelligence russi nella campagna elettorale americana tesa a favorire la vittoria del magnate Trump alle presidenziali USA. Una interferenza materializzatasi attraverso l'accesso illecito di hacker nei data base elettronici del partito democratico e degli stretti collaboratori di Hillary Clinton, candidata, diretta concorrente di Trump alle presidenziali, da cui si sarebbe entrati in possesso di notizie e segreti imbarazzanti e compromettenti, tali da autorizzare azioni giurisdizionali nei suoi confronti.

In particolare, venivano svelate le fonti dei finanziamenti della sua campagna elettorale, da cui si poteva evincere che, non solo tutte le promesse fatte agli elettori erano false, in quanto non per il bene del popolo avrebbe operato, ma solo per quello dei grandi capitalisti, banche e gruppi industriali, ma che, addirittura, la stessa politica estera americana sarebbe stata condizionata dalla dovuta riconoscenza per nazioni straniere come l'Arabia Saudita. I fatti sono noti e non c'è bisogno di entrare nel merito oltre. Ma è sufficiente ricordare la mole infinita di e-mail pubblicate dal sito di Wikileaks del giornalista Julian Assange, sottratte, direttamente, agli indirizzi di posta elettronica della Clinton e del suo più stretto collaborato Jhon Podestà. Talmente compromettenti che la F.B.I ha aperto un'inchiesta per accertare e stabilire le pur evidentissime responsabilità della Clinton emergenti da queste prove inconfutabili per l'uso fatto di funzioni pubbliche, quando era segretario di Stato, attraverso il proprio indirizzo personale e privato di posta elettronica, tali da mettere a rischio e repentaglio, la sicurezza nazionale.

Personaggi a cui, pertanto, niente è mai importato della sicurezza nazionale del proprio paese, di cui si atteggiano a difensori nel momento stesso in cui accusano altre organizzazioni o paesi stranieri di avere diffuso e reso pubbliche queste verità, rendendone così edotto anche tutto il popolo americano che, infatti, le ha rifiutato il consenso elettorale, per riconoscerlo, invece, al suo sfidante Donald Trump. Inoltre esiste la circostanza di fatto determinante su cui nessuno ha mai soffermato la sua attenzione, per cui l'elettore statunitense, pur essendo ben informato della realtà di fatto, cioè la fuga di notizie e il probabile intervento di hacker stranieri, ha deciso, coscientemente, di eleggere il nuovo presidente in modo da sventare la quasi scontata certezza di una guerra contro la Russia e la Cina, messa in conto, nel suo programma elettorale dalla Clinton.

Il tentativo messo in atto da Obama, di voler rimettere in discussione quell'esito elettorale è fatto molto esemplificativo di dove possa giungere l'imperterrita decisione di una classe dirigente nel portare fino alle estreme conseguenze di un conflitto mondiale in cui a farla da protagonista non sarebbe una potenza umana di natura planetaria, ma bensì di origine sovrumana e valenza universale, dinanzi a cui l'uomo è solo polvere insignificante, parte integrante del mondo minerale, non più di quello animale. Dalle reazioni atomiche stellari proviene la vita e dalle stesse la vita se ne diparte. Il popolo americano ha capito molto bene questa verità assoluta e l'ha elaborato in modo efficace e completo.

Riflettiamo anche solo per un momento della ipocrisia congenita in queste accuse da parte del governo di una Nazione che non ha fatto altro che mettere sotto controllo il mondo intero, sia  con attività di spionaggio vero e proprio contro Stati, cioè di natura politica, oppure anche industriale, per conseguire vantaggi nell'ambito dell'innovazione tecnologica,  con sforzi eccezionali sia economici che militari,  come fu per il sistema Echelon, rete di intercettazioni mondiali di comunicazioni private e pubbliche, organizzato da una società occulta di cui facevano parte integrante, oltre ai più ricchi finanzieri e industriali americani, anche gli ex presidenti della repubblica statunitense.

Lo stesso Barak Obama, durante la sua presidenza ha dato ordine ai servizi segreti di porre sotto controllo tutti i cellulari dei capi di Stato di tutto il mondo, compresi gli alleati della Nato, anche quello di Angela Merkel. Insomma per la Casa Bianca non esistono diritti al segreto di Stato da parte di altre Nazioni ma solo di se stessa; una vera follia. Per conoscere l'entità e la gravità del progetto di intercettazioni mondiali delle informazioni, portato avanti dalla NSA, National Security Agency, ci volle la spettacolare fuga di un suo agente, Edward Snowden, rifugiato in Russia per sfuggire alla condanna a morte decretata dal suo paese.

Insomma, come già espresso, per gli americani l'unico stato con diritto alla tutela della propria sicurezza nazionale pare essere solo il loro. Se tutti gli Stati spiati dagli americani, avessero usato lo stesso metro per colpirli a causa delle loro ingerenze nelle loro questioni interne, oggi costoro non avrebbero più alcun rappresentante diplomatico in alcuno Stato al mondo. Se dovessimo tenere inoltre conto del diritto alla libertà di informazione come fondamentale principio delle costituzioni democratiche, oggi amplificato attraverso i moderni sistemi tecnologici come la rete internet, la radio e la televisione, oltre che la carta stampata, di cui i paesi occidentali sono i più grandi utilizzatori e diffusori nel mondo, potremmo comprendere un poco meglio di come costoro sono molto più avvantaggiati di altri che considerano nemici a questo proposito.

Un paese, per l'occidente, autoreferenzialmente, democratico, non sarebbe tale se non riconosce la libertà di espressione e divulgazione del pensiero, in primo luogo la libertà di stampa. Nel corso delle miriadi di guerre da costoro portate in ogni angolo del pianeta, l'informazione ufficiale ed universale è sempre stata solo quella della c.d. stampa Maintream, cioè quella di regime, la sola accettata dai governi in carica. In Russia come in Cina, la libertà di stampa è rispettata. Per cui anche i giornali di tutto il mondo, la c.d. stampa estera, può essere liberamente letta. Ma non vale il discorso inverso, per cui l'informazione proveniente da altri paesi, in particolare Russia e Cina, in occidente viene bandita e comunque sottoposta a rigido controllo autoritario. Ma questa non è democrazia. Ovviamente, non è solo questione di organi di stampa ma anche di emittenti radiotelevisive e siti informatici, come ad esempio i Blog.

Tutto ciò è segno evidentissimo che il mondo occidentale sta perdendo le libertà democratiche perchè teme il confronto delle idee. I tempi che stiamo vivendo sono veramente difficili. Man mano che i fronti di guerra avanzano, le libertà si assottigliano. La tirannide fa, nuovamente, capolino dietro l'angolo. La presidenza di Barack  Obama è già alle sue ultime battute. Il 20 gennaio dovrà traslocare dalla Casa Bianca ed al suo posto arriverà Donald Trump. Gli opinionisti europei e americani sono impegnati a disegnare scenari apocalittici a seguito delle ultime decisioni prese dal suo predecessore, non appena il nuovo presidente si sarà insediato.

Due sarebbero le possibilità a lui concesse, riconoscere l'indebita intromissione di una potenza straniera nelle elezioni che lo hanno visto trionfante, oppure disconoscerla. In questo caso verrebbe accusato di avere collaborato con il nemico ed accusato di alto tradimento, come se la guerra tra le due nazioni fosse già in atto. Un vero e proprio colpo di Stato in piena regola. Altro che democrazia, vero neonazismo di stampo razzista di cui Obama renderà conto alla storia.

La realtà è ben diversa da quella dipinta dal media europei e statunitensi. Trump non è un presidente filorusso, come lo si vuole dipingere. Probabilmente non farà nulla contro le sanzioni antirusse. Il riavvicinamento tanto sbandierato in campagna elettorale non è senza una ben precisa strategia a lungo termine tesa a ostacolare il percorso di amicizia e fratellanza tra le due superpotenze asiatiche, Cina e Russia. Il sistema è sempre quello del "divide et impera" tanto caro agli imperatori romani. Lo stesso, identico sistema sperimentato in medio oriente.

Rendendosi conto, attraverso lo studio degli analisti militari, di non poter affrontare e sostenere uno scontro diretto contro le due nazioni alleate, si tenta di dividerle, magari mettendole l'una contro l'altra. Avendo deciso di attaccare prima il pesce più piccolo, stanno alzando il tono dello scontro nei confronti della Cina, in particolare rinnegando il principio di unica Cina, che dal 1979 è stato posto alla base dei rapporti tra i due paesi.  Trump, infatti, apre contatti privilegiati con la neo presidente di Taiwan, mentre Obama inserisce nella legge finanziaria stanziamenti per la fornitura di nuove armi a questo paese che la Cina considera parte integrante del suo territorio. Pechino eleva proteste formali e mette in guardia sulle conseguenze assai gravi di un tale comportamento. Mentre è proprio il primo ministro cinese a dichiarare alla stampa che la tattica di Washington  di dividere Mosca e Pechino, non riuscirà e non avrà alcun effetto.





27 dicembre 2016

Condoglianze alla Russia per le vittime dell'incidente aereo nel Mar nero.






Andrea Atzori

Sincere e sentite condoglianze alla Russia per le 92 vittime dell'incidente nell'aereo militare precipitato nel Mar Nero, con i componenti dello storico e glorioso coro dell'Armata Rossa.





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23 dicembre 2016

Buon Natale e felice anno nuovo 2017


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19 dicembre 2016

Ucciso ad Ankara l'ambasciatore russo in Turchia Andrei Karlov










Di Andrea Atzori

L'ambasciatore russo Andrei Karlov è stato freddato a colpi di pistola, da un sicario ad Ankara mentre partecipava ad una mostra d'arte dal titolo "La Russia attraverso gli occhi dei turchi". L'attentatore di cui si conoscono tutte le generalità, ha urlato durante l'esecuzione del delitto parole che fanno credere ad una matrice islamica del suo atto criminale. Sarebbe entrato nei locali spacciandosi da guardia del corpo dell'ambasciatore ed esibendo un cartellino autentico della polizia turca, di cui era funzionario. Diplomato all'accademia della polizia turca ha fornito prova certa, con il suo gesto,  di essere membro militante dell'organizzazione terroristica islamica che sta insanguinando il mondo. Un gesto il suo non certo istintivo e occasionale, ma studiato e organizzato nei minimi particolari da strutture a monte da cui ha ricevuto sostegno. E' stato ucciso poco dopo dalla polizia intervenuta sul luogo del delitto. Nella capitale turca continuano le manifestazioni di piazza a sostegno dei guerriglieri jihiadisti sconfitti ad Aleppo, ormai sterminati dall'esercito regolare siriano e dall'aviazione russa.  Circostanza che la dice assai lunga sulla connivenza del popolo turco con i guerriglieri sauditi e l'intera famiglia reale saudita. Stranissima anche alla luce dei gravissimi attentati terroristici che il Daesh ha messo a segno in territorio turco. Un fenomeno simile a quello che si sta verificando in queste ore in Europa, dove pure il terrorismo ha colpito assai duro, specie in Francia. Il sicario di Karlov gridava appunto parole di minaccia contro la Russia per la sua vittoria contro gli islamisti sauditi. Assai strano questo gravissimo evento delittuoso che mette ancora più a rischio i rapporti tra Mosca ed Ankara, dopo l'abbattimento del bombardiere russo Su24 e l'apparente riconciliazione tra i due capi di Stato dopo il colpo di Stato fallito contro Erdogan. Ma il fatto dell'immediata invasione del territorio siriano da parte delle truppe dell'esercito turco mentre era ancora in atto la visita del vicepresidente americano Biden nella capitale turca, senza il preventivo consenso di Putin, fanno credere che il pentimento del presidente turco, per l'attacco al velivolo russo da parte dei suoi caccia, fosse poco sincero e che anche il tentativo di golpe contro di lui, di cui sono stati accusati gli statunitensi,  sia un fatto ancora avvolto in un fitto mistero, considerato che le politiche turche sono ancora e sempre ispirate ad una fortissima avversione per la persona di Assad, il presidente siriano e non accenna a diminuire il sostegno, con uomini, armi e mezzi,  all'organizzazione terroristica  islamica che combatte contro i russi ed i siriani, con cui la famiglia Erdogan  insiste con la compravendita del greggio estratto dai pozzi petroliferi siriani. Se la stessa polizia turca si scopre essere coinvolta e collusa in un attentato terroristico tanto grave ai danni di un diplomatico della Russia, significa che qualcosa della politica di Putin nei rapporti con Erdogan andrebbe rivista. Non è possibile che nessuno dei colleghi di questo poliziotto si fosse accorto prima della sua appartenenza ai gruppi terroristici islamisti. Inoltre questa prepotenza usata dall'esercito turco nell'invadere il territorio siriano dopo che lo sconfinamento minimo e casuale di un caccia russo nello spazio aereo turco gli è costato l'abbattimento e l'uccisione del suo pilota, depone assai chiaramente, per una totale  mancanza di timore e rispetto per la potenza militare russa. Pochi giorni or sono ha scatenato polemiche in Russia, la dichiarazione di Erdogan, secondo cui, con il suo esercito, sarebbe arrivato a Damasco e avrebbe deposto Assad. Putin ha subito chiesto informazioni di tali affermazioni, in totale contrasto con gli accordi già presi con il Kremlino. Inoltre, dalle ultime notizie si viene a sapere che l'attentatore del diplomatico russo sarebbe stato tra le guardie del corpo  del presidente Turco, coincidenza assai strana. A breve giro di tempo dall'attentato ad Ankara ne è seguito un altro, sempre di matrice islamista a Berlino, dove un Tir si è abbattuto tra la folla ai mercatini di Natale, provocando decine di vittime, tra morti e feriti. Se questi due attentati fossero collegati e frutto di uno stesso disegno, come sembrerebbe, ne seguirebbe come conseguenza, che l'intento sia stato quello di indurre gli occidentali ad intervenire ad Aleppo a sostegno dell'Isis, creando un pretesto valido a questo proposito. La riconquista di Aleppo da parte di Assad non va giù alla coalizione militare a guida USA. Intanto Putin, informato dei fatti, ha convocato, urgentemente, una riunione dei servizi segreti, speciali di sicurezza con la partecipazione del ministro degli esteri Lavrov. Continueremo a seguire l'evoluzione degli eventi.




19 dicembre 2016

Il veto della Russia blocca, nel consiglio di sicurezza ONU, la proposta di risoluzione francese su Aleppo.

  







Di Andrea Atzori



La situazione ad Aleppo si sta ingarbugliando sempre di più. I paesi Nato chiedono all'ONU l'invio di osservatori per gestire la tregua. Ma Putin si oppone ed esercita il diritto di veto sulla mozione presentata dalla Francia, come preannunciato. Parrebbe però, che gli occidentali stiano cercando un consenso il più possibile vasto tra i membri del consiglio di sicurezza, per inviare comunque, truppe di terra ad Aleppo, camuffandole come ONU, anche senza e contro la volontà della Russia; la qual cosa è un controsenso, in quanto la Russia è membro permanente del Consiglio di Sicurezza e senza di essa l'ONU non può esistere. 

Se, comunque, come parrebbe, si arrivasse a forzare il diritto internazionale, tentando di illudere l'opinione pubblica mondiale di agire su mandato ONU anche senza averlo, ci troveremmo dinanzi ad un fatto gravissimo di schieramento di forze internazionali intervenute sul teatro di guerra contro l'esercito di Assad e quello russo che lo protegge. In Europa si sta diffondendo l'idea che la Russia non possa andare a fondo in questa guerra in quanto non avrebbe le risorse economiche per portarla a termine e tanto meno quelle necessarie per la ricostruzione dopo la fine delle ostilità.

 Dipingono la Russia come un paese piccolo e debole, sull'orlo di una crisi economica spaventosa, incapace di reggere ad uno scontro con un esercito di mercenari armati dagli stessi occidentali, figuriamoci contro la Nato. Per questi motivi Putin sarebbe costretto ad accettare, anche se malvolentieri, la collaborazione dei paesi arabi e della Turchia, nonchè l'alleanza con Trump, fin troppo sbandierata, anche attraverso le accuse della Cia a Putin sull'interferenza nelle elezioni americane, che avrebbero favorito la vittoria del tycon statunitense. 

Opinioni assurde espresse anche dal direttore de La Stampa Molinari. Rendiamoci conto di quanto tali teorie siano senza senso, se consideriamo che questi Stati nemici della Siria fino ad oggi, che ancora si stanno dimenando per evitare la catastrofe della loro accozzaglia di mercenari finanziata con armi e mezzi proprio al solo scopo di invadere la Siria ed appropriarsi delle sue ingentissime risorse energetiche, hanno intrapreso questa temeraria avventura bellica, proprio per rubare alla Siria le sue ricchezze, in particolare i pozzi petroliferi. Proprio coloro che hanno raso al suolo le città e i villaggi della Siria, dovrebbero essere chiamati a partecipare all'opera di ricostruzione sul presupposto che abbiano i capitali da investire per realizzare questa impresa? E' una vera follia anche solo il pensarlo, che mi auguro abbiano l'intelligenza di riconoscere come tale, perchè, diversamente, sarebbe gravissimo.

 Stanno agendo di sicuro con furbizia, tentando di fregare la Russia e la Siria di Assad, che non sarà certo molto disposto a fidarsi di costoro, dopo tutto quello che gli hanno fatto. La verità è che la Russia è un paese sano senza debito pubblico e ricco di enormi riserve di risorse naturali che non sono solo petrolio e gas, ma anche giacimenti minerari, industria pesante, agricoltura, legname, caccia e pesca, allevamenti di bestiame ecc. Non vivono i russi solo di artigianato e manifatture come gli italiani.

 Gli Stati Uniti sono un paese indebitato fino all'osso del collo, alle prese con una crisi economica gravissima da cui non hanno alcuna speranza di risollevarsi e della quale non sanno fare di meglio che incolpare la Cina contro la quale minacciano guerra, non avendo altro modo per uscire dal precipizio verso il quale stanno sprofondando se non invadendo territori di altri Stati nell'intento di trovare altre energie da succhiare, come fanno i parassiti. Sanno bene però, che per la ricostruzione della Siria sono sufficienti le ricchezze di cui essa è dotata per natura, la laboriosità dei suoi cittadini oggi dispersi per altri mondi e che non vedono l'ora di ritornare nelle terre in cui sono nati, nonchè gli investimenti di imprese straniere, in particolare russe, cinesi e iraniane, intenzionate a lavorare seriamente sulla base di reciproci vantaggiosi contratti. 

Non credo affatto che russi e cinesi siano intenzionati e disposti a dividere questa ricca torta, che sarebbero le mega opere della ricostruzione delle metropoli siriane, con gli americani e gli europei. E' proprio da folli il pensarlo. I cinesi stanno costruendo città nuove di zecca in ogni angolo dell'Africa. Cosa può offrire l'occidente alla Siria, diverso da ciò che ha già dato, cioè terrore e morte? Niente. La forza economica mondiale è nelle mani della potenze emergenti, Russia, Cina, India, Brasile, contro le quali l'occidente ha scatenato una serie infinita di attacchi finanziari, economici e politici che stanno rischiando di trasformarsi in militari, sprofondando, pertanto, il pianeta in una guerra globale. Tutto ciò nel rispetto del perfetto stile colonialista anglosassone.




16 dicembre 2016

Finisce la guerra ad Aleppo, ma in Europa non festeggiano. Anzi ringhiano.



Di Andrea Atzori

In virtù dell'intervento militare russo nella guerra in Siria, lo Stato siriano riunisce le due parti della città di Aleppo divise in seguito all'occupazione della sua parte orientale da parte delle milizie jihadiste, saudite e filooccidentali, costituite, in buona parte anche da "Foreign Fighters", combattenti stranieri provenienti da 80 diversi paesi del pianeta. Un esercito immenso, composto di mercenari attirati dai facili guadagni e fuggiaschi dalla disperazione di cui sono fucina sempre attiva le grandi metropoli del mondo c.d. civilizzato. Il patto di ferro tra le immense risorse finanziarie del capitalismo internazionale ha prodotto questo mostro, conosciuto in ogni angolo del pianeta come ISIS, Daesh o più semplicemente tagliagole. 

Un intreccio di interessi economici, mire espansionistiche di carattere militare e di natura imperialista e capitalista nonché il pozzo senza fondo dell'odio ideologico ereditato dalle filosofie del romanticismo ottocentesco, hanno spinto l'istinto razzista e razziale euroamericano, a percorrere il cammino della contrapposizione frontale con le superpotenze asiatiche a cui non hanno esitato di intimare il loro ultimatum, sia nei territori orbitanti nella loro sfera di influenza, come nel caso di Iraq, Libia e Siria, sia, direttamente, lungo le loro sterminate frontiere nazionali, come, invece, nel caso dell'Europa orientale e del Mar Cinese Meridionale. Un aut aut a queste superpotenze dotate di arsenali atomici superiori a quelli di qualunque altra nazione al mondo, con cui viene loro ordinato di sottomettersi al giogo dell'alleanza atlantica, oppure di divenire bersaglio per un attacco militare totale che le distruggerà in pochi secondi, come afferma senza mezzi termini il capo di Stato maggiore dell'esercito americano gen. Mark A. Milley

La minaccia è la c.d. guerra con armi di precisione, Prompt Global Strike System, sbandierata dagli Stati Uniti, come fosse uno spauracchio, associata al tristemente noto scudo nucleare, le cui basi missilistiche ed antimissilistiche sono state già costruite intorno ai confini sia della Russia che della Cina. Le vittime predesignate rispondono con la revoca di tutti i trattati già siglati a livello internazionale sulla riduzione delle armi nucleari ed aumentando la potenza dei vecchi e nuovi ordigni nucleari ad un livello tale da rendere il pianeta un astro rovente. Armi micidiali messe un orbita planetaria da missili di ultima generazione, la cui velocità ipersonica rende proibitiva la loro intercettazione da parte di antimissili più lenti e meno efficienti. Il c.d. missile dell'apocalisse, chiamato anche Status 6, viene trasportato da un sottomarino senza pilota e armato da bombe atomiche a testata multipla che superano i 300 mg, associato a bombe al cobalto che amplificano la capacità di inquinamento radioattivo dell'ambiente in modo tale per cui vengono anche chiamate ordigni del giudizio. Altri ordigni atomici, nome in codice Nato Satan 2, sono da soli in grado di distruggere uno Stato come la Francia od il Texas.

La paura che investe l'establishment statunitense è quella che ha portato alla vittoria nelle presidenziali il magnate Trump. Infatti, la sua strategia politica è preordinata a conseguire l'obiettivo di dividere l'alleanza militare che lega Mosca a Pechino. Facendo credere al presidente russo Putin di essere disposto a normalizzare i rapporti tra i due paesi, ma solo al fine di scongiurare il soccorso dell'esercito russo a favore della Cina, quando sarà iniziata la battaglia navale contro la flotta di Pechino nel Mar Cinese Meridionale. Il ministro degli esteri cinese ha già dichiarato che il rapporto di fratellanza che lega il suo paese alla Russia non potrà essere incrinato o scalfito dalle interferenze del comune nemico. Ma la liberazione di Aleppo est da parte dell'esercito russo-siriano, ha scatenato le reazioni furenti delle diplomazie occidentali che accusano i due paesi alleati di avere provocato massacri inauditi della popolazione civile, nel tentativo di piegare la resistenza dei terroristi alimentata dagli sponsor regionali e d'oltre oceano.

