ATTUALITA' POLITICA E POLITICA INTERNAZIONALE. GEOPOLITICA. POLITICA ECONOMICA. ECONOMIA INTERNAZIONALE. ANALISI E APPLICAZIONE DI PROGETTI DI TRASFORMAZIONE E INNOVAZIONE STRATEGICHE DI SISTEMI (POLITICO-ECONOMICO-SOCIALE). ATTUALITA' POLITICA E POLITICA INTERNAZIONALE. GEOPOLITICA. POLITICA ECONOMICA. ECONOMIA INTERNAZIONALE. ANALISI E APPLICAZIONE DI PROGETTI DI TRASFORMAZIONE E INNOVAZIONE STRATEGICHE DI SISTEMI (POLITICO-ECONOMICO-SOCIALE). anticovascello | ANTICO VASCELLO, BLOG DI ANDREA ATZORI | Il Cannocchiale blog
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  anticovascello [ Verità, Libertà, Giustizia ]
         

Se la ratio del liberismo è quella di impedire che un attore, terzo al libero mercato, possa inquinare con il suo potere regolamentare, l’esplicazione integrale del principio basilare della selezione naturale, in virtù del quale a vincere deve essere sempre e solo il più forte, l’intervento dello Stato a favore del perdente, con il suo sostegno finanziario, è da giudicare una violazione di quel principio. In pratica, il liberismo economico ha già fallito ma non lo si vuole ammettere.

 
 


17 ottobre 2017

Il tradimento russo ai danni di Corea, Iran e Siria. Corea del Nord e Iran sulle orme di Saddam e Gheddafi. La balcanizzazione della Siria.






Di Andrea Atzori 

  

Una predizione. Il Cremlino sta per autorizzare uno strike militare americano contro la Corea del Nord. 


Starebbe per dare, nel Consiglio di Sicurezza ONU, parere positivo all'intervento americano contro Pyongyang, togliendone il veto. La Cina si asterrebbe.  

  

Severe sanzioni contro la Corea sono state appena emesse dalla Russia. Dimostrando con ciò di nutrire più fiducia in Trump che non in Kim. A questo sarebbe finalizzata la tuttora persistente inerzia di Trump nell'applicazione delle sanzioni a Mosca.  

  

In Siria si va verso la spartizione del territorio, da cui verrebbe estromesso l'Iran ma non USA, Turchia ed Israele. Una totale resa da parte del super-cristiano Putin, manovrato da Kirill e Vaticano, su ogni fronte.  

  

La fretta di disimpegno dalla guerra in Siria, espressa a Netanyahu in Israele, dal ministro della difesa russo Soighu, mentre i caccia di Tel Aviv bombardavano sulle postazioni militari siriane, ha un senso univoco. Assad dovrà accontentarsi di avere salva la vita. Ma fino a quando? 


La guerra contro Isis è finita con la caduta farsa di Raqqa, dove ad essere bombardati non sono stati i tagliagole dell'ISIS, evacuati con l'aviazione USA persino in Afghanistan, ma la popolazione e le infrastrutture siriane. A Sud rimane insediato l'esercito americano a nord quello turco e l'Arabia Saudita già si sente legittimata in seguito al viaggio in Russia di re Salman.  

  

Israele proietta la sua ombra nera e lunga su tutto il territorio siriano adiacente ai suoi confini. All'Iran, per soddisfare le imposizioni di Netanyahu, pronto, in caso contrario, a entrare in Siria con le sue truppe, verrà vietato di mantenere la sua presenza in territorio siriano, sul presupposto che la guerra è finita. Ma la guerra sarebbe finita anche per tutti quegli altri che invece restano e che sono nemici di Assad e della Siria, non amici ed alleati!  

  

La Russia è scesa in Siria con il pretesto di eliminare lo Stato islamico, insidioso anche sul suo territorio, sollecitato in ciò anche da Vaticano e religiosi russi, sempre disponibili a fomentare conflitti religiosi; coscienti del fatto che proprio il fattore religioso avrebbe accomunato, avvicinato, russi ed americani, imparentati nella fede. Come se le guerre tra popoli cristiani, nella storia non fossero mai avvenute! 

  

Alla fine si realizzano i desiata di Netanyahu, di estendersi in Siria ed i piani di Washington di impossessarsi dei pozzi petroliferi siriani, nonchè quelli di Erdogan di espandere i suoi confini nel nord della Siria e quelli della Russia di tenere le sue basi militari navali sul Mediterraneo.


 Rivelando in ciò il senso autentico, reale della discesa sul campo di battaglia siriano da parte di Mosca, che non era quello di liberare la Siria dagli invasori coalizzati, bensì di effettuare, svolgere, una crociata di stampo religioso, contro l'integralismo islamico. 

  

Tutto si conclude come era già stato previsto, fin dall'inizio, dagli strateghi americani. Mosca in Siria, arretra verso il mare. Pronta per scappare ancora una volta, quando le acque si faranno, ancora una volta, minacciose. Putin si riscopre con le gambe molli.  

  

Gli USA già danno il via ai raid aerei nello Yemen sempre con il pretesto di combattere contro i terroristi islamici. In effetti per dare una mano all'Arabia Saudita che ancora lotta, come un coccodrillo, tentando di ingoiare lo Yemen, sostenuto dall'Iran.  

  

Un Iran senza alleati, come lo furono Saddam e Gheddafi, già condannato a fare la fine della Corea del Nord, ridotta in cenere radioattiva dalle esplosioni delle atomiche nordamericane. 




14 ottobre 2017

Trump revoca il trattato sul nucleare con l’Iran, investendo il Congresso americano del potere di imporre nuove sanzioni contro Teheran.

 
 

 




 

Di Andrea Atzori 








Dopo numerosi annunci in tal senso, nonostante il parere contrario dei suoi più stretti collaboratori, Trump dichiara ufficialmente, il ritiro degli Stati Uniti dall'accordo sul nucleare con l'Iran, siglato quando alla Casa Bianca era insediato Barak Obama. 





Non è mai stato un mistero questo dell'assoluta contrarietà del neopresidente americano alla soluzione diplomatica del problema dell'accesso dell'Iran nel club delle potenze nucleari. Infatti, oltre a Russia e Cina, nessun altro aspirante detentore di quest'arma micidiale, può mai diventarlo se alleato non degli Stati Uniti ma delle due superpotenze asiatiche. Infatti, oltre a Israele ed i paesi europei vincitori del secondo conflitto mondiale, cioè Gran Bretagna e Francia, solo Pakistan ed India sono annoverati tra gli Stati dotati di armi atomiche, che però non figurano ufficialmente, come alleati strategici della Russia o della Cina. Anche se enormi arsenali atomici sono presenti anche nelle basi militari USA di Italia e Germania, oltrechè in Arabia Saudita e Turchia. 


Per quanto concerne L'Arabia Saudita, sono da fare alcune considerazioni assai decisive. Infatti, questo paese ormai di fatto una potenza nucleare, è retto da un regime monarchico in cui al sovrano sono devoluti poteri assoluti, cioè tutto il potere è concentrato nelle sue mani. Non vige in Arabia Saudita il principio della divisione dei poteri, esecutivo, legislativo e giudiziario, in virtù del quale viene limitato il potere assoluto del sovrano. Principio che venne introdotto nei sistemi costituzionali europei in seguito alla rivoluzione francese. 


L'Arabia Saudita è ancora un regime di stampo tribale ancorato ad un passato storico che affonda nella notte dei tempi. In questo paese vengono ancora eseguite giornalmente, condanne a morte di centinaia di dissidenti politici  a cui viene, pedissequamente, negata la minima garanzia di rispetto dei più elementari diritti processuali che uno Stato di diritto non può disattendere.  Quando Trump, arringando alle truppe americane di stanza in Giappone, dice che l'America distruggerà ed estirperà tutti i regimi dittatoriali del mondo, con ciò riferendosi alla Corea del Nord, dice una grande sciocchezza, in quanto il peggiore dei regimi illiberali e di stampo assolutista è proprio un suo ferreo alleato in medio oriente, paese dotato dell'arma nucleare, in modo del tutto condiviso da ONU, Cina e Russia, che a questa realtà di fatto non hanno opposto la benchè minima rimostranza. Insomma, si tratta di un vero delirio politico dei tempi moderni, che fornisce una lampante dimostrazione del fatto per cui, i principi di carattere politico e i portati della storia non hanno un valore assoluto, ma sono direttamente proporzionali alla potenza economica e finanziaria, nonchè militare, delle Nazioni.   




Non è, quindi, un caso se tutti questi presidenti dei paesi che hanno tentato di munirsi di questa risorsa bellica, senza godere dell'appoggio degli Stati Uniti, abbiano fatto una brutta fine. I loro paesi distrutti e loro stessi uccisi. Questo è accaduto in Iraq e Libia, dove Saddam Hussein e Gheddafi, sono stati giustiziati sommariamente, senza avere riconosciuto neppure il diritto ad un giusto processo. La Siria e l'Afghanistan, hanno subito aggressione indipendentemente dal fatto di avere avviato un programma nucleare. Quindi, sulla base di altri presupposti se non quelli di un progetto sionista ed angloamericano di destabilizzazione di un’intera regione per fini geostrategici e di accaparramento delle risorse naturali, in particolare petrolio, di cui questi paesi mediorientali sono, estremamente, ricchi. 




Infatti, la Siria è stata accusata di essere retta da un regime di stampo autoritario e assolutista, non rispettoso dei principi di libertà e democrazia che gli anglosassoni si considerano legittimati ad imporre e salvaguardare in tutto il mondo, per non si conosce quale potere superiore loro attribuito e da chi, dal momento in cui le Nazioni Unite non hanno mai autorizzato queste aggressioni a danni di Stati membri, a pieno titolo, della comunità internazionale. Non ci vuole molto per capire che su nient’altro poggi una tale infondata pretesa se non sulla superiorità bellica a cui, è scontata la convinzione, non esista alcun avversario in grado di opporre resistenza. 




E' assai chiaro, pertanto, tutto si risolva in una sfrontata e prepotente azione aggressiva fondata sulla forza brutta, in aperta trasgressione e violazione dei più elementari principi del diritto internazionale, a cui sarebbe dovere proprio della comunità internazionale porre rimedio, con le buone o con le cattive. Ciò che più rende sconcertati è la considerazione assai lucida ed incontestabile che, andando di questo passo, se non si cominciano a fissare dei paletti a questa infinita serie di violenze ai danni di popoli organizzati in comunità statali, le conseguenze sono già, ampiamente scontate. Come infatti, abbiamo avuto modo di sperimentare in questi ultimi anni, arriverà il momento fatidico per cui verrà notificato anche ad un paese come la Russia, potenza nucleare di primo piano, dotata di un arsenale capace di ridurre in cenere radioattiva l’intero pianeta, l’ordine di sfratto. 




Ma oltre alla Russia, nella stessa situazione si trova anche la Cina, altra potenza nucleare il cui potenziale bellico non è da meno. Ora, il pretendere di andare avanti di questo passo come se niente stesse accadendo è solo la strada più corta per il disastro, verso cui l’uomo moderno ormai corre alla velocità della luce, come si trattasse di una legge di natura a cui non si può sottrarre. Mosca ha fiutato l’inganno nel momento stesso in cui, dopo la rivoluzione di Maidan, ha cominciato a rendersi conto della fredda realtà in cui veniva ad essere catapultata. Quel momento fatidico che non avrebbe mai pensato di dover rivivere si era invece materializzato. Per questo motivo ha dissotterrato l’ascia di guerra ed ha cominciato a innalzare quelle barricate a cui le sue drammatiche esperienze storiche l’hanno ormai ampiamente preparata. 




L'azione di resistenza e contrapposizione della Russia, al nemico dichiarato, non si è limitata ad esplicarsi lungo i confini delle sue frontiere occidentali, in cui il dispiegamento di forze dell’alleanza atlantica si è fatto sempre più imponente, avendo ormai, ampiamente compreso l’amara lezione per cui, rimanere inerti e succubi delle iniziative internazionali dei suoi avversari, era in pratica divenuta una forma di suicidio. Una Russia del tutto annichilita, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, rannicchiata dentro ai suoi confini, timida e impaurita, non era proprio la strategia più adatta per preparare la resa dei conti finale con il nemico mortale. 




Una nazione ormai militarmente resuscitata la Russia, oltrechè depurata del virus della corruzione che l’aveva dilaniata durante il passato regime socialista. Secondo questi parametri deve essere misurato il senso della sua decisione di scendere in guerra in Siria a difesa del suo fedele alleato Al Assad, legittimo presidente siriano, ormai assediato e senza più speranze nella sua roccaforte di Damasco, dove i terroristi islamici armati ed equipaggiati dalle nazioni occidentali e dall’Arabia Saudita, l’avevano ormai accerchiato, pronto per una resa inevitabile e definitiva. La discesa in campo della Russia ha scompigliato le carte già calate e stese sul tavolo da gioco di questo conflitto talmente efferato che la storia umana non ha mai conosciuto l’eguale, neppure nel finora ultimo conflitto mondiale. 




Russia ed Iran sono riuscite, nonostante le forze assai limitate dispiegate sul campo, a ribaltare le sorti della guerra e liberare quasi l’ottanta per cento del territorio siriano dalla occupazione dei terroristi islamici che avevano ormai invaso quasi tutto il territorio siriano, fino a stabilirvi un proprio Stato chiamato Daesh. L’abilità di Putin in questo conflitto è stata quella di essere riuscito a mettere l’uno contro gli altri tutti i suoi nemici fino a farne rientrare alcuni tra i più forti e terribili protagonisti, come la Turchia e l’Arabia Saudita, dentro la sua stessa sfera di influenza. Ecco il motivo per cui oggi, Israele trema e gli Stati Uniti fanno difficoltà enormi a ingoiare un rospo tanto amaro. 




A combattere questa guerra Washington è rimasta da sola, con l’aiuto solo dei Curdi e dell’ISIS. Nei confronti della comunità internazionale, inoltre, la posizione dei nordamericani si è fatta assai delicata, in quanto è divenuto palese il fatto che la loro presenza sul territorio di un paese sovrano straniero non è suffragata da alcuna norma di diritto. La loro presenza in Siria è contro il diritto internazionale, essendo nient’altro che degli invasori senza alcuna legittimità. La loro guerra è persa, irrimediabilmente, a meno che decidano di scendere in campo direttamente contro la Russia. I rapporti tra Mosca e Washington si stanno sempre più deteriorando e non solo per il caso Russiagate. 




E’ divenuto ormai chiaro e lampante come alla luce del sole, che se non fosse per l’estrema forza di nervi degli statisti russi, la situazione sarebbe già precipitata e non solo per il conflitto in Siria e per quello ormai incipiente in Corea del Nord; ma, in modo particolare, per l’estrema ferocia, tale da esplicare l’odio più profondo, con cui i rappresentanti del potere istituzionale USA si rivolgono ai loro omologhi russi. Trump ha ormai gettato la maschera dietro a cui celava tutto il suo livore contro il Cremlino. La sua politica internazionale si è rivelata essere assai più pericolosa di quella del suo predecessore Obama. Dovunque non fa altro che minacciare interventi armati e si capisce non avere altre frecce da scagliare dentro alla sua faretra. 




Che Trump non fosse un amico di Putin era ben prevedibile. Le sue esternazioni in campagna elettorale erano solo falsità finalizzate a vincere le elezioni. In occasione del suo primo viaggio all’estero da presidente, ha irretito i sauditi con contratti miliardari di vendite di armi. Ma oggi, che il re Salman giunge a Mosca da Putin per esprimere tutta la sua conferma ed accettazione degli esiti della guerra in Siria, fino a concludere negoziati di compravendita di armi russe fantascientifiche come i missili S.400, Trump rimane spiazzato e si rende conto di essere rimasto ormai isolato lui, anzichè Putin o Hassan Rouhani. Salman dichiara a Putin di riconoscere il fatto che Assad sia il legittimo presidente della Siria e di rinunciare a chiederne la destituzione. Quindi il problema rimangono solo Israele e Stati Uniti, rendendo con ciò assai evidente il fatto che proprio loro sono stati i primi istigatori della rivolta contro Assad e finanziatori dei terroristi islamici. 




Il territorio siriano è stato quasi del tutto liberato, ma ISIS rimane ancora arroccato nella zona sud di esso, dove si trova la sua capitale Raqqa e le roccaforti di Deir Ezzor e quelle altre ormai occupate dalle truppe inviate dal Pentagono per, ufficialmente, combattere i terroristi, ma in effetti per impedire che l’esercito siriano possa estendere il suo dominio anche a queste ultime propaggini del suo territorio, molto importante strategicamente, in quanto, lungo di esso scorre il fiume Eufrate che segna il confine tra Siria e Iraq. Ma è anche importante in quanto, trattandosi di una sottile striscia di territorio, attraverso di esso potrebbe riannodarsi il filo conduttore delle comunicazioni tra esercito siriano e iraniano, rendendo possibile il passaggio di truppe, armi e mezzi militari tra i due paesi, di cui molto avrebbe da preoccuparsi Israele, essendo questo ciò che sperano i guerriglieri libanesi di Hezbollah, terrore dello Stato ebraico. 




Netanyahu ha paura che questo incubo si avveri e si divide tra Mosca e Washington, al fine di scongiurare questo evento. Minaccia un intervento diretto delle sue truppe sul territorio siriano se dovesse materializzarsi questa eventualità. La posizione delle truppe USA lungo questo confine è strategica anche per questo. Da qui possono impedire che l’esercito siriano possa fluire oltre l’Eufrate, anche se è stata già la Russia ad avere steso un ponte mobile proprio sopra questo fiume, con ciò lanciando una sfida finale agli USA. Finora, le basi statunitensi si sono limitate a bombardare l’esercito siriano ogni volta questo attaccasse i guerriglieri dell’ISIS, che quindi ne approfittavano per passare al contrattacco. In questo particolare scenario è maturato l’evento che ha causato la morte del generale russo Asapov. 




Il portavoce del ministero della difesa russo gen. Konashenko, ha accusato gli Stati Unti di essere i responsabili di questo omicidio, in quanto solo loro potevano avere le coordinate esatte della posizione in cui si trovava l’alto ufficiale russo. In pratica l’alleanza tra ISIS ed USA è ormai alla luce del sole. Ed ecco spiegato il motivo per cui Trump odia l’Iran tanto da avere revocato l’accordo sul nucleare. Infatti, se tutti i poteri internazionali, dall’ONU, all’Ue alla Russia ed alla Cina, tutte nazioni firmatarie del trattato, sono del tutto concordi nel riconoscere che l’Iran sta rispettando tutte le clausole di questo accordo siglato dalle potenze internazionali, per quanto riguarda la questione nucleare, come mai solo gli Stati Uniti decidono di tirarsi indietro? Anche la UE afferma di non capire questa decisione del presidente americano e minaccia di schierarsi dalla parte di Russia e Cina. 




Il chiarimento di Trump non si fa attendere, infatti egli dichiara ufficialmente che la sentenza di condanna dell’Iran è dovuto al fatto che questa Nazione ha distrutto i disegni degli Stati Uniti di rovesciare Assad e quindi sarebbe da qualificare come Stato terrorista. In pratica viene con ciò certificata la tesi che per non essere tacciati di terrorismo si deve sempre essere schierati dalla parte degli Stati Uniti. Tutto ciò, nonostante sia lampante la falsità assoluta di una tale teoria, essendo infatti l’Iran un paese che, con la Russia è l’assoluto protagonista della sconfitta dello Stato islamico chiamato Daesh in arabo, ISIS altrimenti, mentre gli Stati Uniti lo hanno sempre e solo armato e finanziato, come protagonista assoluto della guerra per procura combattuta per conto di Washington contro la Siria di Assad. 




E’, pertanto, evidentissimo, quanto sia fondata la tesi del presidente nordcoreano Kim Jon Un, secondo cui, contro il pericolo di un attacco militare americano non esista altra migliore garanzia proprio del possesso di un potente arsenale atomico. Ma il sospetto è che non sia sufficiente neppure questo e che, comunque, gli statunitensi siano decisi di portare il mondo alla catastrofe nucleare. Forse sono convinti che la Russia, la potenza nucleare più potente con quella americana, non reagirà mai in caso di guerra globale. Confidando sullo spirito ascetico dei russi, pronti all’auto-immolazione pur di fare la volontà del loro dio, così come certificata da santa romana chiesa. Francamente non ne sarei altrettanto convinto ed anzi, per sicurezza, mi farei scudo della riserva del dubbio! 






4 ottobre 2017

Mentre la Russia festeggia ancora la vittoria in Siria, aumentano le perdite dei suoi alti ufficiali dell'esercito, vittime di attentati terroristici.









Di Andrea Atzori

Lo avevano promesso gli americani. I soldati russi torneranno in patria dentro a sacchi di plastica.

Gli alti ufficiali uccisi in attentati terroristici in Siria si stanno moltiplicando e il ministero della difesa russa ha già puntato il dito contro l'esercito americano e la coalizione internazionale da questo guidata. La sconfitta sul terreno dei terroristi islamici ha trasformato la tattica militare americana, facendola rientrare nei vecchi schemi della guerriglia sperimentata in Afghanistan.

I servizi di intelligence USA, forniscono ai guerriglieri ISIS le coordinate per piazzare ordigni esplosivi o colpire con colpi di mortaio, con precisione millimetrica, i posti dove operano i militari russi. Queste morti non sono quindi casuali. Sono queste, tecnologie che solo gli eserciti di nazioni molto potenti possono avere. Non rientrano certo nelle potenzialità belliche dello Stato islamico.

Per cui i quadri dirigenti dell'esercito russo, cominciano a interrogarsi. E forse riescono anche a comprendere, finalmente, quanto la presenza militare USA in Siria non sia diretta contro Daesh, ma contro le loro forze militari dislocate in territorio siriano. Insomma, forse si stanno rendendo conto che l'intesa con gli americani sulla guerra contro ISIS, in effetti è solo una sonora fregatura, che serve solo a mantenere in Siria, illegalmente, un potere straniero senza alcuna legittimazione internazionale ma con l'esclusivo scopo di contrastare il successo delle operazioni militari russo-siriane.

Come abbiano fatto i russi a prestare affidamento sugli americani è cosa assai difficile da comprendere. Possibile siano così ingenui? Il fatto però che stiano cominciando ad interrogarsi è già un forte campanello d'allarme di cui si dovrebbero preoccupare proprio gli statunitensi. Un attacco frontale tra russi e americani in Siria sarebbe un modo sicuro di finirla per sempre con queste pericolosissime collusioni, coabitazioni e connivenze, tanto improbabili quanto colme e dense di terribili conseguenze.

Non ho ancora capito se i vertici dell'esercito russo abbiano fatto tesoro dell'esperienza della guerra in Afghanistan oppure se ancora siano esposti agli stessi errori che altra causa non hanno se non la loro incapacità psicologica di vedere negli americani non solo un nemico, ma "il nemico" per antonomasia.

Non riescono a capacitarsi all'idea che una grande guerra contro Washington sia inevitabile e che bisogna cominciare a gestire questo nemico, nell'ottica di questa realtà inoppugnabile. Se Mosca insiste a chiudere gli occhi dinanzi alle continue violazioni della sovranità territoriale siriana da parte di Israele e degli statunitensi, l'unico esito che potrà sortire questo conflitto sarà quello di una sconfitta pari a quella subita in Afghanistan.

I russi, pure dotati di armi micidiali tra le più potenti al mondo, hanno però paura. Preferiscono scappare piuttosto che confrontarsi, da pari a pari, con il nemico dichiarato. La Russia, la nazione più demonizzata, non riesce a demonizzare il suo rivale. Un'insicurezza che le sarà fatale. Colpa di una classe dirigente troppo avvezza ormai, agli agi ed ai lussi del mondo occidentale. Tanto che si riconosce più in occidente che in oriente.

Insomma, pare che Attila, ancora una volta, sia stato bloccato da Leone Magno, come sul Mincio nel 452! I canali tra il Cremlino ed il Vaticano sono attivi come non mai. Andando a scavare si trova sempre sotto, una fiumana di soldi. Altro senso a questo strano fenomeno non esiste. La corruzione è la linfa che fa girare gli affari internazionali.

La salvezza della Russia non sono mai stati i suoi dirigenti, ma come certificato dal presidente dell'Accademia moscovita di storia russa, il suo stesso popolo, solo dopo però avere perso tutte le speranze di salvezza. Dopo, cioè avere subito un attacco diretto al suo stesso cuore. I suoi dirigenti spariranno nelle nebbie della tundra, non lasciando più alcuna traccia. Ciò che sta accadendo è qualcosa di incredibile.

Un fenomeno che sta ai limiti della razionalità umana. Gli osanna per una vittoria ormai conseguita in Siria, si stanno trasformando in una vergognosa ritirata. Mentre il nemico, ad appena due passi, ride senza ritegno. Senza quasi sparare un colpo se non qualche attentato terroristico mirato contro i più alti ufficiali dell'esercito. Una vergogna inaudita. A questi eccessi si giunge quando ci si rifiuta di affrontare, armi in pugno, quel nemico che non fa altro che insistere nelle sue provocazioni.



