ATTUALITA' POLITICA E POLITICA INTERNAZIONALE. GEOPOLITICA. POLITICA ECONOMICA. ECONOMIA INTERNAZIONALE. ANALISI E APPLICAZIONE DI PROGETTI DI TRASFORMAZIONE E INNOVAZIONE STRATEGICHE DI SISTEMI (POLITICO-ECONOMICO-SOCIALE). ATTUALITA' POLITICA E POLITICA INTERNAZIONALE. GEOPOLITICA. POLITICA ECONOMICA. ECONOMIA INTERNAZIONALE. ANALISI E APPLICAZIONE DI PROGETTI DI TRASFORMAZIONE E INNOVAZIONE STRATEGICHE DI SISTEMI (POLITICO-ECONOMICO-SOCIALE). anticovascello | ANTICO VASCELLO, BLOG DI ANDREA ATZORI | Il Cannocchiale blog
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Se la ratio del liberismo è quella di impedire che un attore, terzo al libero mercato, possa inquinare con il suo potere regolamentare, l’esplicazione integrale del principio basilare della selezione naturale, in virtù del quale a vincere deve essere sempre e solo il più forte, l’intervento dello Stato a favore del perdente, con il suo sostegno finanziario, è da giudicare una violazione di quel principio. In pratica, il liberismo economico ha già fallito ma non lo si vuole ammettere.

 
 


13 gennaio 2017

Imponente concentramento di forze Nato alla frontiera della Russia per l'operazione Atlantic Resolve.





Di Andrea Atzori

Vengono diffuse, dalla stampa alternativa, ma tacciute severamente, da quella maintream, notizie relative all'arrivo sui porti tedeschi, di un'intero esercito di decine di migliaia di uomini e circa tremila carri armati e tank americani, destinati in Polonia, per la c.d. esercitazione Atlantic Resolve, alla frontiera della Russia. Un tale imponente dispiegamento di forze, secondo autorevoli analisti militari, sarebbe un preludio all'invasione del territorio russo. Nell'imminenza del passaggio di poteri tra Obama e Trump, una tale operazione tanto minacciosa per la sicurezza dei confini territoriali della superpotenza asiatica, viene interpretata come decisione finalizzata a mettere con le spalle al muro la nuova amministrazione che si insediarà il 20 gennaio, ormai costretta a prendere atto della situazione così come determinatasi, senza alcuna possiblità di porvi rimedio.

La qual cosa puzza di truffa e non convince, perchè oltre ogni logica e sensatezza. In quanto un presidente anche degli Stati Uniti, non può, men che mai negli ultimi giorni del suo mandato, ordinare un attacco militare contro una Nazione, la Russia, la cui potenza conclamata, implica l'innesco di un conflitto nucleare di portata mondiale, senza l'autorizzazione dell'organo legislativo del suo paese, in questo caso il Congresso americano. Scrivono, genericamente, di un gravissimo stato di minaccia russa ai confini dell'Europa, come si trattasse di atto di autodifesa in costanza di attacco militare del nemico già in essere. La qual cosa è, palesemente, un falso; la Russia non ha mosso un dito in questa direzione.

Altri argomentano trattarsi, piuttosto, di un desiderio incontenibile di revance, di vendetta nei confronti della Russia, per avere mandato a monte i piani Usa sull'occupazione militare della Siria, ormai cosa fatta e poi sventata dall'intervento della Russia in questa guerra spietata, combattuta senza scrupoli da un esercito di terroristi su procura e sostegno logistico, finanziario e militare, di una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. La qual cosa contiene certo del vero, essendo stata, fin dall'inizio, la guerra in Siria preordinata all'isolamento della Russia in funzione dell'accerchiamento delle sue frontiere in vista del prossimo imminente attacco, ormai deciso, da parte della Nato. Però, credere che Obama abbia potuto assumersi una tale responsabilità di violare i principi fondamentali del diritto su cui si regge ogni Stato moderno, in base al quale per scatenare una guerra è necessario ottenere, preventivamente, l'autorizzazione dell'organo legislativo, al di fuori persino, dello stato di necessità, assolutamente, inesistente e negli ultimissimi giorni del suo mandato, dopo avere pronunciato il suo discorso di addio alla Nazione, mi pare francamente, incredibile più che poco probabile. La realtà, come sempre, sta forse nel mezzo.

Trump, non solo non ha disconosciuto, ma ha riconosciuto, ufficialmente, il dosser sugli hacker russi che avrebbero violato, su ordine di Putin, i server del Partito Democratico per sostenere lui stesso, Donald Trump, nella campagna elettorale in cui è risultato vincente. Pertanto, non ritirerà le sanzioni imposte da Obama, cioè la cacciata dei 35 diplomatici russi contro cui Putin non ha voluto reagire in attesa dell'insediamento del nuovo presidente. Situazione che avevo ampiamente, previsto in anticipo. Ma anche questa stranissima decisione di procedere frettolosamente, come pressati da un'urgenza indifferibile, nelle operazioni militari contro la Russia, a pochi giorni dal cambio di inquilino alla Casa Bianca, è assai sintomatico del gioco sporco pianificato dietro le quinte, per tenere la Russia tranquilla, in quanto molto fiduciosa nel fatto nuovo di un presidente americano disponibile, almeno a parole, a normalizzare i rapporti tra i due paesi.

Secondo il mio punto di vista si tratta solo di un gioco delle parti, organizzato di proposito tra gli alti esponenti della politica statunitense, di entrambi gli schieramenti politici, repubblicani e democratici. Lo svolgimento degli eventi in successione, non fa altro che confermare questa teoria del complotto ai danni della Russia e di Putin. In ogni caso sarà molto difficile che la potenziale vittima abbia abbassato il livello di guardia e tensione nei confronti di uno stato di crisi nei rapporti internazionali, ormai sprofondato in una guerra regionale, tuttora in pieno svolgimento. Insomma, la campagna elettorale americana si è svolta nel rispetto rigidissimo. di un copione scritto fin dall'inizio, per demonizzare la Russia e legittimare agli occhi dell'opinione pubblica, un'aggressione militare proprio nei giorni antecedenti al cambio di consegne tra i due presidenti, quello uscente e quello entrante.

Anche la dichiarazione del nuovo segretario di Stato USA, Rex Tillerson, accreditato come amico personale di Putin ed incaricato da Trump, secondo cui il riconoscimento della Crimea da parte degli Stati Uniti, avverrebbe solo a condizione che Mosca riconosca la legittimità del nuovo governo golpista insediato a Kiev dopo gli eventi di piazza Maidan, pone gravissimi problemi alla soluzione dello stato di crisi tra le due superpotenze, in quanto è tuttora in corso una rivolta nei territori del Donbass, contro l'autorità centrale ucraina, che reclama un'ampia autonomia territoriale tale per cui si richiederebbe, una riforma della costituzione ucraina in questo senso. Accordo su questo punto, già siglato con il trattato di Minsk, ma mai attuato da Kiev, che anzi medita di riprendere i combattimenti per piegare i rivoltosi. E' molto difficile che Putin accetti queste condizioni tout court, sic et simpliciter.

Staremo a vedere, ma, a parer mio, Trump continuerà a comportarsi secondo la condotta già espressa in partenza. Cioè, prenderà atto dei fatti posti in essere dal suo predessore, senza opporre alcuna reazione. Accettando tutto, senza discutere nè muovere un dito. Direi anzi di più. Che di suo aggiungerà l'aggravamento della crisi in estremo oriente, sia contro la Corea del Nord, che contro la Cina. Portando alle sue estreme conseguenze un conflitto mondiale già in atto. Tenteranno forse, agli inizi, di minimizzare l'aggressione, nel tentativo di far retrocedere le divisioni dell'esercito russo schierato lungo le sue frontiere. Tasteranno la risolutezza della classe dirigente russa nel difendersi, pagando un prezzo altissimo per la sua popolazione.

Ma le guerre di frontiera, non sono più attuali se combattute da schieramenti militari dotati delle più moderne armi belliche. La tecnologia militare proietta i conflitti in ogni più piccolo e remoto angolo del pianeta, nessuno escluso. La prossima guerra mondiale, fin da subito, si propagherà come olio e ne verranno investite sia l'Europa che gli Stati Uniti. La portavoce del ministero degli esteri russi, Maria Zakharova, ha dichiarato su questa vicenda assai preoccupante, che "come dio ha creato il mondo in sette giorni, Obama lo distruggerà in appena due giorni di più", cioè quei nove giorni che separano l'insediamento di Trump alla casa Bianca. Questo per sottolineare il fatto di quanto una guerra globale del terzo millennio, non possa mai neppure nascere come guerra di frontiera ma fin da subito si trasformi in totale e finale.




7 gennaio 2017

Non esiste un Trump amico dei russi. Il problema USA è quello di allargare il proprio impero al continente asiatico. Sarà un vero grande dramma mondiale. Un terremoto di dimensioni e conseguenze epocali.



Di Andrea Atzori

Gli americani accusano la Russia di avere usato gli hacker per influire sulle loro elezioni presidenziali, intromettendosi sulle questioni interne del loro paese e violandone la sovranità. Ma vi rendete conto a che livello di eresia siamo giunti? La guerra informatica non è vera guerra. Lo è però la guerra scatenata sotto forma di rivolte di piazza fomentate e combattute dalle Ong americane sguinzagliate in ogni parte del mondo, ma in particolare là dove vogliono colpire con i loro eserciti, come hanno fatto in Medio Oriente, in Nord Africa, in Ucraina ecc. Ong già pronte ad agire anche a Mosca, finchè Putin non le ha sciolte per decreto legge, dichiarandole illegali. Quindi gli americani sarebbero sotto attacco ma la Russia di Putin no? Una persona sensata scoppierebbe dal ridere!

Quanti morti hanno fatto gli americani nel mondo con le loro guerre disseminate in ogni angolo del pianeta, dalla fine della seconda guerra mondiale? Sicuramente non si contano, sono milioni di milioni. Dicono che la Russia si sia macchiata di crimini di guerra in Siria, in particolare ad Aleppo. Ma vi rendete conto? La Russia è entrata in guerra in Siria cinque anni dopo il suo inizio. Il paese era già dilaniato e ridotto in macerie. A bombardare sulle sue città sono stati tutti i caccia dei paesi occidentali, compresa l'Italia e altri partner europei, oltrechè le altre nazioni del golfo, Israele e la Turchia, lasciando dietro di se solo uno scheletro di rovine. Milioni di bombe sganciate in centinaia di migliaia di raid aerei micidiali e devastanti. Solo dopo l'intervento russo sul terreno di battaglia si sono guardati bene dall'insistere in quest'opera distruttiva, ben sapendo che cosa li attendeva. Ma il Santissimo Papa Francesco e l'ONU si accorgono, solo dopo la resa dell'ISIS ad Aleppo, di gridare al genocidio, mentre il popolo ancora festeggia in massa nella città, finalmente, liberata.

In Europa accusano gli organi informativi russi, RT e Sputnik di fare propaganda a favore della Russia e negli Stati Uniti minacciano di cacciarli dal loro paese. Vera e propria paranoia ossessiva che vorrebbero spacciare per difesa avanzata della loro democrazia. Una democrazia costruita a furia d corruzione in particolare truffe nei concorsi pubblici, cioè l'antitesi della democrazia. Per essere coerenti anche in Russia e Cina, dovrebbero essere banditi tutti gli organi informativi occidentali. Perchè tanto si sa che le loro notizie sono tutte falsificate, per sostenere e propagandare le politiche ufficiali dei loro governi di appartenenza, da cui sono finanziati. Non hanno mai ammesso di avere finanziato ed armato l'Isis, considerando una tale affermazione contro gli stessi interessi nazionali dei loro paesi. Non hanno mai ammesso di avere sobillato, fomentato, finanziato, organizzato e armato la rivolta di Maidan a Kiev. Vera e propria propaganda di guerra che precede, guida e segue ogni intervento armato contro Stati vittime predesignate degli istinti aggressivi e senza scrupoli di potenze mosse solo dal desiderio di dominio e dalla voracità nell'accaparrarsi le fonti di approvvigionamento energetico. Oggi, Trump è salito al potere prendendo possesso della Casa Bianca. Ma non ci pensa neppure un momento a contraddire la tesi del complotto russo sulle elezioni statunitensi. Anzi lo ammette e lo riconosce, solo precisando che comunque non sia stato determinante. Teoria difficilmente confutabile anche lo si volesse, cosa di cui dubito fortemente.

Infatti, come si fa a stabilire quanto questa ingerenza, interferenza o presunto complotto sia stato decisivo? Ovviamente il problema statunitense non è se e come la Russia abbia potuto conseguire il suo scopo di mandare al potere in USA un candidato presidente piuttosto che un altro. Il problema è diametralmente, opposto. Cioè è quello di come riuscire a far condannare la Russia ed il suo presidente Putin, dall'intera comunità internazionale, come rea di avere attentato alla sicurezza nazionale americana, giustificando con ciò una terribile reazione militare, quella già messa sul conto in caso di vittoria dell'altra candidata alla presidenza, la moglie dell'ex presidente Clinton. Un passaggio di potere dentro allo stesso talamo nuziale, come difficilmente si poteva verificare anche ai tempi dell'Impero romano. Dopo il passaggio di poteri tra padre e figlio Bush, come si fa ad affermare che al potere negli Usa vi sia un sistema democratico piuttosto che un altro di stampo oligarchico caratterizzato dal passaggio dei poteri per discendenza o appartenenza dinastica? Perchè si, in occidente non vi è niente di democratico e repubblicano, ma sempre e solo tanto di assolutismo e tirannia in piena regola. Guerre nel mondo e tra non molto una vera grande guerra mondiale, portate in nome e nel segno della democrazia, da parte di una Nazione che rappresenta la negazione assoluta di essa.

Trump stringerà il cerchio attorno alla Cina al suo primo impatto, passando subito alle vie di fatto, contro la Corea del Nord e sul Mare Cinese Meridionale. Mentre la Nato, falsamente, dichiarata essere ormai svincolata dalla tutela USA, interverrà in massa sul versante est europeo, costringendo la Russia ad una reazione durissima, con l'uso del nucleare tattico. La rotta della flotta americana nel pacifico, incapace di reggere all'urto con quella cinese, consentirà la riunificazione delle due superpotenze asiatiche, pronte ad esigere le chiavi di Washington come condizione per evitare la distruzione totale. Questa sarà l'unica conseguenza della politica folle e fallimentare dell'occidente nell'intento di costruirsi un impero mondiale allargato al continente asiatico. Indisponibili a riconoscere una qualche forma di cooperazione internazionale e rispetto reciproco tra le nazioni, come principio basilare del diritto internazionale.




30 dicembre 2016

Obama espelle 35 diplomatici russi come sanzione per le presunte ingerenze nella campagna elettorale.




Di Andrea Atzori


Ad appena tre settimane dalla sua conclusione, l'amministrazione Obama coglie fino all'ultimo momento, l'occasione per sferrare un colpo di coda gravissimo ai rapporti tra Stati Uniti e Russia; in pratica pregiudicando le possibilità di una ripresa delle normali relazioni diplomatiche tra le due superpotenze nucleari all'insegna della distensione internazionale, per il superamento di uno stato di crisi profondo che minaccia di divenire incontrollabile. Il provvedimento emesso dalla Casa Bianca appena ieri, è di quelli destinati a lasciare un segno indelebile nelle reciproche relazioni, una ferita non facilmente rimarginabile, che da sola può testimoniare dello stato di tensione e difficoltà con cui si affrontano più che confrontano le compagini governative e diplomatiche dei due paesi più potenti del pianeta.

Obama ha firmato un ordine di espulsione dal paese di 35 diplomatici russi, che dovranno lasciare il territorio americano entro 72 ore e la chiusura di due sedi diplomatiche a New York e nel Maryland. Sarebbe questa la prima delle sanzioni preannunciate come ritorsione per la pretesa ingerenza degli apparati di intelligence russi nella campagna elettorale americana tesa a favorire la vittoria del magnate Trump alle presidenziali USA. Una interferenza materializzatasi attraverso l'accesso illecito di hacker nei data base elettronici del partito democratico e degli stretti collaboratori di Hillary Clinton, candidata, diretta concorrente di Trump alle presidenziali, da cui si sarebbe entrati in possesso di notizie e segreti imbarazzanti e compromettenti, tali da autorizzare azioni giurisdizionali nei suoi confronti.

In particolare, venivano svelate le fonti dei finanziamenti della sua campagna elettorale, da cui si poteva evincere che, non solo tutte le promesse fatte agli elettori erano false, in quanto non per il bene del popolo avrebbe operato, ma solo per quello dei grandi capitalisti, banche e gruppi industriali, ma che, addirittura, la stessa politica estera americana sarebbe stata condizionata dalla dovuta riconoscenza per nazioni straniere come l'Arabia Saudita. I fatti sono noti e non c'è bisogno di entrare nel merito oltre. Ma è sufficiente ricordare la mole infinita di e-mail pubblicate dal sito di Wikileaks del giornalista Julian Assange, sottratte, direttamente, agli indirizzi di posta elettronica della Clinton e del suo più stretto collaborato Jhon Podestà. Talmente compromettenti che la F.B.I ha aperto un'inchiesta per accertare e stabilire le pur evidentissime responsabilità della Clinton emergenti da queste prove inconfutabili per l'uso fatto di funzioni pubbliche, quando era segretario di Stato, attraverso il proprio indirizzo personale e privato di posta elettronica, tali da mettere a rischio e repentaglio, la sicurezza nazionale.

Personaggi a cui, pertanto, niente è mai importato della sicurezza nazionale del proprio paese, di cui si atteggiano a difensori nel momento stesso in cui accusano altre organizzazioni o paesi stranieri di avere diffuso e reso pubbliche queste verità, rendendone così edotto anche tutto il popolo americano che, infatti, le ha rifiutato il consenso elettorale, per riconoscerlo, invece, al suo sfidante Donald Trump. Inoltre esiste la circostanza di fatto determinante su cui nessuno ha mai soffermato la sua attenzione, per cui l'elettore statunitense, pur essendo ben informato della realtà di fatto, cioè la fuga di notizie e il probabile intervento di hacker stranieri, ha deciso, coscientemente, di eleggere il nuovo presidente in modo da sventare la quasi scontata certezza di una guerra contro la Russia e la Cina, messa in conto, nel suo programma elettorale dalla Clinton.

Il tentativo messo in atto da Obama, di voler rimettere in discussione quell'esito elettorale è fatto molto esemplificativo di dove possa giungere l'imperterrita decisione di una classe dirigente nel portare fino alle estreme conseguenze di un conflitto mondiale in cui a farla da protagonista non sarebbe una potenza umana di natura planetaria, ma bensì di origine sovrumana e valenza universale, dinanzi a cui l'uomo è solo polvere insignificante, parte integrante del mondo minerale, non più di quello animale. Dalle reazioni atomiche stellari proviene la vita e dalle stesse la vita se ne diparte. Il popolo americano ha capito molto bene questa verità assoluta e l'ha elaborato in modo efficace e completo.

Riflettiamo anche solo per un momento della ipocrisia congenita in queste accuse da parte del governo di una Nazione che non ha fatto altro che mettere sotto controllo il mondo intero, sia  con attività di spionaggio vero e proprio contro Stati, cioè di natura politica, oppure anche industriale, per conseguire vantaggi nell'ambito dell'innovazione tecnologica,  con sforzi eccezionali sia economici che militari,  come fu per il sistema Echelon, rete di intercettazioni mondiali di comunicazioni private e pubbliche, organizzato da una società occulta di cui facevano parte integrante, oltre ai più ricchi finanzieri e industriali americani, anche gli ex presidenti della repubblica statunitense.

Lo stesso Barak Obama, durante la sua presidenza ha dato ordine ai servizi segreti di porre sotto controllo tutti i cellulari dei capi di Stato di tutto il mondo, compresi gli alleati della Nato, anche quello di Angela Merkel. Insomma per la Casa Bianca non esistono diritti al segreto di Stato da parte di altre Nazioni ma solo di se stessa; una vera follia. Per conoscere l'entità e la gravità del progetto di intercettazioni mondiali delle informazioni, portato avanti dalla NSA, National Security Agency, ci volle la spettacolare fuga di un suo agente, Edward Snowden, rifugiato in Russia per sfuggire alla condanna a morte decretata dal suo paese.

Insomma, come già espresso, per gli americani l'unico stato con diritto alla tutela della propria sicurezza nazionale pare essere solo il loro. Se tutti gli Stati spiati dagli americani, avessero usato lo stesso metro per colpirli a causa delle loro ingerenze nelle loro questioni interne, oggi costoro non avrebbero più alcun rappresentante diplomatico in alcuno Stato al mondo. Se dovessimo tenere inoltre conto del diritto alla libertà di informazione come fondamentale principio delle costituzioni democratiche, oggi amplificato attraverso i moderni sistemi tecnologici come la rete internet, la radio e la televisione, oltre che la carta stampata, di cui i paesi occidentali sono i più grandi utilizzatori e diffusori nel mondo, potremmo comprendere un poco meglio di come costoro sono molto più avvantaggiati di altri che considerano nemici a questo proposito.

Un paese, per l'occidente, autoreferenzialmente, democratico, non sarebbe tale se non riconosce la libertà di espressione e divulgazione del pensiero, in primo luogo la libertà di stampa. Nel corso delle miriadi di guerre da costoro portate in ogni angolo del pianeta, l'informazione ufficiale ed universale è sempre stata solo quella della c.d. stampa Maintream, cioè quella di regime, la sola accettata dai governi in carica. In Russia come in Cina, la libertà di stampa è rispettata. Per cui anche i giornali di tutto il mondo, la c.d. stampa estera, può essere liberamente letta. Ma non vale il discorso inverso, per cui l'informazione proveniente da altri paesi, in particolare Russia e Cina, in occidente viene bandita e comunque sottoposta a rigido controllo autoritario. Ma questa non è democrazia. Ovviamente, non è solo questione di organi di stampa ma anche di emittenti radiotelevisive e siti informatici, come ad esempio i Blog.

Tutto ciò è segno evidentissimo che il mondo occidentale sta perdendo le libertà democratiche perchè teme il confronto delle idee. I tempi che stiamo vivendo sono veramente difficili. Man mano che i fronti di guerra avanzano, le libertà si assottigliano. La tirannide fa, nuovamente, capolino dietro l'angolo. La presidenza di Barack  Obama è già alle sue ultime battute. Il 20 gennaio dovrà traslocare dalla Casa Bianca ed al suo posto arriverà Donald Trump. Gli opinionisti europei e americani sono impegnati a disegnare scenari apocalittici a seguito delle ultime decisioni prese dal suo predecessore, non appena il nuovo presidente si sarà insediato.

Due sarebbero le possibilità a lui concesse, riconoscere l'indebita intromissione di una potenza straniera nelle elezioni che lo hanno visto trionfante, oppure disconoscerla. In questo caso verrebbe accusato di avere collaborato con il nemico ed accusato di alto tradimento, come se la guerra tra le due nazioni fosse già in atto. Un vero e proprio colpo di Stato in piena regola. Altro che democrazia, vero neonazismo di stampo razzista di cui Obama renderà conto alla storia.

La realtà è ben diversa da quella dipinta dal media europei e statunitensi. Trump non è un presidente filorusso, come lo si vuole dipingere. Probabilmente non farà nulla contro le sanzioni antirusse. Il riavvicinamento tanto sbandierato in campagna elettorale non è senza una ben precisa strategia a lungo termine tesa a ostacolare il percorso di amicizia e fratellanza tra le due superpotenze asiatiche, Cina e Russia. Il sistema è sempre quello del "divide et impera" tanto caro agli imperatori romani. Lo stesso, identico sistema sperimentato in medio oriente.

Rendendosi conto, attraverso lo studio degli analisti militari, di non poter affrontare e sostenere uno scontro diretto contro le due nazioni alleate, si tenta di dividerle, magari mettendole l'una contro l'altra. Avendo deciso di attaccare prima il pesce più piccolo, stanno alzando il tono dello scontro nei confronti della Cina, in particolare rinnegando il principio di unica Cina, che dal 1979 è stato posto alla base dei rapporti tra i due paesi.  Trump, infatti, apre contatti privilegiati con la neo presidente di Taiwan, mentre Obama inserisce nella legge finanziaria stanziamenti per la fornitura di nuove armi a questo paese che la Cina considera parte integrante del suo territorio. Pechino eleva proteste formali e mette in guardia sulle conseguenze assai gravi di un tale comportamento. Mentre è proprio il primo ministro cinese a dichiarare alla stampa che la tattica di Washington  di dividere Mosca e Pechino, non riuscirà e non avrà alcun effetto.





27 dicembre 2016

Condoglianze alla Russia per le vittime dell'incidente aereo nel Mar nero.






Andrea Atzori

Sincere e sentite condoglianze alla Russia per le 92 vittime dell'incidente nell'aereo militare precipitato nel Mar Nero, con i componenti dello storico e glorioso coro dell'Armata Rossa.





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23 dicembre 2016

Buon Natale e felice anno nuovo 2017


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19 dicembre 2016

Ucciso ad Ankara l'ambasciatore russo in Turchia Andrei Karlov










Di Andrea Atzori

L'ambasciatore russo Andrei Karlov è stato freddato a colpi di pistola, da un sicario ad Ankara mentre partecipava ad una mostra d'arte dal titolo "La Russia attraverso gli occhi dei turchi". L'attentatore di cui si conoscono tutte le generalità, ha urlato durante l'esecuzione del delitto parole che fanno credere ad una matrice islamica del suo atto criminale. Sarebbe entrato nei locali spacciandosi da guardia del corpo dell'ambasciatore ed esibendo un cartellino autentico della polizia turca, di cui era funzionario. Diplomato all'accademia della polizia turca ha fornito prova certa, con il suo gesto,  di essere membro militante dell'organizzazione terroristica islamica che sta insanguinando il mondo. Un gesto il suo non certo istintivo e occasionale, ma studiato e organizzato nei minimi particolari da strutture a monte da cui ha ricevuto sostegno. E' stato ucciso poco dopo dalla polizia intervenuta sul luogo del delitto. Nella capitale turca continuano le manifestazioni di piazza a sostegno dei guerriglieri jihiadisti sconfitti ad Aleppo, ormai sterminati dall'esercito regolare siriano e dall'aviazione russa.  Circostanza che la dice assai lunga sulla connivenza del popolo turco con i guerriglieri sauditi e l'intera famiglia reale saudita. Stranissima anche alla luce dei gravissimi attentati terroristici che il Daesh ha messo a segno in territorio turco. Un fenomeno simile a quello che si sta verificando in queste ore in Europa, dove pure il terrorismo ha colpito assai duro, specie in Francia. Il sicario di Karlov gridava appunto parole di minaccia contro la Russia per la sua vittoria contro gli islamisti sauditi. Assai strano questo gravissimo evento delittuoso che mette ancora più a rischio i rapporti tra Mosca ed Ankara, dopo l'abbattimento del bombardiere russo Su24 e l'apparente riconciliazione tra i due capi di Stato dopo il colpo di Stato fallito contro Erdogan. Ma il fatto dell'immediata invasione del territorio siriano da parte delle truppe dell'esercito turco mentre era ancora in atto la visita del vicepresidente americano Biden nella capitale turca, senza il preventivo consenso di Putin, fanno credere che il pentimento del presidente turco, per l'attacco al velivolo russo da parte dei suoi caccia, fosse poco sincero e che anche il tentativo di golpe contro di lui, di cui sono stati accusati gli statunitensi,  sia un fatto ancora avvolto in un fitto mistero, considerato che le politiche turche sono ancora e sempre ispirate ad una fortissima avversione per la persona di Assad, il presidente siriano e non accenna a diminuire il sostegno, con uomini, armi e mezzi,  all'organizzazione terroristica  islamica che combatte contro i russi ed i siriani, con cui la famiglia Erdogan  insiste con la compravendita del greggio estratto dai pozzi petroliferi siriani. Se la stessa polizia turca si scopre essere coinvolta e collusa in un attentato terroristico tanto grave ai danni di un diplomatico della Russia, significa che qualcosa della politica di Putin nei rapporti con Erdogan andrebbe rivista. Non è possibile che nessuno dei colleghi di questo poliziotto si fosse accorto prima della sua appartenenza ai gruppi terroristici islamisti. Inoltre questa prepotenza usata dall'esercito turco nell'invadere il territorio siriano dopo che lo sconfinamento minimo e casuale di un caccia russo nello spazio aereo turco gli è costato l'abbattimento e l'uccisione del suo pilota, depone assai chiaramente, per una totale  mancanza di timore e rispetto per la potenza militare russa. Pochi giorni or sono ha scatenato polemiche in Russia, la dichiarazione di Erdogan, secondo cui, con il suo esercito, sarebbe arrivato a Damasco e avrebbe deposto Assad. Putin ha subito chiesto informazioni di tali affermazioni, in totale contrasto con gli accordi già presi con il Kremlino. Inoltre, dalle ultime notizie si viene a sapere che l'attentatore del diplomatico russo sarebbe stato tra le guardie del corpo  del presidente Turco, coincidenza assai strana. A breve giro di tempo dall'attentato ad Ankara ne è seguito un altro, sempre di matrice islamista a Berlino, dove un Tir si è abbattuto tra la folla ai mercatini di Natale, provocando decine di vittime, tra morti e feriti. Se questi due attentati fossero collegati e frutto di uno stesso disegno, come sembrerebbe, ne seguirebbe come conseguenza, che l'intento sia stato quello di indurre gli occidentali ad intervenire ad Aleppo a sostegno dell'Isis, creando un pretesto valido a questo proposito. La riconquista di Aleppo da parte di Assad non va giù alla coalizione militare a guida USA. Intanto Putin, informato dei fatti, ha convocato, urgentemente, una riunione dei servizi segreti, speciali di sicurezza con la partecipazione del ministro degli esteri Lavrov. Continueremo a seguire l'evoluzione degli eventi.




19 dicembre 2016

Il veto della Russia blocca, nel consiglio di sicurezza ONU, la proposta di risoluzione francese su Aleppo.

  







Di Andrea Atzori



La situazione ad Aleppo si sta ingarbugliando sempre di più. I paesi Nato chiedono all'ONU l'invio di osservatori per gestire la tregua. Ma Putin si oppone ed esercita il diritto di veto sulla mozione presentata dalla Francia, come preannunciato. Parrebbe però, che gli occidentali stiano cercando un consenso il più possibile vasto tra i membri del consiglio di sicurezza, per inviare comunque, truppe di terra ad Aleppo, camuffandole come ONU, anche senza e contro la volontà della Russia; la qual cosa è un controsenso, in quanto la Russia è membro permanente del Consiglio di Sicurezza e senza di essa l'ONU non può esistere. 

Se, comunque, come parrebbe, si arrivasse a forzare il diritto internazionale, tentando di illudere l'opinione pubblica mondiale di agire su mandato ONU anche senza averlo, ci troveremmo dinanzi ad un fatto gravissimo di schieramento di forze internazionali intervenute sul teatro di guerra contro l'esercito di Assad e quello russo che lo protegge. In Europa si sta diffondendo l'idea che la Russia non possa andare a fondo in questa guerra in quanto non avrebbe le risorse economiche per portarla a termine e tanto meno quelle necessarie per la ricostruzione dopo la fine delle ostilità.

 Dipingono la Russia come un paese piccolo e debole, sull'orlo di una crisi economica spaventosa, incapace di reggere ad uno scontro con un esercito di mercenari armati dagli stessi occidentali, figuriamoci contro la Nato. Per questi motivi Putin sarebbe costretto ad accettare, anche se malvolentieri, la collaborazione dei paesi arabi e della Turchia, nonchè l'alleanza con Trump, fin troppo sbandierata, anche attraverso le accuse della Cia a Putin sull'interferenza nelle elezioni americane, che avrebbero favorito la vittoria del tycon statunitense. 

Opinioni assurde espresse anche dal direttore de La Stampa Molinari. Rendiamoci conto di quanto tali teorie siano senza senso, se consideriamo che questi Stati nemici della Siria fino ad oggi, che ancora si stanno dimenando per evitare la catastrofe della loro accozzaglia di mercenari finanziata con armi e mezzi proprio al solo scopo di invadere la Siria ed appropriarsi delle sue ingentissime risorse energetiche, hanno intrapreso questa temeraria avventura bellica, proprio per rubare alla Siria le sue ricchezze, in particolare i pozzi petroliferi. Proprio coloro che hanno raso al suolo le città e i villaggi della Siria, dovrebbero essere chiamati a partecipare all'opera di ricostruzione sul presupposto che abbiano i capitali da investire per realizzare questa impresa? E' una vera follia anche solo il pensarlo, che mi auguro abbiano l'intelligenza di riconoscere come tale, perchè, diversamente, sarebbe gravissimo.

 Stanno agendo di sicuro con furbizia, tentando di fregare la Russia e la Siria di Assad, che non sarà certo molto disposto a fidarsi di costoro, dopo tutto quello che gli hanno fatto. La verità è che la Russia è un paese sano senza debito pubblico e ricco di enormi riserve di risorse naturali che non sono solo petrolio e gas, ma anche giacimenti minerari, industria pesante, agricoltura, legname, caccia e pesca, allevamenti di bestiame ecc. Non vivono i russi solo di artigianato e manifatture come gli italiani.

 Gli Stati Uniti sono un paese indebitato fino all'osso del collo, alle prese con una crisi economica gravissima da cui non hanno alcuna speranza di risollevarsi e della quale non sanno fare di meglio che incolpare la Cina contro la quale minacciano guerra, non avendo altro modo per uscire dal precipizio verso il quale stanno sprofondando se non invadendo territori di altri Stati nell'intento di trovare altre energie da succhiare, come fanno i parassiti. Sanno bene però, che per la ricostruzione della Siria sono sufficienti le ricchezze di cui essa è dotata per natura, la laboriosità dei suoi cittadini oggi dispersi per altri mondi e che non vedono l'ora di ritornare nelle terre in cui sono nati, nonchè gli investimenti di imprese straniere, in particolare russe, cinesi e iraniane, intenzionate a lavorare seriamente sulla base di reciproci vantaggiosi contratti. 