 In effetti ad ogni tregua d'armi imposta dall'ONU su richiesta di Stati Uniti ed Europa, i tagliagole sauditi si rinforzavano sia in uomini che in mezzi ed armi. Per cui la guerra diveniva sempre più difficile da vincere per l'esercito regolare siriano. Ciò che è accaduto a Palmira, dove l'Isis è riuscita a riprendere il possesso della città storica, è, infatti, una conseguenza inevitabile delle tregue che l'Onu ha imposto alla Russia per evitare le sanzioni. Queste circostanze sono state chiarite e dichiarate ufficialmente, dal portavoce del ministero della difesa russo gen. Konascenko. Ma in numerosi articoli di questo blog ho esposto in modo assai preciso e dettagliato i rischi impliciti in questi stop ai combattimenti, pretesi ed imposti dall'ONU, ufficialmente per aiutare la popolazione civile, ma in pratica al solo scopo di consentire che i guerriglieri terroristi in difficoltà ed in procinto di arrendersi, potessero ottenere sostegno militare e finanziario da parte dei loro grandi alleati e mandanti. 

Per questo motivo l'ONU non presenta più le caratteristiche di un'organizzazione pacifista e super partesLa sua funzione diretta alla risoluzione pacifica delle controversie tra Stati è, praticamente, finita, in quanto fallita. Il suo intervento sarebbe, addirittura, controproducente. La sua è una sorte pari a quella del suo predecessore, la Società della Nazioni, la cui scomparsa fu concomitante all'inizio del secondo conflitto mondiale. D'altra parte è sufficiente considerare che gli USA per sottomettere il Giappone non esitarono a sganciare due bombe nucleari su due sue popolose città, Hiroshima e Nagasaki, per comprendere quanto siano tendenziose queste accuse alla Russia di avere massacrato la popolazione civile di Aleppo per conseguire il suo scopo di debellare i terroristi che si sa essere legati a doppia mandata con gli Stati Europei e con gli Stati Uniti. La verità è che se ogni volta che un esercito sta per avere il sopravvento sul nemico, potesse essere fermato dall'ONU con la scusa che i civili sono bisognosi di aiuto, accadrà inevitabilmente, che di queste tregue si avvarrà proprio il perdente a cui verrà offerta una possibilità ormai insperata, di raccogliere le sue forze residue al fine di riprendere i combattimenti.

 Se poi si riflette sul fatto non occasionale che questi interventi fuori luogo dell'ONU sono sempre e solo a senso unico, dedicati ai casi, più unici che rari, in cui parte in un conflitto è la Russia, mentre mai sono stati effettuati in tutti gli altri in cui sono stati gli USA e la Nato a diffondere terrore e morte nel mondo, come in medio od estremo oriente, in nord Africa o nei Balcani, si può comprendere come sia schierata e di parte un'organizzazione mondiale che dovrebbe, al contrario, essere neutrale, cioè non schierata. Il fatto stesso che tante di queste pseudo missioni di pace condotte con raid aerei e missilistici nonché possenti eserciti schierati sul territorio, siano state giustificate con la finalità superiore di distribuire democrazie nel mondo è assai indicativo della loro mala fede, in quanto principi tanto nobili come libertà e democrazia, come anche socialismo, non possono essere esportati attraverso le guerre. 

Inoltre si tratta anche di giudizi fondati su calcoli e valutazioni assai soggettivi e autoreferenziali che, sempre nel rispetto delle libertà altrui, non tollerano di essere imposti con la violenza. Lo stesso regime politico vigente negli USA che per taluni potrebbe essere giudicato validamente, democratico, per altri potrebbe apparire null'altro che una oligarchia, fondata com'è su profondi pregiudizi di origine dinastica. Lo stesso discorso potrebbe valere per gran parte degli Stati europei. Una democrazia imposta con la violenza non è dissimile da una religione esportata con le guerre come lo furono le crociate ordinate dal vaticano nel corso di tutto il Medio Evo. In Europa si stanno ormai perdendo le libertà democratiche, in particolare quella di espressione del pensiero tramite l'uso della stampa. Una funzione questa riservata, esclusivamente, agli organi informativi autorizzati dai governi. Si capisce che questa organizzazione internazionale è già pienamente, impegnata in un conflitto militare che minaccia di scivolare in un conflitto mondiale a brevissimo giro di tempo. 

In effetti a nessuno sfugge il particolare molto evidente, che in Siria a diffondere terrore e morte sono sempre stati i Jihidasti, non certo l'esercito di Assad che non è impegnato in alcuna guerra di occupazione, ma solo a difendere il suo stesso territorio dall'aggressione di forze militari straniere. Inoltre appare molto strano che l'Onu non abbia niente da obiettare sui raid aerei sauditi sulle città e villaggi dello Yemen dove a morire a centinaia, ogni giorno, sono donne e bambini in tenera età. Non dimentichiamo che le polemiche sullo sterminio dei bambini iracheni da parte degli USA, con i loro indiscriminati raid aerei sulle popolazioni civili, vennero tacitate dall'Onu con l'affermazione si trattassero solo di effetti secondari o c.d. collaterali della guerra. Insomma, uso di due pesi e due misure forse avvallato anche dalla fin troppa chiara condiscendenza della Russia e della Cina nei confronti di politiche internazionali dirette a combattere forme di governo autoritarie per sostituirle con altre di presunta impronta liberale e libertaria. Vere, autentiche truffe proprio nei confronti dei diritti dei popoli di mantenere quelle fedi religiose e forme di governo che più si adattano alle loro tradizioni e alle loro radici antropologiche.

Infatti, se queste due nazioni avessero fatto uso del loro potere di veto in quanto membri permanenti del Consiglio di sicurezza ONU, queste autorizzazioni a favore degli interventi militari camuffati da missioni di pace, da parte dell'ONU non si sarebbero mai potute verificare. Tutti sappiamo che la fine dell'Iraq e del suo presidente Saddam Hussein fu decretata all'interno del Consiglio di sicurezza ONU sulla base di una falsa dichiarazione dei servizi di sicurezza britannici, secondo cui Saddam sarebbe stato in possesso di armi di distruzione di massa. Confessione già resa dall'ex premier britannico di allora Tony Blair di cui l'opinione pubblica mondiale è già pienamente informata. Teniamo inoltre, in considerazione il fatto che l'Arabia Saudita è già in possesso di ordigni nucleari acquistati dal Pakistan su condiscendenza USA. Parrebbe infatti, da queste notizie che solo gli alleati USA siano entità degne di ampio affidamento per quanto riguarda il possesso di ordigni bellici con capacità distruttiva di massa. 

La verità è che, come affermava Hans Kelsen, grande filosofo del diritto, la legge proviene e si fonda sulla forza. Onde per cui solo gli alleati della superpotenza considerata negli ultimi decenni come la più forte e quasi senza rivali in grado di contrastarla, potevano essere ammessi a possedere questo tipo di armi, mentre tutte le altre non allineate, ne erano escluse. E' triste dover registrare eventi come la consegna in mani USA dell'arsenale chimico siriano, ottenuto tramite accordo con la Russia. Dimostrazione chiarissima di impotenza da parte della Russia nei confronti della Nato. Oggi, forse le cose stanno cambiando. Ne è una dimostrazione incontrovertibile proprio questa della liberazione di Aleppo est su cui tanto stanno sbraitando gli organi informativi occidentali e i governi che non cessano di formulare proteste a livello diplomatico e ad organizzare manifestazioni di piazza contro presunti crimini contro l'umanità, come fossero dinanzi ai genocidi di un riesumato esercito del terzo Reich. Ma i tempi, come detto, stanno cambiando. I rapporti di forza tra potenze a livello globale stanno cambiando. 

E comincia già a delinearsi all'orizzonte un incubo poco gradito per quella che si considera, autoreferenzialmente, come vera unica espressione di civiltà umana sul pianeta Terra. Il rimpallo di mano della responsabilità sulla c.d. mutua distruzione assicurata, in caso di guerra mondiale. Infatti, così stando le cose, è arrivato il momento che anche Europa ed USA comincino a pensare seriamente, se sia il caso di rischiare una guerra con altissime probabilità di distruzione di ogni forma di vita ancora sopravvissuta alla già altissima incidenza di alterazione da parte dell'uomo, degli equilibri naturali esistenti su questo pianeta. Insomma, la forza non è più un fattore incontrastato di dominio occidentale. La validità dei loro diktat non è più supportata da sufficiente forza militare, in grado di far recedere l'avversario. Ad un probabile attacco militare seguirà una altrettanto probabile, anzi sicura risposta. Onde per cui la legge valida fino ad oggi, potrebbe essere eliminata o sostituita con una diversa emanata da un altro legislatore.

N.B. Le immagini inserite nell'articolo si riferiscono alla condizione della città di Aleppo in un tempo precedente all'intervento dell'esercito russo-siriano. Si trattava cioè di una città già distrutta, ma di cui gli organi internazionali quali l'ONU non hanno mai parlato in termini di massacri, mentre la popolazione civile già era fuggiasca, raminga e perseguitata in ogni angolo di mondo!





12 ottobre 2016

Guerra in Siria: Russia e USA ai ferri corti. Terza guerra mondiale pronta ai nastri di partenza.













di Andrea Atzori


I colossi internazionali che si affrontano sullo scenario di un terribile conflitto dal quale dipendono le sorti di tutta l'umanità, hanno cominciato a liberarsi delle maschere dietro alle quali nascondevano i loro volti, le loro vere identità, i loro progetti, il ruolo svolto nel groviglio insolubile dell'intricato risiko mediorientale. Non più guerra per procura, sotto mentite spoglie, tra esercito di Assad e terroristi musulmani del Daesh, ma in forma personale e diretta tra Russia e USA, com'è giusto che fosse; essendo l'attacco alla Siria da parte degli USA solo un pretesto per invadere le zone di influenza politica e militare della superpotenza asiatica. La potenza dell'impero sovietico non è finita per sempre. Dopo l'avvento al potere di Putin, in solo quindici anni, essa è risorta dalle macerie della corruzione in cui era stata ridotta da una classe dirigente vigliacca e traditrice. La Russia ha cominciato a puntare i piedi. Ha rifiutato di essere respinta nel buio assoluto di uno stato servile e prono al volere di potenze straniere decise ad imporre il loro giogo su di essa. Le finzioni, le falsità intollerabili diffuse ad arte  e fatte credere come vere al mondo attraverso la stampa di regime dei paesi europei e statunitensi, per tutti questi lunghi anni della guerra in Siria, hanno dimostrato di non andare lontano, di avere le gambe corte, come sempre accade per tutte le bugie, specie per quelle manifeste ed alla luce delsole! E la verità è venuta, prepotentemente, a galla. Il pensiero di illustri analisti secondo cui non sarebbe neppure concepibile uno scontro militare tra le due superpotenze del pianeta, per la paura della c.d. mutua distruzione assicurata, e non sarebbe neppure sano di mente il prenderla in considerazione, è il solito discorso di chi ha troppo da perdere in seguito ad un evento del genere e vigliaccamente, accetterebbe, ancora un volta, la resa incondizionata all'avanzata poderosa e senza scrupoli dell'occidente. Oggi, come detto, la Russia ha cominciato a puntare i piedi ed a rialzare la testa, in un sussulto di orgoglio.

Ecco allora come si spiega questa gravissima violazione degli accordi sulla tregua in Siria da parte degli Stati Uniti d'America, che mentre costringevano al tavolo dei gravosissimi negoziati, legittimati sotto l'egida dell'ONU, la parte contrapposta, platealmente, li infrangevano, pretendendo poi di imporre all'opinione pubblica mondiale quella tesi da loro inventata, in piena era della super elettronica nella strumentistica militare, secondo cui sarebbe stato solo colpa di un errore nell'individuazione del bersaglio giusto, quello contro cui mirare e scaricare i propri ordigni esplosivi; nello stesso momento in cui, i guerriglieri accusati di combattere per loro conto  contro l'esercito di Assad, agivano in perfetta sincronia e connessione operativa, approfittando della strage per rioccupare le posizioni perdute. Ad inchodarli poi le intercettazioni delle comunicazioni telefoniche tra  loro intercorse, prima dell'attacco proditorio e spietato a Deir Ezzorr.

Se tutto ciò è tale da far raccappricciare e accapponare la pelle, denotando il sintomo chiaro di un'ormai irreversibile e chiara decisione di condurre agli estremi limiti possibili lo scontro bellico, è assolutamente inqualificabile l'imperterrita determinazione di insistere nella difesa della propria buona fede, accusando di essere, invece, in malafede l'avversario. La verità è che gli Stati Uniti non hanno mai avuto alcun interesse ad una tregua militare ed hanno sempre e solo sfruttato questi cessate il fuoco, per poter riorganizzare le file dei loro combattenti, riposizionando uomini e mezzi ed anzi, rinforzandoli con invio di truppe fresche e sempre nuove dotazioni di strumenti bellici ancor più letali e all'avanguardia della tecnologia moderna.

A questo proposito si è posto in essere un dispendio estremo di energie mentali in tentativi tesi a far credere al mondo che questi eserciti schierati contro la Siria fossero solo bande di terroristi islamici organizzate e impegnate in una lotta di stampo religioso tra sunniti e sciiti, poi favorita ed estesa ancor più, in seguito alle rivolte delle opposizioni politiche al governo di Bashar Al Assad e della conseguente resistenza da questo, legittimimamente, dispiegata per la difesa della sovranità nazionale minacciata. Per gli Stati Uniti ed i suoi alleati europei, la colpa di questo sanguinoso conflitto ricadrebbe in ogni caso sulle spalle di Assad, truce e spietato dittatore. Ma alcuna evidenza esiste, nella realtà dei fatti storici, che serva a rafforzare questa tesi. Anzi, tutto sembrerebbe far credere proprio il contrario. Prima di questa tempesta sollevata sopra i cieli della Siria, le comunità religiose vivevano in pace e senza alcuna rivalità. Il regime di Bashar Al Assad era il più laico e tollerante in fatto di libertà religiosa di tutto il medio oriente.

Lo studio obiettivo ed imparziale di tutti i conflitti militari scatenati dagli USA in ogni parte del mondo, non solo in Medio Oriente, ma anche in Europa, in Eurasia, Estremo Oriente e Sudamerica, serve a individuare gli elementi comuni atti a contraddistinguerli e aiuta anche a capire meglio, quali siano le vere cause da cui sono stati determinati. Fin dalla fine del secondo e per ora ancora ultimo, conflitto mondiale, le c.d. tensioni tra i blocchi, ideologicamente, contrapposti, Occidente contro Oriente del globo terracqueo, hanno trovato nel termine di «guerra fredda», una molto pittoresca definizione. L'elemento caratteristico e distintivo è stato quello della contrapposizione ideologica tra liberismo economico e statalismo, tra democrazia e socialismo. Oggi, però, dopo il crollo dei regimi socialisti internazionali, questa perdurante ostilità dell'occidente contro il mondo orientale, non trova alcuna giustificazione, tanto da far credere che fin dall'origine, la demonizzazione dell'emisfero cristiano del pianeta nei confronti di quello orientale, non trovasse alcuna razionale spiegazione se non quella di una bramosia incontenibile di espansione imperialista.

Siamo stati abituati a considerare del tutto relativi e labili i principi fondanti del diritto internazionale, in particolare quello di sovranità nazionale, senza i quali la stessa possibilità di convivenza pacifica tra le comunità internazionali viene, totalmente, vanificata. Questa  gravissima lesione dei perni fondanti della struttura su cui si reggono i rapporti tra Stati, è stata legittimata e, addirittura, sacralizzata dalla stessa Organizzazione delle Nazioni Unite, che dovrebbe, invece svolgere un ruolo di garanzia a favore del rispetto di questi fondamentali ed inalienabili diritti dei popoli ad una pacifica e civile convivenza nei rapporti reciproci tra le rispettive comunità statali di appartenenza. Se un dubbio potesse esistere circa le reali dimensioni del crollo dei valori su cui si regge la disciplina internazionalistica, oggi, nell'osservare questo fenomeno di travalicamento senza remore degli stessi, la realtà non lascia alcuno spazio a incertezze di sorta.
In Siria si combatte una guerra prodromica preordinata all'isolamento ed accerchiamento dell'emisfero orientale del globo, dai suoi confini mediorientali fino a quelli estremorientale, tale da consentire il definitivo attacco bellico, dentro al cuore del suo sterminato territorio. La minaccia della guerra totale contro la Siria interessa, direttamente, sia la Russia che la Cina. Verità ben conosciuta ed assimilata, da questi attori primari della geopolitica internazionale. La tensione è estrema ed è palpabile sia in medioriente sia in estremo oriente, dove la Corea del Nord vive momenti drammatici nell'attesa di un improvviso attacco, in cui l'incertezza non è sul se ma sul quando. La stessa situazione persiste nel Mar Cinese Meridionale, in cui a sperimentare questo stato di ansia è la stessa Cina.

La Russia è pronta ormai a subire lo scontro fatale lungo tutte le sue frontiere occidentali. Eserciti possenti, con truppe addestrate ed armi moderne ultraletali, sono già ammassate lungo tutto il confine occidentale della Russia, dal Mar Baltico fino al Mar Nero; le più agguerrite divisioni dell'esercito russo sono state dispiegate lungo di esso, in attesa che il momento fatidico dell'attacco militare si materializzi. Gli Stati Uniti sono ai ferri corti sia con la Russia che con la Cina. Il momento è drammatico.

Dopo la rottura delle trattative per la tregua in Siria, per decisione unilaterale degli USA, che ha manifestato tutta la sua incapacità o meglio mancanza di volontà di rispettare i termini del negoziato appena concluso ed in seguito agli attacchi incessanti dei terroristi islamici contro le truppe di Assad, l'assedio di Aleppo è ripreso con una violenza e veemenza senza precedenti; lo scontro tra le due superpotenze si è trasferito anche all'interno del consiglio di sicurezza ONU. L'ambasciatore USA presso l'ONU Samantha Power, ha accusato la Russia di incitare Assad alla guerra anzichè frenarlo. Il portavoce della Casa Bianca ha, addirittura, minacciato la Russia, dichiarando che se insisteranno nell'assedio di Aleppo, ci penserà Al Qaeda a  portare il terrore contro le città Russe con attentati catastrofici e i russi rimanderanno in patria i cadaveri dei propri soldati avvolti in sacchi di plastica! Parole che a Mosca sono risuonate come una dichiarazione di guerra in piena regola. La Russia è stata accusata dalla Francia, presso il Consiglio di Sicurezza ONU,  di crimini di guerra in Siria a causa dell'assedio di Aleppo che tiene le truppe di Al Nusra sotto scacco, strette, imbottigliate, in un accerchiamento senza scampo.

Gli USA hanno ben capito che dopo la capitolazione dei loro alleati sauditi, la guerra è persa anche per loro, se non decidono di agire subito, intervenendo direttamente nel conflitto. Infatti, la minaccia ventilata dal segretario di Stato Kerry e dal Pentagono è proprio quella di istituire sul territorio siriano, una No Fly Zone. Cioè un divieto di sorvolo di quei cieli da parte di aerei e missili che non appartengano alla loro coalizione militare. Ma le forze armate di Russia e Siria operano all'interno del territorio sovrano siriano, mentre USA ed alleati occidentali sono solo prepotenti ed arroganti invasori. Non hanno alcun titolo giuridico per intervenire, militarmente, in Siria dove non combattono i terroristi del Daesh, ma li sostengono.

Quella del benefattore che interviene in ogni angolo del mondo per difendere i popoli oppressi è solo una favoletta degna di Esopo, quella del Lupo travestito da Agnello. Il poliziotto del mondo che si interessa ad esportare democrazie mentre al contrario sta esportando solo guerre e seminando odio e distruzione. La democrazia non esiste neppure negli Stati Uniti, dove vige una ferrea oligarchia. L'imposizione di una No Fly Zone in Siria presuppone, logicamente, l'abbattimento degli aerei russi e siriani che sorvolano il loro stesso spazio aereo. Un vero, terribile atto di aggressione da parte di potenze che si autoproclamano, autoreferenzialmente, garanti del rispetto del diritto internazionale. L'inconsistenza dell'ONU nella svolgimento delle sue funzioni istituzionale è evidentissima. Inoltre è stato reso oggetto di studio da parte del Pentagono, un imminente attacco aereo  contro le basi militari russe e siriane. Immediata la decisione dei vertici russi di dislocare le rampe di lancio dei missili antiaereo e antimissile S300 ed S400 Antey a difesa delle basi militari alleate.

Dopo le dichiarazioni minacciose del portavoce del ministero della difesa russo Gen.le Igor Konaschenkow, in questo senso, la decisione di procedere alle vie di fatto da parte dei vertici statunitensi, è stata per il momento, accantonata. Intanto Putin ha emanato una legge con cui sono stati revocati gli accordi vigenti, intercorrenti con gli USA fin dal 2010, sulla distruzione reciproca dei residui inutilizzati di Plutonio. Accordi, comunque, mai resi efficaci, attivi ed effettivi. Infatti, per lo smaltimento di questi rifiuti nucleari, si richiedono particolari trattamenti con impianti all'avanguardia della tecnologia moderna, che gli USA non hanno, ma che la Russia si è costruita per conto suo. Per cui questa decisione non cambia nulla, ma riveste un alto valore simbolico. E' la prima volta che la risposta della Russia alle provocazioni americane non si ferma a provvedimenti uguali e contrari ma si estende ad altre relazioni e rapporti in campi e settori diversi, anche di carattere strategico come questo del nucleare. E' la c.d. risposta asimetrica della Russia alle sanzioni economiche delle potenze occidentali. Non è un caso che i rapporti diplomatici tra le due superpotenze, siano, pressochè del tutto cessati. Il tono delle dichiarazioni a distanza è divenuto violento e minaccioso. Quando la diplomazia tace, a prendere il sopravvento è, di norma, il fragore delle armi.

Il rischio di scontro diretto tra superpotenze salirebbe alle stelle se l'esercito di estremisti saudita, sotto assedio nella parte orientale di Aleppo, dovesse cedere riconoscendo, ufficialmente, lo stato di resa senza condizioni. E' notizia recente che Putin ha disdetto un incontro già fissato con Hollande a Parigi, avendo la Francia presentato al Consiglio di Sicurezza ONU, una risoluzione che accusa la Russia di crimini di guerra in Siria. Anche papa Francesco ed il Segretatio generale dell'ONU Ban ki Moon hanno usato le stesse espressioni gravi e minacciose contro la Russia e la Siria, a causa dell'assedio di Aleppo e dei bombardamenti, che avrebbero fatto strage di bambini e donne. Inoltre la Russia è stata accusata di avere bersagliato con bombardamenti aerei, un convoglio di aiuti umanitari dell'ONU. Ma video girati da droni, diffusi dalle forze armate russe, rendono chiaro che questo convoglio si trovava sotto scorta, addirittura, di mezzi militari blindati di Al Nusra e non vi erano evidenze alcune di attacchi aerei dall'alto contro di esso, ma solo di un incendio appiccato, direttamente e appositamente, da terra. La scena pareva preparata apposta in modo da far credere ad un attacco aereo, per poter così, accusare i russi. Si è trattato di un'autentica messinscena, in cui, fatto gravissimo, vi era implicato, direttamente, l'ONU.