Nota Bene


Il patriarca ortodosso di Mosca Kirill non perde occasione per raccomandare a Putin di mantenere rapporti di collaborazione con Washington, nella lotta contro l'estremismo islamico in Siria. Russia e Nord-America sono due grandi Nazioni cristiane che, nelle intenzioni di questo capo della cristianità, dovrebbero mantenersi unite e schierate contro tutte le altre religioni. Insomma, ovunque nel mondo, Kirill, non vede altro che conflitti di religione da soggiogare con la forza delle armi, e siccome gli eserciti più forti sono quelli delle Nazioni cristiane, viene facile per lui ottenere la vittoria tanto auspicata. Per questo Putin non ci pensa neppure a mettersi contro USA ed Israele in Siria. Il punto debole di questa neo concezione confessionale degli Stati moderni, che fa sprofondare la politica e le ideologie nella notte dei tempi, è che per gli statunitensi il discorso dei rapporti con i russi è molto diverso anzi antitetico. La demonizzazione della Russia è un fatto ormai assodato e definitivo per tutta la comunità nordamericana. Russia è il male da abbattere, l'occhio di Sauron. In pratica Kirill, non fa altro che portare acqua al mulino del grande nemico della Russia, dichiarata, ufficialmente, dal congresso americano, con provvedimento legislativo, "unico vero, grande nemico degli Stati Uniti d'America". Putin si sa è una creatura di Kirill. Senza il suo sostegno non è nulla; deve obbedire alla lettera le sue raccomandazioni. Dopo la fine dell'Unione sovietica, la Russia è sprofondata in un nuovo impero zarista, reazionario e oscurantista, di stampo e impronta, esclusivamente, religiosa. Ma se questo è Kirill per Mosca, figuriamoci cosa è il tanto, all'apparenza assai premuroso, nei confronti di Putin, Sommo Pontefice Romano. Papa Francesco sta preparando un grande viaggio a Mosca ed ha già inviato il suo Segretario di Stato Card. Parolin al Cremlino, per un approccio sia con Lavrov, ministro degli esteri russo, sia con lo stesso Putin. Dalle informazione fornite dalla Stampa, oggetto dei colloqui è stato, prevalentemente, il panorama politico internazionale, ma in modo assai speciale l'attenzione è stata soffermata sulla guerra in Siria. Quindi, agli sforzi di Kirill, si sono sommati quelli anche più potenti del Vaticano.

Ecco il motivo assai chiaro per cui la Russia non potrà mai mettersi di traverso all'esercito americano in Siria e che dopo avere liberato oltre l'ottanta per cento del territorio dal Daesh, si ritroverà con un pugno di mosche in mano, in quanto sarà costretto a retrocedere dinanzi all'avanzata dell'esercito statunitense, le cui formazioni militari vedranno la strada spianata proprio da quello che i grandi capi della cristianità dichiarano essere l'unico nemico da combattere in Siria, cioè Daesh. Intanto gli alti ufficali generali russi muoiono sotto l'esplosione degli attentati terroristici ordinati dagli americani e commissionati ai tagliagole dell'ISIS.

Quello che noi umani chiamiamo destino non è altro che il disegno partorito dalle menti dei grandi sacerdoti dei vari culti religiosi che si sono succeduti su questo pianeta, fino dalla notte dei tempi. A parte le innovazioni scientifiche e tecnologiche prodotte dalle menti dei grandi geni della scienza, non esistono altri significativi progressi nell'ambito dell'organizzazione umana, rimasta sempre allo stesso livello di quello da cui è governato tutto il mondo animale. In particolare l'uomo copia più dagli insetti che non da altre forme di vita animale. Non per nulla, gli scienziati hanno scoperto che nel DNA umano vi stanno legami molto stretti con quello di Api e Formiche, nonchè dei rettili. Forme di aggregazione elementare che fanno dell'essere umano niente di eccezionale, anzi, direi anche al di sotto di altre specie di viventi tra cui pratiche orride come quelle dell'aborto, sono del tutto sconosciute, mentre viene riscontrato quello del suicidio anche di massa. L'unico sistema politico capace di differenziare l'uomo dalle altre forme di organizzazioni sociali di tipo animale, sarebbe stato quello socialista. Un vero salto di qualità. Che, però, sappiamo come è finito, sotto l'onda d'urto della revanche sacerdotale. Il vero rischio per una guerra mondiale combattuta con gli ordigni nucleari e conseguente fine della vita sul pianeta Terra, sarebbe stato proprio quello di un diniego allo scioglimento dei regimi socialisti. Solo allora, in questa circostanza, la fine del mondo ci sarebbe stata. Ma finchè i clericali saranno sempre ben pasciuti, con le loro banche grondandi danaro, oro e gioielli, le più ricche al mondo, questo rischio non esisterà. Potranno anche morire tutti i generali dell'esercito russo, ma tutto si risolverà in una grandissima abbuffata di parassiti mai sazi a sufficienza.






3 ottobre 2017

Sulla strada per la secessione, la Catalogna è già in guerra!












di Andrea Atzori

Nelle costituzioni moderne non è riconosciuto il diritto alla secessione territoriale per referendum popolare.

Insomma, ho seguito nel lontano 1969, tutte le lezioni di diritto costituzionale del grande maestro Professor Alessandro Pace, superando l'esame a pieni voti.

Quando si parla di principi cardine della costituzione ci si riferisce a materie sottratte al potere dispositivo del legislatore anche tramite la procedura di revisione costituzionale prevista dall'art. 138 Cost.

Tra questi principi cardine, i c.d. perni attorno a cui ruota tutto il sistema costituzionale, rientra anche la sovranità territoriale dello Stato, la sua integrità territoriale. Se è vero che la sovranità nazionale appartiene al popolo, non è vero, però, che al popolo sia tutto concesso. Infatti, vi sono dei principi c.d. cardine, sui quali lo Stato stesso è costruito, su cui poggia le sue fondamenta, che non possono mai essere oggetto neppure di revisione costituzionale. Anche il legislatore costituzionale, pure volendo, non può modificarli.

Quindi, questi ignoranti di politici e giornalisti, la smettano di dire fandonie. Con i muscoli possono ricoprire uno scranno parlamentare, ma non possono distruggere uno Stato. Perchè le lotte per costruire o distruggere gli Stati le fanno gli eserciti non i bulli.

Mettersi di traverso su questo versante costa assai caro. Basta meditare sul destino del popolo siriano e di altri popoli aizzati contro i loro stessi governi e poi, irrimediabilmente, distrutti da potenze straniere intervenute apposta per occuparle militarmente e colonizzarle.

E questa verità si coglie molto chiaramente nella diversa, anzi antitetica reazione dell'Unione Europea ai casi analoghi di Kosovo, Crimea, Donbass e Catalogna. Infatti quando si tratta di secessioni in Stati sovrani europei come questa della Catalogna, allora non vale lo stesso principio espresso dalla Corte di giustizia europea per la secessione del Kosovo, secondo cui con un referendum popolare si può conseguire l'indipendenza nazionale. Il presidente della Serbia Alexsandar Vucic, non ha perso occasione per accusare l'Unione Europea di ipocrisia.

Torna molto attuale la predizione di Putin, proprio in occasione di quella pronuncia giurisprudenziale del massimo organo di giustizia europea, secondo cui, rendere lecite le secessioni per consenso popolare, sarebbe stato come sturare il vaso di Pandora.

Ma come detto, la stessa Commissione Europea, reagisce diversamente, a seconda se questi colpi di piccone alle sovranità nazionali siano inferti contro Stati europei oppure contro altri extraeuropei. Nel caso della Crimea, la Russia, memore del caso Kosovo non ha esitato ad agire di conseguenza.

Ma l'Europa non ha riconosciuto l'annessione della Crimea alla Russia, nonostante il referendum popolare e tanto meno gli Stati Uniti. Per quanto riguarda il Donbass la guerra è ancora in corso, con il sostegno attivo dell'alleanza atlantica, quindi sia del Nordamerica che dell'Europa. Le conseguenze del referendum popolare della Catalogna, saranno terribili.

Da paese ricco ed evoluto, diverrà un ammasso di macerie, terra di scontri militari tra eserciti stranieri contrapposti, scesi in campo, esclusivamente, per l'appagamento di istinti primordiali, cioè uccidere e distruggere.

Nota bene. Secondo il grande filosofo del diritto Hans Kelsen, la legge proviene dalla forza. Infatti gli Stati li costruiscono gli eserciti non i popoli.

Una volta instaurato un potere statuale, solo una forza superiore lo può distruggere, ci vuole, cioè, un'altra guerra. Ecco il motivo per cui le costituzioni nazionali non ammettono le revisioni costituzionali sul tema della secessione. Se il popolo catalano cerca la morte, forse non è vero poi che stia tanto bene, come vuole apparire.

E mi fa pena vedere tanti giovani ed anche bambini ed anziani, soggiogati ed aizzati da poteri stranieri nemici della Spagna, in cui molto facilmente ci stanno tanti clericali, andare diritti, contenti e giulivi verso un simile tragico destino.





18 settembre 2017

In Corea del Nord è scattato il conto alla rovescia. La grande guerra è ormai alle porte. I contendenti affilano le armi! Il momento è drammatico.













Di Andrea Atzori

Si, parrebbe proprio che la nuova guerra di Corea sia pronta ai nastri di partenza. Trump manda una squadriglia di F35 e bombardieri a sganciare bombe ai confini della Corea del Nord. Kim Jong Un, da le ultime sistemazioni al suo programma nucleare. 

La tensione è rovente al punto giusto, mentre il presidente della Corea del sud non cessa di dichiarare che la guerra non è possibile ed anzi si prepara un'era di collaborazione, anche economica, con Cina e Russia e la stessa Corea del nord. Tutti paesi confinanti questi dell'estremo continente asiatico, le cui economie, volenti o nolenti, sono interconnesse.

Ma si capisce che i venti di guerra spirano più dall'America che non dall'Asia stessa. Anche se Tokio e Seul non fossero concordi con un disegno, direttamente preordinato a mettere a ferro ed a fuoco l'intera area geostrategica in questione, esse non potrebbero impedirlo. 

Ciò che lascia allibiti è la faciloneria con cui queste ipotesi di guerra mondiale vengono propagandate dai nostri organi informativi. Leggendo gli articoli più recenti pubblicati sul web, parrebbe che tutto si risolverebbe in una passeggiata, anche nel caso di intervento della Cina, il cui esercito di terra è già schierato alle frontiere della Corea del Sud, con una forza di circa 200.000 uomini e vi conduce da tempo, esercitazioni assai imponenti. 

Mentre la flotta navale mostra i muscoli nelle aree adiacenti alle Coste Coreane assieme a quella russa, a poca distanza da quella statunitense e giapponese. Mosca ha fatto sorvolare i cieli della Corea del nord con i suoi caccia bombardieri,  a significare che in caso di intervento USA non rimarranno a guardare.

 Inoltre esiste la questione molto grave delle postazioni di missili antimissile Thaad schierati in territorio sudcoreano, che entrambe le superpotenze asiatiche considerano un pericolo per la loro sicurezza. Se Trump desse l'ordine di invasione della Corea del Nord, tutto questo enorme, mastodontico apparato di forze militari schierato ad hoc, verrebbe subito messo in movimento. 

Anche perchè entrambe queste Nazioni asiatiche, pur animate dai migliori intenti, non tollererebbero, in modo assoluto, una interferenza  americana in quello che considerano il loro cortile di casa. E' come se Putin o Xi jinping inviassero i loro eserciti a stanziare in Messico o Colombia, dopo averne travolto con la forza delle armi la resistenza. 
C'è chi trova normale che gli Stati Uniti distruggano con  le bombe tutti i paesi amici della Russia o della Cina, non riflettendo neppure un poco a cosa succederebbe se fossero invece loro, russi e cinesi, ad attaccare un piccolo Stato dell'alleanza atlantica.  Che ciò dipenda dal fatto che le due Nazioni asiatiche non possano permettersi di affrontare i nordamericani da pari a pari, cioè per mancanza di forze militari, è tutta una questione da dimostrare. 

La Cina già aspira a togliere agli USA la loro supremazia economica a livello mondiale, e quindi anche quella militare. Gli stessi americani la temono e mettono le mani avanti proprio per scongiurare questa eventualità. Ma è chiaro e lampante come la luce del sole che, così stando le cose, l'ipotesi meno plausibile è proprio quella che sembra stia per verificarsi. 

Cioè l'invasione militare della Corea del Nord, da parte dell'esercito americano, senza che questo provochi la reazione rabbiosa di Pechino, già messa alle strette sulla questione delle isole Spratly, nel Mar cinese meridionale, sempre per ambizioni di supremazia geopolitica posta in discussione dagli statunitensi.

 Si obietta che a Washington basta la leva delle sanzioni economiche per mettere a tacere ogni velleità degli avversari. Stolti che non si rendono conto. In caso di guerra, saranno le armi a tuonare non i dollari. I dollari, infatti, bruceranno e saranno proprio le armi a farlo. I Popoli combatteranno per la vita e non avranno altro da sperare.
 Ma pare incredibile che siano proprio gli americani a disprezzare in questo modo la loro stessa vita. Ben sapendo il costo enorme di una guerra su un territorio, come quello americano, in cui l'urbanizzazione è un fenomeno che non ha eguali nel mondo. La Cina non può esimersi dal reagire, violentemente, all'intervento americano in Corea. Infatti, la Cina di oggi non è più quella degli anni cinquanta.
 
La verità è che ad Washington non va giù questo boccone amaro e sono disposti a giocarsi tutto, anche se sanno bene che questo sarebbe un errore gravissimo e le ginocchia tremano loro anche solo al pensarci. Infatti, sono ormai mesi che questa minaccia di aggressione militare al piccolo Stato asiatico coreano, viene propagandata con un altissimo eco in tutta la stampa del mondo occidentale ed oltre, ma ancora si aspetta che si concretizzi. 

La tensione si sta alzando sempre di più a livelli, veramente, straordinari. I moniti della Russia, per bocca del presidente Putin, che dichiara, ufficialmente, non esistere altro sbocco alla crisi se non quella diplomatica, non hanno alcun effetto su Washington.
 Sia Mosca che Pechino sono unanimi su questo punto. Le esercitazioni militari devono essere bloccate in entrambi gli schieramenti. Non può essere solo Pyongyang a dover subire ultimatum. Anche la coalizione opposta deve astenersi dalle provocazioni. Non esiste alternativa al riguardo. 
 
Per di più la Casa Bianca si muove fuori dal quadro di legittimità internazionale, in quanto non gode di alcuna autorizzazione da parte dell'ONU. Il suo interventismo è stato fondato sempre ed esclusivamente, sulla forza. Pertanto si tratta di prevaricazione e dimostrazione di violare i principi che governano i rapporti tra le Nazioni. 
Sono solo convinti che non esista nulla e nessuno in grado di contrastarli e raccoglierne la sfida. Si tratta di pura e semplice barbarie. Eppure si atteggiano a paese emblema di civiltà e cultura. Sono arrivati a dipingere le loro guerre come metodi di esportazione delle democrazie nell'intero pianeta, tanto per camuffare un piano di costruzione di un impero mondiale neocolonialista. 

Si dimostrano tanto tracotanti solo in quanto contano sul fatto che Mosca e Pechino  non avranno mai il coraggio di mettersi di traverso. Ma la realtà è ben diversa. Come dimostrato dall'intervento militare russo in Siria, e dai passi da gigante fatti dalla Cina sia in campo economico che militare, quei tempi di assoluto predominio mondiale americano, stanno ormai svanendo.

I problemi a livello planetario, provocati proprio dalle politiche belliciste delle potenze occidentali, hanno messo con le spalle al muro anche i leader più moderati e benpensanti come Putin o Xi Jinping, ai quali una resa dei conti militare proprio adesso che le loro economie girano a pieno ritmo e sperimentano un'evoluzione senza precedenti in ogni campo dell'attività umana, non è certo conveniente ed auspicabile. Ma se messe alle strette, di sicuro reagiranno. E sarà l'apocalisse!




12 settembre 2017

Carabinieri e studentesse a Firenze, una abbinata non proprio felice.

 


 
 
 
 
 

Di Andrea Atzori

 

A Firenze accadde, non molto tempo fa, un altro fatto analogo, in cui una pittrice americana, fidanzata con un ragazzo milanese da cui si era appena lasciata, all'uscita dalla discoteca, rimorchiò un ivoriano e se lo portò a casa. Costui la rimpinzò di droga, ci fece sesso e poi la uccise. Dopo l'arresto confessò e la storia finì così.

 

Episodi di squallida quotidianità, in cui stavolta a fare scalpore c'è il fatto che le persone coinvolte nello scandalo sono due tutori dell'ordine, carabinieri, appunto, che avrebbero accompagnato a casa con l'auto di servizio le due studentesse ubriache e drogate, appena uscite dalla discoteca. Un'opera buona, parrebbe, che invece si è trasformata in un dramma. Infatti sono stati entrambi denunciati per violenza sessuale.

 

L'aggressione si sarebbe scatenata all'ingresso del palazzo in cui le due donne abitavano. Divergono le ricostruzioni dei fatti da parte di presunte vittime e presunti stupratori. Mentre le prime affermano essere state accompagnate all'interno del palazzo dagli agenti in divisa senza il loro consenso, gli altri, al contrario dichiarano di essere stati invitati dentro casa dalle ragazze.

 

La violenza si sarebbe consumata nelle scale per una coppia e nell'ascensore per l'altra. E' in corso l'analisi del DNA sui reperti biologici rintracciati sui vestiti delle vittime e nei luoghi in cui il fatto è stato compiuto. Una vicenda gravissima che infanga l'arma dei carabinieri, anche perchè è stata usata l'auto di servizio per compiere questo ignobile atto. Ma uno dei carabinieri, quello più anziano, di circa 45 anni sposato con un figlio, si è recato dal magistrato che coordina le indagini, con  il suo avvocato per dichiarare che effettivamente, ha consumato un atto sessuale con la studentessa che lo accusa, ma che costei era consenziente.

 

All'obiezione secondo cui il consenso non si presume in persona ormai preda di sostanze alcooliche o stupefacenti, ha risposto di non essersi accorto che costei fosse non in condizioni di intendere e di volere. C'è chi sospetta sul fatto che i carabinieri consumarono l'atto sessuale sulle scale e sull'ascensore, piuttosto che in casa. Se le studentesse avessero, veramente, deciso di avere un rapporto sessuale e fossero perciò consenzienti, li avrebbero invitati ad entrare in casa. Ho l'impressione però, che la questione non sia decisiva.

 

Forse furono i militari che non vollero entrare. Infatti, dentro quella casa abitavano anche altri studenti. O forse erano solo molto focosi e non volevano perdere tempo, anche perchè erano in servizio. Molto spesso, accade che le donne la danno molto facilmente ai tutori dell'ordine. Sono attratte dal senso di forza che ispira il possesso delle armi e dalla divisa. In genere i dirigenti della P.A. sono assai apprezzati e stimati dalle belle donne che ambiscono saltare ogni ostacolo nella loro carriera amministrativa pubblica. La corruzione in Italia è infinita e ingovernabile, in particolare per questi motivi. Dietro ogni successo nella vita di relazione c'è sempre un do ut des.

 

Non dico oltre, per quanto riguarda i concorsi ed i favoritismi nell'assegnazione delle cariche o gli esami di abilitazione alle professioni, in particolare quella di avvocato o di insegnamento nelle scuole statali. Uno scandalo infinito a cui non esiste rimedio nè fondo. Tutto è oleato dal sesso. Siamo ancora al tempo dello "Ius primae noctis"come auspicato e praticato dai clericali fin dal profondo Medio Evo.

 

La liberalizzazione, c.d. emancipazione della donna ha fatto arretrare l'umanità di millenni. La società umana sta sprofondando sotto lo zunami dei femminicidi e delle violenze domestiche e sessuali. Il rapporto uomo donna si è incrinato, forse definitivamente, mentre si rafforza quello tra persone dello stesso sesso. Una nuova Sodoma e Gomorra.

 

Il senso di sicurezza ed il fascino che le istituzioni pubbliche hanno il potere di diffondere e infondere nell'universo femminile è qualcosa di estremo che sfugge alla capacità di comprensione della mente umana. Le donne hanno la presunzione di usare le Istituzioni come gli uccelli usano gli alberi per farci il nido. L'antitesi della democrazia e persino della pari opportunità usata solo a senso unico. La rovina del paese passa per questa abominevole strada. Il fascismo si libera ed esce dalla porta sul retro della democrazia.

 

La situazione, per quanto riguarda la vicenda fiorentina, è comunque ancora avvolta nel mistero e non sarà facile accertare la verità. Per esempio non si capisce come le presunte vittime abbiano potuto filmare la scena senza che i loro presunti violentatori le bloccassero immediatamente. Infatti, ciò induce a credere proprio il contrario, cioè che tutto si sia svolto nella perfetta buona fede delle persone coinvolte. La situazione non è così semplice come può sembrare a prima vista. Se l'uomo può essere violento nei rapporti con l'altro sesso, bisogna sempre tenere conto del fatto che ci sono anche donne assai infide, perfide e imprevedibili nei loro comportamenti e nel loro relazionarsi con il sesso che usano come arma.

 

Anche l'attrazione e il fascino del potere è un'arma a doppio taglio. A volte chi lo detiene non si rende conto di essere esposto più degli altri ad eventuali azioni di ricatto morale e materiale. Per questo motivo condivido l'opinione di chi condanna le persone coinvolte in questa vicenda, per il semplice fatto di essersi esposte ad un tale rischio, anche se fossero stati convinti, in buona fede, di essere stati assecondati, o, addirittura adescati, per questo rapporto. Un pubblico ufficiale, per rispetto in primo luogo della divisa che indossa, non può mai abbassarsi a questi livelli vergognosi anche per un uomo qualunque.

 

Il fatto, comunque, che queste ragazze fossero drogate od ubriache non incide necessariamente, sulla liceità o meno del rapporto. Infatti accade che le ragazze moderne si droghino o ubriachino proprio per favorire l'approccio al rapporto sessuale ed aumentarne il piacere. Per cui non è determinante questa circostanza. Ogni volta bisogna verificare la realtà di fatto della situazione in atto. Che poi abbiano desistito dall'urlare solo per la minaccia rappresentata dalle armi possedute dai carabinieri è cosa del tutto destituita di fondamento.

 

Pare una abbia dichiarato che il video del telefonino si sia attivato per errore, in quanto avrebbe voluto invece premere il tasto del telefono per chiedere aiuto. Insomma, aveva paura di gridare ma non di telefonare per i soccorsi. Affermazioni, palesemente, contraddittorie. Per conoscere la verità dovremmo aspettare ancora, nella speranza che pressioni di forze esterne, come ad esempio interessi corporativi dell'arma dei carabinieri oppure quelli sempre latenti e minacciosi delle istituzioni diplomatiche statunitensi, come accaduto in altre numerose circostanze, non abbiano ad inquinare il percorso naturale della giustizia.

 

 

Nota Bene. Il cantante Battiato perse l'incarico di assessore alla cultura della Regione Sicilia per avere dichiarato che il parlamento era pieno di donne disposte a tutto pur di raggiungere le vette del potere. In effetti il fenomeno esiste non solo negli scranni parlamentari, ma in tutta la società ormai strutturata in questo senso.




20 agosto 2017

Trump vuole la terza guerra mondiale, ma Russia e Cina frenano.



Di Andrea Atzori

 

Trump rifiuta di parlare con Maduro e afferma, recisamente, che ricorrerà all'intervento militare se in Venezuela non verrà rispristinata la democrazia. In Europa, anche il governo italiano sostiene che il popolo venezuelano sta morendo di fame per cui, per evitare una catastrofe umanitaria, è necessario cacciare Maduro scatenando contro di lui una guerra senza esclusione di colpi.

Insomma, non paghi di ciò che hanno causato in Siria, per aiutare il popolo, che dicevano fosse ridotto ai limiti della sopravvivenza, avendo devastato il territorio siriano con bombardamenti apocalittici, riducendolo all'età della pietra e spinto i sopravvissuti a morire nel mare Mediterraneo, stanno ripetendo la stessa prodezza anche in Venezuela, in Corea del Nord e in Iran. Ma, attenti, anche Russia e Cina sono già avvisate. Per cui la guerra mondiale è solo questione di tempo, essendo ormai certo che accadrà, anche se non si conosce ancora il momento preciso.

La Russia capisce bene tutto ciò, ma avanza coi piedi di piombo, avendo in cantiere la fabbricazione di armi avveniristiche che le darebbero un vantaggio decisivo per gli esiti del conflitto. Lo stesso discorso vale per la Cina. Chi ha fretta di anticipare il confronto sono invece, gli Stati Uniti D'America, per il motivo opposto. Ma in gioco non è la questione dei sistemi democratici da esportare con le armi, bensì lo scontro ancora non risolto tra superpotenze, per il dominio planetario di ideologie politiche contrapposte, cioè capitalismo contro socialismo.

Con la guerra in Kosovo ed il crollo dell'Unione Sovietica nonchè gli eventi di piazza Tienanmen a Pechino infatti, la vittoria decisiva non era ancora stata ottenuta dal neoliberismo. La parola fine a questo scontro ideologico deve ancora essere scritta. Ma il momento decisivo è quasi arrivato. Una svolta in questo senso è venuta con la rivoluzione di Maidan a Kiev, ma, in particolare, con l'intervento militare russo in Siria.

