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Verità, Libertà, Giustizia
Guerra in Siria: Russia e USA ai ferri corti. Terza guerra mondiale pronta ai nastri di partenza.
post pubblicato in diario, il 12 ottobre 2016












di Andrea Atzori


I colossi internazionali che si affrontano sullo scenario di un terribile conflitto dal quale dipendono le sorti di tutta l'umanità, hanno cominciato a liberarsi delle maschere dietro alle quali nascondevano i loro volti, le loro vere identità, i loro progetti, il ruolo svolto nel groviglio insolubile dell'intricato risiko mediorientale. Non più guerra per procura, sotto mentite spoglie, tra esercito di Assad e terroristi musulmani del Daesh, ma in forma personale e diretta tra Russia e USA, com'è giusto che fosse; essendo l'attacco alla Siria da parte degli USA solo un pretesto per invadere le zone di influenza politica e militare della superpotenza asiatica. La potenza dell'impero sovietico non è finita per sempre. Dopo l'avvento al potere di Putin, in solo quindici anni, essa è risorta dalle macerie della corruzione in cui era stata ridotta da una classe dirigente vigliacca e traditrice. La Russia ha cominciato a puntare i piedi. Ha rifiutato di essere respinta nel buio assoluto di uno stato servile e prono al volere di potenze straniere decise ad imporre il loro giogo su di essa. Le finzioni, le falsità intollerabili diffuse ad arte  e fatte credere come vere al mondo attraverso la stampa di regime dei paesi europei e statunitensi, per tutti questi lunghi anni della guerra in Siria, hanno dimostrato di non andare lontano, di avere le gambe corte, come sempre accade per tutte le bugie, specie per quelle manifeste ed alla luce delsole! E la verità è venuta, prepotentemente, a galla. Il pensiero di illustri analisti secondo cui non sarebbe neppure concepibile uno scontro militare tra le due superpotenze del pianeta, per la paura della c.d. mutua distruzione assicurata, e non sarebbe neppure sano di mente il prenderla in considerazione, è il solito discorso di chi ha troppo da perdere in seguito ad un evento del genere e vigliaccamente, accetterebbe, ancora un volta, la resa incondizionata all'avanzata poderosa e senza scrupoli dell'occidente. Oggi, come detto, la Russia ha cominciato a puntare i piedi ed a rialzare la testa, in un sussulto di orgoglio.

Ecco allora come si spiega questa gravissima violazione degli accordi sulla tregua in Siria da parte degli Stati Uniti d'America, che mentre costringevano al tavolo dei gravosissimi negoziati, legittimati sotto l'egida dell'ONU, la parte contrapposta, platealmente, li infrangevano, pretendendo poi di imporre all'opinione pubblica mondiale quella tesi da loro inventata, in piena era della super elettronica nella strumentistica militare, secondo cui sarebbe stato solo colpa di un errore nell'individuazione del bersaglio giusto, quello contro cui mirare e scaricare i propri ordigni esplosivi; nello stesso momento in cui, i guerriglieri accusati di combattere per loro conto  contro l'esercito di Assad, agivano in perfetta sincronia e connessione operativa, approfittando della strage per rioccupare le posizioni perdute. Ad inchodarli poi le intercettazioni delle comunicazioni telefoniche tra  loro intercorse, prima dell'attacco proditorio e spietato a Deir Ezzorr.

Se tutto ciò è tale da far raccappricciare e accapponare la pelle, denotando il sintomo chiaro di un'ormai irreversibile e chiara decisione di condurre agli estremi limiti possibili lo scontro bellico, è assolutamente inqualificabile l'imperterrita determinazione di insistere nella difesa della propria buona fede, accusando di essere, invece, in malafede l'avversario. La verità è che gli Stati Uniti non hanno mai avuto alcun interesse ad una tregua militare ed hanno sempre e solo sfruttato questi cessate il fuoco, per poter riorganizzare le file dei loro combattenti, riposizionando uomini e mezzi ed anzi, rinforzandoli con invio di truppe fresche e sempre nuove dotazioni di strumenti bellici ancor più letali e all'avanguardia della tecnologia moderna.

A questo proposito si è posto in essere un dispendio estremo di energie mentali in tentativi tesi a far credere al mondo che questi eserciti schierati contro la Siria fossero solo bande di terroristi islamici organizzate e impegnate in una lotta di stampo religioso tra sunniti e sciiti, poi favorita ed estesa ancor più, in seguito alle rivolte delle opposizioni politiche al governo di Bashar Al Assad e della conseguente resistenza da questo, legittimimamente, dispiegata per la difesa della sovranità nazionale minacciata. Per gli Stati Uniti ed i suoi alleati europei, la colpa di questo sanguinoso conflitto ricadrebbe in ogni caso sulle spalle di Assad, truce e spietato dittatore. Ma alcuna evidenza esiste, nella realtà dei fatti storici, che serva a rafforzare questa tesi. Anzi, tutto sembrerebbe far credere proprio il contrario. Prima di questa tempesta sollevata sopra i cieli della Siria, le comunità religiose vivevano in pace e senza alcuna rivalità. Il regime di Bashar Al Assad era il più laico e tollerante in fatto di libertà religiosa di tutto il medio oriente.

Lo studio obiettivo ed imparziale di tutti i conflitti militari scatenati dagli USA in ogni parte del mondo, non solo in Medio Oriente, ma anche in Europa, in Eurasia, Estremo Oriente e Sudamerica, serve a individuare gli elementi comuni atti a contraddistinguerli e aiuta anche a capire meglio, quali siano le vere cause da cui sono stati determinati. Fin dalla fine del secondo e per ora ancora ultimo, conflitto mondiale, le c.d. tensioni tra i blocchi, ideologicamente, contrapposti, Occidente contro Oriente del globo terracqueo, hanno trovato nel termine di «guerra fredda», una molto pittoresca definizione. L'elemento caratteristico e distintivo è stato quello della contrapposizione ideologica tra liberismo economico e statalismo, tra democrazia e socialismo. Oggi, però, dopo il crollo dei regimi socialisti internazionali, questa perdurante ostilità dell'occidente contro il mondo orientale, non trova alcuna giustificazione, tanto da far credere che fin dall'origine, la demonizzazione dell'emisfero cristiano del pianeta nei confronti di quello orientale, non trovasse alcuna razionale spiegazione se non quella di una bramosia incontenibile di espansione imperialista.

Siamo stati abituati a considerare del tutto relativi e labili i principi fondanti del diritto internazionale, in particolare quello di sovranità nazionale, senza i quali la stessa possibilità di convivenza pacifica tra le comunità internazionali viene, totalmente, vanificata. Questa  gravissima lesione dei perni fondanti della struttura su cui si reggono i rapporti tra Stati, è stata legittimata e, addirittura, sacralizzata dalla stessa Organizzazione delle Nazioni Unite, che dovrebbe, invece svolgere un ruolo di garanzia a favore del rispetto di questi fondamentali ed inalienabili diritti dei popoli ad una pacifica e civile convivenza nei rapporti reciproci tra le rispettive comunità statali di appartenenza. Se un dubbio potesse esistere circa le reali dimensioni del crollo dei valori su cui si regge la disciplina internazionalistica, oggi, nell'osservare questo fenomeno di travalicamento senza remore degli stessi, la realtà non lascia alcuno spazio a incertezze di sorta.
In Siria si combatte una guerra prodromica preordinata all'isolamento ed accerchiamento dell'emisfero orientale del globo, dai suoi confini mediorientali fino a quelli estremorientale, tale da consentire il definitivo attacco bellico, dentro al cuore del suo sterminato territorio. La minaccia della guerra totale contro la Siria interessa, direttamente, sia la Russia che la Cina. Verità ben conosciuta ed assimilata, da questi attori primari della geopolitica internazionale. La tensione è estrema ed è palpabile sia in medioriente sia in estremo oriente, dove la Corea del Nord vive momenti drammatici nell'attesa di un improvviso attacco, in cui l'incertezza non è sul se ma sul quando. La stessa situazione persiste nel Mar Cinese Meridionale, in cui a sperimentare questo stato di ansia è la stessa Cina.

La Russia è pronta ormai a subire lo scontro fatale lungo tutte le sue frontiere occidentali. Eserciti possenti, con truppe addestrate ed armi moderne ultraletali, sono già ammassate lungo tutto il confine occidentale della Russia, dal Mar Baltico fino al Mar Nero; le più agguerrite divisioni dell'esercito russo sono state dispiegate lungo di esso, in attesa che il momento fatidico dell'attacco militare si materializzi. Gli Stati Uniti sono ai ferri corti sia con la Russia che con la Cina. Il momento è drammatico.

Dopo la rottura delle trattative per la tregua in Siria, per decisione unilaterale degli USA, che ha manifestato tutta la sua incapacità o meglio mancanza di volontà di rispettare i termini del negoziato appena concluso ed in seguito agli attacchi incessanti dei terroristi islamici contro le truppe di Assad, l'assedio di Aleppo è ripreso con una violenza e veemenza senza precedenti; lo scontro tra le due superpotenze si è trasferito anche all'interno del consiglio di sicurezza ONU. L'ambasciatore USA presso l'ONU Samantha Power, ha accusato la Russia di incitare Assad alla guerra anzichè frenarlo. Il portavoce della Casa Bianca ha, addirittura, minacciato la Russia, dichiarando che se insisteranno nell'assedio di Aleppo, ci penserà Al Qaeda a  portare il terrore contro le città Russe con attentati catastrofici e i russi rimanderanno in patria i cadaveri dei propri soldati avvolti in sacchi di plastica! Parole che a Mosca sono risuonate come una dichiarazione di guerra in piena regola. La Russia è stata accusata dalla Francia, presso il Consiglio di Sicurezza ONU,  di crimini di guerra in Siria a causa dell'assedio di Aleppo che tiene le truppe di Al Nusra sotto scacco, strette, imbottigliate, in un accerchiamento senza scampo.

Gli USA hanno ben capito che dopo la capitolazione dei loro alleati sauditi, la guerra è persa anche per loro, se non decidono di agire subito, intervenendo direttamente nel conflitto. Infatti, la minaccia ventilata dal segretario di Stato Kerry e dal Pentagono è proprio quella di istituire sul territorio siriano, una No Fly Zone. Cioè un divieto di sorvolo di quei cieli da parte di aerei e missili che non appartengano alla loro coalizione militare. Ma le forze armate di Russia e Siria operano all'interno del territorio sovrano siriano, mentre USA ed alleati occidentali sono solo prepotenti ed arroganti invasori. Non hanno alcun titolo giuridico per intervenire, militarmente, in Siria dove non combattono i terroristi del Daesh, ma li sostengono.

Quella del benefattore che interviene in ogni angolo del mondo per difendere i popoli oppressi è solo una favoletta degna di Esopo, quella del Lupo travestito da Agnello. Il poliziotto del mondo che si interessa ad esportare democrazie mentre al contrario sta esportando solo guerre e seminando odio e distruzione. La democrazia non esiste neppure negli Stati Uniti, dove vige una ferrea oligarchia. L'imposizione di una No Fly Zone in Siria presuppone, logicamente, l'abbattimento degli aerei russi e siriani che sorvolano il loro stesso spazio aereo. Un vero, terribile atto di aggressione da parte di potenze che si autoproclamano, autoreferenzialmente, garanti del rispetto del diritto internazionale. L'inconsistenza dell'ONU nella svolgimento delle sue funzioni istituzionale è evidentissima. Inoltre è stato reso oggetto di studio da parte del Pentagono, un imminente attacco aereo  contro le basi militari russe e siriane. Immediata la decisione dei vertici russi di dislocare le rampe di lancio dei missili antiaereo e antimissile S300 ed S400 Antey a difesa delle basi militari alleate.

Dopo le dichiarazioni minacciose del portavoce del ministero della difesa russo Gen.le Igor Konaschenkow, in questo senso, la decisione di procedere alle vie di fatto da parte dei vertici statunitensi, è stata per il momento, accantonata. Intanto Putin ha emanato una legge con cui sono stati revocati gli accordi vigenti, intercorrenti con gli USA fin dal 2010, sulla distruzione reciproca dei residui inutilizzati di Plutonio. Accordi, comunque, mai resi efficaci, attivi ed effettivi. Infatti, per lo smaltimento di questi rifiuti nucleari, si richiedono particolari trattamenti con impianti all'avanguardia della tecnologia moderna, che gli USA non hanno, ma che la Russia si è costruita per conto suo. Per cui questa decisione non cambia nulla, ma riveste un alto valore simbolico. E' la prima volta che la risposta della Russia alle provocazioni americane non si ferma a provvedimenti uguali e contrari ma si estende ad altre relazioni e rapporti in campi e settori diversi, anche di carattere strategico come questo del nucleare. E' la c.d. risposta asimetrica della Russia alle sanzioni economiche delle potenze occidentali. Non è un caso che i rapporti diplomatici tra le due superpotenze, siano, pressochè del tutto cessati. Il tono delle dichiarazioni a distanza è divenuto violento e minaccioso. Quando la diplomazia tace, a prendere il sopravvento è, di norma, il fragore delle armi.

Il rischio di scontro diretto tra superpotenze salirebbe alle stelle se l'esercito di estremisti saudita, sotto assedio nella parte orientale di Aleppo, dovesse cedere riconoscendo, ufficialmente, lo stato di resa senza condizioni. E' notizia recente che Putin ha disdetto un incontro già fissato con Hollande a Parigi, avendo la Francia presentato al Consiglio di Sicurezza ONU, una risoluzione che accusa la Russia di crimini di guerra in Siria. Anche papa Francesco ed il Segretatio generale dell'ONU Ban ki Moon hanno usato le stesse espressioni gravi e minacciose contro la Russia e la Siria, a causa dell'assedio di Aleppo e dei bombardamenti, che avrebbero fatto strage di bambini e donne. Inoltre la Russia è stata accusata di avere bersagliato con bombardamenti aerei, un convoglio di aiuti umanitari dell'ONU. Ma video girati da droni, diffusi dalle forze armate russe, rendono chiaro che questo convoglio si trovava sotto scorta, addirittura, di mezzi militari blindati di Al Nusra e non vi erano evidenze alcune di attacchi aerei dall'alto contro di esso, ma solo di un incendio appiccato, direttamente e appositamente, da terra. La scena pareva preparata apposta in modo da far credere ad un attacco aereo, per poter così, accusare i russi. Si è trattato di un'autentica messinscena, in cui, fatto gravissimo, vi era implicato, direttamente, l'ONU.

Il Vaticano e l'ONU non hanno dimostrato altrettanta sollecitudine nell'accusare di crimini di guerra l'Arabia Saudita ed i suoi fiancheggiatori, che in un bombardamento contro civili in Yemen ha provocato, appena alcuni giorni or sono, più di settecento vittime, tra cui centinaia di bambini e donne! Evidentemente, i bambini non sono mai tutti uguali. Non solo quelli privilegiati che vivono in occidente in confronto a quelli mediorientali, ma neppure tra quelli yemenniti e di Aleppo, che pure sono tutti musulmani!
Il Capo di Stato Maggiore delle forze armate americane, Mark Milley ha dichiarato, ufficialmente, che l'esercito americano è pronto per scatenare una guerra mondiale contro Russia e Cina, distruggendo sul colpo ogni loro resistenza. Pensando con ciò, forse, ad una amena passeggiata. Insomma, l'apocalisse ha già esteso la sua ombra oscura e minacciosa, sopra il pianeta Terra!




http://www.pandoratv.it/?p=11656


https://www.youtube.com/watch?v=DYBGeh2Ip0g

https://www.youtube.com/watch?v=fJnR8ZB25JE

Gli Stati Uniti bombardano l'esercito siriano. Violata la tregua. Scontro al Consiglio di sicurezza ONU tra Russia ed USA.
post pubblicato in diario, il 18 settembre 2016






Di Andrea Atzori


In Siria è entrata in vigore  il 12 di settembre, una tregua d'armi che vincola i contendenti a cessare gli scontri per 48 ore, eventualmente rinnovabili ad altre 48 se la tregua dimostrasse di reggere. Questo cessate il fuoco è stato concordato tra i ministri degli esteri russo Lavrov e quello americano Kerry a Ginevra. Esso impegna la Russia e la Siria solo nei confronti dei c.d. ribelli moderati ma non delle formazioni terroriste del Daesh, contro le quali le ostilità possono continuare. Accade però quello che si sapeva essere inevitabile. La filiale di Al Qaeda in Siria, chiamata Al Nusra, di recente ha cambiato il suo nome in Jabath Fatah al Sham, per camuffarsi meglio dentro la galassia dei combattenti siriani per motivi politici; per questo riconosciuti formalmente da Washington come moderati. Fin dall'inizio della rivolta, si è capito che alcuna distinzione è mai esistita tra oppositori politici e guerriglieri terroristi, essendo essi la stessa identica entità. A riprova di ciò, i russi ancora aspettano che gli americani comunichino loro quali siano gli estremi distintivi tra di essi, che siano tali da poter realizzare una demarcazione che consenta alle forze militari della coalizione russa di attaccare gli uni e risparmiare gli altri. Ed anche per poter verificare se la tregua venga veramente rispettata da tutti, compresi quelli che per gli statunitensi sarebbero i buoni da salvare. Ebbene, come detto, gli USA tergiversano da sempre su questa richiesta russa. Il che rende evidente la consapevolezza già acquisita per cui una tale demarcazione è impossibile in quanto non riscontrabile nella realtà dei fatti. In Siria a combattere contro i lealisti siriani, sono, sempre e solo, i tagliagole sauditi. Infatti, come condizione imprescindibile per un accordo di pace in Siria, è stata posta quella della consegna su piatto d'argento, della testa di Assad. Alla Casa Bianca interessa solo questo piccolo particolare. Una resa incondizionata da parte della coalizione a guida russa. La rinuncia alla sovranità nazionale dello Stato siriano. Per evitare l'irreparabile, cioè una guerra globale in tutto il medio oriente e poi nel mondo intero, le due superpotenze, insistono in questa farsa senza senso, destinata a lasciare delusi e disperati i protagonisti di questo macabro scontro senza vie d'uscita. Le avvisaglie di questo prevedibile esito del patto di non belligeranza siglato tra i rappresentanti delle due nazioni protagoniste dello scontro planetario in essere, erano già emerse subito dopo stesso che la notizia era stata diffusa al mondo intero. Infatti, stranamente, gli USA si rifiutavano di pubblicare il testo del trattato con cui la tregua era stata concordata. Per giustificare questo dinnanzi alle impellenti richieste di spiegazioni avanzate dalla controparte, costoro si contorcevano in tutta una serie di scuse senza senso che avevano il potere di accrescere il malcontento, piuttosto che alleviarlo. Tanto da far cadere nel nulla la stessa sessione del Consiglio di sicurezza ONU, espressamente convocata proprio per dibattere sulla recente tregua conclusa a Ginevra dalle due superpotenze. Secondo le spiegazioni fornite dalla diplomazia statunitense, rivelare i dettagli dell'accordo avrebbe messo a rischio l'operazione di aiuti umanitari alle popolazioni civili assediate ad Aleppo. Ma a parte il fatto che finora non si è vista neppure la lontana traccia dell'invio di aiuti umanitari, non è concepibile il rifiuto di rendere pubbliche le clausole dell'accordo destinato ad essere oggetto di approfondita analisi all'interno del Consiglio di sicurezza Onu; tanto che anche la Francia si è associata alla Russia nel pretendere dagli USA la pubblicazione del documento in questione. Altra giustificazione addotta è stata quella per cui prima di divulgare il contenuto dell'accordo sarebbe stato necessario attendere i primi sette giorni di vigenza della tregua, per verificare che questa tenesse, cioè venisse, veramente, rispettata da tutti i protagonisti chiamati in causa. Ma i sospetti che ormai aleggiavano negli ambienti delle diplomazie internazionali e della stampa e dell'opinione pubblica mondiale, erano quelli per cui Washington non aveva alcuna intenzione di rinunciare al suo progetto di rovesciare Assad e sacrificare l'intera struttura militare messa in piedi, con immenso dispendio di risorse finanziarie, a questo scopo. Infatti è arrivata la prova certa della messinscena orchestrata dalla diplomazia USA a danno della Siria, quando sono arrivate le notizie dei raid aerei americani, almeno dieci, che hanno colpito la base siriana di Dayr az Zor, postazione strategica per arrivare a Raqqa capitale dello Stato islamico, altrimenti chiamato ISIS. Nei bombardamenti sono morti circa un centinaio di militari lealisti ed altre numerose centinaia sono rimasti feriti. Dopo tali attacchi aerei sono subito entrati in azione i terroristi che hanno fatto piazza pulita dell'avamposto militare siriano proiettato da mesi verso la conquista del territorio profondo in cui è insediato il Daesh. Gli americani hanno con ciò dimostrato di essere determinati nel sostenere il terrorismo islamico, anche attraverso le frodi di negoziati di pace destinati solo a reprimere lo slancio degli eserciti governativi proiettati alla riconquista del territorio violato e alla cacciata degli invasori. Il presidente USA Barack Obama, ha cercato dapprima di giustificarsi affermando trattarsi di un errore, poi ha accusato la Russia, dicendo che era stata avvertita prima. Ma la sconfessione di Mosca è arrivata immediatamente. Anzi, il presidente Putin ha subito dichiarato che la malafede di Kerry nel firmare il trattato era evidentissima. In pratica si è trattato solo di un sistema utile per allentare la pressione dell'esercito siriano intorno alla seconda città della Siria, Aleppo, occupata da Al Nusra fin dal 2012 e già cinta d'assedio da mesi ed in punto di crollare, da parte delle forze della coalizione russa. In costanza della tregua divampano, nuovamente, i combattimenti in tutto il territorio siriano, persino a Damasco. Segno che le file dei guerriglieri sauditi armati dagli occidentali sono state rinfoltite con uomini e mezzi. L'ambasciatore statunitense presso l'ONU, Samantha Power,  ha dichiarato che la guerra contro Assad continuerà fino alla sua eliminazione fisica e che la responsabilità e le conseguenza di questa guerra sono solo sue, per cui non potrà mai esserci alcuna pace in Siria. Il momento parrebbe drammatico. Il solo ostacolo alla guerra totale, difficile da eliminare, parrebbe essere rimasta la determinazione del presidente russo di trattare ad oltranza, sempre e a tutti i costi, per evitare il baratro. Ma la risoluzione della classe dirigente americana lo lascia senza vie d'uscita e con le spalle al muro. A meno che intenda pagare il costo morale e materiale di una disonorevole ritirata! Gravissime conseguenze non solo per la sua persona ma anche per la sua nazione!   
  


Cordoglio per le vittime del terremoto.
post pubblicato in diario, il 30 agosto 2016
Esprimo la mia vicinanza ed il mio più sincero cordoglio ai parenti delle vittime del terremoto che ha colpito i paesi di confine tra Umbria e Lazio.
La Turchia invade la Siria, assistita dai raid aerei USA. La Russia ordina esercitazioni militari mastodontiche. Il capo di Stato maggiore russo disdice una visita in Turchia.
post pubblicato in diario, il 30 agosto 2016


















Di Andrea Atzori


La Turchia invade la Siria, con truppe di terra, carri armati, migliaia di c.d. ribelli moderati, in effetti militanti ISIS destinati a rinfoltire le file dei qaedisti accerchiati ad Aleppo; sostenuta in ciò, anche se solo formalmente, considerato che i guerriglieri non opporranno alcuna resistenza, dai raid aerei statunitensi. Da Damasco arriva una timida condanna per violazione della sovranità nazionale siriana.