Il Vaticano e l'ONU non hanno dimostrato altrettanta sollecitudine nell'accusare di crimini di guerra l'Arabia Saudita ed i suoi fiancheggiatori, che in un bombardamento contro civili in Yemen ha provocato, appena alcuni giorni or sono, più di settecento vittime, tra cui centinaia di bambini e donne! Evidentemente, i bambini non sono mai tutti uguali. Non solo quelli privilegiati che vivono in occidente in confronto a quelli mediorientali, ma neppure tra quelli yemenniti e di Aleppo, che pure sono tutti musulmani!
Il Capo di Stato Maggiore delle forze armate americane, Mark Milley ha dichiarato, ufficialmente, che l'esercito americano è pronto per scatenare una guerra mondiale contro Russia e Cina, distruggendo sul colpo ogni loro resistenza. Pensando con ciò, forse, ad una amena passeggiata. Insomma, l'apocalisse ha già esteso la sua ombra oscura e minacciosa, sopra il pianeta Terra!




http://www.pandoratv.it/?p=11656


https://www.youtube.com/watch?v=DYBGeh2Ip0g

https://www.youtube.com/watch?v=fJnR8ZB25JE




18 settembre 2016

Gli Stati Uniti bombardano l'esercito siriano. Violata la tregua. Scontro al Consiglio di sicurezza ONU tra Russia ed USA.






Di Andrea Atzori


In Siria è entrata in vigore il 12 di settembre, una tregua d'armi che vincola i contendenti a cessare gli scontri per 48 ore, eventualmente rinnovabili ad altre 48 se la tregua dimostrasse di reggere. Questo cessate il fuoco è stato concordato tra i ministri degli esteri russo Lavrov e quello americano Kerry a Ginevra. Esso impegna la Russia e la Siria solo nei confronti dei c.d. ribelli moderati ma non delle formazioni terroriste del Daesh, contro le quali le ostilità possono continuare. Accade però quello che si sapeva essere inevitabile. La filiale di Al Qaeda in Siria, chiamata Al Nusra, di recente ha cambiato il suo nome in Jabath Fatah al Sham, per camuffarsi meglio dentro la galassia dei combattenti siriani per motivi politici; per questo riconosciuti formalmente da Washington come moderati. Fin dall'inizio della rivolta, si è capito che alcuna distinzione è mai esistita tra oppositori politici e guerriglieri terroristi, essendo essi la stessa identica entità. A riprova di ciò, i russi ancora aspettano che gli americani comunichino loro quali siano gli estremi distintivi tra di essi, che siano tali da poter realizzare una demarcazione che consenta alle forze militari della coalizione russa di attaccare gli uni e risparmiare gli altri. Ed anche per poter verificare se la tregua venga veramente rispettata da tutti, compresi quelli che per gli statunitensi sarebbero i buoni da salvare. Ebbene, come detto, gli USA tergiversano da sempre su questa richiesta russa. Il che rende evidente la consapevolezza già acquisita per cui una tale demarcazione è impossibile in quanto non riscontrabile nella realtà dei fatti. In Siria a combattere contro i lealisti siriani, sono, sempre e solo, i tagliagole sauditi. Infatti, come condizione imprescindibile per un accordo di pace in Siria, è stata posta quella della consegna su piatto d'argento, della testa di Assad. Alla Casa Bianca interessa solo questo piccolo particolare. Una resa incondizionata da parte della coalizione a guida russa. La rinuncia alla sovranità nazionale dello Stato siriano. Per evitare l'irreparabile, cioè una guerra globale in tutto il medio oriente e poi nel mondo intero, le due superpotenze, insistono in questa farsa senza senso, destinata a lasciare delusi e disperati i protagonisti di questo macabro scontro senza vie d'uscita. Le avvisaglie di questo prevedibile esito del patto di non belligeranza siglato tra i rappresentanti delle due nazioni protagoniste dello scontro planetario in essere, erano già emerse subito dopo stesso che la notizia era stata diffusa al mondo intero. Infatti, stranamente, gli USA si rifiutavano di pubblicare il testo del trattato con cui la tregua era stata concordata. Per giustificare questo dinnanzi alle impellenti richieste di spiegazioni avanzate dalla controparte, costoro si contorcevano in tutta una serie di scuse senza senso che avevano il potere di accrescere il malcontento, piuttosto che alleviarlo. Tanto da far cadere nel nulla la stessa sessione del Consiglio di sicurezza ONU, espressamente convocata proprio per dibattere sulla recente tregua conclusa a Ginevra dalle due superpotenze. Secondo le spiegazioni fornite dalla diplomazia statunitense, rivelare i dettagli dell'accordo avrebbe messo a rischio l'operazione di aiuti umanitari alle popolazioni civili assediate ad Aleppo. Ma a parte il fatto che finora non si è vista neppure la lontana traccia dell'invio di aiuti umanitari, non è concepibile il rifiuto di rendere pubbliche le clausole dell'accordo destinato ad essere oggetto di approfondita analisi all'interno del Consiglio di sicurezza Onu; tanto che anche la Francia si è associata alla Russia nel pretendere dagli USA la pubblicazione del documento in questione. Altra giustificazione addotta è stata quella per cui prima di divulgare il contenuto dell'accordo sarebbe stato necessario attendere i primi sette giorni di vigenza della tregua, per verificare che questa tenesse, cioè venisse, veramente, rispettata da tutti i protagonisti chiamati in causa. Ma i sospetti che ormai aleggiavano negli ambienti delle diplomazie internazionali e della stampa e dell'opinione pubblica mondiale, erano quelli per cui Washington non aveva alcuna intenzione di rinunciare al suo progetto di rovesciare Assad e sacrificare l'intera struttura militare messa in piedi, con immenso dispendio di risorse finanziarie, a questo scopo. Infatti è arrivata la prova certa della messinscena orchestrata dalla diplomazia USA a danno della Siria, quando sono arrivate le notizie dei raid aerei americani, almeno dieci, che hanno colpito la base siriana di Dayr az Zor, postazione strategica per arrivare a Raqqa capitale dello Stato islamico, altrimenti chiamato ISIS. Nei bombardamenti sono morti circa un centinaio di militari lealisti ed altre numerose centinaia sono rimasti feriti. Dopo tali attacchi aerei sono subito entrati in azione i terroristi che hanno fatto piazza pulita dell'avamposto militare siriano proiettato da mesi verso la conquista del territorio profondo in cui è insediato il Daesh. Gli americani hanno con ciò dimostrato di essere determinati nel sostenere il terrorismo islamico, anche attraverso le frodi di negoziati di pace destinati solo a reprimere lo slancio degli eserciti governativi proiettati alla riconquista del territorio violato e alla cacciata degli invasori. Il presidente USA Barack Obama, ha cercato dapprima di giustificarsi affermando trattarsi di un errore, poi ha accusato la Russia, dicendo che era stata avvertita prima. Ma la sconfessione di Mosca è arrivata immediatamente. Anzi, il presidente Putin ha subito dichiarato che la malafede di Kerry nel firmare il trattato era evidentissima. In pratica si è trattato solo di un sistema utile per allentare la pressione dell'esercito siriano intorno alla seconda città della Siria, Aleppo, occupata da Al Nusra fin dal 2012 e già cinta d'assedio da mesi ed in punto di crollare, da parte delle forze della coalizione russa. In costanza della tregua divampano, nuovamente, i combattimenti in tutto il territorio siriano, persino a Damasco. Segno che le file dei guerriglieri sauditi armati dagli occidentali sono state rinfoltite con uomini e mezzi. L'ambasciatore statunitense presso l'ONU, Samantha Power, ha dichiarato che la guerra contro Assad continuerà fino alla sua eliminazione fisica e che la responsabilità e le conseguenza di questa guerra sono solo sue, per cui non potrà mai esserci alcuna pace in Siria. Il momento parrebbe drammatico. Il solo ostacolo alla guerra totale, difficile da eliminare, parrebbe essere rimasta la determinazione del presidente russo di trattare ad oltranza, sempre e a tutti i costi, per evitare il baratro. Ma la risoluzione della classe dirigente americana lo lascia senza vie d'uscita e con le spalle al muro. A meno che intenda pagare il costo morale e materiale di una disonorevole ritirata! Gravissime conseguenze non solo per la sua persona ma anche per la sua nazione!






30 agosto 2016

Cordoglio per le vittime del terremoto.

Esprimo la mia vicinanza ed il mio più sincero cordoglio ai parenti delle vittime del terremoto che ha colpito i paesi di confine tra Umbria e Lazio.




30 agosto 2016

La Turchia invade la Siria, assistita dai raid aerei USA. La Russia ordina esercitazioni militari mastodontiche. Il capo di Stato maggiore russo disdice una visita in Turchia.


















Di Andrea Atzori


La Turchia invade la Siria, con truppe di terra, carri armati, migliaia di c.d. ribelli moderati, in effetti militanti ISIS destinati a rinfoltire le file dei qaedisti accerchiati ad Aleppo; sostenuta in ciò, anche se solo formalmente, considerato che i guerriglieri non opporranno alcuna resistenza, dai raid aerei statunitensi. Da Damasco arriva una timida condanna per violazione della sovranità nazionale siriana.

Mosca, tragicamente, tace, denotando la difficoltà a digerire l'amaro rospo di una presa in giro tanto colossale subita da parte del presidente dittatore turco, presentatosi a Canossa con il capo coperto di cenere, il cilicio ai fianchi e la tunica di sacco, per implorare perdono al Cremlino per l'abbattimento del caccia Su 24 russo. Sulla sincerità di questo pentimento da parte di Erdogan, i russi non potevano dubitare, considerato il recentissimo tentativo di golpe da lui subìto ad opera di una componente molto forte dell'esercito turco. L'accusa, lanciata agli USA, di essere dietro a questo fallito colpo di Stato, non poteva non essere credibile, in particolare se a formularla era lo stesso principale interessato, alleato di ferro, fino a quel momento di Washington e nemico altrettanto fiero proprio della Russia, in particolare nella guerra che insanguina da più di un lustro, tutto il Medio Oriente, quella contro Bashar Al Assad, legittimo presidente siriano.
A distanza di qualche giorno dalla riconciliazione tra i due capi di Stato a Mosca, si passa dai deliri di un'ipotetica alleanza tra nazioni, fino ad allora,  nemiche acerrime, alla chiara trasgressione molto lampante, di una promessa di non belligeranza  appena conclusa. La revoca delle sanzioni alla Turchia, immediatamente, predisposta da Putin, adesso devasta e brucia come un incendio, l'orgoglio personale e il senso profondo di autostima che il capo di Stato di un grande paese deve, necessariamente, avere e nutrire, incessantemente, per rispetto del suo stesso popolo. Ma Erdogan, pare non abbia, minimamente, preso in considerazione queste conseguenze, dimostrando, anzi di avere seguito un piano ben preordinato, con il concorso del grande regista che manovra la scena dietro le quinte. Infatti, se gli Stati uniti non vi fossero coinvolti, come si sarebbe potuto verificare questo pressochè  immediato, voltafaccia della Turchia nei confronti di Mosca?
Un duro scambio di accuse tra Ankara e Washington, subito dopo il tentativo fallito di sovvertimento violento degli ordini dello Stato turco e poi, mentre ancora era in corso ad Ankara, la visita del vicepresidente americano Biden a Erdogan, l'annuncio gravissimo, dell'inizio delle operazioni di terra di invasione del territorio siriano, il c.d. piano B; programmato e predisposto da Washington, in caso di fallimento del cessate il fuoco, c.d. tregua d'armi, in Siria. Insomma, dalle scuse formali per l'abbattimento del Su 24, sul presupposto della violazione dello spazio aereo turco, in poche ore, si passa all'invasione diretta del suolo siriano? Non solo non erano sincere le scusa di Erdogan alla Russia, ma anzi, egli rincara subito il costo materiale ed umano dei suoi attacchi bellici all'alleanza russo-siriana, ben più grave dell'abbattimento del jet russo, facendo invadere il territorio siriano dalle sue truppe. Poco importa se l'esercito turco si fermi a cento o mille chilometri dalla frontiera tra i due paesi, in quanto, fossero stati anche solo pochi passi, un ipotetico disorientato militare russo o siriano, vi avrebbe di sicuro, lasciato la vita sotto il tiro dell'artiglieria di frontiera turca! Gran parte della stampa maintream occidentale, afferma senza mezzi termini, che dietro a questa decisione di Erdogan, esista un patto concordato con Mosca, per la distruzione di Daesh.
Di cui però, non esiste alcun documento o altra forma di prova, anche perchè, sarebbe stato un errore colossale questo da parte dei russi, mandare a caccia dei lupi il suo stesso capobranco. Non appena perdonato da un grave delitto contro la Russia, Erdogan sarebbe stato considerato degno di tanta stima personale da parte di Putin, fino a autorizzarlo a condurre un'operazione militare in territorio siriano, seppure mirata contro Daesh? Assolutamente incredibile! Gli americani hanno preparato la scena in modo da renderla credibile. Hanno scatenato un attacco dei Curdi, alleati della coalizione filo-occidentale, contro le truppe dell'esercito siriano a cui è seguito un violento scambio di colpi di artiglieria. Tanto è bastato ai Curdi per rendere la Siria ostile al progetto curdo di formazione di uno Stato indipendente lungo i confini con la Turchia, tanto osteggiato anche da Erdogan. A questa vicenda non ha mancato di  dare una propria diretta ed ufficiale, pressochè immediata, condanna la Casa Bianca con minaccia chiara ed esplicita ai siriani, di una propria reazione militare, in caso questa aggressione avesse a ripetersi.
Ma, in effetti, gli USA avevano già mollato i curdi, per accontentare i turchi, ma non solo. In effetti agli statunitensi non interessano i curdi, non in grado di insidiare il cuore del potere di Assad a Damasco. Per questo piano è molto più utile la Turchia e l'Arabia Saudita. Stati potenti militarmente ed economicamente, con cui già esiste una solida alleanza a questo proposito. L'avanzata turca è stata giustificata da Erdogan come un'autodifesa contro gli attentati dei terroristi ISIS contro le città turche che hanno mietuto decine di vittime. Anche se la nascita e lo sviluppo delle formazioni militari islamiche estremiste in Siria è sempre stata guidata dalla regia delle potenze confinanti allo Stato siriano che perseguivano una strategia di smembramento del  suo territorio nazionale. Partendo da questi presupposti, non si può certo essere tanto sprovveduti da meravigliarsi se la discesa dell'esercito turco ha, prima del loro stesso arrivo, messo in fuga i tanto temuti guerriglieri del Daesh, già preavvertiti in tempo utile per sciogliere i ranghi e disperdersi. Una vera grande farsa su cui il mondo ride. Da notare il silenzio al riguardo, della Russia, oltrechè della Siria. Putin, adesso non parla e preferisce non pronunciarsi. Un silenzio molto strano. Anche se le minacce del presidente russo sono ormai famose per essere sempre state compresse sotto vuoto spinto.
Il confronto con gli Stati Uniti è oggi assai assorbito nella questione dell'uso delle armi chimiche da parte dell'esercito di Assad nel 2013, per il quale si arrivò al punto cruciale di un attacco missilistico statunitense contro la Siria, sul presupposto del superamento della c.d linea rossa tracciata dal presidente statunitense Obama, conclusosi poi con la consegna di tutto l'arsenale di ordigni chimici alle forze Nato che avrebbero dovuto distruggerlo, ma di cui non se ne sa più niente. Intanto Washington, pressa l'ONU affinchè vengano accertate le responsabilità per quegli eventi criminosi. Ma è ormai assodato che, come avvenne in ogni fronte di guerra aperto dagli statunitensi, dal Golfo del Tonchino, all'Iraq di Saddam Hussein, queste accuse sono sempre servite solo a giustificare l'aggressione militare diretta degli USA, preordinata a diffondere nel mondo devastazione e morte, in nome della pace e della democrazia. Recente la confessione pubblica dell'ex premier inglese Blair, che ha ammesso di avere inventato l'esistenza dell'arsenale atomico di Saddam, solo per fornire una scusa all'aggressione dell'Iraq.
Il rappresentante siriano presso le Nazioni Unite ha lamentato il totale disinteresse che la commissione competente ha sempre dimostrato per le prove presentate dalla Siria sull'uso delle armi chimiche da parte dei terroristi filo americani. Anzi, in  particolare, egli afferma che proprio la strage del 2013, chiama in causa i servizi segreti francesi, che per evitare che le indagini si concentrassero nel luogo di una delle stragi già in precedenza compiute da costoro, concepì l'espediente di un nuovo attacco chimico, quello terribile del 2013, in cui persero la vita oltre 3000 bambini siriani; al fine, appunto, di evitare che gli specialisti inviati dall'ONU, per accertare l'entità e le cause del precedente attentato, si avvicinassero a questo sito, essendo costretti, invece, a recarsi con urgenza verso il luogo del nuovo micidiale attacco. Questo è solo il segnale che il momento della resa dei conti tra le due superpotenze si avvicina. Anche se la Russia fa di tutto per procrastinarlo, per ovvi motivi da ricercare nell'avanzamento del proprio programma di riarmo, finalizzato proprio a questo scontro decisivo contro le mire espansionistiche della Nato.
Putin, come detto, si trincera, stavolta, sotto una coltre di profondo silenzio. Lancia solo un ammonimento a Erdogan, quello molto generico di non interferire nelle azioni di Mosca e Damasco dirette a ripristinare la legittima sovranità della Siria sul suo territorio. Ciò, infatti, implicherebbe che, dopo avere liberato la città siriana di frontiera dall'occupazione dei terroristi islamici, l'esercito turco si dovrebbe ritirare oltre i confini della sua nazione, evitando di entrare nel conflitto in corso presso la metropoli di Aleppo, cinta d'assedio dall'esercito lealista siriano. Cosa che di sicuro non accadrà, in quanto sia l'America che la Turchia hanno invaso la Siria, non per andarsene ma per restarvi. Anzi, per portare a termine il loro piano di spartizione del suo territorio, come fanno sempre  le belve con le spoglie delle loro vittime! Nei piani americani vi sarebbe quello, già concepito dalla mente fredda di Hillary Clinton, di imporre in Siria una No Fly Zone, come venne fatto con l'intervento militare in Libia contro Gheddafi. Ciò implicherebbe come conseguenza inevitabile, che anche gli aerei siriani e russi potrebbero essere abbattuti dagli americani e dai turchi. Insomma, prima della visita di Erdogan al Cremlino, la Turchia poteva abbattere impunemente aerei militari russi solo dentro le sue frontiere, a distanza di qualche giorno ci accorgiamo che questa possibilità viene estesa anche allo stesso spazio aereo territoriale siriano!
Intanto la visita del capo dello Stato Maggiore russo generale Gerasimov in Turchia, propagandata dalla stampa occidentale, come segno della riconciliazione tra Mosca ed Ankara e diretta a verificare il coordinamento possibile tra i due paesi nella lotta al Daesh, prevista in data 26 agosto, è andata deserta. Infatti la Russia ha disdetto tale incontro, senza chiarirne i motivi. Ma non è difficile capire che le condizioni perchè ciò avvenisse  non erano più sussistenti, dopo la violazione della sovranità territoriale dello Stato siriano da parte delle truppe della coalizione turco statunitense.

Intanto la Russia predispone le esercitazioni militari più imponenti della sua storia. Ordinando il coinvolgimento e l'impegno di tutte le forze armate terrestri, navali e aeree di cui dispone. Senza preavviso, il ministro della difesa  Gen. Soygu ha ordinato un'ispezione di tutte le armate della federazione russa, per verificare la prontezza delle truppe al combattimento. Dal Mar Baltico al Mar Nero, al Mar Caspio, le flotte navali russe, si sono mosse in coordinazione contro un ipotetico nemico. Altrettanto hanno fatto le armate di terra e le flotte aeree. Le più potenti navi da guerra russe hanno fatto la loro comparsa dentro alle acque del Mar Nero, dove staziona, permanentemente e illegalmente, anche una flotta navale della Nato. Questo movimento di truppe tanto mastodontico, non è passato inosservato, alle autorità militari e politiche statunitensi, che hanno chiesto informazioni a Mosca sul motivo di tanto dispiegamento di forze. La risposta è stata assai generica: controllo dello stato di prontezza al combattimento delle truppe. Si capisce adesso, forse meglio il motivo per cui la Merkel, primo ministro tedesco, ha ordinato alle autorità del suo paese di tenere il popolo preparato, per l'eventualità prossima di una grande catastrofe che avrebbe potuto devastare la nazione. Rifugi, maschere antigas, scorte alimentari sufficienti per dieci giorni e persino, due litri di acqua! Ma ancora nel mondo non sanno darsi risposte per questi ordini della Merkel!




18 agosto 2016

Assedio di Aleppo: esercito siriano respinge attacco di Al Nusra, nonostante il soccorso mediatico delle Ong USA, UE e ONU comprese.