Non credo affatto che russi e cinesi siano intenzionati e disposti a dividere questa ricca torta, che sarebbero le mega opere della ricostruzione delle metropoli siriane, con gli americani e gli europei. E' proprio da folli il pensarlo. I cinesi stanno costruendo città nuove di zecca in ogni angolo dell'Africa. Cosa può offrire l'occidente alla Siria, diverso da ciò che ha già dato, cioè terrore e morte? Niente. La forza economica mondiale è nelle mani della potenze emergenti, Russia, Cina, India, Brasile, contro le quali l'occidente ha scatenato una serie infinita di attacchi finanziari, economici e politici che stanno rischiando di trasformarsi in militari, sprofondando, pertanto, il pianeta in una guerra globale. Tutto ciò nel rispetto del perfetto stile colonialista anglosassone.




16 dicembre 2016

Finisce la guerra ad Aleppo, ma in Europa non festeggiano. Anzi ringhiano.



Di Andrea Atzori

In virtù dell'intervento militare russo nella guerra in Siria, lo Stato siriano riunisce le due parti della città di Aleppo divise in seguito all'occupazione della sua parte orientale da parte delle milizie jihadiste, saudite e filooccidentali, costituite, in buona parte anche da "Foreign Fighters", combattenti stranieri provenienti da 80 diversi paesi del pianeta. Un esercito immenso, composto di mercenari attirati dai facili guadagni e fuggiaschi dalla disperazione di cui sono fucina sempre attiva le grandi metropoli del mondo c.d. civilizzato. Il patto di ferro tra le immense risorse finanziarie del capitalismo internazionale ha prodotto questo mostro, conosciuto in ogni angolo del pianeta come ISIS, Daesh o più semplicemente tagliagole. 

Un intreccio di interessi economici, mire espansionistiche di carattere militare e di natura imperialista e capitalista nonché il pozzo senza fondo dell'odio ideologico ereditato dalle filosofie del romanticismo ottocentesco, hanno spinto l'istinto razzista e razziale euroamericano, a percorrere il cammino della contrapposizione frontale con le superpotenze asiatiche a cui non hanno esitato di intimare il loro ultimatum, sia nei territori orbitanti nella loro sfera di influenza, come nel caso di Iraq, Libia e Siria, sia, direttamente, lungo le loro sterminate frontiere nazionali, come, invece, nel caso dell'Europa orientale e del Mar Cinese Meridionale. Un aut aut a queste superpotenze dotate di arsenali atomici superiori a quelli di qualunque altra nazione al mondo, con cui viene loro ordinato di sottomettersi al giogo dell'alleanza atlantica, oppure di divenire bersaglio per un attacco militare totale che le distruggerà in pochi secondi, come afferma senza mezzi termini il capo di Stato maggiore dell'esercito americano gen. Mark A. Milley

La minaccia è la c.d. guerra con armi di precisione, Prompt Global Strike System, sbandierata dagli Stati Uniti, come fosse uno spauracchio, associata al tristemente noto scudo nucleare, le cui basi missilistiche ed antimissilistiche sono state già costruite intorno ai confini sia della Russia che della Cina. Le vittime predesignate rispondono con la revoca di tutti i trattati già siglati a livello internazionale sulla riduzione delle armi nucleari ed aumentando la potenza dei vecchi e nuovi ordigni nucleari ad un livello tale da rendere il pianeta un astro rovente. Armi micidiali messe un orbita planetaria da missili di ultima generazione, la cui velocità ipersonica rende proibitiva la loro intercettazione da parte di antimissili più lenti e meno efficienti. Il c.d. missile dell'apocalisse, chiamato anche Status 6, viene trasportato da un sottomarino senza pilota e armato da bombe atomiche a testata multipla che superano i 300 mg, associato a bombe al cobalto che amplificano la capacità di inquinamento radioattivo dell'ambiente in modo tale per cui vengono anche chiamate ordigni del giudizio. Altri ordigni atomici, nome in codice Nato Satan 2, sono da soli in grado di distruggere uno Stato come la Francia od il Texas.

La paura che investe l'establishment statunitense è quella che ha portato alla vittoria nelle presidenziali il magnate Trump. Infatti, la sua strategia politica è preordinata a conseguire l'obiettivo di dividere l'alleanza militare che lega Mosca a Pechino. Facendo credere al presidente russo Putin di essere disposto a normalizzare i rapporti tra i due paesi, ma solo al fine di scongiurare il soccorso dell'esercito russo a favore della Cina, quando sarà iniziata la battaglia navale contro la flotta di Pechino nel Mar Cinese Meridionale. Il ministro degli esteri cinese ha già dichiarato che il rapporto di fratellanza che lega il suo paese alla Russia non potrà essere incrinato o scalfito dalle interferenze del comune nemico. Ma la liberazione di Aleppo est da parte dell'esercito russo-siriano, ha scatenato le reazioni furenti delle diplomazie occidentali che accusano i due paesi alleati di avere provocato massacri inauditi della popolazione civile, nel tentativo di piegare la resistenza dei terroristi alimentata dagli sponsor regionali e d'oltre oceano.

 In effetti ad ogni tregua d'armi imposta dall'ONU su richiesta di Stati Uniti ed Europa, i tagliagole sauditi si rinforzavano sia in uomini che in mezzi ed armi. Per cui la guerra diveniva sempre più difficile da vincere per l'esercito regolare siriano. Ciò che è accaduto a Palmira, dove l'Isis è riuscita a riprendere il possesso della città storica, è, infatti, una conseguenza inevitabile delle tregue che l'Onu ha imposto alla Russia per evitare le sanzioni. Queste circostanze sono state chiarite e dichiarate ufficialmente, dal portavoce del ministero della difesa russo gen. Konascenko. Ma in numerosi articoli di questo blog ho esposto in modo assai preciso e dettagliato i rischi impliciti in questi stop ai combattimenti, pretesi ed imposti dall'ONU, ufficialmente per aiutare la popolazione civile, ma in pratica al solo scopo di consentire che i guerriglieri terroristi in difficoltà ed in procinto di arrendersi, potessero ottenere sostegno militare e finanziario da parte dei loro grandi alleati e mandanti. 

Per questo motivo l'ONU non presenta più le caratteristiche di un'organizzazione pacifista e super partesLa sua funzione diretta alla risoluzione pacifica delle controversie tra Stati è, praticamente, finita, in quanto fallita. Il suo intervento sarebbe, addirittura, controproducente. La sua è una sorte pari a quella del suo predecessore, la Società della Nazioni, la cui scomparsa fu concomitante all'inizio del secondo conflitto mondiale. D'altra parte è sufficiente considerare che gli USA per sottomettere il Giappone non esitarono a sganciare due bombe nucleari su due sue popolose città, Hiroshima e Nagasaki, per comprendere quanto siano tendenziose queste accuse alla Russia di avere massacrato la popolazione civile di Aleppo per conseguire il suo scopo di debellare i terroristi che si sa essere legati a doppia mandata con gli Stati Europei e con gli Stati Uniti. La verità è che se ogni volta che un esercito sta per avere il sopravvento sul nemico, potesse essere fermato dall'ONU con la scusa che i civili sono bisognosi di aiuto, accadrà inevitabilmente, che di queste tregue si avvarrà proprio il perdente a cui verrà offerta una possibilità ormai insperata, di raccogliere le sue forze residue al fine di riprendere i combattimenti.

 Se poi si riflette sul fatto non occasionale che questi interventi fuori luogo dell'ONU sono sempre e solo a senso unico, dedicati ai casi, più unici che rari, in cui parte in un conflitto è la Russia, mentre mai sono stati effettuati in tutti gli altri in cui sono stati gli USA e la Nato a diffondere terrore e morte nel mondo, come in medio od estremo oriente, in nord Africa o nei Balcani, si può comprendere come sia schierata e di parte un'organizzazione mondiale che dovrebbe, al contrario, essere neutrale, cioè non schierata. Il fatto stesso che tante di queste pseudo missioni di pace condotte con raid aerei e missilistici nonché possenti eserciti schierati sul territorio, siano state giustificate con la finalità superiore di distribuire democrazie nel mondo è assai indicativo della loro mala fede, in quanto principi tanto nobili come libertà e democrazia, come anche socialismo, non possono essere esportati attraverso le guerre. 

Inoltre si tratta anche di giudizi fondati su calcoli e valutazioni assai soggettivi e autoreferenziali che, sempre nel rispetto delle libertà altrui, non tollerano di essere imposti con la violenza. Lo stesso regime politico vigente negli USA che per taluni potrebbe essere giudicato validamente, democratico, per altri potrebbe apparire null'altro che una oligarchia, fondata com'è su profondi pregiudizi di origine dinastica. Lo stesso discorso potrebbe valere per gran parte degli Stati europei. Una democrazia imposta con la violenza non è dissimile da una religione esportata con le guerre come lo furono le crociate ordinate dal vaticano nel corso di tutto il Medio Evo. In Europa si stanno ormai perdendo le libertà democratiche, in particolare quella di espressione del pensiero tramite l'uso della stampa. Una funzione questa riservata, esclusivamente, agli organi informativi autorizzati dai governi. Si capisce che questa organizzazione internazionale è già pienamente, impegnata in un conflitto militare che minaccia di scivolare in un conflitto mondiale a brevissimo giro di tempo. 

In effetti a nessuno sfugge il particolare molto evidente, che in Siria a diffondere terrore e morte sono sempre stati i Jihidasti, non certo l'esercito di Assad che non è impegnato in alcuna guerra di occupazione, ma solo a difendere il suo stesso territorio dall'aggressione di forze militari straniere. Inoltre appare molto strano che l'Onu non abbia niente da obiettare sui raid aerei sauditi sulle città e villaggi dello Yemen dove a morire a centinaia, ogni giorno, sono donne e bambini in tenera età. Non dimentichiamo che le polemiche sullo sterminio dei bambini iracheni da parte degli USA, con i loro indiscriminati raid aerei sulle popolazioni civili, vennero tacitate dall'Onu con l'affermazione si trattassero solo di effetti secondari o c.d. collaterali della guerra. Insomma, uso di due pesi e due misure forse avvallato anche dalla fin troppa chiara condiscendenza della Russia e della Cina nei confronti di politiche internazionali dirette a combattere forme di governo autoritarie per sostituirle con altre di presunta impronta liberale e libertaria. Vere, autentiche truffe proprio nei confronti dei diritti dei popoli di mantenere quelle fedi religiose e forme di governo che più si adattano alle loro tradizioni e alle loro radici antropologiche.

Infatti, se queste due nazioni avessero fatto uso del loro potere di veto in quanto membri permanenti del Consiglio di sicurezza ONU, queste autorizzazioni a favore degli interventi militari camuffati da missioni di pace, da parte dell'ONU non si sarebbero mai potute verificare. Tutti sappiamo che la fine dell'Iraq e del suo presidente Saddam Hussein fu decretata all'interno del Consiglio di sicurezza ONU sulla base di una falsa dichiarazione dei servizi di sicurezza britannici, secondo cui Saddam sarebbe stato in possesso di armi di distruzione di massa. Confessione già resa dall'ex premier britannico di allora Tony Blair di cui l'opinione pubblica mondiale è già pienamente informata. Teniamo inoltre, in considerazione il fatto che l'Arabia Saudita è già in possesso di ordigni nucleari acquistati dal Pakistan su condiscendenza USA. Parrebbe infatti, da queste notizie che solo gli alleati USA siano entità degne di ampio affidamento per quanto riguarda il possesso di ordigni bellici con capacità distruttiva di massa. 

La verità è che, come affermava Hans Kelsen, grande filosofo del diritto, la legge proviene e si fonda sulla forza. Onde per cui solo gli alleati della superpotenza considerata negli ultimi decenni come la più forte e quasi senza rivali in grado di contrastarla, potevano essere ammessi a possedere questo tipo di armi, mentre tutte le altre non allineate, ne erano escluse. E' triste dover registrare eventi come la consegna in mani USA dell'arsenale chimico siriano, ottenuto tramite accordo con la Russia. Dimostrazione chiarissima di impotenza da parte della Russia nei confronti della Nato. Oggi, forse le cose stanno cambiando. Ne è una dimostrazione incontrovertibile proprio questa della liberazione di Aleppo est su cui tanto stanno sbraitando gli organi informativi occidentali e i governi che non cessano di formulare proteste a livello diplomatico e ad organizzare manifestazioni di piazza contro presunti crimini contro l'umanità, come fossero dinanzi ai genocidi di un riesumato esercito del terzo Reich. Ma i tempi, come detto, stanno cambiando. I rapporti di forza tra potenze a livello globale stanno cambiando. 

E comincia già a delinearsi all'orizzonte un incubo poco gradito per quella che si considera, autoreferenzialmente, come vera unica espressione di civiltà umana sul pianeta Terra. Il rimpallo di mano della responsabilità sulla c.d. mutua distruzione assicurata, in caso di guerra mondiale. Infatti, così stando le cose, è arrivato il momento che anche Europa ed USA comincino a pensare seriamente, se sia il caso di rischiare una guerra con altissime probabilità di distruzione di ogni forma di vita ancora sopravvissuta alla già altissima incidenza di alterazione da parte dell'uomo, degli equilibri naturali esistenti su questo pianeta. Insomma, la forza non è più un fattore incontrastato di dominio occidentale. La validità dei loro diktat non è più supportata da sufficiente forza militare, in grado di far recedere l'avversario. Ad un probabile attacco militare seguirà una altrettanto probabile, anzi sicura risposta. Onde per cui la legge valida fino ad oggi, potrebbe essere eliminata o sostituita con una diversa emanata da un altro legislatore.

N.B. Le immagini inserite nell'articolo si riferiscono alla condizione della città di Aleppo in un tempo precedente all'intervento dell'esercito russo-siriano. Si trattava cioè di una città già distrutta, ma di cui gli organi internazionali quali l'ONU non hanno mai parlato in termini di massacri, mentre la popolazione civile già era fuggiasca, raminga e perseguitata in ogni angolo di mondo!





12 ottobre 2016

Guerra in Siria: Russia e USA ai ferri corti. Terza guerra mondiale pronta ai nastri di partenza.













di Andrea Atzori


I colossi internazionali che si affrontano sullo scenario di un terribile conflitto dal quale dipendono le sorti di tutta l'umanità, hanno cominciato a liberarsi delle maschere dietro alle quali nascondevano i loro volti, le loro vere identità, i loro progetti, il ruolo svolto nel groviglio insolubile dell'intricato risiko mediorientale. Non più guerra per procura, sotto mentite spoglie, tra esercito di Assad e terroristi musulmani del Daesh, ma in forma personale e diretta tra Russia e USA, com'è giusto che fosse; essendo l'attacco alla Siria da parte degli USA solo un pretesto per invadere le zone di influenza politica e militare della superpotenza asiatica. La potenza dell'impero sovietico non è finita per sempre. Dopo l'avvento al potere di Putin, in solo quindici anni, essa è risorta dalle macerie della corruzione in cui era stata ridotta da una classe dirigente vigliacca e traditrice. La Russia ha cominciato a puntare i piedi. Ha rifiutato di essere respinta nel buio assoluto di uno stato servile e prono al volere di potenze straniere decise ad imporre il loro giogo su di essa. Le finzioni, le falsità intollerabili diffuse ad arte  e fatte credere come vere al mondo attraverso la stampa di regime dei paesi europei e statunitensi, per tutti questi lunghi anni della guerra in Siria, hanno dimostrato di non andare lontano, di avere le gambe corte, come sempre accade per tutte le bugie, specie per quelle manifeste ed alla luce delsole! E la verità è venuta, prepotentemente, a galla. Il pensiero di illustri analisti secondo cui non sarebbe neppure concepibile uno scontro militare tra le due superpotenze del pianeta, per la paura della c.d. mutua distruzione assicurata, e non sarebbe neppure sano di mente il prenderla in considerazione, è il solito discorso di chi ha troppo da perdere in seguito ad un evento del genere e vigliaccamente, accetterebbe, ancora un volta, la resa incondizionata all'avanzata poderosa e senza scrupoli dell'occidente. Oggi, come detto, la Russia ha cominciato a puntare i piedi ed a rialzare la testa, in un sussulto di orgoglio.

Ecco allora come si spiega questa gravissima violazione degli accordi sulla tregua in Siria da parte degli Stati Uniti d'America, che mentre costringevano al tavolo dei gravosissimi negoziati, legittimati sotto l'egida dell'ONU, la parte contrapposta, platealmente, li infrangevano, pretendendo poi di imporre all'opinione pubblica mondiale quella tesi da loro inventata, in piena era della super elettronica nella strumentistica militare, secondo cui sarebbe stato solo colpa di un errore nell'individuazione del bersaglio giusto, quello contro cui mirare e scaricare i propri ordigni esplosivi; nello stesso momento in cui, i guerriglieri accusati di combattere per loro conto  contro l'esercito di Assad, agivano in perfetta sincronia e connessione operativa, approfittando della strage per rioccupare le posizioni perdute. Ad inchodarli poi le intercettazioni delle comunicazioni telefoniche tra  loro intercorse, prima dell'attacco proditorio e spietato a Deir Ezzorr.

Se tutto ciò è tale da far raccappricciare e accapponare la pelle, denotando il sintomo chiaro di un'ormai irreversibile e chiara decisione di condurre agli estremi limiti possibili lo scontro bellico, è assolutamente inqualificabile l'imperterrita determinazione di insistere nella difesa della propria buona fede, accusando di essere, invece, in malafede l'avversario. La verità è che gli Stati Uniti non hanno mai avuto alcun interesse ad una tregua militare ed hanno sempre e solo sfruttato questi cessate il fuoco, per poter riorganizzare le file dei loro combattenti, riposizionando uomini e mezzi ed anzi, rinforzandoli con invio di truppe fresche e sempre nuove dotazioni di strumenti bellici ancor più letali e all'avanguardia della tecnologia moderna.

A questo proposito si è posto in essere un dispendio estremo di energie mentali in tentativi tesi a far credere al mondo che questi eserciti schierati contro la Siria fossero solo bande di terroristi islamici organizzate e impegnate in una lotta di stampo religioso tra sunniti e sciiti, poi favorita ed estesa ancor più, in seguito alle rivolte delle opposizioni politiche al governo di Bashar Al Assad e della conseguente resistenza da questo, legittimimamente, dispiegata per la difesa della sovranità nazionale minacciata. Per gli Stati Uniti ed i suoi alleati europei, la colpa di questo sanguinoso conflitto ricadrebbe in ogni caso sulle spalle di Assad, truce e spietato dittatore. Ma alcuna evidenza esiste, nella realtà dei fatti storici, che serva a rafforzare questa tesi. Anzi, tutto sembrerebbe far credere proprio il contrario. Prima di questa tempesta sollevata sopra i cieli della Siria, le comunità religiose vivevano in pace e senza alcuna rivalità. Il regime di Bashar Al Assad era il più laico e tollerante in fatto di libertà religiosa di tutto il medio oriente.

Lo studio obiettivo ed imparziale di tutti i conflitti militari scatenati dagli USA in ogni parte del mondo, non solo in Medio Oriente, ma anche in Europa, in Eurasia, Estremo Oriente e Sudamerica, serve a individuare gli elementi comuni atti a contraddistinguerli e aiuta anche a capire meglio, quali siano le vere cause da cui sono stati determinati. Fin dalla fine del secondo e per ora ancora ultimo, conflitto mondiale, le c.d. tensioni tra i blocchi, ideologicamente, contrapposti, Occidente contro Oriente del globo terracqueo, hanno trovato nel termine di «guerra fredda», una molto pittoresca definizione. L'elemento caratteristico e distintivo è stato quello della contrapposizione ideologica tra liberismo economico e statalismo, tra democrazia e socialismo. Oggi, però, dopo il crollo dei regimi socialisti internazionali, questa perdurante ostilità dell'occidente contro il mondo orientale, non trova alcuna giustificazione, tanto da far credere che fin dall'origine, la demonizzazione dell'emisfero cristiano del pianeta nei confronti di quello orientale, non trovasse alcuna razionale spiegazione se non quella di una bramosia incontenibile di espansione imperialista.

Siamo stati abituati a considerare del tutto relativi e labili i principi fondanti del diritto internazionale, in particolare quello di sovranità nazionale, senza i quali la stessa possibilità di convivenza pacifica tra le comunità internazionali viene, totalmente, vanificata. Questa  gravissima lesione dei perni fondanti della struttura su cui si reggono i rapporti tra Stati, è stata legittimata e, addirittura, sacralizzata dalla stessa Organizzazione delle Nazioni Unite, che dovrebbe, invece svolgere un ruolo di garanzia a favore del rispetto di questi fondamentali ed inalienabili diritti dei popoli ad una pacifica e civile convivenza nei rapporti reciproci tra le rispettive comunità statali di appartenenza. Se un dubbio potesse esistere circa le reali dimensioni del crollo dei valori su cui si regge la disciplina internazionalistica, oggi, nell'osservare questo fenomeno di travalicamento senza remore degli stessi, la realtà non lascia alcuno spazio a incertezze di sorta.
In Siria si combatte una guerra prodromica preordinata all'isolamento ed accerchiamento dell'emisfero orientale del globo, dai suoi confini mediorientali fino a quelli estremorientale, tale da consentire il definitivo attacco bellico, dentro al cuore del suo sterminato territorio. La minaccia della guerra totale contro la Siria interessa, direttamente, sia la Russia che la Cina. Verità ben conosciuta ed assimilata, da questi attori primari della geopolitica internazionale. La tensione è estrema ed è palpabile sia in medioriente sia in estremo oriente, dove la Corea del Nord vive momenti drammatici nell'attesa di un improvviso attacco, in cui l'incertezza non è sul se ma sul quando. La stessa situazione persiste nel Mar Cinese Meridionale, in cui a sperimentare questo stato di ansia è la stessa Cina.

La Russia è pronta ormai a subire lo scontro fatale lungo tutte le sue frontiere occidentali. Eserciti possenti, con truppe addestrate ed armi moderne ultraletali, sono già ammassate lungo tutto il confine occidentale della Russia, dal Mar Baltico fino al Mar Nero; le più agguerrite divisioni dell'esercito russo sono state dispiegate lungo di esso, in attesa che il momento fatidico dell'attacco militare si materializzi. Gli Stati Uniti sono ai ferri corti sia con la Russia che con la Cina. Il momento è drammatico.

Dopo la rottura delle trattative per la tregua in Siria, per decisione unilaterale degli USA, che ha manifestato tutta la sua incapacità o meglio mancanza di volontà di rispettare i termini del negoziato appena concluso ed in seguito agli attacchi incessanti dei terroristi islamici contro le truppe di Assad, l'assedio di Aleppo è ripreso con una violenza e veemenza senza precedenti; lo scontro tra le due superpotenze si è trasferito anche all'interno del consiglio di sicurezza ONU. L'ambasciatore USA presso l'ONU Samantha Power, ha accusato la Russia di incitare Assad alla guerra anzichè frenarlo. Il portavoce della Casa Bianca ha, addirittura, minacciato la Russia, dichiarando che se insisteranno nell'assedio di Aleppo, ci penserà Al Qaeda a  portare il terrore contro le città Russe con attentati catastrofici e i russi rimanderanno in patria i cadaveri dei propri soldati avvolti in sacchi di plastica! Parole che a Mosca sono risuonate come una dichiarazione di guerra in piena regola. La Russia è stata accusata dalla Francia, presso il Consiglio di Sicurezza ONU,  di crimini di guerra in Siria a causa dell'assedio di Aleppo che tiene le truppe di Al Nusra sotto scacco, strette, imbottigliate, in un accerchiamento senza scampo.

Gli USA hanno ben capito che dopo la capitolazione dei loro alleati sauditi, la guerra è persa anche per loro, se non decidono di agire subito, intervenendo direttamente nel conflitto. Infatti, la minaccia ventilata dal segretario di Stato Kerry e dal Pentagono è proprio quella di istituire sul territorio siriano, una No Fly Zone. Cioè un divieto di sorvolo di quei cieli da parte di aerei e missili che non appartengano alla loro coalizione militare. Ma le forze armate di Russia e Siria operano all'interno del territorio sovrano siriano, mentre USA ed alleati occidentali sono solo prepotenti ed arroganti invasori. Non hanno alcun titolo giuridico per intervenire, militarmente, in Siria dove non combattono i terroristi del Daesh, ma li sostengono.

Quella del benefattore che interviene in ogni angolo del mondo per difendere i popoli oppressi è solo una favoletta degna di Esopo, quella del Lupo travestito da Agnello. Il poliziotto del mondo che si interessa ad esportare democrazie mentre al contrario sta esportando solo guerre e seminando odio e distruzione. La democrazia non esiste neppure negli Stati Uniti, dove vige una ferrea oligarchia. L'imposizione di una No Fly Zone in Siria presuppone, logicamente, l'abbattimento degli aerei russi e siriani che sorvolano il loro stesso spazio aereo. Un vero, terribile atto di aggressione da parte di potenze che si autoproclamano, autoreferenzialmente, garanti del rispetto del diritto internazionale. L'inconsistenza dell'ONU nella svolgimento delle sue funzioni istituzionale è evidentissima. Inoltre è stato reso oggetto di studio da parte del Pentagono, un imminente attacco aereo  contro le basi militari russe e siriane. Immediata la decisione dei vertici russi di dislocare le rampe di lancio dei missili antiaereo e antimissile S300 ed S400 Antey a difesa delle basi militari alleate.

Dopo le dichiarazioni minacciose del portavoce del ministero della difesa russo Gen.le Igor Konaschenkow, in questo senso, la decisione di procedere alle vie di fatto da parte dei vertici statunitensi, è stata per il momento, accantonata. Intanto Putin ha emanato una legge con cui sono stati revocati gli accordi vigenti, intercorrenti con gli USA fin dal 2010, sulla distruzione reciproca dei residui inutilizzati di Plutonio. Accordi, comunque, mai resi efficaci, attivi ed effettivi. Infatti, per lo smaltimento di questi rifiuti nucleari, si richiedono particolari trattamenti con impianti all'avanguardia della tecnologia moderna, che gli USA non hanno, ma che la Russia si è costruita per conto suo. Per cui questa decisione non cambia nulla, ma riveste un alto valore simbolico. E' la prima volta che la risposta della Russia alle provocazioni americane non si ferma a provvedimenti uguali e contrari ma si estende ad altre relazioni e rapporti in campi e settori diversi, anche di carattere strategico come questo del nucleare. E' la c.d. risposta asimetrica della Russia alle sanzioni economiche delle potenze occidentali. Non è un caso che i rapporti diplomatici tra le due superpotenze, siano, pressochè del tutto cessati. Il tono delle dichiarazioni a distanza è divenuto violento e minaccioso. Quando la diplomazia tace, a prendere il sopravvento è, di norma, il fragore delle armi.

Il rischio di scontro diretto tra superpotenze salirebbe alle stelle se l'esercito di estremisti saudita, sotto assedio nella parte orientale di Aleppo, dovesse cedere riconoscendo, ufficialmente, lo stato di resa senza condizioni. E' notizia recente che Putin ha disdetto un incontro già fissato con Hollande a Parigi, avendo la Francia presentato al Consiglio di Sicurezza ONU, una risoluzione che accusa la Russia di crimini di guerra in Siria. Anche papa Francesco ed il Segretatio generale dell'ONU Ban ki Moon hanno usato le stesse espressioni gravi e minacciose contro la Russia e la Siria, a causa dell'assedio di Aleppo e dei bombardamenti, che avrebbero fatto strage di bambini e donne. Inoltre la Russia è stata accusata di avere bersagliato con bombardamenti aerei, un convoglio di aiuti umanitari dell'ONU. Ma video girati da droni, diffusi dalle forze armate russe, rendono chiaro che questo convoglio si trovava sotto scorta, addirittura, di mezzi militari blindati di Al Nusra e non vi erano evidenze alcune di attacchi aerei dall'alto contro di esso, ma solo di un incendio appiccato, direttamente e appositamente, da terra. La scena pareva preparata apposta in modo da far credere ad un attacco aereo, per poter così, accusare i russi. Si è trattato di un'autentica messinscena, in cui, fatto gravissimo, vi era implicato, direttamente, l'ONU.

Il Vaticano e l'ONU non hanno dimostrato altrettanta sollecitudine nell'accusare di crimini di guerra l'Arabia Saudita ed i suoi fiancheggiatori, che in un bombardamento contro civili in Yemen ha provocato, appena alcuni giorni or sono, più di settecento vittime, tra cui centinaia di bambini e donne! Evidentemente, i bambini non sono mai tutti uguali. Non solo quelli privilegiati che vivono in occidente in confronto a quelli mediorientali, ma neppure tra quelli yemenniti e di Aleppo, che pure sono tutti musulmani!
Il Capo di Stato Maggiore delle forze armate americane, Mark Milley ha dichiarato, ufficialmente, che l'esercito americano è pronto per scatenare una guerra mondiale contro Russia e Cina, distruggendo sul colpo ogni loro resistenza. Pensando con ciò, forse, ad una amena passeggiata. Insomma, l'apocalisse ha già esteso la sua ombra oscura e minacciosa, sopra il pianeta Terra!




http://www.pandoratv.it/?p=11656


https://www.youtube.com/watch?v=DYBGeh2Ip0g

https://www.youtube.com/watch?v=fJnR8ZB25JE




18 settembre 2016

Gli Stati Uniti bombardano l'esercito siriano. Violata la tregua. Scontro al Consiglio di sicurezza ONU tra Russia ed USA.






Di Andrea Atzori


In Siria è entrata in vigore il 12 di settembre, una tregua d'armi che vincola i contendenti a cessare gli scontri per 48 ore, eventualmente rinnovabili ad altre 48 se la tregua dimostrasse di reggere. Questo cessate il fuoco è stato concordato tra i ministri degli esteri russo Lavrov e quello americano Kerry a Ginevra. Esso impegna la Russia e la Siria solo nei confronti dei c.d. ribelli moderati ma non delle formazioni terroriste del Daesh, contro le quali le ostilità possono continuare. Accade però quello che si sapeva essere inevitabile. La filiale di Al Qaeda in Siria, chiamata Al Nusra, di recente ha cambiato il suo nome in Jabath Fatah al Sham, per camuffarsi meglio dentro la galassia dei combattenti siriani per motivi politici; per questo riconosciuti formalmente da Washington come moderati. Fin dall'inizio della rivolta, si è capito che alcuna distinzione è mai esistita tra oppositori politici e guerriglieri terroristi, essendo essi la stessa identica entità. A riprova di ciò, i russi ancora aspettano che gli americani comunichino loro quali siano gli estremi distintivi tra di essi, che siano tali da poter realizzare una demarcazione che consenta alle forze militari della coalizione russa di attaccare gli uni e risparmiare gli altri. Ed anche per poter verificare se la tregua venga veramente rispettata da tutti, compresi quelli che per gli statunitensi sarebbero i buoni da salvare. Ebbene, come detto, gli USA tergiversano da sempre su questa richiesta russa. Il che rende evidente la consapevolezza già acquisita per cui una tale demarcazione è impossibile in quanto non riscontrabile nella realtà dei fatti. In Siria a combattere contro i lealisti siriani, sono, sempre e solo, i tagliagole sauditi. Infatti, come condizione imprescindibile per un accordo di pace in Siria, è stata posta quella della consegna su piatto d'argento, della testa di Assad. Alla Casa Bianca interessa solo questo piccolo particolare. Una resa incondizionata da parte della coalizione a guida russa. La rinuncia alla sovranità nazionale dello Stato siriano. Per evitare l'irreparabile, cioè una guerra globale in tutto il medio oriente e poi nel mondo intero, le due superpotenze, insistono in questa farsa senza senso, destinata a lasciare delusi e disperati i protagonisti di questo macabro scontro senza vie d'uscita. Le avvisaglie di questo prevedibile esito del patto di non belligeranza siglato tra i rappresentanti delle due nazioni protagoniste dello scontro planetario in essere, erano già emerse subito dopo stesso che la notizia era stata diffusa al mondo intero. Infatti, stranamente, gli USA si rifiutavano di pubblicare il testo del trattato con cui la tregua era stata concordata. Per giustificare questo dinnanzi alle impellenti richieste di spiegazioni avanzate dalla controparte, costoro si contorcevano in tutta una serie di scuse senza senso che avevano il potere di accrescere il malcontento, piuttosto che alleviarlo. Tanto da far cadere nel nulla la stessa sessione del Consiglio di sicurezza ONU, espressamente convocata proprio per dibattere sulla recente tregua conclusa a Ginevra dalle due superpotenze. Secondo le spiegazioni fornite dalla diplomazia statunitense, rivelare i dettagli dell'accordo avrebbe messo a rischio l'operazione di aiuti umanitari alle popolazioni civili assediate ad Aleppo. Ma a parte il fatto che finora non si è vista neppure la lontana traccia dell'invio di aiuti umanitari, non è concepibile il rifiuto di rendere pubbliche le clausole dell'accordo destinato ad essere oggetto di approfondita analisi all'interno del Consiglio di sicurezza Onu; tanto che anche la Francia si è associata alla Russia nel pretendere dagli USA la pubblicazione del documento in questione. Altra giustificazione addotta è stata quella per cui prima di divulgare il contenuto dell'accordo sarebbe stato necessario attendere i primi sette giorni di vigenza della tregua, per verificare che questa tenesse, cioè venisse, veramente, rispettata da tutti i protagonisti chiamati in causa. Ma i sospetti che ormai aleggiavano negli ambienti delle diplomazie internazionali e della stampa e dell'opinione pubblica mondiale, erano quelli per cui Washington non aveva alcuna intenzione di rinunciare al suo progetto di rovesciare Assad e sacrificare l'intera struttura militare messa in piedi, con immenso dispendio di risorse finanziarie, a questo scopo. Infatti è arrivata la prova certa della messinscena orchestrata dalla diplomazia USA a danno della Siria, quando sono arrivate le notizie dei raid aerei americani, almeno dieci, che hanno colpito la base siriana di Dayr az Zor, postazione strategica per arrivare a Raqqa capitale dello Stato islamico, altrimenti chiamato ISIS. Nei bombardamenti sono morti circa un centinaio di militari lealisti ed altre numerose centinaia sono rimasti feriti. Dopo tali attacchi aerei sono subito entrati in azione i terroristi che hanno fatto piazza pulita dell'avamposto militare siriano proiettato da mesi verso la conquista del territorio profondo in cui è insediato il Daesh. Gli americani hanno con ciò dimostrato di essere determinati nel sostenere il terrorismo islamico, anche attraverso le frodi di negoziati di pace destinati solo a reprimere lo slancio degli eserciti governativi proiettati alla riconquista del territorio violato e alla cacciata degli invasori. Il presidente USA Barack Obama, ha cercato dapprima di giustificarsi affermando trattarsi di un errore, poi ha accusato la Russia, dicendo che era stata avvertita prima. Ma la sconfessione di Mosca è arrivata immediatamente. Anzi, il presidente Putin ha subito dichiarato che la malafede di Kerry nel firmare il trattato era evidentissima. In pratica si è trattato solo di un sistema utile per allentare la pressione dell'esercito siriano intorno alla seconda città della Siria, Aleppo, occupata da Al Nusra fin dal 2012 e già cinta d'assedio da mesi ed in punto di crollare, da parte delle forze della coalizione russa. In costanza della tregua divampano, nuovamente, i combattimenti in tutto il territorio siriano, persino a Damasco. Segno che le file dei guerriglieri sauditi armati dagli occidentali sono state rinfoltite con uomini e mezzi. L'ambasciatore statunitense presso l'ONU, Samantha Power, ha dichiarato che la guerra contro Assad continuerà fino alla sua eliminazione fisica e che la responsabilità e le conseguenza di questa guerra sono solo sue, per cui non potrà mai esserci alcuna pace in Siria. Il momento parrebbe drammatico. Il solo ostacolo alla guerra totale, difficile da eliminare, parrebbe essere rimasta la determinazione del presidente russo di trattare ad oltranza, sempre e a tutti i costi, per evitare il baratro. Ma la risoluzione della classe dirigente americana lo lascia senza vie d'uscita e con le spalle al muro. A meno che intenda pagare il costo morale e materiale di una disonorevole ritirata! Gravissime conseguenze non solo per la sua persona ma anche per la sua nazione!