Per evitare che anche la Cina schierasse il suo esercito in Siria, Washington ha dovuto tenerla sotto tensione sul Mar Cinese Meridionale. Ma con l'avvento di Trump, tale rapporto di ostilità con la Cina ha subito ulteriore accelerazione e aggravamento, avendo costui posto nel suo programma presidenziale in forma prioritaria, la soluzione militare della questione sulla Corea del Nord. Ovviamente, solo gli ingenui possono pensare che le intenzioni di Trump di normalizzare i rapporti con la Russia fossero sincere. Era, ovviamente, solo un trucco per tentare di dividere la Russia dalla Cina. Tentativo che poi, come sappiamo è totalmente, fallito.

La presa di coscienza di questa realtà, ha indotto Trump a pressare sull'acceleratore dell'intervento militare in tutti i teatri di guerra che i poteri forti americani avevano già posto nei loro piani di guerra da attivare in ogni angolo del pianeta. Chi pensa che Mosca e Pechino stiano a guardare impassibili aspettando la loro morte incipiente è solo un irrimediabile illuso. Come detto, essendo loro stesse l'obiettivo, il bersaglio vero dell'attacco nord-americano contro i piccoli Stati rei solo di essere loro amici, la loro preparazione al momento fatidico, non conosce sosta.

Sopratutto, si stanno attrezzando a perforare la superiorità aerea detenuta finora dagli Stati Uniti. Oltre ai nuovissimi sistemi missilistici S.500 ed al caccia di quinta generazione Sukoi Pak Fa T50, ormai in procinto di essere prodotti in serie ed affidati all'aeronatica militare, sono già stati testati missili antinave Zircon, in grado di colpire le portaerei in pieno oceano, contro cui tutti i moderni sistemi di difesa sono, assolutamente, inefficaci. Ma sopratutto, le novità più importanti, vengono dal settore missilistico intercontinentale.

I test già eseguiti positivamente sui missili ipersonici, che viaggiano seguendo le correnti atmosferiche ad una velocita di decine di volte superiore a quella del suono, rendono ormai del tutto superato il c.d. scudo atomico. Il processo di ammodernamento nel settore delle armi aeree è incessante e non conosce sosta. Le testate atomiche con cui questi missili dovrebbero essere armati in caso di conflitto, sono divenute sempre più potenti, Anche solo una di queste potrebbe cancellare un intero Stato come ad esempio il Texas. Se pensiamo che un missile può condurre in orbita anche decine e decine di queste testate, si può ben immaginare quale carico di morte anche solo un missile porti con se.

Ogni testata, essendo guidata attraverso processi computerizzati, cioè sia in modo indipendente che teleguidato, può colpire un obiettivo diverso. Insomma, il missile serve solo a lanciare le testate nello spazio, ma ognuna di esse dopo lo sgancio, seguirà un proprio percorso indipendente verso il suo bersaglio. Ciò che contraddistingue la linea d'azione sia della Russia che della Cina è la calma, il sangue freddo. Non hanno alcun interesse a far precipitare gli eventi. Usano la diplomazia come strumento per scongiurare il peggio.

Ma proprio per questo motivo, il loro avversario scalpita per giungere al più presto alla resa dei conti finale. In effetti, Mosca ha tutto da guadagnare sul fatto che lo scontro cominci lontano dalle sue frontiere. Anche per questo motivo è intervenuta in Siria. Se il nemico è impegnato altrove, avrà meno libertà e meno forza da impiegare sul territorio russo. Da rimarcare il fatto che secondo i migliori analisti militari, le forze di Mosca sono tali che, in caso di attacco Nato alle sue frontiere, potrebbe invadere tutti i territori degli Stati baltici, in meno di una settimana, proiettando il suo esercito alle porte dell'Europa occidentale.

I nord americani hanno concentrato la loro flotta nel Mar cinese meridionale, al fine di tenere impegnata la Cina ed impedire che il suo esercito venisse dispiegato in Siria. Però il discorso vale anche al contrario. Infatti, in caso di conflitto in quest'area geostrategica, dipenderà da quanta forza militare statunitense la Cina riuscirà a tenere impegnata. Questo è il destino di ogni guerra. Se gli USA venissero costretti a inviare in zona conflitto, per poter prevalere sulla Cina, la quasi totalità delle loro forze militari, sarebbe compito dei russi approfittare di questa debolezza dando loro il colpo fatale.

Questo tenendo in conto solo lo scontro aereo e marino. Infatti per quanto riguarda le forze terrestri, non è neppure confrontabile il reciproco rapporto. La superiorità dell'esercito russo- cinese coalizzato è ben documentata essere tale da reggere all'urto di quello di tutto il resto del mondo. Ciò di cui si può discutere è solo sulla superiorità aerea e marina. E non è strano che le nuove armi che le superpotenze asiatiche aspettano con ansia, siano proprio queste. E' il dominio sui cieli e sui mari che deciderà dell'esito della prossima guerra mondiale.

La prepotenza della Casa Bianca a livello internazionale è tale per cui, se non fosse per questo particolare, il mondo sarebbe già in guerra. Il tempo, comunque, sta per scadere. Non appena le nuove armi cominceranno a riempire i loro arsenali, sia Mosca che Pechino saranno pronte a raccogliere la sfida. Anche perchè, come ha rivelato un generale russo di alto livello, la Russia sta per completare la sistemazione intorno alle coste americane, delle bombe atomiche al cobalto. Sono atomiche con un potere elevato di inquinamento radioattivo ambientale, che, inoltre provocherebbero degli Tsunami di potenza inaudita, in grado di devastare tutte le coste del continente nordamericano.




permalink | inviato da vecchio vascello il 20/8/2017 alle 14:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



28 giugno 2017

Il Partito democratico è diventato un partito liquido. Infatti si sta liquefacendo.













Di Andrea Atzori


L'avventura politica del partito democratico è sempre più legata a quella del suo leader Matteo Renzi. Pare che, nel bene e nel male, il destino dell'uno segua, inevitabilmente, quello dell'altro e non c'è di che stupirsene. Il "Rottamatore" ha finito per rottamare sia il partito che se stesso. Le lunghe beghe politiche nate all'interno dei suoi quadri dirigenziali, erano e non potevano non essere, il sintomo, inequivocabile, delle gravissime anzi, addirittura, abissali distanze esistenti tra le sue due anime per conformare ed unificare le quali il partito democratico era nato. 

La fine tragica del compromesso storico del mai dimenticato Aldo Moro, in ossequio al diktat d'oltre oceano, sfociò, come doveva essere, nella confluenza delle forze politiche di sinistra dentro al grande calderone democristiano, formando in pratica un mostro, come frutto di unione contro natura. Infatti, la storia dei decenni che seguirono, non fece altro che confermare ciò che già si sapeva. La politica di sinistra, addirittura quella di centrosinistra, è scomparsa sia dal partito che doveva esserne l'espressione più alta, sia dal più vasto panorama della vita politica italiana. 

Con l'entrata in vigore del sistema maggioritario, si affermò, come doveva essere di conseguenza, un sistema politico bipolare che bruciò tutti i piccoli partiti dentro ai quali sopravviveva l'ideologia di sinistra. Purtroppo, l'Italia non è il Regno Unito nè gli Stati Uniti d'America. Ogni paese ha le sue tradizioni e le sue peculiarità e ciò che può essere adatto dentro ad una comunità nazionale, può non esserlo in altre lontane anni luce in quanto a civiltà e cultura. Il copiare sistemi elettorali da altri paesi, completamente, diversi, in quanto a tradizioni e  storia nazionale, non è un buon metodo che sempre possa garantire un pieno successo delle soluzioni adottate. 

Un problema questo che certo va considerato dentro al più vasto scenario che si è prodotto in seguito alla fine della guerra fredda ed alla caduta dei regimi socialisti, ma non è certo tutto in ciò che si esaurisce la questione oggetto del discorso. La verità ineludibile, è che il sistema maggioritario, in Italia non poteva funzionare, in quanto alla fine avrebbe prodotto una mostruosità che sarebbe stato l'esatta antitesi di quello che, sia la classe politica che il popolo si auspicavano. Infatti, non una crescita di democrazia abbiamo sperimentato in questi lunghissimi decenni, ma, pressochè la sua totale scomparsa. 

Che democrazia sarebbe quella in cui i due principali partiti che fanno solo finta di contendersi il potere, alla fine si rivelano essere nient'altro che due lati della stessa medaglia, in cui a farla da padrone è sempre e solo il personaggio che ha fatto la storia d'Italia del fine secolo scorso ed inizio del nuovo, nonostante le sue lunghe e tormentate vicissitudini giudiziarie che lo hanno tenuto lontano dal centro di comando ed in cui si atteggia ormai ad essere, nuovamente, principale favorito nella lotta per l'escalation verso la premiershipe? Chi non sa che Renzi è sempre stato creatura di Berlusconi? Che tra Partito Democratico e il c.d. Polo delle Libertà non c'è mai stata alcuna sostanziale differenza? 

La verità inoppugnabile è che, fintanto che gli esponenti di sinistra hanno avuto garantito il proprio ruolo e le proprie prerogative dentro al partito, nessun problema è esistito, tutto è rimasto sereno e calmo sotto al sole. Ciascuno ha sempre mirato al proprio tornaconto personale.  I guai sono cominciati dopo l'avvento al potere di Renzi  e la sua pretesa di voler rottamare, cioè estromettere dal partito e dai centri di potere, chiunque non fosse di pura razza democristiana. La difficoltà a voler entrare nell'ottica del discorso è sempre stata un ostacolo non tanto alla comprensione del fenomeno, dato che tutto è chiaro e lampante come alla luce del sole, quanto al tentativo di predisporre argini al dilagare dei mali di cui la politica nazionale era afflitta e trovare soluzioni che impedissero il disastro, cioè la fine della democrazia e delle libertà costituzionali, che essa dovrebbe garantire. 

La battaglia, ma in effetti possiamo ben chiamarla guerra, a cui assistiamo ha questa valenza non da poco. Porre un freno al progetto di unificazione delle destre impedendo che si porti dietro tutto l'apparato politico esistente in Italia in questo momento storico. Lo scontro recentissimo, la notizia è di ieri, tra Romano Prodi e Matteo Renzi, dopo la sconfitta elettorale riportata alla tornata elettorale appena conclusa, finito con un addio definitivo del professore al PD, ha questo significato. In effetti l'esodo degli esponenti di sinistra iniziato con D'Alema e continuato con Bersani e company, sta registrando sempre nuove defezioni dal partito di Renzi. Il problema è quello di arrivare  ad un nuovo compromesso con le sinistre che si stanno organizzando dentro alla nuova creatura politica creata dall'ex sindaco di Milano Pisapia. 

Renzi non vuole saperne di nuove coalizioni, tradendo il suo vero disegno che è quello di disfarsi di ogni elemento sopravvissuto alla diaspora delle sinistre. Questo si può ben capire, dal momento in cui dall'ascesa al potere di Berlusconi e l'inaugurazione del suo nuovo sistema di cambi di casacca all'interno dei gruppi parlamentari, favoriti da lauti compensi o garanzia di incarichi governativi, ha portato alla ribalta del palcoscenico nazionale una nuova entità politica chiamata "partito liquido". I confini tra le varie compagini politiche non sono fissi, immutabili, ma in continuo mutamento, soggetti ad evoluzione sempre in atto. Un continuo via vai di personaggi che passano, con disinvoltura, da una fazione ad un'altra sorvolando su principi morali e convinzioni ideologiche. 

Basta riflettere sulla contraddittoria realtà esistente negli esiti delle primarie PD che hanno consacrato al posto di comando, ancora una volta  Renzi, designandolo anche come futuro candidato premier, con oltre il 78% dei consensi espressi su oltre tre milioni di elettori, la sconfitta elettorale appena riportata e il destino macabro su cui si sta disfacendo l'intero partito. La convinzione è quella per cui gli esiti delle elezioni di partito siano adulterati dal fatto che alle elezioni possono partecipare  tutti anche i non iscritti. Quindi anche attivisti o anche solo simpatizzanti di altri schieramenti politici. Se Berlusconi gradisse Renzi come segretario del PD, cosa gli impedirebbe di mobilitare tutta la base operativa di Forza Italia, spronando tutti a precipitarsi a votare alle primarie PD per contribuire se non del tutto decidere sulla nomina di Matteo Renzi a segretario di partito e candidato premier? 

Credo sia quello che è accaduto e sono convinto di non sbagliarmi. Per questo poi, la valanga di astensionismo elettorale registrata nell'ultima tornata elettorale e la batosta del partito che è una contraddizione in termini. Un partito che più che liquido è liquefatto! Tutto ciò rappresenta un grande rischio per l'intero paese e le sue libertà democratiche. In pratica si è formata una specie di convergenza quasi simbiotica tra le due maggiori forze politiche nazionali, PDL e PD. Scartata la sinistra non esisterà più in parlamento alcuna opposizione degna di questo nome. Anche per il fatto che pure Grillo fa l'occhiolino a Salvini. 

Anche se il PD, non entrasse in un futuro governo, rimarrebbe comunque, l'oscenità di un'opposizione solo formale che non garantirebbe l'integrale esplicarsi delle meccaniche di un sistema libero e democratico. 




27 giugno 2017

Trump dice che Assad sta per usare armi chimiche e che lo distruggerà.

 

Macron, Putin, trump

Di Andrea Atzori

 

Trump: "ci sarà un attacco USA terribile contro Assad perchè sta per usare armi chimiche". Questo significa che Trump ha già dato ordine ai terroristi dell'ISIS di usare armi chimiche per incolpare Assad e quindi avere il pretesto giusto per ingaggiare una guerra contro il suo esercito ed i suoi alleati, anche senza mandato ONU ed in flagrante violazione di ogni norma del diritto internazionale. 

Ricordiamo che la Russia ha già ammonito gli americani di essere pronta a reagire contro un altro eventuale attacco contro le forze di Assad che poi sono quelle di tutta la sua coalizione in quanto si tratta di una forza militare unica ed inscindibile. Gli Stati Uniti hanno già deciso di scontrarsi frontalmente, con la Russia di Putin, che non arretrerà di sicuro.

Probabilmente, stanno facendo affidamento e contano sul fatto che in occasione dell'incontro personale che a breve terranno i due leader di Mosca ed Washington, a Putin verrà posta sul piatto del negoziato per la riduzione della sanzioni inflitte dagli occidentali, la sua resa in Siria. Insomma, Putin dovrà dichiarare forfait in Siria, nonostante stia vincendo, pur di avere ridotte le sanzioni, non si sa di quanto.

Però Putin non è fesso e capisce bene che questo sarebbe solo un sistema per sottomettere il suo paese al rango di vassallo degli americani, con conseguente perdita di sovranità nazionale, ciò che il presidente russo aborrisce più di ogni altra cosa. Tutta la sua politica estera, fin dalla sua salita al potere supremo, è stata incentrata sullo sforzo economico e militare finalizzato a riscattare la Russia dalla sottomissione ai condizionamenti degli Yankee. Ciò che egli è già riuscito a condurre in porto.

Non credo che proprio adesso che l'economia russa registra un notevole progresso, certificato anche dal F.M.I. e da Standard & Poor's, sia disposto a recedere pur di compiacere Trump. Il primo bombardamento di Trump contro una base siriana con missili Tomahawak, sempre finalizzato a punire Assad per l'uso di armi chimiche, è già stato condannato dalla Russia che ha presentato al Consiglio di Sicurezza ONU le prove che dimostrano essere stata quell'accusa senza fondamento, in quanto l'attacco chimico era stato organizzato e compiuto dagli statunitensi in combutta con i terroristi dell'ISIS. Adesso Trump intende riprovarci, fiducioso sul fatto che il presidente russo abbocchi all'amo che gli ha lanciato come si fa con i pesciolini. "Mala tempora currunt".

N.B. Di questo prossimo attacco chimico di Assad in Siria, ne parlano già da tempo tutti i capi di Stato dell'Unione europea, come se già conoscessero il luogo e la data in cui ciò avverrà. In particolare il neo eletto presidente francese Macron, non perde occasione per lanciare a Putin il monito di abbandonare al suo destino Assad per evitare la catastrofe della Russia. Macron ha già fissato sul suo diario la data del secondo attacco, dopo quello di Napoleone, che Parigi intende sferrare contro Mosca. Staremo a vedere.

Grande evento storico cui assisteremo da spettatori molto attenti e interessati come ad una gara di Champion League! Buona notte, mondo! Ma gli elettori francesi non hanno scusanti. Lo hanno voluto, nonostante ne fossero stati, ampiamente, informati.




27 giugno 2017

Il motore della politica statunitense funziona a petrolio.

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Di Andrea Atzori

 

E' sufficiente considerare il fatto che a raccomandare Rex Tillerson come segretario di Stato USA al presidente Trump, sia stata Condoleeza Rice, già segretaria di Stato nel corso del mandato presidenziale di George Bush Junior, per comprendere le strettissime relazioni esistenti all'interno dei centri di potere che governano la politica statunitense.

Sia Tillerson che i Bush fondano le loro fortune sull'industria petrolifera texana. Il primo come presidente della EXXON e della ESSO, il secondo, già governatore dello Stato del Texas e figlio del presidente Bush senior, appartiene anch'esso a famiglia di petrolieri texani. Una realtà che spiega molto chiaramente, l'incontenibile bramosia della Casa Bianca per l'invasione e la colonizzazione del Medio Oriente, il territorio più dotato, per antonomasia, di risorse petrolifere.

Ricordiamo che in campagna elettorale tutta la famiglia Bush si schierò apertamente, a favore della Clinton, nonostante Trump fosse un conservatore come loro. Un sistema molto semplice per confondere le acque, e non dare adito ad illazioni molto fondate, sui legami di interessi economici ed industriali tra loro intercorrenti. Questo per far comprendere quanto sia stupida e senza senso quella storiella per deficienti, secondo cui sarebbe stata la Russia ad inquinare le elezioni americane.

Trump non è stato eletto per volontà di Putin ma in quanto designato a questa carica dai poteri forti della Nazione americana. Di tutti i collaboratori di Trump, solo Tillerson non è stato sfiorato dalle inchieste giudiziarie sul caso Russiagate, a significare l'importanza del ruolo che è stato chiamato a ricoprire.

I primi passi fatti da Trump in Medio Oriente, con i contratti di forniture d'armi all'Arabia Saudita del valore di trecento miliardi di dollari, ricordiamo che il re saudita Salman è stato il primo capo di Stato che Trump ha visitato all'estero, ci danno la dimensione dell'importanza che l'America attribuisce alle relazioni con i grandi protagonisti della politica mediorientale.

Non certo per puro caso, ma per la grandissima rilevanza riconosciuta alle risorse petrolifere di cui questo territorio abbonda. Il rinnovato impegno militare già riaffermato da Washington in quest'area geostrategica non è per la guerra contro il terrorismo, ma per rimettere le mani su quella preda che è appena sfuggita dalle mani proprio degli pseudo ribelli e dei guerriglieri sauditi, alleati inossidabili degli occidentali in questa sporca guerra contro la Siria.

Altra notizia molto significativa è questa recentissima, frutto del primo viaggio del presidente americano all'estero, secondo cui verrà creata una Nato araba, tra USA ed i suoi alleati regionali come, appunto l'Arabia Saudita; altra ancora, dello stesso tenore è quella del coinvolgimento in quest'area dilaniata da una serie di terribili conflitti, motivati, prevalentemente, dal desiderio di impossessarsi del petrolio, anche della Nato atlantica, sempre con il falso pretesto di voler combattere contro i guerriglieri sauditi.

In effetti, come si può ben immaginare, gli eserciti già impegnati in questo disumano conflitto, sono arrivati ed ancor più arriveranno, non per andarsene ma per restarvi.

Le alleanze militari sono disegnate come blocchi contrapposti, in previsione dello scontro fatale che porterà alla resa dei conti finale.




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27 giugno 2017

Combatteranno in Siria due Nato, una europea ed un'altra araba.

 


 

 

Di Andrea Atzori

La Nato si allargherà in Medio Oriente. Non solo Trump intende creare una nuova Nato araba, assieme agli alleati impegnati nei vari conflitti sempre in essere in quest'area geostrategica, ma si assisterà ad un impegno diretto anche dell'alleanza nord atlantica, quella cioè europea.

Qualche sprovveduto analista militare, intervistato con tanto di solenne presentazione da parte di Sputnik, afferma che l'intervento diretto delle forze alleate euro-americane, sarebbe un buon auspicio per la Russia di Putin, in quanto vorrebbe significare che l'obiettivo delle strategie militari di questa organizzazione non sarebbe più la Russia ma il terrorismo. Per cui le manovre della Nato al confine russo continueranno ma solo a titolo di esercitazioni tanto per rassicurare gli alleati del baltico.

Una nuova era di fattiva collaborazione tra Russia e Usa si aprirebbe, come lo fu dopo il crollo dell'Unione Sovietica, cioè quando ormai la Russia non contava più nulla essendo ridotta ad uno stato di vassallaggio nei rapporti con gli Stati Uniti che ancora, i corifei occidentali, si ostinano a definire partner a livello paritario. Semplice fumo negli occhi.  I risultati si sono visti dopo decenni di continue tensioni, fatte di insulti, minacce e rivoluzioni colorate. Uno stratega come questo, consulente di Sputnik, sarebbe il più grande collaboratore proprio di Trump.

Primo punto, la Nato non ha alcuna intenzione di allentare la tensione del conflitto incipiente che la oppone alla Russia lungo tutti i suoi confini. Infatti l'accerchiamento della Nato Anaconda, non interessa solo il fronte europeo dell'Asia, ma si estende a tutta la conformazione della geografia fisica, non solo politica di questo continente. La Nato tiene basi militari persino in Uzbekistan, Kirghisistan, ed in tutta la vasta area delle ex repubbliche sovietiche, create prima ed in occasione della guerra contro l'Iraq e proprio su consenso prestato da Putin, che credeva nella buona fede americana della guerra contro il terrorismo. Oggi siamo tornato a questi livelli di malafede.

E sono gli stessi che in Italia hanno lottato per far scomparire l'URSS ed introdurre un regime liberista di ispirazione cristiana. Sono i c.d. figli di papà, entrati nel PCI solo per farlo implodere dall'interno. Insomma uomini del calibro di Gentiloni, figura stranissima di "Conte Proletario". Che questo Sputnik sia un giornale così tanto filorusso, a parer mio, ci sarebbe assai da discutere. La Nato si espande in Siria solo per dare man forte agli Stati Uniti nel suo progetto di eliminare Assad e costruire una nuova geografia etnica, religiosa e politica per il Medio Oriente, dopo avere spazzato via dalla faccia di questa terra, non solo la Siria, ma anche l'Iran, oltre al Libano ed alla liquefazione nell'acido di Hezbollah.

Secondo punto. L'obiettivo della guerra per la Nato non è il terrorismo ma  l'annientamento degli Sciiti ed il predominio assoluto dei Sunniti, come nei piani di Arabia saudita e Israele. Scomparsa del controllo ed influenza della Russia su queste aeree geostrategiche, figurarsi della Cina! Una sconfitta completa sarebbe, dopo un anno di guerra da parte della Russia, rinunciando a tavolino a quella vittoria conquistata sul campo di battaglia, sulle fazioni di guerriglieri armati dagli arabo americani, che non da più loro alcuna speranza di ripresa, tanto che proprio per questo il colosso statunitense si decide di intervenire in prima persona, non più con il cappuccio dei tagliagole, portandosi dietro tutta la Nato euroatlantica e affiancandosi ad un'altra Nato creata sul posto, quella araba, con gli altri alleati come l'Arabia Saudita.

Sarebbe la fine dei sogni dell'Iran e non solo della Siria e dell'Iraq, le cui milizie popolari già cominciano a riprendere fiducia e speranza per la presenza della Russia in questo terribile conflitto. Questa, ve ne fosse bisogno, è un'altra prova del fatto che Trump non è amico della Russia, anche se forse, può esserlo di Putin o di Lavrov. Insomma sul tavolo dei negoziati che si aprirebbero in questa eventualità, a cui sia chiaro non credo, vi sarebbero più interessi personali che non nazionali. Se la Russia non si sentisse in condizioni di far fronte ad un numero tanto sovrastante di nemici, può sempre contare sull'intervento della Cina, sicuramente più rinfrancata nel suo fronte orientale, dopo l'impegno tanto gravoso degli occidentali in medio oriente.

Queste forze militari sono da vedere e considerare come vasi intercomunicanti, per cui se si mettono in un posto, si devono per forza togliere da un altro. L'importante è la capacità di redistribuirle sul fronte di guerra a seconda della necessità. Anche il fronte russo dovrà per forza essere alleggerito della presenza di truppe europee, se queste finiscono nel grande calderone siriano. Ma appunto per questo motivo l'esercito russo anch'esso avrà più risorse da impegnare in Siria. Bisogna sempre non dimenticare la grande verità per cui l'interesse degli statunitensi e dei loro alleati non è quello di combattere il terrorismo ma di cacciare ed uccidere Assad, nell'ottica della connessione di ogni sforzo bellico intrapreso intorno alle vaste aree di interesse geostrategico.