Di Andrea Atzori


Si protrae da mesi l'assedio da parte dell'esercito di Assad, della seconda città della Siria, Aleppo metropoli di qualche milione di abitanti, un tempo florida città, gioiello e diadema del paese più libero, evoluto per civiltà e cultura di tutta l'area mediorientale. Là dove regnava, fino a cinque anni or sono, un'intensa attività artigianale e una vita economica e sociale assai dinamica, oggi si ritrova un ammasso di macerie in cui il potere sovrano è passato dalle mani del legittimo rappresentante a quello della guerra cieca e spietata, scatenata da bande di terroristi in lotta contro le forze lealiste al presidente Assad e molto spesso anche tra loro stessi, per il possesso dei ricchi tesori di cui questo paese abbonda, non ultimi i gioielli dell'Islam, i reperti archeologici, i pozzi petroliferi e l'invidiabile  posizione geopolitica e strategica.Questa vile guerra, in cui a combattersi sono, formalmente, una nazione aggredita e un aggressore mascherato, come l'antica favola del lupo travestito da agnello; rivolte di piazza manovrate da un burattinaio occulto, apparentemente giustificate come reazione popolare contro un regime dispotico, come in tutte le capitali di paesi non allineati agli USA, classico esempio la rivolta di piazza Maidan a Kiev; degenerate poi in scontri tra eserciti veri e propri, armati di tutto punto da potenze straniere, intervenute nel conflitto in modo legittimo e trasparente nel caso della Russia invitata a sua difesa dalla Siria ed assai meno per le potenze del Golfo e della Nato, implicate in modalità aggressiva, al solo scopo di far valere proprie aspirazioni a esercitare un'influenza politica su questi governi; insediandovi al vertice uomini di propria fiducia, come è stato sempre fatto in ogni area del mondo in cui costoro hanno sovvertito i poteri statali, fin dalla seconda guerra mondiale.  Classico il caso dell'Italia, dove un governo non rimane in piedi se non appoggiato al piedistallo predisposto dagli USA, se cade il piedistallo, cade anche il governo.  Se pensiamo che persino i telefonini dei premier dei paesi Nato sono sotto controllo della Casa Bianca, che i servizi segreti di tutti questi stati sono alle dipendenze dirette della CIA, possiamo renderci conto di quanto gli americani si debbano considerare, a buon diritto, i padroni del mondo, almeno quello occidentale. Anche l'ex primo ministro del Qatar, lo sceicco Hamad Bin Jassim Bin Jaber, ha ammesso che questa guerra non fu affatto una rivoluzione ma una disputa tra superpotenze. Che il Qatar ha accettato la proposta dell'Arabia Saudita e degli Stati Uniti solo in quanto venne accolta la sua richiesta di guidare la coalizione come protagonista, anche se poi l'Arabia Saudita la indusse ad accontentarsi del ruolo di comprimaria. Anche un nipote del defunto presidente Kennedy, ha affermato pubblicamente che la guerra in Siria venne decisa solo dopo che il Qatar si dichiarò disponibile alla costruzione di un grande oleodotto che attraversasse la Siria, per portare il greggio dei loro giacimenti petroliferi in Europa. Sono queste le dimostrazioni che gli USA e l'occidente europeo, danno al mondo della superiorità del loro sistema politico, retto su presunti valori di democrazia e libertà, che si ostinano ad esportare nel mondo, con queste guerre maledette. La pace imposta agli altri popoli con le armi, assomiglia tanto alla quiete della morte. Là dove queste pretese di dominio vengano respinte al mittente, com'è il caso di Russia e Cina e delle loro aree geopolitiche e strategiche di influenza diretta, ormai ridotte anch'esse al lumicino, cominciano gli attriti  e le tensioni militari, vedi le frontiere della Russia, la stessa Siria oppure il Mar Cinese Meridionale, nonchè la Corea del Nord o il Nord Africa. Un mondo in fiamme la cui deflagrazione finale sarà forse l'atto di morte del pianeta Terra. Un braccio di ferro a chi resista di più al terrore atomico, nella speranza che qualcuno ceda per primo lasciando all'altro la palma della vittoria. Con la certezza assoluta, però, del rischio che si corre, cioè che in caso di passaggio alle vie di fatto, cioè scontro diretto tra superpotenze, il finale è già scontato.  Una premessa questa, indispensabile per capire quanto sta accadendo ad Aleppo; dove dopo cinque anni di guerra in Siria, tra le orde di guerriglieri terroristi provenienti da tutto il mondo, attirati  dai tesori da depredare e armati, vettovagliati e finanziati dalle potenze più ricche del mondo, proiettate al dominio mondiale con il rovesciamento dei poteri legittimi ancora non allineati, ed il regime di Assad, si assiste ad una situazione di stallo nei combattimenti fin dal 2012, data in cui la parte orientale della città venne invasa dalle truppe di una fazione di Al Qaeda quella così chiamata Al Nusra; che gli americani ancora si ostinano, persino ai tavoli di pace predisposti dall'ONU, a considerare in modo totalmente soggettivo, guerriglieri moderati, cioè non terroristi, ma combattenti per motivi politici contro il regime di Assad e per questo da loro protetti, già autoproclamatisi guardiani di democrazia a livello globale. Talchè c'è da chiedersi se non sia più l'ONU l'organismo internazionale preordinato a dirimere i conflitti tra Stati o se questa funzione non sia passata direttamente, agli Stati Uniti d'America.  Con tutti gli annessi e connessi, in quanto in questo caso, anche gli altri Stati controinteressati e contrapposti, sono  nel pieno diritto di opporre resistenza, in base al principio di autodifesa. Insomma, l'ONU è ormai trasformata in una Ong Usa ed ha già fatto la fine della Società delle Nazioni che l'ha preceduta in questo destino prima del secondo conflitto mondiale. La perdita di prestigio e fiducia da parte delle Nazioni Unite, porterà, come prevedibile, al terzo conflitto mondiale, già in gestazione nel ventre molle di un pianeta ormai vecchio, decrepito ed afflitto dal mille acciacchi. L'avanzata dell'esercito imperiale ha già toccato i punti nevralgici, dolorosi del confronto che l'oppone alle superpotenze asiatiche. I due emisferi del pianeta Terra stanno passando dal confronto allo scontro, sul presupposto della pretesa di un diritto ad assurgere al superdominio globale, rivendicata più dagli USA che non da Russia e Cina. Sulla base di queste considerazioni, la battaglia per Aleppo è determinante non solo per il destino della guerra in Siria, ma per quello dello stesso pianeta. Dopo l'intervento militare dell'esercito russo in questo teatro di guerra, proprio nel momento in cui le sorti di questa città erano divenute assai critiche e persino scontate, tanto da far dire a Putin di essere egli ormai deciso a fare di Aleppo una nuova Stalingrado, cosa che sta, puntualmente, verificandosi; le truppe siriane, rinfoltite da forze fresche di reparti specializzati dell'esercito russo, iraniano e dei guerriglieri libanesi Hezbollah, hanno cinto d'assedio la parte orientale della città occupata dai terroristi sauditi filoamericani.  Dopo la tregua d'armi siglata tra russi e americani a Monaco, per la fine delle ostilità in Siria, almeno nei confronti dei c.d. ribelli moderati, sul presupposto della loro esistenza, non essendovi inclusi i terroristi di Al Qaeda e Isis, era un rischio assai concreto quello per cui, si sarebbe assistito ad un'escalation del riarmo degli stessi da parte delle nazioni che li sostengono, già decise d'altra parte, in caso di fallimento del cessate il fuoco, a procedere ad un intervento diretto via terra per risolvere, definitivamente, la questione bollente con Assad, ma anche con la Russia, nel caso in cui questa non fosse disponibile a subire un'umiliante sconfitta, ancor prima di combattere la sua battaglia in cui, volente o nolente, viene comunque, chiamata in causa e direttamente, coinvolta. D'altra parte è da considerare che i conflitti nel mondo non sono mai indipendenti gli uni dagli altri. Se la Nato ed i paesi del golfo invadono la Siria, è da mettere in conto un immediato avvio delle ostilità militari tra Cina e Stati Uniti nel Mar Cinese Meridionale. Le due guerre sarebbero interconnesse anche nei loro esiti. Se la Cina mostrasse di poter prevalere sugli americani che non riuscissero a resistere, contemporaneamente, allo scontro diretto contro entrambe le superpotenze asiatiche, l'America avrebbe già perso. Infatti sarebbe del tutto prevedibile un disimpegno dell'esercito USA, sia in Siria che in Europa, per difendere il suo territorio nazionale dall'inevitabile invasione; Siria ed Europa, dove, invece, la Russia si troverebbe la strada spianata per la sua avanzata finale. La storia è implacabile nelle sue lezioni. Una verità pressochè matematica. In pratica il destino di questa guerra in occidente, si deciderà in oriente. Ad Aleppo, dopo il cessate il fuoco imposto sulla base del negoziato tra le superpotenze, i guerriglieri di Al Nusra che da poco hanno cambiato nome per camuffarsi  meglio da moderati ed hanno dichiarato di essersi ormai staccati da Al Qaeda, con tutti i dubbi sul valore delle loro parole, hanno non solo continuato ad essere riforniti e assistiti in quanto a cure sanitarie, derrate alimentari e finanziamenti dai loro sponsor burattinai, ma visto , addirittura, decuplicare gli sforzi tesi al loro riarmo. Armi sempre più moderne tanto che un elicottero russo, con a bordo due piloti e tre assistenti sanitari che svolgevano attività di soccorso e assistenza alle popolazioni civili martoriate dalla guerra, è stato abbattuto di recente, con un missile di fabbricazione USA, di cui prima i terroristi non erano dotati. Solo di recente l'assedio di Aleppo da parte delle forze siriane è divenuto totale, con il sigillo imposto ed apposto su tutte le vie di comunicazione alla città. I guerriglieri sono accerchiati. Niente vi può entrare nè uscire, nè uomini nè, tanto meno, mezzi. I bombardamenti dei cacciabombardieri russi è costante. Questo comporta, ovviamente, gravi sofferenze alla popolazione civile. Pur avendo apprestato, gli assedianti, per costoro, dei percorsi di uscita dalla zona di guerra, non possono scappare in quanto ne vengono ostacolati dalle truppe asserragliate che vorrebbero usarli come scudi umani.  In questo contesto, mossi dall'esigenza di rompere l'assedio che minacciava di farli morire non solo sotto le bombe ma anche della peggiore delle morti, quella per inedia, in un impeto di ribellione a questa fine orribile, spinti dalla disperazione, le truppe dei terroristi prigionieri di questo destino infame, hanno tentato con tutte le loro forze rimaste, un'estrema battaglia per spezzare l'accerchiamento. Questo è accaduto subito dopo l'abbattimento dell'elicottero russo, quando Putin diede l'ordine di fermare tutte le operazioni militari per consentire alle forze speciali russe, chiamate Spetsnaz, di recuperare le salme dei cinque uomini deceduti che si trovavano a bordo del velivolo. Si può anche dire che i siriani sono stati presi alla sprovvista. Ma la reazione è stata furibonda. Dopo un primo momento di sbandamento, in cui le agenzie di stampa occidentali battevano le notizie trionfalistiche di rottura dell'assedio ad Aleppo, da parte dei terroristi islamici filo americani, con l'occupazione dei fabbricati dell'Accademia militare, considerata strategica ai fini della vittoria in questa battaglia per il possesso della metropoli siriana, lo sforzo bellico dei reparti di terra e di cielo dell'esercito lealista siriano e russo, si è fatto sempre più deciso e costante, fino a respingere l'aggressione posta in essere dalle forze armate filo saudite e americane.  I caccia russi si sono spinti fino ad altezze minime di 200 metri, per mettere a segno i loro ordigni in modo sempre più preciso.  Che queste notizie fossero vere, lo si è capito dal cambiamento di umore e di tono dei comunicati diffusi dalla stampa maintream occidentale. Contemporaneamente all'azione dei cacciabombardieri russi, si accusava costoro di bombardare contro la popolazione civile. Veramente disgustoso e vergognoso, questo manifesto sostegno ad un'organizzazione militare terrorista, che era e rimane, a tutti gli effetti, parte integrante e costitutiva di  Al Qaeda. L'Onu, addirittura, per bocca del suo rappresentante Staffan De Mistura, dichiara esplicitamente che la Russia avrebbe usato armi chimiche vietate  dalle leggi internazionali e che, quindi, sarebbero  da considerare crimini di guerra. Mentre la Russia oppone che l'uso di armi chimiche è stato fatto dalla parte aversa, con pallottole ed ordigni che rilasciano sostanze chimiche che hanno ucciso donne e bambini. Ancora l'Onu chiede venga indetta una tregua delle ostilità, per prestare soccorso alla popolazione stremata dalla guerra. In effetti una domanda sorge in modo spontaneo. Come mai l'ONU si accorge di intervenire ed interferire sull'esito della guerra, solo adesso che i siriani ed i russi stanno avendo la meglio sui terroristi che continuerò a chiamare, per amore di verità, con il loro vero nome cioè quello di Al Qaeda? La Russia, sempre prona al volere di un'organizzazione mondiale che si ostina a considerare super partes, ma che, invece è palesemente, trasformata in una Ong americana, considerata anche la sua sede non neutrale nel palazzo di vetro a New York, ha concesso tre ore al giorno di tregua, mentre l'ONU ne chiedeva 48 consecutive, di cui si avvantaggeranno proprio i soliti terroristi, avvezzi a risolvere i conflitti militari con i camion bomba o i Kamikaze, che sventrano palazzi od ospedali ma contro cui l'ONU non alza mai il suo monito minaccioso. Ne approfitteranno per spingere l'acceleratore sul riarmo dei belligeranti sauditi, portando agli estremi concepibili, l'escalation militare tra i contendenti.  La morte di bambini fa sempre pena, certo. Ma non si capisce perchè le stragi di bambini irakeni od Afgani, da parte di militari o droni  americani, che hanno tanto fatto indignare e infuriare l'ex presidente afgano Hamid Karzai, non sono mai stati condannati dall'ONU che li ha sempre considerati effetti collaterali della guerra; recependo con ciò, il punto di vista degli americani al riguardo. La battaglia di Aleppo continua, con lo schieramento militare siro-russo, intenzionato a cogliere la vittoria totale, con la resa incondizionata dei guerriglieri. Anche per poter ritrovarsi al tavolo delle trattative ONU a Ginevra, con gli esiti ormai già consolidati sul campo di battaglia. Anche dopo la pace raggiunta con il presidente turco Erdogan, il quale cerca e prevede di ottenere da Putin, un sostegno alle sue richieste di non vedersi nascere ai suoi confini con la Siria, uno Stato indipendente Curdo, per le note vicende storiche e per la messa al bando del PKK, considerata dalla Turchia e dal mondo intero, un'organizzazione terroristica.  Mentre Putin gli chiede la chiusura delle frontiere turche con il nord della Siria, al fine  di scongiurare il passaggio indiscriminato ed incessante di uomini, armi e mezzi militari dei terroristi diretti in Siria. Parrebbe che Erdogan non sia neppure più tanto ostile alla permanenza al potere, almeno provvisoriamente,  di Assad. Punto su cui, invece, non sono assolutamente, d'accordo gli statunitensi. Infatti costoro non accetteranno mai che il legittimo presidente siriano rimanga al suo posto, per il fatto che, in ossequio alla loro politica di espansione mondiale imperialista, a causa della quale questa guerra è iniziata e perdura, pretendono al suo posto un governo composto da uomini di loro fiducia. Un governo filoamericano designato dalle alte sfere del loro impero globale. Un governatore statunitense, piuttosto che un presidente eletto dai siriani per salvaguardare gli interessi nazionali del loro paese; espressione e garante della loro sovranità nazionale. Proprio come facevano gli imperatori dell'antico impero romano. Per tali motivi è assai evidente che tutti i negoziati indetti dall'ONU per raggiungere una pace in Siria, hanno solo due possibilità di riuscita. La prima è che sia la Russia a cedere, magari con la previsione di un percorso che consenta un graduale passaggio di poteri e, comunque, un'uscita di scena definitiva di Assad. La seconda è che a cedere siano agli americani, consentendo la permanenza al potere del legittimo governo siriano e del suo presidente. Mentre la prima possibilità, cioè la resa di Putin è più probabile, la seconda è totalmente destituita di fondamento. Gli americani sono pronti alla guerra prima di mollare. In effetti i russi stanno ad un tavolo delle trattative che non avrebbe alcuna ragion d'essere, se venisse rispettato il diritto internazionale. Ma se una parte del conflitto, quella americana, non vi è disponibile, ecco che torna di scena l'illusionismo a cui ci ha abituati l'ONU. Far finta che la pace sia tornata nel mondo, dopo che il nemico del diritto internazionale, costituzionalmente inadatto e indisponibile  al suo rispetto, ha comunque raggiunto il suo scopo, lasciando che colga quella vittoria a tavolino che aveva, in ogni caso strappato con la violenza della armi. Strana Corte di Giustizia quella che emette una sentenza con cui dispone che la refurtiva debba rimanere al ladro, sottraendola al suo legittimo proprietario!




3 agosto 2016

Elicottero russo abbattuto in Siria da Al Nusra, con missile USA. Deceduto l'intero equipaggio.



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Di Andrea Atzori


Elicottero russo, con a bordo due piloti e tre funzionari della sussistenza, abbattuto dai terroristi guerriglieri nei cieli di Idlib, in Siria, con un missile fabbricato e consegnato dagli USA. Deceduto l'intero equipaggio.


Confermata anche dal ministero della difesa russa, la notizia secondo cui un elicottero di nazionalità russa è stato abbattuto nella provincia nord occidentale della Siria, ai confini con la Turchia, mentre rientrava alla propria base militare di Khmeimin, dopo una missione difficile nella città di Aleppo. I due membri dell'equipaggio e tre funzionari del centro russo di coordinamento per la riconciliazione delle parti in conflitto, al rientro da una missione umanitaria nella città assediata dalle truppe  siriane, sono tutti deceduti. Le autorità militari russe, non nutrono alcun dubbio in proposito.

Ad abbattere il convoglio aereo sono stati i guerriglieri di Al Nusra, solo un'altra faccia, l'ennesima, assunta dall'organizzazione terroristica Al Qaeda, che di recente ha, ulteriormente, cambiato il proprio nome in Bhat Fatah al-Sham, Fronte per la conquista della Siria. Questa strategia del camaleonte, usata da queste organizzazioni terroristiche, è, ovviamente, diretta a infondere la sensazione, nell'opinione pubblica internazionale, di essere esse cosa diversa dal gruppo originario di cui sono sempre state parte integrante e costitutiva. Infatti, i nord americani, non possono permettersi di avere come alleata in queste guerre scatenate dopo l'11-settembre-2001, la stessa organizzazione terroristica di Bin Laden che di quella strage è stata riconosciuta, universalmente, stratega e autrice, unica ed esclusiva.

Lunghe ombre avvolgono, come sudario, questo tragico evento del crollo delle Torri Gemelle a New York, lasciando, volenti o nolenti, un'unica possibilità di interpretazione al suo avverarsi. Insomma, una vera assurdità ed un'onta all'intelligenza del genere umano, il combattere guerre contro Al Qaeda al fianco di Al Qaeda. Una contraddizione in termini. I ribelli moderati che combattono contro il presidente siriano Assad in Siria, sono nient'altro che queste numerose versioni della stessa organizzazione terroristica, presentate al pubblico mondiale, per far credere che non di Al Qaeda si tratti, ma di rivoltosi animati dal desiderio di rovesciare il regime di Bashar al Assad. L'ennesimo cambio di casacca, suggerita dall'esigenza di illudere la Russia che i combattenti anti Assad, non siano solo terroristi arabo sunniti di nazionalità saudita, ma che di loro esistano varie sfumature in quanto a legittimità derivante dal rispetto del canone di democrazia imposto alla comunità internazionale dagli Stati Uniti d'America, che di questo sistema politico si atteggiano ad essere gli unici autentici depositari; auto-proclamandosi, garanti e guardiani, a livello globale, delle libertà democratiche e dei diritti umani, in esso insiti e rappresentati.

Questo esercito, armato ed equipaggiato, da Stati Uniti e monarchie del petrodollaro, oggi, dopo l'intervento militare russo, a sostegno della Siria, si trova asserragliato e assediato, senza possibilità di scampo, come fu per quello ucraino a Debaltseve ed ancor prima a Stalingrado nel corso della seconda guerra mondiale. Una vera vocazione per l'assedio delle città contese, questa dell'esercito russo! Talchè paiono avverarsi le premonizioni di Vladimir Putin, che dichiarò ufficialmente, avrebbe fatto della Siria una nuova Stalingrado. Le forze militari fedeli al presidente siriano, ingrossate da truppe inviate dall'Iran, dai guerriglieri Hezbollah e reparti specializzati russi, hanno cinto d'assedio la città di Aleppo, dopo avere chiuso tutte le vie di comunicazione e di accesso a questa città, la seconda per importanza  della Siria, vicina alla frontiera con la Turchia. Sigillandola e segregandola dal resto del mondo.

A lungo è rimasta aperta solo una possibilità per i combattenti antagonisti del regime siriano che occupano questa città fin dal 2012, per relazionare con l'esterno. Da qualche settimana però, anche questa è sotto tiro dell'artiglieria siriana, posizionatasi su un'altura che la sovrasta. Da notare che le città siriane sono già da molto tempo, dopo cinque anni di bombardamenti e lotte tra eserciti contrapposti, ridotte ad un cumulo di macerie. La maggior parte della popolazione civile è morta sotto queste rovine, milioni di vittime; quello che rimane, perlopiù sostenitori di Al Qaeda con le loro famiglie, è ormai allo stremo, senza assistenza sanitaria nè derrate alimentari.

E' accaduto, infatti, che, come in ogni teatro di guerra mediorientale, anche questo appena iniziato e tuttora in corso in Libia, l'intervento della coalizione militare guidata dagli USA, abbia aggredito i terroristi, ben protetti all'interno dei tunnel sotterranei (bunker) scavati nel sottosuolo delle metropoli, bombardando, indiscriminatamente, i centri urbani, facendoli crollare come fossero di cartapesta. Ma neppure scalfendo la resistenza dei guerriglieri terroristi, riparati e ben protetti all'interno dei loro bunker. L'emergenza umanitaria in Aleppo, è al massimo livello di allarme. La Russia sta tentando di far defluire all'esterno gli abitanti non implicati con il terrorismo, anche per poter procedere meglio all'assalto finale contro i guerriglieri sauditi, sul presupposto scontato dell'assoluta pretestuosità della loro discriminazione tra ribelli moderati e terroristi veri e propri.

In questo contesto è da inquadrare questo episodio tragico della fine dell'elicottero russo M-8 abbattuto e dei suoi due piloti e tre civili della sussistenza russa trucidati come fossero animali. Infatti, al momento del suo abbattimento, questo tornava alla sua base militare, da una missione nella città di Aleppo, finalizzata ad assistere la popolazione con la distribuzione di derrate alimentari e di prodotti sanitari essenziali per la sopravvivenza. Come detto, l'attacco da terra è avvenuto con missili antiaereo, armi moderne e atte ad abbattere gli aerei ed elicotteri russi, di cui gli statunitensi minacciavano di dotare i terroristi di Al Qaeda, fin dal primo momento dell'intervento militare russo in Siria.

In effetti, la tregua d'armi in Siria è servita solo a consentire il riarmo di queste organizzazioni terroriste, ormai allo sbando dopo lo scompiglio e la devastazione prodotta nelle loro fila, dall'azione incessante dei bombardieri russi. Gli USA, anche dopo l'entrata in vigore della tregua, hanno continuato ad armare e finanziare gli pseudo ribelli anti Assad, che la Russia si era impegnata a non rendere bersaglio dei suoi attacchi aerei e terrestri. La discriminazione tra gruppi moderati ed estremisti, venne concordata tra USA e Russia, ma, in effetti, senza mai raggiungere una vera e propria unanimità di vedute sulla questione. Soprattutto perchè, come detto, questa distinzione non può essere fatta in modo obiettivo, essendo i confini tra essi, non solo labili ma del tutto inesistenti, considerato che al loro interno viene eseguito un continuo travaso di forze ed anche i cambi di nome vengono concepiti, esclusivamente, come una maschera utile solo a confondere le idee al riguardo.

Di conseguenza, i nord americani, vengono a trovarsi in una posizione di estremo vantaggio nei confronti dei russi, che non si riesce proprio a capire a cosa stiano mirando e neppure se abbiano dei veri obbiettivi da perseguire. Infatti si registra una realtà di fatto per cui, in tutti i fronti di guerra aperti ed in cui vengono, volenti o nolenti, coinvolti, proprio nel momento meno opportuno, cioè mentre stanno vincendo un confronto militare, concedono, benevolmente, al nemico la possibilità di farla franca, passando dal confronto armato a quello diplomatico. Segno che non hanno alcuna intenzione di andare a fondo, accettando la prima occasione utile per il disimpegno militare. Esponendosi però, al rischio che l'avversario sfrutti questa occasione per il riamo, garantito dalle potenze da cui questo viene sostenuto e si presenti nuovamente, ancora più forte di prima sul terreno di battaglia. Vanificando con ciò, anche lo sforzo militare e finanziario sostenuto per conseguire quei primi risultati positivi. Ogni volta si ritrovano di nuovo e daccapo, allo stesso punto di partenza. Questo, in effetti, è avvenuto nel Donbass ed anche in Siria.