Mosca, tragicamente, tace, denotando la difficoltà a digerire l'amaro rospo di una presa in giro tanto colossale subita da parte del presidente dittatore turco, presentatosi a Canossa con il capo coperto di cenere, il cilicio ai fianchi e la tunica di sacco, per implorare perdono al Cremlino per l'abbattimento del caccia Su 24 russo. Sulla sincerità di questo pentimento da parte di Erdogan, i russi non potevano dubitare, considerato il recentissimo tentativo di golpe da lui subìto ad opera di una componente molto forte dell'esercito turco. L'accusa, lanciata agli USA, di essere dietro a questo fallito colpo di Stato, non poteva non essere credibile, in particolare se a formularla era lo stesso principale interessato, alleato di ferro, fino a quel momento di Washington e nemico altrettanto fiero proprio della Russia, in particolare nella guerra che insanguina da più di un lustro, tutto il Medio Oriente, quella contro Bashar Al Assad, legittimo presidente siriano.
A distanza di qualche giorno dalla riconciliazione tra i due capi di Stato a Mosca, si passa dai deliri di un'ipotetica alleanza tra nazioni, fino ad allora,  nemiche acerrime, alla chiara trasgressione molto lampante, di una promessa di non belligeranza  appena conclusa. La revoca delle sanzioni alla Turchia, immediatamente, predisposta da Putin, adesso devasta e brucia come un incendio, l'orgoglio personale e il senso profondo di autostima che il capo di Stato di un grande paese deve, necessariamente, avere e nutrire, incessantemente, per rispetto del suo stesso popolo. Ma Erdogan, pare non abbia, minimamente, preso in considerazione queste conseguenze, dimostrando, anzi di avere seguito un piano ben preordinato, con il concorso del grande regista che manovra la scena dietro le quinte. Infatti, se gli Stati uniti non vi fossero coinvolti, come si sarebbe potuto verificare questo pressochè  immediato, voltafaccia della Turchia nei confronti di Mosca?
Un duro scambio di accuse tra Ankara e Washington, subito dopo il tentativo fallito di sovvertimento violento degli ordini dello Stato turco e poi, mentre ancora era in corso ad Ankara, la visita del vicepresidente americano Biden a Erdogan, l'annuncio gravissimo, dell'inizio delle operazioni di terra di invasione del territorio siriano, il c.d. piano B; programmato e predisposto da Washington, in caso di fallimento del cessate il fuoco, c.d. tregua d'armi, in Siria. Insomma, dalle scuse formali per l'abbattimento del Su 24, sul presupposto della violazione dello spazio aereo turco, in poche ore, si passa all'invasione diretta del suolo siriano? Non solo non erano sincere le scusa di Erdogan alla Russia, ma anzi, egli rincara subito il costo materiale ed umano dei suoi attacchi bellici all'alleanza russo-siriana, ben più grave dell'abbattimento del jet russo, facendo invadere il territorio siriano dalle sue truppe. Poco importa se l'esercito turco si fermi a cento o mille chilometri dalla frontiera tra i due paesi, in quanto, fossero stati anche solo pochi passi, un ipotetico disorientato militare russo o siriano, vi avrebbe di sicuro, lasciato la vita sotto il tiro dell'artiglieria di frontiera turca! Gran parte della stampa maintream occidentale, afferma senza mezzi termini, che dietro a questa decisione di Erdogan, esista un patto concordato con Mosca, per la distruzione di Daesh.
Di cui però, non esiste alcun documento o altra forma di prova, anche perchè, sarebbe stato un errore colossale questo da parte dei russi, mandare a caccia dei lupi il suo stesso capobranco. Non appena perdonato da un grave delitto contro la Russia, Erdogan sarebbe stato considerato degno di tanta stima personale da parte di Putin, fino a autorizzarlo a condurre un'operazione militare in territorio siriano, seppure mirata contro Daesh? Assolutamente incredibile! Gli americani hanno preparato la scena in modo da renderla credibile. Hanno scatenato un attacco dei Curdi, alleati della coalizione filo-occidentale, contro le truppe dell'esercito siriano a cui è seguito un violento scambio di colpi di artiglieria. Tanto è bastato ai Curdi per rendere la Siria ostile al progetto curdo di formazione di uno Stato indipendente lungo i confini con la Turchia, tanto osteggiato anche da Erdogan. A questa vicenda non ha mancato di  dare una propria diretta ed ufficiale, pressochè immediata, condanna la Casa Bianca con minaccia chiara ed esplicita ai siriani, di una propria reazione militare, in caso questa aggressione avesse a ripetersi.
Ma, in effetti, gli USA avevano già mollato i curdi, per accontentare i turchi, ma non solo. In effetti agli statunitensi non interessano i curdi, non in grado di insidiare il cuore del potere di Assad a Damasco. Per questo piano è molto più utile la Turchia e l'Arabia Saudita. Stati potenti militarmente ed economicamente, con cui già esiste una solida alleanza a questo proposito. L'avanzata turca è stata giustificata da Erdogan come un'autodifesa contro gli attentati dei terroristi ISIS contro le città turche che hanno mietuto decine di vittime. Anche se la nascita e lo sviluppo delle formazioni militari islamiche estremiste in Siria è sempre stata guidata dalla regia delle potenze confinanti allo Stato siriano che perseguivano una strategia di smembramento del  suo territorio nazionale. Partendo da questi presupposti, non si può certo essere tanto sprovveduti da meravigliarsi se la discesa dell'esercito turco ha, prima del loro stesso arrivo, messo in fuga i tanto temuti guerriglieri del Daesh, già preavvertiti in tempo utile per sciogliere i ranghi e disperdersi. Una vera grande farsa su cui il mondo ride. Da notare il silenzio al riguardo, della Russia, oltrechè della Siria. Putin, adesso non parla e preferisce non pronunciarsi. Un silenzio molto strano. Anche se le minacce del presidente russo sono ormai famose per essere sempre state compresse sotto vuoto spinto.
Il confronto con gli Stati Uniti è oggi assai assorbito nella questione dell'uso delle armi chimiche da parte dell'esercito di Assad nel 2013, per il quale si arrivò al punto cruciale di un attacco missilistico statunitense contro la Siria, sul presupposto del superamento della c.d linea rossa tracciata dal presidente statunitense Obama, conclusosi poi con la consegna di tutto l'arsenale di ordigni chimici alle forze Nato che avrebbero dovuto distruggerlo, ma di cui non se ne sa più niente. Intanto Washington, pressa l'ONU affinchè vengano accertate le responsabilità per quegli eventi criminosi. Ma è ormai assodato che, come avvenne in ogni fronte di guerra aperto dagli statunitensi, dal Golfo del Tonchino, all'Iraq di Saddam Hussein, queste accuse sono sempre servite solo a giustificare l'aggressione militare diretta degli USA, preordinata a diffondere nel mondo devastazione e morte, in nome della pace e della democrazia. Recente la confessione pubblica dell'ex premier inglese Blair, che ha ammesso di avere inventato l'esistenza dell'arsenale atomico di Saddam, solo per fornire una scusa all'aggressione dell'Iraq.
Il rappresentante siriano presso le Nazioni Unite ha lamentato il totale disinteresse che la commissione competente ha sempre dimostrato per le prove presentate dalla Siria sull'uso delle armi chimiche da parte dei terroristi filo americani. Anzi, in  particolare, egli afferma che proprio la strage del 2013, chiama in causa i servizi segreti francesi, che per evitare che le indagini si concentrassero nel luogo di una delle stragi già in precedenza compiute da costoro, concepì l'espediente di un nuovo attacco chimico, quello terribile del 2013, in cui persero la vita oltre 3000 bambini siriani; al fine, appunto, di evitare che gli specialisti inviati dall'ONU, per accertare l'entità e le cause del precedente attentato, si avvicinassero a questo sito, essendo costretti, invece, a recarsi con urgenza verso il luogo del nuovo micidiale attacco. Questo è solo il segnale che il momento della resa dei conti tra le due superpotenze si avvicina. Anche se la Russia fa di tutto per procrastinarlo, per ovvi motivi da ricercare nell'avanzamento del proprio programma di riarmo, finalizzato proprio a questo scontro decisivo contro le mire espansionistiche della Nato.
Putin, come detto, si trincera, stavolta, sotto una coltre di profondo silenzio. Lancia solo un ammonimento a Erdogan, quello molto generico di non interferire nelle azioni di Mosca e Damasco dirette a ripristinare la legittima sovranità della Siria sul suo territorio. Ciò, infatti, implicherebbe che, dopo avere liberato la città siriana di frontiera dall'occupazione dei terroristi islamici, l'esercito turco si dovrebbe ritirare oltre i confini della sua nazione, evitando di entrare nel conflitto in corso presso la metropoli di Aleppo, cinta d'assedio dall'esercito lealista siriano. Cosa che di sicuro non accadrà, in quanto sia l'America che la Turchia hanno invaso la Siria, non per andarsene ma per restarvi. Anzi, per portare a termine il loro piano di spartizione del suo territorio, come fanno sempre  le belve con le spoglie delle loro vittime! Nei piani americani vi sarebbe quello, già concepito dalla mente fredda di Hillary Clinton, di imporre in Siria una No Fly Zone, come venne fatto con l'intervento militare in Libia contro Gheddafi. Ciò implicherebbe come conseguenza inevitabile, che anche gli aerei siriani e russi potrebbero essere abbattuti dagli americani e dai turchi. Insomma, prima della visita di Erdogan al Cremlino, la Turchia poteva abbattere impunemente aerei militari russi solo dentro le sue frontiere, a distanza di qualche giorno ci accorgiamo che questa possibilità viene estesa anche allo stesso spazio aereo territoriale siriano!
Intanto la visita del capo dello Stato Maggiore russo generale Gerasimov in Turchia, propagandata dalla stampa occidentale, come segno della riconciliazione tra Mosca ed Ankara e diretta a verificare il coordinamento possibile tra i due paesi nella lotta al Daesh, prevista in data 26 agosto, è andata deserta. Infatti la Russia ha disdetto tale incontro, senza chiarirne i motivi. Ma non è difficile capire che le condizioni perchè ciò avvenisse  non erano più sussistenti, dopo la violazione della sovranità territoriale dello Stato siriano da parte delle truppe della coalizione turco statunitense.

Intanto la Russia predispone le esercitazioni militari più imponenti della sua storia. Ordinando il coinvolgimento e l'impegno di tutte le forze armate terrestri, navali e aeree di cui dispone. Senza preavviso, il ministro della difesa  Gen. Soygu ha ordinato un'ispezione di tutte le armate della federazione russa, per verificare la prontezza delle truppe al combattimento. Dal Mar Baltico al Mar Nero, al Mar Caspio, le flotte navali russe, si sono mosse in coordinazione contro un ipotetico nemico. Altrettanto hanno fatto le armate di terra e le flotte aeree. Le più potenti navi da guerra russe hanno fatto la loro comparsa dentro alle acque del Mar Nero, dove staziona, permanentemente e illegalmente, anche una flotta navale della Nato. Questo movimento di truppe tanto mastodontico, non è passato inosservato, alle autorità militari e politiche statunitensi, che hanno chiesto informazioni a Mosca sul motivo di tanto dispiegamento di forze. La risposta è stata assai generica: controllo dello stato di prontezza al combattimento delle truppe. Si capisce adesso, forse meglio il motivo per cui la Merkel, primo ministro tedesco, ha ordinato alle autorità del suo paese di tenere il popolo preparato, per l'eventualità prossima di una grande catastrofe che avrebbe potuto devastare la nazione. Rifugi, maschere antigas, scorte alimentari sufficienti per dieci giorni e persino, due litri di acqua! Ma ancora nel mondo non sanno darsi risposte per questi ordini della Merkel!

Assedio di Aleppo: esercito siriano respinge attacco di Al Nusra, nonostante il soccorso mediatico delle Ong USA, UE e ONU comprese.
post pubblicato in diario, il 18 agosto 2016

Di Andrea Atzori


Si protrae da mesi l'assedio da parte dell'esercito di Assad, della seconda città della Siria, Aleppo metropoli di qualche milione di abitanti, un tempo florida città, gioiello e diadema del paese più libero, evoluto per civiltà e cultura di tutta l'area mediorientale. Là dove regnava, fino a cinque anni or sono, un'intensa attività artigianale e una vita economica e sociale assai dinamica, oggi si ritrova un ammasso di macerie in cui il potere sovrano è passato dalle mani del legittimo rappresentante a quello della guerra cieca e spietata, scatenata da bande di terroristi in lotta contro le forze lealiste al presidente Assad e molto spesso anche tra loro stessi, per il possesso dei ricchi tesori di cui questo paese abbonda, non ultimi i gioielli dell'Islam, i reperti archeologici, i pozzi petroliferi e l'invidiabile  posizione geopolitica e strategica.Questa vile guerra, in cui a combattersi sono, formalmente, una nazione aggredita e un aggressore mascherato, come l'antica favola del lupo travestito da agnello; rivolte di piazza manovrate da un burattinaio occulto, apparentemente giustificate come reazione popolare contro un regime dispotico, come in tutte le capitali di paesi non allineati agli USA, classico esempio la rivolta di piazza Maidan a Kiev; degenerate poi in scontri tra eserciti veri e propri, armati di tutto punto da potenze straniere, intervenute nel conflitto in modo legittimo e trasparente nel caso della Russia invitata a sua difesa dalla Siria ed assai meno per le potenze del Golfo e della Nato, implicate in modalità aggressiva, al solo scopo di far valere proprie aspirazioni a esercitare un'influenza politica su questi governi; insediandovi al vertice uomini di propria fiducia, come è stato sempre fatto in ogni area del mondo in cui costoro hanno sovvertito i poteri statali, fin dalla seconda guerra mondiale.  Classico il caso dell'Italia, dove un governo non rimane in piedi se non appoggiato al piedistallo predisposto dagli USA, se cade il piedistallo, cade anche il governo.  Se pensiamo che persino i telefonini dei premier dei paesi Nato sono sotto controllo della Casa Bianca, che i servizi segreti di tutti questi stati sono alle dipendenze dirette della CIA, possiamo renderci conto di quanto gli americani si debbano considerare, a buon diritto, i padroni del mondo, almeno quello occidentale. Anche l'ex primo ministro del Qatar, lo sceicco Hamad Bin Jassim Bin Jaber, ha ammesso che questa guerra non fu affatto una rivoluzione ma una disputa tra superpotenze. Che il Qatar ha accettato la proposta dell'Arabia Saudita e degli Stati Uniti solo in quanto venne accolta la sua richiesta di guidare la coalizione come protagonista, anche se poi l'Arabia Saudita la indusse ad accontentarsi del ruolo di comprimaria. Anche un nipote del defunto presidente Kennedy, ha affermato pubblicamente che la guerra in Siria venne decisa solo dopo che il Qatar si dichiarò disponibile alla costruzione di un grande oleodotto che attraversasse la Siria, per portare il greggio dei loro giacimenti petroliferi in Europa. Sono queste le dimostrazioni che gli USA e l'occidente europeo, danno al mondo della superiorità del loro sistema politico, retto su presunti valori di democrazia e libertà, che si ostinano ad esportare nel mondo, con queste guerre maledette. La pace imposta agli altri popoli con le armi, assomiglia tanto alla quiete della morte. Là dove queste pretese di dominio vengano respinte al mittente, com'è il caso di Russia e Cina e delle loro aree geopolitiche e strategiche di influenza diretta, ormai ridotte anch'esse al lumicino, cominciano gli attriti  e le tensioni militari, vedi le frontiere della Russia, la stessa Siria oppure il Mar Cinese Meridionale, nonchè la Corea del Nord o il Nord Africa. Un mondo in fiamme la cui deflagrazione finale sarà forse l'atto di morte del pianeta Terra. Un braccio di ferro a chi resista di più al terrore atomico, nella speranza che qualcuno ceda per primo lasciando all'altro la palma della vittoria. Con la certezza assoluta, però, del rischio che si corre, cioè che in caso di passaggio alle vie di fatto, cioè scontro diretto tra superpotenze, il finale è già scontato.  Una premessa questa, indispensabile per capire quanto sta accadendo ad Aleppo; dove dopo cinque anni di guerra in Siria, tra le orde di guerriglieri terroristi provenienti da tutto il mondo, attirati  dai tesori da depredare e armati, vettovagliati e finanziati dalle potenze più ricche del mondo, proiettate al dominio mondiale con il rovesciamento dei poteri legittimi ancora non allineati, ed il regime di Assad, si assiste ad una situazione di stallo nei combattimenti fin dal 2012, data in cui la parte orientale della città venne invasa dalle truppe di una fazione di Al Qaeda quella così chiamata Al Nusra; che gli americani ancora si ostinano, persino ai tavoli di pace predisposti dall'ONU, a considerare in modo totalmente soggettivo, guerriglieri moderati, cioè non terroristi, ma combattenti per motivi politici contro il regime di Assad e per questo da loro protetti, già autoproclamatisi guardiani di democrazia a livello globale. Talchè c'è da chiedersi se non sia più l'ONU l'organismo internazionale preordinato a dirimere i conflitti tra Stati o se questa funzione non sia passata direttamente, agli Stati Uniti d'America.  Con tutti gli annessi e connessi, in quanto in questo caso, anche gli altri Stati controinteressati e contrapposti, sono  nel pieno diritto di opporre resistenza, in base al principio di autodifesa. Insomma, l'ONU è ormai trasformata in una Ong Usa ed ha già fatto la fine della Società delle Nazioni che l'ha preceduta in questo destino prima del secondo conflitto mondiale. La perdita di prestigio e fiducia da parte delle Nazioni Unite, porterà, come prevedibile, al terzo conflitto mondiale, già in gestazione nel ventre molle di un pianeta ormai vecchio, decrepito ed afflitto dal mille acciacchi. L'avanzata dell'esercito imperiale ha già toccato i punti nevralgici, dolorosi del confronto che l'oppone alle superpotenze asiatiche. I due emisferi del pianeta Terra stanno passando dal confronto allo scontro, sul presupposto della pretesa di un diritto ad assurgere al superdominio globale, rivendicata più dagli USA che non da Russia e Cina. Sulla base di queste considerazioni, la battaglia per Aleppo è determinante non solo per il destino della guerra in Siria, ma per quello dello stesso pianeta. Dopo l'intervento militare dell'esercito russo in questo teatro di guerra, proprio nel momento in cui le sorti di questa città erano divenute assai critiche e persino scontate, tanto da far dire a Putin di essere egli ormai deciso a fare di Aleppo una nuova Stalingrado, cosa che sta, puntualmente, verificandosi; le truppe siriane, rinfoltite da forze fresche di reparti specializzati dell'esercito russo, iraniano e dei guerriglieri libanesi Hezbollah, hanno cinto d'assedio la parte orientale della città occupata dai terroristi sauditi filoamericani.  Dopo la tregua d'armi siglata tra russi e americani a Monaco, per la fine delle ostilità in Siria, almeno nei confronti dei c.d. ribelli moderati, sul presupposto della loro esistenza, non essendovi inclusi i terroristi di Al Qaeda e Isis, era un rischio assai concreto quello per cui, si sarebbe assistito ad un'escalation del riarmo degli stessi da parte delle nazioni che li sostengono, già decise d'altra parte, in caso di fallimento del cessate il fuoco, a procedere ad un intervento diretto via terra per risolvere, definitivamente, la questione bollente con Assad, ma anche con la Russia, nel caso in cui questa non fosse disponibile a subire un'umiliante sconfitta, ancor prima di combattere la sua battaglia in cui, volente o nolente, viene comunque, chiamata in causa e direttamente, coinvolta. D'altra parte è da considerare che i conflitti nel mondo non sono mai indipendenti gli uni dagli altri. Se la Nato ed i paesi del golfo invadono la Siria, è da mettere in conto un immediato avvio delle ostilità militari tra Cina e Stati Uniti nel Mar Cinese Meridionale. Le due guerre sarebbero interconnesse anche nei loro esiti. Se la Cina mostrasse di poter prevalere sugli americani che non riuscissero a resistere, contemporaneamente, allo scontro diretto contro entrambe le superpotenze asiatiche, l'America avrebbe già perso. Infatti sarebbe del tutto prevedibile un disimpegno dell'esercito USA, sia in Siria che in Europa, per difendere il suo territorio nazionale dall'inevitabile invasione; Siria ed Europa, dove, invece, la Russia si troverebbe la strada spianata per la sua avanzata finale. La storia è implacabile nelle sue lezioni. Una verità pressochè matematica. In pratica il destino di questa guerra in occidente, si deciderà in oriente. Ad Aleppo, dopo il cessate il fuoco imposto sulla base del negoziato tra le superpotenze, i guerriglieri di Al Nusra che da poco hanno cambiato nome per camuffarsi  meglio da moderati ed hanno dichiarato di essersi ormai staccati da Al Qaeda, con tutti i dubbi sul valore delle loro parole, hanno non solo continuato ad essere riforniti e assistiti in quanto a cure sanitarie, derrate alimentari e finanziamenti dai loro sponsor burattinai, ma visto , addirittura, decuplicare gli sforzi tesi al loro riarmo. Armi sempre più moderne tanto che un elicottero russo, con a bordo due piloti e tre assistenti sanitari che svolgevano attività di soccorso e assistenza alle popolazioni civili martoriate dalla guerra, è stato abbattuto di recente, con un missile di fabbricazione USA, di cui prima i terroristi non erano dotati. Solo di recente l'assedio di Aleppo da parte delle forze siriane è divenuto totale, con il sigillo imposto ed apposto su tutte le vie di comunicazione alla città. I guerriglieri sono accerchiati. Niente vi può entrare nè uscire, nè uomini nè, tanto meno, mezzi. I bombardamenti dei cacciabombardieri russi è costante. Questo comporta, ovviamente, gravi sofferenze alla popolazione civile. Pur avendo apprestato, gli assedianti, per costoro, dei percorsi di uscita dalla zona di guerra, non possono scappare in quanto ne vengono ostacolati dalle truppe asserragliate che vorrebbero usarli come scudi umani.  In questo contesto, mossi dall'esigenza di rompere l'assedio che minacciava di farli morire non solo sotto le bombe ma anche della peggiore delle morti, quella per inedia, in un impeto di ribellione a questa fine orribile, spinti dalla disperazione, le truppe dei terroristi prigionieri di questo destino infame, hanno tentato con tutte le loro forze rimaste, un'estrema battaglia per spezzare l'accerchiamento. Questo è accaduto subito dopo l'abbattimento dell'elicottero russo, quando Putin diede l'ordine di fermare tutte le operazioni militari per consentire alle forze speciali russe, chiamate Spetsnaz, di recuperare le salme dei cinque uomini deceduti che si trovavano a bordo del velivolo. Si può anche dire che i siriani sono stati presi alla sprovvista. Ma la reazione è stata furibonda. Dopo un primo momento di sbandamento, in cui le agenzie di stampa occidentali battevano le notizie trionfalistiche di rottura dell'assedio ad Aleppo, da parte dei terroristi islamici filo americani, con l'occupazione dei fabbricati dell'Accademia militare, considerata strategica ai fini della vittoria in questa battaglia per il possesso della metropoli siriana, lo sforzo bellico dei reparti di terra e di cielo dell'esercito lealista siriano e russo, si è fatto sempre più deciso e costante, fino a respingere l'aggressione posta in essere dalle forze armate filo saudite e americane.  I caccia russi si sono spinti fino ad altezze minime di 200 metri, per mettere a segno i loro ordigni in modo sempre più preciso.  Che queste notizie fossero vere, lo si è capito dal cambiamento di umore e di tono dei comunicati diffusi dalla stampa maintream occidentale. Contemporaneamente all'azione dei cacciabombardieri russi, si accusava costoro di bombardare contro la popolazione civile. Veramente disgustoso e vergognoso, questo manifesto sostegno ad un'organizzazione militare terrorista, che era e rimane, a tutti gli effetti, parte integrante e costitutiva di  Al Qaeda. L'Onu, addirittura, per bocca del suo rappresentante Staffan De Mistura, dichiara esplicitamente che la Russia avrebbe usato armi chimiche vietate  dalle leggi internazionali e che, quindi, sarebbero  da considerare crimini di guerra. Mentre la Russia oppone che l'uso di armi chimiche è stato fatto dalla parte aversa, con pallottole ed ordigni che rilasciano sostanze chimiche che hanno ucciso donne e bambini. Ancora l'Onu chiede venga indetta una tregua delle ostilità, per prestare soccorso alla popolazione stremata dalla guerra. In effetti una domanda sorge in modo spontaneo. Come mai l'ONU si accorge di intervenire ed interferire sull'esito della guerra, solo adesso che i siriani ed i russi stanno avendo la meglio sui terroristi che continuerò a chiamare, per amore di verità, con il loro vero nome cioè quello di Al Qaeda? La Russia, sempre prona al volere di un'organizzazione mondiale che si ostina a considerare super partes, ma che, invece è palesemente, trasformata in una Ong americana, considerata anche la sua sede non neutrale nel palazzo di vetro a New York, ha concesso tre ore al giorno di tregua, mentre l'ONU ne chiedeva 48 consecutive, di cui si avvantaggeranno proprio i soliti terroristi, avvezzi a risolvere i conflitti militari con i camion bomba o i Kamikaze, che sventrano palazzi od ospedali ma contro cui l'ONU non alza mai il suo monito minaccioso. Ne approfitteranno per spingere l'acceleratore sul riarmo dei belligeranti sauditi, portando agli estremi concepibili, l'escalation militare tra i contendenti.  La morte di bambini fa sempre pena, certo. Ma non si capisce perchè le stragi di bambini irakeni od Afgani, da parte di militari o droni  americani, che hanno tanto fatto indignare e infuriare l'ex presidente afgano Hamid Karzai, non sono mai stati condannati dall'ONU che li ha sempre considerati effetti collaterali della guerra; recependo con ciò, il punto di vista degli americani al riguardo. La battaglia di Aleppo continua, con lo schieramento militare siro-russo, intenzionato a cogliere la vittoria totale, con la resa incondizionata dei guerriglieri. Anche per poter ritrovarsi al tavolo delle trattative ONU a Ginevra, con gli esiti ormai già consolidati sul campo di battaglia. Anche dopo la pace raggiunta con il presidente turco Erdogan, il quale cerca e prevede di ottenere da Putin, un sostegno alle sue richieste di non vedersi nascere ai suoi confini con la Siria, uno Stato indipendente Curdo, per le note vicende storiche e per la messa al bando del PKK, considerata dalla Turchia e dal mondo intero, un'organizzazione terroristica.  Mentre Putin gli chiede la chiusura delle frontiere turche con il nord della Siria, al fine  di scongiurare il passaggio indiscriminato ed incessante di uomini, armi e mezzi militari dei terroristi diretti in Siria. Parrebbe che Erdogan non sia neppure più tanto ostile alla permanenza al potere, almeno provvisoriamente,  di Assad. Punto su cui, invece, non sono assolutamente, d'accordo gli statunitensi. Infatti costoro non accetteranno mai che il legittimo presidente siriano rimanga al suo posto, per il fatto che, in ossequio alla loro politica di espansione mondiale imperialista, a causa della quale questa guerra è iniziata e perdura, pretendono al suo posto un governo composto da uomini di loro fiducia. Un governo filoamericano designato dalle alte sfere del loro impero globale. Un governatore statunitense, piuttosto che un presidente eletto dai siriani per salvaguardare gli interessi nazionali del loro paese; espressione e garante della loro sovranità nazionale. Proprio come facevano gli imperatori dell'antico impero romano. Per tali motivi è assai evidente che tutti i negoziati indetti dall'ONU per raggiungere una pace in Siria, hanno solo due possibilità di riuscita. La prima è che sia la Russia a cedere, magari con la previsione di un percorso che consenta un graduale passaggio di poteri e, comunque, un'uscita di scena definitiva di Assad. La seconda è che a cedere siano agli americani, consentendo la permanenza al potere del legittimo governo siriano e del suo presidente. Mentre la prima possibilità, cioè la resa di Putin è più probabile, la seconda è totalmente destituita di fondamento. Gli americani sono pronti alla guerra prima di mollare. In effetti i russi stanno ad un tavolo delle trattative che non avrebbe alcuna ragion d'essere, se venisse rispettato il diritto internazionale. Ma se una parte del conflitto, quella americana, non vi è disponibile, ecco che torna di scena l'illusionismo a cui ci ha abituati l'ONU. Far finta che la pace sia tornata nel mondo, dopo che il nemico del diritto internazionale, costituzionalmente inadatto e indisponibile  al suo rispetto, ha comunque raggiunto il suo scopo, lasciando che colga quella vittoria a tavolino che aveva, in ogni caso strappato con la violenza della armi. Strana Corte di Giustizia quella che emette una sentenza con cui dispone che la refurtiva debba rimanere al ladro, sottraendola al suo legittimo proprietario!