30 agosto 2016

Cordoglio per le vittime del terremoto.

Esprimo la mia vicinanza ed il mio più sincero cordoglio ai parenti delle vittime del terremoto che ha colpito i paesi di confine tra Umbria e Lazio.




30 agosto 2016

La Turchia invade la Siria, assistita dai raid aerei USA. La Russia ordina esercitazioni militari mastodontiche. Il capo di Stato maggiore russo disdice una visita in Turchia.


















Di Andrea Atzori


La Turchia invade la Siria, con truppe di terra, carri armati, migliaia di c.d. ribelli moderati, in effetti militanti ISIS destinati a rinfoltire le file dei qaedisti accerchiati ad Aleppo; sostenuta in ciò, anche se solo formalmente, considerato che i guerriglieri non opporranno alcuna resistenza, dai raid aerei statunitensi. Da Damasco arriva una timida condanna per violazione della sovranità nazionale siriana.

Mosca, tragicamente, tace, denotando la difficoltà a digerire l'amaro rospo di una presa in giro tanto colossale subita da parte del presidente dittatore turco, presentatosi a Canossa con il capo coperto di cenere, il cilicio ai fianchi e la tunica di sacco, per implorare perdono al Cremlino per l'abbattimento del caccia Su 24 russo. Sulla sincerità di questo pentimento da parte di Erdogan, i russi non potevano dubitare, considerato il recentissimo tentativo di golpe da lui subìto ad opera di una componente molto forte dell'esercito turco. L'accusa, lanciata agli USA, di essere dietro a questo fallito colpo di Stato, non poteva non essere credibile, in particolare se a formularla era lo stesso principale interessato, alleato di ferro, fino a quel momento di Washington e nemico altrettanto fiero proprio della Russia, in particolare nella guerra che insanguina da più di un lustro, tutto il Medio Oriente, quella contro Bashar Al Assad, legittimo presidente siriano.
A distanza di qualche giorno dalla riconciliazione tra i due capi di Stato a Mosca, si passa dai deliri di un'ipotetica alleanza tra nazioni, fino ad allora,  nemiche acerrime, alla chiara trasgressione molto lampante, di una promessa di non belligeranza  appena conclusa. La revoca delle sanzioni alla Turchia, immediatamente, predisposta da Putin, adesso devasta e brucia come un incendio, l'orgoglio personale e il senso profondo di autostima che il capo di Stato di un grande paese deve, necessariamente, avere e nutrire, incessantemente, per rispetto del suo stesso popolo. Ma Erdogan, pare non abbia, minimamente, preso in considerazione queste conseguenze, dimostrando, anzi di avere seguito un piano ben preordinato, con il concorso del grande regista che manovra la scena dietro le quinte. Infatti, se gli Stati uniti non vi fossero coinvolti, come si sarebbe potuto verificare questo pressochè  immediato, voltafaccia della Turchia nei confronti di Mosca?
Un duro scambio di accuse tra Ankara e Washington, subito dopo il tentativo fallito di sovvertimento violento degli ordini dello Stato turco e poi, mentre ancora era in corso ad Ankara, la visita del vicepresidente americano Biden a Erdogan, l'annuncio gravissimo, dell'inizio delle operazioni di terra di invasione del territorio siriano, il c.d. piano B; programmato e predisposto da Washington, in caso di fallimento del cessate il fuoco, c.d. tregua d'armi, in Siria. Insomma, dalle scuse formali per l'abbattimento del Su 24, sul presupposto della violazione dello spazio aereo turco, in poche ore, si passa all'invasione diretta del suolo siriano? Non solo non erano sincere le scusa di Erdogan alla Russia, ma anzi, egli rincara subito il costo materiale ed umano dei suoi attacchi bellici all'alleanza russo-siriana, ben più grave dell'abbattimento del jet russo, facendo invadere il territorio siriano dalle sue truppe. Poco importa se l'esercito turco si fermi a cento o mille chilometri dalla frontiera tra i due paesi, in quanto, fossero stati anche solo pochi passi, un ipotetico disorientato militare russo o siriano, vi avrebbe di sicuro, lasciato la vita sotto il tiro dell'artiglieria di frontiera turca! Gran parte della stampa maintream occidentale, afferma senza mezzi termini, che dietro a questa decisione di Erdogan, esista un patto concordato con Mosca, per la distruzione di Daesh.
Di cui però, non esiste alcun documento o altra forma di prova, anche perchè, sarebbe stato un errore colossale questo da parte dei russi, mandare a caccia dei lupi il suo stesso capobranco. Non appena perdonato da un grave delitto contro la Russia, Erdogan sarebbe stato considerato degno di tanta stima personale da parte di Putin, fino a autorizzarlo a condurre un'operazione militare in territorio siriano, seppure mirata contro Daesh? Assolutamente incredibile! Gli americani hanno preparato la scena in modo da renderla credibile. Hanno scatenato un attacco dei Curdi, alleati della coalizione filo-occidentale, contro le truppe dell'esercito siriano a cui è seguito un violento scambio di colpi di artiglieria. Tanto è bastato ai Curdi per rendere la Siria ostile al progetto curdo di formazione di uno Stato indipendente lungo i confini con la Turchia, tanto osteggiato anche da Erdogan. A questa vicenda non ha mancato di  dare una propria diretta ed ufficiale, pressochè immediata, condanna la Casa Bianca con minaccia chiara ed esplicita ai siriani, di una propria reazione militare, in caso questa aggressione avesse a ripetersi.
Ma, in effetti, gli USA avevano già mollato i curdi, per accontentare i turchi, ma non solo. In effetti agli statunitensi non interessano i curdi, non in grado di insidiare il cuore del potere di Assad a Damasco. Per questo piano è molto più utile la Turchia e l'Arabia Saudita. Stati potenti militarmente ed economicamente, con cui già esiste una solida alleanza a questo proposito. L'avanzata turca è stata giustificata da Erdogan come un'autodifesa contro gli attentati dei terroristi ISIS contro le città turche che hanno mietuto decine di vittime. Anche se la nascita e lo sviluppo delle formazioni militari islamiche estremiste in Siria è sempre stata guidata dalla regia delle potenze confinanti allo Stato siriano che perseguivano una strategia di smembramento del  suo territorio nazionale. Partendo da questi presupposti, non si può certo essere tanto sprovveduti da meravigliarsi se la discesa dell'esercito turco ha, prima del loro stesso arrivo, messo in fuga i tanto temuti guerriglieri del Daesh, già preavvertiti in tempo utile per sciogliere i ranghi e disperdersi. Una vera grande farsa su cui il mondo ride. Da notare il silenzio al riguardo, della Russia, oltrechè della Siria. Putin, adesso non parla e preferisce non pronunciarsi. Un silenzio molto strano. Anche se le minacce del presidente russo sono ormai famose per essere sempre state compresse sotto vuoto spinto.
Il confronto con gli Stati Uniti è oggi assai assorbito nella questione dell'uso delle armi chimiche da parte dell'esercito di Assad nel 2013, per il quale si arrivò al punto cruciale di un attacco missilistico statunitense contro la Siria, sul presupposto del superamento della c.d linea rossa tracciata dal presidente statunitense Obama, conclusosi poi con la consegna di tutto l'arsenale di ordigni chimici alle forze Nato che avrebbero dovuto distruggerlo, ma di cui non se ne sa più niente. Intanto Washington, pressa l'ONU affinchè vengano accertate le responsabilità per quegli eventi criminosi. Ma è ormai assodato che, come avvenne in ogni fronte di guerra aperto dagli statunitensi, dal Golfo del Tonchino, all'Iraq di Saddam Hussein, queste accuse sono sempre servite solo a giustificare l'aggressione militare diretta degli USA, preordinata a diffondere nel mondo devastazione e morte, in nome della pace e della democrazia. Recente la confessione pubblica dell'ex premier inglese Blair, che ha ammesso di avere inventato l'esistenza dell'arsenale atomico di Saddam, solo per fornire una scusa all'aggressione dell'Iraq.
Il rappresentante siriano presso le Nazioni Unite ha lamentato il totale disinteresse che la commissione competente ha sempre dimostrato per le prove presentate dalla Siria sull'uso delle armi chimiche da parte dei terroristi filo americani. Anzi, in  particolare, egli afferma che proprio la strage del 2013, chiama in causa i servizi segreti francesi, che per evitare che le indagini si concentrassero nel luogo di una delle stragi già in precedenza compiute da costoro, concepì l'espediente di un nuovo attacco chimico, quello terribile del 2013, in cui persero la vita oltre 3000 bambini siriani; al fine, appunto, di evitare che gli specialisti inviati dall'ONU, per accertare l'entità e le cause del precedente attentato, si avvicinassero a questo sito, essendo costretti, invece, a recarsi con urgenza verso il luogo del nuovo micidiale attacco. Questo è solo il segnale che il momento della resa dei conti tra le due superpotenze si avvicina. Anche se la Russia fa di tutto per procrastinarlo, per ovvi motivi da ricercare nell'avanzamento del proprio programma di riarmo, finalizzato proprio a questo scontro decisivo contro le mire espansionistiche della Nato.
Putin, come detto, si trincera, stavolta, sotto una coltre di profondo silenzio. Lancia solo un ammonimento a Erdogan, quello molto generico di non interferire nelle azioni di Mosca e Damasco dirette a ripristinare la legittima sovranità della Siria sul suo territorio. Ciò, infatti, implicherebbe che, dopo avere liberato la città siriana di frontiera dall'occupazione dei terroristi islamici, l'esercito turco si dovrebbe ritirare oltre i confini della sua nazione, evitando di entrare nel conflitto in corso presso la metropoli di Aleppo, cinta d'assedio dall'esercito lealista siriano. Cosa che di sicuro non accadrà, in quanto sia l'America che la Turchia hanno invaso la Siria, non per andarsene ma per restarvi. Anzi, per portare a termine il loro piano di spartizione del suo territorio, come fanno sempre  le belve con le spoglie delle loro vittime! Nei piani americani vi sarebbe quello, già concepito dalla mente fredda di Hillary Clinton, di imporre in Siria una No Fly Zone, come venne fatto con l'intervento militare in Libia contro Gheddafi. Ciò implicherebbe come conseguenza inevitabile, che anche gli aerei siriani e russi potrebbero essere abbattuti dagli americani e dai turchi. Insomma, prima della visita di Erdogan al Cremlino, la Turchia poteva abbattere impunemente aerei militari russi solo dentro le sue frontiere, a distanza di qualche giorno ci accorgiamo che questa possibilità viene estesa anche allo stesso spazio aereo territoriale siriano!
Intanto la visita del capo dello Stato Maggiore russo generale Gerasimov in Turchia, propagandata dalla stampa occidentale, come segno della riconciliazione tra Mosca ed Ankara e diretta a verificare il coordinamento possibile tra i due paesi nella lotta al Daesh, prevista in data 26 agosto, è andata deserta. Infatti la Russia ha disdetto tale incontro, senza chiarirne i motivi. Ma non è difficile capire che le condizioni perchè ciò avvenisse  non erano più sussistenti, dopo la violazione della sovranità territoriale dello Stato siriano da parte delle truppe della coalizione turco statunitense.

Intanto la Russia predispone le esercitazioni militari più imponenti della sua storia. Ordinando il coinvolgimento e l'impegno di tutte le forze armate terrestri, navali e aeree di cui dispone. Senza preavviso, il ministro della difesa  Gen. Soygu ha ordinato un'ispezione di tutte le armate della federazione russa, per verificare la prontezza delle truppe al combattimento. Dal Mar Baltico al Mar Nero, al Mar Caspio, le flotte navali russe, si sono mosse in coordinazione contro un ipotetico nemico. Altrettanto hanno fatto le armate di terra e le flotte aeree. Le più potenti navi da guerra russe hanno fatto la loro comparsa dentro alle acque del Mar Nero, dove staziona, permanentemente e illegalmente, anche una flotta navale della Nato. Questo movimento di truppe tanto mastodontico, non è passato inosservato, alle autorità militari e politiche statunitensi, che hanno chiesto informazioni a Mosca sul motivo di tanto dispiegamento di forze. La risposta è stata assai generica: controllo dello stato di prontezza al combattimento delle truppe. Si capisce adesso, forse meglio il motivo per cui la Merkel, primo ministro tedesco, ha ordinato alle autorità del suo paese di tenere il popolo preparato, per l'eventualità prossima di una grande catastrofe che avrebbe potuto devastare la nazione. Rifugi, maschere antigas, scorte alimentari sufficienti per dieci giorni e persino, due litri di acqua! Ma ancora nel mondo non sanno darsi risposte per questi ordini della Merkel!




18 agosto 2016

Assedio di Aleppo: esercito siriano respinge attacco di Al Nusra, nonostante il soccorso mediatico delle Ong USA, UE e ONU comprese.


Di Andrea Atzori


Si protrae da mesi l'assedio da parte dell'esercito di Assad, della seconda città della Siria, Aleppo metropoli di qualche milione di abitanti, un tempo florida città, gioiello e diadema del paese più libero, evoluto per civiltà e cultura di tutta l'area mediorientale. Là dove regnava, fino a cinque anni or sono, un'intensa attività artigianale e una vita economica e sociale assai dinamica, oggi si ritrova un ammasso di macerie in cui il potere sovrano è passato dalle mani del legittimo rappresentante a quello della guerra cieca e spietata, scatenata da bande di terroristi in lotta contro le forze lealiste al presidente Assad e molto spesso anche tra loro stessi, per il possesso dei ricchi tesori di cui questo paese abbonda, non ultimi i gioielli dell'Islam, i reperti archeologici, i pozzi petroliferi e l'invidiabile  posizione geopolitica e strategica.Questa vile guerra, in cui a combattersi sono, formalmente, una nazione aggredita e un aggressore mascherato, come l'antica favola del lupo travestito da agnello; rivolte di piazza manovrate da un burattinaio occulto, apparentemente giustificate come reazione popolare contro un regime dispotico, come in tutte le capitali di paesi non allineati agli USA, classico esempio la rivolta di piazza Maidan a Kiev; degenerate poi in scontri tra eserciti veri e propri, armati di tutto punto da potenze straniere, intervenute nel conflitto in modo legittimo e trasparente nel caso della Russia invitata a sua difesa dalla Siria ed assai meno per le potenze del Golfo e della Nato, implicate in modalità aggressiva, al solo scopo di far valere proprie aspirazioni a esercitare un'influenza politica su questi governi; insediandovi al vertice uomini di propria fiducia, come è stato sempre fatto in ogni area del mondo in cui costoro hanno sovvertito i poteri statali, fin dalla seconda guerra mondiale.  Classico il caso dell'Italia, dove un governo non rimane in piedi se non appoggiato al piedistallo predisposto dagli USA, se cade il piedistallo, cade anche il governo.  Se pensiamo che persino i telefonini dei premier dei paesi Nato sono sotto controllo della Casa Bianca, che i servizi segreti di tutti questi stati sono alle dipendenze dirette della CIA, possiamo renderci conto di quanto gli americani si debbano considerare, a buon diritto, i padroni del mondo, almeno quello occidentale. Anche l'ex primo ministro del Qatar, lo sceicco Hamad Bin Jassim Bin Jaber, ha ammesso che questa guerra non fu affatto una rivoluzione ma una disputa tra superpotenze. Che il Qatar ha accettato la proposta dell'Arabia Saudita e degli Stati Uniti solo in quanto venne accolta la sua richiesta di guidare la coalizione come protagonista, anche se poi l'Arabia Saudita la indusse ad accontentarsi del ruolo di comprimaria. Anche un nipote del defunto presidente Kennedy, ha affermato pubblicamente che la guerra in Siria venne decisa solo dopo che il Qatar si dichiarò disponibile alla costruzione di un grande oleodotto che attraversasse la Siria, per portare il greggio dei loro giacimenti petroliferi in Europa. Sono queste le dimostrazioni che gli USA e l'occidente europeo, danno al mondo della superiorità del loro sistema politico, retto su presunti valori di democrazia e libertà, che si ostinano ad esportare nel mondo, con queste guerre maledette. La pace imposta agli altri popoli con le armi, assomiglia tanto alla quiete della morte. Là dove queste pretese di dominio vengano respinte al mittente, com'è il caso di Russia e Cina e delle loro aree geopolitiche e strategiche di influenza diretta, ormai ridotte anch'esse al lumicino, cominciano gli attriti  e le tensioni militari, vedi le frontiere della Russia, la stessa Siria oppure il Mar Cinese Meridionale, nonchè la Corea del Nord o il Nord Africa. Un mondo in fiamme la cui deflagrazione finale sarà forse l'atto di morte del pianeta Terra. Un braccio di ferro a chi resista di più al terrore atomico, nella speranza che qualcuno ceda per primo lasciando all'altro la palma della vittoria. Con la certezza assoluta, però, del rischio che si corre, cioè che in caso di passaggio alle vie di fatto, cioè scontro diretto tra superpotenze, il finale è già scontato.  Una premessa questa, indispensabile per capire quanto sta accadendo ad Aleppo; dove dopo cinque anni di guerra in Siria, tra le orde di guerriglieri terroristi provenienti da tutto il mondo, attirati  dai tesori da depredare e armati, vettovagliati e finanziati dalle potenze più ricche del mondo, proiettate al dominio mondiale con il rovesciamento dei poteri legittimi ancora non allineati, ed il regime di Assad, si assiste ad una situazione di stallo nei combattimenti fin dal 2012, data in cui la parte orientale della città venne invasa dalle truppe di una fazione di Al Qaeda quella così chiamata Al Nusra; che gli americani ancora si ostinano, persino ai tavoli di pace predisposti dall'ONU, a considerare in modo totalmente soggettivo, guerriglieri moderati, cioè non terroristi, ma combattenti per motivi politici contro il regime di Assad e per questo da loro protetti, già autoproclamatisi guardiani di democrazia a livello globale. Talchè c'è da chiedersi se non sia più l'ONU l'organismo internazionale preordinato a dirimere i conflitti tra Stati o se questa funzione non sia passata direttamente, agli Stati Uniti d'America.  Con tutti gli annessi e connessi, in quanto in questo caso, anche gli altri Stati controinteressati e contrapposti, sono  nel pieno diritto di opporre resistenza, in base al principio di autodifesa. Insomma, l'ONU è ormai trasformata in una Ong Usa ed ha già fatto la fine della Società delle Nazioni che l'ha preceduta in questo destino prima del secondo conflitto mondiale. La perdita di prestigio e fiducia da parte delle Nazioni Unite, porterà, come prevedibile, al terzo conflitto mondiale, già in gestazione nel ventre molle di un pianeta ormai vecchio, decrepito ed afflitto dal mille acciacchi. L'avanzata dell'esercito imperiale ha già toccato i punti nevralgici, dolorosi del confronto che l'oppone alle superpotenze asiatiche. I due emisferi del pianeta Terra stanno passando dal confronto allo scontro, sul presupposto della pretesa di un diritto ad assurgere al superdominio globale, rivendicata più dagli USA che non da Russia e Cina. Sulla base di queste considerazioni, la battaglia per Aleppo è determinante non solo per il destino della guerra in Siria, ma per quello dello stesso pianeta. Dopo l'intervento militare dell'esercito russo in questo teatro di guerra, proprio nel momento in cui le sorti di questa città erano divenute assai critiche e persino scontate, tanto da far dire a Putin di essere egli ormai deciso a fare di Aleppo una nuova Stalingrado, cosa che sta, puntualmente, verificandosi; le truppe siriane, rinfoltite da forze fresche di reparti specializzati dell'esercito russo, iraniano e dei guerriglieri libanesi Hezbollah, hanno cinto d'assedio la parte orientale della città occupata dai terroristi sauditi filoamericani.  Dopo la tregua d'armi siglata tra russi e americani a Monaco, per la fine delle ostilità in Siria, almeno nei confronti dei c.d. ribelli moderati, sul presupposto della loro esistenza, non essendovi inclusi i terroristi di Al Qaeda e Isis, era un rischio assai concreto quello per cui, si sarebbe assistito ad un'escalation del riarmo degli stessi da parte delle nazioni che li sostengono, già decise d'altra parte, in caso di fallimento del cessate il fuoco, a procedere ad un intervento diretto via terra per risolvere, definitivamente, la questione bollente con Assad, ma anche con la Russia, nel caso in cui questa non fosse disponibile a subire un'umiliante sconfitta, ancor prima di combattere la sua battaglia in cui, volente o nolente, viene comunque, chiamata in causa e direttamente, coinvolta. D'altra parte è da considerare che i conflitti nel mondo non sono mai indipendenti gli uni dagli altri. Se la Nato ed i paesi del golfo invadono la Siria, è da mettere in conto un immediato avvio delle ostilità militari tra Cina e Stati Uniti nel Mar Cinese Meridionale. Le due guerre sarebbero interconnesse anche nei loro esiti. Se la Cina mostrasse di poter prevalere sugli americani che non riuscissero a resistere, contemporaneamente, allo scontro diretto contro entrambe le superpotenze asiatiche, l'America avrebbe già perso. Infatti sarebbe del tutto prevedibile un disimpegno dell'esercito USA, sia in Siria che in Europa, per difendere il suo territorio nazionale dall'inevitabile invasione; Siria ed Europa, dove, invece, la Russia si troverebbe la strada spianata per la sua avanzata finale. La storia è implacabile nelle sue lezioni. Una verità pressochè matematica. In pratica il destino di questa guerra in occidente, si deciderà in oriente. Ad Aleppo, dopo il cessate il fuoco imposto sulla base del negoziato tra le superpotenze, i guerriglieri di Al Nusra che da poco hanno cambiato nome per camuffarsi  meglio da moderati ed hanno dichiarato di essersi ormai staccati da Al Qaeda, con tutti i dubbi sul valore delle loro parole, hanno non solo continuato ad essere riforniti e assistiti in quanto a cure sanitarie, derrate alimentari e finanziamenti dai loro sponsor burattinai, ma visto , addirittura, decuplicare gli sforzi tesi al loro riarmo. Armi sempre più moderne tanto che un elicottero russo, con a bordo due piloti e tre assistenti sanitari che svolgevano attività di soccorso e assistenza alle popolazioni civili martoriate dalla guerra, è stato abbattuto di recente, con un missile di fabbricazione USA, di cui prima i terroristi non erano dotati. Solo di recente l'assedio di Aleppo da parte delle forze siriane è divenuto totale, con il sigillo imposto ed apposto su tutte le vie di comunicazione alla città. I guerriglieri sono accerchiati. Niente vi può entrare nè uscire, nè uomini nè, tanto meno, mezzi. I bombardamenti dei cacciabombardieri russi è costante. Questo comporta, ovviamente, gravi sofferenze alla popolazione civile. Pur avendo apprestato, gli assedianti, per costoro, dei percorsi di uscita dalla zona di guerra, non possono scappare in quanto ne vengono ostacolati dalle truppe asserragliate che vorrebbero usarli come scudi umani.  In questo contesto, mossi dall'esigenza di rompere l'assedio che minacciava di farli morire non solo sotto le bombe ma anche della peggiore delle morti, quella per inedia, in un impeto di ribellione a questa fine orribile, spinti dalla disperazione, le truppe dei terroristi prigionieri di questo destino infame, hanno tentato con tutte le loro forze rimaste, un'estrema battaglia per spezzare l'accerchiamento. Questo è accaduto subito dopo l'abbattimento dell'elicottero russo, quando Putin diede l'ordine di fermare tutte le operazioni militari per consentire alle forze speciali russe, chiamate Spetsnaz, di recuperare le salme dei cinque uomini deceduti che si trovavano a bordo del velivolo. Si può anche dire che i siriani sono stati presi alla sprovvista. Ma la reazione è stata furibonda. Dopo un primo momento di sbandamento, in cui le agenzie di stampa occidentali battevano le notizie trionfalistiche di rottura dell'assedio ad Aleppo, da parte dei terroristi islamici filo americani, con l'occupazione dei fabbricati dell'Accademia militare, considerata strategica ai fini della vittoria in questa battaglia per il possesso della metropoli siriana, lo sforzo bellico dei reparti di terra e di cielo dell'esercito lealista siriano e russo, si è fatto sempre più deciso e costante, fino a respingere l'aggressione posta in essere dalle forze armate filo saudite e americane.  I caccia russi si sono spinti fino ad altezze minime di 200 metri, per mettere a segno i loro ordigni in modo sempre più preciso.  Che queste notizie fossero vere, lo si è capito dal cambiamento di umore e di tono dei comunicati diffusi dalla stampa maintream occidentale. Contemporaneamente all'azione dei cacciabombardieri russi, si accusava costoro di bombardare contro la popolazione civile. Veramente disgustoso e vergognoso, questo manifesto sostegno ad un'organizzazione militare terrorista, che era e rimane, a tutti gli effetti, parte integrante e costitutiva di  Al Qaeda. L'Onu, addirittura, per bocca del suo rappresentante Staffan De Mistura, dichiara esplicitamente che la Russia avrebbe usato armi chimiche vietate  dalle leggi internazionali e che, quindi, sarebbero  da considerare crimini di guerra. Mentre la Russia oppone che l'uso di armi chimiche è stato fatto dalla parte aversa, con pallottole ed ordigni che rilasciano sostanze chimiche che hanno ucciso donne e bambini. Ancora l'Onu chiede venga indetta una tregua delle ostilità, per prestare soccorso alla popolazione stremata dalla guerra. In effetti una domanda sorge in modo spontaneo. Come mai l'ONU si accorge di intervenire ed interferire sull'esito della guerra, solo adesso che i siriani ed i russi stanno avendo la meglio sui terroristi che continuerò a chiamare, per amore di verità, con il loro vero nome cioè quello di Al Qaeda? La Russia, sempre prona al volere di un'organizzazione mondiale che si ostina a considerare super partes, ma che, invece è palesemente, trasformata in una Ong americana, considerata anche la sua sede non neutrale nel palazzo di vetro a New York, ha concesso tre ore al giorno di tregua, mentre l'ONU ne chiedeva 48 consecutive, di cui si avvantaggeranno proprio i soliti terroristi, avvezzi a risolvere i conflitti militari con i camion bomba o i Kamikaze, che sventrano palazzi od ospedali ma contro cui l'ONU non alza mai il suo monito minaccioso. Ne approfitteranno per spingere l'acceleratore sul riarmo dei belligeranti sauditi, portando agli estremi concepibili, l'escalation militare tra i contendenti.  La morte di bambini fa sempre pena, certo. Ma non si capisce perchè le stragi di bambini irakeni od Afgani, da parte di militari o droni  americani, che hanno tanto fatto indignare e infuriare l'ex presidente afgano Hamid Karzai, non sono mai stati condannati dall'ONU che li ha sempre considerati effetti collaterali della guerra; recependo con ciò, il punto di vista degli americani al riguardo. La battaglia di Aleppo continua, con lo schieramento militare siro-russo, intenzionato a cogliere la vittoria totale, con la resa incondizionata dei guerriglieri. Anche per poter ritrovarsi al tavolo delle trattative ONU a Ginevra, con gli esiti ormai già consolidati sul campo di battaglia. Anche dopo la pace raggiunta con il presidente turco Erdogan, il quale cerca e prevede di ottenere da Putin, un sostegno alle sue richieste di non vedersi nascere ai suoi confini con la Siria, uno Stato indipendente Curdo, per le note vicende storiche e per la messa al bando del PKK, considerata dalla Turchia e dal mondo intero, un'organizzazione terroristica.  Mentre Putin gli chiede la chiusura delle frontiere turche con il nord della Siria, al fine  di scongiurare il passaggio indiscriminato ed incessante di uomini, armi e mezzi militari dei terroristi diretti in Siria. Parrebbe che Erdogan non sia neppure più tanto ostile alla permanenza al potere, almeno provvisoriamente,  di Assad. Punto su cui, invece, non sono assolutamente, d'accordo gli statunitensi. Infatti costoro non accetteranno mai che il legittimo presidente siriano rimanga al suo posto, per il fatto che, in ossequio alla loro politica di espansione mondiale imperialista, a causa della quale questa guerra è iniziata e perdura, pretendono al suo posto un governo composto da uomini di loro fiducia. Un governo filoamericano designato dalle alte sfere del loro impero globale. Un governatore statunitense, piuttosto che un presidente eletto dai siriani per salvaguardare gli interessi nazionali del loro paese; espressione e garante della loro sovranità nazionale. Proprio come facevano gli imperatori dell'antico impero romano. Per tali motivi è assai evidente che tutti i negoziati indetti dall'ONU per raggiungere una pace in Siria, hanno solo due possibilità di riuscita. La prima è che sia la Russia a cedere, magari con la previsione di un percorso che consenta un graduale passaggio di poteri e, comunque, un'uscita di scena definitiva di Assad. La seconda è che a cedere siano agli americani, consentendo la permanenza al potere del legittimo governo siriano e del suo presidente. Mentre la prima possibilità, cioè la resa di Putin è più probabile, la seconda è totalmente destituita di fondamento. Gli americani sono pronti alla guerra prima di mollare. In effetti i russi stanno ad un tavolo delle trattative che non avrebbe alcuna ragion d'essere, se venisse rispettato il diritto internazionale. Ma se una parte del conflitto, quella americana, non vi è disponibile, ecco che torna di scena l'illusionismo a cui ci ha abituati l'ONU. Far finta che la pace sia tornata nel mondo, dopo che il nemico del diritto internazionale, costituzionalmente inadatto e indisponibile  al suo rispetto, ha comunque raggiunto il suo scopo, lasciando che colga quella vittoria a tavolino che aveva, in ogni caso strappato con la violenza della armi. Strana Corte di Giustizia quella che emette una sentenza con cui dispone che la refurtiva debba rimanere al ladro, sottraendola al suo legittimo proprietario!




3 agosto 2016

Elicottero russo abbattuto in Siria da Al Nusra, con missile USA. Deceduto l'intero equipaggio.



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Di Andrea Atzori


Elicottero russo, con a bordo due piloti e tre funzionari della sussistenza, abbattuto dai terroristi guerriglieri nei cieli di Idlib, in Siria, con un missile fabbricato e consegnato dagli USA. Deceduto l'intero equipaggio.


Confermata anche dal ministero della difesa russa, la notizia secondo cui un elicottero di nazionalità russa è stato abbattuto nella provincia nord occidentale della Siria, ai confini con la Turchia, mentre rientrava alla propria base militare di Khmeimin, dopo una missione difficile nella città di Aleppo. I due membri dell'equipaggio e tre funzionari del centro russo di coordinamento per la riconciliazione delle parti in conflitto, al rientro da una missione umanitaria nella città assediata dalle truppe  siriane, sono tutti deceduti. Le autorità militari russe, non nutrono alcun dubbio in proposito.

Ad abbattere il convoglio aereo sono stati i guerriglieri di Al Nusra, solo un'altra faccia, l'ennesima, assunta dall'organizzazione terroristica Al Qaeda, che di recente ha, ulteriormente, cambiato il proprio nome in Bhat Fatah al-Sham, Fronte per la conquista della Siria. Questa strategia del camaleonte, usata da queste organizzazioni terroristiche, è, ovviamente, diretta a infondere la sensazione, nell'opinione pubblica internazionale, di essere esse cosa diversa dal gruppo originario di cui sono sempre state parte integrante e costitutiva. Infatti, i nord americani, non possono permettersi di avere come alleata in queste guerre scatenate dopo l'11-settembre-2001, la stessa organizzazione terroristica di Bin Laden che di quella strage è stata riconosciuta, universalmente, stratega e autrice, unica ed esclusiva.

Lunghe ombre avvolgono, come sudario, questo tragico evento del crollo delle Torri Gemelle a New York, lasciando, volenti o nolenti, un'unica possibilità di interpretazione al suo avverarsi. Insomma, una vera assurdità ed un'onta all'intelligenza del genere umano, il combattere guerre contro Al Qaeda al fianco di Al Qaeda. Una contraddizione in termini. I ribelli moderati che combattono contro il presidente siriano Assad in Siria, sono nient'altro che queste numerose versioni della stessa organizzazione terroristica, presentate al pubblico mondiale, per far credere che non di Al Qaeda si tratti, ma di rivoltosi animati dal desiderio di rovesciare il regime di Bashar al Assad. L'ennesimo cambio di casacca, suggerita dall'esigenza di illudere la Russia che i combattenti anti Assad, non siano solo terroristi arabo sunniti di nazionalità saudita, ma che di loro esistano varie sfumature in quanto a legittimità derivante dal rispetto del canone di democrazia imposto alla comunità internazionale dagli Stati Uniti d'America, che di questo sistema politico si atteggiano ad essere gli unici autentici depositari; auto-proclamandosi, garanti e guardiani, a livello globale, delle libertà democratiche e dei diritti umani, in esso insiti e rappresentati.