Cosa accadrà adesso, dopo questo grave evento dell'elicottero abbattuto, non è possibile prevedere. Ma la situazione è assai grave e si sta vieppiù complicando. Dell'equipaggio dell'elicottero non si nutrono più speranze di trovarne in vita qualcuno. Infatti, subito dopo l'abbattimento, i terroristi hanno messo in rete un video dei loro corpi mentre venivano trucidati e straziati. Putin ha messo in allarme i reparti speciali chiamati Specnaz, su cui incomberà il gravoso compito di recuperare le salme,  mentre tutte le operazioni militari sono state sospese, in attesa di verificare i risultati dell'operazione. Non è credibile che si assista ad un ulteriore disimpegno bellico nell'area da parte della Russia. Infatti il presidente Putin ha già definito come prossimo un ritorno sul terreno di battaglia, dell'esercito russo che sarà molto più devastante di quello precedente.




18 luglio 2016

Colpo di Stato militare in Turchia, fallito dopo quattro ore. Erdogan punta l’indice accusatore contro gli Stati Uniti.










Di Andrea Atzori


Come una caldera vulcanica in ebollizione, il mondo musulmano non cessa  mai di sorprendere e meravigliare. E’ notizia recentissima questa del colpo di Stato in Turchia, posto in atto da una fazione assai consistente dell’esercito con l’adesione di alti esponenti della società civile e della magistratura, ostili al presidente Recep Erdogan. Mentre costui si trovava in villeggiatura in una località turistica del suo paese, è piovuta sul mondo attonito, questa notizia drammatica che lancia ombre oscure sul destino non solo del regime al potere in Turchia, ma su tutto il fragile equilibrio dei rapporti tra le due superpotenze in quest’area funestata da una serie di conflitti militari che vedono coinvolti pressochè tutti gli Stati del mondo. Seppure a sorpresa, questo tentato e poi fallito Golpe militare non può certo considerarsi del tutto imprevisto ed imprevedibile nonché immotivato. Il clima dentro al quale si svolge la vita pubblica di questa nazione già da parecchio tempo assai teso, è andato sempre più arroventandosi in seguito ad avvenimenti molto gravi che hanno scosso lo svolgimento normale persino della vita quotidiana della cittadinanza. Eventi che hanno lasciato interdetti persino i protagonisti principali della crisi politica e militare in cui viene risucchiato, da molti decenni, l’intero mondo islamico. Qualcuno ha espresso la sua opinione al riguardo lanciando una personale considerazione sulla serie di attentati devastanti messi a segno dallo Stato islamico nelle principali città turche; ponendosi una domanda del tutto logica e pertinente: può mai, sensatamente, un movimento terroristico, aggredire le stesse comunità nazionali da cui viene alimentato e sostenuto? Infatti, che il regime turco fosse coinvolto fino al midollo delle sue ossa nella guerra contro la Siria di Bashar Al Assad, era cosa risaputa ed inoppugnabile. Che la stessa famiglia Erdogan facesse affari con il Daesh, attraverso la compravendita di ingentissime partite di petrolio estratto dai giacimenti siriani, era anch’essa una verità comprovata. Il progetto di spartizione del territorio siriano tra le principali potenze confinanti, procedeva spedito, senza imprevisti, del tutto sicuro, sotto la supervisione statunitense, fino all’arrivo del guastafeste non invitato e poco gradito, cioè l’intervento militare della Russia, che ha sconvolto i piani del Pentagono di disegnare nella regione una nuova geografia politica ed economica. Cambiare gli assetti del potere in direzione filo americana sul presupposto del disastro materiale, culturale ed ideologico dei regimi preesistenti, cresciuti sotto l’ala protettiva di Mosca, che ancora vi manteneva qualche interesse strategico da tutelare. La resistenza eroica delle truppe lealiste siriane funzionava anche come cuscinetto per la difesa a distanza di un altro territorio che aveva buone ragioni per temere di subire la stessa sorte, cioè l’Iran ed il Libano. Tutto questo non solo per motivi ideologici e strategici, ma anche economici, motivati dalla necessità di rendere attuabile il progetto di trasportare tutto il greggio mediorientale, compreso quello sottratto alla Siria ed in seguito all’Iran, non più attraverso il canale di Suez, ma, seguendo una linea retta, lungo il territorio di questi paesi occupati militarmente. L’arrivo inaspettato, sul teatro di guerra, proprio all’ultimo momento, quando, ormai era già stata preventivata una capitolazione definitiva e altrimenti, inevitabile, del fronte di resistenza dispiegato sul campo di battaglia dal presidente siriano, dell’esercito russo, con le sue installazioni militari, rese operative in tempi da record, per la sistemazione di uomini e mezzi, pronti all’impiego immediato, ha, rimescolato le carte sul tavolo da gioco. 
Questo nuovo evento ha inciso in modo determinante sulle sorti di questo conflitto ormai, irrimediabilmente, compromesso. I bombardieri russi hanno seminato morte, scompiglio e terrore nelle postazioni avanzate e persino nel retroterra profondo dominato dalle truppe del califfato islamico, aprendo la strada all’avanzata dell’esercito ricomposto a difesa del legittimo governo siriano. Rafforzato da nuovi arrivi di uomini e mezzi inviati da Iran e dal movimento di guerriglieri libanesi Hezbollah, guidati da esperti reparti dell’esercito russo, selezionati espressamente per questo evento. Le colonne di autocisterne di petrolio del Daesh, dirette in Turchia, sono state sistematicamente, devastate dai bombardamenti delle forze aeree russe. 
In questo quadro si inserisce l’episodio tanto grave che ha danneggiato i rapporti diplomatici tra Russia e Turchia, l’abbattimento del caccia russo Su24 e conseguente uccisione del pilota, quando già si era lanciato con il paracadute. La crisi tra i due paesi si è fatta rovente. Il rifiuto di Erdogan di prestare le sue scuse per l’accaduto ha fatto temere per il peggio. Poi le autorità russe hanno riposto nel cassetto le proprie intenzioni più temerarie optando per una serie di misure economiche c.d. sanzioni, atte a mettere in ginocchio l’economia dello Stato turco. Intanto il lavorio sui fianchi delle postazioni dello Stato islamico, posto in atto dalle forze aeree e terrestri alleate del presidente Assad, produceva il suo effetto e, progressivamente, lo Stato islamico veniva costretto a ritirarsi sempre più, verso la zona interna e desertica del territorio siriano. Le due superpotenze impegnate nel conflitto, ormai preso atto della situazione di stallo in cui le due formazioni militari si erano impaludate, hanno dovuto arrendersi all’evidenza e quindi sedersi intorno ad un tavolo per procedere a trattative diplomatiche dirette a instaurare una tregua d’armi sull’intera regione, con la partecipazione dei c.d. ribelli moderati e del legittimo governo siriano. Mentre, per accordo tra le parti, veniva escluso dalla trattativa ogni movimento di natura terroristica. Per cui la guerra poteva continuare contro Isis, Al Qaeda ed Al Nusra. In questo contesto si colloca il cambiamento di umore di questi movimenti terroristi, nei confronti della Turchia. Il progressivo spegnersi del fiume di danaro e di armi provenienti dal paese islamico confinante, da cui traevano le principali risorse necessarie al combattimento, li ha indotti a rivoltarsi contro uno dei loro principali finanziatori, mettendo a segno una serie di devastanti attentati che hanno provocato la morte di migliaia di vittime, in particolare nella capitale Ankara. 
Ma la disaffezione di Erdogan nei confronti dei suoi alleati, in particolare gli Stati Uniti, è stata certo favorita dall’appoggio che questo ha assicurato alle truppe curde impegnate nella lotta contro l’Isis. Sappiamo che Erdogan ha inviato truppe corazzate contro i curdi che combattevano i terroristi in Iraq, violandone la sovranità nazionale. In queste manovre è stato però frenato dagli americani, proprio per la loro fresca alleanza  ormai contratta con questi combattenti che la Turchia considera uno dei pericoli più temibili per la sua sicurezza nazionale. Per tutta questa serie di fattori, il presidente turco ha meditato profondamente, di rivedere il suo ruolo nella guerra in Siria e di ricucire lo strappo con Mosca. Da indiscrezioni provenienti da fonti vicine al presidente Assad, si è saputo che Erdogan era ormai deciso a defilarsi dalla guerra siriana dichiarandosi disposto persino ad accettare la permanenza al potere del suo ormai ex nemico. 
Contemporaneamente, mandava a Mosca un messaggio molto chiaro di riconciliazione porgendo quelle scuse formali prima negate in occasione dell’abbattimento del bombardiere russo e della morte del suo pilota. Putin revocava, con provvedimento immediato tutte le sanzioni inflitte alla Turchia, accettando la richiesta di incontro a livello di capi di Stato delle due nazioni, con il presidente turco. Trapelava la notizia, addirittura, che alla Russia, sia stato promesso  l’uso della base militare statunitense in territorio turco di Incirlik. Per tale motivo, gli americani avrebbero mandato due portaerei al largo delle coste siriane. Proprio con le corazzate dispiegate a difesa delle portaerei è stato evitato di poco una collisione con una nave militare russa che passava poco lontano. Questo episodio ha messo in allarme le due diplomazie assai preoccupate di quanto accaduto. I motivi non sono difficili da immaginare. Putin pare abbia declinato l’invito, ma ovviamente, non senza ringraziare. 
In questo contesto, si colloca il colpo di Stato, fallito dopo sole quattro ore, tentato da settori dell’esercito e della classe dirigente statale, in particolare della magistratura. Mentre il colpo di Stato era ancora in atto, Erdogan pare sia fuggito con un aereo diretto in Germania, dove avrebbe chiesto asilo politico rifiutato dalla Merkel. In seguito avrebbe lanciato un messaggio al paese chiedendo  al popolo di difendere le istituzioni democratiche attraverso una reazione dura contro i rivoltosi. 
Gran parte delle strutture militari turche, non solo non si sono schierate con i golpisti, ma si sono, addirittura, opposte con la forza, appoggiando e sostenendo il popolo e le forze dell’ordine. Il fallimento del golpe era, pertanto, inevitabile. I morti sono stati centinaia, i feriti migliaia, gli arresti sono ancora in corso ma rasentano, finora, una decina di migliaia. E’ stata preannunciata la reintroduzione della pena di morte. Come prevedibile, il primo sospettato era proprio  gli Stati Uniti d’America. Quasi tutti i golpisti erano fedeli seguaci del nemico più acerrimo di Erdogan, l’Imam Gulen, esiliato negli Stati Uniti, dopo che costui, dapprima amico di Erdogan, lo accusò poi di corruzione. Negli Stati Uniti ha ottenuto asilo politico. La richiesta di estradizione è sempre stata rigettata. La penetrazione del messaggio civile e religioso di questo personaggio dentro a tutto il mondo islamico, non solo turco, è immensa, come le risorse, vere fortune finanziarie di cui dispone. In particolare scuole e associazioni culturali funzionano da fonti attraverso cui operare dentro al tessuto sociale. Al rifiuto di Obama di accettare la richiesta di estradizione immediata, formulata da Erdogan, sia questi che altri ministri esponenti del suo governo, hanno accusato gli USA di essere responsabili del tentativo di Colpo di Stato. Il segretario di Stato americano Kerry ha negato il coinvolgimento del suo paese in questo episodio e suggerito ad Erdogan di non accusare senza avere prove concrete, per non guastare i rapporti tra i due paesi.     




15 luglio 2016

Per la Corte permanente di arbitrato internazionale di L'Aja, la Cina non ha alcuna sovranità nazionale sul mare cinese meridionale.












Di Andrea Atzori


La Corte di Arbitrato di L'Aja, si è pronunciata, emettendo un verdetto sfavorevole alla Cina, sul ricorso presentato fin dal 2013 dalla repubblica delle Filippine sulla sovranità del Mar Cinese Meridionale, rivendicata anche dalla Cina, oltre che da tutta una serie di altre nazioni le cui coste sono bagnate dalle acque di questo mare, come ad esempio il Vietnam. La questione ha cominciato ad assumere una dimensione assai preoccupante a partire dal momento in cui nella diatriba si è inserito il grande regista degli eventi internazionali, sempre invischiato in ogni crisi tra altri popoli e nazioni e conflitti armati che insanguinano i quattro angoli del pianeta Terra, cioè gli Stati Uniti d'America; che in questi mari non hanno alcuna loro pretesa di sovranità nazionale da poter avanzare, ma che pure, trovano il modo di infilarvisi dentro, aizzando gli altri paesi contro la Cina e atteggiandosi a loro difensore fino a minacciare di attacco armato il possente esercito della superpotenza asiatica. 
Questi dissidi tra paesi dell'area asiatica in questione, sono sempre esistiti. Ma non hanno mai condotto a conflitti armati, tranne forse, oggi, quando coinvolti ci stanno gli USA. In omaggio a quella mostruosa dottrina militare chiamata del "Divide et Impera", da loro copiata di sana pianta, direttamente, nientemeno che dalla dottrina militare guerrafondaia, imperialista e colonialista,  dell'impero, storicamente, più violento ed aggressivo, cioè quello  romano. 
La Cina, costretta ad entrare in guerra, porterà terrore e morte in quest'area geostrategica, finora governata da un equilibrio di sana diplomazia tra paesi e popoli uniti dall'appartenenza alla stessa identità razziale. Gli USA hanno seminato tra essi il germe dell'odio. Le continue provocazioni messe in atto contro Pechino, da parte degli Stati Uniti d'America, hanno indotto il governo cinese a preparare gli avamposti di difesa aerea e navale, nelle acque del Mar cinese Meridionale, così chiamato proprio perchè storicamente, considerato rientrante nella sfera di sovranità di questo paese.  Infatti, sugli isolotti ed atolli, che occupano queste acque, chiamate isole Spratly, sono state costruite delle piattaforme di cemento che potrebbero servire sia per uso militare che civile. 
Porti ed aeroporti che la Cina, considerandosi nel suo pieno diritto, vantando su di esse la sua totale sovranità nazionale, ha cominciato a  organizzare per scopi difensivi, ben conscia della minaccia, manifestamente, rappresentata dagli USA. All'indomani delle tensioni tra Mosca ed Washington, in seguito all'intervento militare russo in Siria, la paura degli americani era che anche la Cina fosse in procinto di schierare flotte navali ed aeree nella regione, in sostegno alle operazioni belliche della sua consorella asiatica. La portaerei cinese Liaoning, era già stata avvistata nel braccio di mare antistante le coste siriane.
 Dalle dichiarazioni ufficiali del Pentagono, risultò che la decisione presa per contenere la Cina era quella di metterla sotto pressione nell'area strategica più delicata e pericolosa per la sua sopravvivenza e dello stesso pianeta. Cioè portare la guerra direttamente sul suolo cinese, sfruttando la crisi già esistente nel Mar Cinese Meridionale ed anzi aggravandola. Ed infatti, sin da subito, la piega che prese questa tensione tra i due colossi planetari, nella zona in cui gli USA già lanciavano contro la Cina, moniti assai forti e chiari, non lasciava adito a dubbi. 
Da singoli episodi di provocazione costituiti da sconfinamenti di navi militari e caccia da guerra in queste aree vitali per la difesa territoriale della Cina, si passò all'invio di una possente flotta navale, con numerose portaerei schierate in prossimità delle coste cinesi, con a bordo, addirittura,  il vicepresidente americano. Quell'evento da guerra mondiale cominciò a preannunciare l'approssimarsi di un uragano di fuoco.  I caccia cinesi si sono alzati in volo più volte, sopra la flotta americana fino a sfiorare la collisione. Avendo ormai constatato l'inevitabilità di uno scontro armato, gli invasori, presi da un irrefrenabile senso di panico e terrore,  hanno subito fatto marcia indietro, ritirandosi. Tutto ciò, nonostante, a più riprese, Pechino abbia  tentato di calmare gli animi, dichiarando di non avere alcuna intenzione di chiudere il Mar cinese meridionale alla circolazione internazionale. Infatti uno dei motivi che sono stati posti a sostegno della tesi secondo cui la Cina lederebbe gli interessi USA nella regione, era quello per cui gran parte delle merci americane, dirette nei mercati asiatici, percorrono questa rotta navale. 
La Cina intende solo affermare il suo diritto di costruire quello che vuole nel suo territorio nazionale. Ma la Casa Bianca  sostiene, invece, che l'intenzione dei cinesi è quella di sfruttare i giacimenti di petrolio, che essi considerano essere assai ricchi in quei fondali marini. A complicare i rapporti tra le due nazioni è anche lo scontro tra le due Coree, di cui quella del Sud è sotto protezione degli Stati Uniti. Al lancio di alcuni missili intercontinentali di Pyongyang che hanno suscitato i timori di Seul, Obama risponde procedendo all'installazione di uno scudo antimissili nel Sud Corea.  Ma Putin e Xi Jinping, protestano affermando che si tratta di una chiara provocazione e minaccia nei loro confronti, essendo tale scudo in condizioni di coprire anche lo spazio aereo delle loro nazioni, per cui limiterebbe di molto la loro capacità di deterrenza e rappresaglia nel caso di attacco atomico.
 E' evidente, pertanto, l'acuirsi, in questo momento storico, di tutte le situazioni di crisi che oppongono quest'area geostrategica, agli Stati Uniti D'America. Questioni sul tappeto, mai risolte che attendono da decenni di essere affrontate ma su cui si denota ormai evidente, la voglia impellente della classe dirigente statunitense di ricorrere alle maniere forti, per imporre la loro legge, quella sola che conoscono. Questo vale per l'Est Europa, per la Siria ed anche per l'Estremo Oriente.
 Atteso dal 2013, come si diceva, è arrivato il verdetto, di quest'organo di giurisdizione internazionale, denominato Corte permanente di arbitrato, CPA, fondata nel 1890, che ha sede a L'Aja, nel palazzo della pace, dove ha anche sede la Corte internazionale di giustizia con la quale, però, non ha niente a che vedere e con cui non deve esser confusa. Infatti, trattandosi di organo arbitrale, non emette sentenze ma verdetti che sono preordinati a risolvere conflitti tra soggetti che decidono di affidare ad esso la risoluzione della controversia tra loro insorta. Se, come nel caso delle Filippine, il ricorso al lodo arbitrale è unilaterale, esso non è vincolante nei confronti di coloro che non vi hanno aderito e partecipato. Infatti, la sola autorità di cui è rivestito deriva dall'accordo delle parti, risultante dalla clausola compromissoria. Se questo accordo non sussiste, l'autorità è fondata sul nulla, è cioè inesistente. 
Anche la Repubblica di Taiwan che rivendica la sua sovranità su alcuni isolotti del Mar cinese meridionale, ne respinge in toto l' efficacia vincolante, trattandosi di forma di componimento volontario a cui non ha prestato la sua adesione. Trattasi, pertanto,  di carta straccia senza alcun valore giuridico. Perchè priva di accordo tra le parti interessate alla questione in oggetto, consacrato in una clausola compromissoria. Il problema è che nei rapporti internazionali tra Stati, qualora le controversie non si risolvano pacificamente, attraverso la diplomazia, l'altro rimedio rimasto disponibile è solo il conflitto armato, cioè la guerra. Contro un paese come la Cina, nonostante la sua imperterrita disponibilità al dialogo, questi sistemi di interagire sono assai pericolosi. Anche se di recente, il Fondo monetario internazionale ha cominciato a sbandierare lo specchietto per le allodole del riconoscimento dello Yuan come moneta internazionale, in linea con il sistema del bastone e della carota adottato dalla Casa Bianca. Il potere finanziario e militare USA si muovono sempre in sincronia. Come il diavolo, chiede sempre l'anima in cambio di qualunque concessione!
 Essendo la Cina membro permanente del Consiglio di sicurezza ONU, una risoluzione a suo carico non potrebbe mai essere adottata, in quanto titolare del diritto di veto. Inoltre,  gran parte, se non la totalità dell'astronomico debito pubblico americano è in mano proprio alle autorità finanziarie cinesi. La Cina potrebbe chiedere  la dichiarazione di fallimento degli USA in qualunque momento. Per questo è scontato che questa pronuncia del tribunale arbitrale di L'Aja, rimanga lettera morta. La risposta a freddo delle autorità cinesi è stata che, a breve scadenza entrerà in funzione un controllo sulla navigazione nel mar cinese meridionale. Ciò significa che la Cina userà la forza contro quei navigli non autorizzati che osassero attraversare questo braccio di mare interno. 
I media internazionali occidentali hanno tutti riconosciuto valore alla c.d. "sentenza" del Tribunale arbitrale dell'Aja, spacciato in malafede per essere la Corte internazionale di Giustizia, che, comunque non avrebbe avuto competenza al riguardo. Non è certo casuale che con essa, venga del tutto esclusa la sovranità cinese sul mare cinese, sia per motivi storici che geografici. Ma storicamente, la sovranità cinese è indiscutibile, considerato che anche il suo nome lo afferma in quanto tale. Infatti, in caso contrario si sarebbe chiamato mare filippino  o mare vietnamita. Per escludere  la sovranità dal punto di vista geografico, hanno dovuto escludere anche il suo carattere di mare territoriale e per fare ciò le isole ed isolotti dell'arcipelago delle Spratly sono stati declassificati a scogli senza alcun valore dal punto di vista territoriale.
 La parzialità di questo tribunale di arbitrato, da sempre al servizio delle potenze occidentali, tanto che la Cina, appunto non vi ha riposto alcuna fiducia, è emblematica. La vera posta in gioco, giova ripeterlo, non è la navigazione sul mare Cinese meridionale, da sempre libera e come tale, ribadita ancora una volta dalla Cina. Il problema è la questione aperta sulla supremazia internazionale tra le grandi potenze, che vede attualmente gli USA rivendicare questo ruolo, non però riconosciuto dalla Russia e dalla Cina.  Accade in pratica quel fenomeno naturale che avviene nei vari gruppi o branchi di animali, i cui membri si inchinano sempre e solo al più forte. A costui è dovuto l'omaggio  alla sua superiorità da parte di tutti. Ma per ottenere questo si deve prima dimostrare di essere il vero capo, sottomettendo con l'uso della forza,  tutti gli altri pretendenti a ricoprire quel ruolo. Si deve prima,  sempre scatenare una battaglia. 
Ed è questo che gli Stati Uniti stanno chiedendo alla Cina. Un atto di sottomissione. Oppure la guerra. In questa contesa entra a pieno titolo anche la Russia, motivata dalle stesse aspirazioni di dominio incondizionato sulla comunità internazionale. Come andrà a finire è già scritto nello stesso DNA umano.  Il ciclo storico di crescita ed espansione dell'occidente è arrivato al suo punto limite di rottura, come una supernova ridotta a nana rossa ed in fase avanzata di collasso gravitazionale prima di trasformarsi in buco nero. Infatti, la crisi internazionale attuale coinvolge non solo l'estremo oriente ma anche il medio oriente e le frontiere della Russia. 
E' il braccio armato dell'occidente, la Nato che cerca di fermare l'avanzata dei paesi emergenti sullo scacchiere internazionale. Per non perdere il suo predominio finanziario economico e politico, in parole povere il suo ruolo di capobranco. Ma la legge della giungla è spietata. Non può essere infranta senza mettere in gioco la propria sopravvivenza. Al livello di evoluzione scientifica e tecnologica planetaria a cui, finora,  si è giunti, il pericolo paventato non è un contenuto spargimento di sangue, ma la catastrofe totale, apocalittica, possibilmente replicata per migliaia di volte!  