Elicottero russo abbattuto in Siria da Al Nusra, con missile USA. Deceduto l'intero equipaggio.
post pubblicato in diario, il 3 agosto 2016


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Di Andrea Atzori


Elicottero russo, con a bordo due piloti e tre funzionari della sussistenza, abbattuto dai terroristi guerriglieri nei cieli di Idlib, in Siria, con un missile fabbricato e consegnato dagli USA. Deceduto l'intero equipaggio.


Confermata anche dal ministero della difesa russa, la notizia secondo cui un elicottero di nazionalità russa è stato abbattuto nella provincia nord occidentale della Siria, ai confini con la Turchia, mentre rientrava alla propria base militare di Khmeimin, dopo una missione difficile nella città di Aleppo. I due membri dell'equipaggio e tre funzionari del centro russo di coordinamento per la riconciliazione delle parti in conflitto, al rientro da una missione umanitaria nella città assediata dalle truppe  siriane, sono tutti deceduti. Le autorità militari russe, non nutrono alcun dubbio in proposito.

Ad abbattere il convoglio aereo sono stati i guerriglieri di Al Nusra, solo un'altra faccia, l'ennesima, assunta dall'organizzazione terroristica Al Qaeda, che di recente ha, ulteriormente, cambiato il proprio nome in Bhat Fatah al-Sham, Fronte per la conquista della Siria. Questa strategia del camaleonte, usata da queste organizzazioni terroristiche, è, ovviamente, diretta a infondere la sensazione, nell'opinione pubblica internazionale, di essere esse cosa diversa dal gruppo originario di cui sono sempre state parte integrante e costitutiva. Infatti, i nord americani, non possono permettersi di avere come alleata in queste guerre scatenate dopo l'11-settembre-2001, la stessa organizzazione terroristica di Bin Laden che di quella strage è stata riconosciuta, universalmente, stratega e autrice, unica ed esclusiva.

Lunghe ombre avvolgono, come sudario, questo tragico evento del crollo delle Torri Gemelle a New York, lasciando, volenti o nolenti, un'unica possibilità di interpretazione al suo avverarsi. Insomma, una vera assurdità ed un'onta all'intelligenza del genere umano, il combattere guerre contro Al Qaeda al fianco di Al Qaeda. Una contraddizione in termini. I ribelli moderati che combattono contro il presidente siriano Assad in Siria, sono nient'altro che queste numerose versioni della stessa organizzazione terroristica, presentate al pubblico mondiale, per far credere che non di Al Qaeda si tratti, ma di rivoltosi animati dal desiderio di rovesciare il regime di Bashar al Assad. L'ennesimo cambio di casacca, suggerita dall'esigenza di illudere la Russia che i combattenti anti Assad, non siano solo terroristi arabo sunniti di nazionalità saudita, ma che di loro esistano varie sfumature in quanto a legittimità derivante dal rispetto del canone di democrazia imposto alla comunità internazionale dagli Stati Uniti d'America, che di questo sistema politico si atteggiano ad essere gli unici autentici depositari; auto-proclamandosi, garanti e guardiani, a livello globale, delle libertà democratiche e dei diritti umani, in esso insiti e rappresentati.

Questo esercito, armato ed equipaggiato, da Stati Uniti e monarchie del petrodollaro, oggi, dopo l'intervento militare russo, a sostegno della Siria, si trova asserragliato e assediato, senza possibilità di scampo, come fu per quello ucraino a Debaltseve ed ancor prima a Stalingrado nel corso della seconda guerra mondiale. Una vera vocazione per l'assedio delle città contese, questa dell'esercito russo! Talchè paiono avverarsi le premonizioni di Vladimir Putin, che dichiarò ufficialmente, avrebbe fatto della Siria una nuova Stalingrado. Le forze militari fedeli al presidente siriano, ingrossate da truppe inviate dall'Iran, dai guerriglieri Hezbollah e reparti specializzati russi, hanno cinto d'assedio la città di Aleppo, dopo avere chiuso tutte le vie di comunicazione e di accesso a questa città, la seconda per importanza  della Siria, vicina alla frontiera con la Turchia. Sigillandola e segregandola dal resto del mondo.

A lungo è rimasta aperta solo una possibilità per i combattenti antagonisti del regime siriano che occupano questa città fin dal 2012, per relazionare con l'esterno. Da qualche settimana però, anche questa è sotto tiro dell'artiglieria siriana, posizionatasi su un'altura che la sovrasta. Da notare che le città siriane sono già da molto tempo, dopo cinque anni di bombardamenti e lotte tra eserciti contrapposti, ridotte ad un cumulo di macerie. La maggior parte della popolazione civile è morta sotto queste rovine, milioni di vittime; quello che rimane, perlopiù sostenitori di Al Qaeda con le loro famiglie, è ormai allo stremo, senza assistenza sanitaria nè derrate alimentari.

E' accaduto, infatti, che, come in ogni teatro di guerra mediorientale, anche questo appena iniziato e tuttora in corso in Libia, l'intervento della coalizione militare guidata dagli USA, abbia aggredito i terroristi, ben protetti all'interno dei tunnel sotterranei (bunker) scavati nel sottosuolo delle metropoli, bombardando, indiscriminatamente, i centri urbani, facendoli crollare come fossero di cartapesta. Ma neppure scalfendo la resistenza dei guerriglieri terroristi, riparati e ben protetti all'interno dei loro bunker. L'emergenza umanitaria in Aleppo, è al massimo livello di allarme. La Russia sta tentando di far defluire all'esterno gli abitanti non implicati con il terrorismo, anche per poter procedere meglio all'assalto finale contro i guerriglieri sauditi, sul presupposto scontato dell'assoluta pretestuosità della loro discriminazione tra ribelli moderati e terroristi veri e propri.

In questo contesto è da inquadrare questo episodio tragico della fine dell'elicottero russo M-8 abbattuto e dei suoi due piloti e tre civili della sussistenza russa trucidati come fossero animali. Infatti, al momento del suo abbattimento, questo tornava alla sua base militare, da una missione nella città di Aleppo, finalizzata ad assistere la popolazione con la distribuzione di derrate alimentari e di prodotti sanitari essenziali per la sopravvivenza. Come detto, l'attacco da terra è avvenuto con missili antiaereo, armi moderne e atte ad abbattere gli aerei ed elicotteri russi, di cui gli statunitensi minacciavano di dotare i terroristi di Al Qaeda, fin dal primo momento dell'intervento militare russo in Siria.

In effetti, la tregua d'armi in Siria è servita solo a consentire il riarmo di queste organizzazioni terroriste, ormai allo sbando dopo lo scompiglio e la devastazione prodotta nelle loro fila, dall'azione incessante dei bombardieri russi. Gli USA, anche dopo l'entrata in vigore della tregua, hanno continuato ad armare e finanziare gli pseudo ribelli anti Assad, che la Russia si era impegnata a non rendere bersaglio dei suoi attacchi aerei e terrestri. La discriminazione tra gruppi moderati ed estremisti, venne concordata tra USA e Russia, ma, in effetti, senza mai raggiungere una vera e propria unanimità di vedute sulla questione. Soprattutto perchè, come detto, questa distinzione non può essere fatta in modo obiettivo, essendo i confini tra essi, non solo labili ma del tutto inesistenti, considerato che al loro interno viene eseguito un continuo travaso di forze ed anche i cambi di nome vengono concepiti, esclusivamente, come una maschera utile solo a confondere le idee al riguardo.

Di conseguenza, i nord americani, vengono a trovarsi in una posizione di estremo vantaggio nei confronti dei russi, che non si riesce proprio a capire a cosa stiano mirando e neppure se abbiano dei veri obbiettivi da perseguire. Infatti si registra una realtà di fatto per cui, in tutti i fronti di guerra aperti ed in cui vengono, volenti o nolenti, coinvolti, proprio nel momento meno opportuno, cioè mentre stanno vincendo un confronto militare, concedono, benevolmente, al nemico la possibilità di farla franca, passando dal confronto armato a quello diplomatico. Segno che non hanno alcuna intenzione di andare a fondo, accettando la prima occasione utile per il disimpegno militare. Esponendosi però, al rischio che l'avversario sfrutti questa occasione per il riamo, garantito dalle potenze da cui questo viene sostenuto e si presenti nuovamente, ancora più forte di prima sul terreno di battaglia. Vanificando con ciò, anche lo sforzo militare e finanziario sostenuto per conseguire quei primi risultati positivi. Ogni volta si ritrovano di nuovo e daccapo, allo stesso punto di partenza. Questo, in effetti, è avvenuto nel Donbass ed anche in Siria.

Cosa accadrà adesso, dopo questo grave evento dell'elicottero abbattuto, non è possibile prevedere. Ma la situazione è assai grave e si sta vieppiù complicando. Dell'equipaggio dell'elicottero non si nutrono più speranze di trovarne in vita qualcuno. Infatti, subito dopo l'abbattimento, i terroristi hanno messo in rete un video dei loro corpi mentre venivano trucidati e straziati. Putin ha messo in allarme i reparti speciali chiamati Specnaz, su cui incomberà il gravoso compito di recuperare le salme,  mentre tutte le operazioni militari sono state sospese, in attesa di verificare i risultati dell'operazione. Non è credibile che si assista ad un ulteriore disimpegno bellico nell'area da parte della Russia. Infatti il presidente Putin ha già definito come prossimo un ritorno sul terreno di battaglia, dell'esercito russo che sarà molto più devastante di quello precedente.

Colpo di Stato militare in Turchia, fallito dopo quattro ore. Erdogan punta l’indice accusatore contro gli Stati Uniti.
post pubblicato in diario, il 18 luglio 2016









Di Andrea Atzori


Come una caldera vulcanica in ebollizione, il mondo musulmano non cessa  mai di sorprendere e meravigliare. E’ notizia recentissima questa del colpo di Stato in Turchia, posto in atto da una fazione assai consistente dell’esercito con l’adesione di alti esponenti della società civile e della magistratura, ostili al presidente Recep Erdogan. Mentre costui si trovava in villeggiatura in una località turistica del suo paese, è piovuta sul mondo attonito, questa notizia drammatica che lancia ombre oscure sul destino non solo del regime al potere in Turchia, ma su tutto il fragile equilibrio dei rapporti tra le due superpotenze in quest’area funestata da una serie di conflitti militari che vedono coinvolti pressochè tutti gli Stati del mondo. Seppure a sorpresa, questo tentato e poi fallito Golpe militare non può certo considerarsi del tutto imprevisto ed imprevedibile nonché immotivato. Il clima dentro al quale si svolge la vita pubblica di questa nazione già da parecchio tempo assai teso, è andato sempre più arroventandosi in seguito ad avvenimenti molto gravi che hanno scosso lo svolgimento normale persino della vita quotidiana della cittadinanza. Eventi che hanno lasciato interdetti persino i protagonisti principali della crisi politica e militare in cui viene risucchiato, da molti decenni, l’intero mondo islamico. Qualcuno ha espresso la sua opinione al riguardo lanciando una personale considerazione sulla serie di attentati devastanti messi a segno dallo Stato islamico nelle principali città turche; ponendosi una domanda del tutto logica e pertinente: può mai, sensatamente, un movimento terroristico, aggredire le stesse comunità nazionali da cui viene alimentato e sostenuto? Infatti, che il regime turco fosse coinvolto fino al midollo delle sue ossa nella guerra contro la Siria di Bashar Al Assad, era cosa risaputa ed inoppugnabile. Che la stessa famiglia Erdogan facesse affari con il Daesh, attraverso la compravendita di ingentissime partite di petrolio estratto dai giacimenti siriani, era anch’essa una verità comprovata. Il progetto di spartizione del territorio siriano tra le principali potenze confinanti, procedeva spedito, senza imprevisti, del tutto sicuro, sotto la supervisione statunitense, fino all’arrivo del guastafeste non invitato e poco gradito, cioè l’intervento militare della Russia, che ha sconvolto i piani del Pentagono di disegnare nella regione una nuova geografia politica ed economica. Cambiare gli assetti del potere in direzione filo americana sul presupposto del disastro materiale, culturale ed ideologico dei regimi preesistenti, cresciuti sotto l’ala protettiva di Mosca, che ancora vi manteneva qualche interesse strategico da tutelare. La resistenza eroica delle truppe lealiste siriane funzionava anche come cuscinetto per la difesa a distanza di un altro territorio che aveva buone ragioni per temere di subire la stessa sorte, cioè l’Iran ed il Libano. Tutto questo non solo per motivi ideologici e strategici, ma anche economici, motivati dalla necessità di rendere attuabile il progetto di trasportare tutto il greggio mediorientale, compreso quello sottratto alla Siria ed in seguito all’Iran, non più attraverso il canale di Suez, ma, seguendo una linea retta, lungo il territorio di questi paesi occupati militarmente. L’arrivo inaspettato, sul teatro di guerra, proprio all’ultimo momento, quando, ormai era già stata preventivata una capitolazione definitiva e altrimenti, inevitabile, del fronte di resistenza dispiegato sul campo di battaglia dal presidente siriano, dell’esercito russo, con le sue installazioni militari, rese operative in tempi da record, per la sistemazione di uomini e mezzi, pronti all’impiego immediato, ha, rimescolato le carte sul tavolo da gioco. 
Questo nuovo evento ha inciso in modo determinante sulle sorti di questo conflitto ormai, irrimediabilmente, compromesso. I bombardieri russi hanno seminato morte, scompiglio e terrore nelle postazioni avanzate e persino nel retroterra profondo dominato dalle truppe del califfato islamico, aprendo la strada all’avanzata dell’esercito ricomposto a difesa del legittimo governo siriano. Rafforzato da nuovi arrivi di uomini e mezzi inviati da Iran e dal movimento di guerriglieri libanesi Hezbollah, guidati da esperti reparti dell’esercito russo, selezionati espressamente per questo evento. Le colonne di autocisterne di petrolio del Daesh, dirette in Turchia, sono state sistematicamente, devastate dai bombardamenti delle forze aeree russe. 
In questo quadro si inserisce l’episodio tanto grave che ha danneggiato i rapporti diplomatici tra Russia e Turchia, l’abbattimento del caccia russo Su24 e conseguente uccisione del pilota, quando già si era lanciato con il paracadute. La crisi tra i due paesi si è fatta rovente. Il rifiuto di Erdogan di prestare le sue scuse per l’accaduto ha fatto temere per il peggio. Poi le autorità russe hanno riposto nel cassetto le proprie intenzioni più temerarie optando per una serie di misure economiche c.d. sanzioni, atte a mettere in ginocchio l’economia dello Stato turco. Intanto il lavorio sui fianchi delle postazioni dello Stato islamico, posto in atto dalle forze aeree e terrestri alleate del presidente Assad, produceva il suo effetto e, progressivamente, lo Stato islamico veniva costretto a ritirarsi sempre più, verso la zona interna e desertica del territorio siriano. Le due superpotenze impegnate nel conflitto, ormai preso atto della situazione di stallo in cui le due formazioni militari si erano impaludate, hanno dovuto arrendersi all’evidenza e quindi sedersi intorno ad un tavolo per procedere a trattative diplomatiche dirette a instaurare una tregua d’armi sull’intera regione, con la partecipazione dei c.d. ribelli moderati e del legittimo governo siriano. Mentre, per accordo tra le parti, veniva escluso dalla trattativa ogni movimento di natura terroristica. Per cui la guerra poteva continuare contro Isis, Al Qaeda ed Al Nusra. In questo contesto si colloca il cambiamento di umore di questi movimenti terroristi, nei confronti della Turchia. Il progressivo spegnersi del fiume di danaro e di armi provenienti dal paese islamico confinante, da cui traevano le principali risorse necessarie al combattimento, li ha indotti a rivoltarsi contro uno dei loro principali finanziatori, mettendo a segno una serie di devastanti attentati che hanno provocato la morte di migliaia di vittime, in particolare nella capitale Ankara. 
Ma la disaffezione di Erdogan nei confronti dei suoi alleati, in particolare gli Stati Uniti, è stata certo favorita dall’appoggio che questo ha assicurato alle truppe curde impegnate nella lotta contro l’Isis. Sappiamo che Erdogan ha inviato truppe corazzate contro i curdi che combattevano i terroristi in Iraq, violandone la sovranità nazionale. In queste manovre è stato però frenato dagli americani, proprio per la loro fresca alleanza  ormai contratta con questi combattenti che la Turchia considera uno dei pericoli più temibili per la sua sicurezza nazionale. Per tutta questa serie di fattori, il presidente turco ha meditato profondamente, di rivedere il suo ruolo nella guerra in Siria e di ricucire lo strappo con Mosca. Da indiscrezioni provenienti da fonti vicine al presidente Assad, si è saputo che Erdogan era ormai deciso a defilarsi dalla guerra siriana dichiarandosi disposto persino ad accettare la permanenza al potere del suo ormai ex nemico. 
Contemporaneamente, mandava a Mosca un messaggio molto chiaro di riconciliazione porgendo quelle scuse formali prima negate in occasione dell’abbattimento del bombardiere russo e della morte del suo pilota. Putin revocava, con provvedimento immediato tutte le sanzioni inflitte alla Turchia, accettando la richiesta di incontro a livello di capi di Stato delle due nazioni, con il presidente turco. Trapelava la notizia, addirittura, che alla Russia, sia stato promesso  l’uso della base militare statunitense in territorio turco di Incirlik. Per tale motivo, gli americani avrebbero mandato due portaerei al largo delle coste siriane. Proprio con le corazzate dispiegate a difesa delle portaerei è stato evitato di poco una collisione con una nave militare russa che passava poco lontano. Questo episodio ha messo in allarme le due diplomazie assai preoccupate di quanto accaduto. I motivi non sono difficili da immaginare. Putin pare abbia declinato l’invito, ma ovviamente, non senza ringraziare. 
In questo contesto, si colloca il colpo di Stato, fallito dopo sole quattro ore, tentato da settori dell’esercito e della classe dirigente statale, in particolare della magistratura. Mentre il colpo di Stato era ancora in atto, Erdogan pare sia fuggito con un aereo diretto in Germania, dove avrebbe chiesto asilo politico rifiutato dalla Merkel. In seguito avrebbe lanciato un messaggio al paese chiedendo  al popolo di difendere le istituzioni democratiche attraverso una reazione dura contro i rivoltosi. 
Gran parte delle strutture militari turche, non solo non si sono schierate con i golpisti, ma si sono, addirittura, opposte con la forza, appoggiando e sostenendo il popolo e le forze dell’ordine. Il fallimento del golpe era, pertanto, inevitabile. I morti sono stati centinaia, i feriti migliaia, gli arresti sono ancora in corso ma rasentano, finora, una decina di migliaia. E’ stata preannunciata la reintroduzione della pena di morte. Come prevedibile, il primo sospettato era proprio  gli Stati Uniti d’America. Quasi tutti i golpisti erano fedeli seguaci del nemico più acerrimo di Erdogan, l’Imam Gulen, esiliato negli Stati Uniti, dopo che costui, dapprima amico di Erdogan, lo accusò poi di corruzione. Negli Stati Uniti ha ottenuto asilo politico. La richiesta di estradizione è sempre stata rigettata. La penetrazione del messaggio civile e religioso di questo personaggio dentro a tutto il mondo islamico, non solo turco, è immensa, come le risorse, vere fortune finanziarie di cui dispone. In particolare scuole e associazioni culturali funzionano da fonti attraverso cui operare dentro al tessuto sociale. Al rifiuto di Obama di accettare la richiesta di estradizione immediata, formulata da Erdogan, sia questi che altri ministri esponenti del suo governo, hanno accusato gli USA di essere responsabili del tentativo di Colpo di Stato. Il segretario di Stato americano Kerry ha negato il coinvolgimento del suo paese in questo episodio e suggerito ad Erdogan di non accusare senza avere prove concrete, per non guastare i rapporti tra i due paesi.     

Per la Corte permanente di arbitrato internazionale di L'Aja, la Cina non ha alcuna sovranità nazionale sul mare cinese meridionale.
post pubblicato in diario, il 15 luglio 2016