Questo esercito, armato ed equipaggiato, da Stati Uniti e monarchie del petrodollaro, oggi, dopo l'intervento militare russo, a sostegno della Siria, si trova asserragliato e assediato, senza possibilità di scampo, come fu per quello ucraino a Debaltseve ed ancor prima a Stalingrado nel corso della seconda guerra mondiale. Una vera vocazione per l'assedio delle città contese, questa dell'esercito russo! Talchè paiono avverarsi le premonizioni di Vladimir Putin, che dichiarò ufficialmente, avrebbe fatto della Siria una nuova Stalingrado. Le forze militari fedeli al presidente siriano, ingrossate da truppe inviate dall'Iran, dai guerriglieri Hezbollah e reparti specializzati russi, hanno cinto d'assedio la città di Aleppo, dopo avere chiuso tutte le vie di comunicazione e di accesso a questa città, la seconda per importanza  della Siria, vicina alla frontiera con la Turchia. Sigillandola e segregandola dal resto del mondo.

A lungo è rimasta aperta solo una possibilità per i combattenti antagonisti del regime siriano che occupano questa città fin dal 2012, per relazionare con l'esterno. Da qualche settimana però, anche questa è sotto tiro dell'artiglieria siriana, posizionatasi su un'altura che la sovrasta. Da notare che le città siriane sono già da molto tempo, dopo cinque anni di bombardamenti e lotte tra eserciti contrapposti, ridotte ad un cumulo di macerie. La maggior parte della popolazione civile è morta sotto queste rovine, milioni di vittime; quello che rimane, perlopiù sostenitori di Al Qaeda con le loro famiglie, è ormai allo stremo, senza assistenza sanitaria nè derrate alimentari.

E' accaduto, infatti, che, come in ogni teatro di guerra mediorientale, anche questo appena iniziato e tuttora in corso in Libia, l'intervento della coalizione militare guidata dagli USA, abbia aggredito i terroristi, ben protetti all'interno dei tunnel sotterranei (bunker) scavati nel sottosuolo delle metropoli, bombardando, indiscriminatamente, i centri urbani, facendoli crollare come fossero di cartapesta. Ma neppure scalfendo la resistenza dei guerriglieri terroristi, riparati e ben protetti all'interno dei loro bunker. L'emergenza umanitaria in Aleppo, è al massimo livello di allarme. La Russia sta tentando di far defluire all'esterno gli abitanti non implicati con il terrorismo, anche per poter procedere meglio all'assalto finale contro i guerriglieri sauditi, sul presupposto scontato dell'assoluta pretestuosità della loro discriminazione tra ribelli moderati e terroristi veri e propri.

In questo contesto è da inquadrare questo episodio tragico della fine dell'elicottero russo M-8 abbattuto e dei suoi due piloti e tre civili della sussistenza russa trucidati come fossero animali. Infatti, al momento del suo abbattimento, questo tornava alla sua base militare, da una missione nella città di Aleppo, finalizzata ad assistere la popolazione con la distribuzione di derrate alimentari e di prodotti sanitari essenziali per la sopravvivenza. Come detto, l'attacco da terra è avvenuto con missili antiaereo, armi moderne e atte ad abbattere gli aerei ed elicotteri russi, di cui gli statunitensi minacciavano di dotare i terroristi di Al Qaeda, fin dal primo momento dell'intervento militare russo in Siria.

In effetti, la tregua d'armi in Siria è servita solo a consentire il riarmo di queste organizzazioni terroriste, ormai allo sbando dopo lo scompiglio e la devastazione prodotta nelle loro fila, dall'azione incessante dei bombardieri russi. Gli USA, anche dopo l'entrata in vigore della tregua, hanno continuato ad armare e finanziare gli pseudo ribelli anti Assad, che la Russia si era impegnata a non rendere bersaglio dei suoi attacchi aerei e terrestri. La discriminazione tra gruppi moderati ed estremisti, venne concordata tra USA e Russia, ma, in effetti, senza mai raggiungere una vera e propria unanimità di vedute sulla questione. Soprattutto perchè, come detto, questa distinzione non può essere fatta in modo obiettivo, essendo i confini tra essi, non solo labili ma del tutto inesistenti, considerato che al loro interno viene eseguito un continuo travaso di forze ed anche i cambi di nome vengono concepiti, esclusivamente, come una maschera utile solo a confondere le idee al riguardo.

Di conseguenza, i nord americani, vengono a trovarsi in una posizione di estremo vantaggio nei confronti dei russi, che non si riesce proprio a capire a cosa stiano mirando e neppure se abbiano dei veri obbiettivi da perseguire. Infatti si registra una realtà di fatto per cui, in tutti i fronti di guerra aperti ed in cui vengono, volenti o nolenti, coinvolti, proprio nel momento meno opportuno, cioè mentre stanno vincendo un confronto militare, concedono, benevolmente, al nemico la possibilità di farla franca, passando dal confronto armato a quello diplomatico. Segno che non hanno alcuna intenzione di andare a fondo, accettando la prima occasione utile per il disimpegno militare. Esponendosi però, al rischio che l'avversario sfrutti questa occasione per il riamo, garantito dalle potenze da cui questo viene sostenuto e si presenti nuovamente, ancora più forte di prima sul terreno di battaglia. Vanificando con ciò, anche lo sforzo militare e finanziario sostenuto per conseguire quei primi risultati positivi. Ogni volta si ritrovano di nuovo e daccapo, allo stesso punto di partenza. Questo, in effetti, è avvenuto nel Donbass ed anche in Siria.

Cosa accadrà adesso, dopo questo grave evento dell'elicottero abbattuto, non è possibile prevedere. Ma la situazione è assai grave e si sta vieppiù complicando. Dell'equipaggio dell'elicottero non si nutrono più speranze di trovarne in vita qualcuno. Infatti, subito dopo l'abbattimento, i terroristi hanno messo in rete un video dei loro corpi mentre venivano trucidati e straziati. Putin ha messo in allarme i reparti speciali chiamati Specnaz, su cui incomberà il gravoso compito di recuperare le salme,  mentre tutte le operazioni militari sono state sospese, in attesa di verificare i risultati dell'operazione. Non è credibile che si assista ad un ulteriore disimpegno bellico nell'area da parte della Russia. Infatti il presidente Putin ha già definito come prossimo un ritorno sul terreno di battaglia, dell'esercito russo che sarà molto più devastante di quello precedente.




18 luglio 2016

Colpo di Stato militare in Turchia, fallito dopo quattro ore. Erdogan punta l’indice accusatore contro gli Stati Uniti.










Di Andrea Atzori


Come una caldera vulcanica in ebollizione, il mondo musulmano non cessa  mai di sorprendere e meravigliare. E’ notizia recentissima questa del colpo di Stato in Turchia, posto in atto da una fazione assai consistente dell’esercito con l’adesione di alti esponenti della società civile e della magistratura, ostili al presidente Recep Erdogan. Mentre costui si trovava in villeggiatura in una località turistica del suo paese, è piovuta sul mondo attonito, questa notizia drammatica che lancia ombre oscure sul destino non solo del regime al potere in Turchia, ma su tutto il fragile equilibrio dei rapporti tra le due superpotenze in quest’area funestata da una serie di conflitti militari che vedono coinvolti pressochè tutti gli Stati del mondo. Seppure a sorpresa, questo tentato e poi fallito Golpe militare non può certo considerarsi del tutto imprevisto ed imprevedibile nonché immotivato. Il clima dentro al quale si svolge la vita pubblica di questa nazione già da parecchio tempo assai teso, è andato sempre più arroventandosi in seguito ad avvenimenti molto gravi che hanno scosso lo svolgimento normale persino della vita quotidiana della cittadinanza. Eventi che hanno lasciato interdetti persino i protagonisti principali della crisi politica e militare in cui viene risucchiato, da molti decenni, l’intero mondo islamico. Qualcuno ha espresso la sua opinione al riguardo lanciando una personale considerazione sulla serie di attentati devastanti messi a segno dallo Stato islamico nelle principali città turche; ponendosi una domanda del tutto logica e pertinente: può mai, sensatamente, un movimento terroristico, aggredire le stesse comunità nazionali da cui viene alimentato e sostenuto? Infatti, che il regime turco fosse coinvolto fino al midollo delle sue ossa nella guerra contro la Siria di Bashar Al Assad, era cosa risaputa ed inoppugnabile. Che la stessa famiglia Erdogan facesse affari con il Daesh, attraverso la compravendita di ingentissime partite di petrolio estratto dai giacimenti siriani, era anch’essa una verità comprovata. Il progetto di spartizione del territorio siriano tra le principali potenze confinanti, procedeva spedito, senza imprevisti, del tutto sicuro, sotto la supervisione statunitense, fino all’arrivo del guastafeste non invitato e poco gradito, cioè l’intervento militare della Russia, che ha sconvolto i piani del Pentagono di disegnare nella regione una nuova geografia politica ed economica. Cambiare gli assetti del potere in direzione filo americana sul presupposto del disastro materiale, culturale ed ideologico dei regimi preesistenti, cresciuti sotto l’ala protettiva di Mosca, che ancora vi manteneva qualche interesse strategico da tutelare. La resistenza eroica delle truppe lealiste siriane funzionava anche come cuscinetto per la difesa a distanza di un altro territorio che aveva buone ragioni per temere di subire la stessa sorte, cioè l’Iran ed il Libano. Tutto questo non solo per motivi ideologici e strategici, ma anche economici, motivati dalla necessità di rendere attuabile il progetto di trasportare tutto il greggio mediorientale, compreso quello sottratto alla Siria ed in seguito all’Iran, non più attraverso il canale di Suez, ma, seguendo una linea retta, lungo il territorio di questi paesi occupati militarmente. L’arrivo inaspettato, sul teatro di guerra, proprio all’ultimo momento, quando, ormai era già stata preventivata una capitolazione definitiva e altrimenti, inevitabile, del fronte di resistenza dispiegato sul campo di battaglia dal presidente siriano, dell’esercito russo, con le sue installazioni militari, rese operative in tempi da record, per la sistemazione di uomini e mezzi, pronti all’impiego immediato, ha, rimescolato le carte sul tavolo da gioco. 
Questo nuovo evento ha inciso in modo determinante sulle sorti di questo conflitto ormai, irrimediabilmente, compromesso. I bombardieri russi hanno seminato morte, scompiglio e terrore nelle postazioni avanzate e persino nel retroterra profondo dominato dalle truppe del califfato islamico, aprendo la strada all’avanzata dell’esercito ricomposto a difesa del legittimo governo siriano. Rafforzato da nuovi arrivi di uomini e mezzi inviati da Iran e dal movimento di guerriglieri libanesi Hezbollah, guidati da esperti reparti dell’esercito russo, selezionati espressamente per questo evento. Le colonne di autocisterne di petrolio del Daesh, dirette in Turchia, sono state sistematicamente, devastate dai bombardamenti delle forze aeree russe. 
In questo quadro si inserisce l’episodio tanto grave che ha danneggiato i rapporti diplomatici tra Russia e Turchia, l’abbattimento del caccia russo Su24 e conseguente uccisione del pilota, quando già si era lanciato con il paracadute. La crisi tra i due paesi si è fatta rovente. Il rifiuto di Erdogan di prestare le sue scuse per l’accaduto ha fatto temere per il peggio. Poi le autorità russe hanno riposto nel cassetto le proprie intenzioni più temerarie optando per una serie di misure economiche c.d. sanzioni, atte a mettere in ginocchio l’economia dello Stato turco. Intanto il lavorio sui fianchi delle postazioni dello Stato islamico, posto in atto dalle forze aeree e terrestri alleate del presidente Assad, produceva il suo effetto e, progressivamente, lo Stato islamico veniva costretto a ritirarsi sempre più, verso la zona interna e desertica del territorio siriano. Le due superpotenze impegnate nel conflitto, ormai preso atto della situazione di stallo in cui le due formazioni militari si erano impaludate, hanno dovuto arrendersi all’evidenza e quindi sedersi intorno ad un tavolo per procedere a trattative diplomatiche dirette a instaurare una tregua d’armi sull’intera regione, con la partecipazione dei c.d. ribelli moderati e del legittimo governo siriano. Mentre, per accordo tra le parti, veniva escluso dalla trattativa ogni movimento di natura terroristica. Per cui la guerra poteva continuare contro Isis, Al Qaeda ed Al Nusra. In questo contesto si colloca il cambiamento di umore di questi movimenti terroristi, nei confronti della Turchia. Il progressivo spegnersi del fiume di danaro e di armi provenienti dal paese islamico confinante, da cui traevano le principali risorse necessarie al combattimento, li ha indotti a rivoltarsi contro uno dei loro principali finanziatori, mettendo a segno una serie di devastanti attentati che hanno provocato la morte di migliaia di vittime, in particolare nella capitale Ankara. 
Ma la disaffezione di Erdogan nei confronti dei suoi alleati, in particolare gli Stati Uniti, è stata certo favorita dall’appoggio che questo ha assicurato alle truppe curde impegnate nella lotta contro l’Isis. Sappiamo che Erdogan ha inviato truppe corazzate contro i curdi che combattevano i terroristi in Iraq, violandone la sovranità nazionale. In queste manovre è stato però frenato dagli americani, proprio per la loro fresca alleanza  ormai contratta con questi combattenti che la Turchia considera uno dei pericoli più temibili per la sua sicurezza nazionale. Per tutta questa serie di fattori, il presidente turco ha meditato profondamente, di rivedere il suo ruolo nella guerra in Siria e di ricucire lo strappo con Mosca. Da indiscrezioni provenienti da fonti vicine al presidente Assad, si è saputo che Erdogan era ormai deciso a defilarsi dalla guerra siriana dichiarandosi disposto persino ad accettare la permanenza al potere del suo ormai ex nemico. 
Contemporaneamente, mandava a Mosca un messaggio molto chiaro di riconciliazione porgendo quelle scuse formali prima negate in occasione dell’abbattimento del bombardiere russo e della morte del suo pilota. Putin revocava, con provvedimento immediato tutte le sanzioni inflitte alla Turchia, accettando la richiesta di incontro a livello di capi di Stato delle due nazioni, con il presidente turco. Trapelava la notizia, addirittura, che alla Russia, sia stato promesso  l’uso della base militare statunitense in territorio turco di Incirlik. Per tale motivo, gli americani avrebbero mandato due portaerei al largo delle coste siriane. Proprio con le corazzate dispiegate a difesa delle portaerei è stato evitato di poco una collisione con una nave militare russa che passava poco lontano. Questo episodio ha messo in allarme le due diplomazie assai preoccupate di quanto accaduto. I motivi non sono difficili da immaginare. Putin pare abbia declinato l’invito, ma ovviamente, non senza ringraziare. 
In questo contesto, si colloca il colpo di Stato, fallito dopo sole quattro ore, tentato da settori dell’esercito e della classe dirigente statale, in particolare della magistratura. Mentre il colpo di Stato era ancora in atto, Erdogan pare sia fuggito con un aereo diretto in Germania, dove avrebbe chiesto asilo politico rifiutato dalla Merkel. In seguito avrebbe lanciato un messaggio al paese chiedendo  al popolo di difendere le istituzioni democratiche attraverso una reazione dura contro i rivoltosi. 
Gran parte delle strutture militari turche, non solo non si sono schierate con i golpisti, ma si sono, addirittura, opposte con la forza, appoggiando e sostenendo il popolo e le forze dell’ordine. Il fallimento del golpe era, pertanto, inevitabile. I morti sono stati centinaia, i feriti migliaia, gli arresti sono ancora in corso ma rasentano, finora, una decina di migliaia. E’ stata preannunciata la reintroduzione della pena di morte. Come prevedibile, il primo sospettato era proprio  gli Stati Uniti d’America. Quasi tutti i golpisti erano fedeli seguaci del nemico più acerrimo di Erdogan, l’Imam Gulen, esiliato negli Stati Uniti, dopo che costui, dapprima amico di Erdogan, lo accusò poi di corruzione. Negli Stati Uniti ha ottenuto asilo politico. La richiesta di estradizione è sempre stata rigettata. La penetrazione del messaggio civile e religioso di questo personaggio dentro a tutto il mondo islamico, non solo turco, è immensa, come le risorse, vere fortune finanziarie di cui dispone. In particolare scuole e associazioni culturali funzionano da fonti attraverso cui operare dentro al tessuto sociale. Al rifiuto di Obama di accettare la richiesta di estradizione immediata, formulata da Erdogan, sia questi che altri ministri esponenti del suo governo, hanno accusato gli USA di essere responsabili del tentativo di Colpo di Stato. Il segretario di Stato americano Kerry ha negato il coinvolgimento del suo paese in questo episodio e suggerito ad Erdogan di non accusare senza avere prove concrete, per non guastare i rapporti tra i due paesi.     




15 luglio 2016

Per la Corte permanente di arbitrato internazionale di L'Aja, la Cina non ha alcuna sovranità nazionale sul mare cinese meridionale.












Di Andrea Atzori


La Corte di Arbitrato di L'Aja, si è pronunciata, emettendo un verdetto sfavorevole alla Cina, sul ricorso presentato fin dal 2013 dalla repubblica delle Filippine sulla sovranità del Mar Cinese Meridionale, rivendicata anche dalla Cina, oltre che da tutta una serie di altre nazioni le cui coste sono bagnate dalle acque di questo mare, come ad esempio il Vietnam. La questione ha cominciato ad assumere una dimensione assai preoccupante a partire dal momento in cui nella diatriba si è inserito il grande regista degli eventi internazionali, sempre invischiato in ogni crisi tra altri popoli e nazioni e conflitti armati che insanguinano i quattro angoli del pianeta Terra, cioè gli Stati Uniti d'America; che in questi mari non hanno alcuna loro pretesa di sovranità nazionale da poter avanzare, ma che pure, trovano il modo di infilarvisi dentro, aizzando gli altri paesi contro la Cina e atteggiandosi a loro difensore fino a minacciare di attacco armato il possente esercito della superpotenza asiatica. 
Questi dissidi tra paesi dell'area asiatica in questione, sono sempre esistiti. Ma non hanno mai condotto a conflitti armati, tranne forse, oggi, quando coinvolti ci stanno gli USA. In omaggio a quella mostruosa dottrina militare chiamata del "Divide et Impera", da loro copiata di sana pianta, direttamente, nientemeno che dalla dottrina militare guerrafondaia, imperialista e colonialista,  dell'impero, storicamente, più violento ed aggressivo, cioè quello  romano. 
La Cina, costretta ad entrare in guerra, porterà terrore e morte in quest'area geostrategica, finora governata da un equilibrio di sana diplomazia tra paesi e popoli uniti dall'appartenenza alla stessa identità razziale. Gli USA hanno seminato tra essi il germe dell'odio. Le continue provocazioni messe in atto contro Pechino, da parte degli Stati Uniti d'America, hanno indotto il governo cinese a preparare gli avamposti di difesa aerea e navale, nelle acque del Mar cinese Meridionale, così chiamato proprio perchè storicamente, considerato rientrante nella sfera di sovranità di questo paese.  Infatti, sugli isolotti ed atolli, che occupano queste acque, chiamate isole Spratly, sono state costruite delle piattaforme di cemento che potrebbero servire sia per uso militare che civile. 
Porti ed aeroporti che la Cina, considerandosi nel suo pieno diritto, vantando su di esse la sua totale sovranità nazionale, ha cominciato a  organizzare per scopi difensivi, ben conscia della minaccia, manifestamente, rappresentata dagli USA. All'indomani delle tensioni tra Mosca ed Washington, in seguito all'intervento militare russo in Siria, la paura degli americani era che anche la Cina fosse in procinto di schierare flotte navali ed aeree nella regione, in sostegno alle operazioni belliche della sua consorella asiatica. La portaerei cinese Liaoning, era già stata avvistata nel braccio di mare antistante le coste siriane.
 Dalle dichiarazioni ufficiali del Pentagono, risultò che la decisione presa per contenere la Cina era quella di metterla sotto pressione nell'area strategica più delicata e pericolosa per la sua sopravvivenza e dello stesso pianeta. Cioè portare la guerra direttamente sul suolo cinese, sfruttando la crisi già esistente nel Mar Cinese Meridionale ed anzi aggravandola. Ed infatti, sin da subito, la piega che prese questa tensione tra i due colossi planetari, nella zona in cui gli USA già lanciavano contro la Cina, moniti assai forti e chiari, non lasciava adito a dubbi. 
Da singoli episodi di provocazione costituiti da sconfinamenti di navi militari e caccia da guerra in queste aree vitali per la difesa territoriale della Cina, si passò all'invio di una possente flotta navale, con numerose portaerei schierate in prossimità delle coste cinesi, con a bordo, addirittura,  il vicepresidente americano. Quell'evento da guerra mondiale cominciò a preannunciare l'approssimarsi di un uragano di fuoco.  I caccia cinesi si sono alzati in volo più volte, sopra la flotta americana fino a sfiorare la collisione. Avendo ormai constatato l'inevitabilità di uno scontro armato, gli invasori, presi da un irrefrenabile senso di panico e terrore,  hanno subito fatto marcia indietro, ritirandosi. Tutto ciò, nonostante, a più riprese, Pechino abbia  tentato di calmare gli animi, dichiarando di non avere alcuna intenzione di chiudere il Mar cinese meridionale alla circolazione internazionale. Infatti uno dei motivi che sono stati posti a sostegno della tesi secondo cui la Cina lederebbe gli interessi USA nella regione, era quello per cui gran parte delle merci americane, dirette nei mercati asiatici, percorrono questa rotta navale. 
La Cina intende solo affermare il suo diritto di costruire quello che vuole nel suo territorio nazionale. Ma la Casa Bianca  sostiene, invece, che l'intenzione dei cinesi è quella di sfruttare i giacimenti di petrolio, che essi considerano essere assai ricchi in quei fondali marini. A complicare i rapporti tra le due nazioni è anche lo scontro tra le due Coree, di cui quella del Sud è sotto protezione degli Stati Uniti. Al lancio di alcuni missili intercontinentali di Pyongyang che hanno suscitato i timori di Seul, Obama risponde procedendo all'installazione di uno scudo antimissili nel Sud Corea.  Ma Putin e Xi Jinping, protestano affermando che si tratta di una chiara provocazione e minaccia nei loro confronti, essendo tale scudo in condizioni di coprire anche lo spazio aereo delle loro nazioni, per cui limiterebbe di molto la loro capacità di deterrenza e rappresaglia nel caso di attacco atomico.
 E' evidente, pertanto, l'acuirsi, in questo momento storico, di tutte le situazioni di crisi che oppongono quest'area geostrategica, agli Stati Uniti D'America. Questioni sul tappeto, mai risolte che attendono da decenni di essere affrontate ma su cui si denota ormai evidente, la voglia impellente della classe dirigente statunitense di ricorrere alle maniere forti, per imporre la loro legge, quella sola che conoscono. Questo vale per l'Est Europa, per la Siria ed anche per l'Estremo Oriente.
 Atteso dal 2013, come si diceva, è arrivato il verdetto, di quest'organo di giurisdizione internazionale, denominato Corte permanente di arbitrato, CPA, fondata nel 1890, che ha sede a L'Aja, nel palazzo della pace, dove ha anche sede la Corte internazionale di giustizia con la quale, però, non ha niente a che vedere e con cui non deve esser confusa. Infatti, trattandosi di organo arbitrale, non emette sentenze ma verdetti che sono preordinati a risolvere conflitti tra soggetti che decidono di affidare ad esso la risoluzione della controversia tra loro insorta. Se, come nel caso delle Filippine, il ricorso al lodo arbitrale è unilaterale, esso non è vincolante nei confronti di coloro che non vi hanno aderito e partecipato. Infatti, la sola autorità di cui è rivestito deriva dall'accordo delle parti, risultante dalla clausola compromissoria. Se questo accordo non sussiste, l'autorità è fondata sul nulla, è cioè inesistente. 
Anche la Repubblica di Taiwan che rivendica la sua sovranità su alcuni isolotti del Mar cinese meridionale, ne respinge in toto l' efficacia vincolante, trattandosi di forma di componimento volontario a cui non ha prestato la sua adesione. Trattasi, pertanto,  di carta straccia senza alcun valore giuridico. Perchè priva di accordo tra le parti interessate alla questione in oggetto, consacrato in una clausola compromissoria. Il problema è che nei rapporti internazionali tra Stati, qualora le controversie non si risolvano pacificamente, attraverso la diplomazia, l'altro rimedio rimasto disponibile è solo il conflitto armato, cioè la guerra. Contro un paese come la Cina, nonostante la sua imperterrita disponibilità al dialogo, questi sistemi di interagire sono assai pericolosi. Anche se di recente, il Fondo monetario internazionale ha cominciato a sbandierare lo specchietto per le allodole del riconoscimento dello Yuan come moneta internazionale, in linea con il sistema del bastone e della carota adottato dalla Casa Bianca. Il potere finanziario e militare USA si muovono sempre in sincronia. Come il diavolo, chiede sempre l'anima in cambio di qualunque concessione!
 Essendo la Cina membro permanente del Consiglio di sicurezza ONU, una risoluzione a suo carico non potrebbe mai essere adottata, in quanto titolare del diritto di veto. Inoltre,  gran parte, se non la totalità dell'astronomico debito pubblico americano è in mano proprio alle autorità finanziarie cinesi. La Cina potrebbe chiedere  la dichiarazione di fallimento degli USA in qualunque momento. Per questo è scontato che questa pronuncia del tribunale arbitrale di L'Aja, rimanga lettera morta. La risposta a freddo delle autorità cinesi è stata che, a breve scadenza entrerà in funzione un controllo sulla navigazione nel mar cinese meridionale. Ciò significa che la Cina userà la forza contro quei navigli non autorizzati che osassero attraversare questo braccio di mare interno. 
I media internazionali occidentali hanno tutti riconosciuto valore alla c.d. "sentenza" del Tribunale arbitrale dell'Aja, spacciato in malafede per essere la Corte internazionale di Giustizia, che, comunque non avrebbe avuto competenza al riguardo. Non è certo casuale che con essa, venga del tutto esclusa la sovranità cinese sul mare cinese, sia per motivi storici che geografici. Ma storicamente, la sovranità cinese è indiscutibile, considerato che anche il suo nome lo afferma in quanto tale. Infatti, in caso contrario si sarebbe chiamato mare filippino  o mare vietnamita. Per escludere  la sovranità dal punto di vista geografico, hanno dovuto escludere anche il suo carattere di mare territoriale e per fare ciò le isole ed isolotti dell'arcipelago delle Spratly sono stati declassificati a scogli senza alcun valore dal punto di vista territoriale.
 La parzialità di questo tribunale di arbitrato, da sempre al servizio delle potenze occidentali, tanto che la Cina, appunto non vi ha riposto alcuna fiducia, è emblematica. La vera posta in gioco, giova ripeterlo, non è la navigazione sul mare Cinese meridionale, da sempre libera e come tale, ribadita ancora una volta dalla Cina. Il problema è la questione aperta sulla supremazia internazionale tra le grandi potenze, che vede attualmente gli USA rivendicare questo ruolo, non però riconosciuto dalla Russia e dalla Cina.  Accade in pratica quel fenomeno naturale che avviene nei vari gruppi o branchi di animali, i cui membri si inchinano sempre e solo al più forte. A costui è dovuto l'omaggio  alla sua superiorità da parte di tutti. Ma per ottenere questo si deve prima dimostrare di essere il vero capo, sottomettendo con l'uso della forza,  tutti gli altri pretendenti a ricoprire quel ruolo. Si deve prima,  sempre scatenare una battaglia. 
Ed è questo che gli Stati Uniti stanno chiedendo alla Cina. Un atto di sottomissione. Oppure la guerra. In questa contesa entra a pieno titolo anche la Russia, motivata dalle stesse aspirazioni di dominio incondizionato sulla comunità internazionale. Come andrà a finire è già scritto nello stesso DNA umano.  Il ciclo storico di crescita ed espansione dell'occidente è arrivato al suo punto limite di rottura, come una supernova ridotta a nana rossa ed in fase avanzata di collasso gravitazionale prima di trasformarsi in buco nero. Infatti, la crisi internazionale attuale coinvolge non solo l'estremo oriente ma anche il medio oriente e le frontiere della Russia. 
E' il braccio armato dell'occidente, la Nato che cerca di fermare l'avanzata dei paesi emergenti sullo scacchiere internazionale. Per non perdere il suo predominio finanziario economico e politico, in parole povere il suo ruolo di capobranco. Ma la legge della giungla è spietata. Non può essere infranta senza mettere in gioco la propria sopravvivenza. Al livello di evoluzione scientifica e tecnologica planetaria a cui, finora,  si è giunti, il pericolo paventato non è un contenuto spargimento di sangue, ma la catastrofe totale, apocalittica, possibilmente replicata per migliaia di volte!  




9 luglio 2016

Professione forense e riforma esame di avvocato, la storia infinita.





Di Andrea Atzori


Il quotidiano la Stampa, in prima pagina oggi titola: "La lotteria dell'esame di avvocato, tra record di bocciati  e correzioni fantasma, oggi i candidati avvocati chiedono trasparenza nella correzione dei compiti".


Stava bene ai corrotti, quando le prove scritte venivano corrette nelle stesse sedi dove erano state sostenute.  Tutti raccomandati, tutti promossi! A Napoli, turismo forense. Quattromila candidati, tutti avvocati. Nel 2004, ci fu la Lega Nord a porvi rimedio, con il ministro della Giustizia Castelli. I compiti dovevano essere corretti in altre Corti d'Appello diverse da quella in cui erano stati sostenuti. 
La percentuale di promossi, crollò di colpo. Specie i figli d'arte, di avvocati o giudici, cominciarono a stare male. Io li manderei tutti a zappare e la giustizia la farei amministrare dai computer, cioè da robot! Sarebbe molto, ma molto meglio, stando attenti alle frodi, naturalmente! Un risparmio enorme sulle spese giudiziarie sia per lo Stato che per i cittadini. Stesso discorso per la politica. Verrà mai quel giorno? Volendo non è impossibile, anzi! 

Che giustizia è mai quella amministrata da delinquenti che truccano i concorsi aprendo le buste prima della correzione per individuare non solo i raccomandati ma persino, per bocciare i meritevoli? Trattasi di un gravissimo reato, che dovrebbe essere punito molto più severamente di quanto non sia adesso. La dottrina penalistica insegna che un soggetto si qualifica come  delinquente, con l'esecuzione di una fattispecie astrattamente prevista dalla legge penale come reato. Basta il fatto della commissione di un reato. Anche se impune, la verità rimane incontestabile. 

 Oggi, con il nuovo sistema, è solo un poco più difficile truffare, ma non è garantito il risultato al 100%. Pensiamo poi agli esami orali, in cui invece, il sistema non è cambiato, in quanto i commissari sono quelli stessi della sede in cui le prove scritte sono state sostenute. Se la loro affidabilità è stata esclusa per gli scritti, figuriamoci per gli orali, prove in cui la discrezionalità è estrema, potendo loro fare quello che vogliono, cioè promuovere un ignorante e bocciare un meritevole.

Il discorso dei voti all'esame di laurea non è in alcun modo determinante e decisivo. Dal momento in cui i concorsi pubblici, sono stati concepiti e previsti dalla costituzione, proprio per verificare le reali potenzialità del candidato e smascherare le truffe dei docenti in sede di esame universitario, favorite dall'estrema discrezionalità di cui godono. Diversamente, i concorsi a cosa servirebbero? Servono a verificare la reale preparazione dei candidati, indipendentemente, dai voti riportati all'università. La verità è che i figli di papà, i raccomandati in genere, sono stati smascherati e di questo non si vogliono capacitare. Che democrazia è mai questa in cui le regole della meritocrazia non vengono rispettate? 
All'ignoranza dei candidati raccomandati, non potendo più barare come una volta, si vuole sopperire aprendo il più possibile le maglie alla copiatura dei compiti. Ma questa è una dimostrazione, se ve ne fosse bisogno, del fatto che sia le commissioni d'esame che le forze dell'ordine impegnate, non fanno il loro lavoro, cioè rispettare e far rispettare la legge. Anzi è tutto il contrario. Proprio per questi motivi, le commissioni d'esame di altre sedi, che li correggono, poi bocciano tutti. Perchè i compiti sono tutti copiati di sana pianta. Non solo non sanno scrivere, ma non sanno neppure copiare.

I candidati entrano dentro la sede d'esame con i trollei pieni di libri. I primi che entrano occupano con i libri tutti i posti vicini ai loro perchè debbono copiare con tutti gli altri componenti dei loro gruppi. I gruppi sono numerosissimi. Le prove d'esame sono il risultato di un lavoro di gruppo. Poichè, normalmente, chiamano per ordine alfabetico, succede che, come capitò al sottoscritto a Napoli, anche se il suo nome e cognome inizia con la A, cioè prima lettera dell'alfabeto, non trova più posto a sedere perchè i banchi sono già tutti occupati dai libri. Sia la Polizia che i commissari d'esame non fanno niente, anche se interpellati. Non si può fare la voce grossa o si rischia di subire una denuncia. Dovetti rivolgermi ad un ragazzo delle pulizie per avere uno sgabellino ed una sedia pieghevoli come quelli che usiamo al mare, proprio al primo posto sotto la telecamera. Un disagio enorme anche nello scrivere, oltre alla gravissima indisposizione d'animo per il trattamento deteriore ricevuto. Un comportamento razzista. Ma sono italiano e non sono un negro!! Ho conseguito la maturità classica nel 1968, con la legge Gentile, cioè quando gli studi erano molto più seri di adesso. 

Eppure eravamo al teatro tenda c.d. d'Oltremare, con oltre 5000 posti. Portavo in mano solo il mio codice e con questo feci il mio compito, che venne corretto a Milano e lo superai con ottimi voti. Non vennero tutti promossi come facevano prima, ma oltre la metà vennero bocciati! Chiaramente la stragrande maggioranza anche di quei promossi o erano raccomandati o avevano copiato con discernimento, non parola per parola come sono abituati a fare. Almeno hanno dimostrato di saper scrivere, è il minimo per un avvocato. Questo accade proprio perchè nelle università italiane sfornano ignoranti, non essendo in grado di  fornire un'istruzione ottimale ed adeguata agli studenti. Anzichè studiare fanno altre cose. Si è proprio toccato il fondo e si insiste con il raschiarlo!