9 luglio 2016

Professione forense e riforma esame di avvocato, la storia infinita.





Di Andrea Atzori


Il quotidiano la Stampa, in prima pagina oggi titola: "La lotteria dell'esame di avvocato, tra record di bocciati  e correzioni fantasma, oggi i candidati avvocati chiedono trasparenza nella correzione dei compiti".


Stava bene ai corrotti, quando le prove scritte venivano corrette nelle stesse sedi dove erano state sostenute.  Tutti raccomandati, tutti promossi! A Napoli, turismo forense. Quattromila candidati, tutti avvocati. Nel 2004, ci fu la Lega Nord a porvi rimedio, con il ministro della Giustizia Castelli. I compiti dovevano essere corretti in altre Corti d'Appello diverse da quella in cui erano stati sostenuti. 
La percentuale di promossi, crollò di colpo. Specie i figli d'arte, di avvocati o giudici, cominciarono a stare male. Io li manderei tutti a zappare e la giustizia la farei amministrare dai computer, cioè da robot! Sarebbe molto, ma molto meglio, stando attenti alle frodi, naturalmente! Un risparmio enorme sulle spese giudiziarie sia per lo Stato che per i cittadini. Stesso discorso per la politica. Verrà mai quel giorno? Volendo non è impossibile, anzi! 

Che giustizia è mai quella amministrata da delinquenti che truccano i concorsi aprendo le buste prima della correzione per individuare non solo i raccomandati ma persino, per bocciare i meritevoli? Trattasi di un gravissimo reato, che dovrebbe essere punito molto più severamente di quanto non sia adesso. La dottrina penalistica insegna che un soggetto si qualifica come  delinquente, con l'esecuzione di una fattispecie astrattamente prevista dalla legge penale come reato. Basta il fatto della commissione di un reato. Anche se impune, la verità rimane incontestabile. 

 Oggi, con il nuovo sistema, è solo un poco più difficile truffare, ma non è garantito il risultato al 100%. Pensiamo poi agli esami orali, in cui invece, il sistema non è cambiato, in quanto i commissari sono quelli stessi della sede in cui le prove scritte sono state sostenute. Se la loro affidabilità è stata esclusa per gli scritti, figuriamoci per gli orali, prove in cui la discrezionalità è estrema, potendo loro fare quello che vogliono, cioè promuovere un ignorante e bocciare un meritevole.

Il discorso dei voti all'esame di laurea non è in alcun modo determinante e decisivo. Dal momento in cui i concorsi pubblici, sono stati concepiti e previsti dalla costituzione, proprio per verificare le reali potenzialità del candidato e smascherare le truffe dei docenti in sede di esame universitario, favorite dall'estrema discrezionalità di cui godono. Diversamente, i concorsi a cosa servirebbero? Servono a verificare la reale preparazione dei candidati, indipendentemente, dai voti riportati all'università. La verità è che i figli di papà, i raccomandati in genere, sono stati smascherati e di questo non si vogliono capacitare. Che democrazia è mai questa in cui le regole della meritocrazia non vengono rispettate? 
All'ignoranza dei candidati raccomandati, non potendo più barare come una volta, si vuole sopperire aprendo il più possibile le maglie alla copiatura dei compiti. Ma questa è una dimostrazione, se ve ne fosse bisogno, del fatto che sia le commissioni d'esame che le forze dell'ordine impegnate, non fanno il loro lavoro, cioè rispettare e far rispettare la legge. Anzi è tutto il contrario. Proprio per questi motivi, le commissioni d'esame di altre sedi, che li correggono, poi bocciano tutti. Perchè i compiti sono tutti copiati di sana pianta. Non solo non sanno scrivere, ma non sanno neppure copiare.

I candidati entrano dentro la sede d'esame con i trollei pieni di libri. I primi che entrano occupano con i libri tutti i posti vicini ai loro perchè debbono copiare con tutti gli altri componenti dei loro gruppi. I gruppi sono numerosissimi. Le prove d'esame sono il risultato di un lavoro di gruppo. Poichè, normalmente, chiamano per ordine alfabetico, succede che, come capitò al sottoscritto a Napoli, anche se il suo nome e cognome inizia con la A, cioè prima lettera dell'alfabeto, non trova più posto a sedere perchè i banchi sono già tutti occupati dai libri. Sia la Polizia che i commissari d'esame non fanno niente, anche se interpellati. Non si può fare la voce grossa o si rischia di subire una denuncia. Dovetti rivolgermi ad un ragazzo delle pulizie per avere uno sgabellino ed una sedia pieghevoli come quelli che usiamo al mare, proprio al primo posto sotto la telecamera. Un disagio enorme anche nello scrivere, oltre alla gravissima indisposizione d'animo per il trattamento deteriore ricevuto. Un comportamento razzista. Ma sono italiano e non sono un negro!! Ho conseguito la maturità classica nel 1968, con la legge Gentile, cioè quando gli studi erano molto più seri di adesso. 

Eppure eravamo al teatro tenda c.d. d'Oltremare, con oltre 5000 posti. Portavo in mano solo il mio codice e con questo feci il mio compito, che venne corretto a Milano e lo superai con ottimi voti. Non vennero tutti promossi come facevano prima, ma oltre la metà vennero bocciati! Chiaramente la stragrande maggioranza anche di quei promossi o erano raccomandati o avevano copiato con discernimento, non parola per parola come sono abituati a fare. Almeno hanno dimostrato di saper scrivere, è il minimo per un avvocato. Questo accade proprio perchè nelle università italiane sfornano ignoranti, non essendo in grado di  fornire un'istruzione ottimale ed adeguata agli studenti. Anzichè studiare fanno altre cose. Si è proprio toccato il fondo e si insiste con il raschiarlo!

  Post scriptum. Colgo l'occasione per ringraziare, formalmente l'illustre onorevole ministro Castelli, per avere modificato quella procedura odiosa di correzione delle prove scritte di avvocato. In quanto fu questo il metodo che mi consentì di superare l'esame di avvocato. Nonostante sia laureato dal 1975, dovetti aspettare la sua riforma per poter superare queste prove e divenire avvocato, nel 2006. Infatti, dopo trent'anni di laurea, ho dovuto attendere la sua legge per ottenere questo riconoscimento. Dopo avere sostenuto la prova scritta nel 2004 a Napoli, ci passò esattamente un anno per conoscere il suo esito in quanto erano troppi i compiti da correggere. 

Come tutti i vincitori delle prove scritte, essendo ormai tempo per l'esame dell'anno successivo, in attesa di affrontare l'esame orale, ripetei anche la prova scritta per l'anno 2005, che venne corretta a Bologna e che superai come la precedente. Insomma, mentre prima in trent'anni non ottenni questo risultato, successivamente, nel 2004 e nel 2005, lo superai due volte di seguito. Questo fu l'effetto della riforma Castelli! Ma sono stra-sicuro che se cento volte lo avessi ripetuto, per pura ipotesi, con questo sistema, cento volte lo avrei superato. Infine superai, nella primavera del 2006, anche la prova orale e per questo sono avvocato.

Onore al ministro on.le ing. Castelli della Lega Nord!





5 luglio 2016

Il Canada chiude le sue frontiere agli immigrati maschi e soli. Verranno ammesse, esclusivamente, coppie e donne sole.










Di Andrea Atzori


E' questo il significato di democrazia che hanno i paesi anglosassoni. Quella democrazia che stanno esportando nel mondo a suon di bombe all'uranio. Insomma, c'erano gli antichi greci e romani che sopprimevano gli storpi ed i vecchi, buttandoli giù da una rupe. La c.d. Rupe Tarpea. E ci sono i moderni anglo-americani che vorrebbero sopprimere gli uomini soli, cioè senza donna. Solo coppie, dicono, per salvaguardare l'equilibrio tra i sessi esistente in natura. Gli uomini soli, sarebbero violenti e predisposti per la guerra.

Tutte le società con prevalenza dell'elemento maschile, sarebbero un pericolo per la pace nel mondo. Queste società sarebbero a rischio estinzione. Il Canada sarebbe insomma, un grande laboratorio di esperimento eugenetico, come lo fu quello nazista di introdurre una perfetta "razza ariana". Non si capisce di quali sessi parlino, dal momento in cui, proprio loro hanno imposto al mondo, come distintivo di democrazia e libertà, il matrimonio tra uomini e quello tra donne.

Insomma, libertà di stare tra maschi, tra femmine o tra maschi e femmine ma non da soli. Ma neppure i preti cattolici si possono sposare, allora sarebbero anche loro pericolosi? Ma questa non è una macroscopica violazione dei diritti dell'uomo, salvaguardati dalla Carta delle Nazioni Unite? Perchè Russia e Cina non la impugnano? Come mai non è intervenuta la Corte internazionale di giustizia? Forse perchè, trattandosi di neri, non interessa a nessuno? L'uomo solo sarebbe un rischio, un essere pericoloso, perchè violento, maltratta le donne e non le rispetta. La psichiatria naviga a vista nel mare magnum dell'ignoranza! 

Senza neppure tenere conto del fatto che i "femminicidi" sono quasi sempre delitti consumati all'interno, proprio, delle famiglie. Cioè all'interno della coppia. Una responsabilità, questa della scelta del partner ideale che la donna moderna, non si è mai voluta assumere, nonostante i casi conclamati di omicidi in famiglia. Se il marito od il fidanzato uccide, la vittima dimostra di non aver fatto una buona scelta al riguardo! Ma allora, perchè lamentarsi? Le donne moderne oggi sono libere ma non possono, egualmente, dirsi felici! Il marito non le viene imposto più dai genitori o dai fratelli. Inoltre, nella società occidentale, la coppia è quasi sempre allargata. Di fatto, succede sempre più spesso che una donna convive con più uomini ed un uomo con più donne. La coppia come unione religiosa, voluta dal dio dei cristiani, tra uomo e donna sta scomparendo, proprio nel mondo cristiano. E non poteva essere diversamente, considerato il fiume di pornografia da cui è stato inondato.

Le guerre poi! Non voglio soffermarmi oltre, perchè sarebbe anche una perdita di tempo, tanto si tratta di un argomento che non merita alcuna considerazione. Vorrei solo un attimo di attenzione per riflettere su chi siano i paesi più coinvolti in guerre in ogni angolo del pianeta. Credo che nessuno sano di mente abbia un attimo di esitazione nell'individuare proprio gli angloamericani come quelli più pericolosi per la pace nel mondo. Dovunque siano scoppiate guerre, sono loro ad avercele portate. Sono stati coinvolti in tutte le guerre planetarie dopo la fine dell'ultimo conflitto mondiale.

In nome di una democrazia il cui significato, neppure sanno bene cosa sia. In pratica, castrerebbero tutti i maschi soli, se potessero. Ma che tipo di società si sono inventati? Il mondo è ad un passo da un conflitto mondiale, solo perchè Assad, il presidente siriano, sarebbe un tiranno che non rispetta i diritti umani? Il pericolo per il mondo, non è Assad, ma gli angloamericani. Dittatori pazzi ci sono stati in tutte le ere ed in tutti i luoghi. Ma a questo punto, ne sono certo, non è mai arrivato nessuno. La mostruosità del nuovo nazifascismo del terzo millennio.

Il folle dittatore del Terzo Reich, aveva progettato un mondo di biondi con gli occhi blu, di "pura razza ariana", previo sterminio di tutte le altre razze. Il nuovo dittatore del terzo millennio, progetta un mondo di femmine. Come nel film "Il prescelto" di Nicolas Cage. Chi non lo avesse visto, consiglio, vivamente, di andarselo a vedere. Che strano ideale di bellezza hanno questi popoli nordici? Ma non è questo esattamente il senso di esistere della natura. La natura è varia, antirazzista e non ha niente di sereno, pacifico e tranquillo. Non fa niente per piacere o compiacere al volere di nessuno. E lo dimostra il fatto stesso che siano proprio gli anglosassoni ad esportare le guerre nel mondo.

Guerre inevitabili, non perchè gli uomini soli siano violenti. No, è la follia che sta dentro a certe menti inumane che lo pretende. La natura, infatti, non conosce equilibri, se non è l'uomo stesso a conquistarli con la sua intelligenza. La natura conosce solo mostruosità, perchè nasce dal fuoco. L'universo è un mare di fuoco. Se questa intelligenza umana non fosse sufficiente ed in grado di trovare la sua via per la pace, allora sarà proprio la natura a prendersi la sua più grande rivincita e vendetta. Riportando tutto al regno del fuoco!

Post scriptum.
Il razzismo insito nelle popolazioni nordiche è comprovato dal fatto di aver voluto strumentalizzare l'episodio o gli episodi di stupri e presunti tali, avvenuti in occasione della festa di capodanno in alcune città tedesche, cioè la nazione storicamente, più razzista. Io sono sicuro che questi poveri profughi di guerra stranieri hanno avuto solo il grosso torto di avere frainteso il significato di libertà democratiche vigente in occidente. Oppure perchè incitati a ciò da quelle stesse potenze straniere che li hanno illusi, convincendoli ad aderire ai movimenti terroristi che combattono contro i loro stessi popoli. Organizzazioni terroriste che potrebbero averli indotti a comportarsi in questo modo proprio per far degenerare le politiche del mondo occidentale verso soluzioni di tipo razzista, proiettate come sono verso la terza guerra mondiale.

In occasione di feste di tale importanza che paragonare alle baccanali pagane mi sembra del tutto inappropriato, in quanto al confronto queste erano solo dei solenni riti religiosi, non delle bolge sessuali, il sesso spinto di gruppo, tra donne e uomini di pura razza ariana, non li autorizzava a prenderne parte. Non era per loro, un invito in questo senso. Ma di sicuro, una tentazione. Insomma hanno equivocato sul contenuto del concetto di democrazia. Forse qualcuno ha voluto far intendere loro questo, solo per poter rovesciare i governi al potere nei loro paesi, innescando le rivolte passate alla storia come primavere arabe. Pensavano che venendo in Europa potevano divertirsi con le donne bianche, come fossero bianchi anche loro. Non si sono resi conto che si trattava solo di una truffa. Hanno capito solo quando era troppo tardi.

Questa amara esperienza dovrebbe far loro riflettere e convincerli a tornare nel loro paese di origine, per ricostruire quella Nazione, quello Stato che hanno contribuito a distruggere seguendo i cattivi consigli di governi stranieri che li vede solo come carne da macello utile per fomentare e scatenare guerre catastrofiche, contro il loro popolo e contro loro stessi!


Per un riscontro al link seguente:





26 giugno 2016

Brexit, la vecchia Europa rimasta nuda, non vuole ammettere gli acciacchi della sua età!

FarageJunkerCameronMerkel



Di Andrea Atzori


Un gravissimo sisma di alto grado della scala Mercali, provocato dall’attrito di placche tettoniche continentali, ha attraversato, in tutta la sua lunghezza, il pianeta Terra. La forza micidiale e travolgente di questo fenomeno della natura, pare abbia avuto il potere, addirittura, di allontanare, di migliaia di chilometri, l’isola della Britannia dal resto del continente europeo. Questo evento è stato battezzato dai sismologi come Brexit. Cioè l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, per volontà del popolo britannico, chiamato ad esprimersi tramite referendum, sulla permanenza o meno del loro Stato nell’Europa unita.

L’isola britannica non è stata certo strappata dal suo posto dentro alla geografia del globoterraqueo da un terremoto epocale, ma comunque ha scelto, per volontà della sua popolazione, di isolarsi dal destino del resto del continente. Con effetti non sulla geografia fisica, ma di sicuro molto rilevanti, in quella economica, sociale e politica. Da premettere che la predisposizione all’isolamento, di questo paese è sempre stata una sua caratteristica assai importante nel corso di tutta la sua millenaria storia. Quando è stata coinvolta in guerre europee o mondiali, lo è stato solo in quanto ha temuto, assai fondatamente, che i suoi interessi nazionali ne venissero pregiudicati. E’ il caso delle guerre napoleoniche oppure i due conflitti mondiali. La sua potente flotta navale ha cercato e trovato nuove terre in mondi lontani, da sottomettere e sfruttare a proprio vantaggio, traendone profitti immensi, non solo depredando le risorse alimentari e la forza lavoro di moltitudini di indigeni schiavizzati, ma imponendo anche al resto del mondo civilizzato, le proprie leggi internazionali con cui stabiliva ciò che fosse lecito o illecito, consentito o no fare, nell’ambito delle rotte di navigazione oceaniche e nei rapporti con le sue colonie.

Insomma, un immenso impero che ancora oggi persiste nell’organizzazione internazionale delle ex colonie britanniche che prende il nome di Commonwealth. Questo per dire di quanto questo paese si sia sempre disinteressato dell’Europa ed abbia spaziato con la fantasia ed i sogni dei suoi grandi esploratori e navigatori, fino agli estremi limiti del mondo, allora conosciuto ed anche oltre, nell’ignoto, ancora da scoprire. In un’Europa immersa, perennemente, in immani conflitti militari, non c’è mai stato posto per la pace, la concordia e la fratellanza. La memoria collettiva dei popoli in questo travagliato continente, è fatta di orrendi crimini e soprusi, difficilmente superabili da un astratto trattato di cooperazione economica o monetaria nel cui entroterra cavalcano, liberamente, tutti i più ignobili sentimenti egoistici di istituti internazionali finanziari mossi solo dal rigido rispetto delle norme di galateo vigenti alla corte del dio denaro. Oltre quel ristretto e arido orizzonte tracciato dalla volontà non negoziabile dei grandi capitalisti, questo progetto di unificazione europea non è mai andato. Semplicemente, in quanto non era nella sua natura. Un albero non può dare frutti diversi dai suoi.

Nata come rimedio alle guerre che hanno sempre insanguinato queste sperdute lande dell’orrore, all’indomani della fine dell’ultimo conflitto mondiale, l’idea di un’Europa Unita, dopo settant’anni, non si è mai realizzata. E’ rimasta ancora e sempre, quello che è stata fin dall’origine: libero mercato di scambio di merci, servizi e persone, a tutto ed esclusivo vantaggio di banche e imprenditori. Ben coscienti del fatto che il benessere dei popoli e l’interesse delle Nazioni non vi era proprio per nulla implicato. Pur consapevoli della verità per cui gli Stati non hanno solo fini economici, ma in primo luogo politici e sociali e solo poi economici. E’ perfettamente, inutile, andare a speculare su questo principio fondamentale. Prima si costruisce uno Stato e poi si pensa a disciplinare l’organizzazione sociale ideale e solo in seguito allo sviluppo economico. E’ vero che prima delle federazioni statali esistono le confederazioni. Mentre le prime sono saldate da vincoli politici, le seconde solo da quelli economici.

Troppe volte, nelle lezioni all’università o nei libri di testo, ci hanno voluto far intendere che per l’Europa si fosse aperta una terza via, di mezzo tra le prime due. Di questo si parlava già alcuni decenni or sono. Senza rendersi conto, di quanto fossero ridicoli, perché tra le due forme di organizzazione, una nazionale l’altra internazionale, non esiste alcuna via di mezzo, in quanto non può esistere essendo tra loro incompatibili, essendo appunto una di natura statale, l’altra interstatale, cioè internazionale. La prima ha solo carattere politico, l’altra economico. Ma questa realtà per cui, dopo settant’anni, ancora l’Europa non sia arrivata a realizzare questo progetto di unificazione politica, è una prova indiscutibile del fatto che essa fosse rivolta a soddisfare interessi di entità non politiche e sociali ma solo economiche e finanziarie che niente hanno a che vedere con lo Stato. Il primo nodo su cui si gioca la credibilità dell’Unione sta proprio nel fatto, ormai incontestabile, che le economie degli Stati poveri, prevalentemente, del bacino del mediterraneo, sono andate in bancarotta, specie dopo l’introduzione dell’euro, mentre quelle nordiche hanno sperimentato uno sviluppo incessante. Le leggi europee sono sempre state favorevoli alle grandi banche, che non è una novità essere quasi tutte di nazionalità nordica.

Per decisione dei vertici europei venne abolito il diritto agli interessi legali (si chiamano legali proprio perchè dovuti per legge) sulle somme depositate in banca, spettante al risparmiatore in base al principio, consacrato nel codice civile, per cui il danaro frutta interessi legali. Prima dell’introduzione dell’euro come moneta europea, ogni titolare di conto corrente bancario, aveva diritto a questi interessi sulle somme depositate. Poi questi vennero, progressivamente, scemando, fino a scomparire del tutto, ridotti a zero, per volontà della tecnocrazia europea. Grande regalo alle banche, che queste fecero a se stesse, in quanto l’Europa a questo serviva; esse potevano usare i soldi dei risparmiatori gratis, senza pagare neppure una lira. Un vero furto legalizzato! Nonostante ciò esse continuano a conclamare stato perenne di crisi e reclamano sostegno economico allo Stato, lo chiamano "salvataggio delle banche". Oggi è prevalsa l’opinione per cui senza le banche non possa esistere neppure uno Stato. Insomma lo Stato sarebbero le banche, non il popolo per il quale, la sovranità riconosciuta in costituzione sarebbe solo pura retorica.

Il primo punto su cui si gioca la credibilità dell’Europa è proprio questo, la sua origine, mai smentita. L’Europa sono i banchieri non i popoli. Infatti, tra gli organi di governo europei, il Consiglio dell’unione europea ed il commissario dell’Unione europea, nessuno è eletto dal popolo. Sono composti da rappresentanti dei singoli Stati. Quindi non sono organi di uno Stato sovrano e l’Europa non è uno Stato federale, bensì una confederazione di Stati. Gli organi legislativi europei possono deliberare solo all’unanimità, non a maggioranza. Ma per lo più, si tratta di legislazione studiata e varata da organismi tecnici, per questo si parla di tecnocrazia,  al cui vertice stanno rappresentanti degli istituti finanziari più importanti e dei grandi imprenditori. Insomma L’Europa è guidata dalle lobby finanziarie internazionali, europee e statunitensi, talmente potenti da avere imposto governi e governanti, come si trattasse di Stati coloniali, ai popoli del bacino del Mediterraneo come Grecia ed Italia. Un vero e proprio colpo di stato. Da Monti a Renzi, l’Italia non conosce più un capo di Stato nominato dal popolo.