Anche la guerra in Siria è preordinata ad indebolire la Russia onde poterla soggiogare. Quando tutto il c.d. cordone sanitario sarà steso per bene intorno ad essa, la vittima sarà pronta per il colpo di grazia. La tecnica di sopravvivenza della tartaruga o del riccio era adatta in altre epoche storiche non certo con le tecnologie militari moderne, ormai proiettate al dominio globale e non, semplicemente, dentro ai confini angusti del proprio Stato. Poi, se il discorso dipendesse da interessi ed esigenze personali ed individuali dei vari leader, sarebbe tutta un'altra situazione. Si tornerebbe all'esperienza vissuta alcuni decenni or sono con la caduta dell'Unione Sovietica, che fu sconfitta non dall'esercito di Hitler, ma dalla corruzione. Dove non riuscì il dittatore nazista, riuscì Gorbaciov con la sua astronomica corruzione!




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26 giugno 2017

Questioni etiche connesse al trapianto di testa.


Di Andrea Atzori







E' stata stabilita per dicembre di quest'anno, la data in cui verrà eseguito il primo trapianto di testa. Lo faranno in Cina e sarà un chirurgo cinese affiancato da uno italiano a tentare la più difficile e delicata delle operazioni chirurgiche. Gli esperimenti sugli animali, cani e ratti, hanno già dato esito positivo. Infatti, il midollo spinale interrotto, riprende a funzionare dopo la sua nuova connessione con un altro corpo. Tutto lascia presagire un successo che farebbe ben sperare per tante persone afflitte da mali, altrimenti incurabili.


Il neuroscienziato italiano che sovrintende a questa operazione, si dice molto ottimista. In pratica si tratterebbe di trapiantare una nuova testa sul corpo di un altro uomo. Insomma, il corpo umano è diventato ormai come una macchina, un robot, a cui si può sostituire qualunque pezzo di ricambio. Non più solo fegato, rene o cuore ma anche la testa e tra non molto anche il cervello. Allora, è chiaro che sorgono tanti, molto palesi, problemi etici al riguardo.


Intervistato, questo famoso neurochirurgo, afferma di ritenersi molto fiducioso sul fatto che, risvegliato dopo il letargo, forse anche lungo, di un sonno mortale, il cervello di questa nuova testa trapiantato su un corpo non suo, ma di un altro essere umano che neppure conosceva, forse di un'altra razza, potrebbe raccontarci cosa esiste e cosa ha provato dopo la sua morte. Infatti, prima del trapianto, per forza di cose, questa testa si è trovata, come detto, in uno stato di morte per un periodo di tempo più o meno lungo.


Ci sono dei famosi e autorevoli neurochirurghi a livello mondiale, che credono nella sopravvivenza di uno stato di coscienza dopo la morte. La qual cosa mi pare assai poco probabile dal punto di vista speculativo. Infatti, partendo dal presupposto che il corpo umano costituisce per il neuroscienziato solo un complesso di assemblaggio di varie parti da trapiantare, per ricostruire una qualche forma di vita umana, dovremmo dedurne che quel nuovo essere è cosa del tutto diversa da quelle esistenti in momenti differenti, da cui sono state sottratte le singole parti da innestare per formarne una del tutto nuova.


Questa già di per se stessa sarebbe la prova più saliente che dopo la fine di un corpo concepito e trattato come macchina, non esiste altro che il nulla. Quel corpo da cui la testa è stata divelta per essere trapiantata in un altro corpo, non esiste più nella sua identità, quindi nella sua coscienza. Al suo posto essa assume una identità diversa e anche la sua nuova vita sarà, completamente, integralmente, diversa. Altra cosa, come lo sarebbe un robot a cui hanno sostituito pezzi ormai guasti e inservibili, con altri di ricambio già usati oppure nuovi di zecca.


Insomma quel cervello della testa trapiantata in un altro corpo diverso da quello che venne generato all'atto della sua nascita, non saprà dirci niente del suo stato in un momento antecedente a quello della sua nuova vita in un altro corpo, se non forse qualche molto vaga sensazione in cui esso è rimasto avvolto mentre ancora non aveva superato il definitivo distacco da tutte le sue funzioni vitali. Perchè sia chiaro, un cervello ormai putrefatto, non tornerà mai più in vita. Non si resuscita un morto.


Si tratterebbe di teste da trapiantare con cervelli ancora in stato non di decomposizione, ma tenuti in buone condizioni neurovegetative, tali da consentire di essere innestate in un altro corpo con buone probabilità di successo. Ma è evidentissimo che quel cervello non potrà mai dirci nulla di un eventuale stato oltre la sua morte, per il semplice fatto che egli è solo un pezzo di ricambio usato per rimettere in moto un altro corpo che non era il suo e che non può riconoscere neppure come diverso da quello originario. Infatti è solo, come detto, un pezzo di ricambio!


Anche le sue nuove funzionalità saranno ben diverse da quelle precedenti, essendo esse interconnesse, in modo integrale con le prestazioni del suo nuovo fisico al quale non chiederà mai risultati diversi e superiori da quelli che può dare e che magari invece, otteneva dal corpo a cui era connesso precedentemente. Ci siamo capiti? Spero di sì!


Insomma, il neuro chirurgo che trapianta una testa od un cervello, anche per questo si approssima la data di un trapianto, non salva nessuna vita. Il donatore di testa è morto per sempre e non è resuscitato in un altro corpo. Il neurochirugo ha semplicemente, fatto nascere una nuovo vita, diversa dalla precedente, assemblata con altri pezzi di ricambio. Testa e corpo di due persone diverse non si può dire possano farci riconoscere in essa alcuno dei precedenti soggetti che ciascuna di esse, precedentemente, al trapianto, contribuivano a costituire e quindi, formavano. Infatti questi sono morti per sempre. Si potrebbe parlare piuttosto di eutanasia che di guarigione, con creazione di una nuova vita. Il chirurgo si è sostituito alla natura.


Il trapianto di testa non serve a far rinascere un morto, ma solo serve a fini di esperimento scientifico. E' nato un nuovo uomo e non dal grembo di una madre, ma nel laboratorio di un meccanico del corpo umano. La buona novella, nel caso dei trapianti di testa, sta tutta qui. Lo scienziato è ormai divenuto tanto bravo da riuscire a costruire in laboratorio un corpo umano in modo pressochè integrale. Insomma, un Frankenstein del terzo millennio.



N.B. Anche un'auto, se le vengono sostituite parti di carrozzeria o le ruote, continua ad essere , entro certi limiti, la stessa, ma se le viene sostituito, direttamente, tutto il motore, ecco che ricomincia per lei una nuova vita!




8 aprile 2017

L'istinto predatorio degli euroamericani.












Di Andrea Atzori



Succede che l'occidente è dilaniato da una crisi economica colossale. Un poco come lo furono i sistemi economici socialisti. Insomma, adesso non possono più propagandare il capitalismo neoliberista come ideologicamente superiore al socialismo.

 Ma c'è una differenza profonda tra le due reazioni a questo stato di crisi. Infatti, mentre il primo si è fatto da parte in modo pacifico, il secondo non lo farà mai, perchè sa bene di potersi arricchire con le guerre. Come sempre è accaduto dalla notte dei tempi. Ecco svelato il senso dell'estrema bellicosità dei paesi occidentali e del motivo per cui sono un pericolo gravissimo per il futuro del genere umano.

Tutta la campagna elettorale di Trump è stata impostata sulla crisi in cui sprofonda l'America. Lui si è presentato come l'uomo forte, capace di risolvere questo fondamentale problema. Ma il metodo è sempre lo stesso, l'unico che gli americani conoscano. Arricchirsi impadronendosi delle ricchezze degli altri popoli. Siccome in medio oriente esistono le risorse energetiche più importanti del pianeta, ecco che non è un caso che sia proprio questo il territorio più bersagliato dai loro attacchi militari.

Anche il Nord Africa, Libia in particolare è una vittima predesignata di questa bramosia di ricchezze da parte degli Stati bellicosi euroamericani. Sempre per lo stesso motivo. ISIS è solo una longa manus del progetto di invasione di questi territori concepito e diretto da Washington. Se Assad dovesse essere destituito, la Siria verrà ridotta peggio della Libia. Ma comunque anche oggi è già stata del tutto devastata. Vi rimangono solo i pozzi petroliferi da sfruttare ma è questo che conta per i nord americani e gli europei.

Tutto ciò che splende in questo pianeta è frutto di parassitismo. La ricchezza è concentrata in poche mani, mentre la massa arranca nella miseria. Lo chiamano capitalismo neoliberista, il miglior sistema economico concepito dalla mente umana. Ma non molto diverso da quello che in natura viene usato da tante specie animali, in particolare gli insetti, api, formiche ecc. Niente di trascendentale, si tratta sempre di parassitismo, una specializzazione molto diffusa, come detto, in natura. Un tipo di organizzazione di livello elementare.

N.B.

I paesi anglosassoni sono colonialisti per istinto. Il loro impero coloniale è sterminato, si estende in ogni angolo del pianeta. Hanno depredato per secoli le risorse naturali dei popoli ancora non pienamente evoluti e ne hanno sfruttato la manodopera, schiavizzandoli. La loro ricchezza economica e finanziaria è fondata sul parassitismo. Per questo motivo la Gran Bretagna è uscita dall'Europa. Il suo sogno è quello di ricostruire il suo antico impero in tutta la sua magnificenza.




6 aprile 2017

Assad, nuovamente, accusato di uso di armi chimiche e minacciato da Trump di intervento militare diretto.











di Andrea Atzori


Il superamento della "linea rossa", uso di armi chimiche da parte di Assad, come pretesto per un intervento massiccio dell'esercito americano in Siria, contro l'esercito arabo siriano già fuso con quello russo ed iraniano, è solo la porta d'ingresso per la terza guerra mondiale. Trump segue, rigidamente, lo stesso programma che fu della Clinton e di Obama. 

Anzi, direi che ci sta mettendo del suo, in fatto di cattiveria e determinazione.Trump vuole la sua guerra, come fu a suo tempo per Bush, Clinton od Obama. Ogni presidente americano vuole la sua guerra per essere soddisfatto. Vite di uomini immolate sull'altare della loro superiorità di razza. Non perchè bianchi o neri, ma solo perchè presidenti degli Stati Uniti d'America. Come Obama, forse perchè la fantasia si è inaridita, Trump ricorre, per demarcare l'intervento dell'esercito statunitense in Siria, alla stessa "linea rossa" tracciata dal suo predecessore, cioè l'uso delle armi chimiche da parte di Assad. E l'occasione arriva sempre, in quanto è assai facile provocarla. Basta aspettare il raid aereo siriano per far esplodere questi ordigni da parte dei combattenti jahdisti, alleati degli Stati Uniti. Oppure piazzare tali ordigni nei pressi dei bersagli in cui si presume saranno indirizzati questi bombardamenti.

 Da quasi un lustro che gli Stati Uniti fanno solo finta di bombardare contro i guerriglieri sauditi, senza, ovviamente, concludere niente. Infatti le orde di cannibali filoamericani sono sempre più forti sul terreno di battaglia. Ma i russi hanno dimostrato al mondo che loro non hanno riservato a costoro lo stesso trattamento. Anzi, Onu, Vaticano e Washington, hanno alzato la voce contro la Russia, in quanto non andava troppo per il sottile con i terroristi. E sempre l'hanno accusata di crimini di guerra. Parlavano di popolazione civile massacrata, mentre ancora questa festeggiava tra le macerie per la liberazione. In questi giorni scorsi un raid aereo USA ha falciato la vita di circa 300 civili irakeni nei pressi di Mosul. Ma sempre gli organi informativi euroamericani e l'Onu o il Vaticano, hanno rispettato le consegne di rigido silenzio a questo proposito. La notizia è rimasta pressochè ignorata.

Chissà perchè si tende sempre a dimenticare che Assad è il legittimo rappresentante della Siria e difende la sovranità territoriale del suo Stato. Sovranità lesa invece dall'atto aggressivo della coalizione internazionale capeggiata dagli USA. Criminali recidivi in questo tipo di reato internazionale, in quanto questo fatto criminoso è stato reiterato numerose altre volte, causando la morte e la distruzione di intere nazioni e dei suoi legittimi presidenti o sovrani. La Siria e la Russia non sono gli invasori in Siria, sono le vittime dell'invasione. Gli americani, invece, sì lo sono e non hanno alcuna attenuante, arroccandosi dietro il paravento di rivoltosi anti Assad, in quanto si stanno, comunque ingerendo nei fatti interni di un altro Stato. Se vengono lasciati fare tutto il mondo verrà travolto da queste aggressioni militari. Ma solo quel mondo che non è loro alleato e vassallo. Infatti, tutti gli altri sono già stati asserviti e sottomessi, sempre con le guerre combattute nelle varie fasi storiche. 

Per quanto riguarda le armi chimiche, vediamo che se è la Russia ad accusare i protetti degli Stati Uniti, cioè i criminali tagliagole, costoro non sono credibili, mentre quando sono gli occidentali a farlo, accusando Assad, in particolare gli anglosassoni, che sappiamo essere proprio coloro che hanno sempre disseminato guerre nel mondo, allora tutto andrebbe preso per oro colato. La verità sta nell'amara considerazione del fatto che le guerre sono la negazione assoluta di ogni ragionamento o dialogo. La violenza acceca la ragione. Se due persone bisticciano a parole e poi uno dei due passa ai fatti, allora si è già trasceso dalla discussione alla violenza. Quando sono le nazioni a ricorrere alla forza per affermare le loro pretese, in questo caso è superflua ogni ulteriore ricerca di componimento bonario delle controversie. Il mondo è ormai arrivato a questo punto di non ritorno, per cui è inutile parlare con uno che non vuole intendere. Infatti come dice il proverbio, non c'è peggiore sordo di lui.

 L'Onu è stata già artefice di una miriade di falsificazioni in Siria, come quei casi di accuse ai russi di avere bombardato ad Aleppo i camion di aiuti umanitari che invece si scoprirono essere solo delle coperture per i terroristi di Al Nusra che viaggiavano sempre al loro fianco per non essere bombardati. Assad è stato costretto a consegnare tutto il suo arsenale chimico agli americani. Ma costoro insistono con queste accuse contro l'esercito siriano. Sappiamo bene che se ogni volta che un raid aereo siriano contro postazioni dei terroristi dovesse essere reso bersaglio di tali accuse, solo in quanto i tagliagole sauditi, alleati e amici degli anglosassoni, sganciano i loro ordigni chimici in occasione di tali raid, oppure piazzano questi ordigni negli arsenali dove sanno che i raid aerei siriani bombarderanno, ebbene costoro sarebbero subito, di colpo in bianco, detentori di un'arma tale, cioè l'intervento militare americano, da piegare qualsiasi nemico. Ma se l'esercito Usa avesse di che confrontarsi con un avversario di pari grado, come la Russia o la Cina, allora la musica cambierebbe subito di colpo. Il succo di tutta questa stranissima storia è che gli Stati Uniti sono già in guerra con il resto del mondo che non intende tollerare la loro sopraffazione. 

Ora, i media occidentali possono anche sbraitare fino all'inverosimile, ma l'esito finale di questa loro frenetica violenza mediatica contro la parte contrapposta sarà solo quello deciso e decretato dal risultato finale dl quel confronto militare che hanno forsennatamente, perseguito ed imposto alle Nazioni ed agli Stati che hanno sempre fatto di tutto per evitarlo. Però, ovviamente, ogni pazienza ha un limite. Infatti, se c'è un nemico della pace nel mondo di cui urge liberarsi sono proprio loro, cioè coloro che si sono resi autori di una miriade di conflitti che chiamano regionali, ma che sommati, fanno un vero e proprio conflitto mondiale. Ed è questa la realtà della situazione a cui stiamo assistendo. 

I giornali scrivono notizie false, ma se la guerra è in corso, la parola passa alle armi e la stampa deve tacere, in quanto saranno le armi a decidere l'esito di quel conflitto, non l'inchiostro delle loro penne. Il momento fatidico è arrivato. Non potranno più dire che la guerra mondiale non fosse sano di mente colui che la prevedeva come possible, anzi probabile. La guerra è arrivata e a nulla varrà ormai negarlo. Loro stessi l'hanno da sempre perseguita e pretesa. Oggi è inutile continuare ad accusare, offendere ed insultare, perchè l'ora fatale è già giunta. L'ora della resa dei conti. L'ora dei fascisti estremisti di destra che continuano a dichiararsi esportatori di democrazie nel mondo, ladri di vite, parassiti e sanguisughe, che aspirano solo a rendere eterni i loro privilegi sociali, ma che, fatidicamente, dietro l'angolo trovano sempre ad aspettarli lo spettro minaccioso ed inflessibile della Storia!

Post scriptum

Secondo le leggi internazionale, gli americani non hanno alcun diritto di dichiarare legittimo il possesso delle armi di distruzione di massa, di cui quella atomica è la regina assoluta, da parte degli Stati loro alleati, ed invece negarlo a quelli amici ed alleati della Russia o della Cina. Non sono i guardiani del mondo, anche se si atteggiano ad essere tali. Il possesso e l'uso delle armi chimiche è illegale se usato dai loro alleati allo stesso modo di quando viene usato dai loro nemici. Perchè l'Arabia Saudita, Stato, notoriamente, terrorista, può possedere la bomba atomica ma non l'Iran? 

Perchè l'Arabia Saudita può usare armi di distruzione di massa in Yemen, dove bombardano pure gli USA loro alleati, ma non vengono mai perseguiti da Russia e Cina? E' questa la legge del più forte? Dobbiamo credere che Russia e Cina abbiano paura a rivoltarsi, oppure siano solo, proverbialmente, pazienti, ma dopo che dicono basta, diventano terribili e tremendi? La Russia ed anche il governo siriano, hanno sempre sollevato all'interno del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, la questione delle bombe chimiche usate ad Aleppo dai terroristi di Al Nusra. Adducendo prove e documentazioni raccolte dall'esercito russo siriano. Ma la stampa occidentale non ha prestato a questa realtà alcuna minima attenzione. L'Onu ha sempre ignorato queste denunce facendo le orecchie da mercante. La verità è solo che gli americani hanno bisogno di un pretesto per intervenire pesantemente, in Siria con il loro esercito di terra, dopo la sconfitta dei terroristi sauditi ad opera dell'esercito russo siriano ed iraniano. Non c'è niente di strano in questo, in quanto una tale reazione era già del tutto prevista. La guerra mondiale è già iniziata e si illude chi non lo vuole ammettere.




23 marzo 2017

Netanyahu vuole entrare, direttamente, nel conflitto siriano, bombardando le postazioni missilistiche installate dai russi.

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Di Andrea Atzori


Dopo l'abbattimento di due caccia israeliani da parte dell'antiaerea siriana, vicino a Damasco, Tel Aviv minaccia di entrare, direttamente, in guerra contro la Siria. Pare, infatti, che a Netanyahu non sia andato giù il successo delle forze siriane contro l'ISIS ed abbia deciso di scendere in campo senza ulteriori indugi.

Coerentemente ragionando, questo attacco diretto agli esiti della vittoria militare contro i terroristi, chiama, direttamente, in causa anche la Russia, che combatte questa guerra con Iran e Hezbollah. Staremo a vedere, ma come avevo previsto, proprio adesso, il conflitto siriano comincia ad arroventarsi.

L'esercito USA ha già varcato la frontiera siriana e si appresta a marciare su Damasco, avendo preso atto del fallimento del progetto di vincere la guerra per procura tramite l'uso dei terroristi sauditi. Quello Turco è comunque impegnato a garantirsi uno spazio di propria competenza, con la scusa di voler estromettere dai giochi i curdi. Tutto dipenderà dalla volontà di Putin di raccogliere e affrontare questa sfida lanciata dagli Stati Uniti.

La Siria è come una preda delle savane dilaniata dalle belve feroci. Ciascuno la sta afferrando da ogni parte e le sta strappando e dilaniando le carni. Non si capisce se queste belve si metteranno d'accordo per spartirsi il bottino, oppure si rivolteranno l'una contro l'altra, nel tentativo di farlo, interamente, proprio. In realtà, le due superpotenze, come sempre in caso di attriti nei settori geopolitici di propria pertinenza, tentano sempre di risolverli usando il sistema ormai vecchio e collaudato sperimentato nel secondo conflitto mondiale, cioè spartendosi queste aree militarmente occupate.

La realtà attuale, però, non è così semplice. Infatti, quel metodo è già fallito, proprio in Europa, là dove la divisione tra Est ed Ovest è stata già eliminata, spazzata via, dalla retrocessione della Russia che ha rifiutato lo scontro militare ormai inevitabile. Pertanto, proprio in Siria, il Cremlino sarà chiamato a dare una risposta circa la domanda se, finalmente, abbia ritrovato il suo coraggio, quello di raccogliere la sfida occidentale e frenare l'avanzata delle divisioni dell'armata imponente costruita allo scopo dichiarato di sottomettere il grande rivale, ancora recalcitrante ad entrare sotto l'egida imperiale della potenza americana.

Il popolo russo che ha già sventato due tentativi di invasione del suo territorio da parte degli occidentali, darebbe una prova assai deludente se dovesse cedere dinanzi a questo folle, estremo, disperato ed insano gesto del suo esiziale nemico di voler, ancora una volta, tentare la fortuna di assoggettarlo al suo potere. Il terrore oggi è quello del nuovo primattore indiscusso di un eventuale terzo conflitto mondiale, cioè la bomba atomica. L'uso, inevitabile, della quale, non lascia speranze a nessuno.

Il potenziale distruttivo di quest'arma è oggi tale che non ci sono speranze di sopravvivenza per nessuno. Questo è un punto fermo. La ricerca scientifica in questo settore non si è mai fermata, nonostante i trattati internazionali. Cosa esista dietro questi segreti militari nessuno può saperlo, ma di certo già si conoscono realtà terribili dinanzi a cui l'essere umano è già polvere, anzi particella subatomica, pura schiuma quantistica.

Forse gli apparati militari scientifici delle due superpotenze asiatiche sono arrivate a risultati ancora più avanzati di quelli americani, in quanto il loro sforzo è sempre stato diretto, prevalentemente, in questo settore, tralasciando invece, quello  volto a trovare sistemi di scudo all'attacco atomico costosissimi ed inutili. Dalle vaghe informazioni che circolano, parrebbe che si sia ormai giunti a livelli di distruttività che il pensiero umano non riesce neppure a concepire.

Questa forza si esprime non solo sul terreno, ma anche nel mare e, soprattutto, nell'atmosfera. Insomma, il pianeta Terra, dopo una guerra combattuta con queste armi, non sarebbe più un pianeta vivente, ma solo rovente.




23 marzo 2017

Attentati terroristici in Europa e guerra in Siria.


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Di Andrea Atzori


Grave attentato a Londra di matrice islamista. In Medio Oriente i governi occidentali cavalcano la tigre del terrorismo che poi mette a segno i suoi colpi anche in Europa, appena riesce a trovare un varco nel sistema di protezione delle forze di sicurezza.

Per intanto a morire sono sempre e solo i poveri ed indifesi cittadini non i governanti, veri responsabili di questo male! Se, veramente, i militanti di Allah, volessero colpire la civiltà occidentale, non certo lancerebbero un Suv contro una folla di cittadini inermi. Credo che avrebbero altri obiettivi da colpire, ben più sensibili e pericolosi per l'ordine costituito. Non dico solo palazzi del potere, ma strutture e gangli vitali per il sistema di fornitura di energia o rete viaria. Ma questo non accadrà mai.

A morire saranno sempre le persone indifese, gente comune di cui, dopo i primi momenti di spavento e di panico, non interesserà più a nessuno, cadranno nel dimenticatoio. Il sistema è ancora quello delle stragi di stato che colpirono l'Italia negli anni ottanta, i c.d. anni di piombo e che, nonostante l'impegno indefesso della magistratura, non riesce ancora ad assicurare alla giustizia i veri responsabili e mandanti.

La strategia del terrore che serve, in particolare, a stringere la maglia del potere e, contemporaneamente, limitare le libertà democratiche. I poteri dei governi europei stanno diventando sempre più assoluti e i cittadini si accorgono di trovarsi sempre più sotto controllo, spiati dal potere che si insinua, prepotente, in ogni manifestazione della vita umana.

Per esempio, l'accesso ai tribunali, per legge, dovrebbe essere libero ed i processi dovrebbero celebrarsi, pubblicamente. Ma non è più così. Se tentate di entrare in un palazzo di giustizia per assistere ad un dibattimento, sarete sottoposti ad ogni tipo di controllo, fino ad esserne scoraggiati. Entrano, liberamente, solo i professionisti dotati di regolare cartellino. Le resistenze del personale, ad una vostra legittima richiesta di accesso, saranno sempre più forti, fino ad impedire, definitivamente, l'esplicazione integrale di questo diritto che la costituzione riconosce ad ogni cittadino.

I processi penali si faranno sempre più in totale segretezza e riservatezza, come ai tempi del fascismo. Questo accade anche per l'accesso agli uffici della pubblica amministrazione. Ad ogni attentato i governi varano sempre una serie di provvedimenti restrittivi delle libertà dei cittadini. Le forze dell'ordine ed i servizi di intelligence vengono incitati a invadere anche gli aspetti più intimi della vita privata dell'uomo comune. In particolare internet e la posta elettronica. Ed è un processo a spirale che non si fermerà mai, fino a giungere a situazioni, assolutamente, paradossali.