  Post scriptum. Colgo l'occasione per ringraziare, formalmente l'illustre onorevole ministro Castelli, per avere modificato quella procedura odiosa di correzione delle prove scritte di avvocato. In quanto fu questo il metodo che mi consentì di superare l'esame di avvocato. Nonostante sia laureato dal 1975, dovetti aspettare la sua riforma per poter superare queste prove e divenire avvocato, nel 2006. Infatti, dopo trent'anni di laurea, ho dovuto attendere la sua legge per ottenere questo riconoscimento. Dopo avere sostenuto la prova scritta nel 2004 a Napoli, ci passò esattamente un anno per conoscere il suo esito in quanto erano troppi i compiti da correggere. 

Come tutti i vincitori delle prove scritte, essendo ormai tempo per l'esame dell'anno successivo, in attesa di affrontare l'esame orale, ripetei anche la prova scritta per l'anno 2005, che venne corretta a Bologna e che superai come la precedente. Insomma, mentre prima in trent'anni non ottenni questo risultato, successivamente, nel 2004 e nel 2005, lo superai due volte di seguito. Questo fu l'effetto della riforma Castelli! Ma sono stra-sicuro che se cento volte lo avessi ripetuto, per pura ipotesi, con questo sistema, cento volte lo avrei superato. Infine superai, nella primavera del 2006, anche la prova orale e per questo sono avvocato.

Onore al ministro on.le ing. Castelli della Lega Nord!





5 luglio 2016

Il Canada chiude le sue frontiere agli immigrati maschi e soli. Verranno ammesse, esclusivamente, coppie e donne sole.










Di Andrea Atzori


E' questo il significato di democrazia che hanno i paesi anglosassoni. Quella democrazia che stanno esportando nel mondo a suon di bombe all'uranio. Insomma, c'erano gli antichi greci e romani che sopprimevano gli storpi ed i vecchi, buttandoli giù da una rupe. La c.d. Rupe Tarpea. E ci sono i moderni anglo-americani che vorrebbero sopprimere gli uomini soli, cioè senza donna. Solo coppie, dicono, per salvaguardare l'equilibrio tra i sessi esistente in natura. Gli uomini soli, sarebbero violenti e predisposti per la guerra.

Tutte le società con prevalenza dell'elemento maschile, sarebbero un pericolo per la pace nel mondo. Queste società sarebbero a rischio estinzione. Il Canada sarebbe insomma, un grande laboratorio di esperimento eugenetico, come lo fu quello nazista di introdurre una perfetta "razza ariana". Non si capisce di quali sessi parlino, dal momento in cui, proprio loro hanno imposto al mondo, come distintivo di democrazia e libertà, il matrimonio tra uomini e quello tra donne.

Insomma, libertà di stare tra maschi, tra femmine o tra maschi e femmine ma non da soli. Ma neppure i preti cattolici si possono sposare, allora sarebbero anche loro pericolosi? Ma questa non è una macroscopica violazione dei diritti dell'uomo, salvaguardati dalla Carta delle Nazioni Unite? Perchè Russia e Cina non la impugnano? Come mai non è intervenuta la Corte internazionale di giustizia? Forse perchè, trattandosi di neri, non interessa a nessuno? L'uomo solo sarebbe un rischio, un essere pericoloso, perchè violento, maltratta le donne e non le rispetta. La psichiatria naviga a vista nel mare magnum dell'ignoranza! 

Senza neppure tenere conto del fatto che i "femminicidi" sono quasi sempre delitti consumati all'interno, proprio, delle famiglie. Cioè all'interno della coppia. Una responsabilità, questa della scelta del partner ideale che la donna moderna, non si è mai voluta assumere, nonostante i casi conclamati di omicidi in famiglia. Se il marito od il fidanzato uccide, la vittima dimostra di non aver fatto una buona scelta al riguardo! Ma allora, perchè lamentarsi? Le donne moderne oggi sono libere ma non possono, egualmente, dirsi felici! Il marito non le viene imposto più dai genitori o dai fratelli. Inoltre, nella società occidentale, la coppia è quasi sempre allargata. Di fatto, succede sempre più spesso che una donna convive con più uomini ed un uomo con più donne. La coppia come unione religiosa, voluta dal dio dei cristiani, tra uomo e donna sta scomparendo, proprio nel mondo cristiano. E non poteva essere diversamente, considerato il fiume di pornografia da cui è stato inondato.

Le guerre poi! Non voglio soffermarmi oltre, perchè sarebbe anche una perdita di tempo, tanto si tratta di un argomento che non merita alcuna considerazione. Vorrei solo un attimo di attenzione per riflettere su chi siano i paesi più coinvolti in guerre in ogni angolo del pianeta. Credo che nessuno sano di mente abbia un attimo di esitazione nell'individuare proprio gli angloamericani come quelli più pericolosi per la pace nel mondo. Dovunque siano scoppiate guerre, sono loro ad avercele portate. Sono stati coinvolti in tutte le guerre planetarie dopo la fine dell'ultimo conflitto mondiale.

In nome di una democrazia il cui significato, neppure sanno bene cosa sia. In pratica, castrerebbero tutti i maschi soli, se potessero. Ma che tipo di società si sono inventati? Il mondo è ad un passo da un conflitto mondiale, solo perchè Assad, il presidente siriano, sarebbe un tiranno che non rispetta i diritti umani? Il pericolo per il mondo, non è Assad, ma gli angloamericani. Dittatori pazzi ci sono stati in tutte le ere ed in tutti i luoghi. Ma a questo punto, ne sono certo, non è mai arrivato nessuno. La mostruosità del nuovo nazifascismo del terzo millennio.

Il folle dittatore del Terzo Reich, aveva progettato un mondo di biondi con gli occhi blu, di "pura razza ariana", previo sterminio di tutte le altre razze. Il nuovo dittatore del terzo millennio, progetta un mondo di femmine. Come nel film "Il prescelto" di Nicolas Cage. Chi non lo avesse visto, consiglio, vivamente, di andarselo a vedere. Che strano ideale di bellezza hanno questi popoli nordici? Ma non è questo esattamente il senso di esistere della natura. La natura è varia, antirazzista e non ha niente di sereno, pacifico e tranquillo. Non fa niente per piacere o compiacere al volere di nessuno. E lo dimostra il fatto stesso che siano proprio gli anglosassoni ad esportare le guerre nel mondo.

Guerre inevitabili, non perchè gli uomini soli siano violenti. No, è la follia che sta dentro a certe menti inumane che lo pretende. La natura, infatti, non conosce equilibri, se non è l'uomo stesso a conquistarli con la sua intelligenza. La natura conosce solo mostruosità, perchè nasce dal fuoco. L'universo è un mare di fuoco. Se questa intelligenza umana non fosse sufficiente ed in grado di trovare la sua via per la pace, allora sarà proprio la natura a prendersi la sua più grande rivincita e vendetta. Riportando tutto al regno del fuoco!

Post scriptum.
Il razzismo insito nelle popolazioni nordiche è comprovato dal fatto di aver voluto strumentalizzare l'episodio o gli episodi di stupri e presunti tali, avvenuti in occasione della festa di capodanno in alcune città tedesche, cioè la nazione storicamente, più razzista. Io sono sicuro che questi poveri profughi di guerra stranieri hanno avuto solo il grosso torto di avere frainteso il significato di libertà democratiche vigente in occidente. Oppure perchè incitati a ciò da quelle stesse potenze straniere che li hanno illusi, convincendoli ad aderire ai movimenti terroristi che combattono contro i loro stessi popoli. Organizzazioni terroriste che potrebbero averli indotti a comportarsi in questo modo proprio per far degenerare le politiche del mondo occidentale verso soluzioni di tipo razzista, proiettate come sono verso la terza guerra mondiale.

In occasione di feste di tale importanza che paragonare alle baccanali pagane mi sembra del tutto inappropriato, in quanto al confronto queste erano solo dei solenni riti religiosi, non delle bolge sessuali, il sesso spinto di gruppo, tra donne e uomini di pura razza ariana, non li autorizzava a prenderne parte. Non era per loro, un invito in questo senso. Ma di sicuro, una tentazione. Insomma hanno equivocato sul contenuto del concetto di democrazia. Forse qualcuno ha voluto far intendere loro questo, solo per poter rovesciare i governi al potere nei loro paesi, innescando le rivolte passate alla storia come primavere arabe. Pensavano che venendo in Europa potevano divertirsi con le donne bianche, come fossero bianchi anche loro. Non si sono resi conto che si trattava solo di una truffa. Hanno capito solo quando era troppo tardi.

Questa amara esperienza dovrebbe far loro riflettere e convincerli a tornare nel loro paese di origine, per ricostruire quella Nazione, quello Stato che hanno contribuito a distruggere seguendo i cattivi consigli di governi stranieri che li vede solo come carne da macello utile per fomentare e scatenare guerre catastrofiche, contro il loro popolo e contro loro stessi!


Per un riscontro al link seguente:





26 giugno 2016

Brexit, la vecchia Europa rimasta nuda, non vuole ammettere gli acciacchi della sua età!

FarageJunkerCameronMerkel



Di Andrea Atzori


Un gravissimo sisma di alto grado della scala Mercali, provocato dall’attrito di placche tettoniche continentali, ha attraversato, in tutta la sua lunghezza, il pianeta Terra. La forza micidiale e travolgente di questo fenomeno della natura, pare abbia avuto il potere, addirittura, di allontanare, di migliaia di chilometri, l’isola della Britannia dal resto del continente europeo. Questo evento è stato battezzato dai sismologi come Brexit. Cioè l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, per volontà del popolo britannico, chiamato ad esprimersi tramite referendum, sulla permanenza o meno del loro Stato nell’Europa unita.

L’isola britannica non è stata certo strappata dal suo posto dentro alla geografia del globoterraqueo da un terremoto epocale, ma comunque ha scelto, per volontà della sua popolazione, di isolarsi dal destino del resto del continente. Con effetti non sulla geografia fisica, ma di sicuro molto rilevanti, in quella economica, sociale e politica. Da premettere che la predisposizione all’isolamento, di questo paese è sempre stata una sua caratteristica assai importante nel corso di tutta la sua millenaria storia. Quando è stata coinvolta in guerre europee o mondiali, lo è stato solo in quanto ha temuto, assai fondatamente, che i suoi interessi nazionali ne venissero pregiudicati. E’ il caso delle guerre napoleoniche oppure i due conflitti mondiali. La sua potente flotta navale ha cercato e trovato nuove terre in mondi lontani, da sottomettere e sfruttare a proprio vantaggio, traendone profitti immensi, non solo depredando le risorse alimentari e la forza lavoro di moltitudini di indigeni schiavizzati, ma imponendo anche al resto del mondo civilizzato, le proprie leggi internazionali con cui stabiliva ciò che fosse lecito o illecito, consentito o no fare, nell’ambito delle rotte di navigazione oceaniche e nei rapporti con le sue colonie.

Insomma, un immenso impero che ancora oggi persiste nell’organizzazione internazionale delle ex colonie britanniche che prende il nome di Commonwealth. Questo per dire di quanto questo paese si sia sempre disinteressato dell’Europa ed abbia spaziato con la fantasia ed i sogni dei suoi grandi esploratori e navigatori, fino agli estremi limiti del mondo, allora conosciuto ed anche oltre, nell’ignoto, ancora da scoprire. In un’Europa immersa, perennemente, in immani conflitti militari, non c’è mai stato posto per la pace, la concordia e la fratellanza. La memoria collettiva dei popoli in questo travagliato continente, è fatta di orrendi crimini e soprusi, difficilmente superabili da un astratto trattato di cooperazione economica o monetaria nel cui entroterra cavalcano, liberamente, tutti i più ignobili sentimenti egoistici di istituti internazionali finanziari mossi solo dal rigido rispetto delle norme di galateo vigenti alla corte del dio denaro. Oltre quel ristretto e arido orizzonte tracciato dalla volontà non negoziabile dei grandi capitalisti, questo progetto di unificazione europea non è mai andato. Semplicemente, in quanto non era nella sua natura. Un albero non può dare frutti diversi dai suoi.

Nata come rimedio alle guerre che hanno sempre insanguinato queste sperdute lande dell’orrore, all’indomani della fine dell’ultimo conflitto mondiale, l’idea di un’Europa Unita, dopo settant’anni, non si è mai realizzata. E’ rimasta ancora e sempre, quello che è stata fin dall’origine: libero mercato di scambio di merci, servizi e persone, a tutto ed esclusivo vantaggio di banche e imprenditori. Ben coscienti del fatto che il benessere dei popoli e l’interesse delle Nazioni non vi era proprio per nulla implicato. Pur consapevoli della verità per cui gli Stati non hanno solo fini economici, ma in primo luogo politici e sociali e solo poi economici. E’ perfettamente, inutile, andare a speculare su questo principio fondamentale. Prima si costruisce uno Stato e poi si pensa a disciplinare l’organizzazione sociale ideale e solo in seguito allo sviluppo economico. E’ vero che prima delle federazioni statali esistono le confederazioni. Mentre le prime sono saldate da vincoli politici, le seconde solo da quelli economici.

Troppe volte, nelle lezioni all’università o nei libri di testo, ci hanno voluto far intendere che per l’Europa si fosse aperta una terza via, di mezzo tra le prime due. Di questo si parlava già alcuni decenni or sono. Senza rendersi conto, di quanto fossero ridicoli, perché tra le due forme di organizzazione, una nazionale l’altra internazionale, non esiste alcuna via di mezzo, in quanto non può esistere essendo tra loro incompatibili, essendo appunto una di natura statale, l’altra interstatale, cioè internazionale. La prima ha solo carattere politico, l’altra economico. Ma questa realtà per cui, dopo settant’anni, ancora l’Europa non sia arrivata a realizzare questo progetto di unificazione politica, è una prova indiscutibile del fatto che essa fosse rivolta a soddisfare interessi di entità non politiche e sociali ma solo economiche e finanziarie che niente hanno a che vedere con lo Stato. Il primo nodo su cui si gioca la credibilità dell’Unione sta proprio nel fatto, ormai incontestabile, che le economie degli Stati poveri, prevalentemente, del bacino del mediterraneo, sono andate in bancarotta, specie dopo l’introduzione dell’euro, mentre quelle nordiche hanno sperimentato uno sviluppo incessante. Le leggi europee sono sempre state favorevoli alle grandi banche, che non è una novità essere quasi tutte di nazionalità nordica.

Per decisione dei vertici europei venne abolito il diritto agli interessi legali (si chiamano legali proprio perchè dovuti per legge) sulle somme depositate in banca, spettante al risparmiatore in base al principio, consacrato nel codice civile, per cui il danaro frutta interessi legali. Prima dell’introduzione dell’euro come moneta europea, ogni titolare di conto corrente bancario, aveva diritto a questi interessi sulle somme depositate. Poi questi vennero, progressivamente, scemando, fino a scomparire del tutto, ridotti a zero, per volontà della tecnocrazia europea. Grande regalo alle banche, che queste fecero a se stesse, in quanto l’Europa a questo serviva; esse potevano usare i soldi dei risparmiatori gratis, senza pagare neppure una lira. Un vero furto legalizzato! Nonostante ciò esse continuano a conclamare stato perenne di crisi e reclamano sostegno economico allo Stato, lo chiamano "salvataggio delle banche". Oggi è prevalsa l’opinione per cui senza le banche non possa esistere neppure uno Stato. Insomma lo Stato sarebbero le banche, non il popolo per il quale, la sovranità riconosciuta in costituzione sarebbe solo pura retorica.

Il primo punto su cui si gioca la credibilità dell’Europa è proprio questo, la sua origine, mai smentita. L’Europa sono i banchieri non i popoli. Infatti, tra gli organi di governo europei, il Consiglio dell’unione europea ed il commissario dell’Unione europea, nessuno è eletto dal popolo. Sono composti da rappresentanti dei singoli Stati. Quindi non sono organi di uno Stato sovrano e l’Europa non è uno Stato federale, bensì una confederazione di Stati. Gli organi legislativi europei possono deliberare solo all’unanimità, non a maggioranza. Ma per lo più, si tratta di legislazione studiata e varata da organismi tecnici, per questo si parla di tecnocrazia,  al cui vertice stanno rappresentanti degli istituti finanziari più importanti e dei grandi imprenditori. Insomma L’Europa è guidata dalle lobby finanziarie internazionali, europee e statunitensi, talmente potenti da avere imposto governi e governanti, come si trattasse di Stati coloniali, ai popoli del bacino del Mediterraneo come Grecia ed Italia. Un vero e proprio colpo di stato. Da Monti a Renzi, l’Italia non conosce più un capo di Stato nominato dal popolo.

L’antieuropeismo dei popoli europei è andato crescendo con la presa di coscienza di questa realtà di fatto. Dall’Europa si può uscire tramite referendum, in quanto non trattasi di uno Stato federale, ma solo di una confederazione di Stati. Famosa la sentenza della Corte internazionale di giustizia sul caso Kosovo. In cui venne ammessa la secessione dalla Serbia, tramite referendum. Gravissima violazione del diritto internazionale, in quanto, come disse Putin, è stato come sturare un vaso di Pandora. Infatti viviamo in un secolo di gravissimo vulnus al diritto internazionale. I germi dei conflitti mondiali si generano proprio in questo modo. Il lievito del male! Se gli inglesi hanno deciso di voler lasciare la comunità è proprio perché non la considerano più conforme ai propri interessi. Ed è un loro diritto, in quanto non esiste uni Stato federale europeo. Ma, per essere coerente, la Corte di giustizia europea lo dovrebbe consentire anche in questo caso e sarebbe un disastro! Questa decisione è un diritto di tutti i popoli del continente che volessero abbandonare l'unione, in effetti confederazione, europea. Della bontà di questa soluzione, cioè l'Unione europea,  fornita ai problemi dell’Europa e degli europei si cerca di dare una prova tramite la considerazione per cui, finalmente, si è tenuto lontano da essa l’abominio delle guerre per molti decenni. Ma quella furia bellica tenuta lontana dai confini europei è stata comunque scaricata su altre aree geografiche, neppure tanto lontane, perennemente, insanguinate dai conflitti scatenati, in ogni angolo del mondo, dalla Nato. E’ accaduto che dopo le devastazioni ed i saccheggi provocati contro i popoli del medio oriente alleati dell’Unione Sovietica prima e della Russia poi, costati milioni di morti e la quasi totale distruzione dei centri abitati, vedi Afghanistan, Iraq, Siria, Libia ecc., infinite moltitudini di profughi fuggiaschi dagli stermini di queste guerre, si siano riversati, per mare o per terra verso i confini dell’Europa, sia occidentale che orientale.

Che le conseguenze di queste catastrofi dovessero rovesciarsi, come un boomerang, contro gli stessi Stati che le avevano provocate, era cosa, assolutamente, inevitabile. Le orde migratorie di questi diseredati, spinti dagli orrori di guerre inumane, privi di qualunque forma di assistenza e aiuto internazionale, pressati e inseguiti come bestie da macello, dovevano per forza di cose, ammassarsi alle frontiere degli stati confinanti, oppure tentare la traversata per mare dalle coste orientali del Mare Mediterraneo. Nel primo caso l’istinto di accoglienza, che avrebbe dovuto caratterizzare le osannate democrazie occidentali, si rivelò una sonora bufala. Nel secondo caso ci pensò l’implacabile e spietata ferocia dei marosi a ripulire l’Europa dal fastidio di trovarsi in casa propria, un ospite tanto indesiderato. Popoli interi travolti dalle onde di un mare impassibile e spietato. Gli orrori del XXI° secolo, riservati alle menti del tutto civilizzate del mondo occidentale. Un fastidio non meritato, anche quello?

Ma quando il fenomeno si ingrossa e diviene evidente in tutta la sua minacciosa portata, si comincia anche a capire che gli dei fatui, evanescenti, spirituali e celesti di questo Olympo tanto lontano e misterioso, insensibile alle miserie della povera gente, cominciano a tremare, come presi da una frenesia irrefrenabile ed incontenibile. Non sanno più neppure loro come interpretare questa gravissima situazione di crisi internazionale e vengono presi e dominati solo dalla voglia di eliminare subito questo fastidioso problema, aggredendolo direttamente alla sua origine, come farebbe chiunque si trovi una mosca a ronzargli attorno alle orecchia.

Qualcuno tra loro suggerisce, “affondiamo subito tutte le carrette del mare“, altri costruiscono muri altissimi lungo i confini dove si trovano ammassati i fuggiaschi e stendono centinaia e migliaia di chilometri di filo spinato. Rispuntano i primi campi di concentramento e lager che si credeva fossero stati, per sempre, consegnati alla memoria degli orrori della seconda guerra mondiale. Ma la coscienza collettiva di natura occidentale non ha tempo di occuparsi di queste sottigliezze. La Merkel, dapprima invita gli altri partner all’accoglienza, ma poi, sotto l’onda d’urto delle proteste popolari e delle opposizioni, che resuscitano l’antico spirito xenofobo tedesco, cede alle pressioni e vola ad Istanbul, in Turchia dove incontra il presidente Erdogan, impegnato fin nelle midolla delle ossa, nel duro conflitto contro la Siria, a fianco di Arabia Saudita e Stati Uniti, oltrechè le stesse potenze europee. Dietro promesse su future porte aperte dell’Europa alla Turchia ed una marea di soldi, costui si assume l’onere di fare il lavoro sporco, cioè respingere la marea montante delle migrazioni da stress bellico e costringerle a ributtarsi nelle acque profonde del Mare Mediterraneo, dove non lasceranno tracce. Come conseguenza inevitabile, si assiste da subito, ad una ecatombe di queste popolazioni vittime di disastri del mare. Migliaia di morti, pressoché quotidianamente. Tanto che ormai non fanno neppure più notizia. Lo stomaco delicato degli europei ed europee, assurti al rango di aristocrazie di antico lignaggio, pare si sia abituato e non soffra neppure più, avendo, tranquillamente, digerito e assimilato questo terribile genocidio.

A detta di molti, il primo dei grandi ostacoli frapposti sul cammino europeo della Gran Bretagna, pare sia stato proprio questo della questione migratoria. La Gran Bretagna, così come anche l’Austria, pare abbiano detto basta con questa farsa del trattato di Schengen. Non ne possono proprio più. Al diavolo tutti i principi di pacifica convivenza e circolazione in Europa. Meglio ciascuno per la propria strada. Ma che il settantennio di pace in Europa non fosse qualcosa di reale e frutto del cambiamento di mentalità della moltitudine variegata di popolazioni abituate, per lunghi secoli a farsi la guerra, era del tutto prevedibile. Nella misura in cui, le guerre di sterminio internazionale, non lasciano a lungo chi le pratica, senza una reazione uguale e contraria. L’Europa è già in guerra e non solo in medio oriente. La frontiera della Russia è già un ferro rovente. Nel Donbass ci sono stati decine di migliaia di morti, un numero imprecisato di feriti, milioni di profughi verso la Russia. Si tratta di un conflitto solo, provvisoriamente, congelato dalla tregua vacillante, siglata a Minsk. Ma la tempesta già si riavvicina, annunciata dal fragore assordante dei tuoni e dei fulmini, senza neppure l’ombra di arcobaleni all’orizzonte.

All’indomani dell’esito referendario in Gran Bretagna, l’Europa dei burocrati si è scossa, bontà sua, dal torpore greve in cui è vissuta da sempre. Assediata dai tamburi di guerra dei movimenti antieuropeisti di quasi tutti i paesi membri. Il chiaro indizio che questa Europa non è dei popoli ma delle banche, che il cittadino europeo non la sente come sua ma estranea. Da subito si comincia a percepire il vero senso della strategia escogitata per ostacolare il cammino di uscita della Gran Bretagna dall‘Unione europea. Si parla già di un processo che durerà anni, le cui procedure pare non finiranno mai, sia per il loro numero che per le difficoltà interne sollevate. Anche se alla Gran Bretagna è stata data questa possibilità di esprimersi tramite referendum, ma alla Grecia ciò non è stato neppure consentito. Forse perché nel primo caso, si trattava di una nazione forte, potente e temuta, nel secondo, al confronto, di un semplice moscerino. Credo che seguiranno a ruota altre defezioni di Stati nordici. Come preannunciato, finirà che in Europa, rimarranno solo la Germania e gli Stati del bacino del mediterraneo, a simboleggiare la vera natura colonizzatrice del progetto europeista. Comunque, anche per la Gran Bretagna, nonostante il referendum, potrebbe essere non facile lasciare l’Europa. La Scozia e l’Irlanda del Nord dichiarano, chiaro e tondo, di voler rimanere nella comunità europea e di non voler seguire la madrepatria in questo destino. Si tratta di due paesi scossi, da sempre, da forti impulsi secessionisti, per cui non sarebbe difficile immaginare che anche loro decidessero di ricorrere ad un referendum popolare per decretare la loro legittima volontà di uscire dalla Gran Bretagna ed unirsi all’Europa. Un motivo sufficiente a giustificare da parte loro, una rivolta contro Londra. Intanto, il premier Cameron si è già dimesso e, presumibilmente, al suo posto verrà nominato un nuovo premier esponente Brexit, forse l‘ex sindaco di Londra Boris Johnson. Con il quale, L’Europa, avrà molto arduo compito il dialogare. Addirittura, notizia recente, parrebbe che già sia stato avviato il tentativo di procedere ad un nuovo referendum, con la raccolta di almeno un milione di firme. Una storia infinita, tanto per stigmatizzare l’incapacità di un’intera classe politica internazionale, di ammettere il suo fallimento. Per causa loro la guerra tornerà, ancora una volta, in Europa e sarà una tragedia senza senso! Giustificata solo dalla volontà imperterrita di costoro, di volersi tenere stretta la poltrona su cui campano nonostante la loro inettitudine e incompetenza!




20 giugno 2016

La questione del sistema Aegis alla frontiera russa e l’equilibrio strategico tra le superpotenze atomiche. La guerra fredda e la rincorsa al riarmo.



Di Andrea Atzori

Altra questione ancora aperta sul tavolo del conflitto, per ora solo diplomatico, che oppone Russia ed USA, è quella dell’installazione del sistema Aegis Ashore in una località della Romania, chiamata Deveselu, mentre un’altra è già in costruzione in Polonia. Sono questi, i famosi missili antimissile, diretti a parare un eventuale attacco atomico da parte della Russia, il c.d. ombrello o scudo atomico. A parte la scontata considerazione per cui il dispiegamento di queste installazioni sulle immediate vicinanze del territorio russo, comporta, necessariamente, una rottura dell’equilibrio strategico tra le superpotenze, su cui è basato il principio della deterrenza nucleare, cioè quella sana paura che dovrebbe indurre ciascun avversario a temere e rispettare l’altro, ben sapendo che non esistono change ad un vicendevole annientamento; vi è quella ancor più grave che consiste nel fatto scontato che i missili ivi installati, possono essere armati anche con testate atomiche e funzionare, pertanto, a fini non solo strategici ma anche tattici.
Data la vicinanza ai confini della Russia, si può solo immaginare quale sia il grado di minaccia da essi rappresentato e costituito. La Russia la considera una provocazione tale per cui esige un’immediata e proporzionale risposta. La prima di queste risposte non si è fatta attendere. Il rifiuto al rinnovo del trattato Start, c.d. New Start, che aspirava, nelle speranze statunitensi, alla riduzione ancora più forte delle testate atomiche ancora giacenti negli arsenali mondiali. Anche se Obama si è precipitato in Giappone, prima visita di un presidente USA dallo scoppio delle due bombe atomiche sulle due città giapponesi, Hiroshima e Nagasaki, proprio in occasione di quella ricorrenza, non per chiedere scusa, ma per perorare la causa di un’eliminazione totale degli arsenali nucleari mondiali, ben cosciente però, del fatto che il suo ombrello atomico, dislocato in ogni angolo del pianeta, gli conferisce un vantaggio decisivo in fatto di sicurezza, nei confronti degli avversari, che tale garanzia non hanno. La corsa al riarmo, in pieno clima da guerra fredda, non si è fatta attendere. Il temporeggiare di Putin, potrebbe trovare una spiegazione proprio in questa esigenza di prepararsi alla guerra ormai imminente, attraverso la spinta impressa ad una folle corsa al riarmo. Come assistiamo anche da parte di tutte le altre nazioni del mondo.
La sopportazione e la pazienza quasi biblica, degna di un Tobia, della Russia a questo riguardo può essere interpretata solo in due modi. Primo, Putin prende tempo, temporeggia, in quanto potrebbe avere in cantiere qualche arma segreta che potrebbe pareggiare il conto con gli americani, in quanto a rischio catastrofe nucleare. Sappiamo già dei nuovi missili ormai testati positivamente, che viaggiano con rotta di navigazione imprevedibile, ad alta o bassa quota, ad una velocità che può raggiungere i Mach 10, cioè dieci volte superiore il muro del suono; in quanto seguirebbero le scie delle correnti atmosferiche, per cui sarebbero non intercettabili, quindi fuori dalla sfera d‘azione del sistema Aegis. Sono i c.d. missili ipersonici. Sappiamo anche delle prove di aggancio dei satelliti americani, eseguite nello spazio, da parte dei più moderni missili russi e cinesi. In caso di conflitto atomico, i satelliti spaziali americani verrebbero messi subito fuori uso, spazzati via, accecando tutta la strumentazione elettronica occidentale, compreso lo scudo atomico.
La prossima guerra sarà stellare, cioè spaziale. Alla faccia di chi insiste nel sostenere che la prossima guerra sarà ancora una volta solo europea, senza interessare il territorio americano, in quanto sarebbe troppo lontano per essere colpito! Di questo si dimostra sicura l’80% dell’opinione pubblica americana. Segno inconfondibile del fatto che l’essere umano, ad onta di ciò che viene propagandato dalla teoria del creazionismo, è ben lungi dall’essere anche minimamente, razionale. Sappiamo dei missili, siluri sottomarini con testate atomiche, in grado di far saltare in aria tutti i territori costieri americani, oltre a diffondere la radioattività anche nell’entroterra. Inoltre sono quasi pronti per essere operativi i nuovi missili antiaereo ed antimissile S 500, capaci di blindare il territorio russo contro l’attacco nucleare Nato. Insomma, anche la Russia a breve, avrà il suo scudo atomico, pronto, operativo ed in piena efficienza. Anche se non lo propaganda, per cui rimane un mistero per la quasi totalità dell’opinione pubblica mondiale.
E’ in procinto di essere consegnato all’esercito anche il nuovo caccia Pack Fa, di quinta generazione, dalle prestazioni fantascientifiche. Può vedere il volto di un uomo, identificandolo, a 500 KM di distanza e colpirlo, esattamente, in faccia con il suo missile, anche se questi, nel frattempo si fosse spostato, perché lo segue dovunque vada. Il tipo di sanzione che la Russia ha escogitato in risposta a quelle occidentali! I politici euro-americani, sono avvisati! Sono anche in cantiere i nuovissimi sottomarini a propulsione nucleare della classe Borei, in grado di essere armato con i nuovi missili intercontinentali Bulava, la cui velocità di immissione nello spazio, dove diviene non intercettabile, è stata aumentata in seguito alla riduzione del tempo intercorrente tra la propulsione innescata al momento del lancio e la piena assunzione della velocità di crociera. Dopo tale momento il missile non può essere raggiunto da alcuna forza oggi esistente sul pianeta. Infatti, il momento del lancio è quello critico in cui il missile può perdere la partita con quello antimissile americano. Il suo destino si decide in questa frazione di secondo. Con il missile Bulava, tale problema pare essere stato risolto. Per cui sarebbe da considerare irraggiungibile da altri missili lanciati contro di esso.
Da considerare inoltre il fatto che, mentre il Bulava vola in linea retta verticale, il missile antimissile americano, per raggiungerlo ed eliminarlo, dovrebbe percorrere più spazio, impiegando quindi, più tempo. La sua traiettoria assumerebbe, infatti, una linea retta obliqua, quindi più lunga di quella tracciata dal missile russo. A questo punto, il segreto di tutta la questione consisterebbe nello stabilire se il missile americano sia tanto più veloce di quello russo, da poterlo raggiungere, intercettare ed eliminare, nonostante debba percorrere uno spazio superiore, per arrivare al suo eventuale punto d’impatto. Più spazio deve percorrere, per raggiungere il missile russo, di più velocità, nei confronti di esso ha bisogno, per poterlo intercettare. Però tutti sappiamo che questa della superiore velocità è solo una pia illusione americana. Infatti, i motori russi sono tanto più potenti di quelli americani, che costoro sono costretti, nonostante le sanzioni, a comprarli ancora dalla Russia.
Ora, il problema è stabilire se Putin sarebbe disposto a continuare a vendere tali motori agli americani, anche in caso di conflitto militare tra le due superpotenze. Perché questa sarebbe la prova che costui sta tradendo la sua Nazione. In ogni caso, teniamo anche conto del fatto che un missile russo è sempre armato a testate multiple. Lo chiamano ICBM oppure anche  MIRV, in quanto ognuna di queste testate atomiche, può raggiungere un obiettivo diverso in modo autonomo. Ciò che gli strateghi russi rinfacciano agli americani è proprio questo; come possono essere intercettate quindici, venti testate atomiche indipendenti, dirette su obiettivi anche opposti tra loro? Proprio ciò che Putin non cessava di ripetere a Bush junior. Lo scudo atomico non può nulla contro i missili a testata multipla, in particolare dopo che questi siano usciti dall’atmosfera. Ed è anche la stessa critica che questo sistema Aegis, costato migliaia di miliardi di dollari ai contribuenti statunitensi, subisce da parte degli stessi ricercatori americani; i quali sostengono che queste spese folli per conseguire l’intento di proteggere il territorio USA dalla rappresaglia russa, in caso di primo attacco atomico posto in essere dagli Stati Uniti, non sarebbe altro che uno sperpero di risorse finanziarie pubbliche, a tutto ed esclusivo vantaggio delle industrie di armi e a discapito dei contribuenti! In quanto questo sistema sarebbe inefficace per lo scopo per cui è stato costruito. Le spese dei finanziamenti del governo statunitense, destinati alla difesa, hanno raggiunto, ormai, cifre da capogiro.
La verità è che per raggiungere un minimo di efficacia, lo scudo deve avvicinarsi troppo al punto in cui il missile russo verrebbe lanciato. Questo è il motivo per cui le installazioni di questi aggeggi, pardon, Aegis, devono per forza di cose essere avvicinate il più possibile alla frontiera russa. Da quel momento, il fragile equilibrio strategico tra le due superpotenze, verrebbe infranto. Ed infatti, di questo si lamentano i leader russi. Da oggi, cioè da quando il sistema antimissile è operativo in Romania, essendo già stato inaugurato in pompa magna dagli americani, il mondo è più insicuro. Essendo stato superato a favore di uno dei due contendenti, quel livello di parità tra di loro, in fatto di deterrenza nucleare. La Russia, infatti, si sente, a partire da quel momento, meno sicura. E, presumibilmente, non starà a guardare dalla finestra, come ad ammirare un meraviglioso tramonto!
E’ vero che sono già state prese delle contromisure. Ad esempio, pur essendo già tutte le postazioni missilistiche russe trasportabili e spostabili tramite mobilità su gomme, è notizia recente che sarebbe stata riattivata una vecchia strategia sovietica, di usare i vagoni ferroviari per spostare in continuazione i siti degli arsenali nucleari lungo tutto l’immenso territorio della Russia; in modo che non possano essere individuati né i vagoni su cui le attrezzature vengono caricate e neppure i siti di destinazione. Dovrebbero distruggere tutta la viabilità ferroviaria del colosso russo, che è vastissima. In questo modo, la sicurezza della nazione ne verrebbe, ancora una volta, salvaguardata.
La seconda interpretazione a cui si presterebbe la strategia temporeggiatrice di Putin in occasione della sempre più alacre attività di accerchiamento posta in atto dalla Nato contro la Russia, sarebbe quella per cui questo “Laissez-faire“, sarebbe un sintomo di quello che i consulenti psichiatri americani incaricati dalla Casa Bianca, di stilare un profilo psicologico del presidente russo, hanno definito carattere insicuro, instabile ed indeciso; il peggio che ci si possa augurare da una personalità su cui ricadono responsabilità tanto pesanti. Una situazione del genere non lascerebbe adito a dubbi sul destino che attende la Russia.
Probabilmente, nel futuro di questa nazione sarebbe da preventivare il primo attacco atomico da parte della Nato che in quanto ad uso di armi da sterminio di massa, ha dimostrato di avere un grosso fegato! Al quale non seguirebbe alcuna rappresaglia. Uno scenario da follia pura! La realtà però è un poco più complessa. In effetti, il presidente russo, come esponente della sua comunità nazionale, ne riflette anche tutte le caratteristiche e peculiarità, nel bene e nel male. Ciò su cui giocano gli statunitensi sono vari fattori che se sommati danno un alto esito di riuscita.
L’enorme ambizione del personaggio in questione, che da troppo tempo sogna, vanamente, di raggiungere il suo obiettivo personale di fregiarsi del premio Nobel per la pace, come fu per Michail Gorbaciov; premiato per avere dissolto nel nulla l’impero sovietico ed avere consegnato l’Europa slava alla Nato. Molto probabilmente, ci potrebbero essere intese in tal senso, facilitate dall’amicizia personale che lega Putin a papa Francesco.
Tale riconoscimento verrebbe condizionato come fu per Gorbaciov, alla consegna su piatto d’oro, dopo l’Oriente slavo, anche della Russia alla Nato. Per cui tutta l’Eurasia si ritroverebbe, dall’oggi al domani, sottomessa all’occidente, senza bisogno di sparare neppure un colpo. O meglio, un colpo sì ma da maestro! Il tracollo della Cina ne discenderebbe di conseguenza, come una scoperta scientifica, da un postulato matematico! Putin venderebbe la sua patria per soddisfare il suo orgoglio personale. Un premio Nobel vale più dei trenta denari di evangelica memoria! Siccome si tratterebbe di una tecnica già sperimentata vittoriosamente, e, pertanto, positivamente testata, non sarebbe un crimine prestare un poco di attenzione al riguardo, seppure con le dovute cautele del caso.
A pensar male, dice il vecchio proverbio, si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca! Inoltre si vedrebbe spianare le porte del paradiso, dall’autorità di Santa romana chiesa. Il massimo di garanzia per un carattere insicuro! Da Demonio si trasformerebbe in Angelo! La Russia non sarebbe più additata come il regno di Sauron. Non più demonizzata come ribelle al giogo divino, ma schiavizzata sotto l‘egida del potere imperiale statunitense! Crollata dal rango di superpotenza mondiale a quella di squallida provincia di un immenso impero globale. Le ricchezze sterminate garantite ai traditori, non sarebbero di sicuro un motivo ostativo, anzi, particolarmente allettante!
Insomma, la guerra tra superpotenze non ci sarà, neppure nel caso, ormai già conclamato, di perdita della parità strategica tra di esse. Se questo, come parrebbe, ma non inevitabilmente, dovesse accadere, l’inchino del Cremlino, tra i più temuti poteri al mondo, alla città del Vaticano, il più piccolo Stato planetario, sarebbe una caricatura degna di un grande barzellettiere e fumettista come Vauro!