Di Andrea Atzori


La Corte di Arbitrato di L'Aja, si è pronunciata, emettendo un verdetto sfavorevole alla Cina, sul ricorso presentato fin dal 2013 dalla repubblica delle Filippine sulla sovranità del Mar Cinese Meridionale, rivendicata anche dalla Cina, oltre che da tutta una serie di altre nazioni le cui coste sono bagnate dalle acque di questo mare, come ad esempio il Vietnam. La questione ha cominciato ad assumere una dimensione assai preoccupante a partire dal momento in cui nella diatriba si è inserito il grande regista degli eventi internazionali, sempre invischiato in ogni crisi tra altri popoli e nazioni e conflitti armati che insanguinano i quattro angoli del pianeta Terra, cioè gli Stati Uniti d'America; che in questi mari non hanno alcuna loro pretesa di sovranità nazionale da poter avanzare, ma che pure, trovano il modo di infilarvisi dentro, aizzando gli altri paesi contro la Cina e atteggiandosi a loro difensore fino a minacciare di attacco armato il possente esercito della superpotenza asiatica. 
Questi dissidi tra paesi dell'area asiatica in questione, sono sempre esistiti. Ma non hanno mai condotto a conflitti armati, tranne forse, oggi, quando coinvolti ci stanno gli USA. In omaggio a quella mostruosa dottrina militare chiamata del "Divide et Impera", da loro copiata di sana pianta, direttamente, nientemeno che dalla dottrina militare guerrafondaia, imperialista e colonialista,  dell'impero, storicamente, più violento ed aggressivo, cioè quello  romano. 
La Cina, costretta ad entrare in guerra, porterà terrore e morte in quest'area geostrategica, finora governata da un equilibrio di sana diplomazia tra paesi e popoli uniti dall'appartenenza alla stessa identità razziale. Gli USA hanno seminato tra essi il germe dell'odio. Le continue provocazioni messe in atto contro Pechino, da parte degli Stati Uniti d'America, hanno indotto il governo cinese a preparare gli avamposti di difesa aerea e navale, nelle acque del Mar cinese Meridionale, così chiamato proprio perchè storicamente, considerato rientrante nella sfera di sovranità di questo paese.  Infatti, sugli isolotti ed atolli, che occupano queste acque, chiamate isole Spratly, sono state costruite delle piattaforme di cemento che potrebbero servire sia per uso militare che civile. 
Porti ed aeroporti che la Cina, considerandosi nel suo pieno diritto, vantando su di esse la sua totale sovranità nazionale, ha cominciato a  organizzare per scopi difensivi, ben conscia della minaccia, manifestamente, rappresentata dagli USA. All'indomani delle tensioni tra Mosca ed Washington, in seguito all'intervento militare russo in Siria, la paura degli americani era che anche la Cina fosse in procinto di schierare flotte navali ed aeree nella regione, in sostegno alle operazioni belliche della sua consorella asiatica. La portaerei cinese Liaoning, era già stata avvistata nel braccio di mare antistante le coste siriane.
 Dalle dichiarazioni ufficiali del Pentagono, risultò che la decisione presa per contenere la Cina era quella di metterla sotto pressione nell'area strategica più delicata e pericolosa per la sua sopravvivenza e dello stesso pianeta. Cioè portare la guerra direttamente sul suolo cinese, sfruttando la crisi già esistente nel Mar Cinese Meridionale ed anzi aggravandola. Ed infatti, sin da subito, la piega che prese questa tensione tra i due colossi planetari, nella zona in cui gli USA già lanciavano contro la Cina, moniti assai forti e chiari, non lasciava adito a dubbi. 
Da singoli episodi di provocazione costituiti da sconfinamenti di navi militari e caccia da guerra in queste aree vitali per la difesa territoriale della Cina, si passò all'invio di una possente flotta navale, con numerose portaerei schierate in prossimità delle coste cinesi, con a bordo, addirittura,  il vicepresidente americano. Quell'evento da guerra mondiale cominciò a preannunciare l'approssimarsi di un uragano di fuoco.  I caccia cinesi si sono alzati in volo più volte, sopra la flotta americana fino a sfiorare la collisione. Avendo ormai constatato l'inevitabilità di uno scontro armato, gli invasori, presi da un irrefrenabile senso di panico e terrore,  hanno subito fatto marcia indietro, ritirandosi. Tutto ciò, nonostante, a più riprese, Pechino abbia  tentato di calmare gli animi, dichiarando di non avere alcuna intenzione di chiudere il Mar cinese meridionale alla circolazione internazionale. Infatti uno dei motivi che sono stati posti a sostegno della tesi secondo cui la Cina lederebbe gli interessi USA nella regione, era quello per cui gran parte delle merci americane, dirette nei mercati asiatici, percorrono questa rotta navale. 
La Cina intende solo affermare il suo diritto di costruire quello che vuole nel suo territorio nazionale. Ma la Casa Bianca  sostiene, invece, che l'intenzione dei cinesi è quella di sfruttare i giacimenti di petrolio, che essi considerano essere assai ricchi in quei fondali marini. A complicare i rapporti tra le due nazioni è anche lo scontro tra le due Coree, di cui quella del Sud è sotto protezione degli Stati Uniti. Al lancio di alcuni missili intercontinentali di Pyongyang che hanno suscitato i timori di Seul, Obama risponde procedendo all'installazione di uno scudo antimissili nel Sud Corea.  Ma Putin e Xi Jinping, protestano affermando che si tratta di una chiara provocazione e minaccia nei loro confronti, essendo tale scudo in condizioni di coprire anche lo spazio aereo delle loro nazioni, per cui limiterebbe di molto la loro capacità di deterrenza e rappresaglia nel caso di attacco atomico.
 E' evidente, pertanto, l'acuirsi, in questo momento storico, di tutte le situazioni di crisi che oppongono quest'area geostrategica, agli Stati Uniti D'America. Questioni sul tappeto, mai risolte che attendono da decenni di essere affrontate ma su cui si denota ormai evidente, la voglia impellente della classe dirigente statunitense di ricorrere alle maniere forti, per imporre la loro legge, quella sola che conoscono. Questo vale per l'Est Europa, per la Siria ed anche per l'Estremo Oriente.
 Atteso dal 2013, come si diceva, è arrivato il verdetto, di quest'organo di giurisdizione internazionale, denominato Corte permanente di arbitrato, CPA, fondata nel 1890, che ha sede a L'Aja, nel palazzo della pace, dove ha anche sede la Corte internazionale di giustizia con la quale, però, non ha niente a che vedere e con cui non deve esser confusa. Infatti, trattandosi di organo arbitrale, non emette sentenze ma verdetti che sono preordinati a risolvere conflitti tra soggetti che decidono di affidare ad esso la risoluzione della controversia tra loro insorta. Se, come nel caso delle Filippine, il ricorso al lodo arbitrale è unilaterale, esso non è vincolante nei confronti di coloro che non vi hanno aderito e partecipato. Infatti, la sola autorità di cui è rivestito deriva dall'accordo delle parti, risultante dalla clausola compromissoria. Se questo accordo non sussiste, l'autorità è fondata sul nulla, è cioè inesistente. 
Anche la Repubblica di Taiwan che rivendica la sua sovranità su alcuni isolotti del Mar cinese meridionale, ne respinge in toto l' efficacia vincolante, trattandosi di forma di componimento volontario a cui non ha prestato la sua adesione. Trattasi, pertanto,  di carta straccia senza alcun valore giuridico. Perchè priva di accordo tra le parti interessate alla questione in oggetto, consacrato in una clausola compromissoria. Il problema è che nei rapporti internazionali tra Stati, qualora le controversie non si risolvano pacificamente, attraverso la diplomazia, l'altro rimedio rimasto disponibile è solo il conflitto armato, cioè la guerra. Contro un paese come la Cina, nonostante la sua imperterrita disponibilità al dialogo, questi sistemi di interagire sono assai pericolosi. Anche se di recente, il Fondo monetario internazionale ha cominciato a sbandierare lo specchietto per le allodole del riconoscimento dello Yuan come moneta internazionale, in linea con il sistema del bastone e della carota adottato dalla Casa Bianca. Il potere finanziario e militare USA si muovono sempre in sincronia. Come il diavolo, chiede sempre l'anima in cambio di qualunque concessione!
 Essendo la Cina membro permanente del Consiglio di sicurezza ONU, una risoluzione a suo carico non potrebbe mai essere adottata, in quanto titolare del diritto di veto. Inoltre,  gran parte, se non la totalità dell'astronomico debito pubblico americano è in mano proprio alle autorità finanziarie cinesi. La Cina potrebbe chiedere  la dichiarazione di fallimento degli USA in qualunque momento. Per questo è scontato che questa pronuncia del tribunale arbitrale di L'Aja, rimanga lettera morta. La risposta a freddo delle autorità cinesi è stata che, a breve scadenza entrerà in funzione un controllo sulla navigazione nel mar cinese meridionale. Ciò significa che la Cina userà la forza contro quei navigli non autorizzati che osassero attraversare questo braccio di mare interno. 
I media internazionali occidentali hanno tutti riconosciuto valore alla c.d. "sentenza" del Tribunale arbitrale dell'Aja, spacciato in malafede per essere la Corte internazionale di Giustizia, che, comunque non avrebbe avuto competenza al riguardo. Non è certo casuale che con essa, venga del tutto esclusa la sovranità cinese sul mare cinese, sia per motivi storici che geografici. Ma storicamente, la sovranità cinese è indiscutibile, considerato che anche il suo nome lo afferma in quanto tale. Infatti, in caso contrario si sarebbe chiamato mare filippino  o mare vietnamita. Per escludere  la sovranità dal punto di vista geografico, hanno dovuto escludere anche il suo carattere di mare territoriale e per fare ciò le isole ed isolotti dell'arcipelago delle Spratly sono stati declassificati a scogli senza alcun valore dal punto di vista territoriale.
 La parzialità di questo tribunale di arbitrato, da sempre al servizio delle potenze occidentali, tanto che la Cina, appunto non vi ha riposto alcuna fiducia, è emblematica. La vera posta in gioco, giova ripeterlo, non è la navigazione sul mare Cinese meridionale, da sempre libera e come tale, ribadita ancora una volta dalla Cina. Il problema è la questione aperta sulla supremazia internazionale tra le grandi potenze, che vede attualmente gli USA rivendicare questo ruolo, non però riconosciuto dalla Russia e dalla Cina.  Accade in pratica quel fenomeno naturale che avviene nei vari gruppi o branchi di animali, i cui membri si inchinano sempre e solo al più forte. A costui è dovuto l'omaggio  alla sua superiorità da parte di tutti. Ma per ottenere questo si deve prima dimostrare di essere il vero capo, sottomettendo con l'uso della forza,  tutti gli altri pretendenti a ricoprire quel ruolo. Si deve prima,  sempre scatenare una battaglia. 
Ed è questo che gli Stati Uniti stanno chiedendo alla Cina. Un atto di sottomissione. Oppure la guerra. In questa contesa entra a pieno titolo anche la Russia, motivata dalle stesse aspirazioni di dominio incondizionato sulla comunità internazionale. Come andrà a finire è già scritto nello stesso DNA umano.  Il ciclo storico di crescita ed espansione dell'occidente è arrivato al suo punto limite di rottura, come una supernova ridotta a nana rossa ed in fase avanzata di collasso gravitazionale prima di trasformarsi in buco nero. Infatti, la crisi internazionale attuale coinvolge non solo l'estremo oriente ma anche il medio oriente e le frontiere della Russia. 
E' il braccio armato dell'occidente, la Nato che cerca di fermare l'avanzata dei paesi emergenti sullo scacchiere internazionale. Per non perdere il suo predominio finanziario economico e politico, in parole povere il suo ruolo di capobranco. Ma la legge della giungla è spietata. Non può essere infranta senza mettere in gioco la propria sopravvivenza. Al livello di evoluzione scientifica e tecnologica planetaria a cui, finora,  si è giunti, il pericolo paventato non è un contenuto spargimento di sangue, ma la catastrofe totale, apocalittica, possibilmente replicata per migliaia di volte!  

Professione forense e riforma esame di avvocato, la storia infinita.
post pubblicato in diario, il 9 luglio 2016




Di Andrea Atzori


Il quotidiano la Stampa, in prima pagina oggi titola: "La lotteria dell'esame di avvocato, tra record di bocciati  e correzioni fantasma, oggi i candidati avvocati chiedono trasparenza nella correzione dei compiti".


Stava bene ai corrotti, quando le prove scritte venivano corrette nelle stesse sedi dove erano state sostenute.  Tutti raccomandati, tutti promossi! A Napoli, turismo forense. Quattromila candidati, tutti avvocati. Nel 2004, ci fu la Lega Nord a porvi rimedio, con il ministro della Giustizia Castelli. I compiti dovevano essere corretti in altre Corti d'Appello diverse da quella in cui erano stati sostenuti. 
La percentuale di promossi, crollò di colpo. Specie i figli d'arte, di avvocati o giudici, cominciarono a stare male. Io li manderei tutti a zappare e la giustizia la farei amministrare dai computer, cioè da robot! Sarebbe molto, ma molto meglio, stando attenti alle frodi, naturalmente! Un risparmio enorme sulle spese giudiziarie sia per lo Stato che per i cittadini. Stesso discorso per la politica. Verrà mai quel giorno? Volendo non è impossibile, anzi! 

Che giustizia è mai quella amministrata da delinquenti che truccano i concorsi aprendo le buste prima della correzione per individuare non solo i raccomandati ma persino, per bocciare i meritevoli? Trattasi di un gravissimo reato, che dovrebbe essere punito molto più severamente di quanto non sia adesso. La dottrina penalistica insegna che un soggetto si qualifica come  delinquente, con l'esecuzione di una fattispecie astrattamente prevista dalla legge penale come reato. Basta il fatto della commissione di un reato. Anche se impune, la verità rimane incontestabile. 

 Oggi, con il nuovo sistema, è solo un poco più difficile truffare, ma non è garantito il risultato al 100%. Pensiamo poi agli esami orali, in cui invece, il sistema non è cambiato, in quanto i commissari sono quelli stessi della sede in cui le prove scritte sono state sostenute. Se la loro affidabilità è stata esclusa per gli scritti, figuriamoci per gli orali, prove in cui la discrezionalità è estrema, potendo loro fare quello che vogliono, cioè promuovere un ignorante e bocciare un meritevole.

Il discorso dei voti all'esame di laurea non è in alcun modo determinante e decisivo. Dal momento in cui i concorsi pubblici, sono stati concepiti e previsti dalla costituzione, proprio per verificare le reali potenzialità del candidato e smascherare le truffe dei docenti in sede di esame universitario, favorite dall'estrema discrezionalità di cui godono. Diversamente, i concorsi a cosa servirebbero? Servono a verificare la reale preparazione dei candidati, indipendentemente, dai voti riportati all'università. La verità è che i figli di papà, i raccomandati in genere, sono stati smascherati e di questo non si vogliono capacitare. Che democrazia è mai questa in cui le regole della meritocrazia non vengono rispettate? 
All'ignoranza dei candidati raccomandati, non potendo più barare come una volta, si vuole sopperire aprendo il più possibile le maglie alla copiatura dei compiti. Ma questa è una dimostrazione, se ve ne fosse bisogno, del fatto che sia le commissioni d'esame che le forze dell'ordine impegnate, non fanno il loro lavoro, cioè rispettare e far rispettare la legge. Anzi è tutto il contrario. Proprio per questi motivi, le commissioni d'esame di altre sedi, che li correggono, poi bocciano tutti. Perchè i compiti sono tutti copiati di sana pianta. Non solo non sanno scrivere, ma non sanno neppure copiare.

I candidati entrano dentro la sede d'esame con i trollei pieni di libri. I primi che entrano occupano con i libri tutti i posti vicini ai loro perchè debbono copiare con tutti gli altri componenti dei loro gruppi. I gruppi sono numerosissimi. Le prove d'esame sono il risultato di un lavoro di gruppo. Poichè, normalmente, chiamano per ordine alfabetico, succede che, come capitò al sottoscritto a Napoli, anche se il suo nome e cognome inizia con la A, cioè prima lettera dell'alfabeto, non trova più posto a sedere perchè i banchi sono già tutti occupati dai libri. Sia la Polizia che i commissari d'esame non fanno niente, anche se interpellati. Non si può fare la voce grossa o si rischia di subire una denuncia. Dovetti rivolgermi ad un ragazzo delle pulizie per avere uno sgabellino ed una sedia pieghevoli come quelli che usiamo al mare, proprio al primo posto sotto la telecamera. Un disagio enorme anche nello scrivere, oltre alla gravissima indisposizione d'animo per il trattamento deteriore ricevuto. Un comportamento razzista. Ma sono italiano e non sono un negro!! Ho conseguito la maturità classica nel 1968, con la legge Gentile, cioè quando gli studi erano molto più seri di adesso. 

Eppure eravamo al teatro tenda c.d. d'Oltremare, con oltre 5000 posti. Portavo in mano solo il mio codice e con questo feci il mio compito, che venne corretto a Milano e lo superai con ottimi voti. Non vennero tutti promossi come facevano prima, ma oltre la metà vennero bocciati! Chiaramente la stragrande maggioranza anche di quei promossi o erano raccomandati o avevano copiato con discernimento, non parola per parola come sono abituati a fare. Almeno hanno dimostrato di saper scrivere, è il minimo per un avvocato. Questo accade proprio perchè nelle università italiane sfornano ignoranti, non essendo in grado di  fornire un'istruzione ottimale ed adeguata agli studenti. Anzichè studiare fanno altre cose. Si è proprio toccato il fondo e si insiste con il raschiarlo!

  Post scriptum. Colgo l'occasione per ringraziare, formalmente l'illustre onorevole ministro Castelli, per avere modificato quella procedura odiosa di correzione delle prove scritte di avvocato. In quanto fu questo il metodo che mi consentì di superare l'esame di avvocato. Nonostante sia laureato dal 1975, dovetti aspettare la sua riforma per poter superare queste prove e divenire avvocato, nel 2006. Infatti, dopo trent'anni di laurea, ho dovuto attendere la sua legge per ottenere questo riconoscimento. Dopo avere sostenuto la prova scritta nel 2004 a Napoli, ci passò esattamente un anno per conoscere il suo esito in quanto erano troppi i compiti da correggere. 

Come tutti i vincitori delle prove scritte, essendo ormai tempo per l'esame dell'anno successivo, in attesa di affrontare l'esame orale, ripetei anche la prova scritta per l'anno 2005, che venne corretta a Bologna e che superai come la precedente. Insomma, mentre prima in trent'anni non ottenni questo risultato, successivamente, nel 2004 e nel 2005, lo superai due volte di seguito. Questo fu l'effetto della riforma Castelli! Ma sono stra-sicuro che se cento volte lo avessi ripetuto, per pura ipotesi, con questo sistema, cento volte lo avrei superato. Infine superai, nella primavera del 2006, anche la prova orale e per questo sono avvocato.

Onore al ministro on.le ing. Castelli della Lega Nord!


Il Canada chiude le sue frontiere agli immigrati maschi e soli. Verranno ammesse, esclusivamente, coppie e donne sole.
post pubblicato in diario, il 5 luglio 2016









Di Andrea Atzori


E' questo il significato di democrazia che hanno i paesi anglosassoni. Quella democrazia che stanno esportando nel mondo a suon di bombe all'uranio. Insomma, c'erano gli antichi greci e romani che sopprimevano gli storpi ed i vecchi, buttandoli giù da una rupe. La c.d. Rupe Tarpea. E ci sono i moderni anglo-americani che vorrebbero sopprimere gli uomini soli, cioè senza donna. Solo coppie, dicono, per salvaguardare l'equilibrio tra i sessi esistente in natura. Gli uomini soli, sarebbero violenti e predisposti per la guerra.

Tutte le società con prevalenza dell'elemento maschile, sarebbero un pericolo per la pace nel mondo. Queste società sarebbero a rischio estinzione. Il Canada sarebbe insomma, un grande laboratorio di esperimento eugenetico, come lo fu quello nazista di introdurre una perfetta "razza ariana". Non si capisce di quali sessi parlino, dal momento in cui, proprio loro hanno imposto al mondo, come distintivo di democrazia e libertà, il matrimonio tra uomini e quello tra donne.

Insomma, libertà di stare tra maschi, tra femmine o tra maschi e femmine ma non da soli. Ma neppure i preti cattolici si possono sposare, allora sarebbero anche loro pericolosi? Ma questa non è una macroscopica violazione dei diritti dell'uomo, salvaguardati dalla Carta delle Nazioni Unite? Perchè Russia e Cina non la impugnano? Come mai non è intervenuta la Corte internazionale di giustizia? Forse perchè, trattandosi di neri, non interessa a nessuno? L'uomo solo sarebbe un rischio, un essere pericoloso, perchè violento, maltratta le donne e non le rispetta. La psichiatria naviga a vista nel mare magnum dell'ignoranza! 

Senza neppure tenere conto del fatto che i "femminicidi" sono quasi sempre delitti consumati all'interno, proprio, delle famiglie. Cioè all'interno della coppia. Una responsabilità, questa della scelta del partner ideale che la donna moderna, non si è mai voluta assumere, nonostante i casi conclamati di omicidi in famiglia. Se il marito od il fidanzato uccide, la vittima dimostra di non aver fatto una buona scelta al riguardo! Ma allora, perchè lamentarsi? Le donne moderne oggi sono libere ma non possono, egualmente, dirsi felici! Il marito non le viene imposto più dai genitori o dai fratelli. Inoltre, nella società occidentale, la coppia è quasi sempre allargata. Di fatto, succede sempre più spesso che una donna convive con più uomini ed un uomo con più donne. La coppia come unione religiosa, voluta dal dio dei cristiani, tra uomo e donna sta scomparendo, proprio nel mondo cristiano. E non poteva essere diversamente, considerato il fiume di pornografia da cui è stato inondato.

Le guerre poi! Non voglio soffermarmi oltre, perchè sarebbe anche una perdita di tempo, tanto si tratta di un argomento che non merita alcuna considerazione. Vorrei solo un attimo di attenzione per riflettere su chi siano i paesi più coinvolti in guerre in ogni angolo del pianeta. Credo che nessuno sano di mente abbia un attimo di esitazione nell'individuare proprio gli angloamericani come quelli più pericolosi per la pace nel mondo. Dovunque siano scoppiate guerre, sono loro ad avercele portate. Sono stati coinvolti in tutte le guerre planetarie dopo la fine dell'ultimo conflitto mondiale.

In nome di una democrazia il cui significato, neppure sanno bene cosa sia. In pratica, castrerebbero tutti i maschi soli, se potessero. Ma che tipo di società si sono inventati? Il mondo è ad un passo da un conflitto mondiale, solo perchè Assad, il presidente siriano, sarebbe un tiranno che non rispetta i diritti umani? Il pericolo per il mondo, non è Assad, ma gli angloamericani. Dittatori pazzi ci sono stati in tutte le ere ed in tutti i luoghi. Ma a questo punto, ne sono certo, non è mai arrivato nessuno. La mostruosità del nuovo nazifascismo del terzo millennio.

Il folle dittatore del Terzo Reich, aveva progettato un mondo di biondi con gli occhi blu, di "pura razza ariana", previo sterminio di tutte le altre razze. Il nuovo dittatore del terzo millennio, progetta un mondo di femmine. Come nel film "Il prescelto" di Nicolas Cage. Chi non lo avesse visto, consiglio, vivamente, di andarselo a vedere. Che strano ideale di bellezza hanno questi popoli nordici? Ma non è questo esattamente il senso di esistere della natura. La natura è varia, antirazzista e non ha niente di sereno, pacifico e tranquillo. Non fa niente per piacere o compiacere al volere di nessuno. E lo dimostra il fatto stesso che siano proprio gli anglosassoni ad esportare le guerre nel mondo.

Guerre inevitabili, non perchè gli uomini soli siano violenti. No, è la follia che sta dentro a certe menti inumane che lo pretende. La natura, infatti, non conosce equilibri, se non è l'uomo stesso a conquistarli con la sua intelligenza. La natura conosce solo mostruosità, perchè nasce dal fuoco. L'universo è un mare di fuoco. Se questa intelligenza umana non fosse sufficiente ed in grado di trovare la sua via per la pace, allora sarà proprio la natura a prendersi la sua più grande rivincita e vendetta. Riportando tutto al regno del fuoco!

Post scriptum.
Il razzismo insito nelle popolazioni nordiche è comprovato dal fatto di aver voluto strumentalizzare l'episodio o gli episodi di stupri e presunti tali, avvenuti in occasione della festa di capodanno in alcune città tedesche, cioè la nazione storicamente, più razzista. Io sono sicuro che questi poveri profughi di guerra stranieri hanno avuto solo il grosso torto di avere frainteso il significato di libertà democratiche vigente in occidente. Oppure perchè incitati a ciò da quelle stesse potenze straniere che li hanno illusi, convincendoli ad aderire ai movimenti terroristi che combattono contro i loro stessi popoli. Organizzazioni terroriste che potrebbero averli indotti a comportarsi in questo modo proprio per far degenerare le politiche del mondo occidentale verso soluzioni di tipo razzista, proiettate come sono verso la terza guerra mondiale.

In occasione di feste di tale importanza che paragonare alle baccanali pagane mi sembra del tutto inappropriato, in quanto al confronto queste erano solo dei solenni riti religiosi, non delle bolge sessuali, il sesso spinto di gruppo, tra donne e uomini di pura razza ariana, non li autorizzava a prenderne parte. Non era per loro, un invito in questo senso. Ma di sicuro, una tentazione. Insomma hanno equivocato sul contenuto del concetto di democrazia. Forse qualcuno ha voluto far intendere loro questo, solo per poter rovesciare i governi al potere nei loro paesi, innescando le rivolte passate alla storia come primavere arabe. Pensavano che venendo in Europa potevano divertirsi con le donne bianche, come fossero bianchi anche loro. Non si sono resi conto che si trattava solo di una truffa. Hanno capito solo quando era troppo tardi.

Questa amara esperienza dovrebbe far loro riflettere e convincerli a tornare nel loro paese di origine, per ricostruire quella Nazione, quello Stato che hanno contribuito a distruggere seguendo i cattivi consigli di governi stranieri che li vede solo come carne da macello utile per fomentare e scatenare guerre catastrofiche, contro il loro popolo e contro loro stessi!


Per un riscontro al link seguente:


Brexit, la vecchia Europa rimasta nuda, non vuole ammettere gli acciacchi della sua età!
post pubblicato in diario, il 26 giugno 2016

FarageJunkerCameronMerkel



Di Andrea Atzori


Un gravissimo sisma di alto grado della scala Mercali, provocato dall’attrito di placche tettoniche continentali, ha attraversato, in tutta la sua lunghezza, il pianeta Terra. La forza micidiale e travolgente di questo fenomeno della natura, pare abbia avuto il potere, addirittura, di allontanare, di migliaia di chilometri, l’isola della Britannia dal resto del continente europeo. Questo evento è stato battezzato dai sismologi come Brexit. Cioè l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, per volontà del popolo britannico, chiamato ad esprimersi tramite referendum, sulla permanenza o meno del loro Stato nell’Europa unita.

L’isola britannica non è stata certo strappata dal suo posto dentro alla geografia del globoterraqueo da un terremoto epocale, ma comunque ha scelto, per volontà della sua popolazione, di isolarsi dal destino del resto del continente. Con effetti non sulla geografia fisica, ma di sicuro molto rilevanti, in quella economica, sociale e politica. Da premettere che la predisposizione all’isolamento, di questo paese è sempre stata una sua caratteristica assai importante nel corso di tutta la sua millenaria storia. Quando è stata coinvolta in guerre europee o mondiali, lo è stato solo in quanto ha temuto, assai fondatamente, che i suoi interessi nazionali ne venissero pregiudicati. E’ il caso delle guerre napoleoniche oppure i due conflitti mondiali. La sua potente flotta navale ha cercato e trovato nuove terre in mondi lontani, da sottomettere e sfruttare a proprio vantaggio, traendone profitti immensi, non solo depredando le risorse alimentari e la forza lavoro di moltitudini di indigeni schiavizzati, ma imponendo anche al resto del mondo civilizzato, le proprie leggi internazionali con cui stabiliva ciò che fosse lecito o illecito, consentito o no fare, nell’ambito delle rotte di navigazione oceaniche e nei rapporti con le sue colonie.

Insomma, un immenso impero che ancora oggi persiste nell’organizzazione internazionale delle ex colonie britanniche che prende il nome di Commonwealth. Questo per dire di quanto questo paese si sia sempre disinteressato dell’Europa ed abbia spaziato con la fantasia ed i sogni dei suoi grandi esploratori e navigatori, fino agli estremi limiti del mondo, allora conosciuto ed anche oltre, nell’ignoto, ancora da scoprire. In un’Europa immersa, perennemente, in immani conflitti militari, non c’è mai stato posto per la pace, la concordia e la fratellanza. La memoria collettiva dei popoli in questo travagliato continente, è fatta di orrendi crimini e soprusi, difficilmente superabili da un astratto trattato di cooperazione economica o monetaria nel cui entroterra cavalcano, liberamente, tutti i più ignobili sentimenti egoistici di istituti internazionali finanziari mossi solo dal rigido rispetto delle norme di galateo vigenti alla corte del dio denaro. Oltre quel ristretto e arido orizzonte tracciato dalla volontà non negoziabile dei grandi capitalisti, questo progetto di unificazione europea non è mai andato. Semplicemente, in quanto non era nella sua natura. Un albero non può dare frutti diversi dai suoi.

Nata come rimedio alle guerre che hanno sempre insanguinato queste sperdute lande dell’orrore, all’indomani della fine dell’ultimo conflitto mondiale, l’idea di un’Europa Unita, dopo settant’anni, non si è mai realizzata. E’ rimasta ancora e sempre, quello che è stata fin dall’origine: libero mercato di scambio di merci, servizi e persone, a tutto ed esclusivo vantaggio di banche e imprenditori. Ben coscienti del fatto che il benessere dei popoli e l’interesse delle Nazioni non vi era proprio per nulla implicato. Pur consapevoli della verità per cui gli Stati non hanno solo fini economici, ma in primo luogo politici e sociali e solo poi economici. E’ perfettamente, inutile, andare a speculare su questo principio fondamentale. Prima si costruisce uno Stato e poi si pensa a disciplinare l’organizzazione sociale ideale e solo in seguito allo sviluppo economico. E’ vero che prima delle federazioni statali esistono le confederazioni. Mentre le prime sono saldate da vincoli politici, le seconde solo da quelli economici.

Troppe volte, nelle lezioni all’università o nei libri di testo, ci hanno voluto far intendere che per l’Europa si fosse aperta una terza via, di mezzo tra le prime due. Di questo si parlava già alcuni decenni or sono. Senza rendersi conto, di quanto fossero ridicoli, perché tra le due forme di organizzazione, una nazionale l’altra internazionale, non esiste alcuna via di mezzo, in quanto non può esistere essendo tra loro incompatibili, essendo appunto una di natura statale, l’altra interstatale, cioè internazionale. La prima ha solo carattere politico, l’altra economico. Ma questa realtà per cui, dopo settant’anni, ancora l’Europa non sia arrivata a realizzare questo progetto di unificazione politica, è una prova indiscutibile del fatto che essa fosse rivolta a soddisfare interessi di entità non politiche e sociali ma solo economiche e finanziarie che niente hanno a che vedere con lo Stato. Il primo nodo su cui si gioca la credibilità dell’Unione sta proprio nel fatto, ormai incontestabile, che le economie degli Stati poveri, prevalentemente, del bacino del mediterraneo, sono andate in bancarotta, specie dopo l’introduzione dell’euro, mentre quelle nordiche hanno sperimentato uno sviluppo incessante. Le leggi europee sono sempre state favorevoli alle grandi banche, che non è una novità essere quasi tutte di nazionalità nordica.