L’antieuropeismo dei popoli europei è andato crescendo con la presa di coscienza di questa realtà di fatto. Dall’Europa si può uscire tramite referendum, in quanto non trattasi di uno Stato federale, ma solo di una confederazione di Stati. Famosa la sentenza della Corte internazionale di giustizia sul caso Kosovo. In cui venne ammessa la secessione dalla Serbia, tramite referendum. Gravissima violazione del diritto internazionale, in quanto, come disse Putin, è stato come sturare un vaso di Pandora. Infatti viviamo in un secolo di gravissimo vulnus al diritto internazionale. I germi dei conflitti mondiali si generano proprio in questo modo. Il lievito del male! Se gli inglesi hanno deciso di voler lasciare la comunità è proprio perché non la considerano più conforme ai propri interessi. Ed è un loro diritto, in quanto non esiste uni Stato federale europeo. Ma, per essere coerente, la Corte di giustizia europea lo dovrebbe consentire anche in questo caso e sarebbe un disastro! Questa decisione è un diritto di tutti i popoli del continente che volessero abbandonare l'unione, in effetti confederazione, europea. Della bontà di questa soluzione, cioè l'Unione europea,  fornita ai problemi dell’Europa e degli europei si cerca di dare una prova tramite la considerazione per cui, finalmente, si è tenuto lontano da essa l’abominio delle guerre per molti decenni. Ma quella furia bellica tenuta lontana dai confini europei è stata comunque scaricata su altre aree geografiche, neppure tanto lontane, perennemente, insanguinate dai conflitti scatenati, in ogni angolo del mondo, dalla Nato. E’ accaduto che dopo le devastazioni ed i saccheggi provocati contro i popoli del medio oriente alleati dell’Unione Sovietica prima e della Russia poi, costati milioni di morti e la quasi totale distruzione dei centri abitati, vedi Afghanistan, Iraq, Siria, Libia ecc., infinite moltitudini di profughi fuggiaschi dagli stermini di queste guerre, si siano riversati, per mare o per terra verso i confini dell’Europa, sia occidentale che orientale.

Che le conseguenze di queste catastrofi dovessero rovesciarsi, come un boomerang, contro gli stessi Stati che le avevano provocate, era cosa, assolutamente, inevitabile. Le orde migratorie di questi diseredati, spinti dagli orrori di guerre inumane, privi di qualunque forma di assistenza e aiuto internazionale, pressati e inseguiti come bestie da macello, dovevano per forza di cose, ammassarsi alle frontiere degli stati confinanti, oppure tentare la traversata per mare dalle coste orientali del Mare Mediterraneo. Nel primo caso l’istinto di accoglienza, che avrebbe dovuto caratterizzare le osannate democrazie occidentali, si rivelò una sonora bufala. Nel secondo caso ci pensò l’implacabile e spietata ferocia dei marosi a ripulire l’Europa dal fastidio di trovarsi in casa propria, un ospite tanto indesiderato. Popoli interi travolti dalle onde di un mare impassibile e spietato. Gli orrori del XXI° secolo, riservati alle menti del tutto civilizzate del mondo occidentale. Un fastidio non meritato, anche quello?

Ma quando il fenomeno si ingrossa e diviene evidente in tutta la sua minacciosa portata, si comincia anche a capire che gli dei fatui, evanescenti, spirituali e celesti di questo Olympo tanto lontano e misterioso, insensibile alle miserie della povera gente, cominciano a tremare, come presi da una frenesia irrefrenabile ed incontenibile. Non sanno più neppure loro come interpretare questa gravissima situazione di crisi internazionale e vengono presi e dominati solo dalla voglia di eliminare subito questo fastidioso problema, aggredendolo direttamente alla sua origine, come farebbe chiunque si trovi una mosca a ronzargli attorno alle orecchia.

Qualcuno tra loro suggerisce, “affondiamo subito tutte le carrette del mare“, altri costruiscono muri altissimi lungo i confini dove si trovano ammassati i fuggiaschi e stendono centinaia e migliaia di chilometri di filo spinato. Rispuntano i primi campi di concentramento e lager che si credeva fossero stati, per sempre, consegnati alla memoria degli orrori della seconda guerra mondiale. Ma la coscienza collettiva di natura occidentale non ha tempo di occuparsi di queste sottigliezze. La Merkel, dapprima invita gli altri partner all’accoglienza, ma poi, sotto l’onda d’urto delle proteste popolari e delle opposizioni, che resuscitano l’antico spirito xenofobo tedesco, cede alle pressioni e vola ad Istanbul, in Turchia dove incontra il presidente Erdogan, impegnato fin nelle midolla delle ossa, nel duro conflitto contro la Siria, a fianco di Arabia Saudita e Stati Uniti, oltrechè le stesse potenze europee. Dietro promesse su future porte aperte dell’Europa alla Turchia ed una marea di soldi, costui si assume l’onere di fare il lavoro sporco, cioè respingere la marea montante delle migrazioni da stress bellico e costringerle a ributtarsi nelle acque profonde del Mare Mediterraneo, dove non lasceranno tracce. Come conseguenza inevitabile, si assiste da subito, ad una ecatombe di queste popolazioni vittime di disastri del mare. Migliaia di morti, pressoché quotidianamente. Tanto che ormai non fanno neppure più notizia. Lo stomaco delicato degli europei ed europee, assurti al rango di aristocrazie di antico lignaggio, pare si sia abituato e non soffra neppure più, avendo, tranquillamente, digerito e assimilato questo terribile genocidio.

A detta di molti, il primo dei grandi ostacoli frapposti sul cammino europeo della Gran Bretagna, pare sia stato proprio questo della questione migratoria. La Gran Bretagna, così come anche l’Austria, pare abbiano detto basta con questa farsa del trattato di Schengen. Non ne possono proprio più. Al diavolo tutti i principi di pacifica convivenza e circolazione in Europa. Meglio ciascuno per la propria strada. Ma che il settantennio di pace in Europa non fosse qualcosa di reale e frutto del cambiamento di mentalità della moltitudine variegata di popolazioni abituate, per lunghi secoli a farsi la guerra, era del tutto prevedibile. Nella misura in cui, le guerre di sterminio internazionale, non lasciano a lungo chi le pratica, senza una reazione uguale e contraria. L’Europa è già in guerra e non solo in medio oriente. La frontiera della Russia è già un ferro rovente. Nel Donbass ci sono stati decine di migliaia di morti, un numero imprecisato di feriti, milioni di profughi verso la Russia. Si tratta di un conflitto solo, provvisoriamente, congelato dalla tregua vacillante, siglata a Minsk. Ma la tempesta già si riavvicina, annunciata dal fragore assordante dei tuoni e dei fulmini, senza neppure l’ombra di arcobaleni all’orizzonte.

All’indomani dell’esito referendario in Gran Bretagna, l’Europa dei burocrati si è scossa, bontà sua, dal torpore greve in cui è vissuta da sempre. Assediata dai tamburi di guerra dei movimenti antieuropeisti di quasi tutti i paesi membri. Il chiaro indizio che questa Europa non è dei popoli ma delle banche, che il cittadino europeo non la sente come sua ma estranea. Da subito si comincia a percepire il vero senso della strategia escogitata per ostacolare il cammino di uscita della Gran Bretagna dall‘Unione europea. Si parla già di un processo che durerà anni, le cui procedure pare non finiranno mai, sia per il loro numero che per le difficoltà interne sollevate. Anche se alla Gran Bretagna è stata data questa possibilità di esprimersi tramite referendum, ma alla Grecia ciò non è stato neppure consentito. Forse perché nel primo caso, si trattava di una nazione forte, potente e temuta, nel secondo, al confronto, di un semplice moscerino. Credo che seguiranno a ruota altre defezioni di Stati nordici. Come preannunciato, finirà che in Europa, rimarranno solo la Germania e gli Stati del bacino del mediterraneo, a simboleggiare la vera natura colonizzatrice del progetto europeista. Comunque, anche per la Gran Bretagna, nonostante il referendum, potrebbe essere non facile lasciare l’Europa. La Scozia e l’Irlanda del Nord dichiarano, chiaro e tondo, di voler rimanere nella comunità europea e di non voler seguire la madrepatria in questo destino. Si tratta di due paesi scossi, da sempre, da forti impulsi secessionisti, per cui non sarebbe difficile immaginare che anche loro decidessero di ricorrere ad un referendum popolare per decretare la loro legittima volontà di uscire dalla Gran Bretagna ed unirsi all’Europa. Un motivo sufficiente a giustificare da parte loro, una rivolta contro Londra. Intanto, il premier Cameron si è già dimesso e, presumibilmente, al suo posto verrà nominato un nuovo premier esponente Brexit, forse l‘ex sindaco di Londra Boris Johnson. Con il quale, L’Europa, avrà molto arduo compito il dialogare. Addirittura, notizia recente, parrebbe che già sia stato avviato il tentativo di procedere ad un nuovo referendum, con la raccolta di almeno un milione di firme. Una storia infinita, tanto per stigmatizzare l’incapacità di un’intera classe politica internazionale, di ammettere il suo fallimento. Per causa loro la guerra tornerà, ancora una volta, in Europa e sarà una tragedia senza senso! Giustificata solo dalla volontà imperterrita di costoro, di volersi tenere stretta la poltrona su cui campano nonostante la loro inettitudine e incompetenza!




20 giugno 2016

La questione del sistema Aegis alla frontiera russa e l’equilibrio strategico tra le superpotenze atomiche. La guerra fredda e la rincorsa al riarmo.



Di Andrea Atzori

Altra questione ancora aperta sul tavolo del conflitto, per ora solo diplomatico, che oppone Russia ed USA, è quella dell’installazione del sistema Aegis Ashore in una località della Romania, chiamata Deveselu, mentre un’altra è già in costruzione in Polonia. Sono questi, i famosi missili antimissile, diretti a parare un eventuale attacco atomico da parte della Russia, il c.d. ombrello o scudo atomico. A parte la scontata considerazione per cui il dispiegamento di queste installazioni sulle immediate vicinanze del territorio russo, comporta, necessariamente, una rottura dell’equilibrio strategico tra le superpotenze, su cui è basato il principio della deterrenza nucleare, cioè quella sana paura che dovrebbe indurre ciascun avversario a temere e rispettare l’altro, ben sapendo che non esistono change ad un vicendevole annientamento; vi è quella ancor più grave che consiste nel fatto scontato che i missili ivi installati, possono essere armati anche con testate atomiche e funzionare, pertanto, a fini non solo strategici ma anche tattici.
Data la vicinanza ai confini della Russia, si può solo immaginare quale sia il grado di minaccia da essi rappresentato e costituito. La Russia la considera una provocazione tale per cui esige un’immediata e proporzionale risposta. La prima di queste risposte non si è fatta attendere. Il rifiuto al rinnovo del trattato Start, c.d. New Start, che aspirava, nelle speranze statunitensi, alla riduzione ancora più forte delle testate atomiche ancora giacenti negli arsenali mondiali. Anche se Obama si è precipitato in Giappone, prima visita di un presidente USA dallo scoppio delle due bombe atomiche sulle due città giapponesi, Hiroshima e Nagasaki, proprio in occasione di quella ricorrenza, non per chiedere scusa, ma per perorare la causa di un’eliminazione totale degli arsenali nucleari mondiali, ben cosciente però, del fatto che il suo ombrello atomico, dislocato in ogni angolo del pianeta, gli conferisce un vantaggio decisivo in fatto di sicurezza, nei confronti degli avversari, che tale garanzia non hanno. La corsa al riarmo, in pieno clima da guerra fredda, non si è fatta attendere. Il temporeggiare di Putin, potrebbe trovare una spiegazione proprio in questa esigenza di prepararsi alla guerra ormai imminente, attraverso la spinta impressa ad una folle corsa al riarmo. Come assistiamo anche da parte di tutte le altre nazioni del mondo.
La sopportazione e la pazienza quasi biblica, degna di un Tobia, della Russia a questo riguardo può essere interpretata solo in due modi. Primo, Putin prende tempo, temporeggia, in quanto potrebbe avere in cantiere qualche arma segreta che potrebbe pareggiare il conto con gli americani, in quanto a rischio catastrofe nucleare. Sappiamo già dei nuovi missili ormai testati positivamente, che viaggiano con rotta di navigazione imprevedibile, ad alta o bassa quota, ad una velocità che può raggiungere i Mach 10, cioè dieci volte superiore il muro del suono; in quanto seguirebbero le scie delle correnti atmosferiche, per cui sarebbero non intercettabili, quindi fuori dalla sfera d‘azione del sistema Aegis. Sono i c.d. missili ipersonici. Sappiamo anche delle prove di aggancio dei satelliti americani, eseguite nello spazio, da parte dei più moderni missili russi e cinesi. In caso di conflitto atomico, i satelliti spaziali americani verrebbero messi subito fuori uso, spazzati via, accecando tutta la strumentazione elettronica occidentale, compreso lo scudo atomico.
La prossima guerra sarà stellare, cioè spaziale. Alla faccia di chi insiste nel sostenere che la prossima guerra sarà ancora una volta solo europea, senza interessare il territorio americano, in quanto sarebbe troppo lontano per essere colpito! Di questo si dimostra sicura l’80% dell’opinione pubblica americana. Segno inconfondibile del fatto che l’essere umano, ad onta di ciò che viene propagandato dalla teoria del creazionismo, è ben lungi dall’essere anche minimamente, razionale. Sappiamo dei missili, siluri sottomarini con testate atomiche, in grado di far saltare in aria tutti i territori costieri americani, oltre a diffondere la radioattività anche nell’entroterra. Inoltre sono quasi pronti per essere operativi i nuovi missili antiaereo ed antimissile S 500, capaci di blindare il territorio russo contro l’attacco nucleare Nato. Insomma, anche la Russia a breve, avrà il suo scudo atomico, pronto, operativo ed in piena efficienza. Anche se non lo propaganda, per cui rimane un mistero per la quasi totalità dell’opinione pubblica mondiale.
E’ in procinto di essere consegnato all’esercito anche il nuovo caccia Pack Fa, di quinta generazione, dalle prestazioni fantascientifiche. Può vedere il volto di un uomo, identificandolo, a 500 KM di distanza e colpirlo, esattamente, in faccia con il suo missile, anche se questi, nel frattempo si fosse spostato, perché lo segue dovunque vada. Il tipo di sanzione che la Russia ha escogitato in risposta a quelle occidentali! I politici euro-americani, sono avvisati! Sono anche in cantiere i nuovissimi sottomarini a propulsione nucleare della classe Borei, in grado di essere armato con i nuovi missili intercontinentali Bulava, la cui velocità di immissione nello spazio, dove diviene non intercettabile, è stata aumentata in seguito alla riduzione del tempo intercorrente tra la propulsione innescata al momento del lancio e la piena assunzione della velocità di crociera. Dopo tale momento il missile non può essere raggiunto da alcuna forza oggi esistente sul pianeta. Infatti, il momento del lancio è quello critico in cui il missile può perdere la partita con quello antimissile americano. Il suo destino si decide in questa frazione di secondo. Con il missile Bulava, tale problema pare essere stato risolto. Per cui sarebbe da considerare irraggiungibile da altri missili lanciati contro di esso.
Da considerare inoltre il fatto che, mentre il Bulava vola in linea retta verticale, il missile antimissile americano, per raggiungerlo ed eliminarlo, dovrebbe percorrere più spazio, impiegando quindi, più tempo. La sua traiettoria assumerebbe, infatti, una linea retta obliqua, quindi più lunga di quella tracciata dal missile russo. A questo punto, il segreto di tutta la questione consisterebbe nello stabilire se il missile americano sia tanto più veloce di quello russo, da poterlo raggiungere, intercettare ed eliminare, nonostante debba percorrere uno spazio superiore, per arrivare al suo eventuale punto d’impatto. Più spazio deve percorrere, per raggiungere il missile russo, di più velocità, nei confronti di esso ha bisogno, per poterlo intercettare. Però tutti sappiamo che questa della superiore velocità è solo una pia illusione americana. Infatti, i motori russi sono tanto più potenti di quelli americani, che costoro sono costretti, nonostante le sanzioni, a comprarli ancora dalla Russia.
Ora, il problema è stabilire se Putin sarebbe disposto a continuare a vendere tali motori agli americani, anche in caso di conflitto militare tra le due superpotenze. Perché questa sarebbe la prova che costui sta tradendo la sua Nazione. In ogni caso, teniamo anche conto del fatto che un missile russo è sempre armato a testate multiple. Lo chiamano ICBM oppure anche  MIRV, in quanto ognuna di queste testate atomiche, può raggiungere un obiettivo diverso in modo autonomo. Ciò che gli strateghi russi rinfacciano agli americani è proprio questo; come possono essere intercettate quindici, venti testate atomiche indipendenti, dirette su obiettivi anche opposti tra loro? Proprio ciò che Putin non cessava di ripetere a Bush junior. Lo scudo atomico non può nulla contro i missili a testata multipla, in particolare dopo che questi siano usciti dall’atmosfera. Ed è anche la stessa critica che questo sistema Aegis, costato migliaia di miliardi di dollari ai contribuenti statunitensi, subisce da parte degli stessi ricercatori americani; i quali sostengono che queste spese folli per conseguire l’intento di proteggere il territorio USA dalla rappresaglia russa, in caso di primo attacco atomico posto in essere dagli Stati Uniti, non sarebbe altro che uno sperpero di risorse finanziarie pubbliche, a tutto ed esclusivo vantaggio delle industrie di armi e a discapito dei contribuenti! In quanto questo sistema sarebbe inefficace per lo scopo per cui è stato costruito. Le spese dei finanziamenti del governo statunitense, destinati alla difesa, hanno raggiunto, ormai, cifre da capogiro.
La verità è che per raggiungere un minimo di efficacia, lo scudo deve avvicinarsi troppo al punto in cui il missile russo verrebbe lanciato. Questo è il motivo per cui le installazioni di questi aggeggi, pardon, Aegis, devono per forza di cose essere avvicinate il più possibile alla frontiera russa. Da quel momento, il fragile equilibrio strategico tra le due superpotenze, verrebbe infranto. Ed infatti, di questo si lamentano i leader russi. Da oggi, cioè da quando il sistema antimissile è operativo in Romania, essendo già stato inaugurato in pompa magna dagli americani, il mondo è più insicuro. Essendo stato superato a favore di uno dei due contendenti, quel livello di parità tra di loro, in fatto di deterrenza nucleare. La Russia, infatti, si sente, a partire da quel momento, meno sicura. E, presumibilmente, non starà a guardare dalla finestra, come ad ammirare un meraviglioso tramonto!
E’ vero che sono già state prese delle contromisure. Ad esempio, pur essendo già tutte le postazioni missilistiche russe trasportabili e spostabili tramite mobilità su gomme, è notizia recente che sarebbe stata riattivata una vecchia strategia sovietica, di usare i vagoni ferroviari per spostare in continuazione i siti degli arsenali nucleari lungo tutto l’immenso territorio della Russia; in modo che non possano essere individuati né i vagoni su cui le attrezzature vengono caricate e neppure i siti di destinazione. Dovrebbero distruggere tutta la viabilità ferroviaria del colosso russo, che è vastissima. In questo modo, la sicurezza della nazione ne verrebbe, ancora una volta, salvaguardata.
La seconda interpretazione a cui si presterebbe la strategia temporeggiatrice di Putin in occasione della sempre più alacre attività di accerchiamento posta in atto dalla Nato contro la Russia, sarebbe quella per cui questo “Laissez-faire“, sarebbe un sintomo di quello che i consulenti psichiatri americani incaricati dalla Casa Bianca, di stilare un profilo psicologico del presidente russo, hanno definito carattere insicuro, instabile ed indeciso; il peggio che ci si possa augurare da una personalità su cui ricadono responsabilità tanto pesanti. Una situazione del genere non lascerebbe adito a dubbi sul destino che attende la Russia.
Probabilmente, nel futuro di questa nazione sarebbe da preventivare il primo attacco atomico da parte della Nato che in quanto ad uso di armi da sterminio di massa, ha dimostrato di avere un grosso fegato! Al quale non seguirebbe alcuna rappresaglia. Uno scenario da follia pura! La realtà però è un poco più complessa. In effetti, il presidente russo, come esponente della sua comunità nazionale, ne riflette anche tutte le caratteristiche e peculiarità, nel bene e nel male. Ciò su cui giocano gli statunitensi sono vari fattori che se sommati danno un alto esito di riuscita.
L’enorme ambizione del personaggio in questione, che da troppo tempo sogna, vanamente, di raggiungere il suo obiettivo personale di fregiarsi del premio Nobel per la pace, come fu per Michail Gorbaciov; premiato per avere dissolto nel nulla l’impero sovietico ed avere consegnato l’Europa slava alla Nato. Molto probabilmente, ci potrebbero essere intese in tal senso, facilitate dall’amicizia personale che lega Putin a papa Francesco.
Tale riconoscimento verrebbe condizionato come fu per Gorbaciov, alla consegna su piatto d’oro, dopo l’Oriente slavo, anche della Russia alla Nato. Per cui tutta l’Eurasia si ritroverebbe, dall’oggi al domani, sottomessa all’occidente, senza bisogno di sparare neppure un colpo. O meglio, un colpo sì ma da maestro! Il tracollo della Cina ne discenderebbe di conseguenza, come una scoperta scientifica, da un postulato matematico! Putin venderebbe la sua patria per soddisfare il suo orgoglio personale. Un premio Nobel vale più dei trenta denari di evangelica memoria! Siccome si tratterebbe di una tecnica già sperimentata vittoriosamente, e, pertanto, positivamente testata, non sarebbe un crimine prestare un poco di attenzione al riguardo, seppure con le dovute cautele del caso.
A pensar male, dice il vecchio proverbio, si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca! Inoltre si vedrebbe spianare le porte del paradiso, dall’autorità di Santa romana chiesa. Il massimo di garanzia per un carattere insicuro! Da Demonio si trasformerebbe in Angelo! La Russia non sarebbe più additata come il regno di Sauron. Non più demonizzata come ribelle al giogo divino, ma schiavizzata sotto l‘egida del potere imperiale statunitense! Crollata dal rango di superpotenza mondiale a quella di squallida provincia di un immenso impero globale. Le ricchezze sterminate garantite ai traditori, non sarebbero di sicuro un motivo ostativo, anzi, particolarmente allettante!
Insomma, la guerra tra superpotenze non ci sarà, neppure nel caso, ormai già conclamato, di perdita della parità strategica tra di esse. Se questo, come parrebbe, ma non inevitabilmente, dovesse accadere, l’inchino del Cremlino, tra i più temuti poteri al mondo, alla città del Vaticano, il più piccolo Stato planetario, sarebbe una caricatura degna di un grande barzellettiere e fumettista come Vauro!




13 giugno 2016

Anaconda 2016, le esercitazioni NATO alla frontiera della Russia che le giudica una provocazione.