13 giugno 2016

Anaconda 2016, le esercitazioni NATO alla frontiera della Russia che le giudica una provocazione.

Anaconda 2016stato maggiore russo


Di Andrea Atzori


Sono in corso di svolgimento nelle Repubbliche Baltiche, le esercitazioni militari di un esercito straniero, più imponenti e mastodontiche mai svolte a ridosso della frontiera russa, si parla di circa una cinquantina di KM, dalla fine della seconda guerra mondiale; quando l’esercito del Terzo Reich, varcò e violò, effettivamente, il suolo sovrano della Russia e non certo per esercitarsi accademicamente! Tutti sappiamo come si concluse questa avventura per i tedeschi. Ma è proprio in occasione della ricorrenza di questo macabro evento, cioè l'operazione Barbarossa con cui Hitler diede inizio all'invasione della Russia, che truppe tedesche si ritrovano ancora una volta a calcare le suole dei loro stivali su questo terreno! Esse tornano di nuovo dinnanzi ai confini russi, per la prima volta da quando ne vennero respinti dalla resistenza indomita dell'Armata Rossa.
Quasi un fatto simbolico, emblematico, che reparti di quell'esercito, vengano schierati, nuovamente, per una seconda volta, proprio mentre ricorre, storicamente, la memoria di quel tragico evento. Dal 10 giugno le forze alleate della Nato di cui fanno parte 24 paesi, con l'impiego di decine di migliaia di militari in prevalenza USA, si parla di 34.000 uomini, e di mezzi, 3000 carri armati e centinaia di aerei ed elicotteri, oltre ad una flotta di 12 navi da guerra impegnata nel Mar Baltico, mettono in scena l'horror Hollywoodiano: la simulazione di una guerra totale e senza esclusione di colpi, contro la Russia di Vladimir Putin. L’hanno chiamata Anaconda 2016 e sarebbe l’esercitazione più imponente della storia della Nato dai tempi della guerra fredda, preceduta ed uguagliata solo dall’impressionante Trident Junture, svoltasi nel 2015 nel Mediterraneo dalla base Nato di Lago Patria in comune di Giugliano in Campania.
Per nascondere i loro veri piani, ai russi ed all'opinione pubblica mondiale, si fa intendere, tramite la propaganda dei mass media occidentali al servizio dei regimi, che tutto questo frastuono assordante verrebbe inscenato per spaventare la Russia e con ciò tranquillizzare gli Stati Baltici e la Polonia che non desistono dal chiedere e pretendere garanzie, come membri Nato, in base all'art. 5 del trattato di alleanza del nord Atlantico, di essere protetti in caso di attacco, a parer loro assai probabile ed imminente, da parte dell'esercito russo. Tutto ciò, alla vigilia del vertice Nato di Varsavia che si terrà il 10 Luglio, con in calendario, la decisione di stanziare nei paesi baltici, una base militare con quattro battaglioni, composti si dice, da almeno 4000 uomini e una grande quantità di mezzi bellici che continuano già ad affluire sia dagli Stati Uniti che da ogni membro Nato dell'Unione europea. Altre basi sono in costruzione nel fronte sud dello schieramento Nato, in Romania dove, come progettato dagli Usa, verrà dispiegato un blocco militare lungo le sponde del Mar Nero. La creazione, da Nord a Sud delle frontiere russe,  di un c.d. Cordone Sanitario con cui isolare la Russia e blindare l'occidente. Un termine questo, tratto dalla storia europea successiva alla rivoluzione bolscevica e che assicurò all'Europa la straziante esperienza storica, dei due conflitti mondiali. Una forza di reazione rapida che dovrebbe comprendere in tutto un esercito di quasi 40.000 uomini. La Russia comincia a sentire il fiato sul collo e preannuncia risposte adeguate alla minaccia di cui viene resa oggetto. Per ironia della sorte, sarà proprio la presenza di queste fortificazioni nei territori confinanti con la Nazione russa, a rendere assai più probabile, minacciosa e pericolosa la reazione dell'esercito russo. Se prima non si aveva alcuna percezione reale di questo rischio, adesso, al contrario, la situazione andrà sempre più arroventandosi, fino a diventare incandescente. Insomma, questi della minaccia russa, sono espedienti, appositamente,  studiati, per illudere la massa di ignoranti che ancora regna sovrana nel panorama delle comunità nazionali dell'Europa che si autostima tanto evoluta e civilizzata. Chi, infatti, se non una persona senza alcuna cultura storica, crederebbe a tali sciocchezze?
Infatti, la Russia, fin dagli anni ottanta, si è disfatta del suo impero slavo, legittimamente, conquistato con la forza delle armi, durante la seconda guerra mondiale. Ha acconsentito alla riunificazione delle due Germanie, ben sapendo che sarebbe giunto questo momento fatidico, in cui il suo vecchio avversario e nemico, tornato forte e potente, si sarebbe ripresentato alle sue frontiere, per chiedere e pretendere la rivincita alla guerra, precedentemente, persa. Dalla fine della c.d. guerra fredda, il cui prezzo è stato quello di una ignominiosa ritirata, la Russia non è più uscita dal suo territorio sovrano. Almeno fino a quando, la rivoluzione del Maidan a Kiev, non ha catapultato la potenza militare USA, direttamente, sotto le mura della roccaforte moscovita. Ovviamente, a queste condizioni, non potevano non saltare tutti gli impegni presi in sede di negoziati stipulati tra le diplomazie dei due blocchi contrapposti, per il disgelo tra le due superpotenze.
La verità è che da quel momento, l’America è entrata in delirio di onnipotenza. Ha creduto, presuntuosamente, di essere divenuta, all’improvviso, in grado di espandere il suo impero in ogni angolo del pianeta e di non conoscere alcuna specie di rivale in grado di contrastarla. Già pervasa dalla convinzione di avere trovato il sistema per neutralizzare la forza devastante dell’arsenale atomico di cui la Russia è sempre stata in possesso, fin dagli anni cinquanta. Ma queste considerazioni, sono di un’ingenuità che lascia disarmati e perplessi. Infatti, prima della caduta del muro di Berlino, questo c.d. scudo atomico ancora non esisteva. Una guerra tra superpotenze, pertanto, era scontato non potesse accadere. Perché avrebbe avuto un esito già scritto in partenza. Cioè l’annientamento di entrambi i contendenti. Non ci sarebbero stati nè vincitori nè vinti.
Allora, come prendere sul serio la teoria per cui gli Stati Uniti avrebbero vinto la guerra fredda in virtù della loro superiorità bellica nei confronti della Russia, testimoniata dal fatto ultra-scontato che questa ha ceduto il suo impero nelle mani degli americani? Per amore di verità, la Russia non ha mai donato niente alle potenze occidentali. Ha solo deciso, liberamente, di riconoscere il potere di autodeterminazione ai popoli slavi. Chi avesse conosciuto la storia dell’ultimo conflitto mondiale studiandola sui libri, senza averla vissuta, si sarà reso conto di non averla capito a fondo fino a quando, ai giorni nostri, ha avuto la possibilità di riviverne gli effetti con il ripetersi degli stessi eventi. Questa è anche la prova, evidentissima, che leggendo i libri o assistendo alle lezioni di un docente, non si acquisisce una perfetta consapevolezza del mondo passato, quale ci viene tramandato da chi racconta la storia, con la parola o lo scritto.
A rivivere il ripetersi della stessa storia oggi, tramite quello srotolare all’indietro di una pellicola già incisa, anche chi non era ancora nato prima dell’ultimo conflitto mondiale, si rende conto di come siano, realmente, accaduti quegli eventi e di come quella realtà sia non tanto diversa, ma di sicuro più complessa di come potevamo solo sognarcela. La guerra lampo di Hitler nel mondo slavo, non fu vera guerra. In tre giorni il dittatore tedesco si impossessò di tutta l’Europa orientale. Oggi si capisce meglio il motivo di questa impresa tanto incredibile. In effetti, non ci fu alcuna guerra. L’odio odierno, manifestato da queste popolazioni, contro la Russia ed il loro totale trasporto sentimentale nei confronti dell’occidente, ci spiega la semplicità e la facilità dell’occupazione da parte di Hitler, di questo immenso territorio, che neppure in viaggio di piacere si potrebbe attraversare in così poco tempo! Ecco il ripetersi degli eventi, studiato alla luce degli avvenimenti di cui siamo testimoni, contemporanei allo svolgersi delle vicende.
L’Europa continentale si è rivelata compatta contro lo Stato e la Nazione russa. A combattere la guerra contro Stalin, nome che pronunciarlo oggi desta più terrore che non quello del dittatore tedesco, anche questo è assai significativo, non furono solo gli alleati uniti e vincolati dal c.d. ”Asse di Berlino” , cioè Italia e Germania, ma tutta l’Europa occidentale e orientale. Infatti, anche l’invasione dei Paesi Bassi e della Francia si rivelò di una facilità estrema per la Germania. Documenti di recente conoscenza, ci confermano che pure i regnanti inglesi, compresa l’odierna regina Elisabetta, subirono il grande fascino del nazismo. Almeno all’inizio di questa terribile storia. Per questi motivi l’avanzata del Terzo Reich in Europa fu un' amena passeggiata,  ebbe la strada spianata fino alla frontiera della sua vittima predestinata, la Russia di Stalin.
Oggi, le “esercitazioni Nato“, nome in codice “Anaconda 2016”, sono un dejà vu. Come lo è stata la rivoluzione del Maidan. L’accusa rivolta alla Russia di avere infranto la legge internazionale con l’occupazione morbida della Crimea, è solo la dimostrazione evidentissima, dell’importanza tattica che questa penisola riveste dal punto di vista strettamente militare. A parte le considerazioni sull’autodeterminazione dei popoli, interpretata solo a senso unico, per cui i referendum hanno valore diverso a seconda se questi abbiano esito favorevole o meno ai disegni americani, resta la constatazione deludente, di quanto sia ipocrita e maligna la propaganda di guerra filo-occidentale. Sulla Crimea si giocherebbero mai i destini del mondo, dal momento in cui gli USA hanno avuto dagli altri membri del Consiglio di Sicurezza ONU, il potere di fare tutti i loro porci comodi in ogni angolo del pianeta, senza che neppure una flebile protesta venisse sollevata a questo proposito? La Crimea è importante, certo, ma solo per motivi militari, assolutamente, lampanti ed ovvi.
Quali intenzioni sottendano tali irremovibili determinazioni, anche a costo di un conflitto atomico dall’esito scontato, è ben facile intuirlo. Allora sono anche assai comprensibili le proteste dei leader russi in occasione dello sfoggio di tanta potenza di fuoco da parte degli alleati, proprio sotto le mura della loro fortezza. In verità, costoro non stanno giocando alla guerra, ma la stanno facendo veramente!


La questione del sistema Aegis alla frontiera russa e l’equilibrio strategico tra le superpotenze atomiche. La guerra fredda e la rincorsa al riarmo.



Di Andrea Atzori

Altra questione ancora aperta sul tavolo del conflitto, per ora solo diplomatico, che oppone Russia ed USA, è quella dell’installazione del sistema Aegis Ashore in una località della Romania, chiamata Deveselu, mentre un’altra è già in costruzione in Polonia. Sono questi, i famosi missili antimissile, diretti a parare un eventuale attacco atomico da parte della Russia, il c.d. ombrello o scudo atomico. A parte la scontata considerazione per cui il dispiegamento di queste installazioni sulle immediate vicinanze del territorio russo, comporta, necessariamente, una rottura dell’equilibrio strategico tra le superpotenze, su cui è basato il principio della deterrenza nucleare, cioè quella sana paura che dovrebbe indurre ciascun avversario a temere e rispettare l’altro, ben sapendo che non esistono change ad un vicendevole annientamento; vi è quella ancor più grave che consiste nel fatto scontato che i missili ivi installati, possono essere armati anche con testate atomiche e funzionare, pertanto, a fini non solo strategici ma anche tattici.
Data la vicinanza ai confini della Russia, si può solo immaginare quale sia il grado di minaccia da essi rappresentato e costituito. La Russia la considera una provocazione tale per cui esige un’immediata e proporzionale risposta. La prima di queste risposte non si è fatta attendere. Il rifiuto al rinnovo del trattato Start, c.d. New Start, che aspirava, nelle speranze statunitensi, alla riduzione ancora più forte delle testate atomiche ancora giacenti negli arsenali mondiali. Anche se Obama si è precipitato in Giappone, prima visita di un presidente USA dallo scoppio delle due bombe atomiche sulle due città giapponesi, Hiroshima e Nagasaki, proprio in occasione di quella ricorrenza, non per chiedere scusa, ma per perorare la causa di un’eliminazione totale degli arsenali nucleari mondiali, ben cosciente però, del fatto che il suo ombrello atomico, dislocato in ogni angolo del pianeta, gli conferisce un vantaggio decisivo in fatto di sicurezza, nei confronti degli avversari, che tale garanzia non hanno. La corsa al riarmo, in pieno clima da guerra fredda, non si è fatta attendere. Il temporeggiare di Putin, potrebbe trovare una spiegazione proprio in questa esigenza di prepararsi alla guerra ormai imminente, attraverso la spinta impressa ad una folle corsa al riarmo. Come assistiamo anche da parte di tutte le altre nazioni del mondo.
La sopportazione e la pazienza quasi biblica, degna di un Tobia, della Russia a questo riguardo può essere interpretata solo in due modi. Primo, Putin prende tempo, temporeggia, in quanto potrebbe avere in cantiere qualche arma segreta che potrebbe pareggiare il conto con gli americani, in quanto a rischio catastrofe nucleare. Sappiamo già dei nuovi missili ormai testati positivamente, che viaggiano con rotta di navigazione imprevedibile, ad alta o bassa quota, ad una velocità che può raggiungere i Mach 10, cioè dieci volte superiore il muro del suono; in quanto seguirebbero le scie delle correnti atmosferiche, per cui sarebbero non intercettabili, quindi fuori dalla sfera d‘azione del sistema Aegis. Sappiamo anche delle prove di aggancio dei satelliti americani, eseguite nello spazio, da parte dei più moderni missili russi e cinesi. In caso di conflitto atomico, i satelliti spaziali americani verrebbero messi subito fuori uso, spazzati via, accecando tutta la strumentazione elettronica occidentale, compreso lo scudo atomico.
La prossima guerra sarà stellare, cioè spaziale. Alla faccia di chi insiste nel sostenere che la prossima guerra sarà ancora una volta solo europea, senza interessare il territorio americano, in quanto sarebbe troppo lontano per essere colpito! Di questo si dimostra sicura l’80% dell’opinione pubblica americana. Segno inconfondibile del fatto che l’essere umano, ad onta di ciò che viene propagandato dalla teoria del creazionismo, è ben lungi dall’essere anche minimamente, razionale. Sappiamo dei missili, siluri sottomarini con testate atomiche, in grado di far saltare in aria tutti i territori costieri americani, oltre a diffondere la radioattività anche nell’entroterra. Inoltre sono quasi pronti per essere operativi i nuovi missili antiaereo ed antimissile S 500, capaci di blindare il territorio russo contro l’attacco nucleare Nato. Insomma, anche la Russia a breve, avrà il suo scudo atomico, pronto, operativo ed in piena efficienza. Anche se non lo propaganda, per cui rimane un mistero per la quasi totalità dell’opinione pubblica mondiale.
E’ in procinto di essere consegnato all’esercito anche il nuovo caccia Pack Fa, di quinta generazione, dalle prestazioni fantascientifiche. Può vedere il volto di un uomo, identificandolo, a 500 KM di distanza e colpirlo, esattamente, in faccia con il suo missile, anche se questi, nel frattempo si fosse spostato, perché lo segue dovunque vada. Il tipo di sanzione che la Russia ha escogitato in risposta a quelle occidentali! I politici euro-americani, sono avvisati! Sono anche in cantiere i nuovissimi sottomarini a propulsione nucleare della classe Borei, in grado di essere armato con i nuovi missili intercontinentali Bulava, la cui velocità di immissione nello spazio, dove diviene non intercettabile, è stata aumentata in seguito alla riduzione del tempo intercorrente tra la propulsione innescata al momento del lancio e la piena assunzione della velocità di crociera. Dopo tale momento il missile non può essere raggiunto da alcuna forza oggi esistente sul pianeta. Infatti, il momento del lancio è quello critico in cui il missile può perdere la partita con quello antimissile americano. Il suo destino si decide in questa frazione di secondo. Con il missile Bulava, tale problema pare essere stato risolto. Per cui sarebbe da considerare irraggiungibile da altri missili lanciati contro di esso.
Da considerare inoltre il fatto che, mentre il Bulava vola in linea retta verticale, il missile antimissile americano, per raggiungerlo ed eliminarlo, dovrebbe percorrere più spazio, impiegando quindi, più tempo. La sua traiettoria assumerebbe, infatti, una linea retta obliqua, quindi più lunga di quella tracciata dal missile russo. A questo punto, il segreto di tutta la questione consisterebbe nello stabilire se il missile americano sia tanto più veloce di quello russo, da poterlo raggiungere, intercettare ed eliminare, nonostante debba percorrere uno spazio superiore, per arrivare al suo eventuale punto d’impatto. Più spazio deve percorrere, per raggiungere il missile russo, di più velocità, nei confronti di esso ha bisogno, per poterlo intercettare. Però tutti sappiamo che questa della superiore velocità è solo una pia illusione americana. Infatti, i motori russi sono tanto più potenti di quelli americani, che costoro sono costretti, nonostante le sanzioni, a comprarli ancora dalla Russia.
Ora, il problema è stabilire se Putin sarebbe disposto a continuare a vendere tali motori agli americani, anche in caso di conflitto militare tra le due superpotenze. Perché questa sarebbe la prova che costui sta tradendo la sua Nazione. In ogni caso, teniamo anche conto del fatto che un missile russo è sempre armato a testate multiple. Lo chiamano ICBM oppure anche  MIRV, in quanto ognuna di queste testate atomiche, può raggiungere un obiettivo diverso in modo autonomo. Ciò che gli strateghi russi rinfacciano agli americani è proprio questo; come possono essere intercettate quindici, venti testate atomiche indipendenti, dirette su obiettivi anche opposti tra loro? Proprio ciò che Putin non cessava di ripetere a Bush junior. Lo scudo atomico non può nulla contro i missili a testata multipla, in particolare dopo che questi siano usciti dall’atmosfera. Ed è anche la stessa critica che questo sistema Aegis, costato migliaia di miliardi di dollari ai contribuenti statunitensi, subisce da parte degli stessi ricercatori americani; i quali sostengono che queste spese folli per conseguire l’intento di proteggere il territorio USA dalla rappresaglia russa, in caso di primo attacco atomico posto in essere dagli Stati Uniti, non sarebbe altro che uno sperpero di risorse finanziarie pubbliche, a tutto ed esclusivo vantaggio delle industrie di armi e a discapito dei contribuenti! In quanto questo sistema sarebbe inefficace per lo scopo per cui è stato costruito. Le spese dei finanziamenti del governo statunitense, destinati alla difesa, hanno raggiunto, ormai, cifre da capogiro.
La verità è che per raggiungere un minimo di efficacia, lo scudo deve avvicinarsi troppo al punto in cui il missile russo verrebbe lanciato. Questo è il motivo per cui le installazioni di questi aggeggi, pardon, Aegis, devono per forza di cose essere avvicinate il più possibile alla frontiera russa. Da quel momento, il fragile equilibrio strategico tra le due superpotenze, verrebbe infranto. Ed infatti, di questo si lamentano i leader russi. Da oggi, cioè da quando il sistema antimissile è operativo in Romania, essendo già stato inaugurato in pompa magna dagli americani, il mondo è più insicuro. Essendo stato superato a favore di uno dei due contendenti, quel livello di parità tra di loro, in fatto di deterrenza nucleare. La Russia, infatti, si sente, a partire da quel momento, meno sicura. E, presumibilmente, non starà a guardare dalla finestra, come ad ammirare un meraviglioso tramonto!
E’ vero che sono già state prese delle contromisure. Ad esempio, pur essendo già tutte le postazioni missilistiche russe trasportabili e spostabili tramite mobilità su gomme, è notizia recente che sarebbe stata riattivata una vecchia strategia sovietica, di usare i vagoni ferroviari per spostare in continuazione i siti degli arsenali nucleari lungo tutto l’immenso territorio della Russia; in modo che non possano essere individuati né i vagoni su cui le attrezzature vengono caricate e neppure i siti di destinazione. Dovrebbero distruggere tutta la viabilità ferroviaria del colosso russo, che è vastissima. In questo modo, la sicurezza della nazione ne verrebbe, ancora una volta, salvaguardata.
La seconda interpretazione a cui si presterebbe la strategia temporeggiatrice di Putin in occasione della sempre più alacre attività di accerchiamento posta in atto dalla Nato contro la Russia, sarebbe quella per cui questo “Laissez-faire“, sarebbe un sintomo di quello che i consulenti psichiatri americani incaricati dalla Casa Bianca di stilare un profilo psicologico del presidente russo, hanno definito carattere insicuro, instabile ed indeciso; il peggio che ci si possa augurare da una personalità su cui ricadono responsabilità tanto pesanti. Una situazione del genere non lascerebbe adito a dubbi sul destino che attende la Russia.
Probabilmente, nel futuro di questa nazione sarebbe da preventivare il primo attacco atomico da parte della Nato che in quanto ad uso di armi da sterminio di massa, ha dimostrato di avere un grosso fegato! Al quale non seguirebbe alcuna rappresaglia. Uno scenario da follia pura! La realtà però è un poco più complessa. In effetti, il presidente russo, come esponente della sua comunità nazionale, ne riflette anche tutte le caratteristiche e peculiarità, nel bene e nel male. Ciò su cui giocano gli statunitensi sono vari fattori che se sommati danno un alto esito di riuscita.
L’enorme ambizione del personaggio in questione, che da troppo tempo sogna, vanamente, di raggiungere il suo obiettivo personale di fregiarsi del premio Nobel per la pace, come fu per Michail Gorbaciov; premiato per avere dissolto nel nulla l’impero sovietico ed avere consegnato l’Europa slava alla Nato. Molto probabilmente, ci potrebbero essere intese in tal senso, facilitate dall’amicizia personale che lega Putin a papa Francesco.
Tale riconoscimento verrebbe condizionato come fu per Gorbaciov, alla consegna su piatto d’oro, dopo l’Oriente slavo, anche della Russia alla Nato. Per cui tutta l’Eurasia si ritroverebbe, dall’oggi al domani, sottomessa all’occidente, senza bisogno di sparare neppure un colpo. O meglio, un colpo sì ma da maestro! Il tracollo della Cina ne discenderebbe di conseguenza, come una scoperta scientifica, da un postulato matematico! Putin venderebbe la sua patria per soddisfare il suo orgoglio personale. Un premio Nobel vale più dei trenta denari di evangelica memoria! Siccome si tratterebbe di una tecnica già sperimentata vittoriosamente, e, pertanto, positivamente testata, non sarebbe un crimine prestare un poco di attenzione al riguardo, seppure con le dovute cautele del caso.
A pensar male, dice il vecchio proverbio, si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca! Inoltre si vedrebbe spianare le porte del paradiso, dall’autorità di Santa romana chiesa. Il massimo di garanzia per un carattere insicuro! Da Demonio si trasformerebbe in Angelo! La Russia non sarebbe più additata come il regno di Sauron. Non più demonizzata come ribelle al giogo divino, ma schiavizzata sotto l‘egida del potere imperiale statunitense! Crollata dal rango di superpotenza mondiale a quella di squallida provincia di un immenso impero globale. Le ricchezze sterminate garantite ai traditori, non sarebbero di sicuro un motivo ostativo, anzi, particolarmente allettante!
Insomma, la guerra tra superpotenze non ci sarà, neppure nel caso, ormai già conclamato, di perdita della parità strategica tra di esse. Se questo, come parrebbe, ma non inevitabilmente, dovesse accadere, l’inchino del Cremlino, tra i più temuti poteri al mondo, alla città del Vaticano, il più piccolo Stato planetario, sarebbe una caricatura degna di un grande barzellettiere e fumettista come Vauro!


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28 maggio 2016

Il mediterraneo non più culla, ma tomba dell'umanità. Le stragi dei migranti sono crimini di guerra!


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di Andrea Atzori

Non passa giorno che i giornali e le TV non ci diano notizie terribili sul naufragio delle carrette del mare con cui i migranti (profughi di guerra) vengono trasportati sulla costa italiana. Sono centinaia ed anche migliaia i morti che il mare Mediterraneo inghiotte, quotidianamente. Certo, molte specie di squali di questi abissi marini staranno festeggiando e banchettando con questi cadaveri. Ma anche sulla terraferma, non mancano gli squali umani che brindano su queste tragedie.

Non so di preciso, ma dubito che nei campi di concentramento nazisti, durante l'ultima guerra mondiale, sterminassero tanti esseri umani. Eppure queste morti di musulmani avvengono in nome dei c.d. diritti umani propagandati dalle organizzazioni mondiali come l'ONU, costituita dopo la fine del secondo conflitto mondiale, con lo scopo precipuo di evitare che esperienze come quelle vissute allora si ripetessero. Se i diritti umani venissero valutati in base al colore della pelle o alla religione di appartenenza, che genere di diritti sarebbero? La prova che l'occidente ha perso un'altra volta l'orientamento della sua bussola!

Questo sterminio di massa non ha niente a che vedere con i principi delle libertà democratiche, anche in quanto la presunta tirannia contro la quale hanno voluto marciare militarmente i paesi Nato, non si era resa responsabile di alcun crimine contro l'umanità. Certo più illuminata, liberale e tollerante di quella che contro la Siria è scesa in guerra, proprio a fianco della Nato, cioè l'Arabia Saudita, dove i dissidenti politici vengono messi a morte e quotidianamente, vengono eseguite decine di condanne alla pena capitale per motivi politici; ma compresa la Turchia di Erdogan, che in quanto a libertà e democrazia sta fornendo un esempio ben poco condivisibile e compatibile con il concetto, diffuso nel mondo, di democrazia occidentale.

La guerra combattuta in Siria, anche se adesso vige una ben fragile tregua, non è una qualunque guerra, come quelle finora conosciute e vissute dall'umanità. Essa somiglia più ad un'apocalisse nucleare che ad una guerra convenzionale. Di sicuro, l'arma nucleare in questo conflitto è già stata usata, ma i mass media occidentali hanno spento i loro dispositivi fotografici su di essa.

In occidente tendono a minimizzare, ma solo in quanto i popoli come ogni essere umano, non si preoccupano di fatti o eventi che non li riguardano, direttamente. Almeno fino a quando non ne vengano coinvolti, personalmente. Oggi l'attenzione è forse un poco più forte, ma solo in quanto, proprio l'emergenza migranti ha cominciato a sollevare l'allarme. Gli europei hanno paura di venire disturbati dalla presenza sempre più massiccia di queste masse di popoli stranieri in fuga dalla guerra. Stanno cominciando a capire che qualcosa di brutto sta accadendo anche ai confini dell'Europa e ciò li preoccupa.

Per questo la Merkel ha stretto un patto con Erdogan, il presidente turco, che somiglia tanto a quello con il diavolo. Infatti costui sta sempre più alzando la posta in gioco e finirà con il mettere in seria difficoltà i governanti europei. Mai è stato tanto chiaro di trovarsi di fronte ad un caso lampante di pulizia etnica, senza che nessuno se ne sia neppure accorto. La verità è che tutti si sono bendati gli occhi, facendo finta di non vedere.

L'Europa e gli USA hanno deciso di porre freno all'aumento della popolazione mondiale, colpendo con guerre devastanti, i territori del medio oriente e del nord Africa. Un disegno camuffato come "Primavere arabe" cioè esportazione e trapianto delle democrazie occidentali in popoli di ben altra cultura. Milioni di diseredati, fuggiaschi dalle guerre catastrofiche innescate dalla propaganda politica occidentale e dai finanziamenti e forniture di armi ai movimenti guerriglieri sauditi attirati dai ricchi giacimenti di petrolio, si sono riversati alle frontiere Turche, nonchè tentato il sempre più pericoloso viaggio per mare attraverso il Mediterraneo.

Oggi, che le frontiere turche sono state chiuse per accordo tra Erdogan e Merkel, queste maree umane vengono spinte a riversarsi verso il mare, da cui tentano la traversata. La catastrofe è, pertanto, inevitabile. Il Mediterraneo sta diventando la tomba di intere nazioni un tempo floride, le cui radici affondano nella notte dei tempi. Damasco ad esempio, è la più antica città del mondo! Per non parlare di Palmira, il sito archeologico patrimonio dell'umanità, devastato a più riprese dai guerriglieri sauditi e filo turchi, che oggi minacciano persino le piramidi d'Egitto! Ci vuole fegato a concepire una mostruosità del genere. Non so se una contabilità dei morti a qualcuno sia venuto in mente di tenerla. Ma alla fine verrà fuori tutta la verità e le cifre saranno implacabili!