Per decisione dei vertici europei venne abolito il diritto agli interessi legali (si chiamano legali proprio perchè dovuti per legge) sulle somme depositate in banca, spettante al risparmiatore in base al principio, consacrato nel codice civile, per cui il danaro frutta interessi legali. Prima dell’introduzione dell’euro come moneta europea, ogni titolare di conto corrente bancario, aveva diritto a questi interessi sulle somme depositate. Poi questi vennero, progressivamente, scemando, fino a scomparire del tutto, ridotti a zero, per volontà della tecnocrazia europea. Grande regalo alle banche, che queste fecero a se stesse, in quanto l’Europa a questo serviva; esse potevano usare i soldi dei risparmiatori gratis, senza pagare neppure una lira. Un vero furto legalizzato! Nonostante ciò esse continuano a conclamare stato perenne di crisi e reclamano sostegno economico allo Stato, lo chiamano "salvataggio delle banche". Oggi è prevalsa l’opinione per cui senza le banche non possa esistere neppure uno Stato. Insomma lo Stato sarebbero le banche, non il popolo per il quale, la sovranità riconosciuta in costituzione sarebbe solo pura retorica.

Il primo punto su cui si gioca la credibilità dell’Europa è proprio questo, la sua origine, mai smentita. L’Europa sono i banchieri non i popoli. Infatti, tra gli organi di governo europei, il Consiglio dell’unione europea ed il commissario dell’Unione europea, nessuno è eletto dal popolo. Sono composti da rappresentanti dei singoli Stati. Quindi non sono organi di uno Stato sovrano e l’Europa non è uno Stato federale, bensì una confederazione di Stati. Gli organi legislativi europei possono deliberare solo all’unanimità, non a maggioranza. Ma per lo più, si tratta di legislazione studiata e varata da organismi tecnici, per questo si parla di tecnocrazia,  al cui vertice stanno rappresentanti degli istituti finanziari più importanti e dei grandi imprenditori. Insomma L’Europa è guidata dalle lobby finanziarie internazionali, europee e statunitensi, talmente potenti da avere imposto governi e governanti, come si trattasse di Stati coloniali, ai popoli del bacino del Mediterraneo come Grecia ed Italia. Un vero e proprio colpo di stato. Da Monti a Renzi, l’Italia non conosce più un capo di Stato nominato dal popolo.

L’antieuropeismo dei popoli europei è andato crescendo con la presa di coscienza di questa realtà di fatto. Dall’Europa si può uscire tramite referendum, in quanto non trattasi di uno Stato federale, ma solo di una confederazione di Stati. Famosa la sentenza della Corte internazionale di giustizia sul caso Kosovo. In cui venne ammessa la secessione dalla Serbia, tramite referendum. Gravissima violazione del diritto internazionale, in quanto, come disse Putin, è stato come sturare un vaso di Pandora. Infatti viviamo in un secolo di gravissimo vulnus al diritto internazionale. I germi dei conflitti mondiali si generano proprio in questo modo. Il lievito del male! Se gli inglesi hanno deciso di voler lasciare la comunità è proprio perché non la considerano più conforme ai propri interessi. Ed è un loro diritto, in quanto non esiste uni Stato federale europeo. Ma, per essere coerente, la Corte di giustizia europea lo dovrebbe consentire anche in questo caso e sarebbe un disastro! Questa decisione è un diritto di tutti i popoli del continente che volessero abbandonare l'unione, in effetti confederazione, europea. Della bontà di questa soluzione, cioè l'Unione europea,  fornita ai problemi dell’Europa e degli europei si cerca di dare una prova tramite la considerazione per cui, finalmente, si è tenuto lontano da essa l’abominio delle guerre per molti decenni. Ma quella furia bellica tenuta lontana dai confini europei è stata comunque scaricata su altre aree geografiche, neppure tanto lontane, perennemente, insanguinate dai conflitti scatenati, in ogni angolo del mondo, dalla Nato. E’ accaduto che dopo le devastazioni ed i saccheggi provocati contro i popoli del medio oriente alleati dell’Unione Sovietica prima e della Russia poi, costati milioni di morti e la quasi totale distruzione dei centri abitati, vedi Afghanistan, Iraq, Siria, Libia ecc., infinite moltitudini di profughi fuggiaschi dagli stermini di queste guerre, si siano riversati, per mare o per terra verso i confini dell’Europa, sia occidentale che orientale.

Che le conseguenze di queste catastrofi dovessero rovesciarsi, come un boomerang, contro gli stessi Stati che le avevano provocate, era cosa, assolutamente, inevitabile. Le orde migratorie di questi diseredati, spinti dagli orrori di guerre inumane, privi di qualunque forma di assistenza e aiuto internazionale, pressati e inseguiti come bestie da macello, dovevano per forza di cose, ammassarsi alle frontiere degli stati confinanti, oppure tentare la traversata per mare dalle coste orientali del Mare Mediterraneo. Nel primo caso l’istinto di accoglienza, che avrebbe dovuto caratterizzare le osannate democrazie occidentali, si rivelò una sonora bufala. Nel secondo caso ci pensò l’implacabile e spietata ferocia dei marosi a ripulire l’Europa dal fastidio di trovarsi in casa propria, un ospite tanto indesiderato. Popoli interi travolti dalle onde di un mare impassibile e spietato. Gli orrori del XXI° secolo, riservati alle menti del tutto civilizzate del mondo occidentale. Un fastidio non meritato, anche quello?

Ma quando il fenomeno si ingrossa e diviene evidente in tutta la sua minacciosa portata, si comincia anche a capire che gli dei fatui, evanescenti, spirituali e celesti di questo Olympo tanto lontano e misterioso, insensibile alle miserie della povera gente, cominciano a tremare, come presi da una frenesia irrefrenabile ed incontenibile. Non sanno più neppure loro come interpretare questa gravissima situazione di crisi internazionale e vengono presi e dominati solo dalla voglia di eliminare subito questo fastidioso problema, aggredendolo direttamente alla sua origine, come farebbe chiunque si trovi una mosca a ronzargli attorno alle orecchia.

Qualcuno tra loro suggerisce, “affondiamo subito tutte le carrette del mare“, altri costruiscono muri altissimi lungo i confini dove si trovano ammassati i fuggiaschi e stendono centinaia e migliaia di chilometri di filo spinato. Rispuntano i primi campi di concentramento e lager che si credeva fossero stati, per sempre, consegnati alla memoria degli orrori della seconda guerra mondiale. Ma la coscienza collettiva di natura occidentale non ha tempo di occuparsi di queste sottigliezze. La Merkel, dapprima invita gli altri partner all’accoglienza, ma poi, sotto l’onda d’urto delle proteste popolari e delle opposizioni, che resuscitano l’antico spirito xenofobo tedesco, cede alle pressioni e vola ad Istanbul, in Turchia dove incontra il presidente Erdogan, impegnato fin nelle midolla delle ossa, nel duro conflitto contro la Siria, a fianco di Arabia Saudita e Stati Uniti, oltrechè le stesse potenze europee. Dietro promesse su future porte aperte dell’Europa alla Turchia ed una marea di soldi, costui si assume l’onere di fare il lavoro sporco, cioè respingere la marea montante delle migrazioni da stress bellico e costringerle a ributtarsi nelle acque profonde del Mare Mediterraneo, dove non lasceranno tracce. Come conseguenza inevitabile, si assiste da subito, ad una ecatombe di queste popolazioni vittime di disastri del mare. Migliaia di morti, pressoché quotidianamente. Tanto che ormai non fanno neppure più notizia. Lo stomaco delicato degli europei ed europee, assurti al rango di aristocrazie di antico lignaggio, pare si sia abituato e non soffra neppure più, avendo, tranquillamente, digerito e assimilato questo terribile genocidio.

A detta di molti, il primo dei grandi ostacoli frapposti sul cammino europeo della Gran Bretagna, pare sia stato proprio questo della questione migratoria. La Gran Bretagna, così come anche l’Austria, pare abbiano detto basta con questa farsa del trattato di Schengen. Non ne possono proprio più. Al diavolo tutti i principi di pacifica convivenza e circolazione in Europa. Meglio ciascuno per la propria strada. Ma che il settantennio di pace in Europa non fosse qualcosa di reale e frutto del cambiamento di mentalità della moltitudine variegata di popolazioni abituate, per lunghi secoli a farsi la guerra, era del tutto prevedibile. Nella misura in cui, le guerre di sterminio internazionale, non lasciano a lungo chi le pratica, senza una reazione uguale e contraria. L’Europa è già in guerra e non solo in medio oriente. La frontiera della Russia è già un ferro rovente. Nel Donbass ci sono stati decine di migliaia di morti, un numero imprecisato di feriti, milioni di profughi verso la Russia. Si tratta di un conflitto solo, provvisoriamente, congelato dalla tregua vacillante, siglata a Minsk. Ma la tempesta già si riavvicina, annunciata dal fragore assordante dei tuoni e dei fulmini, senza neppure l’ombra di arcobaleni all’orizzonte.

All’indomani dell’esito referendario in Gran Bretagna, l’Europa dei burocrati si è scossa, bontà sua, dal torpore greve in cui è vissuta da sempre. Assediata dai tamburi di guerra dei movimenti antieuropeisti di quasi tutti i paesi membri. Il chiaro indizio che questa Europa non è dei popoli ma delle banche, che il cittadino europeo non la sente come sua ma estranea. Da subito si comincia a percepire il vero senso della strategia escogitata per ostacolare il cammino di uscita della Gran Bretagna dall‘Unione europea. Si parla già di un processo che durerà anni, le cui procedure pare non finiranno mai, sia per il loro numero che per le difficoltà interne sollevate. Anche se alla Gran Bretagna è stata data questa possibilità di esprimersi tramite referendum, ma alla Grecia ciò non è stato neppure consentito. Forse perché nel primo caso, si trattava di una nazione forte, potente e temuta, nel secondo, al confronto, di un semplice moscerino. Credo che seguiranno a ruota altre defezioni di Stati nordici. Come preannunciato, finirà che in Europa, rimarranno solo la Germania e gli Stati del bacino del mediterraneo, a simboleggiare la vera natura colonizzatrice del progetto europeista. Comunque, anche per la Gran Bretagna, nonostante il referendum, potrebbe essere non facile lasciare l’Europa. La Scozia e l’Irlanda del Nord dichiarano, chiaro e tondo, di voler rimanere nella comunità europea e di non voler seguire la madrepatria in questo destino. Si tratta di due paesi scossi, da sempre, da forti impulsi secessionisti, per cui non sarebbe difficile immaginare che anche loro decidessero di ricorrere ad un referendum popolare per decretare la loro legittima volontà di uscire dalla Gran Bretagna ed unirsi all’Europa. Un motivo sufficiente a giustificare da parte loro, una rivolta contro Londra. Intanto, il premier Cameron si è già dimesso e, presumibilmente, al suo posto verrà nominato un nuovo premier esponente Brexit, forse l‘ex sindaco di Londra Boris Johnson. Con il quale, L’Europa, avrà molto arduo compito il dialogare. Addirittura, notizia recente, parrebbe che già sia stato avviato il tentativo di procedere ad un nuovo referendum, con la raccolta di almeno un milione di firme. Una storia infinita, tanto per stigmatizzare l’incapacità di un’intera classe politica internazionale, di ammettere il suo fallimento. Per causa loro la guerra tornerà, ancora una volta, in Europa e sarà una tragedia senza senso! Giustificata solo dalla volontà imperterrita di costoro, di volersi tenere stretta la poltrona su cui campano nonostante la loro inettitudine e incompetenza!

La questione del sistema Aegis alla frontiera russa e l’equilibrio strategico tra le superpotenze atomiche. La guerra fredda e la rincorsa al riarmo.
post pubblicato in diario, il 20 giugno 2016


Di Andrea Atzori

Altra questione ancora aperta sul tavolo del conflitto, per ora solo diplomatico, che oppone Russia ed USA, è quella dell’installazione del sistema Aegis Ashore in una località della Romania, chiamata Deveselu, mentre un’altra è già in costruzione in Polonia. Sono questi, i famosi missili antimissile, diretti a parare un eventuale attacco atomico da parte della Russia, il c.d. ombrello o scudo atomico. A parte la scontata considerazione per cui il dispiegamento di queste installazioni sulle immediate vicinanze del territorio russo, comporta, necessariamente, una rottura dell’equilibrio strategico tra le superpotenze, su cui è basato il principio della deterrenza nucleare, cioè quella sana paura che dovrebbe indurre ciascun avversario a temere e rispettare l’altro, ben sapendo che non esistono change ad un vicendevole annientamento; vi è quella ancor più grave che consiste nel fatto scontato che i missili ivi installati, possono essere armati anche con testate atomiche e funzionare, pertanto, a fini non solo strategici ma anche tattici.
Data la vicinanza ai confini della Russia, si può solo immaginare quale sia il grado di minaccia da essi rappresentato e costituito. La Russia la considera una provocazione tale per cui esige un’immediata e proporzionale risposta. La prima di queste risposte non si è fatta attendere. Il rifiuto al rinnovo del trattato Start, c.d. New Start, che aspirava, nelle speranze statunitensi, alla riduzione ancora più forte delle testate atomiche ancora giacenti negli arsenali mondiali. Anche se Obama si è precipitato in Giappone, prima visita di un presidente USA dallo scoppio delle due bombe atomiche sulle due città giapponesi, Hiroshima e Nagasaki, proprio in occasione di quella ricorrenza, non per chiedere scusa, ma per perorare la causa di un’eliminazione totale degli arsenali nucleari mondiali, ben cosciente però, del fatto che il suo ombrello atomico, dislocato in ogni angolo del pianeta, gli conferisce un vantaggio decisivo in fatto di sicurezza, nei confronti degli avversari, che tale garanzia non hanno. La corsa al riarmo, in pieno clima da guerra fredda, non si è fatta attendere. Il temporeggiare di Putin, potrebbe trovare una spiegazione proprio in questa esigenza di prepararsi alla guerra ormai imminente, attraverso la spinta impressa ad una folle corsa al riarmo. Come assistiamo anche da parte di tutte le altre nazioni del mondo.
La sopportazione e la pazienza quasi biblica, degna di un Tobia, della Russia a questo riguardo può essere interpretata solo in due modi. Primo, Putin prende tempo, temporeggia, in quanto potrebbe avere in cantiere qualche arma segreta che potrebbe pareggiare il conto con gli americani, in quanto a rischio catastrofe nucleare. Sappiamo già dei nuovi missili ormai testati positivamente, che viaggiano con rotta di navigazione imprevedibile, ad alta o bassa quota, ad una velocità che può raggiungere i Mach 10, cioè dieci volte superiore il muro del suono; in quanto seguirebbero le scie delle correnti atmosferiche, per cui sarebbero non intercettabili, quindi fuori dalla sfera d‘azione del sistema Aegis. Sono i c.d. missili ipersonici. Sappiamo anche delle prove di aggancio dei satelliti americani, eseguite nello spazio, da parte dei più moderni missili russi e cinesi. In caso di conflitto atomico, i satelliti spaziali americani verrebbero messi subito fuori uso, spazzati via, accecando tutta la strumentazione elettronica occidentale, compreso lo scudo atomico.
La prossima guerra sarà stellare, cioè spaziale. Alla faccia di chi insiste nel sostenere che la prossima guerra sarà ancora una volta solo europea, senza interessare il territorio americano, in quanto sarebbe troppo lontano per essere colpito! Di questo si dimostra sicura l’80% dell’opinione pubblica americana. Segno inconfondibile del fatto che l’essere umano, ad onta di ciò che viene propagandato dalla teoria del creazionismo, è ben lungi dall’essere anche minimamente, razionale. Sappiamo dei missili, siluri sottomarini con testate atomiche, in grado di far saltare in aria tutti i territori costieri americani, oltre a diffondere la radioattività anche nell’entroterra. Inoltre sono quasi pronti per essere operativi i nuovi missili antiaereo ed antimissile S 500, capaci di blindare il territorio russo contro l’attacco nucleare Nato. Insomma, anche la Russia a breve, avrà il suo scudo atomico, pronto, operativo ed in piena efficienza. Anche se non lo propaganda, per cui rimane un mistero per la quasi totalità dell’opinione pubblica mondiale.
E’ in procinto di essere consegnato all’esercito anche il nuovo caccia Pack Fa, di quinta generazione, dalle prestazioni fantascientifiche. Può vedere il volto di un uomo, identificandolo, a 500 KM di distanza e colpirlo, esattamente, in faccia con il suo missile, anche se questi, nel frattempo si fosse spostato, perché lo segue dovunque vada. Il tipo di sanzione che la Russia ha escogitato in risposta a quelle occidentali! I politici euro-americani, sono avvisati! Sono anche in cantiere i nuovissimi sottomarini a propulsione nucleare della classe Borei, in grado di essere armato con i nuovi missili intercontinentali Bulava, la cui velocità di immissione nello spazio, dove diviene non intercettabile, è stata aumentata in seguito alla riduzione del tempo intercorrente tra la propulsione innescata al momento del lancio e la piena assunzione della velocità di crociera. Dopo tale momento il missile non può essere raggiunto da alcuna forza oggi esistente sul pianeta. Infatti, il momento del lancio è quello critico in cui il missile può perdere la partita con quello antimissile americano. Il suo destino si decide in questa frazione di secondo. Con il missile Bulava, tale problema pare essere stato risolto. Per cui sarebbe da considerare irraggiungibile da altri missili lanciati contro di esso.
Da considerare inoltre il fatto che, mentre il Bulava vola in linea retta verticale, il missile antimissile americano, per raggiungerlo ed eliminarlo, dovrebbe percorrere più spazio, impiegando quindi, più tempo. La sua traiettoria assumerebbe, infatti, una linea retta obliqua, quindi più lunga di quella tracciata dal missile russo. A questo punto, il segreto di tutta la questione consisterebbe nello stabilire se il missile americano sia tanto più veloce di quello russo, da poterlo raggiungere, intercettare ed eliminare, nonostante debba percorrere uno spazio superiore, per arrivare al suo eventuale punto d’impatto. Più spazio deve percorrere, per raggiungere il missile russo, di più velocità, nei confronti di esso ha bisogno, per poterlo intercettare. Però tutti sappiamo che questa della superiore velocità è solo una pia illusione americana. Infatti, i motori russi sono tanto più potenti di quelli americani, che costoro sono costretti, nonostante le sanzioni, a comprarli ancora dalla Russia.
Ora, il problema è stabilire se Putin sarebbe disposto a continuare a vendere tali motori agli americani, anche in caso di conflitto militare tra le due superpotenze. Perché questa sarebbe la prova che costui sta tradendo la sua Nazione. In ogni caso, teniamo anche conto del fatto che un missile russo è sempre armato a testate multiple. Lo chiamano ICBM oppure anche  MIRV, in quanto ognuna di queste testate atomiche, può raggiungere un obiettivo diverso in modo autonomo. Ciò che gli strateghi russi rinfacciano agli americani è proprio questo; come possono essere intercettate quindici, venti testate atomiche indipendenti, dirette su obiettivi anche opposti tra loro? Proprio ciò che Putin non cessava di ripetere a Bush junior. Lo scudo atomico non può nulla contro i missili a testata multipla, in particolare dopo che questi siano usciti dall’atmosfera. Ed è anche la stessa critica che questo sistema Aegis, costato migliaia di miliardi di dollari ai contribuenti statunitensi, subisce da parte degli stessi ricercatori americani; i quali sostengono che queste spese folli per conseguire l’intento di proteggere il territorio USA dalla rappresaglia russa, in caso di primo attacco atomico posto in essere dagli Stati Uniti, non sarebbe altro che uno sperpero di risorse finanziarie pubbliche, a tutto ed esclusivo vantaggio delle industrie di armi e a discapito dei contribuenti! In quanto questo sistema sarebbe inefficace per lo scopo per cui è stato costruito. Le spese dei finanziamenti del governo statunitense, destinati alla difesa, hanno raggiunto, ormai, cifre da capogiro.
La verità è che per raggiungere un minimo di efficacia, lo scudo deve avvicinarsi troppo al punto in cui il missile russo verrebbe lanciato. Questo è il motivo per cui le installazioni di questi aggeggi, pardon, Aegis, devono per forza di cose essere avvicinate il più possibile alla frontiera russa. Da quel momento, il fragile equilibrio strategico tra le due superpotenze, verrebbe infranto. Ed infatti, di questo si lamentano i leader russi. Da oggi, cioè da quando il sistema antimissile è operativo in Romania, essendo già stato inaugurato in pompa magna dagli americani, il mondo è più insicuro. Essendo stato superato a favore di uno dei due contendenti, quel livello di parità tra di loro, in fatto di deterrenza nucleare. La Russia, infatti, si sente, a partire da quel momento, meno sicura. E, presumibilmente, non starà a guardare dalla finestra, come ad ammirare un meraviglioso tramonto!
E’ vero che sono già state prese delle contromisure. Ad esempio, pur essendo già tutte le postazioni missilistiche russe trasportabili e spostabili tramite mobilità su gomme, è notizia recente che sarebbe stata riattivata una vecchia strategia sovietica, di usare i vagoni ferroviari per spostare in continuazione i siti degli arsenali nucleari lungo tutto l’immenso territorio della Russia; in modo che non possano essere individuati né i vagoni su cui le attrezzature vengono caricate e neppure i siti di destinazione. Dovrebbero distruggere tutta la viabilità ferroviaria del colosso russo, che è vastissima. In questo modo, la sicurezza della nazione ne verrebbe, ancora una volta, salvaguardata.
La seconda interpretazione a cui si presterebbe la strategia temporeggiatrice di Putin in occasione della sempre più alacre attività di accerchiamento posta in atto dalla Nato contro la Russia, sarebbe quella per cui questo “Laissez-faire“, sarebbe un sintomo di quello che i consulenti psichiatri americani incaricati dalla Casa Bianca, di stilare un profilo psicologico del presidente russo, hanno definito carattere insicuro, instabile ed indeciso; il peggio che ci si possa augurare da una personalità su cui ricadono responsabilità tanto pesanti. Una situazione del genere non lascerebbe adito a dubbi sul destino che attende la Russia.
Probabilmente, nel futuro di questa nazione sarebbe da preventivare il primo attacco atomico da parte della Nato che in quanto ad uso di armi da sterminio di massa, ha dimostrato di avere un grosso fegato! Al quale non seguirebbe alcuna rappresaglia. Uno scenario da follia pura! La realtà però è un poco più complessa. In effetti, il presidente russo, come esponente della sua comunità nazionale, ne riflette anche tutte le caratteristiche e peculiarità, nel bene e nel male. Ciò su cui giocano gli statunitensi sono vari fattori che se sommati danno un alto esito di riuscita.
L’enorme ambizione del personaggio in questione, che da troppo tempo sogna, vanamente, di raggiungere il suo obiettivo personale di fregiarsi del premio Nobel per la pace, come fu per Michail Gorbaciov; premiato per avere dissolto nel nulla l’impero sovietico ed avere consegnato l’Europa slava alla Nato. Molto probabilmente, ci potrebbero essere intese in tal senso, facilitate dall’amicizia personale che lega Putin a papa Francesco.
Tale riconoscimento verrebbe condizionato come fu per Gorbaciov, alla consegna su piatto d’oro, dopo l’Oriente slavo, anche della Russia alla Nato. Per cui tutta l’Eurasia si ritroverebbe, dall’oggi al domani, sottomessa all’occidente, senza bisogno di sparare neppure un colpo. O meglio, un colpo sì ma da maestro! Il tracollo della Cina ne discenderebbe di conseguenza, come una scoperta scientifica, da un postulato matematico! Putin venderebbe la sua patria per soddisfare il suo orgoglio personale. Un premio Nobel vale più dei trenta denari di evangelica memoria! Siccome si tratterebbe di una tecnica già sperimentata vittoriosamente, e, pertanto, positivamente testata, non sarebbe un crimine prestare un poco di attenzione al riguardo, seppure con le dovute cautele del caso.
A pensar male, dice il vecchio proverbio, si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca! Inoltre si vedrebbe spianare le porte del paradiso, dall’autorità di Santa romana chiesa. Il massimo di garanzia per un carattere insicuro! Da Demonio si trasformerebbe in Angelo! La Russia non sarebbe più additata come il regno di Sauron. Non più demonizzata come ribelle al giogo divino, ma schiavizzata sotto l‘egida del potere imperiale statunitense! Crollata dal rango di superpotenza mondiale a quella di squallida provincia di un immenso impero globale. Le ricchezze sterminate garantite ai traditori, non sarebbero di sicuro un motivo ostativo, anzi, particolarmente allettante!
Insomma, la guerra tra superpotenze non ci sarà, neppure nel caso, ormai già conclamato, di perdita della parità strategica tra di esse. Se questo, come parrebbe, ma non inevitabilmente, dovesse accadere, l’inchino del Cremlino, tra i più temuti poteri al mondo, alla città del Vaticano, il più piccolo Stato planetario, sarebbe una caricatura degna di un grande barzellettiere e fumettista come Vauro!