Gli Stati si avviano verso forme di Stato poliziesco! Governi, forti, duri e con poteri sempre più assoluti. Ad ogni attentato terroristico in occidente, inoltre, aumenta, esponenzialmente, la pressione sull'ONU e quindi sulla Russia e la Cina, le sole potenze che si schierano a favore della sovranità nazionale siriana e da cui ci si aspetta un veto alle risoluzioni presentate su questo tema al consiglio di sicurezza, per un intervento militare anglosassone nel conflitto siriano da loro stessi innescato.

E' già in esecuzione il programma di invasione via terra dell'esercito americano nel territorio siriano, con la solita scusa di eliminare lo Stato islamico. Dopo questo attentato, le forze militari anglosassoni avranno un pretesto in più per agire con maggiore spudoratezza e cattiveria. Sanno bene quale sia la forza che questi eventi hanno di suscitare le corde dell'intenerimento nel Presidente russo Putin.

Contano infatti, di guadagnarselo come partner di una forza militare internazionale diretta a combattere questo fenomeno del terrore rappresentato dallo Stato islamico. Con la speranza che costui sia disposto a tollerare l'occupazione via terra del territorio siriano da parte delle truppe della Nato. Quelle stesse truppe che stanno già accampate ai confini della Russia in funzione provocatoria.

Assad e la Siria, stanno per vivere momenti sempre più drammatici. Uno Stato ed un popolo questo siriano che non avrà mai pace fino a quella totale della morte. A meno che Russia e Cina non inizino, veramente, a segnalare i loro paletti invalicabili, oltre i quali gli aggressori avranno di che subire gravissime e intollerabili conseguenze! Infatti, questa guerra è tra le superpotenze, ed il mondo non avrà mai pace finchè i loro conti in sospeso non verranno risolti in modo definitivo!




22 marzo 2017

L'Ocse rileva eccessiva disparità di genere nelle scuole europee. Ma in Italia è vero paradosso!

scuole italiane

Di Andrea Atzori

Una ricerca condotta dall'Ocse, arriva ad accertare che nei paesi di sua pertinenza, esiste una situazione incredibile, per cui l'insegnamento si avvia a diventare una professione per sole donne, in violazione del principio di parità di genere.

La media europea vede le donne prevalere sugli uomini per il 68%. Ma in Italia si sprofonda fino allo 83%. Questo istituto internazionale, ci vuole vedere chiaro e stabilire se per caso, una tale realtà non nasconda qualcosa di molto grave ancora da verificare ma assai temuto. Cioè lo scadimento del livello di formazione delle scuole pubbliche ed il fallimento della missione sociale ad essa affidata di educazione e preparazione alla società ed al mondo del lavoro delle giovani generazioni.

In Italia il campanello d'allarme è già suonato. Gli studenti arrivano all'università pressochè analfabeti. Una levata di scudi da parte del mondo della cultura è già arrivata al governo. La rovina della scuola. Universitari con cultura, si fa per dire, da terza elementare. Seicento professori universitari che scrivono al governo. Vogliono istituire corsi formativi per studenti e di aggiornamento per insegnanti, che non sanno nè leggere nè scrivere.

Figuriamoci, se non riesce la scuola a conseguire le sue finalità, in lunghi anni nell'età giusta per imparare, che vanno dalle elementari alle medie inferiori e superiori, cosa possono conseguire e realizzare piccoli corsi istituiti all'interno delle università? Questo solo per il leggere, scrivere ed il far di conto. Ma la cultura vera, la letteratura, la storia, la filosofia, le scienze, l'arte ecc., dove vanno a finire, nella spazzatura?

Insomma una catastrofe. E mi pareva, le spiegazioni a questo male c'erano e come! Le donne che si laureano sono il doppio degli uomini e non perchè siano più brave, anzi. A fare la differenza è proprio il sesso che porta corruzione. Il nostro paese è quello più corrotto. Infatti le donne sono privilegiate e non solo nelle istituzioni scolastiche, ma, normalmente, in tutte le varie manifestazioni della vita umana.

Basta andare a controllare gli sportelli di un qualunque sindacato italiano e ci si accorgerà che le donne hanno fatto il pienone! Gli impiegati sono quasi, esclusivamente, femmine. Se questo fenomeno, nel pubblico può essere accusato di essere corruttivo, nel privato questo problema, neppure si pone. Infatti, i privati sono liberi di assumere chi vogliono loro, senza rispettare alcun principio di parità di genere. I giornali mainstream, continuano a riportare  notizie, palesemente, false secondo cui la disoccupazione femminile sarebbe superiore a quella maschile. La realtà è ben diversa ed anzi è, completamente, opposta.

Le organizzazioni internazionali, non nascondono questa verità ed evidenziano situazioni al limite del paradosso. Scrivere o, semplicemente, dire la verità, su questo argomento, in Italia, si corre il rischio di essere tacciati di misoginia. E' già un marchio d'infamia. Ed invece dovrebbe essere una vera vergogna il fatto che una società e la sua religione dominante che si continua, con insistenza a professare e marchiare come maschilista, rappresenti al contrario, la peggiore forma di femminismo mai vissuta dall'umanità.

Una società che dall'evoluzione civile millenaria, si sta avviando verso un inesorabile declino. Anche il fenomeno gravissimo del femminicidio, va analizzato secondo questa ottica, per capirne la vera portata devastante. Hanno scavato un baratro incolmabile tra uomo e donna. Nella pubblica amministrazione il rapporto tra i sessi è pressochè uguale, l'elemento femminile prevale di oltre i tre quarti.

Ma se andiamo a verificare, invece, lo stesso rapporto a livello della classe dirigente, ci renderemmo conto che questo è totalmente invertito. Qui l'elemento maschile prevale. Ed anche dove sia una femmina a svolgere funzioni direttive, non cambia niente. In quanto ormai, anch'essa è parte integrante di quel sistema. Ha dovuto infilare quell'ascensore per salire all'ultimo piano e sa quanto questo sia conveniente!

Pertanto, possiamo ben comprendere il motivo per il quale questo fenomeno si verifica. Insomma, una società diretta in prevalenza da maschi che si circonda di femmine alle proprie dipendenze. Non è la preparazione, la capacità o l'abilità della persona a prevalere, ma le sue caratteristiche fisiche e la sua "attrazione sessuale". Meritocrazia, questa sconosciuta! L'impero della maleducazione e del sessismo. Tanto per non sconfessarsi e contraddirsi!

E questo non è espressione di socialismo, con cui viene troppo spesso confuso, ma di fascismo. Il signore o signorotto di stampo feudale, che sfrutta il suo potere per avere la femmina, come nel medio evo con lo "ius primae noctis". Il vescovo conte che celebrava le nozze e si portava a letto la sposa! Non è cambiato niente. In natura esiste il sistema imposto dal maschio dominante che si accaparra tutte le femmine, per formare il suo harem. Ma è espressione di barbarie, non di civiltà. Mitigato in passato, ma oggi, come si vede, esploso in tutta la sua potenza.

Una società disumana e imbarbarita, secondo il rito di santa romana chiesa. Nulla in questo mondo avviene per caso. Tutto ha una sua spiegazione assai chiara e plausibile. L'Ocse ha visto bene, non sbaglia. Il mondo c.d. democratico si avvia verso un degrado morale mai sperimentati, dalla notte dei tempi. I fatti orribili dei nostri tempi, come le guerre terribili che si stanno svolgendo e ancora preparando in questi giorni, l'ondata di profughi e migranti dal terzo mondo che si riversa in Europa, sono segni premonitori. I responsabili di tutto ciò sappiamo chi sono.

Contro di loro dovrebbero agire i mariti delusi, invece che  uccidere le proprie mogli o sterminare le loro stesse famiglie, per cambiare in meglio questo mondo, non per peggiorarlo. Sopratutto, mandando al potere politici onesti, non criminali e delinquenti. Finchè ancora permane un minimo scheletro di democrazia che lo può permettere. Poi, infatti, non ci saranno più speranze. Arriveranno al punto da togliere agli uomini perfino il diritto di voto, magari con la scusa di riconoscere questo diritto solo a coloro che posseggono un titolo di studio. Ma, poichè questo titolo è in prevalenza posseduto dalle donne.........!!!!

Post scriptum

Per avere un riscontro e una conferma.

http://www.repubblica.it/scuola/2017/03/22/news/insegnante_sempre_piu_un_mestiere_per_donne_allarme_ocse_a_rischio_i_risultati_degli_alunni_-161110876/




17 marzo 2017

Trump minaccia la Corea del Nord, mentre Israele bombarda la Siria. La legge del più forte. Russia e Cina stanno a guardare.




Di Andrea Atzori

USA sempre più guardiano del mondo. Oggi minaccia la Corea del Nord di intervento militare. Sostiene il governo americano, che la Corea minaccerebbe, direttamente, la sicurezza degli Stati Uniti. Sarà possibile che la Corea minacci il territorio americano più di quanto la stessa Nato non stia minacciando quello russo o la flotta americana nel mar cinese meridionale, quello cinese?

Come l'Iraq, la Libia e la Siria, anche la Corea del Nord sta per subire quel destino di venire distrutta dagli americani, sul presupposto del possesso di armi di sterminio di massa. Quelle armi che l'Arabia saudita, monarchia assoluta e patria del Jihadismo, dottrina integralista islamica con vocazione di dominio globale, possiede da anni, su beneplacito di Washington. La guerra nello Yemen è un genocidio innegabile, un crimine contro l'umanità. Solo che gli Yemeniti, per l'ONU ed il Vaticano non sarebbero esseri umani. Insomma, basandosi su questo assunto, da quando Russia e Cina avrebbero dovuto già dichiarare guerra agli euro-americani?

La Nato cinge d'assedio le frontiere russe con la sue truppe di uomini e mezzi dislocati lungo i suoi confini e costruisce in Romania e Polonia un sistema di missili antimissili chiamato Aegis. Ma la Russia, non risponde e non reagisce. Sul Mar Nero, cresce a dismisura una flotta della Nato che non nasconde il disegno di affrontare, in una decisiva battaglia navale, quella russa. In Ucraina è ancora in fase di combattimento una guerra fratricida costata la vita a più di 10.000 persone, scatenata in seguito alla rivoluzione colorata di piazza Maidan a Kiev, sponsorizzata dalla Casa Bianca. In Siria, gli eserciti della coalizione a guida USA hanno bombardato le città siriane per anni, radendole al suolo e Trump sta inviando anche l'esercito di terra. Ma non è una minaccia ad un paese sovrano.

Infatti gli statunitensi possono passare, facilmente, dalle parole ai fatti, ciò che non sarebbe consentito a russi e cinesi, che, ovviamente, a quanto pare non possono permettersi di farlo. E' la legge del più forte. Russia e Cina stanno dimostrando di non avere la forza per reagire. Oppure, semplicemente, hanno paura. Nel Mar Cinese Meridionale, la flotta americana arriva a fare esercitazioni militari ai confini delle acque territoriali cinesi.  In Corea del Sud, viene installato il sistema missilistico THAAD,  in funzione anti Corea del Nord, dice Washington. Cina e Russia protestano, in quanto considerano che queste installazioni costituiscano una gravissima lesione dell'equilibrio delle forze di deterrenza nucleare a livello globale. 

Ma la Cina, abbaia ma non morde come i cani poco pericolosi. I regimi comunisti russi e cinese hanno sempre dato poca prova di bellicosità. Anzi, direi tanta di codardia, se è vero che dopo avere smontato la baracca dei loro territori conquistati nell'ultimo conflitto mondiale ed essersi rifugiati entro i loro confini naturali, hanno pure dovuto trasformare la loro forma di Stato da socialista in capitalista, cedendo alle imposizioni degli occidentali e convertendosi alle varie fedi religiose tradizionali.

Sembra proprio di vivere in un mondo assurdo. In Siria, gli israeliani bombardano ancora una volta le truppe di Assad con i loro caccia bombardieri, per sostenere i terroristi dell'ISIS, ma la Russia non interviene con la sua forza aerea per respingere l'attacco. Le truppe di Assad hanno risposto con il lancio di alcuni missili antiaereo e affermano di aver abbattuto uno dei quattro caccia e di averne colpito un secondo. Israele nega e sostiene di avere intercettato uno dei missili siriani.

 E' la terza volta che questi raid aerei di Tel Aviv bombardano le truppe siriane da quando è presente la Russia sul loro territorio. Però, nessun provvedimento è mai stato preso dall'alto comando russo per risolvere questo problema. La Turchia di Erdogan, non ha esitato ad abbattere un aereo russo sul presupposto di avere varcato il suo confine nazionale di pochi metri.

Credo che prove più chiare e lampanti di inferiorità e di condizionamento psicologico da parte di Putin nei confronti dell'occidente, non siano neppure necessarie. La ricerca spasmodica di conseguire, a tutti i costi, un componimento negoziale delle controversie internazionali che l'oppongono al nemico fondamentale, sia in Ucraina che in Siria, è sempre sfociata in una ulteriore situazione di difficoltà e aggravamento del quadro militare del conflitto che pareva, invece, sul punto di raggiungere il suo positivo epilogo. Dopo le tregue concesse su pressanti richieste dei leader europei, del governo statunitense  o dell'Onu, l'avversario ha sempre avuto la possibilità di rinvigorire le sue forze e riprendere i combattimenti, anche in virtù dei rifornimenti di armi e truppe fresche da parte dei suoi sostenitori internazionali.

Quindi, questa è una minaccia per la sovranità dello Stato siriano, molto più concreta e seria di quella della Corea del Nord nei confronti degli Stati Uniti d'America. Personalmente, una spiegazione l'avrei. Infatti, credo che ad impedire la guerra di Mosca o Pechino contro le potenze occidentali sia, esclusivamente, l'esigenza di salvaguardare quell'ordine mondiale scaturito dagli esiti dell'ultimo conflitto mondiale, in cui tutti sono risultati vincitori. Anche se oggi, a ben guardare e valutare, le gravissime ferite inflitte ai popoli mediorientali ed estremo orientali, dallo stato di guerra incessante mantenuto in questi luoghi da Nato e America, sono ben più gravi di quelle provocate dal nazifascismo del secolo scorso.

Per quanto riguarda i russi poi, nei rapporti con Israele, molto incide la comune radice della fede cristiana e di quella ebraica. Insomma, ai tempi dell''Unione Sovietica il discorso era assai diverso, essendo allora l'ideologia prevalente quella atea. Così continuando l'andamento degli eventi storici, anche le due superpotenze asiatiche finiranno con il rendersi complici e quindi macchiarsi, di gravissimi crimini contro l'umanità che non sono quelli decretati dai falsi proclami dell'Onu, organizzazione ormai fallita nella sua missione di salvaguardare la pace nel mondo, ma da quelli ben stampati nella coscienza di ogni uomo onesto!




14 marzo 2017

Usa contro Daesh ed il gioco del gatto con il topo.





Di Andrea Atzori


L'ISIS è sempre stato, fin dalla sua nascita, una creatura americana. Se l'esercito USA da l'impressione di muoversi contro Daesh, non è perchè intende fargli la guerra, ma solo in quanto la sua guerra il sedicente Stato islamico l'ha già persa.

A questo punto, agli americani non rimane altra chance che agire in prima persona, facendo scendere, direttamente, lo stivale delle loro truppe sul campo di battaglia. In pratica l'opzione del "divide et impera" ha fallito per cui, al fine di non pregiudicare il progetto di occupazione "manu militari" del territorio siriano, che prima dell'intervento russo era, praticamente, cosa fatta, sono costretti a intervenire in prima persona.


Ovviamente, in questa fase, il rischio di uno scontro militare tra le due superpotenze aumenta, esponenzialmente. Assad ha già dichiarato, ufficialmente, di non essere disponibile ad una spartizione della Siria ed anche la Russia, pur perseguendo un progetto di pacificazione nazionale che inauguri un nuovo percorso fondato sul rispetto dei principi democratici, cioè una dialettica tra maggioranza e opposizione, di sicuro non scenderà a compromessi su questo punto. La discesa in campo dell'esercito di Mosca, è stata finalizzata alla difesa e salvaguardia della sovranità nazionale siriana e dell'integrità del suo territorio. Ma sia la Turchia che gli Stati Uniti non sono arrivati per andarsene. Il braccio di ferro diplomatico sarà duro e non è sicuro se potrà arrivare ad un qualche risultato soddisfacente per tutti, dal momento in cui le posizioni tra i contendenti sono pressochè antitetiche.


Il tempo sarà galantuomo e ci dirà se questa vicenda è destinata ad avere una conclusione duratura, oppure se, invece, siamo solo ai bordi di un baratro ancora più spaventoso ed orrido. Nessuno, ai nostri giorni può avere riconosciuto un potere divinatorio tale da fornire la risposta sicura a questa domanda. Gli auguri avevano un loro ruolo nelle civiltà antiche fondate sull'ignoranza delle verità scientifiche, ma oggi sono ormai retaggio di un passato storico sepolto dalla notte dei tempi. Ragionando, però, sulla storia infinita dell'amore-odio  che lega americani e terroristi sauditi,  la migrazione dell'organizzazione terroristica criminale di stampo islamico integralista, in estremo oriente, dopo la disfatta in Siria, non può essere esclusa e non può essere trattato come un fatto a se stante, quale fenomeno in se stesso predeterminato e definito.


Infatti, non si è mai verificato che l'azione dei guerriglieri sauditi nelle aree strategiche più roventi del pianeta, si sia esplicata in modo autonomo, senza la preventiva manovra di attacco militare deciso da Washington contro i suoi obiettivi prestabiliti. Sono sicuro che la cacciata del Daesh dalla Siria non determinerà la fine dello stesso. Ma solo per quel motivo per cui le guerre statunitensi nel mondo non sono finite e non finiranno mai se non dopo che il velo nero del loro potere imperiale venga steso su tutto il pianeta. Se i guerriglieri islamici migrassero in Cina od in Russia o, comunque, nel cuore dell'Asia, l'America sarebbe ancora una volta con loro, anche con la scusa di far loro la guerra, in quanto la funzione di Isis oggi come quella di Al Qaeda in passato, è sempre stata quella di preparare il terreno alla discesa in campo dell'Armata invincibile, quella dei cowboy americani, per favorire la quale ha da sempre combattuto le sue guerre per procura. Russia e Cina sarebbero con ciò, costrette a combattere questo sfuggente nemico in casa loro, senza avere alcun pretesto per portare la guerra nel territorio del loro vero avversario, le potenze euro-americane.


Le rivoluzioni colorate come le primavere arabe, non avranno mai fine, finchè le due fastidiose entità internazionali, Russia e Cina, con cui Europa e Stati Uniti non riescono a convivere, non saranno spazzate via dalla faccia di questa terra, con le buone o con le cattive. Intanto continua questa farsa del gatto alla perenne rincorsa di un topo che finge di essere impaurito ma al contrario è legato da un patto di ferro con il suo sedicente nemico, al solo scopo di fregare il cacio all'oste! Proprio come nei cartoni animati della Disney!




28 febbraio 2017

Trump non vuole la pace con Mosca, anzi spinge per una nuova folle corsa al riarmo.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Di Andrea atzori
 
 
Gli Stati Uniti si preparano alla guerra. Spendono sempre più in armi, fino ad aprire una voragine di debito pubblico, vertiginosa, abissale. Chi pensava avessero già toccato il fondo si sbaglia. Addirittura, adesso, il fondo lo raschiano. Non rinunciano al loro istinto predatorio e condizionano tutta la politica interna e internazionale, a questo progetto di costruzione di un impero mondiale.
 
Trump dispone un aumento delle spese militari di 54 miliardi di dollari. Ricordiamo che già Obama aveva aumentato le spese belliche Usa in modo assai impressionante. C'è da chiedersi dove vogliano andare a parare. Consideriamo che l'economia USA è tra le peggiori al mondo. Si trova in uno stato disastroso. Il debito pubblico americano è superiore a quello di tutto il resto del mondo messo assieme.

Ciò significa che hanno deciso di rendere ancora più forte l'indebitamento pubblico. Il popolo americano è segnato a vita. Su ogni cittadino americano grava un debito di milioni di dollari. Le industrie americane sono in mano dei cinesi e sono de-localizzate in Cina. In caso di conflitto i cinesi potrebbero anche requisirle a titolo di sanzioni, come hanno già fatto gli americani per i conti correnti degli oligarchi russi. Da poco è stata la Gran Bretagna a bloccare il conto corrente di RT, la storica agenzia di Stampa e televisiva della Russia.

L'unico modo di uscire dalla crisi, per gli USA , è spendere ancora di più in armi, al fine di invadere sempre nuovi territori di cui depredare le ricchezze, in particolare fonti di energia. Il percorso è quello proprio della Germania nazista, agli albori della seconda guerra mondiale quando, non potendo pagare i debiti di cui la nazione era gravata, non rimaneva altra possibilità che scatenare la guerra. A questo si sta preparando l'America, trascinando con se anche l'Europa. La Russia non ha di questi problemi.

Infatti, per una popolazione di 148 milioni di abitanti, possiede il territorio più vasto al mondo. Oltre che delle più grandi fonti di energia, gas e petrolio è dotata di materie prime quasi illimitate, legname, carbone, miniere di ogni tipo anche di diamanti, in particolare in Siberia, nonchè risorse ittiche e agroalimentari. Industria pesante e degli armamenti tra le più sviluppate al mondo. La stessa autosufficienza energetica e ordine nei conti pubblici che le ha consentito di ricostruire un esercito potentissimo, tecnologicamente all'avanguardia, in appena 15 anni dopo il disastro provocato dalla corruzione sconfinata dei tempi dell'Unione sovietica.

Ma gli occidentali sono sempre convinti di avere a che fare con la stessa nazione dei tempi di Gorbaciov  e con personaggi come Gorbaciov e Eltsin, che tradirono la Russia per andare a godersi il malloppo in America; dipingono Trump come fosse un Donald Reagan che approfittò del crollo dell'Unione sovietica. A quei tempi non esisteva alcuno scudo atomico e gli arsenali atomici russi erano tali da distruggere per centinaia di volte ogni forma di vita sul pianeta terra. Se avessero voluto, avrebbero potuto decretare la fine dei giochi in ogni momento.

Però gli pseudo statisti russi hanno voluto solo soddisfare i loro bassi istinti e vendere la Russia al nemico, in modo vigliacco. Con Putin, però, questo scherzo non funziona. Ed è proprio questo che di Putin non piace agli euro-americani. Oltre che superiore negli armamenti tradizionali, la Russia oggi, può contare in una tecnologia missilistica e sottomarina tale per cui gli Stati Uniti ne verrebbero spazzati via in pochi secondi. Le guerre moderne non si combatteranno con portaerei ma con missili e sottomarini. Cosa in cui, Russia e Cina sono ormai, stratosfericamente, le più forti al mondo.

Leggo in un articolo a firma di Federico Rampini pubblicato su "La Repubblica", dal titolo "Mosca può davvero inseguire il riarmo USA?", che le minacce di reazione della Russia a questo riarmo sarebbero inconsistenti, non essendo la Russia in grado di tenere il passo del suo rivale. Infatti, il prodotto interno lordo russo, certificato dall'ONU, sarebbe pari a quello italiano. E' da un'era che i media italiani, annunciano la prossima fine della Russia, a causa della sua estrema povertà. Affermazioni, assolutamente, insensate. Come può scrivere questo uno che reputa essere un grande giornalista?

Sostiene Rampini che il crollo dell'Unione Sovietica fu dovuto proprio al tentativo di tenere il passo al processo forsennato di riarmo dell'esercito americano voluto da Donald Reagan. In realtà le cose non fu così che andarono. La crisi economica in cui sprofondò il sistema sovietico fu dovuto alla corruzione della sua classe dirigente, ormai stanca di vivere un tenore di vita uguale a quello di tutti gli altri comuni cittadini. Vollero arricchirsi depredando il patrimonio pubblico. E' solo questo il virus che corrode i sistemi statalisti, la corruzione. Non ci fu in Russia alcuna reazione al riarmo statunitense e non furono le spese militari a causare la fine dell'Unione Sovietica. Fu, invece, proprio la politica reganiana diretta a creare un esercito tanto potente da dominare il mondo intero che provocò la crisi economica del 2009, in cui sprofondarono gli Stati Uniti e con essi tutto il mondo occidentale. Crisi inoltre ancor più aggravata, dallo stato di guerra incessante in cui l'America visse lungo tutti i decenni delle amministrazioni Bush.

 Oggi, l'altro Donald salito alla Casa Bianca, temerariamente, annuncia di voler ripercorrere quel cammino da cui il disastro a stelle e strisce è stato provocato. E non sarà la Russia a farne le spese. Una Russia che oggi, nonostante le sanzioni economiche occidentali, è in forte ripresa economica, certificata da tutte le tre agenzie di rating statunitensi, Moody's,  Standard and Poors e Ficth, che hanno alzato il rating della Russia, proprio in considerazione dei successi ottenuti dalla sua economia. Anche il rublo, moneta nazionale russa, in conseguenza di questa forte ripresa economica si è rivalutato quasi del triplo. Per questo Putin non ha mai chiesto agli Stati Uniti di revocare le sanzioni imposte in seguito all'annessione della Crimea. Questa è la verità taciuta dalla stampa mainstream italiana.