Il Mediterraneo è stato uno strumento assai cinico di attuare un piano di pulizia etnica, il più terribile e spaventoso che la storia umana abbia mai concepito e registrato. I morti in mare non lasciano tracce e rende il dolore dei popoli più sopportabile. Solo così, questi orrendi genocidi, non sono violazioni dei diritti umani e non sono crimini contro l'umanità. Ma il bello deve ancora arrivare. Infatti anche l'Asia, il continente più popoloso, subirà la stessa sorte.

La guerra contro Corea del nord e Cina si approssima. Con essa taglierà i nastri di partenza anche lo scontro atomico tra India e Cina, già messe una contro l'altra dagli USA. I due paesi si autodistruggeranno a vicenda. Ci saranno milioni di morti e i sopravvissuti tenteranno di salvarsi attraversando le frontiere di altri paesi da cui verranno respinti e, probabilmente, schiacciati e sterminati.

La considerazione che il potenziale atomico cinese e coreano è ancora non molto consistente e contro il quale lo scudo atomico USA mantiene un alto coefficiente di efficienza, indurrà gli ideatori di questo piano diabolico, ad accelerare sulla sua immediata esecuzione.

L'aumento della popolazione mondiale associata ad una crisi economica endemica dei paesi occidentali e del loro sistema capitalista ed alla sempre più evidente constatazione che le risorse energetiche mondiali stanno scarseggiando ad un ritmo vertiginoso, sono stati le molle che hanno indotto i capi di governo di Europa e USA a escogitare questo piano, assolutamente, orripilante.

Con la Russia, l'unico Stato da cui potrebbero subire dei danni gravi in caso di conflitto, useranno il solito sistema del bastone e della carota. Finchè non immediatamente coinvolti, considerata anche la minima propensione dei governi asiatici a coalizzarsi tra loro, rimanendo esposti al metodo sperimentato del "Divide et Impera", i russi non interverranno. Oppure lo faranno ma solo a scopo dissuasivo. Conoscendo bene la riluttanza dei russi a coinvolgersi a fondo nei conflitti all'estero, verranno, come al solito, snobbati.






26 maggio 2016

Gli ex comunisti, come gli indiani, in occasione della battaglia per il referendum sulle riforme costituzionali, riesumano i vecchi spiriti della resistenza.

 


cattocomunismoGramsciI democristiani

 

Di Andrea Atzori

Lo scontro tra i due big del governo nazionale, Renzi e Boschi, contro Bersani e le vecchie memorie del comunismo rinnegato, è ormai, tristemente, all'ordine del giorno. Vogliono far credere di non essere tutti occupanti della stessa barca. Ma io ci starei attento. Hanno tutti le mani in pasta. Bersani ad esempio, pur criticando voterà a favore delle riforme. Perchè, se non fosse convinto, voterebbe sì?
Berlinguer, per quale motivo ha aderito al compromesso storico? Non ha forse sistemato tutta la sua degna prole dentro al sistema c.d. democratico? Cosa differisce in questo da Napolitano? Perchè oggi dovrebbero sconfessare questo sistema da loro stessi concepito e costruito? Sappiamo tutti che si sono arricchiti smisuratamente, che per conseguire il loro intento non hanno avuto alcuna remora a introdurre la corruzione più sfrenata dentro le maglie del potere, spalancando le porte, addirittura, alla malavita organizzata, sedendosi a fianco di mafiosi o camorristi.
La corruzione è la madre di tutte le dittature. Lo dicevano già Platone e Aristole, nonchè Socrate. Da rossi che erano, sono diventati bianchi, poi neri. Diventerebbero pure arancioni, verdi o gialli. Come i Camaleonti cambiano colore a seconda dell'oggetto che toccano. In questo caso, l'oggetto sono i soldi ed il loro profumo. Ricordo Napolitano, la battaglia contro Berlusconi, salvo poi allearsi alla stessa forza politica dopo essere salito al potere il PD, con la scusa di avversare l'ascesa dei 5 stelle, tutti figli di ex missini, d'altra parte. Niente di nuovo. Oggi il PD governa con Alfano e Verdini, dietro placito di Berlusconi.
La battaglia politica contro Grillo, le defezioni dei 5 stelle nello schieramento di maggioranza e le onoranze funebri, degne di un capo di Stato, riservate a Casaleggio. L'astio apparente dei clericali contro Pannella, quando era in vita, per le sue lotte a favore del cambiamento dei costumi, (divorzio, aborto, liberalizzazione delle droghe, riforma delle carceri); la Nazione si è fermata, tutti i poteri istituzionali, hanno esaltato e osannato i suoi grandi meriti alla notizia della sua morte. Sono tutti membri della stessa organizzazione. Apparentemente si combattono, poi dietro le quinte amoreggiano. Alla faccia del popolo insipiente ed ignorante.
Le riforme passeranno. Infatti non esiste alcuna opposizione seria al fronte del sì. Certo, si risveglia l'ANPI. Ma detto con sincerità, chi è l'ANPI? Non sono forse gli stessi partigiani democristiani e comunisti che hanno contribuito alla vittoria dell'esercito anglosassone? Dovendo criminalizzare le forze politiche al potere, sul banco degli imputati chi ci dovrebbe stare? La verità è che dopo le convergenze tra sinistra e destra, iniziata con il compromesso storico, la pastetta è già stata confezionata e bella che servita! E nulla e niente cambierà. Si tratta del solito gioco delle parti.
Troppo orribile è il risultato di quest'ordine, modello politico, economico e sociale istituito, che fa schifo a loro stessi. Hanno truccato tutti i concorsi pubblici pur di piazzare i loro favoriti ed acquisire sempre più potere dentro alle istituzioni. Infischiandosi del principio costituzionale introdotto dall'art 3 della costituzione, quello di uguaglianza di tutti i cittadini dinnanzi alla legge. Il catto-comunismo questo implicava. La raccomandazione elevata a principio istituzionale. Il diritto di tramandarsi il potere. Il ritorno al sistema del " Lo Stato sono io". Il motto di Luigi XIV, il re Sole. E' tutto dire! In cosa differirebbero con ciò dai più strenui fascisti?
Questo "premier" Renzi, propagandato dalle sinistre come il loro esponente di spicco, in condizioni, per le sue capacità, di rottamare la classe politica e riformare dalle fondamenta lo Stato, per realizzare un percorso di evoluzione democratica, ora, in occasione del referendum indetto per saggiare il grado di condivisone del popolo sulle riforme introdotte, viene contestato? Alla fine del lungo percorso amoroso a braccetto del clericofascismo, si sono accorti di avere davanti lo stesso identico mostro che avevano combattuto. Cioè il nazionalpopulismo di estrema destra. Ma ormai è troppo tardi. L'incubo si avvera ed in esso si specchia l'intero popolo.
Quando però ci si deve assumere le responsabilità non c'è chi le ammetta. Non fanno altro che rosicarsi dalle contrizioni. E nell'ora del pianto, grideranno al tradimento. Come il coccodrillo piangeranno per avere divorato il loro stesso figlio. Immemori della verità. Certe colpe si pagano, sempre

Nota bene

Prima di tangentopoli, parlare di riforme istituzionali era, dall'apparato politico al potere, considerato un tabù. Solo dopo lo scoppio della bolla corruttiva, in costanza di una crisi economica esasperante, il cui rapporto di causa ed effetto con la corruzione politica ed amministrativa imperversante, era assai difficilmente contestabile, si scoprì la classe dirigente italiana essere pervasa da un'alacre vena riformistica. La riforma come rimedio per tutti i mali di cui soffriva la repubblica. Possibile che nessuno si sia mai reso conto dell'esistenza di una tale stranissima coincidenza? Imputare a pretesi fattori di malfunzionamento del sistema giuridico ed amministrativo, quella gravissima crisi economica, politica e sociale da cui era afflitto il paese. Non quindi la corruzione della classe dirigente, ma quell'assetto istituzionale che fino ad allora era considerato intoccabile, fino a paragonare le riforme invocate dalle correnti di pensiero innovatrici, ad un colpo di Stato, era la causa del malessere economico e sociale di cui paese soffriva. Dopo tangentopoli, proprio i più feroci contestatori dell'appeal riformistico, si riscoprirono, di punto in bianco, i più motivati sostenitori di questo processo riformatore. Finirono gli attacchi ai politici corrotti,  individuati come responsabili della situazione di sfascio economico in cui languivano società ed istituzioni, e l'attenzione dell'opinione pubblica si spostò dai fatti sempre più gravi della corruzione politica, all'eterno conversare su riforme liberiste e costituzionali, dentro ai Talk Show politici organizzati da mamma RAI; nel bel mezzo di cui, si insinuò a gamba tesa, l'intera squadra armata delle manovre internazionali dei centri di potere finanziari europei e mondiali, in particolare statunitensi, che come lupi fiutarono l'aria propizia per intervenire nelle questioni interne di uno Stato sovrano, limitandone, gravemente, l'esplicazione integrale delle funzioni istituzionali e dei processi costituzionali. L'agenda delle riforme è stata, passo passo, decisa e imposta da capi di Stato stranieri, come la Merkel od Obama. I vertici stessi dell'UE, che non può essere considerata uno Stato federale ma una confederazione di Stati, una differenza fondamentale, per stabilire il lecito e l'illecito di queste intromissioni che toccano il cuore delle prerogative della sovranità nazionale, hanno sempre tratto uno stimolo a interferire ed intromettersi nelle decisioni di carattere riformatore del nostro governo, sul presupposto del disastro economico in cui sprofonda l'Italia, provocato direttamente dalla corruzione senza argini con cui il potere è sempre stato gestito a fini di interesse e di lucro personale di tutti gli attori anche mediocri, che calcano la scena tragica in cui questo dramma viene recitato. Insomma, prima è stato costruito il presupposto, con la corruzione ed il disastro economico e poi si è proceduto a limitare le funzioni sovrane, tramite riforme istituzionali mirate a questo scopo. La classe politica di maggioranza, ormai quasi senza una vera opposizione credibile, ha potuto acchiappare due piccioni con una sola fava. Con la corruzione non solo si è arricchita, ma ha anche reso incontrollabile e assoluto il suo potere, fino a scivolare dentro ai parametri dell'autoritarismo ormai conclamato. Pertanto, non solo il debito pubblico italiano sul presupposto del quale le riforme sono state avviate, ancora tende a crescere non a diminuire; ma, addirittura, il fenomeno corruttivo non ha mai risentito rallentamento o frenate, ma piuttosto accelerazioni. Fino a far esclamare il presidente dell'ANM Piercamillo Davigo, che ben lungi dall'essere stata debellata la peste della corruzione politica, i politici hanno persino smesso di vergognarsene! 




19 maggio 2016

I motivi per cui non credo che la Russia si sia ritirata dalla Siria per la crisi economica.

Putin ritiro dalla siriaRussia USAPutin siria




Di Andrea Atzori


Francamente, ci credo poco a queste ragioni economiche che avrebbero indotto la Russia ad uscire dal teatro di guerra in Siria. Anche perchè, la Russia non ha debito pubblico, come invece, gli americani, il cui debito è un abisso senza fondo e, ciònonostante, continuano ad ingaggiare guerre e militarizzare ogni angolo del pianeta, da decenni, anzi da sempre. Il più grande rischio per la pace nel mondo è proprio il vertiginoso debito pubblico americano.

Pensiamo anche solo alle flotte navali impegnate nel confronto quotidiano con la marina cinese nel mar cinese meridionale, oppure quelle dispiegate nel Mar Nero, in quello Baltico, nel Mediterraneo. Le infinite basi militari nell'Europa occidentale ed orientale, in Medio ed Estremo Oriente, con cui ha circondato le frontiere russe europee ed asiatiche, nell'Oceano Pacifico ecc. I costi di una struttura militare così elefantiaca ed imponente sono esorbitanti.

Sappiamo che un impero più si estende, più diviene vulnerabile. La storia dell'impero romano, al proposito, è esemplificativa. Se le truppe stanno all'estero, non possono anche difendere il territorio nazionale con la stessa efficacia. La Russia non ha basi militari all'estero, non ha guerre in corso, tranne questa recente in Siria. Non ha armato eserciti di alleati per renderli in grado di conseguire gli scopi più suoi che loro. Come hanno sempre fatto gli americani.

Per questi motivi non credo a questa versione dei fatti. Anche perchè le sanzioni economiche americane non hanno alcuna valenza militare. Le vere sanzioni tra superpotenze, sono quelle che infliggerebbe una guerra totale tra di esse. Cioè la distruzione di infrastrutture, di impianti industriali, di intere metropoli. La decimazione della popolazione, in particolare quella femminile ed infantile. Questi sono i veri danni che gli occidentali rischiano di subire in caso di guerra tra superpotenze, anche solo convenzionale.

Altri tipi di sanzioni non hanno alcun valore. Boicottare merci e servizi non serve a nulla. Serve solo a perdere clienti, che troveranno sempre altri posti, altre Nazioni in cui comprare o vendere le merci di loro interesse. A volte pure guadagnandoci, anzichè perdere. Se il prezzo del petrolio o del gas scende, il problema è mondiale, non solo russo. Ma se la Russia è un grande produttore di questi beni, diremmo che sarà anche quello che può sempre sopperire alla perdita di introito dovuta al calo del prezzo, aumentando la produzione, in modo da fare concorrenza al mercato internazionale.

Di queste verità si accorgeranno gli americani e gli europei, quando, a lungo andare, si renderanno conto che la diminuzione costante della concorrenza, dovuta al fatto che non riuscirà a sostenere le perdite troppo forti sui guadagni, creerà sacche di monopolio nel settore, tali per cui, il prezzo, alla fine, volente o nolente, dovrà risalire per forza, in modo assolutamente, incontrollato ed incontrollabile!

Ad esempio, lo shale gas americano, il c.d. gas da argille, ha già accusato una forte perdita concorrenziale sul mercato, a causa proprio del fatto che il prezzo è sceso, la sua produzione è assai limitata, in quanto costa troppo e la sua qualità è infima, per cui si considera che, proprio la sua minima redditività, ne causerà a breve scadenza anche l'abbandono. Il mercato del gas russo e quello americano, non può essere paragonato, data la superiorità incalcolabile di quello russo. Tra non molto questa differenza abissale tra i due si farà sentire.

Senza contare che ancora aspettano di essere sfruttati i giacimenti del polo nord di cui la Russia rivendica la sovranità e sui quali sta già costruendo delle basi militari fantascientifiche a difesa. Chi scommette sul crollo economico della Russia a breve scadenza sta solo illudendo la sua opinione pubblica. La Russia non può crollare come l'URSS. Infatti, la rinuncia allo scontro militare con la Nato, negli anni ottanta, non avvenne per motivi economici. Sappiamo al contrario, che proprio questi , storicamente, portano le nazioni alle guerre. Ma solo per non accettare, rifiutare, una guerra atomica che presupponeva la fine del mondo.

La Russia , pertanto è arretrata fino alle sue frontiere. Ma la concomitante, avanzata territoriale dell'impero USA sui territori dell'Europa orientale ex sovietici, sempre in atto fino ormai a far accampare le sue truppe lungo il confine territoriale russo, non vuol certo dire che il supergigante asiatico sia disposto, oltre a perdere il suo impero slavo, anche ad aprire agli euro-americani, le porte di casa sua! Chi scommettesse su questo, commetterebbe un gravissimo errore. Infatti neppure Putin, potrebbe, pure volendo, rendersi responsabile di un atto, talmente, vile ed  insano. Verrebbe subito scalzato dal primo nazionalista di turno che lo aspetta al varco. Egli non può vendere la nazione. In occidente, in tanti sperano su questo. Ma è una convinzione frutto di ignoranza e che costerà all'occidente conseguenze catastrofiche. Inoltre, la fermezza di Putin nel difendere la sua Nazione ed il suo popolo, non può essere messa in dubbio. Non esistono elementi per pensarlo, mentre sono tanti quelli per negarlo.

La mia impressione personale è quella per cui la diplomazia Russa stia formando, con costanza e cautela, un mosaico di tanti eventi nelle aree di crisi internazionale, che mirano a dimostrare in modo incontrovertibile, che la Russia non è dalla parte del torto, cioè non contro il diritto internazionale, ma assolutamente, rispettosa dei principi e dei valori su cui si basano le funzioni e gli scopi perseguiti dagli istituti creati nel dopoguerra per garantire la pace nel mondo.

Si è ritirata dalla Siria, per mandare un messaggio all'opinione pubblica mondiale, che le sue intenzioni di salvaguardare la pace nel mondo, già vulnerata da una miriade di focolai di guerra in cui essa, pure chiamata in causa non c'entra proprio nulla, sono serie. Per dimostrare al mondo, che se la guerra dovesse scoppiare, se la Russia dovesse entrare in guerra contro la Nato, è perchè vi è stata costretta. Fa di tutto per non dare adito a dubbi su questa realtà di fatto. Anche se sa bene che, comunque, il nemico già colto in flagrante malafede, non desisterà dai suoi piani e che prima o poi, tutto sarà peggio e daccapo.

Se l'esercito russo non fosse intervenuto in Siria, anche questo ennesimo genocidio di popoli arabi, su cui l'occidente non spreca neppure una lacrima, in quanto non li considera neppure umani, solo perchè non cristiani, si sarebbe consumato nel silenzio, sarebbe, anzi continuato, come tutti gli altri iniziati e mai conclusi dalla Nato, fino alle sue estreme conseguenze, cioè uno sterminio che grida vendetta e che non passerà senza lasciare gravissime conseguenze, per tutti.

Ad esso ne seguiranno altri, come quello che ancora aspetta tutta l'area geostrategica del Libano e dell'Iran, altre nazioni gravitanti dentro all'orbita planetaria della Russia. Gli eventi internazionali ai quali stiamo assistendo, hanno un'enorme, fondamentale, valenza storica.

La Storia è memoria dei fatti sui quali si è svolto il cammino dell'uomo su questo pianeta. Questo presuppone anche che un futuro per l'esistenza umana continui ad essere non solo prevedibile ma anche possibile. Se questo non dovesse accadere, anche la storia non avrebbe più alcuna funzione. Perderebbe la sua ragion d'essere. Essa, infatti, si fonda sulla speranza, che il futuro sia migliore del passato. Che l'esperienza anche traumatica in cui il genere umano ha dovuto misurare le sue voglie ed i suoi desideri, serva da lezione per comprendere e discernere il bene dal male, ed evitare gli errori del passato.




5 maggio 2016

Lavrov, la Russia non ha alleati. la Siria non è un alleato della Russia. La Russia sostiene Assad contro il terrorismo.



Di Andrea Atzori







Il ministro degli esteri Lavrov, secondo Sputnik, organo di stampa della Russia che pubblica in quasi tutte le lingue del mondo ed è distribuita capillarmente, in ogni angolo del pianeta, avrebbe dichiarato, ufficialmente, che la Siria non sarebbe un alleato della Russia, in quanto non avrebbe sottoscritto alcun trattato di alleanza con Mosca, come invece è quello che lega la Turchia alla Nato, Organizzazione del trattato nord atlantico.

Un'organizzazione militare del genere non è mai esistita tra i paesi che, fin dall'era sovietica, hanno sempre orbitato, come satelliti, attorno alla Russia, attratti dalla sua forza di gravità, come pianeti intorno al loro sole. Ma se il c.d. imperialismo sovietico non esiste ormai più, in particolare dopo il crollo dell'Unione sovietica e la caduta della cortina di ferro, con conseguente ritiro della stessa da tutto il mondo slavo, in cui si è insinuata, come a ricoprire un vuoto di potere, la Nato, non senza avere prima combattuto e vinto una guerra, quella nei Balcani; ciò non vuol dire che i fragili equilibri geo-strategici tra le superpotenze, non si fondino più su zone di influenza reciproca che segnano i confini oltre i quali si vanno a calpestare gli interessi non solo economici ma prettamente politici, alla difesa dei quali, ciascuna di esse si erge a baluardo, con l'uso o la minaccia della sua potenza militare.

In fondo, la Russia ha già combattuto una guerra, quella in Afghanistan, perduta ingloriosamente, per difendere questi interessi e proprio da allora è cominciato il tramonto della sua stella destinata a spegnersi nel firmamento dell'universo socialista. Non si dimentichi, però, che fin dall'inizio della guerra in Siria, il sostegno di Mosca a Damasco è sempre stato inconfutabile fino al punto da mettere ostacoli insormontabili anche alle deliberazioni del Consiglio di sicurezza ONU proposte da Stati Uniti e Gran Bretagna. La Casa Bianca aveva già iniziato le sue operazioni navali finalizzate ai raid aerei e missilistici sui cieli della Siria, sul presupposto del superamento, da parte di Assad, il presidente siriano, della cosiddetta linea rossa, cioè l'uso delle armi chimiche, poi rivelatosi falso, come lo fu l'accusa a Saddam di essersi dotato di un arsenale atomico che venne usata da pretesto per scatenare la prima guerra del golfo. Obama venne indotto alla trattativa, da un Putin determinato a non concedere alcun consenso esplicito od implicito alla devastazione della Siria.

I media occidentali hanno voluto rappresentare questo strenuo sostegno di Mosca al regime siriano solo come una determinazione a difendere la base navale russa del porto di Tartus. Ma non era questo il vero ed unico motivo che induceva la Russia a mettere i bastoni tra le ruote alla macchina da guerra americana. Prova ne sia il fatto che una grande quantità di armi e velivoli militari sono stati, fin dall'inizio della guerra, convogliati dai russi a favore dell'esercito lealista siriano. Assad non sarebbe mai rimasto al suo posto se Putin non lo avesse sostenuto decisamente, trovando anche in questo, un appoggio incondizionato della Cina di Xi Jimping.

Che le guerre intraprese dagli USA in medio oriente, direttamente od indirettamente, tramite alleati regionali, come Arabia Saudita, Kuwait, Emirati arabi o Turchia, siano sempre state dirette contro paesi non solo non allineati alla sua politica internazionali ma persino orbitanti come satelliti, attorno alla superpotenza russa, come attratti dalla sua forza gravitazionale, nessuno lo può contestare. Nel senso tecnico del termine, certo, non esiste un vero e proprio trattato di alleanza tra Siria e Russia. Da sottolineare il fatto che non esiste neppure alcuna organizzazione internazionale di carattere militare che leghi tra loro altre potenze asiatiche. Esiste lo SCO, il c.d. Patto di Shangai, sottoscritto il 14 giugno del 2001 tra Stati dell'Asia centrale come Russia, Cina, Kazakistan, kirghizistan, Tazikistan e Uzbekistan, ma ha sempre avuto natura di collaborazione economica e militare solo per problemi legati al terrorismo, non di vero e proprio carattere di alleanza militare. Insomma, nonostante i tempi moderni con l'evoluzione tecnologica e scientifica, che favoriscono l'unione tra popoli e la diffusione delle culture, oltre all'integrazione dei costumi e dei modelli di vita, pare che gli asiatici rimangano arroccati e chiusi in se stessi, preferendo dialogare con l'occidente piuttosto che tra loro, come implicita ammissione di una loro inferiorità razziale.
Forse, proprio perchè non ha alleati, la Russia si trova circondata da basi Nato ed isolata dal resto del mondo e chiede aiuto, inutilmente, ad altri paesi contro il rischio di un attacco militare sul suo territorio. Lavrov, con questa dichiarazione, pubblicata da Sputnik, sta rinnegando i rapporti di amicizia che hanno sempre contraddistinto le relazioni con la Russia, di quei paesi del medio oriente che, proprio per questo, hanno dovuto pagare con la guerra scatenata dagli americani e dai suoi alleati, per non aver piegato le ginocchia dinnanzi alle loro intimazioni di prendere le distanze da Mosca ed entrare sotto l'ala protettiva di Washington!

Infatti la differenza tra essere alleati della Nato ed alleati della Russia, consiste proprio nel fatto che mai e poi mai, la Russia si sarebbe permessa di fare ad un alleato della Nato, organizzazione all'interno della quale vige il patto di mutuo soccorso, per cui l'organizzazione militare interviene sempre a difesa di uno qualsiasi dei suoi membri che venisse attaccato da potenza esterna, quello che la Nato ha, invece, fatto agli altri Paesi che hanno subito l'invasione territoriale solo in quanto, non solo erano fuori dall'allenza, ma intrattenevano rapporti amichevoli proprio con la Russia.
Bisogna solo riflettere sul fatto che anche l'Italia, paese Nato, viene normalmente ripresa dalla Casa Bianca, appunto in quanto, da Bettino Craxi a Berlusconi ed oggi a Renzi, viene considerata troppo blanda, morbida e concessiva nei rapporti con Mosca. L'amicizia personale di Berlusconi con Putin e Ghedafi è servita all'Italia, a guadagnarsi un disagio assai palpabile nei rapporti con gli Stati Uniti. La Russia, invece, per intervenire militarmente, in Siria, ha atteso fino alla distruzione pressochè totale dell'intero territorio nazionale siriano. La Siria oggi, è solo un deserto di macerie. Il volto chiaro ed espressivo, dell'apocalisse! In seguito alla tregua chiesta ed ottenuta da Mosca, tutto tornerà peggio di prima.

Questo è già accaduto anche nel Donbass, dove la popolazione è, indiscutibilmente, filorussa. Per accettare la tregua, poi siglata con il patto di Minsk, è stato sufficiente che Merkel ed Hollande si siano precipitati, in seguito all'imbottigliamento di oltre 10.000 uomini dell'armata occidentale, nella sacca di Debalsteve, al Kremlino per implorare Putin di smetterla di sostenere i separatisti. Oggi, però si assiste ad un rafforzamento incessante della prima linea delle forze militari Nato, per tutto il fronte occidentale della Russia ed in particolare, all'interno dello spazio di territorio tra i due eserciti contrapposti nel Donbass, di circa 70 KM, che gli accordi di Minsk avevano imposto di mantenere libero da uomini e mezzi, al fine di costituire un cuscinetto utile a impedire che le due formazioni militari entrassero in contatto. Ogni giorno aumentano i casi di scontri tra di esse, fino a temere una ripresa in grande stile delle operazioni militari.

Per quanto concerne la tregua in Siria, a muoversi di persona, è stata, nientemeno che l'autorità religiosa che rappresenta e detiene, in occidente, tutto il potere non solo religioso ma anche temporale, cioè il papa, che ha chiamato a raccolta il patriarca ortodosso russo Kirill, imponendogli di bloccare l'esercito russo in Siria. Ciò che è subito accaduto e che sta già manifestando i segnali concreti di un risultato identico a quello del Donbass. Cioè un riarmo, in grande stile, dei terroristi, nelle cui file non esistono moderati, questo lo sanno bene i leader russi e che stanno già riprendendo alla grande, la loro offensiva. Neppure una nuova tragedia dei mari come fu quella del Kursk, potrebbe indurre Putin a dichiarare guerra agli Stati Uniti. Non vale, però, il contrario.

Infatti gli americani minacciano di abbattere un caccia russo per il solo motivo di essersi avvicinato troppo ad una loro nave da guerra, nel mare di Barents, dove, ad appena 70 KM esiste una base militare russa. Dopo le minacce iniziali, Putin in effetti non ha reagito neppure contro la Turchia che un suo jet lo ha già abbattuto e non per errore. Se fosse stato, al contrario, l'esercito russo ad abbattere un aereo turco, di certo la Nato non avrebbe lasciato correre.

Se continuerà così, la superpotenza asiatica, rischia di trovarsi isolata nel momento fatidico in cui si concretizzerà il terzo tentativo occidentale di invasione del suo territorio. Non solo, ma anche la Cina potrebbe essere destinata, con ogni probabilità, a presentarsi isolata al confronto bellico con gli Stati Uniti. Che, al contrario aumentano il numero delle nazioni già schierate nelle loro coalizione, ad esempio l'India. La Casa Bianca è maestra nel separare i popoli al fine di dominarli meglio. Il principio del "Divide et Impera" è vecchio di migliaia di anni.

I primi a coniarlo furono gli antichi romani. però gli asiatici pare non lo conoscono. O fanno finta di poterne fare a meno. Ma l'unione fa la forza, mentre la divisione la scioglie nel nulla. Anche l'arma nucleare di cui dispone la Russia, potrebbe non essere decisiva, per il semplice motivo per cui, la sua classe dirigente, dimostra già di non possedere le caratteristiche morali utili ad intraprendere un passo del genere. Come dice un detto, meglio f...... che morti! Il primo attacco atomico è stato recepito dalla dottrina militare statunitense, ma non da quella russa o cinese. Infatti gli USA sono, tutt'oggi, ancora l'unica nazione ad aver sganciato due bombe atomiche. Il Giappone ne ha fatto le spese.




6 marzo 2016

La tregua in Siria serve a consentire il riarmo dei guerriglieri.

Di Andrea Atzori

Un ricercatore americano, dichiara a Sputnik, organo informativo russo di area governativa, che la guerra in medio oriente non ha carattere internazionale ma solo locale di conflitto tra Turchia e Siria, per cui sarebbe inopportuno immaginare scenari apocalittici, di degenerazioni della stessa in scontro tra superpotenze e conseguente ricorso all'arsenale atomico.

Si può essere più superficiali di così? Hanno, letteralmente, raso al suolo un intero paese, con le sue metropoli, accartocciate come fossero di cartapesta, semplici miniature, milioni di morti per un conflitto che dura da oltre un lustro e che l'ONU si ostina a quantificare ancora in 250.000, come dal primo anno di scontro armato; causato uno tsunami geopolitico, come l'invasione di profughi in Europa, la conseguente chiusura delle frontiere, la fine del trattato di Schenghen, i giornalieri naufragi nel mediterraneo, delle carriole del mare con centinaia di morti affogati, il risveglio dello spirito razzista nei popoli del centro-europa, come ai tempi del nazismo hitleriano. La formazione di uno Stato islamico di ispirazione ottomana, efferato, integralista e terrorista che si estende in tutta l'area geo-strategica sia mediorientale che nord-africana.

Una crisi internazionale immane, che vorrebbero far passare come un insignificante scontro regionale, tra piccoli Stati come Turchia e Siria, dimenticando, addirittura l'Arabia Saudita; senza rendersi conto della totale astrusità di una tesi del genere, secondo cui la Turchia da sola avrebbe avuto la potenza militare necessaria e sufficiente per ridurre in cenere un'altra nazione come la Siria, di sicuro non meno potente e in grado a reggere un tale scontro e neppure cogliere la connessione indissolubile con un'altra crisi altrettanto paurosa, che oppone direttamente la Nato alla Russia, cioè la guerra nel Donbass, costata la vita a decine di migliaia di vittime e lo sconvolgimento di un'intera area vitale per la pace nel mondo, come il cuscinetto tra oriente ed occidente, costituito dallo Stato ucraino e saltato per gli eventi di Maidan.

La superficialità è disarmante ed allo stesso tempo impressionante. Ci si dovrebbe invece, meravigliare di come un conflitto mondiale ancora non sia esploso, tenendo conto di queste premesse! Perchè, mai nella storia umana così tanti fattori negativi si sono sommati, senza che una grande guerra sia scoppiata. Solo chi non conosce la storia europea può parlare e scrivere in questi termini, oppure persone pagate apposta o interessate, personalmente, a dire cose imprecise, dirette a mistificare la realtà. La totale disinformazione sulla realtà della gravità della crisi internazionale attuale, che regna negli Stati Uniti è qualcosa che trascende i limiti dell'umana comprensione.

Anche questo è uno degli elementi che fanno propendere per una pessimistica interpretazione della realtà di fatto nei rapporti Est Ovest. L'attacco alla Siria non è stato sferrato da Erdogan, ma da Obama ed i suoi consiglieri del Pentagono, in quanto frutto di una decisione geo-strategica diretta ad accerchiare il continente asiatico, in primo luogo Russia e Cina, ma anche India. Un disegno di lunga data che parte dalle aggressioni all'Afghanistan ed all'Irak, in cui sono state sfruttate le difficili convivenze tra sunniti e sciiti all'interno della religione islamica. "Divide et impera", fu il moto di cui il Pentagono si appropriò dopo averlo direttamente, sottratto al patrimonio storico ed ai principi che animavano lo spirito avventuriero e guerriero dell'impero romano.

Dall'Afghanistan, all'Irak, alla Libia, alla Siria, all'Ucraina, tutti gli Stati vittima dell'aggressione statunitense, sono sempre e solo stati scelti tra quelli alleati dell'Unione sovietica prima e della Russia poi, cioè la stessa entità nazionale. Ma la crisi si addensa anche sulla Cina e non solo per il problema del mar cinese meridionale e delle sue isole Spratly. La rivolta di Hong Kong è stata già dimenticata, ma fu un tentativo anch'esso, di destabilizzare il gigante dell'Asia continentale, da parte degli Stati Uniti d'America. Programma poi rientrato, ma di certo solo provvisoriamente, considerata la determinazione con cui la classe dirigente cinese trattò la questione.

Intanto anche la Corea del Nord è in stato di estrema tensione sempre a causa del suo programma nucleare. Come lo è stato l'Iran anch'esso per il medesimo motivo. La politica dei due pesi e delle due misure adottate dagli americani nei confronti dei popoli alleati e di quelli non allineati all'asse militare atlantico, è, particolarmente, evidente proprio in rapporto a questo trattamento, diametralmente, opposto nelle questioni di rischio nucleare. Infatti, l'Arabia Saudita, paese, notoriamente, amico degli americani, ma retto da una monarchia assolutista e sanguinaria, si è potuto, in silenzio, dotare dell'arma atomica, dopo averla ottenuta dal Pakistan, con la collusione e la connivenza degli stessi Stati Uniti d'America.

La dichiarazione allarmante è stata diffusa al mondo dallo stesso ministro degli esteri dell'Arabia Saudita. Eppure non ha prodotto alcun terremoto nel mondo e l'opinione pubblica neppure ne è stata informata. Il giornalista Giulietto Chiesa ha messo in onda un video nella sua "Pandora TV", con le rivelazioni dell'importante personalità politica saudita. La Russia non reagisce, pure ben cosciente del rischio che incombe sull'area mediorientale e sul mondo intero, da questo dirompente fattore di rottura dell'equilibrio di forze militari in un'area, tanto gravemente, esplosiva.

Dopo la rivelazione di un fatto così pericoloso, si potrebbe addirittura insinuare l'idea che neppure a Russia e Cina interessi tanto, se è vero che non è stata sollevata alcuna questione all'interno del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Sempre pronti a sbraitare contro i loro stessi alleati come per il caso Iran e Corea, lasciano che gli Stati Uniti d'America agiscano a loro piacimento, disinteressandosene, totalmente, quando ad esservi coinvolto sia un loro stesso alleato. Il sospetto normale e naturale più forte, è che la classe dirigente russa e cinese, sia già del tutto succube di quella occidentale.