Anaconda 2016stato maggiore russo


Di Andrea Atzori


Sono in corso di svolgimento nelle Repubbliche Baltiche, le esercitazioni militari di un esercito straniero, più imponenti e mastodontiche mai svolte a ridosso della frontiera russa, si parla di circa una cinquantina di KM, dalla fine della seconda guerra mondiale; quando l’esercito del Terzo Reich, varcò e violò, effettivamente, il suolo sovrano della Russia e non certo per esercitarsi accademicamente! Tutti sappiamo come si concluse questa avventura per i tedeschi. Ma è proprio in occasione della ricorrenza di questo macabro evento, cioè l'operazione Barbarossa con cui Hitler diede inizio all'invasione della Russia, che truppe tedesche si ritrovano ancora una volta a calcare le suole dei loro stivali su questo terreno! Esse tornano di nuovo dinnanzi ai confini russi, per la prima volta da quando ne vennero respinti dalla resistenza indomita dell'Armata Rossa.
Quasi un fatto simbolico, emblematico, che reparti di quell'esercito, vengano schierati, nuovamente, per una seconda volta, proprio mentre ricorre, storicamente, la memoria di quel tragico evento. Dal 10 giugno le forze alleate della Nato di cui fanno parte 24 paesi, con l'impiego di decine di migliaia di militari in prevalenza USA, si parla di 34.000 uomini, e di mezzi, 3000 carri armati e centinaia di aerei ed elicotteri, oltre ad una flotta di 12 navi da guerra impegnata nel Mar Baltico, mettono in scena l'horror Hollywoodiano: la simulazione di una guerra totale e senza esclusione di colpi, contro la Russia di Vladimir Putin. L’hanno chiamata Anaconda 2016 e sarebbe l’esercitazione più imponente della storia della Nato dai tempi della guerra fredda, preceduta ed uguagliata solo dall’impressionante Trident Junture, svoltasi nel 2015 nel Mediterraneo dalla base Nato di Lago Patria in comune di Giugliano in Campania.
Per nascondere i loro veri piani, ai russi ed all'opinione pubblica mondiale, si fa intendere, tramite la propaganda dei mass media occidentali al servizio dei regimi, che tutto questo frastuono assordante verrebbe inscenato per spaventare la Russia e con ciò tranquillizzare gli Stati Baltici e la Polonia che non desistono dal chiedere e pretendere garanzie, come membri Nato, in base all'art. 5 del trattato di alleanza del nord Atlantico, di essere protetti in caso di attacco, a parer loro assai probabile ed imminente, da parte dell'esercito russo. Tutto ciò, alla vigilia del vertice Nato di Varsavia che si terrà il 10 Luglio, con in calendario, la decisione di stanziare nei paesi baltici, una base militare con quattro battaglioni, composti si dice, da almeno 4000 uomini e una grande quantità di mezzi bellici che continuano già ad affluire sia dagli Stati Uniti che da ogni membro Nato dell'Unione europea. Altre basi sono in costruzione nel fronte sud dello schieramento Nato, in Romania dove, come progettato dagli Usa, verrà dispiegato un blocco militare lungo le sponde del Mar Nero. La creazione, da Nord a Sud delle frontiere russe,  di un c.d. Cordone Sanitario con cui isolare la Russia e blindare l'occidente. Un termine questo, tratto dalla storia europea successiva alla rivoluzione bolscevica e che assicurò all'Europa la straziante esperienza storica, dei due conflitti mondiali. Una forza di reazione rapida che dovrebbe comprendere in tutto un esercito di quasi 40.000 uomini. La Russia comincia a sentire il fiato sul collo e preannuncia risposte adeguate alla minaccia di cui viene resa oggetto. Per ironia della sorte, sarà proprio la presenza di queste fortificazioni nei territori confinanti con la Nazione russa, a rendere assai più probabile, minacciosa e pericolosa la reazione dell'esercito russo. Se prima non si aveva alcuna percezione reale di questo rischio, adesso, al contrario, la situazione andrà sempre più arroventandosi, fino a diventare incandescente. Insomma, questi della minaccia russa, sono espedienti, appositamente,  studiati, per illudere la massa di ignoranti che ancora regna sovrana nel panorama delle comunità nazionali dell'Europa che si autostima tanto evoluta e civilizzata. Chi, infatti, se non una persona senza alcuna cultura storica, crederebbe a tali sciocchezze?
Infatti, la Russia, fin dagli anni ottanta, si è disfatta del suo impero slavo, legittimamente, conquistato con la forza delle armi, durante la seconda guerra mondiale. Ha acconsentito alla riunificazione delle due Germanie, ben sapendo che sarebbe giunto questo momento fatidico, in cui il suo vecchio avversario e nemico, tornato forte e potente, si sarebbe ripresentato alle sue frontiere, per chiedere e pretendere la rivincita alla guerra, precedentemente, persa. Dalla fine della c.d. guerra fredda, il cui prezzo è stato quello di una ignominiosa ritirata, la Russia non è più uscita dal suo territorio sovrano. Almeno fino a quando, la rivoluzione del Maidan a Kiev, non ha catapultato la potenza militare USA, direttamente, sotto le mura della roccaforte moscovita. Ovviamente, a queste condizioni, non potevano non saltare tutti gli impegni presi in sede di negoziati stipulati tra le diplomazie dei due blocchi contrapposti, per il disgelo tra le due superpotenze.
La verità è che da quel momento, l’America è entrata in delirio di onnipotenza. Ha creduto, presuntuosamente, di essere divenuta, all’improvviso, in grado di espandere il suo impero in ogni angolo del pianeta e di non conoscere alcuna specie di rivale in grado di contrastarla. Già pervasa dalla convinzione di avere trovato il sistema per neutralizzare la forza devastante dell’arsenale atomico di cui la Russia è sempre stata in possesso, fin dagli anni cinquanta. Ma queste considerazioni, sono di un’ingenuità che lascia disarmati e perplessi. Infatti, prima della caduta del muro di Berlino, questo c.d. scudo atomico ancora non esisteva. Una guerra tra superpotenze, pertanto, era scontato non potesse accadere. Perché avrebbe avuto un esito già scritto in partenza. Cioè l’annientamento di entrambi i contendenti. Non ci sarebbero stati nè vincitori nè vinti.
Allora, come prendere sul serio la teoria per cui gli Stati Uniti avrebbero vinto la guerra fredda in virtù della loro superiorità bellica nei confronti della Russia, testimoniata dal fatto ultra-scontato che questa ha ceduto il suo impero nelle mani degli americani? Per amore di verità, la Russia non ha mai donato niente alle potenze occidentali. Ha solo deciso, liberamente, di riconoscere il potere di autodeterminazione ai popoli slavi. Chi avesse conosciuto la storia dell’ultimo conflitto mondiale studiandola sui libri, senza averla vissuta, si sarà reso conto di non averla capito a fondo fino a quando, ai giorni nostri, ha avuto la possibilità di riviverne gli effetti con il ripetersi degli stessi eventi. Questa è anche la prova, evidentissima, che leggendo i libri o assistendo alle lezioni di un docente, non si acquisisce una perfetta consapevolezza del mondo passato, quale ci viene tramandato da chi racconta la storia, con la parola o lo scritto.
A rivivere il ripetersi della stessa storia oggi, tramite quello srotolare all’indietro di una pellicola già incisa, anche chi non era ancora nato prima dell’ultimo conflitto mondiale, si rende conto di come siano, realmente, accaduti quegli eventi e di come quella realtà sia non tanto diversa, ma di sicuro più complessa di come potevamo solo sognarcela. La guerra lampo di Hitler nel mondo slavo, non fu vera guerra. In tre giorni il dittatore tedesco si impossessò di tutta l’Europa orientale. Oggi si capisce meglio il motivo di questa impresa tanto incredibile. In effetti, non ci fu alcuna guerra. L’odio odierno, manifestato da queste popolazioni, contro la Russia ed il loro totale trasporto sentimentale nei confronti dell’occidente, ci spiega la semplicità e la facilità dell’occupazione da parte di Hitler, di questo immenso territorio, che neppure in viaggio di piacere si potrebbe attraversare in così poco tempo! Ecco il ripetersi degli eventi, studiato alla luce degli avvenimenti di cui siamo testimoni, contemporanei allo svolgersi delle vicende.
L’Europa continentale si è rivelata compatta contro lo Stato e la Nazione russa. A combattere la guerra contro Stalin, nome che pronunciarlo oggi desta più terrore che non quello del dittatore tedesco, anche questo è assai significativo, non furono solo gli alleati uniti e vincolati dal c.d. ”Asse di Berlino” , cioè Italia e Germania, ma tutta l’Europa occidentale e orientale. Infatti, anche l’invasione dei Paesi Bassi e della Francia si rivelò di una facilità estrema per la Germania. Documenti di recente conoscenza, ci confermano che pure i regnanti inglesi, compresa l’odierna regina Elisabetta, subirono il grande fascino del nazismo. Almeno all’inizio di questa terribile storia. Per questi motivi l’avanzata del Terzo Reich in Europa fu un' amena passeggiata,  ebbe la strada spianata fino alla frontiera della sua vittima predestinata, la Russia di Stalin.
Oggi, le “esercitazioni Nato“, nome in codice “Anaconda 2016”, sono un dejà vu. Come lo è stata la rivoluzione del Maidan. L’accusa rivolta alla Russia di avere infranto la legge internazionale con l’occupazione morbida della Crimea, è solo la dimostrazione evidentissima, dell’importanza tattica che questa penisola riveste dal punto di vista strettamente militare. A parte le considerazioni sull’autodeterminazione dei popoli, interpretata solo a senso unico, per cui i referendum hanno valore diverso a seconda se questi abbiano esito favorevole o meno ai disegni americani, resta la constatazione deludente, di quanto sia ipocrita e maligna la propaganda di guerra filo-occidentale. Sulla Crimea si giocherebbero mai i destini del mondo, dal momento in cui gli USA hanno avuto dagli altri membri del Consiglio di Sicurezza ONU, il potere di fare tutti i loro porci comodi in ogni angolo del pianeta, senza che neppure una flebile protesta venisse sollevata a questo proposito? La Crimea è importante, certo, ma solo per motivi militari, assolutamente, lampanti ed ovvi.
Quali intenzioni sottendano tali irremovibili determinazioni, anche a costo di un conflitto atomico dall’esito scontato, è ben facile intuirlo. Allora sono anche assai comprensibili le proteste dei leader russi in occasione dello sfoggio di tanta potenza di fuoco da parte degli alleati, proprio sotto le mura della loro fortezza. In verità, costoro non stanno giocando alla guerra, ma la stanno facendo veramente!


La questione del sistema Aegis alla frontiera russa e l’equilibrio strategico tra le superpotenze atomiche. La guerra fredda e la rincorsa al riarmo.



Di Andrea Atzori

Altra questione ancora aperta sul tavolo del conflitto, per ora solo diplomatico, che oppone Russia ed USA, è quella dell’installazione del sistema Aegis Ashore in una località della Romania, chiamata Deveselu, mentre un’altra è già in costruzione in Polonia. Sono questi, i famosi missili antimissile, diretti a parare un eventuale attacco atomico da parte della Russia, il c.d. ombrello o scudo atomico. A parte la scontata considerazione per cui il dispiegamento di queste installazioni sulle immediate vicinanze del territorio russo, comporta, necessariamente, una rottura dell’equilibrio strategico tra le superpotenze, su cui è basato il principio della deterrenza nucleare, cioè quella sana paura che dovrebbe indurre ciascun avversario a temere e rispettare l’altro, ben sapendo che non esistono change ad un vicendevole annientamento; vi è quella ancor più grave che consiste nel fatto scontato che i missili ivi installati, possono essere armati anche con testate atomiche e funzionare, pertanto, a fini non solo strategici ma anche tattici.
Data la vicinanza ai confini della Russia, si può solo immaginare quale sia il grado di minaccia da essi rappresentato e costituito. La Russia la considera una provocazione tale per cui esige un’immediata e proporzionale risposta. La prima di queste risposte non si è fatta attendere. Il rifiuto al rinnovo del trattato Start, c.d. New Start, che aspirava, nelle speranze statunitensi, alla riduzione ancora più forte delle testate atomiche ancora giacenti negli arsenali mondiali. Anche se Obama si è precipitato in Giappone, prima visita di un presidente USA dallo scoppio delle due bombe atomiche sulle due città giapponesi, Hiroshima e Nagasaki, proprio in occasione di quella ricorrenza, non per chiedere scusa, ma per perorare la causa di un’eliminazione totale degli arsenali nucleari mondiali, ben cosciente però, del fatto che il suo ombrello atomico, dislocato in ogni angolo del pianeta, gli conferisce un vantaggio decisivo in fatto di sicurezza, nei confronti degli avversari, che tale garanzia non hanno. La corsa al riarmo, in pieno clima da guerra fredda, non si è fatta attendere. Il temporeggiare di Putin, potrebbe trovare una spiegazione proprio in questa esigenza di prepararsi alla guerra ormai imminente, attraverso la spinta impressa ad una folle corsa al riarmo. Come assistiamo anche da parte di tutte le altre nazioni del mondo.
La sopportazione e la pazienza quasi biblica, degna di un Tobia, della Russia a questo riguardo può essere interpretata solo in due modi. Primo, Putin prende tempo, temporeggia, in quanto potrebbe avere in cantiere qualche arma segreta che potrebbe pareggiare il conto con gli americani, in quanto a rischio catastrofe nucleare. Sappiamo già dei nuovi missili ormai testati positivamente, che viaggiano con rotta di navigazione imprevedibile, ad alta o bassa quota, ad una velocità che può raggiungere i Mach 10, cioè dieci volte superiore il muro del suono; in quanto seguirebbero le scie delle correnti atmosferiche, per cui sarebbero non intercettabili, quindi fuori dalla sfera d‘azione del sistema Aegis. Sappiamo anche delle prove di aggancio dei satelliti americani, eseguite nello spazio, da parte dei più moderni missili russi e cinesi. In caso di conflitto atomico, i satelliti spaziali americani verrebbero messi subito fuori uso, spazzati via, accecando tutta la strumentazione elettronica occidentale, compreso lo scudo atomico.
La prossima guerra sarà stellare, cioè spaziale. Alla faccia di chi insiste nel sostenere che la prossima guerra sarà ancora una volta solo europea, senza interessare il territorio americano, in quanto sarebbe troppo lontano per essere colpito! Di questo si dimostra sicura l’80% dell’opinione pubblica americana. Segno inconfondibile del fatto che l’essere umano, ad onta di ciò che viene propagandato dalla teoria del creazionismo, è ben lungi dall’essere anche minimamente, razionale. Sappiamo dei missili, siluri sottomarini con testate atomiche, in grado di far saltare in aria tutti i territori costieri americani, oltre a diffondere la radioattività anche nell’entroterra. Inoltre sono quasi pronti per essere operativi i nuovi missili antiaereo ed antimissile S 500, capaci di blindare il territorio russo contro l’attacco nucleare Nato. Insomma, anche la Russia a breve, avrà il suo scudo atomico, pronto, operativo ed in piena efficienza. Anche se non lo propaganda, per cui rimane un mistero per la quasi totalità dell’opinione pubblica mondiale.
E’ in procinto di essere consegnato all’esercito anche il nuovo caccia Pack Fa, di quinta generazione, dalle prestazioni fantascientifiche. Può vedere il volto di un uomo, identificandolo, a 500 KM di distanza e colpirlo, esattamente, in faccia con il suo missile, anche se questi, nel frattempo si fosse spostato, perché lo segue dovunque vada. Il tipo di sanzione che la Russia ha escogitato in risposta a quelle occidentali! I politici euro-americani, sono avvisati! Sono anche in cantiere i nuovissimi sottomarini a propulsione nucleare della classe Borei, in grado di essere armato con i nuovi missili intercontinentali Bulava, la cui velocità di immissione nello spazio, dove diviene non intercettabile, è stata aumentata in seguito alla riduzione del tempo intercorrente tra la propulsione innescata al momento del lancio e la piena assunzione della velocità di crociera. Dopo tale momento il missile non può essere raggiunto da alcuna forza oggi esistente sul pianeta. Infatti, il momento del lancio è quello critico in cui il missile può perdere la partita con quello antimissile americano. Il suo destino si decide in questa frazione di secondo. Con il missile Bulava, tale problema pare essere stato risolto. Per cui sarebbe da considerare irraggiungibile da altri missili lanciati contro di esso.
Da considerare inoltre il fatto che, mentre il Bulava vola in linea retta verticale, il missile antimissile americano, per raggiungerlo ed eliminarlo, dovrebbe percorrere più spazio, impiegando quindi, più tempo. La sua traiettoria assumerebbe, infatti, una linea retta obliqua, quindi più lunga di quella tracciata dal missile russo. A questo punto, il segreto di tutta la questione consisterebbe nello stabilire se il missile americano sia tanto più veloce di quello russo, da poterlo raggiungere, intercettare ed eliminare, nonostante debba percorrere uno spazio superiore, per arrivare al suo eventuale punto d’impatto. Più spazio deve percorrere, per raggiungere il missile russo, di più velocità, nei confronti di esso ha bisogno, per poterlo intercettare. Però tutti sappiamo che questa della superiore velocità è solo una pia illusione americana. Infatti, i motori russi sono tanto più potenti di quelli americani, che costoro sono costretti, nonostante le sanzioni, a comprarli ancora dalla Russia.
Ora, il problema è stabilire se Putin sarebbe disposto a continuare a vendere tali motori agli americani, anche in caso di conflitto militare tra le due superpotenze. Perché questa sarebbe la prova che costui sta tradendo la sua Nazione. In ogni caso, teniamo anche conto del fatto che un missile russo è sempre armato a testate multiple. Lo chiamano ICBM oppure anche  MIRV, in quanto ognuna di queste testate atomiche, può raggiungere un obiettivo diverso in modo autonomo. Ciò che gli strateghi russi rinfacciano agli americani è proprio questo; come possono essere intercettate quindici, venti testate atomiche indipendenti, dirette su obiettivi anche opposti tra loro? Proprio ciò che Putin non cessava di ripetere a Bush junior. Lo scudo atomico non può nulla contro i missili a testata multipla, in particolare dopo che questi siano usciti dall’atmosfera. Ed è anche la stessa critica che questo sistema Aegis, costato migliaia di miliardi di dollari ai contribuenti statunitensi, subisce da parte degli stessi ricercatori americani; i quali sostengono che queste spese folli per conseguire l’intento di proteggere il territorio USA dalla rappresaglia russa, in caso di primo attacco atomico posto in essere dagli Stati Uniti, non sarebbe altro che uno sperpero di risorse finanziarie pubbliche, a tutto ed esclusivo vantaggio delle industrie di armi e a discapito dei contribuenti! In quanto questo sistema sarebbe inefficace per lo scopo per cui è stato costruito. Le spese dei finanziamenti del governo statunitense, destinati alla difesa, hanno raggiunto, ormai, cifre da capogiro.
La verità è che per raggiungere un minimo di efficacia, lo scudo deve avvicinarsi troppo al punto in cui il missile russo verrebbe lanciato. Questo è il motivo per cui le installazioni di questi aggeggi, pardon, Aegis, devono per forza di cose essere avvicinate il più possibile alla frontiera russa. Da quel momento, il fragile equilibrio strategico tra le due superpotenze, verrebbe infranto. Ed infatti, di questo si lamentano i leader russi. Da oggi, cioè da quando il sistema antimissile è operativo in Romania, essendo già stato inaugurato in pompa magna dagli americani, il mondo è più insicuro. Essendo stato superato a favore di uno dei due contendenti, quel livello di parità tra di loro, in fatto di deterrenza nucleare. La Russia, infatti, si sente, a partire da quel momento, meno sicura. E, presumibilmente, non starà a guardare dalla finestra, come ad ammirare un meraviglioso tramonto!
E’ vero che sono già state prese delle contromisure. Ad esempio, pur essendo già tutte le postazioni missilistiche russe trasportabili e spostabili tramite mobilità su gomme, è notizia recente che sarebbe stata riattivata una vecchia strategia sovietica, di usare i vagoni ferroviari per spostare in continuazione i siti degli arsenali nucleari lungo tutto l’immenso territorio della Russia; in modo che non possano essere individuati né i vagoni su cui le attrezzature vengono caricate e neppure i siti di destinazione. Dovrebbero distruggere tutta la viabilità ferroviaria del colosso russo, che è vastissima. In questo modo, la sicurezza della nazione ne verrebbe, ancora una volta, salvaguardata.
La seconda interpretazione a cui si presterebbe la strategia temporeggiatrice di Putin in occasione della sempre più alacre attività di accerchiamento posta in atto dalla Nato contro la Russia, sarebbe quella per cui questo “Laissez-faire“, sarebbe un sintomo di quello che i consulenti psichiatri americani incaricati dalla Casa Bianca di stilare un profilo psicologico del presidente russo, hanno definito carattere insicuro, instabile ed indeciso; il peggio che ci si possa augurare da una personalità su cui ricadono responsabilità tanto pesanti. Una situazione del genere non lascerebbe adito a dubbi sul destino che attende la Russia.
Probabilmente, nel futuro di questa nazione sarebbe da preventivare il primo attacco atomico da parte della Nato che in quanto ad uso di armi da sterminio di massa, ha dimostrato di avere un grosso fegato! Al quale non seguirebbe alcuna rappresaglia. Uno scenario da follia pura! La realtà però è un poco più complessa. In effetti, il presidente russo, come esponente della sua comunità nazionale, ne riflette anche tutte le caratteristiche e peculiarità, nel bene e nel male. Ciò su cui giocano gli statunitensi sono vari fattori che se sommati danno un alto esito di riuscita.
L’enorme ambizione del personaggio in questione, che da troppo tempo sogna, vanamente, di raggiungere il suo obiettivo personale di fregiarsi del premio Nobel per la pace, come fu per Michail Gorbaciov; premiato per avere dissolto nel nulla l’impero sovietico ed avere consegnato l’Europa slava alla Nato. Molto probabilmente, ci potrebbero essere intese in tal senso, facilitate dall’amicizia personale che lega Putin a papa Francesco.
Tale riconoscimento verrebbe condizionato come fu per Gorbaciov, alla consegna su piatto d’oro, dopo l’Oriente slavo, anche della Russia alla Nato. Per cui tutta l’Eurasia si ritroverebbe, dall’oggi al domani, sottomessa all’occidente, senza bisogno di sparare neppure un colpo. O meglio, un colpo sì ma da maestro! Il tracollo della Cina ne discenderebbe di conseguenza, come una scoperta scientifica, da un postulato matematico! Putin venderebbe la sua patria per soddisfare il suo orgoglio personale. Un premio Nobel vale più dei trenta denari di evangelica memoria! Siccome si tratterebbe di una tecnica già sperimentata vittoriosamente, e, pertanto, positivamente testata, non sarebbe un crimine prestare un poco di attenzione al riguardo, seppure con le dovute cautele del caso.
A pensar male, dice il vecchio proverbio, si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca! Inoltre si vedrebbe spianare le porte del paradiso, dall’autorità di Santa romana chiesa. Il massimo di garanzia per un carattere insicuro! Da Demonio si trasformerebbe in Angelo! La Russia non sarebbe più additata come il regno di Sauron. Non più demonizzata come ribelle al giogo divino, ma schiavizzata sotto l‘egida del potere imperiale statunitense! Crollata dal rango di superpotenza mondiale a quella di squallida provincia di un immenso impero globale. Le ricchezze sterminate garantite ai traditori, non sarebbero di sicuro un motivo ostativo, anzi, particolarmente allettante!
Insomma, la guerra tra superpotenze non ci sarà, neppure nel caso, ormai già conclamato, di perdita della parità strategica tra di esse. Se questo, come parrebbe, ma non inevitabilmente, dovesse accadere, l’inchino del Cremlino, tra i più temuti poteri al mondo, alla città del Vaticano, il più piccolo Stato planetario, sarebbe una caricatura degna di un grande barzellettiere e fumettista come Vauro!


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permalink | inviato da vecchio vascello il 13/6/2016 alle 13:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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