Pensiamo solo al fatto che già adesso gli americani, nonostante le loro spese militari siano le più alte al mondo e siano sempre cresciute negli anni fino ad oggi, sino a rasentare cifre folli, da capogiro, hanno tanta paura di Russia e Cina, da non avere mai messo in pratica le minacce di aggressione ed invasione nei loro confronti. Puntano ancora ad altre e più costose operazioni di finanziamento dell'industria bellica, nonostante le loro spese per le guerre scatenate in ogni angolo della Terra, in particolare in Siria, siano incalcolabili. Hanno basi militari ed eserciti dislocati in ogni parte del mondo. Flotte che solcano tutti gli oceani, impegnate in missioni di controllo permanente di un equilibrio geo-strategico sempre più fragile.

Riflettiamo anche sulla forza espressa dalla superpotenza cinese che gli euro-americani pretendono di voler contenere entro i limiti angusti del loro mare territoriale. Una Cina, economicamente molto più forte degli Stati Uniti, tanto che, la quasi totalità del debito pubblico americano è proprio nei confronti dei cinesi. L'arsenale atomico russo è superiore a quello americano, i missili russi sono più veloci, forti e potenti. Tanto che costoro sono costretti ancora a usare i motori russi per mettere in orbita i loro missili. I sottomarini russi sono chiamati dagli stessi statunitensi, buchi neri, in quanto sono del tutto irrintracciabili, talmente è tanta la loro silenziosità. Negli abissi marini, la silenziosità sottomarina è tutto. Infatti, un sottomarino può essere individuato solo dal suo rumore. Se questo è assente, il sommergibile, diventa un buco nero. Praticamente un'arma contro la quale non esiste alcuna possibilità di difesa.

La fortuna degli occidentali è solo quella dell'estrema pazienza dell'Orso russo. Che prima di incattivirsi, deve essere provocato all'estremo. Se questo limite dovesse essere superato, allora, la presunzione e la prepotenza dei cowboy americani, dovranno sperimentare una durissima reazione, tale per cui si pentiranno, per il resto dei loro giorni, di avere spinto, indotto questo pachiderma a fare uso di tutta la sua furia rabbiosa nell'esplicazione integrale del suo istinto di sopravvivenza.



L'articolo di Rampini lo trovate qui:


http://rampini.blogautore.repubblica.it/2017/02/28/mosca-puo-davvero-inseguire-il-riarmo-usa/




22 febbraio 2017

Rivoluzioni colorate e primavere arabe.








Di Andrea Atzori

Dovunque siano state innescate queste rivoluzioni colorate o primavere arabe, mondo slavo, medio oriente, nord Africa, sempre hanno travolto regimi alleati della Russia, che ha cominciato a puntare i piedi in Siria. Milosevic, Yanukovich, Saddam, Gheddafi, Mubarak, Assad, tutti erano amici della Russia ed erano stati per questo, condannati a morte dagli USA e dall'Europa.

In queste ore, il neopresidente  eletto USA Trump prepara l'attacco militare all'Iran, sempre sul presupposto della difesa dell'occidente contro l'integralismo islamico e il rischio che questo paese si doti di un'arsenale atomico. Della coalizione internazionale schierata contro la nuova vittima dell'odio della santa alleanza atlantica, fa parte anche l'Arabia Saudita, paese retto da una monarchia assoluta e espressione pura di integralismo fanatico musulmano, dotato già della bomba atomica in quanto amico della Casa Bianca. In Arabia Saudita si eseguono, giornalmente 50 condanne alla pena capitale per crimini di esclusiva matrice politica e religiosa; ma questa nazione viene giudicata da europei ed americani, degna di stare nel club delle democrazie  occidentali, solo perchè loro alleata.

Insomma, a decidere della compatibilità di un paese con questi principi è la soggezione e sottomissione alle potenze euro-americane. In questo processo di discriminazione dentro la comunità internazionale, gran parte  della responsabilità ricade sull'ONU, che dovrebbe essere l'organo che al contrario dovrebbe garantire l'imparzialità del giudizio degli eventi, potenzialmente, in grado di pregiudicare la pace mondiale. Infatti, il consiglio di sicurezza ONU, è sempre intervenuto a favore dell'uso della forza in modo, assolutamente,  parziale e discriminatorio. Forse in quanto gli Stati che ne fanno parte sono per lo più legati da obblighi finanziari nei confronti degli Stati Uniti d'America e, pertanto, da esso condizionati.

Parlare di missioni di pace e scomodare nobili principi come "libertà e democrazia" è fuori luogo. Le guerre hanno sempre finalità egemoniche, si fanno sempre e solo per questioni geopolitiche e per fini predatori di risorse energetiche e materie prime. Questo è il motivo per cui anche Putin e Xi Jinping, devono morire. Anche contro di loro è stata decretata una condanna a morte.

Sarebbe il trionfo finale dell'Impero mondiale statunitense. Il conseguimento di tutti i sogni di gloria del nuovo Furer, il dominatore del mondo. Il pianeta Terra uniformato sotto il vessillo della bandiera a stelle e strisce ed il simbolo dei nuovi crociati.

Si faranno celebrazioni mastodontiche di questo trionfo e Washington verrà nominata la capitale del mondo. In Vaticano il Papa incoronerà questo imperatore, che riceverà legittimità sia temporale che spirituale ed il mondo verrà unificato sotto il potere del suo scettro regale.

L'atomo però fa paura. Per questo ci vanno piano e tentano di vincere con l'inganno. Rimane, però, chiaro ed alla luce del sole che non è la Russia e tanto meno la Cina ad aggredire ed invadere il resto del mondo, ma gli occidentali.

A questo punto, con Trump la guerra si è trasferita sul terreno della scaltrezza e dell'inganno; tentando di spezzare l'asse Mosca-Pechino e mettendo, quindi, Putin contro Xi Jinping. Il solito e scontato "Divide et Impera", già in auge fin dall'antico impero romano, dai cui strateghi militari venne coniato. Chi vincerà? Forse il più intelligente. Forse il più coraggioso. Forse perderanno tutti. Ma di sicuro, il mondo è in bilico.




20 febbraio 2017

La scissione nel PD? Un fatto scontato!







Di Andrea Atzori



Il PD sta per dividersi. Verrebbe da dire, finalmente. Un partito mai nato. Due anime conflittuali tenute insieme solo dal tradimento dei leader, falsamente, chiamati di sinistra, verso la stessa politica di sinistra. Questo ha permesso che si formasse una Nazione fondata sulla menzogna. La mancanza di un'opposizione seria ha messo a rischio la stessa democrazia. Il Partito democratico è diventato un doppione del PDL. Oggi, l'intero cosmo della vita politica italiana è già uniformato. 

Il Partito Democratico è la stessa Democrazia Cristiana che si è mangiata, non solo il Partito comunista, ma l'intera sinistra. Infatti, dopo l'introduzione in Italia del sistema elettorale maggioritario, sono spariti subito dal panorama politico nazionale, tutti i partiti e partitini della sinistra, dall'ala moderata a quella più estrema. Una restaurazione in piena regola, secondo lo stile inossidabile del clericalismo nostrano. 

Emerge, prepotente la figura della personalità unica che intende porsi al centro di tutto, come l'alfa e l'omega. La rincorsa affannosa ed ossessiva verso il porto nebbioso, tenebroso e lugubre del totalitarismo di estrema destra, ha raggiunto la sua meta. I vecchi  esponenti della sinistra storica, oggi ridotti ad un manipolo di uomini, capiscono di non essere più parte di questa squadra connotata da forti tinte radicali ed estremiste. 

Semplicemente, se ne vanno solo in quanto vi si ritrovano come pesci fuori dall'acqua. Almeno chi non è dotato del titolo di conte come il premier Gentiloni, che gli ha sempre consentito di tenere i piedi su due staffe, quella di destra e l'altra di sinistra. Certo buffissima questa figura di un conte proletario! Emblematica dell'incoerenza in cui naviga, dal compromesso storico fino ai nostri giorni, la politica italiana.

D'altra parte, un parlamentare che con la politica ha fatto fortuna, che è divenuto proprietario di 50 appartamenti, non può essere più di sinistra. E' una follia anche solo il pensarlo. E' ormai, un borghese, definitivamente, naturalizzato. Anche fosse un ex comunista arrabbiato, come l'ex presidente Napolitano o Massimo D'Alema o Pierluigi Bersani.

 I tempi duri per gli ex comunisti, comunque, non sono di certo finiti con questo strappo. I tempi si faranno sempre più duri. Il vento freddo del nord è destinato a farsi glaciale. Oggi, è finita la contrapposizione ideologica, ma non di sicuro lo scontro tra i mondi, quello occidentale ed orientale. In effetti il totalitarismo è la negazione della politica, non ci si aspetti da esso alcuna forma di dialogo e ragionamento, ma solo scontro brutale, duro; un sistema di rigido flusso del comando preordinato a mantenere e preservare, un ordine gerarchico sociale ed economico, in previsione dell'ormai inevitabile stato di guerra verso cui il paese è già lanciato a velocità supersonica. 

Non è solo finito il PD o il PDL o i 5 stelle, insomma, la politica; è finita la pace, in Europa e nel mondo. Quando un leader come Putin, arriva a dire che le costanti provocazioni della Nato sono preordinate a spingere Mosca ad una reazione, ha già spiegato, in modo del tutto chiaro e inoppugnabile che la guerra mondiale non solo è già dietro l'angolo, ma, addirittura, doveva essere da tempo, già iniziata e pure finita.




8 febbraio 2017

Lettera di 600 professori universitari al governo. Gli studenti universitari scrivono male nella lingua madre e difettano anche all’orale.


Di Andrea Atzori

Seicento professori universitari ed esponenti di spicco del mondo della cultura scrivono al governo chiedendo interventi urgenti contro il degrado delle istituzioni scolastiche nazionali. Gli studenti universitari avrebbero un livello di formazione da scuola elementare.

E' scoppiato il bubbone. Il virus della peste è stato incubato per decenni dentro alle istituzioni scolastiche italiane ed ha finalmente schiuso le sue uova. E' uscito allo scoperto il mostro, terribile, assolutamente repellente. Uno schifo di essere, curato e coltivato, tirato su come fosse stato un pargolo prediletto, il frutto del primo amore della coppia reale, presentato al mondo dai detentori del potere divino, dell'ordine sociale imperante. Hanno avuto il coraggio di lamentarsi, di scrivere, firmare e inviare una lettera alle più alte cariche responsabili della pubblica istruzione, con cui esprimevano tutto il loro sdegno, disgusto nell'osservare il risultato di quel parto primigenio della tanto osannata divinità. Parrebbe, ma non è un'esagerazione. E' la pura e semplice verità. Hanno calpestato con ferocia, livore e odio di classe alla rovescia, il principio meritocratico, attaccando le basi fondanti della Costituzione democratica, in particolare il principio di uguaglianza, contenuto nell'art. 3 della costituzione, per mantenere in auge il privilegio sociale derivante dall'appartenenza all'aristocrazia intellettuale e censitaria. Una guerra in piena regola combattuta senza esclusione di colpi, in particolare facendo uso dell'arma della frode e del sopruso. Saldando, ancora una volta, il patto millenario tra potere temporale e potere spirituale. L'alleanza tra Chiesa e Stato, per salvare il privilegio. Perché il socialismo non era un ordine naturale, ma solo una teoria utopistica, ed altrettanto si è rivelato essere, secondo la loro reazione personale all'obbligo giuridico derivante dalla legge fondamentale repubblicana, pure il sistema democratico. Non più salvaguardie, non più garanzie sociali e giuridiche, in perfetto stile reazionario clerico-fascista, ma solo un ritorno senza condizioni, alla totale libertà del signore medioevale di fare, indiscriminatamente, i propri porci comodi. Oggi, gli arrembanti scalatori delle vette vergini ed innevate dei principi introdotti nelle legislazioni moderne in virtù degli esiti del secondo conflitto mondiale, in ossequio al principio Kelseniano (Hans Kelsen, giurista e filosofo del diritto, austriaco, nato nel 1881 e morto nel 1973) , secondo cui le leggi derivano dalla forza, dopo avere ottenuto ogni sorta di vittoria, sul piano della demolizione dei diritti, lamentano un catastrofico fallimento nel loro compito di formazione delle giovani generazioni di studenti che frequentano le scuole pubbliche o paritarie nazionali. Se il servizio di istruzione pubblica non funziona la colpa è in primo luogo degli stessi docenti. Queste eminenti personalità, di spicco nel panorama culturale italiano, scese in campo contro il degrado che denunciano alle autorità, sono quelle stesse che hanno imposto le riforme in senso liberale della scuola italiana, sull'onda dell'entusiasmo per le proprietà taumaturgiche delle terapie economiche e sociali, nonché politiche, consistenti nelle sfrenate e selvagge privatizzazioni, in ogni settore della vita pubblica, quindi anche in quello della formazione e della cultura. Meno fondi stanziati per i servizi pubblici e tanti di più per le imprese private. Meno statalismo, con tagli ai servizi pubblici e più liberismo con le privatizzazioni. Togliere i finanziamenti alle istituzioni pubbliche e darli alle imprese. I cittadini che pagano le tasse non per finanziare lo Stato ma le banche e le aziende private. Anche la scuola italiana ha subito lo stesso destino. Le scuole private, in particolare quelle di estrazione confessionale, sono state parificate alle scuole pubbliche e se di fallimento si deve discutere, è bene che in questo discorso vi debbano essere coinvolti tutti gli istituti di istruzione, rimettendo in gioco la questione del valore delle privatizzazioni come rimedio contro il degrado nel settore scolastico. La realtà è quella per cui, tutti gli attacchi al servizio pubblico in ogni campo, furono e ancora sono, motivati dall’ingerenza sfrontata degli interessi privati dentro a quelli della comunità nazionale, rappresentata dalla generalità dei cittadini e quindi del popolo italiano. Insomma, ogni pretesto è stato buono pur di arricchirsi ai danni dell’erario pubblico. L’intento non era quello di migliorare la qualità della formazione degli studenti ma solo di fare cassa. Partendo da tali presupposti, le conseguenze non potevano esser diverse dal fallimento cui oggi assistiamo e di cui proprio i principali responsabili si lamentano. Oggi fanno finta di essere caduti dalle stelle, come avessero avuto le traveggole. Ed invece no. Loro sanno bene quali siano state le cause del disastro cui assistiamo. E non devono fare finta che si tratti di un problema di poco conto. La questione in oggetto è di fondamentale importanza per il futuro del paese, che appare già compromesso, non di meno che il presente. Lo scenario che abbiamo davanti agli occhi è desolante: quello di una devastante catastrofe. Insomma, un paese senza formazione scolastica, nel terzo millennio è da considerare da terzo mondo. Per cercare i responsabili bisogna andare proprio nelle istituzioni deputate a gestire il servizio scolastico. Cioè proprio coloro che oggi si atteggiano ad essere sbalorditi e increduli per questo stato di cose. Docenti, presidi, provveditori agli studi, sovrintendenti alla pubblica istruzione, ministri della pubblica istruzione, presidenti del consiglio dei ministri. Oggi propongono rimedi che sono peggiori del male, non potendo aspettarsi niente di buono da chi è lo stesso responsabile di quei mali di cui fa solo finta di meravigliarsi. Non so se ci rendiamo conto ciò di cui discorriamo. Stiamo parlando di studenti universitari che non sanno esprimersi bene neppure oralmente, nella loro lingua madre, figuriamoci con lo scritto. Nella denuncia fatta da questi esponenti apicali del mondo culturale italiano, risulta che il livello di conoscenza ed apprendimento è appena da licenza elementare. Io capisco che in un paese in cui il ministro della pubblica istruzione è appena dotato della licenza media, mentre la maggior parte dei ministri sono tuttalpiù diplomati quando va bene, ci sia ben poco di cui meravigliarsi e rallegrarsi. D’altra parte, scriveva George Orwell, che degli americani ha sempre avuto poca stima, “la democrazia concepita dall’americano medio è quella per cui la sua ignoranza vale tutta la cultura di una persona istruita”. Allora, se il sistema va a rotoli, i primi ad essere chiamati in causa debbono essere coloro che avevano il compito di selezionare la classe docente. Negli anni passati, prevaleva il metodo delle graduatorie provinciali fondate sul punteggio acquisito tramite i titoli posseduti, essendo molto ridotta la disponibilità dei professori di ruolo, per cui si faceva ricorso a supplenti annuali. Ovviamente, proprio in queste procedure di reclutamento del personale docente si scatenava tutta la corruzione, umanamente, concepibile. Ricordo che negli anni ottanta e novanta, quando, vanamente, cercavo di ottenere una nomina, mi recavo al provveditorato degli studi di Cagliari e trovavo sempre, davanti alla porta dell’ufficio del provveditore, un folto gruppo di giovani donne che aspettavano il loro turno per entrare dentro e quando uscivano dicevano, spudoratamente, ad alta voce il giorno in cui il provveditore le aveva assicurato quando e dove avrebbero ottenuto l’incarico. Insomma la graduatoria provinciale era solo una truffa. Il responsabile ha sempre avuto il potere di fare come pare e piace a lui, in barba alla legge. Per quanto riguarda le prove scritte ed orali dei concorsi per il passaggio in ruolo, non è neppure il caso di dubitare di quanto i figli dell’alta società siano sempre stati i favoriti. Quelle poche volte in cui non hanno potuto frodare alle prove scritte, in quanto alle prove precedenti, come accadde alla fine degli anni ottanta, arrestarono gran quantità di commissari d’esame, politici e candidati, hanno poi riparato agli orali, dando sfogo ai loro istinti più bestiali. Ricordo che alle prove orali del concorso di abilitazione all’insegnamento, trattenevano fin quasi due ore i concorrenti che volevano bocciare a tutti i costi, mentre trattandosi di figli di personaggi ben in vista come avvocati di grido od altri esponenti dell’alta società, bastavano due parole per essere dichiarati idonei. Il giorno in cui sostenni la mia prova orale, era il 19/Maggio/1992, non lo dimenticherò mai perché era il giorno del mio compleanno, eravamo sette concorrenti tutti molto preparati, ognuno venne trattenuto per circa un’ora e mezza, ma ne passarono solo due, la figlia di uno dei più noti penalisti di Cagliari con l’amica, promosse in appena cinque minuti. Poi gli organi informativi diffusero le false notizie che i professori di ruolo erano ormai sufficienti per ricoprire le cattedre e non avrebbero neppure più proceduto ad assegnare supplenze annuali. Per bocciarmi in quell’occasione dovettero ricorrere ad una domanda che non esiste. Alla fine della prova, i colleghi maschi si riversarono su di me e mi circondarono chiedendomi se mi rendevo conto di cosa mi avevano fatto. Il presidente della commissione d’esame, un senatore di Forza Italia, preside di un istituto tecnico di Iglesias, che Berlusconi si portava spesso a fianco nei convegni e con cui appariva nei TG, ci girò intorno infuriato, destandomi nell’intimo un bruttissimo presentimento, per cui mi slacciai dal cerchio con cui i colleghi mi avevano stretto. E presto la verità mi fu rivelata in tutta la sua devastante portata. Infatti, nel percorrere per il rientro alla mia abitazione, la via Garibaldi, la più elegante di Cagliari, in cui è inibita la circolazione degli autoveicoli, mi sentii affiancare da un’auto che viaggiava alla mia stessa andatura. Vidi che si trattava di una macchina della polizia con due poliziotti davanti e tre dietro con il mitra in mezzo alle gambe, mentre dall’altro lato della strada un frate domenicano, con la tunica bianca ed il mantello scuro, alto più di due metri, camminava allineato ad entrambi, così da formare uno strano terzetto, dal significato per me assai minaccioso, in quanto ne compresi subito tutta la gravità, mentre i passanti di cui la via era stracolma, scomparvero tutti all’improvviso, come d’incanto. La via Garibaldi si era fatta deserta! Dopo essere stato respinto, ingiustamente, all’esame orale di abilitazione, venivo anche trattato come un delinquente comune. Non ebbi molta difficoltà a capire l’avvertimento implicito in questa lugubre messinscena. L’alleanza tra Stato e Chiesa per la gestione del potere era ancora pienamente operativa. Lo Stato italiano non è mai stato, veramente, laico. Nell’istituto in cui insegnavo in provincia di Cagliari, come supplente annuale, dopo 16 anni di lotte, solo perché ebbi la fortuna di scoprire una truffa che mi avevano ordito alla convocazione precedente, arrivò una mattina una telefonata con cui si avvertiva che un ordigno esplosivo era stato piazzato dentro alla scuola. Dal comando dei carabinieri giunse l’ordine che gli alunni non si muovessero dalle aule. Infatti, era questo il periodo in cui le telefonate di false notizie di attentati alle scuole, erano finalizzate a diffondere il terrore. Per questi motivi le autorità, al fine di impedire che gli scopi di questi criminali venissero raggiunti, imponevano che nessuno, personale docente o discente, uscisse dalle classi. Quando arrivarono due carabinieri armati con il mitra, tutti i colleghi professori erano già usciti dalle aule, lasciando dentro, incustodita, la scolaresca. Con i militari rimasi solo io e la vicepreside, costretta per dovere d’ufficio. Non vennero trovati ordigni e ricevetti le congratulazioni della vicepreside per la mia positività, così la chiamò. Per intanto, lo Stato ad insegnare ha chiamato quei docenti vigliacchi degni conterranei di Schettino. Fornendo con ciò un cattivo esempio alle giovani generazioni di studenti. Cosa, pertanto, abbiano di cui lamentarsi, se gli studenti arrivano pressochè analfabeti all’università, non si capisce. Però non c’è di cui disperare, in quanto, comunque, i figli di papà taglieranno l’ambito traguardo della laurea e verranno subito chiamati a ricoprire incarichi d’oro. L’ordine voluto dal creatore dell’immenso universo, grande almeno 13,8 miliardi di anni luce, è salvaguardato. Insomma quel creatore tanto potente non sarebbe proprio riuscito a fare di meglio. Non solo, ma neppure tollererebbe un miglioramento di un tale stato di cose che chiamarlo ordine è solo un eufemismo. Insomma, nulla si crea e niente si distrugge da millenni e per tutti i millenni a venire. Le sofferenze per il genere umano saranno assicurate e garantite, anche per il prossimo futuro. Comunque, quei professori che mi rifiuto di chiamare colleghi, vennero nominati di ruolo, dimostrando così che nella vita niente si guadagna a fare gli eroi. Avevano ragione loro. Anche se, a parer mio, non c’è bisogno di essere dottori per capire quale sia il comportamento giusto da tenere in determinate circostanze. Ma se uno non lo capisce, diciamolo chiaramente, è e rimane un ignorante anche se, in virtù della sua ascendenza, per volontà divina, verificata da santa romana chiesa, viene abilitato all’insegnamento nelle scuole statali. E’ facile obiettare che costoro erano assai più preparati e meritavano, pertanto, questo riconoscimento. Oggi però, a giudicare dalla situazione in cui sprofonda la scuola italiana, chi si meraviglia di questa realtà è solo un ipocrita. Non ha alcun senso, infatti, organizzare all’università corsi di recupero di lingua italiana, per gli studenti, quando di tali corsi avrebbero bisogno pure i docenti; quando gli studenti sono chiamati a seguire corsi e sostenere esami di lingua inglese, in tutte le facoltà universitarie, per dimostrare quanto siano bravi e preparati nella lingua aulica, eletta dagli dei dell’Olimpo. Oppure organizzare corsi di aggiornamento per docenti, tenuti di sicuro da persone ancora più ignoranti e incompetenti di loro, se fosse possibile. Infatti, questi sono solo espedienti assai collaudati per ottenere altri ulteriori finanziamenti pubblici da destinare ai soliti raccomandati a cui verranno affidati gli incarichi di programmare, organizzare questi corsi, forse aziende private. Corsi in cui, il personale docente non sarà selezionato in base al merito, ma solo con il solito sistema della raccomandazione. Saranno selezionate docenti distintesi per meriti in servigi resi a favore di manager pubblici o eminenti personalità della cultura. Insomma non c’è mai limite al male. La realtà che ho esposto risale ai primi anni novanta, oggi di sicuro è assai peggiorata. Le cronache dei telegiornali parlano di giovani che si drogano in classe sotto lo sguardi diretto degli insegnanti. I veri responsabili utilizzano i danni da loro stesso prodotti, come scusa per proporre rimedi che, inevitabilmente, aggraveranno quei mali, anziché risolverli. All’indomani stesso, saremo peggio e d’accapo. Come consigliavano gli ufficiali della regia marina borbonica ai propri marinai, quando arrivava l’ispezione, non sapendo e quindi non potendo fare alcuna delle cose giuste, almeno “facite ammuina”, fate qualcosa per dimostrare di essere attivi non oziosi. Fate rumore, muovetevi, non rimanete con le mani in mano, tanto per illudere chi vuole sapere cosa siete capaci di fare. In un articolo pubblicato su La Stampa il 10/01/2017, a firma di Mimmo Candito, dal titolo assai esemplificativo “Il 70 per cento degli italiani è analfabeta, legge, guarda, ascolta, ma non capisce), si distingue tra analfabeti strutturali e funzionali. Premesso che ancora esiste un cinque per cento di analfabeti strutturali che non sanno riconoscere nemmeno i segni della scrittura od i numeri, una stragrande maggioranza della popolazione, come certificato dall’ISTAT, non riesce a capire ciò che legge o sente. Guarda la televisione, ad esempio, ma non capisce il senso di quello che si dice. Legge un giornale ma non riesce a comprendere il contenuto di ciò che vi è scritto. Lo chiamano analfabetismo funzionale. La scuola italiana è in preda al caos, alla confusione più assolute. E’ chiaro che studenti ignoranti di oggi saranno anche intellettuali altrettanto ignoranti domani, cioè la negazione stessa dell’uomo di cultura. Se solo il 20 per cento della popolazione possiede un livello culturale tale da comprendere e seguire il filo di un discorso orale o scritto, questo è il segnale, inoppugnabile, che l’Italia è ancora un paese arretrato. Le crisi, economiche, politiche e sociali, in cui la nostra società è immersa anche a questo sono dovute. Anzi, c’è stato un regresso persino, nei confronti del passato. Ed è un errore, come tanti fanno, dall’alto della loro ignoranza, imputarlo alle rivolte studentesche sessantottesche. Prima di tutto perché anche quelle c.d. rivolte, tali in effetti non erano. In quanto gli studenti veri non lottavano ma studiavano. Lo scrivente, studente universitario in quegli anni, non partecipò mai ad alcuna manifestazione studentesca. Così come tanti altri amici e compagni di studi di quegli anni. Ma, invece, furono proprio i professori universitari a pilotare false rivolte, combattute da persone che niente avevano a che fare con la classe studentesca, al fine di destabilizzare il sistema per scopi reazionari non certo rivoluzionari. In virtù di quelle lotte, oggi chi gode di titoli di studio regalati e posti di comando apicali non sono coloro che hanno perso la propria giovinezza negli studi, ma sempre i privilegiati per censo o classe sociale di appartenenza. Ed era a questo che volevano arrivare. Era questo il loro obiettivo. In effetti nella scuola italiana i c.d. figli di papà , sono sempre stati super-avvantaggiati. Ma ancor di più lo sono stati dopo il conseguimento del titolo di studio, in quanto hanno trovato subito tutte le porte aperte. Oggi, questo degrado assoluto, inimmaginabile, è sintomo dello sfascio di un’intera comunità nazionale. In tanti non riescono a vedere il male che si annida dietro questa situazione, perché l’Italia ha perduto gran parte della sua sovranità a favore dell’Europa, che si legge, in effetti, Germania. La tecnica è stata sempre quella di gettare tutti i problemi in braccio all’Europa, nella convinzione che l’ordine giuridico e sociale interno non avrebbe mai potuto risentire contraccolpi. L’Europa funzionava, secondo i loro disegni, da garanzia alla stabilità. In Europa si sperimenta un periodo di pace settantennale. Ma, oltre un certo limite, a certe condizioni, la situazione diventa intollerabile, tanto che neppure l’Europa può reggere un tale peso. Ed infatti, stanno venendo a galla tutte le falsità ed i sotterfugi che stanno sotto al progetto di unione europea. I tedeschi non sono scemi ed hanno capito fin dall’inizio il gioco sporco degli italiani; hanno usato l’unione economica e monetaria europea, per i propri scopi ed interessi, condizionando i poteri delle altre nazioni, tanto da limitarne e di molto, la sovranità nazionale. Oggi la Merkel predica una Europa a due velocità, con il segreto intento di mollare le zavorre costituite dai paesi del sud Europa, in particolare l’Italia. Ma credo sia l’intero sogno di unificazione europea ad essere ormai, sul viale del tramonto. Quando l’Italia uscirà, volente o nolente dall’Europa, si renderà conto, purtroppo, di tutta la gravità della situazione in cui sono sprofondate le sue istituzioni nazionali. In pratica, il travalicamento dei principi contenuti nella costituzione democratica, hanno portato, fatalmente, al crollo dei pilastri su cui è costruito uno Stato di diritto. Non solo è fallita la funzione cui tendevano le istituzioni democratiche, ma, inevitabilmente, sono sparite le stesse strutture su cui si regge uno Stato moderno. Non esiste più lo Stato democratico, essendo il suo posto già occupato da poteri privati ed organizzazioni ad esso estranee. La sovranità nazionale non è più in mano al popolo ma alle banche ed alla Chiesa. Cioè i c.d. poteri forti. L’avvento di un potere autoritario sembra proprio inevitabile. Quel porto di mare procelloso e spaventoso che solo al pensarci ogni mente sana si sente inorridire e smarrire.