Anaconda 2016, le esercitazioni NATO alla frontiera della Russia che le giudica una provocazione.
post pubblicato in diario, il 13 giugno 2016

Anaconda 2016stato maggiore russo


Di Andrea Atzori


Sono in corso di svolgimento nelle Repubbliche Baltiche, le esercitazioni militari di un esercito straniero, più imponenti e mastodontiche mai svolte a ridosso della frontiera russa, si parla di circa una cinquantina di KM, dalla fine della seconda guerra mondiale; quando l’esercito del Terzo Reich, varcò e violò, effettivamente, il suolo sovrano della Russia e non certo per esercitarsi accademicamente! Tutti sappiamo come si concluse questa avventura per i tedeschi. Ma è proprio in occasione della ricorrenza di questo macabro evento, cioè l'operazione Barbarossa con cui Hitler diede inizio all'invasione della Russia, che truppe tedesche si ritrovano ancora una volta a calcare le suole dei loro stivali su questo terreno! Esse tornano di nuovo dinnanzi ai confini russi, per la prima volta da quando ne vennero respinti dalla resistenza indomita dell'Armata Rossa.
Quasi un fatto simbolico, emblematico, che reparti di quell'esercito, vengano schierati, nuovamente, per una seconda volta, proprio mentre ricorre, storicamente, la memoria di quel tragico evento. Dal 10 giugno le forze alleate della Nato di cui fanno parte 24 paesi, con l'impiego di decine di migliaia di militari in prevalenza USA, si parla di 34.000 uomini, e di mezzi, 3000 carri armati e centinaia di aerei ed elicotteri, oltre ad una flotta di 12 navi da guerra impegnata nel Mar Baltico, mettono in scena l'horror Hollywoodiano: la simulazione di una guerra totale e senza esclusione di colpi, contro la Russia di Vladimir Putin. L’hanno chiamata Anaconda 2016 e sarebbe l’esercitazione più imponente della storia della Nato dai tempi della guerra fredda, preceduta ed uguagliata solo dall’impressionante Trident Junture, svoltasi nel 2015 nel Mediterraneo dalla base Nato di Lago Patria in comune di Giugliano in Campania.
Per nascondere i loro veri piani, ai russi ed all'opinione pubblica mondiale, si fa intendere, tramite la propaganda dei mass media occidentali al servizio dei regimi, che tutto questo frastuono assordante verrebbe inscenato per spaventare la Russia e con ciò tranquillizzare gli Stati Baltici e la Polonia che non desistono dal chiedere e pretendere garanzie, come membri Nato, in base all'art. 5 del trattato di alleanza del nord Atlantico, di essere protetti in caso di attacco, a parer loro assai probabile ed imminente, da parte dell'esercito russo. Tutto ciò, alla vigilia del vertice Nato di Varsavia che si terrà il 10 Luglio, con in calendario, la decisione di stanziare nei paesi baltici, una base militare con quattro battaglioni, composti si dice, da almeno 4000 uomini e una grande quantità di mezzi bellici che continuano già ad affluire sia dagli Stati Uniti che da ogni membro Nato dell'Unione europea. Altre basi sono in costruzione nel fronte sud dello schieramento Nato, in Romania dove, come progettato dagli Usa, verrà dispiegato un blocco militare lungo le sponde del Mar Nero. La creazione, da Nord a Sud delle frontiere russe,  di un c.d. Cordone Sanitario con cui isolare la Russia e blindare l'occidente. Un termine questo, tratto dalla storia europea successiva alla rivoluzione bolscevica e che assicurò all'Europa la straziante esperienza storica, dei due conflitti mondiali. Una forza di reazione rapida che dovrebbe comprendere in tutto un esercito di quasi 40.000 uomini. La Russia comincia a sentire il fiato sul collo e preannuncia risposte adeguate alla minaccia di cui viene resa oggetto. Per ironia della sorte, sarà proprio la presenza di queste fortificazioni nei territori confinanti con la Nazione russa, a rendere assai più probabile, minacciosa e pericolosa la reazione dell'esercito russo. Se prima non si aveva alcuna percezione reale di questo rischio, adesso, al contrario, la situazione andrà sempre più arroventandosi, fino a diventare incandescente. Insomma, questi della minaccia russa, sono espedienti, appositamente,  studiati, per illudere la massa di ignoranti che ancora regna sovrana nel panorama delle comunità nazionali dell'Europa che si autostima tanto evoluta e civilizzata. Chi, infatti, se non una persona senza alcuna cultura storica, crederebbe a tali sciocchezze?
Infatti, la Russia, fin dagli anni ottanta, si è disfatta del suo impero slavo, legittimamente, conquistato con la forza delle armi, durante la seconda guerra mondiale. Ha acconsentito alla riunificazione delle due Germanie, ben sapendo che sarebbe giunto questo momento fatidico, in cui il suo vecchio avversario e nemico, tornato forte e potente, si sarebbe ripresentato alle sue frontiere, per chiedere e pretendere la rivincita alla guerra, precedentemente, persa. Dalla fine della c.d. guerra fredda, il cui prezzo è stato quello di una ignominiosa ritirata, la Russia non è più uscita dal suo territorio sovrano. Almeno fino a quando, la rivoluzione del Maidan a Kiev, non ha catapultato la potenza militare USA, direttamente, sotto le mura della roccaforte moscovita. Ovviamente, a queste condizioni, non potevano non saltare tutti gli impegni presi in sede di negoziati stipulati tra le diplomazie dei due blocchi contrapposti, per il disgelo tra le due superpotenze.
La verità è che da quel momento, l’America è entrata in delirio di onnipotenza. Ha creduto, presuntuosamente, di essere divenuta, all’improvviso, in grado di espandere il suo impero in ogni angolo del pianeta e di non conoscere alcuna specie di rivale in grado di contrastarla. Già pervasa dalla convinzione di avere trovato il sistema per neutralizzare la forza devastante dell’arsenale atomico di cui la Russia è sempre stata in possesso, fin dagli anni cinquanta. Ma queste considerazioni, sono di un’ingenuità che lascia disarmati e perplessi. Infatti, prima della caduta del muro di Berlino, questo c.d. scudo atomico ancora non esisteva. Una guerra tra superpotenze, pertanto, era scontato non potesse accadere. Perché avrebbe avuto un esito già scritto in partenza. Cioè l’annientamento di entrambi i contendenti. Non ci sarebbero stati nè vincitori nè vinti.
Allora, come prendere sul serio la teoria per cui gli Stati Uniti avrebbero vinto la guerra fredda in virtù della loro superiorità bellica nei confronti della Russia, testimoniata dal fatto ultra-scontato che questa ha ceduto il suo impero nelle mani degli americani? Per amore di verità, la Russia non ha mai donato niente alle potenze occidentali. Ha solo deciso, liberamente, di riconoscere il potere di autodeterminazione ai popoli slavi. Chi avesse conosciuto la storia dell’ultimo conflitto mondiale studiandola sui libri, senza averla vissuta, si sarà reso conto di non averla capito a fondo fino a quando, ai giorni nostri, ha avuto la possibilità di riviverne gli effetti con il ripetersi degli stessi eventi. Questa è anche la prova, evidentissima, che leggendo i libri o assistendo alle lezioni di un docente, non si acquisisce una perfetta consapevolezza del mondo passato, quale ci viene tramandato da chi racconta la storia, con la parola o lo scritto.
A rivivere il ripetersi della stessa storia oggi, tramite quello srotolare all’indietro di una pellicola già incisa, anche chi non era ancora nato prima dell’ultimo conflitto mondiale, si rende conto di come siano, realmente, accaduti quegli eventi e di come quella realtà sia non tanto diversa, ma di sicuro più complessa di come potevamo solo sognarcela. La guerra lampo di Hitler nel mondo slavo, non fu vera guerra. In tre giorni il dittatore tedesco si impossessò di tutta l’Europa orientale. Oggi si capisce meglio il motivo di questa impresa tanto incredibile. In effetti, non ci fu alcuna guerra. L’odio odierno, manifestato da queste popolazioni, contro la Russia ed il loro totale trasporto sentimentale nei confronti dell’occidente, ci spiega la semplicità e la facilità dell’occupazione da parte di Hitler, di questo immenso territorio, che neppure in viaggio di piacere si potrebbe attraversare in così poco tempo! Ecco il ripetersi degli eventi, studiato alla luce degli avvenimenti di cui siamo testimoni, contemporanei allo svolgersi delle vicende.
L’Europa continentale si è rivelata compatta contro lo Stato e la Nazione russa. A combattere la guerra contro Stalin, nome che pronunciarlo oggi desta più terrore che non quello del dittatore tedesco, anche questo è assai significativo, non furono solo gli alleati uniti e vincolati dal c.d. ”Asse di Berlino” , cioè Italia e Germania, ma tutta l’Europa occidentale e orientale. Infatti, anche l’invasione dei Paesi Bassi e della Francia si rivelò di una facilità estrema per la Germania. Documenti di recente conoscenza, ci confermano che pure i regnanti inglesi, compresa l’odierna regina Elisabetta, subirono il grande fascino del nazismo. Almeno all’inizio di questa terribile storia. Per questi motivi l’avanzata del Terzo Reich in Europa fu un' amena passeggiata,  ebbe la strada spianata fino alla frontiera della sua vittima predestinata, la Russia di Stalin.
Oggi, le “esercitazioni Nato“, nome in codice “Anaconda 2016”, sono un dejà vu. Come lo è stata la rivoluzione del Maidan. L’accusa rivolta alla Russia di avere infranto la legge internazionale con l’occupazione morbida della Crimea, è solo la dimostrazione evidentissima, dell’importanza tattica che questa penisola riveste dal punto di vista strettamente militare. A parte le considerazioni sull’autodeterminazione dei popoli, interpretata solo a senso unico, per cui i referendum hanno valore diverso a seconda se questi abbiano esito favorevole o meno ai disegni americani, resta la constatazione deludente, di quanto sia ipocrita e maligna la propaganda di guerra filo-occidentale. Sulla Crimea si giocherebbero mai i destini del mondo, dal momento in cui gli USA hanno avuto dagli altri membri del Consiglio di Sicurezza ONU, il potere di fare tutti i loro porci comodi in ogni angolo del pianeta, senza che neppure una flebile protesta venisse sollevata a questo proposito? La Crimea è importante, certo, ma solo per motivi militari, assolutamente, lampanti ed ovvi.
Quali intenzioni sottendano tali irremovibili determinazioni, anche a costo di un conflitto atomico dall’esito scontato, è ben facile intuirlo. Allora sono anche assai comprensibili le proteste dei leader russi in occasione dello sfoggio di tanta potenza di fuoco da parte degli alleati, proprio sotto le mura della loro fortezza. In verità, costoro non stanno giocando alla guerra, ma la stanno facendo veramente!


La questione del sistema Aegis alla frontiera russa e l’equilibrio strategico tra le superpotenze atomiche. La guerra fredda e la rincorsa al riarmo.



Di Andrea Atzori

Altra questione ancora aperta sul tavolo del conflitto, per ora solo diplomatico, che oppone Russia ed USA, è quella dell’installazione del sistema Aegis Ashore in una località della Romania, chiamata Deveselu, mentre un’altra è già in costruzione in Polonia. Sono questi, i famosi missili antimissile, diretti a parare un eventuale attacco atomico da parte della Russia, il c.d. ombrello o scudo atomico. A parte la scontata considerazione per cui il dispiegamento di queste installazioni sulle immediate vicinanze del territorio russo, comporta, necessariamente, una rottura dell’equilibrio strategico tra le superpotenze, su cui è basato il principio della deterrenza nucleare, cioè quella sana paura che dovrebbe indurre ciascun avversario a temere e rispettare l’altro, ben sapendo che non esistono change ad un vicendevole annientamento; vi è quella ancor più grave che consiste nel fatto scontato che i missili ivi installati, possono essere armati anche con testate atomiche e funzionare, pertanto, a fini non solo strategici ma anche tattici.
Data la vicinanza ai confini della Russia, si può solo immaginare quale sia il grado di minaccia da essi rappresentato e costituito. La Russia la considera una provocazione tale per cui esige un’immediata e proporzionale risposta. La prima di queste risposte non si è fatta attendere. Il rifiuto al rinnovo del trattato Start, c.d. New Start, che aspirava, nelle speranze statunitensi, alla riduzione ancora più forte delle testate atomiche ancora giacenti negli arsenali mondiali. Anche se Obama si è precipitato in Giappone, prima visita di un presidente USA dallo scoppio delle due bombe atomiche sulle due città giapponesi, Hiroshima e Nagasaki, proprio in occasione di quella ricorrenza, non per chiedere scusa, ma per perorare la causa di un’eliminazione totale degli arsenali nucleari mondiali, ben cosciente però, del fatto che il suo ombrello atomico, dislocato in ogni angolo del pianeta, gli conferisce un vantaggio decisivo in fatto di sicurezza, nei confronti degli avversari, che tale garanzia non hanno. La corsa al riarmo, in pieno clima da guerra fredda, non si è fatta attendere. Il temporeggiare di Putin, potrebbe trovare una spiegazione proprio in questa esigenza di prepararsi alla guerra ormai imminente, attraverso la spinta impressa ad una folle corsa al riarmo. Come assistiamo anche da parte di tutte le altre nazioni del mondo.
La sopportazione e la pazienza quasi biblica, degna di un Tobia, della Russia a questo riguardo può essere interpretata solo in due modi. Primo, Putin prende tempo, temporeggia, in quanto potrebbe avere in cantiere qualche arma segreta che potrebbe pareggiare il conto con gli americani, in quanto a rischio catastrofe nucleare. Sappiamo già dei nuovi missili ormai testati positivamente, che viaggiano con rotta di navigazione imprevedibile, ad alta o bassa quota, ad una velocità che può raggiungere i Mach 10, cioè dieci volte superiore il muro del suono; in quanto seguirebbero le scie delle correnti atmosferiche, per cui sarebbero non intercettabili, quindi fuori dalla sfera d‘azione del sistema Aegis. Sappiamo anche delle prove di aggancio dei satelliti americani, eseguite nello spazio, da parte dei più moderni missili russi e cinesi. In caso di conflitto atomico, i satelliti spaziali americani verrebbero messi subito fuori uso, spazzati via, accecando tutta la strumentazione elettronica occidentale, compreso lo scudo atomico.
La prossima guerra sarà stellare, cioè spaziale. Alla faccia di chi insiste nel sostenere che la prossima guerra sarà ancora una volta solo europea, senza interessare il territorio americano, in quanto sarebbe troppo lontano per essere colpito! Di questo si dimostra sicura l’80% dell’opinione pubblica americana. Segno inconfondibile del fatto che l’essere umano, ad onta di ciò che viene propagandato dalla teoria del creazionismo, è ben lungi dall’essere anche minimamente, razionale. Sappiamo dei missili, siluri sottomarini con testate atomiche, in grado di far saltare in aria tutti i territori costieri americani, oltre a diffondere la radioattività anche nell’entroterra. Inoltre sono quasi pronti per essere operativi i nuovi missili antiaereo ed antimissile S 500, capaci di blindare il territorio russo contro l’attacco nucleare Nato. Insomma, anche la Russia a breve, avrà il suo scudo atomico, pronto, operativo ed in piena efficienza. Anche se non lo propaganda, per cui rimane un mistero per la quasi totalità dell’opinione pubblica mondiale.
E’ in procinto di essere consegnato all’esercito anche il nuovo caccia Pack Fa, di quinta generazione, dalle prestazioni fantascientifiche. Può vedere il volto di un uomo, identificandolo, a 500 KM di distanza e colpirlo, esattamente, in faccia con il suo missile, anche se questi, nel frattempo si fosse spostato, perché lo segue dovunque vada. Il tipo di sanzione che la Russia ha escogitato in risposta a quelle occidentali! I politici euro-americani, sono avvisati! Sono anche in cantiere i nuovissimi sottomarini a propulsione nucleare della classe Borei, in grado di essere armato con i nuovi missili intercontinentali Bulava, la cui velocità di immissione nello spazio, dove diviene non intercettabile, è stata aumentata in seguito alla riduzione del tempo intercorrente tra la propulsione innescata al momento del lancio e la piena assunzione della velocità di crociera. Dopo tale momento il missile non può essere raggiunto da alcuna forza oggi esistente sul pianeta. Infatti, il momento del lancio è quello critico in cui il missile può perdere la partita con quello antimissile americano. Il suo destino si decide in questa frazione di secondo. Con il missile Bulava, tale problema pare essere stato risolto. Per cui sarebbe da considerare irraggiungibile da altri missili lanciati contro di esso.
Da considerare inoltre il fatto che, mentre il Bulava vola in linea retta verticale, il missile antimissile americano, per raggiungerlo ed eliminarlo, dovrebbe percorrere più spazio, impiegando quindi, più tempo. La sua traiettoria assumerebbe, infatti, una linea retta obliqua, quindi più lunga di quella tracciata dal missile russo. A questo punto, il segreto di tutta la questione consisterebbe nello stabilire se il missile americano sia tanto più veloce di quello russo, da poterlo raggiungere, intercettare ed eliminare, nonostante debba percorrere uno spazio superiore, per arrivare al suo eventuale punto d’impatto. Più spazio deve percorrere, per raggiungere il missile russo, di più velocità, nei confronti di esso ha bisogno, per poterlo intercettare. Però tutti sappiamo che questa della superiore velocità è solo una pia illusione americana. Infatti, i motori russi sono tanto più potenti di quelli americani, che costoro sono costretti, nonostante le sanzioni, a comprarli ancora dalla Russia.
Ora, il problema è stabilire se Putin sarebbe disposto a continuare a vendere tali motori agli americani, anche in caso di conflitto militare tra le due superpotenze. Perché questa sarebbe la prova che costui sta tradendo la sua Nazione. In ogni caso, teniamo anche conto del fatto che un missile russo è sempre armato a testate multiple. Lo chiamano ICBM oppure anche  MIRV, in quanto ognuna di queste testate atomiche, può raggiungere un obiettivo diverso in modo autonomo. Ciò che gli strateghi russi rinfacciano agli americani è proprio questo; come possono essere intercettate quindici, venti testate atomiche indipendenti, dirette su obiettivi anche opposti tra loro? Proprio ciò che Putin non cessava di ripetere a Bush junior. Lo scudo atomico non può nulla contro i missili a testata multipla, in particolare dopo che questi siano usciti dall’atmosfera. Ed è anche la stessa critica che questo sistema Aegis, costato migliaia di miliardi di dollari ai contribuenti statunitensi, subisce da parte degli stessi ricercatori americani; i quali sostengono che queste spese folli per conseguire l’intento di proteggere il territorio USA dalla rappresaglia russa, in caso di primo attacco atomico posto in essere dagli Stati Uniti, non sarebbe altro che uno sperpero di risorse finanziarie pubbliche, a tutto ed esclusivo vantaggio delle industrie di armi e a discapito dei contribuenti! In quanto questo sistema sarebbe inefficace per lo scopo per cui è stato costruito. Le spese dei finanziamenti del governo statunitense, destinati alla difesa, hanno raggiunto, ormai, cifre da capogiro.
La verità è che per raggiungere un minimo di efficacia, lo scudo deve avvicinarsi troppo al punto in cui il missile russo verrebbe lanciato. Questo è il motivo per cui le installazioni di questi aggeggi, pardon, Aegis, devono per forza di cose essere avvicinate il più possibile alla frontiera russa. Da quel momento, il fragile equilibrio strategico tra le due superpotenze, verrebbe infranto. Ed infatti, di questo si lamentano i leader russi. Da oggi, cioè da quando il sistema antimissile è operativo in Romania, essendo già stato inaugurato in pompa magna dagli americani, il mondo è più insicuro. Essendo stato superato a favore di uno dei due contendenti, quel livello di parità tra di loro, in fatto di deterrenza nucleare. La Russia, infatti, si sente, a partire da quel momento, meno sicura. E, presumibilmente, non starà a guardare dalla finestra, come ad ammirare un meraviglioso tramonto!
E’ vero che sono già state prese delle contromisure. Ad esempio, pur essendo già tutte le postazioni missilistiche russe trasportabili e spostabili tramite mobilità su gomme, è notizia recente che sarebbe stata riattivata una vecchia strategia sovietica, di usare i vagoni ferroviari per spostare in continuazione i siti degli arsenali nucleari lungo tutto l’immenso territorio della Russia; in modo che non possano essere individuati né i vagoni su cui le attrezzature vengono caricate e neppure i siti di destinazione. Dovrebbero distruggere tutta la viabilità ferroviaria del colosso russo, che è vastissima. In questo modo, la sicurezza della nazione ne verrebbe, ancora una volta, salvaguardata.
La seconda interpretazione a cui si presterebbe la strategia temporeggiatrice di Putin in occasione della sempre più alacre attività di accerchiamento posta in atto dalla Nato contro la Russia, sarebbe quella per cui questo “Laissez-faire“, sarebbe un sintomo di quello che i consulenti psichiatri americani incaricati dalla Casa Bianca di stilare un profilo psicologico del presidente russo, hanno definito carattere insicuro, instabile ed indeciso; il peggio che ci si possa augurare da una personalità su cui ricadono responsabilità tanto pesanti. Una situazione del genere non lascerebbe adito a dubbi sul destino che attende la Russia.
Probabilmente, nel futuro di questa nazione sarebbe da preventivare il primo attacco atomico da parte della Nato che in quanto ad uso di armi da sterminio di massa, ha dimostrato di avere un grosso fegato! Al quale non seguirebbe alcuna rappresaglia. Uno scenario da follia pura! La realtà però è un poco più complessa. In effetti, il presidente russo, come esponente della sua comunità nazionale, ne riflette anche tutte le caratteristiche e peculiarità, nel bene e nel male. Ciò su cui giocano gli statunitensi sono vari fattori che se sommati danno un alto esito di riuscita.
L’enorme ambizione del personaggio in questione, che da troppo tempo sogna, vanamente, di raggiungere il suo obiettivo personale di fregiarsi del premio Nobel per la pace, come fu per Michail Gorbaciov; premiato per avere dissolto nel nulla l’impero sovietico ed avere consegnato l’Europa slava alla Nato. Molto probabilmente, ci potrebbero essere intese in tal senso, facilitate dall’amicizia personale che lega Putin a papa Francesco.
Tale riconoscimento verrebbe condizionato come fu per Gorbaciov, alla consegna su piatto d’oro, dopo l’Oriente slavo, anche della Russia alla Nato. Per cui tutta l’Eurasia si ritroverebbe, dall’oggi al domani, sottomessa all’occidente, senza bisogno di sparare neppure un colpo. O meglio, un colpo sì ma da maestro! Il tracollo della Cina ne discenderebbe di conseguenza, come una scoperta scientifica, da un postulato matematico! Putin venderebbe la sua patria per soddisfare il suo orgoglio personale. Un premio Nobel vale più dei trenta denari di evangelica memoria! Siccome si tratterebbe di una tecnica già sperimentata vittoriosamente, e, pertanto, positivamente testata, non sarebbe un crimine prestare un poco di attenzione al riguardo, seppure con le dovute cautele del caso.
A pensar male, dice il vecchio proverbio, si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca! Inoltre si vedrebbe spianare le porte del paradiso, dall’autorità di Santa romana chiesa. Il massimo di garanzia per un carattere insicuro! Da Demonio si trasformerebbe in Angelo! La Russia non sarebbe più additata come il regno di Sauron. Non più demonizzata come ribelle al giogo divino, ma schiavizzata sotto l‘egida del potere imperiale statunitense! Crollata dal rango di superpotenza mondiale a quella di squallida provincia di un immenso impero globale. Le ricchezze sterminate garantite ai traditori, non sarebbero di sicuro un motivo ostativo, anzi, particolarmente allettante!
Insomma, la guerra tra superpotenze non ci sarà, neppure nel caso, ormai già conclamato, di perdita della parità strategica tra di esse. Se questo, come parrebbe, ma non inevitabilmente, dovesse accadere, l’inchino del Cremlino, tra i più temuti poteri al mondo, alla città del Vaticano, il più piccolo Stato planetario, sarebbe una caricatura degna di un grande barzellettiere e fumettista come Vauro!


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Il mediterraneo non più culla, ma tomba dell'umanità. Le stragi dei migranti sono crimini di guerra!
post pubblicato in diario, il 28 maggio 2016

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di Andrea Atzori

Non passa giorno che i giornali e le TV non ci diano notizie terribili sul naufragio delle carrette del mare con cui i migranti (profughi di guerra) vengono trasportati sulla costa italiana. Sono centinaia ed anche migliaia i morti che il mare Mediterraneo inghiotte, quotidianamente. Certo, molte specie di squali di questi abissi marini staranno festeggiando e banchettando con questi cadaveri. Ma anche sulla terraferma, non mancano gli squali umani che brindano su queste tragedie.

Non so di preciso, ma dubito che nei campi di concentramento nazisti, durante l'ultima guerra mondiale, sterminassero tanti esseri umani. Eppure queste morti di musulmani avvengono in nome dei c.d. diritti umani propagandati dalle organizzazioni mondiali come l'ONU, costituita dopo la fine del secondo conflitto mondiale, con lo scopo precipuo di evitare che esperienze come quelle vissute allora si ripetessero. Se i diritti umani venissero valutati in base al colore della pelle o alla religione di appartenenza, che genere di diritti sarebbero? La prova che l'occidente ha perso un'altra volta l'orientamento della sua bussola!

Questo sterminio di massa non ha niente a che vedere con i principi delle libertà democratiche, anche in quanto la presunta tirannia contro la quale hanno voluto marciare militarmente i paesi Nato, non si era resa responsabile di alcun crimine contro l'umanità. Certo più illuminata, liberale e tollerante di quella che contro la Siria è scesa in guerra, proprio a fianco della Nato, cioè l'Arabia Saudita, dove i dissidenti politici vengono messi a morte e quotidianamente, vengono eseguite decine di condanne alla pena capitale per motivi politici; ma compresa la Turchia di Erdogan, che in quanto a libertà e democrazia sta fornendo un esempio ben poco condivisibile e compatibile con il concetto, diffuso nel mondo, di democrazia occidentale.

La guerra combattuta in Siria, anche se adesso vige una ben fragile tregua, non è una qualunque guerra, come quelle finora conosciute e vissute dall'umanità. Essa somiglia più ad un'apocalisse nucleare che ad una guerra convenzionale. Di sicuro, l'arma nucleare in questo conflitto è già stata usata, ma i mass media occidentali hanno spento i loro dispositivi fotografici su di essa.