Fa solo finta di litigare ma poi torna al dialogo. Finchè a morire sono solo arabi od ucraini, non cinesi o russi. L'impressione è, non che non possa, ma non voglia reagire per motivi strani, inspiegabili quasi di natura paranormale. Molto più facilmente, riconducibili a fattori psicologici determinati dall'indisponibilità personale di ciascun protagonista di questa commedia politica, a mettere a repentaglio lo stato di agiatezza in cui le loro vite sono immerse e sprofondano. Ed ecco che il topo continua a scavarsi il tunnel.

Arriverà il momento che dovranno cedere le armi in mano agli pseudo-amici americani, abbandonando gli interessi nazionali per salvaguardare quelli personali. Come già è accaduto in Europa orientale a seguito dello scioglimento dell'Unione sovietica. L'uomo moderno non è disponibile per una guerra mondiale. La tecnologia ed il progresso scientifico, ha messo in mano ai grandi magnati, un benessere incommensurabile. Si arriverà a questo dietro garanzia, forse, di incolumità personale e mantenimento dei loro immensi patrimoni finanziari. Ciò che non fu concesso a Saddam Hussein, Mu'Ammar Gheddafi e forse non sarà neppure per Bashar Al-Assad!

Pesci troppo piccoli per ottenere in concessione un trattamento di riguardo. Miracoli della fede che continuano ad avverarsi, nonostante i progressi da gigante della scienza e l'avvento prepotente dell'atomo nel mondo contemporaneo. Questi sono i motivi reali che rendono improbabile lo scoppio di un terzo conflitto mondiale, non quelli adotti dal ricercatore americano intervistato dal giornale SputniK!

L'indirizzo link a cui collegarsi per la lettura dell'articolo pubblicato da Sputnik è questo:

http://sputniknews.com/politics/20160225/1035348542/syrian-conflict-by-no-means-prelude-to-ww3.html

Il video di Giulietto Chiesa. Pandora TV

http://www.pandoratv.it/?p=6342




6 marzo 2016

Un'altra "primavera araba" è in corso di preparazione per la destabilizzazione del Libano. L'Iran comincia a tremare.


















Di Andrea Atzori


Dopo l'entrata in vigore del cessate il fuoco in Siria, il timore che assillava i sostenitori del percorso di pace in Siria, se pace si può chiamare quel panorama di devastazione e macerie ereditato dal conflitto, era quello che nazioni come Turchia ed Arabia Saudita non avrebbero accettato questo trattato e sarebbero invece, passate alle vie di fatto, ordinando l'invasione del territorio siriano con un esercito forte di 350.000 uomini, 30.000 carri armati, 2500 aerei e 450 elicotteri, già ammassati al confine tra Turchia e Siria.
Le ultime notizie che arrivano su questo fronte di guerra, non riguardano invece episodi di violazione della tregua, a parte i casi di bombardamenti sempre in essere, delle postazioni dell'esercito siriano, da parte di quello turco e l'invio verificato e documentato, di armi ai guerriglieri camuffato da aiuto umanitario a favore della popolazione civile. Sono notizie allarmanti che provengono dalla Grecia, secondo cui sarebbero stati fermati in acque territoriali greche, dei vascelli turchi, partiti dai porti della Turchia, carichi di armi da consegnare a forze di opposizione in Libano, secondo il solito copione delle primavere arabe. Ma non di organizzazioni o movimenti libanesi si tratterebbe, bensì di forze terroriste già dislocate sul territorio libanese, costituite da guerriglieri di Al Nusra, Al Qaeda ed Isis. Parrebbe che sia questa la scelta di strategia ben giustificata dall'esigenza, tra l'altro, di punire e colpire il gruppo di guerriglieri libanesi Hezbollah, che combattono in Siria al fianco dell'esercito di Assad e che, prima dell'intervento militare russo, vennero resi bersaglio dei raid aerei israeliani, tanto da limitarne di molto la forza di combattimento.
Dopo l'intervento russo, quando Israele non osò più svolgere queste operazione militari in territorio siriano, la forza devastante di questa formazione di guerriglieri islamici, tornò ad esplicarsi in tutta la sua potenza e i risultati non tardarono ad arrivare. In ogni caso, Israele non ebbe remore ad eseguire un bombardamento a Damasco mirato ad uccidere uno dei più famosi ed importanti comandanti Hezbollah, Samir Qantar. Questo per testimoniare l'odio ed il terrore allo stesso tempo che sia i terroristi sauditi e turchi, sia Israele hanno per questa organizzazione militare libanese. L'invio di armi in Libano è dunque motivato dal disegno geostrategico, di destabilizzare il Libano, sulla stregua delle ben note aggressioni militari giustificate come liberazione da regimi antidemocratici e illiberali, definiti dalla stessa Casa Bianca come "Primavere arabe". Insomma, gli Stati Uniti ed la sua coalizione internazionale in medio oriente, promuove per tramite dell'Onu, trattati di pace e cessate il fuoco in Siria, ma nel contempo apre un altro fronte di guerra in Libano. Va bene, era risaputo. Tutto già scritto. I terroristi islamici, dopo la tregua in Siria, hanno esteso i loro orizzonti. Tonnellate di armi continuano ad affluire in Siria, non solo, ma adesso pure in Libano. Dai porti Turchi partono i vascelli carichi di armi diretti nei porti libanesi.
La strategia è quella di colpire al cuore il quartier generale dei guerriglieri Hezbollah, valorosissimi combattenti, artefici delle vittorie dell'esercito lealista siriano contro le organizzazioni terroriste saudite, Al Nusra, Al Qaeda ed Isis. Una volta avviata l'operazione militare contro il Libano, ad essa si unirà l'intervento di Israele che troverebbe la strada spianata per assalire l'Iran. Gli istinti predatori di Turchia, Arabia saudita e Israele, avrebbero la meglio contro un Iran ormai in fase di smantellamento della sua potenza militare, in seguito alla vittoria elettorale del partito dei riformisti capeggiato dal presidente Hassan Rouhani, il cui sogno alimentato dalla revoca delle sanzioni economiche, dopo il trattato sul nucleare, accuserà un brusco risveglio. Tutto ciò mentre proseguono, infruttuosamente, a Ginevra le trattative di pace sulla Siria, dove, provvisoriamente, persiste un cessate il fuoco di comodo, che accontenta le due superpotenze, in quanto espediente utile a rinviare la loro resa finale dei conti. Ma appunto per questo non si spiega il motivo per cui, essendo tutto ciò noto, la Russia si ostini, ancora e sempre, a credere nel processo di pace in Siria.
La verità è che non si vuole ammettere che l'ONU, come organismo internazionale nato dopo la seconda guerra mondiale, ha fallito il suo compito. L'Onu è finita, in quanto non riesce più a conseguire il suo scopo che è quello di dirimere i conflitti. La guerra, pertanto è inevitabile, anche se nessuno ha il coraggio di guardare in faccia la realtà.. Se la Russia insiste nel negoziare con gli USA un cessate il fuoco in Siria, mentre Turchia ed Arabia Saudita, alleati della Nato, continuano ad ordire trame per espandere il conflitto, è assai evidente che questa propensione al dialogo diplomatico è solo un modo per mascherare la volontà di  disimpegno dal ginepraio siriano. Proprio quando ancora gli analisti militari scrivevano di una Russia vincente in Siria, non solo questa rinuncia ad affondare il coltello sulla vittima, ma, addirittura, consente a questa di rialzarsi, scappare e ripresentarsi sullo stesso terreno di battaglia ancora più forte di prima. E' chiaro che Turchia ed Arabia Saudita, non agiscono da sole, ma si fanno scudo della copertura USA, anche quando ordiscono nuovi scenari di scontri tra contrapposte fazioni islamiche in Libano, sciiti contro sunniti, come già è avvenuto in Siria e in tutto il Nord Africa. Questa loro determinazione ad allargare il fronte della lotta contro i regimi arabi filorussi, finalizzata all'accerchiamento dell'Iran, è una prova evidentissima della totale sconfitta della politica russa in Siria. Un'illusione fondata su un errore di valutazione delle effettive poste in gioco, che la coinvolgono direttamente, ma che si rifiuta, ostinatamente, di prendere in considerazione, in quanto non osa nemmeno immaginare quali siano i risvolti, terribilmente, drammatici che da essa derivano.
In effetti, pur rendendosi conto  che la guerra mondiale è inevitabile, temporeggia ed evita di andare fino alle estreme conseguenze, perchè la sua dottrina militare è strutturata in senso difensivo. Vada pure il mondo alla malora, ma il suo esercito, questa guerra la combatterà solo in casa, per difendere il suolo nazionale, non per imbarcarsi in avventure in altri mondi ostili. Eppure esiste un detto secondo cui il ferro va battuto mentre è caldo. Le armi moderne, avveniristiche di cui il gigante asiatico è dotato, non sono fatte per una guerra di frontiera, ma per dominare il mondo. Una tecnologia all'avanguardia, come quella americana, fa tremare ogni angolo del pianeta e non teme rivali, perchè questi si nascondono e fuggono al suo apparire. La pretesa russa di voler affrontare con l'arma della diplomazia una bestia tanto ruggente e aggressiva, non fa altro che aumentare vieppiù, la coscienza della propria invincibilità da parte dell'avversario; che farà di tutto per apparire come un motivato partner nella seria ricerca di un accordo, ma in effetti, come appunto, risulta da questa notizia delle tonnellate di armi che turchi e sauditi  stanno riversando in Libano, continuano a perseguire la loro strategia di allargamento del conflitto in medio oriente, nel senso diretto all'accerchiamento dell'Iran. Anche la potenza iraniana, senza l'incondizionato sostegno militare russo è destinata a capitolare. Cosa farà la Russia quando arriverà il suo momento e si renderà conto di avere tutto il mondo addosso come un branco di lupi già pronto a divorare un indifeso capriolo? Farà ricorso al suo arsenale atomico oppure, molto più probabilmente, si arrenderà? La persuasione recondita, non espressa ma presupposta, è che il timore della forza devastante delle armi atomiche, faccia recedere qualsiasi nemico dal tentare un attacco proditorio.
In realtà, questo tipo strano di nemico, non assale dall'esterno ma dall'interno. Cioè l'esercito russo sarà costretto a combattere una guerra nel suo stesso territorio contro un nemico infiltrato e mescolato al suo stesso popolo, spacciato dalla propaganda di guerra dei mass media occidentali, come forza di liberazione da un regime oppressivo e tirannico, mentre le flotte di bombardieri di ogni nazionalità, ma in prevalenza della Nato, raderà, progressivamente al suolo, le sue città, le sue basi militari; la stessa forza aerea russa verrà costretta a bombardare le sue stesse città e la sua popolazione per stanare i terroristi e gli eserciti stranieri. Lo scenario sarà pari ed identico a quello siriano oggi ed iraniano tra non molto. Ecco allora, che se gli arsenali atomici non cadranno da subito nelle mani delle forze straniere, l'esercito russo verrà costretto, volente o nolente, ad usarli. Ma il rischio intrinseco a questo sviluppo degli eventi bellici è enorme, incalcolabile. Anche perchè, considerata la potenza devastante delle forze coinvolte, non sarà assolutamente possibile calcolare in anticipo quale sarà la formazione bellica che ne farà per prima ricorso.
Per intanto, il territorio russo verrà ridotto in macerie, il suo popolo costretto all'esodo, vagherà ramingo per il mondo. Alle potenze straniere che hanno prodotto e causato tanto male alla Russia, non verrà inferto neppure un graffio! Le armi avveniristiche costate montagne di miliardi, di cui la Russia si è dotata, frutto di sacrifici economici enormi da parte di tutti i cittadini, non saranno servite a niente, se non ad autodistruggersi. Si può mai pensare che tutto ciò sia normale e non piuttosto frutto di un'anomalia mentale?

Post Scriptum
Alla luce di queste notizie, si comprende meglio tutto il significato delle accuse contro Hezbollah, lanciate con ostinazione dall'Arabia Saudita e dalla Turchia, in questi giorni, di essere un'organizzazione terroristica, alimentando una campagna mediatica senza precedenti. La guerra contro il paese dei cedri è già iniziata.




27 febbraio 2016

Perchè in Siria non può scoppiare la terza guerra mondiale.

Di Andrea Atzori

Un ricercatore americano, dichiara a Sputnik, organo informativo russo di area governativa, che la guerra in medio oriente non ha carattere internazionale ma solo locale di conflitto tra Turchia e Siria, per cui sarebbe inopportuno immaginare scenari apocalittici, di degenerazioni della stessa in scontro tra superpotenze e conseguente ricorso all'arsenale atomico.

Si può essere più superficiali di così? Hanno, letteralmente, raso al suolo un intero paese, con le sue metropoli, accartocciate come fossero di cartapesta, semplici miniature, milioni di morti per un conflitto che dura da oltre un lustro e che l'ONU si ostina a quantificare ancora in 250.000, come dal primo anno di scontro armato; causato uno tsunami geopolitico, come l'invasione di profughi in Europa, la conseguente chiusura delle frontiere, la fine del trattato di Schenghen, i giornalieri naufragi nel mediterraneo, delle carriole del mare con centinaia di morti affogati, il risveglio dello spirito razzista nei popoli del centro-europa, come ai tempi del nazismo hitleriano. La formazione di uno Stato islamico di ispirazione ottomana, efferato, integralista e terrorista che si estende in tutta l'area geo-strategica sia mediorientale che nord-africana.

Una crisi internazionale immane, che vorrebbero far passare come un insignificante scontro regionale, tra piccoli Stati come Turchia e Siria, dimenticando, addirittura l'Arabia Saudita; senza rendersi conto della totale astrusità di una tesi del genere, secondo cui la Turchia da sola avrebbe avuto la potenza militare necessaria e sufficiente per ridurre in cenere un'altra nazione come la Siria, di sicuro non meno potente e in grado a reggere un tale scontro e neppure cogliere la connessione indissolubile con un'altra crisi altrettanto paurosa, che oppone direttamente la Nato alla Russia, cioè la guerra nel Donbass, costata la vita a decine di migliaia di vittime e lo sconvolgimento di un'intera area vitale per la pace nel mondo, come il cuscinetto tra oriente ed occidente, costituito dallo Stato ucraino e saltato per gli eventi di Maidan.

La superficialità è disarmante ed allo stesso tempo impressionante. Ci si dovrebbe invece, meravigliare di come un conflitto mondiale ancora non sia esploso, tenendo conto di queste premesse! Perchè, mai nella storia umana così tanti fattori negativi si sono sommati, senza che una grande guerra sia scoppiata. Solo chi non conosce la storia europea può parlare e scrivere in questi termini, oppure persone pagate apposta o interessate, personalmente, a dire cose imprecise, dirette a mistificare la realtà. La totale disinformazione sulla realtà della gravità della crisi internazionale attuale, che regna negli Stati Uniti è qualcosa che trascende i limiti dell'umana comprensione.

Anche questo è uno degli elementi che fanno propendere per una pessimistica interpretazione della realtà di fatto nei rapporti Est Ovest. L'attacco alla Siria non è stato sferrato da Erdogan, ma da Obama ed i suoi consiglieri del Pentagono, in quanto frutto di una decisione geo-strategica diretta ad accerchiare il continente asiatico, in primo luogo Russia e Cina, ma anche India. Un disegno di lunga data che parte dalle aggressioni all'Afghanistan ed all'Irak, in cui sono state sfruttate le difficili convivenze tra sunniti e sciiti all'interno della religione islamica. "Divide et impera", fu il moto di cui il Pentagono si appropriò dopo averlo direttamente, sottratto al patrimonio storico ed ai principi che animavano lo spirito avventuriero e guerriero dell'impero romano.

Dall'Afghanistan, all'Irak, alla Libia, alla Siria, all'Ucraina, tutti gli Stati vittima dell'aggressione statunitense, sono sempre e solo stati scelti tra quelli alleati dell'Unione sovietica prima e della Russia poi, cioè la stessa entità nazionale. Ma la crisi si addensa anche sulla Cina e non solo per il problema del mar cinese meridionale e delle sue isole Spratly. La rivolta di Hong Kong è stata già dimenticata, ma fu un tentativo anch'esso, di destabilizzare il gigante dell'Asia continentale, da parte degli Stati Uniti d'America. Programma poi rientrato, ma di certo solo provvisoriamente, considerata la determinazione con cui la classe dirigente cinese trattò la questione.

Intanto anche la Corea del Nord è in stato di estrema tensione sempre a causa del suo programma nucleare. Come lo è stato l'Iran anch'esso per il medesimo motivo. La politica dei due pesi e delle due misure adottate dagli americani nei confronti dei popoli alleati e di quelli non allineati all'asse militare atlantico, è, particolarmente, evidente proprio in rapporto a questo trattamento, diametralmente, opposto nelle questioni di rischio nucleare. Infatti, l'Arabia Saudita, paese, notoriamente, amico degli americani, ma retto da una monarchia assolutista e sanguinaria, si è potuto, in silenzio, dotare dell'arma atomica, dopo averla ottenuta dal Pakistan, con la collusione e la connivenza degli stessi Stati Uniti d'America.

La dichiarazione allarmante è stata diffusa al mondo dallo stesso ministro degli esteri dell'Arabia Saudita. Eppure non ha prodotto alcun terremoto nel mondo e l'opinione pubblica neppure ne è stata informata. Il giornalista Giulietto Chiesa ha messo in onda un video nella sua "Pandora TV", con le rivelazioni dell'importante personalità politica saudita. La Russia non reagisce, pure ben cosciente del rischio che incombe sull'area mediorientale e sul mondo intero, da questo dirompente fattore di rottura dell'equilibrio di forze militari in un'area, tanto gravemente, esplosiva.

Dopo la rivelazione di un fatto così pericoloso, si potrebbe addirittura insinuare l'idea che neppure a Russia e Cina interessi tanto, se è vero che non è stata sollevata alcuna questione all'interno del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Sempre pronti a sbraitare contro i loro stessi alleati come per il caso Iran e Corea, lasciano che gli Stati Uniti d'America agiscano a loro piacimento, disinteressandosene, totalmente, quando ad esservi coinvolto sia un loro stesso alleato. Il sospetto normale e naturale più forte, è che la classe dirigente russa e cinese, sia già del tutto succube di quella occidentale.

Fa solo finta di litigare ma poi torna al dialogo. Finchè a morire sono solo arabi od ucraini, non cinesi o russi. L'impressione è, non che non possa, ma non voglia reagire per motivi strani, inspiegabili quasi di natura paranormale. Molto più facilmente, riconducibili a fattori psicologici determinati dall'indisponibilità personale di ciascun protagonista di questa commedia politica, a mettere a repentaglio lo stato di agiatezza in cui le loro vite sono immerse e sprofondano. Ed ecco che il topo continua a scavarsi il tunnel.

Arriverà il momento che dovranno cedere le armi in mano agli pseudo-amici americani, abbandonando gli interessi nazionali per salvaguardare quelli personali. Come già è accaduto in Europa orientale a seguito dello scioglimento dell'Unione sovietica. L'uomo moderno non è disponibile per una guerra mondiale. La tecnologia ed il progresso scientifico, ha messo in mano ai grandi magnati, un benessere incommensurabile. Si arriverà a questo dietro garanzia, forse, di incolumità personale e mantenimento dei loro immensi patrimoni finanziari. Ciò che non fu concesso a Saddam Hussein, Mu'Ammar Gheddafi e forse non sarà neppure per Bashar Al-Assad!

Pesci troppo piccoli per ottenere in concessione un trattamento di riguardo. Miracoli della fede che continuano ad avverarsi, nonostante i progressi da gigante della scienza e l'avvento prepotente dell'atomo nel mondo contemporaneo. Questi sono i motivi reali che rendono improbabile lo scoppio di un terzo conflitto mondiale, non quelli adotti dal ricercatore americano intervistato dal giornale SputniK!

L'indirizzo link a cui collegarsi per la lettura dell'articolo pubblicato da Sputnik è questo:

http://sputniknews.com/politics/20160225/1035348542/syrian-conflict-by-no-means-prelude-to-ww3.html

Il video di Giulietto Chiesa. Pandora TV

http://www.pandoratv.it/?p=6342




23 febbraio 2016

A Monaco accordo USA Russia, per una tregua d'armi in Siria










Di Andrea Atzori

Tra Kerry e Lavrov, è stato condotto a termine un negoziato per il cessate il fuoco in Siria. Naturalmente, si tratta solo dell'ennesima presa in giro dell'opinione pubblica mondiale.

La guerra in Siria, non è finita, perchè non può finire. Non possono concludersi accordi di cessate il fuoco, con un'organizzazione terroristica come ISIS, nemico principale dello Stato siriano, dal momento in cui la Russia con ciò, già dimostra di avere mollato non solo Assad ma tutta la causa siriana! La Russia si è già estraniata dal conflitto siriano. Ha prevalso, ancora una volta il suo egoismo nazionale. L'Isis tornerà a prevalere sulle forze siriane ed iraniane, ormai prive della copertura aerea russa.

Proprio adesso che Assad si era avvicinato più a Putin che a Rouhani. Nonostante la tregua, ISIS continuerà a combattere e Turchia ed Arabia Saudita a sostenerla. E' stato questo il regalo migliore che Putin potesse fare agli Stati Uniti ed alla Nato. Le forze jihadiste si ricompatteranno. L'intervento militare russo si trasformerà in una disfatta. Lavrov, il ministro degli esteri russo, temeva che la Russia venisse costretta a combattere su due fronti. Quello ucraino e questo siriano. Insomma, a prevalere è il solito terrore dell'Orso accerchiato.

Intanto le forze nemiche potranno riorganizzarsi e ricompattarsi. Sia in Ucraina che in Siria, la Russia è arrivata ad un passo dalla vittoria finale, ma non ne ha saputo approfittare. Anzi, vi ha proprio rinunciato. Un atteggiamento molto strano, quasi irrazionale. Pare temano di vincere le guerre. Combattono solo se costretti e solo per il minimo indispensabile. Subito dopo, desistono.

La tregua d'armi conclusa con gli americani, è anche un riflesso del nuovo asse anti islamico costituito tra cattolici ed ortodossi. Kirill e Francesco hanno deciso l'eliminazione, dalla faccia di questa terra, della civiltà islamica. La Crociata si è fatta globale. A tutti era sembrato chiaro che la determinazione della Russia a proseguire nei combattimenti, nonostante i negoziati di pace di Ginevra, fosse finalizzato a conseguire una vittoria sul terreno di battaglia tale da mettere al riparo la sorte del governo Assad. Invece, a quanto pare non è così.

Anche le affermazioni di Medvedev, premier russo, appena antecedenti il summit tra Lavrov e Kerry, secondo cui la guerra in Siria non si può vincere solo con i raid aerei, sono una dimostrazione chiara del fatto che la Russia non ha alcuna intenzione di  portare il suo sostegno ad Assad fino alle sue estreme conseguenze. Gli analisti politici e militari, infatti, erano stati tutti concordi, fino a questo punto, che la vittoria fosse già, saldamente, in pugno delle forze alleate della Siria. Da un momento all'altro si aspettava il tracollo definitivo del fronte anti Assad. Dopo la notizia dell'incontro tra Benedetto e Kirill, tutto è cambiato. Non ci vuole molta fantasia a capire cosa sia successo.

Infatti Putin, non parla più. Parla invece, il primo ministro Medvedev, e tutti possono ben capirne il motivo. Infatti, quest'ultimo è più occidentalizzante di Putin. I due si sono passati di mano la patata bollente. Anche sui presunti aiuti umanitari alla popolazione siriana si può essere alquanto scettici. Sappiamo, infatti, che nelle rovine delle città siriane, discernere tra combattenti anti Assad e popolazione siriana sarebbe, assolutamente, impossibile, in quanto, gli uni sono mescolati agli altri.

Insomma, più che un rischio è una certezza, il fatto che queste provviste cadranno da subito, in mano proprio agli Jihadisti. Senza contare la forte probabilità che più che derrate alimentari, vengano distribuite armi, in vista di una ripresa dei combattimenti.  Ma la situazione si sta nuovamente, arroventando anche in Ucraina. Dove si ricomincia di nuovo a morire. Inoltre, l'ammorbidimento, solo apparente, degli americani, sullo scenario mediterraneo, è imposto dal nuovo fronte di guerra che si sta aprendo in estremo oriente e che vedrà ancora una volta divise le potenze asiatiche.

Infatti, l'Onu sta già preparando un intervento militare contro la Corea del nord, dopo il lancio di un suo razzo nello spazio. Ancora una volta l'asse russo, cinese e americano, si schiererà contro una nazione da sempre alleata delle potenze socialiste, per ridurla in cenere, riportarla all'età della pietra, come è stato fatto con gli stati del medio oriente ed il Donbass. In Libia la situazione non è meno intricata. L'intervento militare ONU, cioè Nato, in quanto vi partecipano solo forze dell'asse atlantico, è bloccato per effetto del diniego della fiducia, del parlamento libico al governo di unità nazionale. Ed è tutto dire!

Dappertutto, nel mondo, ad ogni latitudine,ci stanno fronti di guerra aperti. Una follia generalizzata taglia il globo terracqueo, in tutta la sua circonferenza. Nata negli anni quaranta,  in funzione antinazista, l'alleanza tra USA, Russia e Cina, oggi, farebbe inorridire Hitler! Il mondo uscito dal secondo conflitto mondiale, non è certo migliore di quello precedente. L'unico aspetto di positività della realtà odierna è per le potenze vincitrici, per le quali ancora perdura uno stato di pace da oltre settant'anni!




23 febbraio 2016

Respinta dal veto di Francia e USA, la richiesta della Russia di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU, a favore del rispetto della sovranità nazionale ed integrità territoriale della Siria.

Di Andrea Atzori


La Francia e gli Stati Uniti, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU, pongono il veto sulla richiesta presentata dalla Russia di una risoluzione a favore del rispetto della sovranità nazionale e integrità territoriale della Siria.

Si diffonde da settimane, nelle cronache di guerra in Siria, il monito della coalizione militare Nato, cui aderiscono anche Turchia ed Arabia Saudita, di un prossimo intervento di terra delle sue truppe sul campo di battaglia, in cui si stanno affrontando senza esclusione di colpi, i terroristi armati dalle potenze coinvolte in questi interessi geopolitici e l'esercito lealista siriano, rafforzato dall'appoggio incondizionato dell'Iran e dei guerriglieri Hezbollah.

La Russia è entrata di prepotenza in questo conflitto dopo avere ormai assimilato la convinzione che non lasciava adito a dubbi, circa la gravità assoluta dell'andamento di questa guerra, che la chiamava in causa direttamente, e di cui, fino all'estremo si è sforzata di evitare di raccoglierne la sfida. Ne testimonia l'urgenza indilazionabile, la stessa fretta e velocità da record, con cui le installazioni militari sono state erette, i mezzi e gli uomini dispiegati.

I bombardieri Sukoi hanno iniziato, immediatamente, a martellare le postazioni dei guerriglieri sauditi, turchi e mercenari USA, distruggendo non solo arsenali e caserme, ma anche fonti di approvvigionamento di armi e risorse finanziarie, come ad esempio i pozzi petroliferi sottratti al legittimo governo siriano. L'effetto di questo sostegno militare, nel mezzo della mischia bellica, ormai in essere da quasi un lustro, ha condotto a ribaltare le sorti del conflitto.

Infatti, mentre i raid aerei anglosassoni, turchi e sauditi, già in esecuzione al ritmo di migliaia al giorno fin dal 2011, hanno solo raso al suolo le metropoli siriane, tanto che il loro accanimento si può paragonare a quello di un assassino sul cadavere della sua vittima, lasciando i guerriglieri del califfato ancora più forti sul terreno; il mondo ha potuto verificare con i fatti, solo dopo l'intervento della Russia, non con la propaganda mediatica scatenata dalla stampa occidentale di regime, la realtà della situazione in Siria. Lo Stato islamico ha subito gravissimi danni e rischia il tracollo definitivo, a causa dei bombardamenti russi non di quelli anglosassoni.

Alle prime avvisaglie dello scricchiolio dell'impianto bellico tirato su dalla coalizione arabo sunnita statunitense, la Turchia, principale protagonista di questa piano aggressivo ai danni della nazione siriana, ha cominciato a palesare i primi sintomi di intolleranza nei confronti della Russia, arrivata a scompaginare come un terremoto, le sue mire geopolitiche in quest'area mediorientale. L'abbattimento del bombardiere Su24 russo ne è una prova evidente.

Il coinvolgimento turco in questo conflitto è stato rivelato, in modo chiaro ed incontrovertibile, dai video pubblicati dalle forze armate russe sugli affari e le connivenze del governo turco con il califfato islamico. Immense colonne di autocisterne dell'Isis, piene del prezioso greggio estratto dai pozzi petroliferi siriani, dirette verso la frontiera turca. Nonostante i tentativi sempre in atto da parte dell'Onu, di giungere ad un tavolo di trattativa tra i protagonisti di questo mostruoso conflitto, la coalizione internazionale di cui sono membri integranti Turchia ed Arabia Saudita, continua, inesorabilmente, a minacciare un intervento di terra contro l'esercito siriano, ormai giunto a sbaragliare sul campo di battaglia quello dei guerriglieri da costoro sostenuto.

Nonostante le dichiarazioni di Kerry, segretario di Stato americano, diffuse in mondovisione, secondo cui gli Stati Uniti non hanno alcuna voglia di impantanarsi in una guerra contro la Russia in Siria, rimangono le perplessità legate al fatto che Erdogan, presidente turco, e re Salman, sovrano dell'Arabia Saudita, non hanno alcuna intenzione di mollare l'osso dopo gli ingenti investimenti finanziari profusi in questo progetto. Forze militari di entrambe le formazioni nazionali, sono state coinvolte in esercitazioni di terra e cielo proprio al confine della Siria, dove si stanno svolgendo i combattimenti tra siriani e guerriglieri.

Tanto che la Siria lamenta persino che nutrite raffiche di bombardamenti siano partite dalle postazioni turche contro quelle siriane. Dimostrando, in modo evidentissimo, cosa abbia sempre inteso la coalizione internazionale Usa per guerra contro Isis. Il bersaglio, l'obiettivo non è il terrorismo ma il legittimo governo siriano. Persino le vittorie conseguite sul campo dalle formazioni curde contro il Daesh, tali da contribuire in modo determinante alla sconfitta di questo nemico c.d. comune, vengono contrastate dall'esercito turco che non smette di cannoneggiarle, al fine di renderne il compito sempre più difficile. Tanto da rendere assai verosimile, che, nonostante gli Usa abbiano insignito del rango di alleati nella guerra contro Daesh, i combattenti curdi, ciononostante, l'ingresso della Turchia sul suolo siriano non sarà diretta contro i terroristi, ma contro i curdi ed i siriani.

Insomma, i tentativi di camuffare l'intervento militare USA in questo scacchiere internazionale, come lotta al terrorismo, addirittura fregiato e insignito del crisma dell'ufficialità di una copertura ONU, sono miseramente falliti sotto la mole enorme delle loro stesse contraddizioni, tanto evidenti e sfacciate, da renderle persino ridicole. Considerata e valutata la probabilità e l'imminenza di una discesa sul campo di battaglia dei due eserciti coalizzati di Turchia ed Arabia Saudita, con o senza l'appoggio ed il sostegno ufficiale o, molto più presumibilmente, mascherato, degli Stati Uniti e della Nato, la Russia ha deciso di procedere ad investire della questione l'organismo internazionale istituzionalmente, a ciò preposto, cioè il Consiglio di sicurezza dell'ONU, per verificare l'esistenza o meno, di una volontà precisa, consacrata in atto ufficiale di valore internazionale, sulla violazione del diritto internazionale, relativamente alla sovranità nazionale ed alla integrità territoriale dello Stato siriano.

Il risultato è stato che Francia e Stati Uniti, membri con diritto di veto del Consiglio di Sicurezza ONU, hanno respinto questa risoluzione, dichiarando, formalmente, nero su bianco, che la Siria non è uno Stato sovrano e pertanto non esista alcun obbligo nei loro confronti, di rispettarne l'integrità territoriale. Insomma, il diritto internazionale è stato riscritto ad uso e consumo della coalizione atlantica. Tutti gli Stati non sottomessi o succubi di costoro, non hanno alcuna dignità di Stati sovrani. L'ostracismo americano è l'unica legge che impera sul mondo.

Chiaramente, la Russia è stata avvertita e d'ora in poi non avrà alcun motivo per illudersi oltre. Se la Siria non è una nazione sovrana, tanto meno lo è la Russia. Infatti l'odio contro Assad è dovuto al fatto che costui è un alleato della Russia, considerata l'Impero del Male. Tale condanna pende anche sull'Iran e sulla Cina, oltrechè sull'India ed il Brasile. Cioè gli Stati oggi chiamati Brics, c.d. emergenti ed in passato terzo mondo, che stanno insidiando la supremazia economica e monetaria degli USA.

Il motivo per cui, nonostante la riottosità di questi popoli, la terza guerra mondiale sia ben chiaro essere inevitabile, dipende dalla loro disponibilità ad accettare il giogo di un nuovo colonialismo, ancora più feroce e sanguinario di quello passato, che pare essere assai improbabile, se non del tutto da escludere.

Per intanto la Russia rafforza la sua presenza in Siria, creando le strutture e gli impianti militari necessari per il dispiegamento delle armi più moderne ed avveniristiche di cui si è dotata. Un'invasione di terra da parte di formazioni militari ostili, verrà percepita come attacco diretto alla Russia. Una realtà deve essere chiara. La Russia non se ne andrà dalla Siria e non la si potrà costringere con l'uso della forza. Sarebbe guerra mondiale, alla quale Cina, India, Brasile ed Iran, non rimarrebbero spettatori passivi!

P.S. Un gravissimo attentato terroristico, con l'esplosione di due autobombe, nella città siriana di Homs, ha causato circa 40 vittime, quasi tutte civili. Non si contano i feriti. La possibilità concreta di una tregua in Siria, di cui si discute tra Russia e Stati Uniti, si può e si deve valutare con questo metro di misura.



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