Post scriptum

Il fallimento della funzione formativa della scuola media inferiore si riverbera, ovviamente, su quella media superiore e quindi, anche sulle facoltà universitarie. Pertanto è tutto il mondo del lavoro a risentire di queste carenze e di questi difetti, trattandosi di aspetti della vita economica e sociale che sono, strettamente, interconnessi. Le aziende sono in crisi e con esse tutto l’apparato economico e produttivo del paese, in quanto non esiste più personale specializzato in grado di competere con le capacità espresse dagli altri paesi del mondo globalizzato. Le imprese non assumono personale, in particolare giovane, quando si rivela essere non idoneo a garantire livelli produttivi e qualitativi concorrenziali. Le statistiche sulla disoccupazione giovanile parlano chiaro. Non solo, ma, oltre alla formazione specialistica, esiste un deficit in particolare sotto l’aspetto, prettamente, umano. Infatti, i giovani di oggi sono troppo presuntuosi, arroganti e poco propensi alla disciplina personale. In particolare troppo dediti all’uso di stupefacenti ed alcoolici, oltre al disordine nella sfera dei rapporti umani ed in quella sessuale. Le famiglie hanno abdicato da tempo a questa loro funzione formativa e le altre istituzioni, “in primis” quella scolastica, non aiutano. C’è da rimarcare che sia stato un male la rinuncia al principio di selettività negli istituti scolastici. Purchè si basi su metodi di valutazione giusti ed imparziali, nel rispetto rigido ed inflessibile di due principi fondamentali, quello meritocratico e quello di uguaglianza. Nella breve esperienza che ebbi di insegnamento in alcuni istituti superiori, ebbi all'inizio un brutto impatto. In quanto venni a scoprire che la scuola che conoscevo era divenuta, completamente, non solo diversa, ma proprio altra cosa. Trovavo inconcepibile che mentre io impartivo la mia lezione, gli alunni se ne stessero rannicchiati a coppie di maschio e femmina, attaccati ai termosifoni, anziché seduti sui banchi ad ascoltare in religioso silenzio. Una tale circostanza, ai tempi del mio liceo classico, sarebbe stata considerata da manicomio. Situazione di cui mi lamentai, imputando a questo fatto la condizione che sperimentavo di impreparazione assoluta sulle diverse materie di mia pertinenza. Pare che questo mio sfogo sia piaciuto poco ai genitori dei ragazzi che, infatti si rivolsero al preside che subito convocò un consiglio di classe con la partecipazione dei docenti e dei genitori. Le accuse nei miei confronti non sortirono alcun effetto, in quanto, da persona sensata quale ero, essendo appena arrivato e dovendo redigere i giudizi con i voti per il quadrimestre in scadenza, avevo confermato quelli già attribuiti dagli insegnanti che mi avevano preceduto. Per cui il preside fece subito sciogliere il consiglio dei professori, chiudendo la sessione di lavoro per mancanza di materia del contendere. Ma questa storia non finisce qui. Infatti, mentre tutti uscirono dall’aula, lasciando la porta socchiusa, rimasi da solo dentro la stanza e mentre gli altri continuavano la discussione nell’andito, di fronte alla porta, mi avvicinai per ascoltare quello che dicevano. Ciò che sentii mi raggelò il sangue. Infatti, il preside raccontava ai suoi interlocutori, cioè, docenti, genitori ed alunni, che la scuola che conoscevo non esisteva più e che non mi orizzontavo dentro alla nuova realtà. Disse che lui a Cagliari gestiva cinque bordelli in cui lavoravano anche professoresse e studentesse. Queste notizie mi illuminarono sulla nuova realtà assurda che avevano costruito nel mondo scolastico, che con gli studi e la formazione aveva ben poco da spartire e condividere. Decisi, pertanto, di non insistere in un impegno personale forte a favore dei ragazzi dell’ultimo anno, ormai già abituati a quei sistemi usati negli anni precedenti e indisponibili ad accettare radicali cambiamenti. Ma decisi, invece, di usare i miei metodi di insegnamento e formazione nelle classi dei primi anni in cui gli alunni erano ancora meno influenzati dalle esperienze passate e più recettivi e disponibili al cambiamento, che in pratica era la visione che avevo io della scuola, per come l’avevo conosciuta nel mio trascorso giovanile. Il mio successo era stato tanto completo ed incontestabile che, quando finiva l’orario delle elezioni e tutti gli studenti uscivano per rientrare nelle loro abitazioni, si notava una differenza molto evidente tra gli alunni degli altri colleghi, che loro stessi riconoscevano, ed i miei. Infatti, mentre tutti gli altri camminavano in modo disordinato per la strada della cittadina, solo la mia scolaresca rimaneva unita e compatta come un gruppo ben ordinato e solidale. Sia la cittadinanza che gli stessi miei colleghi notarono bene questa situazione e ne rimasero assai colpiti, quasi stupefatti. Gli esiti che ottenni erano stati tanto positivi che alla fine del quadrimestre successivo, furono i miei alunni a riportare ottimi voti, mentre gli altri ebbero dei risultati disastrosi di cui si lamentarono con vigore. Anche il personale ausiliario dell’Istituto ebbe i suoi commenti da fare. Infatti li sentii dire tra loro che sapevano bene quanto fosse stato forte il mio impegno, in quanto ogni mattina, mentre io ero in classe, puntuale a fare lezione, gli altri colleghi si presentavano molto più tardi, lasciando soli nelle aule ad aspettare, i loro alunni. Ecco spiegata la differenza di resa tra le mie classi e quelle degli altri colleghi, di cui poi, molto si lamentarono proprio i genitori degli allievi. Gli studenti devono andare a scuola per studiare non per essere usati nei bordelli per il sollazzo di danarosi clienti. Ecco spiegato il motivo per cui poi, all’atto pratico, quando si tratta di ottenere un incarico di insegnamento, non sarà mai il più preparato e meritevole ad ottenerlo, ma colui o colei che dispensa piaceri nei luoghi a ciò deputati. Questa denuncia delle grandi personalità del mondo c.d. della cultura, di cui mi stupirei se riuscissi a constatarne ancora l’esistenza, serve e svolge solo alla funzione del classico “facite ammuina”, usato nei vascelli della regia marina del regno delle Due Sicilie. Questo profondo stato di crisi, dicevo, dal mondo della scuola si riflette poi ed investe tutto il mondo del lavoro. In particolare nelle professioni liberali e nel pubblico impiego, che risentono, infatti, di una gravissima e conclamata, inefficienza strutturale e difficilmente sanabile. Il caso della grande malata, la giustizia italiana, è assai emblematico. L’Italia ha subito dei procedimenti sanzionatori da parte della comunità europea proprio per la situazione estrema di oltre cinque milioni di cause arretrate, in seguito ai quali sta pagando cifre colossali, varie centinaia di milioni di euro, a titolo di sanzioni. I nostri governi, in particolare questo di Renzi, non hanno saputo fare di meglio che tagliare l’arretrato in modo artificioso. Per chi conosce il mondo giudiziario italiano, le cause del disastro non hanno segreti. Il responsabile è il monopolio imposto dalla casta dei grandi studi legali, attraverso le aderenze e connivenze con quella della magistratura. In ogni palazzo di giustizia, funziona un sistema di controllo della distribuzione della pratiche giudiziarie tra i più importanti studi legali, basato sui rapporti di parentela intercorrenti tra di loro. In pratica la giustizia italiana non serve agli interessi dello Stato ma a quello delle famiglie nelle cui mani si accentra il potere giudiziario. Anche la giustizia nasce già privatizzata. Costoro si tramandano questo potere di padre in figlio, come fosse un’azienda familiare. Una realtà di fatto cristallizzata da secoli e che difficilmente, potrà risentire delle modifiche. Neppure guerre e rivoluzioni sanguinarie l'hanno mai cambiata nei secoli nè mai riusciranno a cambiarla in futuro. La riforma varata dal governo Renzi si è guardata bene dal liberalizzare dentro alla galassia forense. No. E’ chiaro che se, alla carenza di magistrati si somma anche la chiusura dentro alla professione forense, il risultato è scontato. Le cause si accumulano in pochi studi legali che hanno formato i loro cartelli, in base anche a rapporti di parentela e amicizia con magistrati e sono destinate a durare decenni, specie quelle più rognose, che nessuno dei contendenti vuole perdere, oggetto, ad ogni udienza, di continui rinvii che salassano la clientela ed ingrassano gli avvocati. Tanti giovani avvocati sono senza lavoro e non aspetterebbero di meglio che cimentarsi, mentre le cause stagnano, solo destinate a garantire una fonte di reddito fisso per parassiti sociali senza scrupoli. La trovata di Renzi è stata emblematica, perché, anziché girare le viti per liberalizzare il sistema, le ha strette, ulteriormente. Non ha trovato di meglio che imporre tasse e ulteriori ostacoli insormontabili per i giovani avvocati, al fine di impedire loro di lavorare e costringerli anzi, all’abbandono. Per esempio, per fare l'avvocato d'ufficio, la riforma Renzi impone cinque anni di attività professionale certificata da un certo numero di cause svolte annualmente. Renzi ha agito come quel medico che anzichè curare l’arto ferito, lo amputa, direttamente. Ha tolto le cause in corso ai giudici ed le ha affidate al potere dispositivo degli stessi avvocati che le tengono in carico, ai quali è stato riconosciuto il potere di raggiungere, attraverso attività di conciliazione tra le controparti, degli accordi ai quali viene conferito lo stesso valore delle sentenze giudiziarie. Insomma, si ricorre alla magistratura in quanto le parti litigano, ma Renzi le toglie ai giudici, i soli autorizzati per legge ad amministrare la giustizia e le restituisce alle parti, chiedendo che si mettano d’accordo. Siamo, veramente, arrivati al “non plus ultra”. Una vera e propria sceneggiata in piena regola, tutto per non riconoscere il diritto al lavoro anche degli avvocati giovani che non sono figli d’arte. Il regresso mantiene sempre il suo primato. Il salto non è mai avanti ma sempre indietro, come i gamberi. Sopratutto è scaduta la qualità professionale degli avvocati. Una realtà che si riallaccia allo stesso fenomeno che abbiamo visto e sperimentato in fatto di formazione scolastica. Infatti, il progresso vero non è quello di laureare tutti e abilitare tutti. In quanto chi non è figlio di….., non troverà comunque lavoro anche se fosse bravissimo, mentre per chi è figlio di……, la regola che vale è opposta. Anche se incapace ed ignorante, il lavoro è sempre assicurato. Un giorno in un palazzo di giustizia, parlavo con un collega di questi problemi e lui mi spiegava che, siccome era stato molto spesso commissario agli esami di avvocato, gli capitava spesso di incappare agli esami orali, in candidati che non sapevano esprimersi in italiano, ma solo in dialetto napoletano. Ora lui si lamentava, ma come poteva abilitare alla professione un candidato che non sa parlare la lingua italiana? Sarebbe un controsenso! Ecco dove sta l’inganno. Sia nelle università che agli esami professionali, hanno promosso ed abilitato tutti, tranne i veri meritevoli, in quanto non avevano interesse ad affrontare la vera concorrenza; anche il lavoro sarebbe stato comunque, ferreamente, blindato, in omaggio ed ossequio al principio di solidarietà di casta. In ogni caso è sempre meglio evitare situazioni o casi imprevedibili. Come quello che capitò al sottoscritto, quando alla sua prima causa, vide soccombere sia la controparte che il suo difensore avvocato, che non rassegnandosi alla sconfitta, commise un reato di calunnie che gli costò l’arresto. Intanto lo scrivente non ha esercitato la professione, mentre il figlio di quell’avvocato ha potuto continuare l’attività del padre. Mi sono reso conto che il male non è solo dentro alle istituzioni. Esso è diffuso dentro a tutto il tessuto sociale. Nella società, quella lotta tra bene e male, propagandata dalle religioni, è solo mistificazione. In effetti è sempre il male a regnare sovrano, senza soffrire alcuna forma di resistenza od opposizione da parte di presunte o supposte, contrapposte forze del bene. Gli esseri umani seguono solo il proprio fatale destino che è quello di sterminarsi, vicendevolmente, ad ogni fase storica, predeterminata, quasi matematicamente, con guerre o rivoluzioni, violente e sanguinarie.




13 gennaio 2017

Imponente concentramento di forze Nato alla frontiera della Russia per l'operazione Atlantic Resolve.





Di Andrea Atzori

Vengono diffuse, dalla stampa alternativa, ma tacciute severamente, da quella maintream, notizie relative all'arrivo sui porti tedeschi, di un'intero esercito di decine di migliaia di uomini e circa tremila carri armati e tank americani, destinati in Polonia, per la c.d. esercitazione Atlantic Resolve, alla frontiera della Russia. Un tale imponente dispiegamento di forze, secondo autorevoli analisti militari, sarebbe un preludio all'invasione del territorio russo. Nell'imminenza del passaggio di poteri tra Obama e Trump, una tale operazione tanto minacciosa per la sicurezza dei confini territoriali della superpotenza asiatica, viene interpretata come decisione finalizzata a mettere con le spalle al muro la nuova amministrazione che si insediarà il 20 gennaio, ormai costretta a prendere atto della situazione così come determinatasi, senza alcuna possiblità di porvi rimedio.

La qual cosa puzza di truffa e non convince, perchè oltre ogni logica e sensatezza. In quanto un presidente anche degli Stati Uniti, non può, men che mai negli ultimi giorni del suo mandato, ordinare un attacco militare contro una Nazione, la Russia, la cui potenza conclamata, implica l'innesco di un conflitto nucleare di portata mondiale, senza l'autorizzazione dell'organo legislativo del suo paese, in questo caso il Congresso americano. Scrivono, genericamente, di un gravissimo stato di minaccia russa ai confini dell'Europa, come si trattasse di atto di autodifesa in costanza di attacco militare del nemico già in essere. La qual cosa è, palesemente, un falso; la Russia non ha mosso un dito in questa direzione.

Altri argomentano trattarsi, piuttosto, di un desiderio incontenibile di revance, di vendetta nei confronti della Russia, per avere mandato a monte i piani Usa sull'occupazione militare della Siria, ormai cosa fatta e poi sventata dall'intervento della Russia in questa guerra spietata, combattuta senza scrupoli da un esercito di terroristi su procura e sostegno logistico, finanziario e militare, di una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. La qual cosa contiene certo del vero, essendo stata, fin dall'inizio, la guerra in Siria preordinata all'isolamento della Russia in funzione dell'accerchiamento delle sue frontiere in vista del prossimo imminente attacco, ormai deciso, da parte della Nato. Però, credere che Obama abbia potuto assumersi una tale responsabilità di violare i principi fondamentali del diritto su cui si regge ogni Stato moderno, in base al quale per scatenare una guerra è necessario ottenere, preventivamente, l'autorizzazione dell'organo legislativo, al di fuori persino, dello stato di necessità, assolutamente, inesistente e negli ultimissimi giorni del suo mandato, dopo avere pronunciato il suo discorso di addio alla Nazione, mi pare francamente, incredibile più che poco probabile. La realtà, come sempre, sta forse nel mezzo.

Trump, non solo non ha disconosciuto, ma ha riconosciuto, ufficialmente, il dosser sugli hacker russi che avrebbero violato, su ordine di Putin, i server del Partito Democratico per sostenere lui stesso, Donald Trump, nella campagna elettorale in cui è risultato vincente. Pertanto, non ritirerà le sanzioni imposte da Obama, cioè la cacciata dei 35 diplomatici russi contro cui Putin non ha voluto reagire in attesa dell'insediamento del nuovo presidente. Situazione che avevo ampiamente, previsto in anticipo. Ma anche questa stranissima decisione di procedere frettolosamente, come pressati da un'urgenza indifferibile, nelle operazioni militari contro la Russia, a pochi giorni dal cambio di inquilino alla Casa Bianca, è assai sintomatico del gioco sporco pianificato dietro le quinte, per tenere la Russia tranquilla, in quanto molto fiduciosa nel fatto nuovo di un presidente americano disponibile, almeno a parole, a normalizzare i rapporti tra i due paesi.

Secondo il mio punto di vista si tratta solo di un gioco delle parti, organizzato di proposito tra gli alti esponenti della politica statunitense, di entrambi gli schieramenti politici, repubblicani e democratici. Lo svolgimento degli eventi in successione, non fa altro che confermare questa teoria del complotto ai danni della Russia e di Putin. In ogni caso sarà molto difficile che la potenziale vittima abbia abbassato il livello di guardia e tensione nei confronti di uno stato di crisi nei rapporti internazionali, ormai sprofondato in una guerra regionale, tuttora in pieno svolgimento. Insomma, la campagna elettorale americana si è svolta nel rispetto rigidissimo. di un copione scritto fin dall'inizio, per demonizzare la Russia e legittimare agli occhi dell'opinione pubblica, un'aggressione militare proprio nei giorni antecedenti al cambio di consegne tra i due presidenti, quello uscente e quello entrante.

Anche la dichiarazione del nuovo segretario di Stato USA, Rex Tillerson, accreditato come amico personale di Putin ed incaricato da Trump, secondo cui il riconoscimento della Crimea da parte degli Stati Uniti, avverrebbe solo a condizione che Mosca riconosca la legittimità del nuovo governo golpista insediato a Kiev dopo gli eventi di piazza Maidan, pone gravissimi problemi alla soluzione dello stato di crisi tra le due superpotenze, in quanto è tuttora in corso una rivolta nei territori del Donbass, contro l'autorità centrale ucraina, che reclama un'ampia autonomia territoriale tale per cui si richiederebbe, una riforma della costituzione ucraina in questo senso. Accordo su questo punto, già siglato con il trattato di Minsk, ma mai attuato da Kiev, che anzi medita di riprendere i combattimenti per piegare i rivoltosi. E' molto difficile che Putin accetti queste condizioni tout court, sic et simpliciter.

Staremo a vedere, ma, a parer mio, Trump continuerà a comportarsi secondo la condotta già espressa in partenza. Cioè, prenderà atto dei fatti posti in essere dal suo predessore, senza opporre alcuna reazione. Accettando tutto, senza discutere nè muovere un dito. Direi anzi di più. Che di suo aggiungerà l'aggravamento della crisi in estremo oriente, sia contro la Corea del Nord, che contro la Cina. Portando alle sue estreme conseguenze un conflitto mondiale già in atto. Tenteranno forse, agli inizi, di minimizzare l'aggressione, nel tentativo di far retrocedere le divisioni dell'esercito russo schierato lungo le sue frontiere. Tasteranno la risolutezza della classe dirigente russa nel difendersi, pagando un prezzo altissimo per la sua popolazione.

Ma le guerre di frontiera, non sono più attuali se combattute da schieramenti militari dotati delle più moderne armi belliche. La tecnologia militare proietta i conflitti in ogni più piccolo e remoto angolo del pianeta, nessuno escluso. La prossima guerra mondiale, fin da subito, si propagherà come olio e ne verranno investite sia l'Europa che gli Stati Uniti. La portavoce del ministero degli esteri russi, Maria Zakharova, ha dichiarato su questa vicenda assai preoccupante, che "come dio ha creato il mondo in sette giorni, Obama lo distruggerà in appena due giorni di più", cioè quei nove giorni che separano l'insediamento di Trump alla casa Bianca. Questo per sottolineare il fatto di quanto una guerra globale del terzo millennio, non possa mai neppure nascere come guerra di frontiera ma fin da subito si trasformi in totale e finale.




7 gennaio 2017

Non esiste un Trump amico dei russi. Il problema USA è quello di allargare il proprio impero al continente asiatico. Sarà un vero grande dramma mondiale. Un terremoto di dimensioni e conseguenze epocali.



Di Andrea Atzori

Gli americani accusano la Russia di avere usato gli hacker per influire sulle loro elezioni presidenziali, intromettendosi sulle questioni interne del loro paese e violandone la sovranità. Ma vi rendete conto a che livello di eresia siamo giunti? La guerra informatica non è vera guerra. Lo è però la guerra scatenata sotto forma di rivolte di piazza fomentate e combattute dalle Ong americane sguinzagliate in ogni parte del mondo, ma in particolare là dove vogliono colpire con i loro eserciti, come hanno fatto in Medio Oriente, in Nord Africa, in Ucraina ecc. Ong già pronte ad agire anche a Mosca, finchè Putin non le ha sciolte per decreto legge, dichiarandole illegali. Quindi gli americani sarebbero sotto attacco ma la Russia di Putin no? Una persona sensata scoppierebbe dal ridere!