In occidente tendono a minimizzare, ma solo in quanto i popoli come ogni essere umano, non si preoccupano di fatti o eventi che non li riguardano, direttamente. Almeno fino a quando non ne vengano coinvolti, personalmente. Oggi l'attenzione è forse un poco più forte, ma solo in quanto, proprio l'emergenza migranti ha cominciato a sollevare l'allarme. Gli europei hanno paura di venire disturbati dalla presenza sempre più massiccia di queste masse di popoli stranieri in fuga dalla guerra. Stanno cominciando a capire che qualcosa di brutto sta accadendo anche ai confini dell'Europa e ciò li preoccupa.

Per questo la Merkel ha stretto un patto con Erdogan, il presidente turco, che somiglia tanto a quello con il diavolo. Infatti costui sta sempre più alzando la posta in gioco e finirà con il mettere in seria difficoltà i governanti europei. Mai è stato tanto chiaro di trovarsi di fronte ad un caso lampante di pulizia etnica, senza che nessuno se ne sia neppure accorto. La verità è che tutti si sono bendati gli occhi, facendo finta di non vedere.

L'Europa e gli USA hanno deciso di porre freno all'aumento della popolazione mondiale, colpendo con guerre devastanti, i territori del medio oriente e del nord Africa. Un disegno camuffato come "Primavere arabe" cioè esportazione e trapianto delle democrazie occidentali in popoli di ben altra cultura. Milioni di diseredati, fuggiaschi dalle guerre catastrofiche innescate dalla propaganda politica occidentale e dai finanziamenti e forniture di armi ai movimenti guerriglieri sauditi attirati dai ricchi giacimenti di petrolio, si sono riversati alle frontiere Turche, nonchè tentato il sempre più pericoloso viaggio per mare attraverso il Mediterraneo.

Oggi, che le frontiere turche sono state chiuse per accordo tra Erdogan e Merkel, queste maree umane vengono spinte a riversarsi verso il mare, da cui tentano la traversata. La catastrofe è, pertanto, inevitabile. Il Mediterraneo sta diventando la tomba di intere nazioni un tempo floride, le cui radici affondano nella notte dei tempi. Damasco ad esempio, è la più antica città del mondo! Per non parlare di Palmira, il sito archeologico patrimonio dell'umanità, devastato a più riprese dai guerriglieri sauditi e filo turchi, che oggi minacciano persino le piramidi d'Egitto! Ci vuole fegato a concepire una mostruosità del genere. Non so se una contabilità dei morti a qualcuno sia venuto in mente di tenerla. Ma alla fine verrà fuori tutta la verità e le cifre saranno implacabili!

Il Mediterraneo è stato uno strumento assai cinico di attuare un piano di pulizia etnica, il più terribile e spaventoso che la storia umana abbia mai concepito e registrato. I morti in mare non lasciano tracce e rende il dolore dei popoli più sopportabile. Solo così, questi orrendi genocidi, non sono violazioni dei diritti umani e non sono crimini contro l'umanità. Ma il bello deve ancora arrivare. Infatti anche l'Asia, il continente più popoloso, subirà la stessa sorte.

La guerra contro Corea del nord e Cina si approssima. Con essa taglierà i nastri di partenza anche lo scontro atomico tra India e Cina, già messe una contro l'altra dagli USA. I due paesi si autodistruggeranno a vicenda. Ci saranno milioni di morti e i sopravvissuti tenteranno di salvarsi attraversando le frontiere di altri paesi da cui verranno respinti e, probabilmente, schiacciati e sterminati.

La considerazione che il potenziale atomico cinese e coreano è ancora non molto consistente e contro il quale lo scudo atomico USA mantiene un alto coefficiente di efficienza, indurrà gli ideatori di questo piano diabolico, ad accelerare sulla sua immediata esecuzione.

L'aumento della popolazione mondiale associata ad una crisi economica endemica dei paesi occidentali e del loro sistema capitalista ed alla sempre più evidente constatazione che le risorse energetiche mondiali stanno scarseggiando ad un ritmo vertiginoso, sono stati le molle che hanno indotto i capi di governo di Europa e USA a escogitare questo piano, assolutamente, orripilante.

Con la Russia, l'unico Stato da cui potrebbero subire dei danni gravi in caso di conflitto, useranno il solito sistema del bastone e della carota. Finchè non immediatamente coinvolti, considerata anche la minima propensione dei governi asiatici a coalizzarsi tra loro, rimanendo esposti al metodo sperimentato del "Divide et Impera", i russi non interverranno. Oppure lo faranno ma solo a scopo dissuasivo. Conoscendo bene la riluttanza dei russi a coinvolgersi a fondo nei conflitti all'estero, verranno, come al solito, snobbati.



Gli ex comunisti, come gli indiani, in occasione della battaglia per il referendum sulle riforme costituzionali, riesumano i vecchi spiriti della resistenza.
post pubblicato in diario, il 26 maggio 2016

 


cattocomunismoGramsciI democristiani

 

Di Andrea Atzori

Lo scontro tra i due big del governo nazionale, Renzi e Boschi, contro Bersani e le vecchie memorie del comunismo rinnegato, è ormai, tristemente, all'ordine del giorno. Vogliono far credere di non essere tutti occupanti della stessa barca. Ma io ci starei attento. Hanno tutti le mani in pasta. Bersani ad esempio, pur criticando voterà a favore delle riforme. Perchè, se non fosse convinto, voterebbe sì?
Berlinguer, per quale motivo ha aderito al compromesso storico? Non ha forse sistemato tutta la sua degna prole dentro al sistema c.d. democratico? Cosa differisce in questo da Napolitano? Perchè oggi dovrebbero sconfessare questo sistema da loro stessi concepito e costruito? Sappiamo tutti che si sono arricchiti smisuratamente, che per conseguire il loro intento non hanno avuto alcuna remora a introdurre la corruzione più sfrenata dentro le maglie del potere, spalancando le porte, addirittura, alla malavita organizzata, sedendosi a fianco di mafiosi o camorristi.
La corruzione è la madre di tutte le dittature. Lo dicevano già Platone e Aristole, nonchè Socrate. Da rossi che erano, sono diventati bianchi, poi neri. Diventerebbero pure arancioni, verdi o gialli. Come i Camaleonti cambiano colore a seconda dell'oggetto che toccano. In questo caso, l'oggetto sono i soldi ed il loro profumo. Ricordo Napolitano, la battaglia contro Berlusconi, salvo poi allearsi alla stessa forza politica dopo essere salito al potere il PD, con la scusa di avversare l'ascesa dei 5 stelle, tutti figli di ex missini, d'altra parte. Niente di nuovo. Oggi il PD governa con Alfano e Verdini, dietro placito di Berlusconi.
La battaglia politica contro Grillo, le defezioni dei 5 stelle nello schieramento di maggioranza e le onoranze funebri, degne di un capo di Stato, riservate a Casaleggio. L'astio apparente dei clericali contro Pannella, quando era in vita, per le sue lotte a favore del cambiamento dei costumi, (divorzio, aborto, liberalizzazione delle droghe, riforma delle carceri); la Nazione si è fermata, tutti i poteri istituzionali, hanno esaltato e osannato i suoi grandi meriti alla notizia della sua morte. Sono tutti membri della stessa organizzazione. Apparentemente si combattono, poi dietro le quinte amoreggiano. Alla faccia del popolo insipiente ed ignorante.
Le riforme passeranno. Infatti non esiste alcuna opposizione seria al fronte del sì. Certo, si risveglia l'ANPI. Ma detto con sincerità, chi è l'ANPI? Non sono forse gli stessi partigiani democristiani e comunisti che hanno contribuito alla vittoria dell'esercito anglosassone? Dovendo criminalizzare le forze politiche al potere, sul banco degli imputati chi ci dovrebbe stare? La verità è che dopo le convergenze tra sinistra e destra, iniziata con il compromesso storico, la pastetta è già stata confezionata e bella che servita! E nulla e niente cambierà. Si tratta del solito gioco delle parti.
Troppo orribile è il risultato di quest'ordine, modello politico, economico e sociale istituito, che fa schifo a loro stessi. Hanno truccato tutti i concorsi pubblici pur di piazzare i loro favoriti ed acquisire sempre più potere dentro alle istituzioni. Infischiandosi del principio costituzionale introdotto dall'art 3 della costituzione, quello di uguaglianza di tutti i cittadini dinnanzi alla legge. Il catto-comunismo questo implicava. La raccomandazione elevata a principio istituzionale. Il diritto di tramandarsi il potere. Il ritorno al sistema del " Lo Stato sono io". Il motto di Luigi XIV, il re Sole. E' tutto dire! In cosa differirebbero con ciò dai più strenui fascisti?
Questo "premier" Renzi, propagandato dalle sinistre come il loro esponente di spicco, in condizioni, per le sue capacità, di rottamare la classe politica e riformare dalle fondamenta lo Stato, per realizzare un percorso di evoluzione democratica, ora, in occasione del referendum indetto per saggiare il grado di condivisone del popolo sulle riforme introdotte, viene contestato? Alla fine del lungo percorso amoroso a braccetto del clericofascismo, si sono accorti di avere davanti lo stesso identico mostro che avevano combattuto. Cioè il nazionalpopulismo di estrema destra. Ma ormai è troppo tardi. L'incubo si avvera ed in esso si specchia l'intero popolo.
Quando però ci si deve assumere le responsabilità non c'è chi le ammetta. Non fanno altro che rosicarsi dalle contrizioni. E nell'ora del pianto, grideranno al tradimento. Come il coccodrillo piangeranno per avere divorato il loro stesso figlio. Immemori della verità. Certe colpe si pagano, sempre

Nota bene

Prima di tangentopoli, parlare di riforme istituzionali era, dall'apparato politico al potere, considerato un tabù. Solo dopo lo scoppio della bolla corruttiva, in costanza di una crisi economica esasperante, il cui rapporto di causa ed effetto con la corruzione politica ed amministrativa imperversante, era assai difficilmente contestabile, si scoprì la classe dirigente italiana essere pervasa da un'alacre vena riformistica. La riforma come rimedio per tutti i mali di cui soffriva la repubblica. Possibile che nessuno si sia mai reso conto dell'esistenza di una tale stranissima coincidenza? Imputare a pretesi fattori di malfunzionamento del sistema giuridico ed amministrativo, quella gravissima crisi economica, politica e sociale da cui era afflitto il paese. Non quindi la corruzione della classe dirigente, ma quell'assetto istituzionale che fino ad allora era considerato intoccabile, fino a paragonare le riforme invocate dalle correnti di pensiero innovatrici, ad un colpo di Stato, era la causa del malessere economico e sociale di cui paese soffriva. Dopo tangentopoli, proprio i più feroci contestatori dell'appeal riformistico, si riscoprirono, di punto in bianco, i più motivati sostenitori di questo processo riformatore. Finirono gli attacchi ai politici corrotti,  individuati come responsabili della situazione di sfascio economico in cui languivano società ed istituzioni, e l'attenzione dell'opinione pubblica si spostò dai fatti sempre più gravi della corruzione politica, all'eterno conversare su riforme liberiste e costituzionali, dentro ai Talk Show politici organizzati da mamma RAI; nel bel mezzo di cui, si insinuò a gamba tesa, l'intera squadra armata delle manovre internazionali dei centri di potere finanziari europei e mondiali, in particolare statunitensi, che come lupi fiutarono l'aria propizia per intervenire nelle questioni interne di uno Stato sovrano, limitandone, gravemente, l'esplicazione integrale delle funzioni istituzionali e dei processi costituzionali. L'agenda delle riforme è stata, passo passo, decisa e imposta da capi di Stato stranieri, come la Merkel od Obama. I vertici stessi dell'UE, che non può essere considerata uno Stato federale ma una confederazione di Stati, una differenza fondamentale, per stabilire il lecito e l'illecito di queste intromissioni che toccano il cuore delle prerogative della sovranità nazionale, hanno sempre tratto uno stimolo a interferire ed intromettersi nelle decisioni di carattere riformatore del nostro governo, sul presupposto del disastro economico in cui sprofonda l'Italia, provocato direttamente dalla corruzione senza argini con cui il potere è sempre stato gestito a fini di interesse e di lucro personale di tutti gli attori anche mediocri, che calcano la scena tragica in cui questo dramma viene recitato. Insomma, prima è stato costruito il presupposto, con la corruzione ed il disastro economico e poi si è proceduto a limitare le funzioni sovrane, tramite riforme istituzionali mirate a questo scopo. La classe politica di maggioranza, ormai quasi senza una vera opposizione credibile, ha potuto acchiappare due piccioni con una sola fava. Con la corruzione non solo si è arricchita, ma ha anche reso incontrollabile e assoluto il suo potere, fino a scivolare dentro ai parametri dell'autoritarismo ormai conclamato. Pertanto, non solo il debito pubblico italiano sul presupposto del quale le riforme sono state avviate, ancora tende a crescere non a diminuire; ma, addirittura, il fenomeno corruttivo non ha mai risentito rallentamento o frenate, ma piuttosto accelerazioni. Fino a far esclamare il presidente dell'ANM Piercamillo Davigo, che ben lungi dall'essere stata debellata la peste della corruzione politica, i politici hanno persino smesso di vergognarsene! 
I motivi per cui non credo che la Russia si sia ritirata dalla Siria per la crisi economica.
post pubblicato in diario, il 19 maggio 2016

Putin ritiro dalla siriaRussia USAPutin siria




Di Andrea Atzori


Francamente, ci credo poco a queste ragioni economiche che avrebbero indotto la Russia ad uscire dal teatro di guerra in Siria. Anche perchè, la Russia non ha debito pubblico, come invece, gli americani, il cui debito è un abisso senza fondo e, ciònonostante, continuano ad ingaggiare guerre e militarizzare ogni angolo del pianeta, da decenni, anzi da sempre. Il più grande rischio per la pace nel mondo è proprio il vertiginoso debito pubblico americano.

Pensiamo anche solo alle flotte navali impegnate nel confronto quotidiano con la marina cinese nel mar cinese meridionale, oppure quelle dispiegate nel Mar Nero, in quello Baltico, nel Mediterraneo. Le infinite basi militari nell'Europa occidentale ed orientale, in Medio ed Estremo Oriente, con cui ha circondato le frontiere russe europee ed asiatiche, nell'Oceano Pacifico ecc. I costi di una struttura militare così elefantiaca ed imponente sono esorbitanti.

Sappiamo che un impero più si estende, più diviene vulnerabile. La storia dell'impero romano, al proposito, è esemplificativa. Se le truppe stanno all'estero, non possono anche difendere il territorio nazionale con la stessa efficacia. La Russia non ha basi militari all'estero, non ha guerre in corso, tranne questa recente in Siria. Non ha armato eserciti di alleati per renderli in grado di conseguire gli scopi più suoi che loro. Come hanno sempre fatto gli americani.

Per questi motivi non credo a questa versione dei fatti. Anche perchè le sanzioni economiche americane non hanno alcuna valenza militare. Le vere sanzioni tra superpotenze, sono quelle che infliggerebbe una guerra totale tra di esse. Cioè la distruzione di infrastrutture, di impianti industriali, di intere metropoli. La decimazione della popolazione, in particolare quella femminile ed infantile. Questi sono i veri danni che gli occidentali rischiano di subire in caso di guerra tra superpotenze, anche solo convenzionale.

Altri tipi di sanzioni non hanno alcun valore. Boicottare merci e servizi non serve a nulla. Serve solo a perdere clienti, che troveranno sempre altri posti, altre Nazioni in cui comprare o vendere le merci di loro interesse. A volte pure guadagnandoci, anzichè perdere. Se il prezzo del petrolio o del gas scende, il problema è mondiale, non solo russo. Ma se la Russia è un grande produttore di questi beni, diremmo che sarà anche quello che può sempre sopperire alla perdita di introito dovuta al calo del prezzo, aumentando la produzione, in modo da fare concorrenza al mercato internazionale.

Di queste verità si accorgeranno gli americani e gli europei, quando, a lungo andare, si renderanno conto che la diminuzione costante della concorrenza, dovuta al fatto che non riuscirà a sostenere le perdite troppo forti sui guadagni, creerà sacche di monopolio nel settore, tali per cui, il prezzo, alla fine, volente o nolente, dovrà risalire per forza, in modo assolutamente, incontrollato ed incontrollabile!

Ad esempio, lo shale gas americano, il c.d. gas da argille, ha già accusato una forte perdita concorrenziale sul mercato, a causa proprio del fatto che il prezzo è sceso, la sua produzione è assai limitata, in quanto costa troppo e la sua qualità è infima, per cui si considera che, proprio la sua minima redditività, ne causerà a breve scadenza anche l'abbandono. Il mercato del gas russo e quello americano, non può essere paragonato, data la superiorità incalcolabile di quello russo. Tra non molto questa differenza abissale tra i due si farà sentire.

Senza contare che ancora aspettano di essere sfruttati i giacimenti del polo nord di cui la Russia rivendica la sovranità e sui quali sta già costruendo delle basi militari fantascientifiche a difesa. Chi scommette sul crollo economico della Russia a breve scadenza sta solo illudendo la sua opinione pubblica. La Russia non può crollare come l'URSS. Infatti, la rinuncia allo scontro militare con la Nato, negli anni ottanta, non avvenne per motivi economici. Sappiamo al contrario, che proprio questi , storicamente, portano le nazioni alle guerre. Ma solo per non accettare, rifiutare, una guerra atomica che presupponeva la fine del mondo.

La Russia , pertanto è arretrata fino alle sue frontiere. Ma la concomitante, avanzata territoriale dell'impero USA sui territori dell'Europa orientale ex sovietici, sempre in atto fino ormai a far accampare le sue truppe lungo il confine territoriale russo, non vuol certo dire che il supergigante asiatico sia disposto, oltre a perdere il suo impero slavo, anche ad aprire agli euro-americani, le porte di casa sua! Chi scommettesse su questo, commetterebbe un gravissimo errore. Infatti neppure Putin, potrebbe, pure volendo, rendersi responsabile di un atto, talmente, vile ed  insano. Verrebbe subito scalzato dal primo nazionalista di turno che lo aspetta al varco. Egli non può vendere la nazione. In occidente, in tanti sperano su questo. Ma è una convinzione frutto di ignoranza e che costerà all'occidente conseguenze catastrofiche. Inoltre, la fermezza di Putin nel difendere la sua Nazione ed il suo popolo, non può essere messa in dubbio. Non esistono elementi per pensarlo, mentre sono tanti quelli per negarlo.

La mia impressione personale è quella per cui la diplomazia Russa stia formando, con costanza e cautela, un mosaico di tanti eventi nelle aree di crisi internazionale, che mirano a dimostrare in modo incontrovertibile, che la Russia non è dalla parte del torto, cioè non contro il diritto internazionale, ma assolutamente, rispettosa dei principi e dei valori su cui si basano le funzioni e gli scopi perseguiti dagli istituti creati nel dopoguerra per garantire la pace nel mondo.

Si è ritirata dalla Siria, per mandare un messaggio all'opinione pubblica mondiale, che le sue intenzioni di salvaguardare la pace nel mondo, già vulnerata da una miriade di focolai di guerra in cui essa, pure chiamata in causa non c'entra proprio nulla, sono serie. Per dimostrare al mondo, che se la guerra dovesse scoppiare, se la Russia dovesse entrare in guerra contro la Nato, è perchè vi è stata costretta. Fa di tutto per non dare adito a dubbi su questa realtà di fatto. Anche se sa bene che, comunque, il nemico già colto in flagrante malafede, non desisterà dai suoi piani e che prima o poi, tutto sarà peggio e daccapo.

Se l'esercito russo non fosse intervenuto in Siria, anche questo ennesimo genocidio di popoli arabi, su cui l'occidente non spreca neppure una lacrima, in quanto non li considera neppure umani, solo perchè non cristiani, si sarebbe consumato nel silenzio, sarebbe, anzi continuato, come tutti gli altri iniziati e mai conclusi dalla Nato, fino alle sue estreme conseguenze, cioè uno sterminio che grida vendetta e che non passerà senza lasciare gravissime conseguenze, per tutti.

Ad esso ne seguiranno altri, come quello che ancora aspetta tutta l'area geostrategica del Libano e dell'Iran, altre nazioni gravitanti dentro all'orbita planetaria della Russia. Gli eventi internazionali ai quali stiamo assistendo, hanno un'enorme, fondamentale, valenza storica.

La Storia è memoria dei fatti sui quali si è svolto il cammino dell'uomo su questo pianeta. Questo presuppone anche che un futuro per l'esistenza umana continui ad essere non solo prevedibile ma anche possibile. Se questo non dovesse accadere, anche la storia non avrebbe più alcuna funzione. Perderebbe la sua ragion d'essere. Essa, infatti, si fonda sulla speranza, che il futuro sia migliore del passato. Che l'esperienza anche traumatica in cui il genere umano ha dovuto misurare le sue voglie ed i suoi desideri, serva da lezione per comprendere e discernere il bene dal male, ed evitare gli errori del passato.

Lavrov, la Russia non ha alleati. la Siria non è un alleato della Russia. La Russia sostiene Assad contro il terrorismo.
post pubblicato in diario, il 5 maggio 2016


Di Andrea Atzori







Il ministro degli esteri Lavrov, secondo Sputnik, organo di stampa della Russia che pubblica in quasi tutte le lingue del mondo ed è distribuita capillarmente, in ogni angolo del pianeta, avrebbe dichiarato, ufficialmente, che la Siria non sarebbe un alleato della Russia, in quanto non avrebbe sottoscritto alcun trattato di alleanza con Mosca, come invece è quello che lega la Turchia alla Nato, Organizzazione del trattato nord atlantico.

Un'organizzazione militare del genere non è mai esistita tra i paesi che, fin dall'era sovietica, hanno sempre orbitato, come satelliti, attorno alla Russia, attratti dalla sua forza di gravità, come pianeti intorno al loro sole. Ma se il c.d. imperialismo sovietico non esiste ormai più, in particolare dopo il crollo dell'Unione sovietica e la caduta della cortina di ferro, con conseguente ritiro della stessa da tutto il mondo slavo, in cui si è insinuata, come a ricoprire un vuoto di potere, la Nato, non senza avere prima combattuto e vinto una guerra, quella nei Balcani; ciò non vuol dire che i fragili equilibri geo-strategici tra le superpotenze, non si fondino più su zone di influenza reciproca che segnano i confini oltre i quali si vanno a calpestare gli interessi non solo economici ma prettamente politici, alla difesa dei quali, ciascuna di esse si erge a baluardo, con l'uso o la minaccia della sua potenza militare.

In fondo, la Russia ha già combattuto una guerra, quella in Afghanistan, perduta ingloriosamente, per difendere questi interessi e proprio da allora è cominciato il tramonto della sua stella destinata a spegnersi nel firmamento dell'universo socialista. Non si dimentichi, però, che fin dall'inizio della guerra in Siria, il sostegno di Mosca a Damasco è sempre stato inconfutabile fino al punto da mettere ostacoli insormontabili anche alle deliberazioni del Consiglio di sicurezza ONU proposte da Stati Uniti e Gran Bretagna. La Casa Bianca aveva già iniziato le sue operazioni navali finalizzate ai raid aerei e missilistici sui cieli della Siria, sul presupposto del superamento, da parte di Assad, il presidente siriano, della cosiddetta linea rossa, cioè l'uso delle armi chimiche, poi rivelatosi falso, come lo fu l'accusa a Saddam di essersi dotato di un arsenale atomico che venne usata da pretesto per scatenare la prima guerra del golfo. Obama venne indotto alla trattativa, da un Putin determinato a non concedere alcun consenso esplicito od implicito alla devastazione della Siria.

I media occidentali hanno voluto rappresentare questo strenuo sostegno di Mosca al regime siriano solo come una determinazione a difendere la base navale russa del porto di Tartus. Ma non era questo il vero ed unico motivo che induceva la Russia a mettere i bastoni tra le ruote alla macchina da guerra americana. Prova ne sia il fatto che una grande quantità di armi e velivoli militari sono stati, fin dall'inizio della guerra, convogliati dai russi a favore dell'esercito lealista siriano. Assad non sarebbe mai rimasto al suo posto se Putin non lo avesse sostenuto decisamente, trovando anche in questo, un appoggio incondizionato della Cina di Xi Jimping.

Che le guerre intraprese dagli USA in medio oriente, direttamente od indirettamente, tramite alleati regionali, come Arabia Saudita, Kuwait, Emirati arabi o Turchia, siano sempre state dirette contro paesi non solo non allineati alla sua politica internazionali ma persino orbitanti come satelliti, attorno alla superpotenza russa, come attratti dalla sua forza gravitazionale, nessuno lo può contestare. Nel senso tecnico del termine, certo, non esiste un vero e proprio trattato di alleanza tra Siria e Russia. Da sottolineare il fatto che non esiste neppure alcuna organizzazione internazionale di carattere militare che leghi tra loro altre potenze asiatiche. Esiste lo SCO, il c.d. Patto di Shangai, sottoscritto il 14 giugno del 2001 tra Stati dell'Asia centrale come Russia, Cina, Kazakistan, kirghizistan, Tazikistan e Uzbekistan, ma ha sempre avuto natura di collaborazione economica e militare solo per problemi legati al terrorismo, non di vero e proprio carattere di alleanza militare. Insomma, nonostante i tempi moderni con l'evoluzione tecnologica e scientifica, che favoriscono l'unione tra popoli e la diffusione delle culture, oltre all'integrazione dei costumi e dei modelli di vita, pare che gli asiatici rimangano arroccati e chiusi in se stessi, preferendo dialogare con l'occidente piuttosto che tra loro, come implicita ammissione di una loro inferiorità razziale.
Forse, proprio perchè non ha alleati, la Russia si trova circondata da basi Nato ed isolata dal resto del mondo e chiede aiuto, inutilmente, ad altri paesi contro il rischio di un attacco militare sul suo territorio. Lavrov, con questa dichiarazione, pubblicata da Sputnik, sta rinnegando i rapporti di amicizia che hanno sempre contraddistinto le relazioni con la Russia, di quei paesi del medio oriente che, proprio per questo, hanno dovuto pagare con la guerra scatenata dagli americani e dai suoi alleati, per non aver piegato le ginocchia dinnanzi alle loro intimazioni di prendere le distanze da Mosca ed entrare sotto l'ala protettiva di Washington!