Quanti morti hanno fatto gli americani nel mondo con le loro guerre disseminate in ogni angolo del pianeta, dalla fine della seconda guerra mondiale? Sicuramente non si contano, sono milioni di milioni. Dicono che la Russia si sia macchiata di crimini di guerra in Siria, in particolare ad Aleppo. Ma vi rendete conto? La Russia è entrata in guerra in Siria cinque anni dopo il suo inizio. Il paese era già dilaniato e ridotto in macerie. A bombardare sulle sue città sono stati tutti i caccia dei paesi occidentali, compresa l'Italia e altri partner europei, oltrechè le altre nazioni del golfo, Israele e la Turchia, lasciando dietro di se solo uno scheletro di rovine. Milioni di bombe sganciate in centinaia di migliaia di raid aerei micidiali e devastanti. Solo dopo l'intervento russo sul terreno di battaglia si sono guardati bene dall'insistere in quest'opera distruttiva, ben sapendo che cosa li attendeva. Ma il Santissimo Papa Francesco e l'ONU si accorgono, solo dopo la resa dell'ISIS ad Aleppo, di gridare al genocidio, mentre il popolo ancora festeggia in massa nella città, finalmente, liberata.

In Europa accusano gli organi informativi russi, RT e Sputnik di fare propaganda a favore della Russia e negli Stati Uniti minacciano di cacciarli dal loro paese. Vera e propria paranoia ossessiva che vorrebbero spacciare per difesa avanzata della loro democrazia. Una democrazia costruita a furia d corruzione in particolare truffe nei concorsi pubblici, cioè l'antitesi della democrazia. Per essere coerenti anche in Russia e Cina, dovrebbero essere banditi tutti gli organi informativi occidentali. Perchè tanto si sa che le loro notizie sono tutte falsificate, per sostenere e propagandare le politiche ufficiali dei loro governi di appartenenza, da cui sono finanziati. Non hanno mai ammesso di avere finanziato ed armato l'Isis, considerando una tale affermazione contro gli stessi interessi nazionali dei loro paesi. Non hanno mai ammesso di avere sobillato, fomentato, finanziato, organizzato e armato la rivolta di Maidan a Kiev. Vera e propria propaganda di guerra che precede, guida e segue ogni intervento armato contro Stati vittime predesignate degli istinti aggressivi e senza scrupoli di potenze mosse solo dal desiderio di dominio e dalla voracità nell'accaparrarsi le fonti di approvvigionamento energetico. Oggi, Trump è salito al potere prendendo possesso della Casa Bianca. Ma non ci pensa neppure un momento a contraddire la tesi del complotto russo sulle elezioni statunitensi. Anzi lo ammette e lo riconosce, solo precisando che comunque non sia stato determinante. Teoria difficilmente confutabile anche lo si volesse, cosa di cui dubito fortemente.

Infatti, come si fa a stabilire quanto questa ingerenza, interferenza o presunto complotto sia stato decisivo? Ovviamente il problema statunitense non è se e come la Russia abbia potuto conseguire il suo scopo di mandare al potere in USA un candidato presidente piuttosto che un altro. Il problema è diametralmente, opposto. Cioè è quello di come riuscire a far condannare la Russia ed il suo presidente Putin, dall'intera comunità internazionale, come rea di avere attentato alla sicurezza nazionale americana, giustificando con ciò una terribile reazione militare, quella già messa sul conto in caso di vittoria dell'altra candidata alla presidenza, la moglie dell'ex presidente Clinton. Un passaggio di potere dentro allo stesso talamo nuziale, come difficilmente si poteva verificare anche ai tempi dell'Impero romano. Dopo il passaggio di poteri tra padre e figlio Bush, come si fa ad affermare che al potere negli Usa vi sia un sistema democratico piuttosto che un altro di stampo oligarchico caratterizzato dal passaggio dei poteri per discendenza o appartenenza dinastica? Perchè si, in occidente non vi è niente di democratico e repubblicano, ma sempre e solo tanto di assolutismo e tirannia in piena regola. Guerre nel mondo e tra non molto una vera grande guerra mondiale, portate in nome e nel segno della democrazia, da parte di una Nazione che rappresenta la negazione assoluta di essa.

Trump stringerà il cerchio attorno alla Cina al suo primo impatto, passando subito alle vie di fatto, contro la Corea del Nord e sul Mare Cinese Meridionale. Mentre la Nato, falsamente, dichiarata essere ormai svincolata dalla tutela USA, interverrà in massa sul versante est europeo, costringendo la Russia ad una reazione durissima, con l'uso del nucleare tattico. La rotta della flotta americana nel pacifico, incapace di reggere all'urto con quella cinese, consentirà la riunificazione delle due superpotenze asiatiche, pronte ad esigere le chiavi di Washington come condizione per evitare la distruzione totale. Questa sarà l'unica conseguenza della politica folle e fallimentare dell'occidente nell'intento di costruirsi un impero mondiale allargato al continente asiatico. Indisponibili a riconoscere una qualche forma di cooperazione internazionale e rispetto reciproco tra le nazioni, come principio basilare del diritto internazionale.




30 dicembre 2016

Obama espelle 35 diplomatici russi come sanzione per le presunte ingerenze nella campagna elettorale.




Di Andrea Atzori


Ad appena tre settimane dalla sua conclusione, l'amministrazione Obama coglie fino all'ultimo momento, l'occasione per sferrare un colpo di coda gravissimo ai rapporti tra Stati Uniti e Russia; in pratica pregiudicando le possibilità di una ripresa delle normali relazioni diplomatiche tra le due superpotenze nucleari all'insegna della distensione internazionale, per il superamento di uno stato di crisi profondo che minaccia di divenire incontrollabile. Il provvedimento emesso dalla Casa Bianca appena ieri, è di quelli destinati a lasciare un segno indelebile nelle reciproche relazioni, una ferita non facilmente rimarginabile, che da sola può testimoniare dello stato di tensione e difficoltà con cui si affrontano più che confrontano le compagini governative e diplomatiche dei due paesi più potenti del pianeta.

Obama ha firmato un ordine di espulsione dal paese di 35 diplomatici russi, che dovranno lasciare il territorio americano entro 72 ore e la chiusura di due sedi diplomatiche a New York e nel Maryland. Sarebbe questa la prima delle sanzioni preannunciate come ritorsione per la pretesa ingerenza degli apparati di intelligence russi nella campagna elettorale americana tesa a favorire la vittoria del magnate Trump alle presidenziali USA. Una interferenza materializzatasi attraverso l'accesso illecito di hacker nei data base elettronici del partito democratico e degli stretti collaboratori di Hillary Clinton, candidata, diretta concorrente di Trump alle presidenziali, da cui si sarebbe entrati in possesso di notizie e segreti imbarazzanti e compromettenti, tali da autorizzare azioni giurisdizionali nei suoi confronti.

In particolare, venivano svelate le fonti dei finanziamenti della sua campagna elettorale, da cui si poteva evincere che, non solo tutte le promesse fatte agli elettori erano false, in quanto non per il bene del popolo avrebbe operato, ma solo per quello dei grandi capitalisti, banche e gruppi industriali, ma che, addirittura, la stessa politica estera americana sarebbe stata condizionata dalla dovuta riconoscenza per nazioni straniere come l'Arabia Saudita. I fatti sono noti e non c'è bisogno di entrare nel merito oltre. Ma è sufficiente ricordare la mole infinita di e-mail pubblicate dal sito di Wikileaks del giornalista Julian Assange, sottratte, direttamente, agli indirizzi di posta elettronica della Clinton e del suo più stretto collaborato Jhon Podestà. Talmente compromettenti che la F.B.I ha aperto un'inchiesta per accertare e stabilire le pur evidentissime responsabilità della Clinton emergenti da queste prove inconfutabili per l'uso fatto di funzioni pubbliche, quando era segretario di Stato, attraverso il proprio indirizzo personale e privato di posta elettronica, tali da mettere a rischio e repentaglio, la sicurezza nazionale.

Personaggi a cui, pertanto, niente è mai importato della sicurezza nazionale del proprio paese, di cui si atteggiano a difensori nel momento stesso in cui accusano altre organizzazioni o paesi stranieri di avere diffuso e reso pubbliche queste verità, rendendone così edotto anche tutto il popolo americano che, infatti, le ha rifiutato il consenso elettorale, per riconoscerlo, invece, al suo sfidante Donald Trump. Inoltre esiste la circostanza di fatto determinante su cui nessuno ha mai soffermato la sua attenzione, per cui l'elettore statunitense, pur essendo ben informato della realtà di fatto, cioè la fuga di notizie e il probabile intervento di hacker stranieri, ha deciso, coscientemente, di eleggere il nuovo presidente in modo da sventare la quasi scontata certezza di una guerra contro la Russia e la Cina, messa in conto, nel suo programma elettorale dalla Clinton.

Il tentativo messo in atto da Obama, di voler rimettere in discussione quell'esito elettorale è fatto molto esemplificativo di dove possa giungere l'imperterrita decisione di una classe dirigente nel portare fino alle estreme conseguenze di un conflitto mondiale in cui a farla da protagonista non sarebbe una potenza umana di natura planetaria, ma bensì di origine sovrumana e valenza universale, dinanzi a cui l'uomo è solo polvere insignificante, parte integrante del mondo minerale, non più di quello animale. Dalle reazioni atomiche stellari proviene la vita e dalle stesse la vita se ne diparte. Il popolo americano ha capito molto bene questa verità assoluta e l'ha elaborato in modo efficace e completo.

Riflettiamo anche solo per un momento della ipocrisia congenita in queste accuse da parte del governo di una Nazione che non ha fatto altro che mettere sotto controllo il mondo intero, sia  con attività di spionaggio vero e proprio contro Stati, cioè di natura politica, oppure anche industriale, per conseguire vantaggi nell'ambito dell'innovazione tecnologica,  con sforzi eccezionali sia economici che militari,  come fu per il sistema Echelon, rete di intercettazioni mondiali di comunicazioni private e pubbliche, organizzato da una società occulta di cui facevano parte integrante, oltre ai più ricchi finanzieri e industriali americani, anche gli ex presidenti della repubblica statunitense.

Lo stesso Barak Obama, durante la sua presidenza ha dato ordine ai servizi segreti di porre sotto controllo tutti i cellulari dei capi di Stato di tutto il mondo, compresi gli alleati della Nato, anche quello di Angela Merkel. Insomma per la Casa Bianca non esistono diritti al segreto di Stato da parte di altre Nazioni ma solo di se stessa; una vera follia. Per conoscere l'entità e la gravità del progetto di intercettazioni mondiali delle informazioni, portato avanti dalla NSA, National Security Agency, ci volle la spettacolare fuga di un suo agente, Edward Snowden, rifugiato in Russia per sfuggire alla condanna a morte decretata dal suo paese.

Insomma, come già espresso, per gli americani l'unico stato con diritto alla tutela della propria sicurezza nazionale pare essere solo il loro. Se tutti gli Stati spiati dagli americani, avessero usato lo stesso metro per colpirli a causa delle loro ingerenze nelle loro questioni interne, oggi costoro non avrebbero più alcun rappresentante diplomatico in alcuno Stato al mondo. Se dovessimo tenere inoltre conto del diritto alla libertà di informazione come fondamentale principio delle costituzioni democratiche, oggi amplificato attraverso i moderni sistemi tecnologici come la rete internet, la radio e la televisione, oltre che la carta stampata, di cui i paesi occidentali sono i più grandi utilizzatori e diffusori nel mondo, potremmo comprendere un poco meglio di come costoro sono molto più avvantaggiati di altri che considerano nemici a questo proposito.

Un paese, per l'occidente, autoreferenzialmente, democratico, non sarebbe tale se non riconosce la libertà di espressione e divulgazione del pensiero, in primo luogo la libertà di stampa. Nel corso delle miriadi di guerre da costoro portate in ogni angolo del pianeta, l'informazione ufficiale ed universale è sempre stata solo quella della c.d. stampa Maintream, cioè quella di regime, la sola accettata dai governi in carica. In Russia come in Cina, la libertà di stampa è rispettata. Per cui anche i giornali di tutto il mondo, la c.d. stampa estera, può essere liberamente letta. Ma non vale il discorso inverso, per cui l'informazione proveniente da altri paesi, in particolare Russia e Cina, in occidente viene bandita e comunque sottoposta a rigido controllo autoritario. Ma questa non è democrazia. Ovviamente, non è solo questione di organi di stampa ma anche di emittenti radiotelevisive e siti informatici, come ad esempio i Blog.

Tutto ciò è segno evidentissimo che il mondo occidentale sta perdendo le libertà democratiche perchè teme il confronto delle idee. I tempi che stiamo vivendo sono veramente difficili. Man mano che i fronti di guerra avanzano, le libertà si assottigliano. La tirannide fa, nuovamente, capolino dietro l'angolo. La presidenza di Barack  Obama è già alle sue ultime battute. Il 20 gennaio dovrà traslocare dalla Casa Bianca ed al suo posto arriverà Donald Trump. Gli opinionisti europei e americani sono impegnati a disegnare scenari apocalittici a seguito delle ultime decisioni prese dal suo predecessore, non appena il nuovo presidente si sarà insediato.

Due sarebbero le possibilità a lui concesse, riconoscere l'indebita intromissione di una potenza straniera nelle elezioni che lo hanno visto trionfante, oppure disconoscerla. In questo caso verrebbe accusato di avere collaborato con il nemico ed accusato di alto tradimento, come se la guerra tra le due nazioni fosse già in atto. Un vero e proprio colpo di Stato in piena regola. Altro che democrazia, vero neonazismo di stampo razzista di cui Obama renderà conto alla storia.

La realtà è ben diversa da quella dipinta dal media europei e statunitensi. Trump non è un presidente filorusso, come lo si vuole dipingere. Probabilmente non farà nulla contro le sanzioni antirusse. Il riavvicinamento tanto sbandierato in campagna elettorale non è senza una ben precisa strategia a lungo termine tesa a ostacolare il percorso di amicizia e fratellanza tra le due superpotenze asiatiche, Cina e Russia. Il sistema è sempre quello del "divide et impera" tanto caro agli imperatori romani. Lo stesso, identico sistema sperimentato in medio oriente.

Rendendosi conto, attraverso lo studio degli analisti militari, di non poter affrontare e sostenere uno scontro diretto contro le due nazioni alleate, si tenta di dividerle, magari mettendole l'una contro l'altra. Avendo deciso di attaccare prima il pesce più piccolo, stanno alzando il tono dello scontro nei confronti della Cina, in particolare rinnegando il principio di unica Cina, che dal 1979 è stato posto alla base dei rapporti tra i due paesi.  Trump, infatti, apre contatti privilegiati con la neo presidente di Taiwan, mentre Obama inserisce nella legge finanziaria stanziamenti per la fornitura di nuove armi a questo paese che la Cina considera parte integrante del suo territorio. Pechino eleva proteste formali e mette in guardia sulle conseguenze assai gravi di un tale comportamento. Mentre è proprio il primo ministro cinese a dichiarare alla stampa che la tattica di Washington  di dividere Mosca e Pechino, non riuscirà e non avrà alcun effetto.





27 dicembre 2016

Condoglianze alla Russia per le vittime dell'incidente aereo nel Mar nero.






Andrea Atzori

Sincere e sentite condoglianze alla Russia per le 92 vittime dell'incidente nell'aereo militare precipitato nel Mar Nero, con i componenti dello storico e glorioso coro dell'Armata Rossa.





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23 dicembre 2016

Buon Natale e felice anno nuovo 2017


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19 dicembre 2016

Ucciso ad Ankara l'ambasciatore russo in Turchia Andrei Karlov




Di Andrea Atzori

L'ambasciatore russo Andrei Karlov è stato freddato a colpi di pistola, da un sicario ad Ankara mentre partecipava ad una mostra d'arte dal titolo "La Russia attraverso gli occhi dei turchi". L'attentatore di cui si conoscono tutte le generalità, ha urlato durante l'esecuzione del delitto parole che fanno credere ad una matrice islamica del suo atto criminale. Sarebbe entrato nei locali spacciandosi da guardia del corpo dell'ambasciatore ed esibendo un cartellino autentico della polizia turca, di cui era funzionario. Diplomato all'accademia della polizia turca ha fornito prova certa, con il suo gesto,  di essere membro militante dell'organizzazione terroristica islamica che sta insanguinando il mondo. Un gesto il suo non certo istintivo e occasionale, ma studiato e organizzato nei minimi particolari da strutture a monte da cui ha ricevuto sostegno. E' stato ucciso poco dopo dalla polizia intervenuta sul luogo del delitto. Nella capitale turca continuano le manifestazioni di piazza a sostegno dei guerriglieri jihiadisti sconfitti ad Aleppo, ormai sterminati dall'esercito regolare siriano e dall'aviazione russa.  Circostanza che la dice assai lunga sulla connivenza del popolo turco con i guerriglieri sauditi e l'intera famiglia reale saudita. Stranissima anche alla luce dei gravissimi attentati terroristici che il Daesh ha messo a segno in territorio turco. Un fenomeno simile a quello che si sta verificando in queste ore in Europa, dove pure il terrorismo ha colpito assai duro, specie in Francia. Il sicario di Karlov gridava appunto parole di minaccia contro la Russia per la sua vittoria contro gli islamisti sauditi. Assai strano questo gravissimo evento delittuoso che mette ancora più a rischio i rapporti tra Mosca ed Ankara, dopo l'abbattimento del bombardiere russo Su24 e l'apparente riconciliazione tra i due capi di Stato dopo il colpo di Stato fallito contro Erdogan. Ma il fatto dell'immediata invasione del territorio siriano da parte delle truppe dell'esercito turco mentre era ancora in atto la visita del vicepresidente americano Biden nella capitale turca, senza il preventivo consenso di Putin, fanno credere che il pentimento del presidente turco, per l'attacco al velivolo russo da parte dei suoi caccia, fosse poco sincero e che anche il tentativo di golpe contro di lui, di cui sono stati accusati gli statunitensi,  sia un fatto ancora avvolto in un fitto mistero, considerato che le politiche turche sono ancora e sempre ispirate ad una fortissima avversione per la persona di Assad, il presidente siriano e non accenna a diminuire il sostegno, con uomini, armi e mezzi,  all'organizzazione terroristica  islamica che combatte contro i russi ed i siriani, con cui la famiglia Erdogan  insiste con la compravendita del greggio estratto dai pozzi petroliferi siriani. Se la stessa polizia turca si scopre essere coinvolta e collusa in un attentato terroristico tanto grave ai danni di un diplomatico della Russia, significa che qualcosa della politica di Putin nei rapporti con Erdogan andrebbe rivista. Non è possibile che nessuno dei colleghi di questo poliziotto si fosse accorto prima della sua appartenenza ai gruppi terroristici islamisti. Inoltre questa prepotenza usata dall'esercito turco nell'invadere il territorio siriano dopo che lo sconfinamento minimo e casuale di un caccia russo nello spazio aereo turco gli è costato l'abbattimento e l'uccisione del suo pilota, depone assai chiaramente, per una totale  mancanza di timore e rispetto per la potenza militare russa. Pochi giorni or sono ha scatenato polemiche in Russia, la dichiarazione di Erdogan, secondo cui, con il suo esercito, sarebbe arrivato a Damasco e avrebbe deposto Assad. Putin ha subito chiesto informazioni di tali affermazioni, in totale contrasto con gli accordi già presi con il Kremlino. Inoltre, dalle ultime notizie si viene a sapere che l'attentatore del diplomatico russo sarebbe stato tra le guardie del corpo  del presidente Turco, coincidenza assai strana. A breve giro di tempo dall'attentato ad Ankara ne è seguito un altro, sempre di matrice islamista a Berlino, dove un Tir si è abbattuto tra la folla ai mercatini di Natale, provocando decine di vittime, tra morti e feriti. Se questi due attentati fossero collegati e frutto di uno stesso disegno, come sembrerebbe, ne seguirebbe come conseguenza, che l'intento sia stato quello di indurre gli occidentali ad intervenire ad Aleppo a sostegno dell'Isis, creando un pretesto valido a questo proposito. La riconquista di Aleppo da parte di Assad non va giù alla coalizione militare a guida USA. Intanto Putin, informato dei fatti, ha convocato, urgentemente, una riunione dei servizi segreti, speciali di sicurezza con la partecipazione del ministro degli esteri Lavrov. Continueremo a seguire l'evoluzione degli eventi.




19 dicembre 2016

Il veto della Russia blocca, nel consiglio di sicurezza ONU, la proposta di risoluzione francese su Aleppo.


 

Di Andrea Atzori



La situazione ad Aleppo si sta ingarbugliando sempre di più. I paesi Nato chiedono all'ONU l'invio di osservatori per gestire la tregua. Ma Putin si oppone ed esercita il diritto di veto sulla mozione presentata dalla Francia, come preannunciato. Parrebbe però, che gli occidentali stiano cercando un consenso il più possibile vasto tra i membri del consiglio di sicurezza, per inviare comunque, truppe di terra ad Aleppo, camuffandole come ONU, anche senza e contro la volontà della Russia; la qual cosa è un controsenso, in quanto la Russia è membro permanente del Consiglio di Sicurezza e senza di essa l'ONU non può esistere. 

Se, comunque, come parrebbe, si arrivasse a forzare il diritto internazionale, tentando di illudere l'opinione pubblica mondiale di agire su mandato ONU anche senza averlo, ci troveremmo dinanzi ad un fatto gravissimo di schieramento di forze internazionali intervenute sul teatro di guerra contro l'esercito di Assad e quello russo che lo protegge. In Europa si sta diffondendo l'idea che la Russia non possa andare a fondo in questa guerra in quanto non avrebbe le risorse economiche per portarla a termine e tanto meno quelle necessarie per la ricostruzione dopo la fine delle ostilità.

 Dipingono la Russia come un paese piccolo e debole, sull'orlo di una crisi economica spaventosa, incapace di reggere ad uno scontro con un esercito di mercenari armati dagli stessi occidentali, figuriamoci contro la Nato. Per questi motivi Putin sarebbe costretto ad accettare, anche se malvolentieri, la collaborazione dei paesi arabi e della Turchia, nonchè l'alleanza con Trump, fin troppo sbandierata, anche attraverso le accuse della Cia a Putin sull'interferenza nelle elezioni americane, che avrebbero favorito la vittoria del tycon statunitense. 

Opinioni assurde espresse anche dal direttore de La Stampa Molinari. Rendiamoci conto di quanto tali teorie siano senza senso, se consideriamo che questi Stati nemici della Siria fino ad oggi, che ancora si stanno dimenando per evitare la catastrofe della loro accozzaglia di mercenari finanziata con armi e mezzi proprio al solo scopo di invadere la Siria ed appropriarsi delle sue ingentissime risorse energetiche, hanno intrapreso questa temeraria avventura bellica, proprio per rubare alla Siria le sue ricchezze, in particolare i pozzi petroliferi. Proprio coloro che hanno raso al suolo le città e i villaggi della Siria, dovrebbero essere chiamati a partecipare all'opera di ricostruzione sul presupposto che abbiano i capitali da investire per realizzare questa impresa? E' una vera follia anche solo il pensarlo, che mi auguro abbiano l'intelligenza di riconoscere come tale, perchè, diversamente, sarebbe gravissimo.

 Stanno agendo di sicuro con furbizia, tentando di fregare la Russia e la Siria di Assad, che non sarà certo molto disposto a fidarsi di costoro, dopo tutto quello che gli hanno fatto. La verità è che la Russia è un paese sano senza debito pubblico e ricco di enormi riserve di risorse naturali che non sono solo petrolio e gas, ma anche giacimenti minerari, industria pesante, agricoltura, legname, caccia e pesca, allevamenti di bestiame ecc. Non vivono i russi solo di artigianato e manifatture come gli italiani.

 Gli Stati Uniti sono un paese indebitato fino all'osso del collo, alle prese con una crisi economica gravissima da cui non hanno alcuna speranza di risollevarsi e della quale non sanno fare di meglio che incolpare la Cina contro la quale minacciano guerra, non avendo altro modo per uscire dal precipizio verso il quale stanno sprofondando se non invadendo territori di altri Stati nell'intento di trovare altre energie da succhiare, come fanno i parassiti. Sanno bene però, che per la ricostruzione della Siria sono sufficienti le ricchezze di cui essa è dotata per natura, la laboriosità dei suoi cittadini oggi dispersi per altri mondi e che non vedono l'ora di ritornare nelle terre in cui sono nati, nonchè gli investimenti di imprese straniere, in particolare russe, cinesi e iraniane, intenzionate a lavorare seriamente sulla base di reciproci vantaggiosi contratti. 

Non credo affatto che russi e cinesi siano intenzionati e disposti a dividere questa ricca torta, che sarebbero le mega opere della ricostruzione delle metropoli siriane, con gli americani e gli europei. E' proprio da folli il pensarlo. I cinesi stanno costruendo città nuove di zecca in ogni angolo dell'Africa. Cosa può offrire l'occidente alla Siria, diverso da ciò che ha già dato, cioè terrore e morte? Niente. La forza economica mondiale è nelle mani della potenze emergenti, Russia, Cina, India, Brasile, contro le quali l'occidente ha scatenato una serie infinita di attacchi finanziari, economici e politici che stanno rischiando di trasformarsi in militari, sprofondando, pertanto, il pianeta in una guerra globale. Tutto ciò nel rispetto del perfetto stile colonialista anglosassone.



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