Infatti la differenza tra essere alleati della Nato ed alleati della Russia, consiste proprio nel fatto che mai e poi mai, la Russia si sarebbe permessa di fare ad un alleato della Nato, organizzazione all'interno della quale vige il patto di mutuo soccorso, per cui l'organizzazione militare interviene sempre a difesa di uno qualsiasi dei suoi membri che venisse attaccato da potenza esterna, quello che la Nato ha, invece, fatto agli altri Paesi che hanno subito l'invasione territoriale solo in quanto, non solo erano fuori dall'allenza, ma intrattenevano rapporti amichevoli proprio con la Russia.
Bisogna solo riflettere sul fatto che anche l'Italia, paese Nato, viene normalmente ripresa dalla Casa Bianca, appunto in quanto, da Bettino Craxi a Berlusconi ed oggi a Renzi, viene considerata troppo blanda, morbida e concessiva nei rapporti con Mosca. L'amicizia personale di Berlusconi con Putin e Ghedafi è servita all'Italia, a guadagnarsi un disagio assai palpabile nei rapporti con gli Stati Uniti. La Russia, invece, per intervenire militarmente, in Siria, ha atteso fino alla distruzione pressochè totale dell'intero territorio nazionale siriano. La Siria oggi, è solo un deserto di macerie. Il volto chiaro ed espressivo, dell'apocalisse! In seguito alla tregua chiesta ed ottenuta da Mosca, tutto tornerà peggio di prima.

Questo è già accaduto anche nel Donbass, dove la popolazione è, indiscutibilmente, filorussa. Per accettare la tregua, poi siglata con il patto di Minsk, è stato sufficiente che Merkel ed Hollande si siano precipitati, in seguito all'imbottigliamento di oltre 10.000 uomini dell'armata occidentale, nella sacca di Debalsteve, al Kremlino per implorare Putin di smetterla di sostenere i separatisti. Oggi, però si assiste ad un rafforzamento incessante della prima linea delle forze militari Nato, per tutto il fronte occidentale della Russia ed in particolare, all'interno dello spazio di territorio tra i due eserciti contrapposti nel Donbass, di circa 70 KM, che gli accordi di Minsk avevano imposto di mantenere libero da uomini e mezzi, al fine di costituire un cuscinetto utile a impedire che le due formazioni militari entrassero in contatto. Ogni giorno aumentano i casi di scontri tra di esse, fino a temere una ripresa in grande stile delle operazioni militari.

Per quanto concerne la tregua in Siria, a muoversi di persona, è stata, nientemeno che l'autorità religiosa che rappresenta e detiene, in occidente, tutto il potere non solo religioso ma anche temporale, cioè il papa, che ha chiamato a raccolta il patriarca ortodosso russo Kirill, imponendogli di bloccare l'esercito russo in Siria. Ciò che è subito accaduto e che sta già manifestando i segnali concreti di un risultato identico a quello del Donbass. Cioè un riarmo, in grande stile, dei terroristi, nelle cui file non esistono moderati, questo lo sanno bene i leader russi e che stanno già riprendendo alla grande, la loro offensiva. Neppure una nuova tragedia dei mari come fu quella del Kursk, potrebbe indurre Putin a dichiarare guerra agli Stati Uniti. Non vale, però, il contrario.

Infatti gli americani minacciano di abbattere un caccia russo per il solo motivo di essersi avvicinato troppo ad una loro nave da guerra, nel mare di Barents, dove, ad appena 70 KM esiste una base militare russa. Dopo le minacce iniziali, Putin in effetti non ha reagito neppure contro la Turchia che un suo jet lo ha già abbattuto e non per errore. Se fosse stato, al contrario, l'esercito russo ad abbattere un aereo turco, di certo la Nato non avrebbe lasciato correre.

Se continuerà così, la superpotenza asiatica, rischia di trovarsi isolata nel momento fatidico in cui si concretizzerà il terzo tentativo occidentale di invasione del suo territorio. Non solo, ma anche la Cina potrebbe essere destinata, con ogni probabilità, a presentarsi isolata al confronto bellico con gli Stati Uniti. Che, al contrario aumentano il numero delle nazioni già schierate nelle loro coalizione, ad esempio l'India. La Casa Bianca è maestra nel separare i popoli al fine di dominarli meglio. Il principio del "Divide et Impera" è vecchio di migliaia di anni.

I primi a coniarlo furono gli antichi romani. però gli asiatici pare non lo conoscono. O fanno finta di poterne fare a meno. Ma l'unione fa la forza, mentre la divisione la scioglie nel nulla. Anche l'arma nucleare di cui dispone la Russia, potrebbe non essere decisiva, per il semplice motivo per cui, la sua classe dirigente, dimostra già di non possedere le caratteristiche morali utili ad intraprendere un passo del genere. Come dice un detto, meglio f...... che morti! Il primo attacco atomico è stato recepito dalla dottrina militare statunitense, ma non da quella russa o cinese. Infatti gli USA sono, tutt'oggi, ancora l'unica nazione ad aver sganciato due bombe atomiche. Il Giappone ne ha fatto le spese.

La tregua in Siria serve a consentire il riarmo dei guerriglieri.
post pubblicato in diario, il 6 marzo 2016

Di Andrea Atzori

Un ricercatore americano, dichiara a Sputnik, organo informativo russo di area governativa, che la guerra in medio oriente non ha carattere internazionale ma solo locale di conflitto tra Turchia e Siria, per cui sarebbe inopportuno immaginare scenari apocalittici, di degenerazioni della stessa in scontro tra superpotenze e conseguente ricorso all'arsenale atomico.

Si può essere più superficiali di così? Hanno, letteralmente, raso al suolo un intero paese, con le sue metropoli, accartocciate come fossero di cartapesta, semplici miniature, milioni di morti per un conflitto che dura da oltre un lustro e che l'ONU si ostina a quantificare ancora in 250.000, come dal primo anno di scontro armato; causato uno tsunami geopolitico, come l'invasione di profughi in Europa, la conseguente chiusura delle frontiere, la fine del trattato di Schenghen, i giornalieri naufragi nel mediterraneo, delle carriole del mare con centinaia di morti affogati, il risveglio dello spirito razzista nei popoli del centro-europa, come ai tempi del nazismo hitleriano. La formazione di uno Stato islamico di ispirazione ottomana, efferato, integralista e terrorista che si estende in tutta l'area geo-strategica sia mediorientale che nord-africana.

Una crisi internazionale immane, che vorrebbero far passare come un insignificante scontro regionale, tra piccoli Stati come Turchia e Siria, dimenticando, addirittura l'Arabia Saudita; senza rendersi conto della totale astrusità di una tesi del genere, secondo cui la Turchia da sola avrebbe avuto la potenza militare necessaria e sufficiente per ridurre in cenere un'altra nazione come la Siria, di sicuro non meno potente e in grado a reggere un tale scontro e neppure cogliere la connessione indissolubile con un'altra crisi altrettanto paurosa, che oppone direttamente la Nato alla Russia, cioè la guerra nel Donbass, costata la vita a decine di migliaia di vittime e lo sconvolgimento di un'intera area vitale per la pace nel mondo, come il cuscinetto tra oriente ed occidente, costituito dallo Stato ucraino e saltato per gli eventi di Maidan.

La superficialità è disarmante ed allo stesso tempo impressionante. Ci si dovrebbe invece, meravigliare di come un conflitto mondiale ancora non sia esploso, tenendo conto di queste premesse! Perchè, mai nella storia umana così tanti fattori negativi si sono sommati, senza che una grande guerra sia scoppiata. Solo chi non conosce la storia europea può parlare e scrivere in questi termini, oppure persone pagate apposta o interessate, personalmente, a dire cose imprecise, dirette a mistificare la realtà. La totale disinformazione sulla realtà della gravità della crisi internazionale attuale, che regna negli Stati Uniti è qualcosa che trascende i limiti dell'umana comprensione.

Anche questo è uno degli elementi che fanno propendere per una pessimistica interpretazione della realtà di fatto nei rapporti Est Ovest. L'attacco alla Siria non è stato sferrato da Erdogan, ma da Obama ed i suoi consiglieri del Pentagono, in quanto frutto di una decisione geo-strategica diretta ad accerchiare il continente asiatico, in primo luogo Russia e Cina, ma anche India. Un disegno di lunga data che parte dalle aggressioni all'Afghanistan ed all'Irak, in cui sono state sfruttate le difficili convivenze tra sunniti e sciiti all'interno della religione islamica. "Divide et impera", fu il moto di cui il Pentagono si appropriò dopo averlo direttamente, sottratto al patrimonio storico ed ai principi che animavano lo spirito avventuriero e guerriero dell'impero romano.

Dall'Afghanistan, all'Irak, alla Libia, alla Siria, all'Ucraina, tutti gli Stati vittima dell'aggressione statunitense, sono sempre e solo stati scelti tra quelli alleati dell'Unione sovietica prima e della Russia poi, cioè la stessa entità nazionale. Ma la crisi si addensa anche sulla Cina e non solo per il problema del mar cinese meridionale e delle sue isole Spratly. La rivolta di Hong Kong è stata già dimenticata, ma fu un tentativo anch'esso, di destabilizzare il gigante dell'Asia continentale, da parte degli Stati Uniti d'America. Programma poi rientrato, ma di certo solo provvisoriamente, considerata la determinazione con cui la classe dirigente cinese trattò la questione.

Intanto anche la Corea del Nord è in stato di estrema tensione sempre a causa del suo programma nucleare. Come lo è stato l'Iran anch'esso per il medesimo motivo. La politica dei due pesi e delle due misure adottate dagli americani nei confronti dei popoli alleati e di quelli non allineati all'asse militare atlantico, è, particolarmente, evidente proprio in rapporto a questo trattamento, diametralmente, opposto nelle questioni di rischio nucleare. Infatti, l'Arabia Saudita, paese, notoriamente, amico degli americani, ma retto da una monarchia assolutista e sanguinaria, si è potuto, in silenzio, dotare dell'arma atomica, dopo averla ottenuta dal Pakistan, con la collusione e la connivenza degli stessi Stati Uniti d'America.

La dichiarazione allarmante è stata diffusa al mondo dallo stesso ministro degli esteri dell'Arabia Saudita. Eppure non ha prodotto alcun terremoto nel mondo e l'opinione pubblica neppure ne è stata informata. Il giornalista Giulietto Chiesa ha messo in onda un video nella sua "Pandora TV", con le rivelazioni dell'importante personalità politica saudita. La Russia non reagisce, pure ben cosciente del rischio che incombe sull'area mediorientale e sul mondo intero, da questo dirompente fattore di rottura dell'equilibrio di forze militari in un'area, tanto gravemente, esplosiva.

Dopo la rivelazione di un fatto così pericoloso, si potrebbe addirittura insinuare l'idea che neppure a Russia e Cina interessi tanto, se è vero che non è stata sollevata alcuna questione all'interno del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Sempre pronti a sbraitare contro i loro stessi alleati come per il caso Iran e Corea, lasciano che gli Stati Uniti d'America agiscano a loro piacimento, disinteressandosene, totalmente, quando ad esservi coinvolto sia un loro stesso alleato. Il sospetto normale e naturale più forte, è che la classe dirigente russa e cinese, sia già del tutto succube di quella occidentale.

Fa solo finta di litigare ma poi torna al dialogo. Finchè a morire sono solo arabi od ucraini, non cinesi o russi. L'impressione è, non che non possa, ma non voglia reagire per motivi strani, inspiegabili quasi di natura paranormale. Molto più facilmente, riconducibili a fattori psicologici determinati dall'indisponibilità personale di ciascun protagonista di questa commedia politica, a mettere a repentaglio lo stato di agiatezza in cui le loro vite sono immerse e sprofondano. Ed ecco che il topo continua a scavarsi il tunnel.

Arriverà il momento che dovranno cedere le armi in mano agli pseudo-amici americani, abbandonando gli interessi nazionali per salvaguardare quelli personali. Come già è accaduto in Europa orientale a seguito dello scioglimento dell'Unione sovietica. L'uomo moderno non è disponibile per una guerra mondiale. La tecnologia ed il progresso scientifico, ha messo in mano ai grandi magnati, un benessere incommensurabile. Si arriverà a questo dietro garanzia, forse, di incolumità personale e mantenimento dei loro immensi patrimoni finanziari. Ciò che non fu concesso a Saddam Hussein, Mu'Ammar Gheddafi e forse non sarà neppure per Bashar Al-Assad!

Pesci troppo piccoli per ottenere in concessione un trattamento di riguardo. Miracoli della fede che continuano ad avverarsi, nonostante i progressi da gigante della scienza e l'avvento prepotente dell'atomo nel mondo contemporaneo. Questi sono i motivi reali che rendono improbabile lo scoppio di un terzo conflitto mondiale, non quelli adotti dal ricercatore americano intervistato dal giornale SputniK!

L'indirizzo link a cui collegarsi per la lettura dell'articolo pubblicato da Sputnik è questo:

http://sputniknews.com/politics/20160225/1035348542/syrian-conflict-by-no-means-prelude-to-ww3.html

Il video di Giulietto Chiesa. Pandora TV

http://www.pandoratv.it/?p=6342

Un'altra "primavera araba" è in corso di preparazione per la destabilizzazione del Libano. Le frontiere dell'Iran cominciano a tremare.
post pubblicato in diario, il 6 marzo 2016

















Di Andrea Atzori


Dopo l'entrata in vigore del cessate il fuoco in Siria, il timore che assillava i sostenitori del percorso di pace in Siria, se pace si può chiamare quel panorama di devastazione e macerie ereditato dal conflitto, era quello che nazioni come Turchia ed Arabia Saudita non avrebbero accettato questo trattato e sarebbero invece, passate alle vie di fatto, ordinando l'invasione del territorio siriano con un esercito forte di 350.000 uomini, 30.000 carri armati, 2500 aerei e 450 elicotteri, già ammassati al confine tra Turchia e Siria.
Le ultime notizie che arrivano su questo fronte di guerra, non riguardano invece episodi di violazione della tregua, a parte i casi di bombardamenti sempre in essere, delle postazioni dell'esercito siriano, da parte di quello turco e l'invio verificato e documentato, di armi ai guerriglieri camuffato da aiuto umanitario a favore della popolazione civile. Sono notizie allarmanti che provengono dalla Grecia, secondo cui sarebbero stati fermati in acque territoriali greche, dei vascelli turchi, partiti dai porti della Turchia, carichi di armi da consegnare a forze di opposizione in Libano, secondo il solito copione delle primavere arabe. Ma non di organizzazioni o movimenti libanesi si tratterebbe, bensì di forze terroriste già dislocate sul territorio libanese, costituite da guerriglieri di Al Nusra, Al Qaeda ed Isis. Parrebbe che sia questa la scelta di strategia ben giustificata dall'esigenza, tra l'altro, di punire e colpire il gruppo di guerriglieri libanesi Hezbollah, che combattono in Siria al fianco dell'esercito di Assad e che, prima dell'intervento militare russo, vennero resi bersaglio dei raid aerei israeliani, tanto da limitarne di molto la forza di combattimento.
Dopo l'intervento russo, quando Israele non osò più svolgere queste operazione militari in territorio siriano, la forza devastante di questa formazione di guerriglieri islamici, tornò ad esplicarsi in tutta la sua potenza e i risultati non tardarono ad arrivare. In ogni caso, Israele non ebbe remore ad eseguire un bombardamento a Damasco mirato ad uccidere uno dei più famosi ed importanti comandanti Hezbollah, Samir Qantar. Questo per testimoniare l'odio ed il terrore allo stesso tempo che sia i terroristi sauditi e turchi, sia Israele hanno per questa organizzazione militare libanese. L'invio di armi in Libano è dunque motivato dal disegno geostrategico, di destabilizzare il Libano, sulla stregua delle ben note aggressioni militari giustificate come liberazione da regimi antidemocratici e illiberali, definiti dalla stessa Casa Bianca come "Primavere arabe". Insomma, gli Stati Uniti ed la sua coalizione internazionale in medio oriente, promuove per tramite dell'Onu, trattati di pace e cessate il fuoco in Siria, ma nel contempo apre un altro fronte di guerra in Libano, proprio alla frontiera con l'Iran. Va bene, era risaputo. Tutto già scritto. I terroristi islamici, dopo la tregua in Siria, hanno esteso i loro orizzonti. Tonnellate di armi continuano ad affluire in Siria, non solo, ma adesso pure in Libano. Dai porti Turchi partono i vascelli carichi di armi diretti nei porti libanesi.
La strategia è quella di colpire al cuore il quartier generale dei guerriglieri Hezbollah, valorosissimi combattenti, artefici delle vittorie dell'esercito lealista siriano contro le organizzazioni terroriste saudite, Al Nusra, Al Qaeda ed Isis. Una volta avviata l'operazione militare contro il Libano, ad essa si unirà l'intervento di Israele che troverebbe la strada spianata per assalire l'Iran. Gli istinti predatori di Turchia, Arabia saudita e Israele, avrebbero la meglio contro un Iran ormai in fase di smantellamento della sua potenza militare, in seguito alla vittoria elettorale del partito dei riformisti capeggiato dal presidente Hassan Rouhani, il cui sogno alimentato dalla revoca delle sanzioni economiche, dopo il trattato sul nucleare, accuserà un brusco risveglio. Tutto ciò mentre proseguono, infruttuosamente, a Ginevra le trattative di pace sulla Siria, dove, provvisoriamente, persiste un cessate il fuoco di comodo, che accontenta le due superpotenze, in quanto espediente utile a rinviare la loro resa finale dei conti. Ma appunto per questo non si spiega il motivo per cui, essendo tutto ciò noto, la Russia si ostini, ancora e sempre, a credere nel processo di pace in Siria.
La verità è che non si vuole ammettere che l'ONU, come organismo internazionale nato dopo la seconda guerra mondiale, ha fallito il suo compito. L'Onu è finita, in quanto non riesce più a conseguire il suo scopo che è quello di dirimere i conflitti. La guerra, pertanto è inevitabile, anche se nessuno ha il coraggio di guardare in faccia la realtà.. Se la Russia insiste nel negoziare con gli USA un cessate il fuoco in Siria, mentre Turchia ed Arabia Saudita, alleati della Nato, continuano ad ordire trame per espandere il conflitto, è assai evidente che questa propensione al dialogo diplomatico è solo un modo per mascherare la volontà di  disimpegno dal ginepraio siriano. Proprio quando ancora gli analisti militari scrivevano di una Russia vincente in Siria, non solo questa rinuncia ad affondare il coltello sulla vittima, ma, addirittura, consente a questa di rialzarsi, scappare e ripresentarsi sullo stesso terreno di battaglia ancora più forte di prima. E' chiaro che Turchia ed Arabia Saudita, non agiscono da sole, ma si fanno scudo della copertura USA, anche quando ordiscono nuovi scenari di scontri tra contrapposte fazioni islamiche in Libano, sciiti contro sunniti, come già è avvenuto in Siria e in tutto il Nord Africa. Questa loro determinazione ad allargare il fronte della lotta contro i regimi arabi filorussi, finalizzata all'accerchiamento dell'Iran, è una prova evidentissima della totale sconfitta della politica russa in Siria. Un'illusione fondata su un errore di valutazione delle effettive poste in gioco, che la coinvolgono direttamente, ma che si rifiuta, ostinatamente, di prendere in considerazione, in quanto non osa nemmeno immaginare quali siano i risvolti, terribilmente, drammatici che da essa derivano.
In effetti, pur rendendosi conto  che la guerra mondiale è inevitabile, temporeggia ed evita di andare fino alle estreme conseguenze, perchè la sua dottrina militare è strutturata in senso difensivo. Vada pure il mondo alla malora, ma il suo esercito, questa guerra la combatterà solo in casa, per difendere il suolo nazionale, non per imbarcarsi in avventure in altri mondi ostili. Eppure esiste un detto secondo cui il ferro va battuto mentre è caldo. Le armi moderne, avveniristiche di cui il gigante asiatico è dotato, non sono fatte per una guerra di frontiera, ma per dominare il mondo. Una tecnologia all'avanguardia, come quella americana, fa tremare ogni angolo del pianeta e non teme rivali, perchè questi si nascondono e fuggono al suo apparire. La pretesa russa di voler affrontare con l'arma della diplomazia una bestia tanto ruggente e aggressiva, non fa altro che aumentare vieppiù, la coscienza della propria invincibilità da parte dell'avversario; che farà di tutto per apparire come un motivato partner nella seria ricerca di un accordo, ma in effetti, come appunto, risulta da questa notizia delle tonnellate di armi che turchi e sauditi  stanno riversando in Libano, continuano a perseguire la loro strategia di allargamento del conflitto in medio oriente, nel senso diretto all'accerchiamento dell'Iran. Anche la potenza iraniana, senza l'incondizionato sostegno militare russo è destinata a capitolare. Cosa farà la Russia quando arriverà il suo momento e si renderà conto di avere tutto il mondo addosso come un branco di lupi già pronto a divorare un indifeso capriolo? Farà ricorso al suo arsenale atomico oppure, molto più probabilmente, si arrenderà? La persuasione recondita, non espressa ma presupposta, è che il timore della forza devastante delle armi atomiche, faccia recedere qualsiasi nemico dal tentare un attacco proditorio.
In realtà, questo tipo strano di nemico, non assale dall'esterno ma dall'interno. Cioè l'esercito russo sarà costretto a combattere una guerra nel suo stesso territorio contro un nemico infiltrato e mescolato al suo stesso popolo, spacciato dalla propaganda di guerra dei mass media occidentali, come forza di liberazione da un regime oppressivo e tirannico, mentre le flotte di bombardieri di ogni nazionalità, ma in prevalenza della Nato, raderà, progressivamente al suolo, le sue città, le sue basi militari; la stessa forza aerea russa verrà costretta a bombardare le sue stesse città e la sua popolazione per stanare i terroristi e gli eserciti stranieri. Lo scenario sarà pari ed identico a quello siriano oggi ed iraniano tra non molto. Ecco allora, che se gli arsenali atomici non cadranno da subito nelle mani delle forze straniere, l'esercito russo verrà costretto, volente o nolente, ad usarli. Ma il rischio intrinseco a questo sviluppo degli eventi bellici è enorme, incalcolabile. Anche perchè, considerata la potenza devastante delle forze coinvolte, non sarà assolutamente possibile calcolare in anticipo quale sarà la formazione bellica che ne farà per prima ricorso.
Per intanto, il territorio russo verrà ridotto in macerie, il suo popolo costretto all'esodo, vagherà ramingo per il mondo. Alle potenze straniere che hanno prodotto e causato tanto male alla Russia, non verrà inferto neppure un graffio! Le armi avveniristiche costate montagne di miliardi, di cui la Russia si è dotata, frutto di sacrifici economici enormi da parte di tutti i cittadini, non saranno servite a niente, se non ad autodistruggersi. Si può mai pensare che tutto ciò sia normale e non piuttosto frutto di un'anomalia mentale?

Post Scriptum
Alla luce di queste notizie, si comprende meglio tutto il significato delle accuse contro Hezbollah, lanciate con ostinazione dall'Arabia Saudita e dalla Turchia, in questi giorni, di essere un'organizzazione terroristica, alimentando una campagna mediatica senza precedenti. La guerra contro il paese dei cedri è già iniziata.
Perchè in Siria non può scoppiare la terza guerra mondiale.
post pubblicato in diario, il 27 febbraio 2016

Di Andrea Atzori

Un ricercatore americano, dichiara a Sputnik, organo informativo russo di area governativa, che la guerra in medio oriente non ha carattere internazionale ma solo locale di conflitto tra Turchia e Siria, per cui sarebbe inopportuno immaginare scenari apocalittici, di degenerazioni della stessa in scontro tra superpotenze e conseguente ricorso all'arsenale atomico.

Si può essere più superficiali di così? Hanno, letteralmente, raso al suolo un intero paese, con le sue metropoli, accartocciate come fossero di cartapesta, semplici miniature, milioni di morti per un conflitto che dura da oltre un lustro e che l'ONU si ostina a quantificare ancora in 250.000, come dal primo anno di scontro armato; causato uno tsunami geopolitico, come l'invasione di profughi in Europa, la conseguente chiusura delle frontiere, la fine del trattato di Schenghen, i giornalieri naufragi nel mediterraneo, delle carriole del mare con centinaia di morti affogati, il risveglio dello spirito razzista nei popoli del centro-europa, come ai tempi del nazismo hitleriano. La formazione di uno Stato islamico di ispirazione ottomana, efferato, integralista e terrorista che si estende in tutta l'area geo-strategica sia mediorientale che nord-africana.

Una crisi internazionale immane, che vorrebbero far passare come un insignificante scontro regionale, tra piccoli Stati come Turchia e Siria, dimenticando, addirittura l'Arabia Saudita; senza rendersi conto della totale astrusità di una tesi del genere, secondo cui la Turchia da sola avrebbe avuto la potenza militare necessaria e sufficiente per ridurre in cenere un'altra nazione come la Siria, di sicuro non meno potente e in grado a reggere un tale scontro e neppure cogliere la connessione indissolubile con un'altra crisi altrettanto paurosa, che oppone direttamente la Nato alla Russia, cioè la guerra nel Donbass, costata la vita a decine di migliaia di vittime e lo sconvolgimento di un'intera area vitale per la pace nel mondo, come il cuscinetto tra oriente ed occidente, costituito dallo Stato ucraino e saltato per gli eventi di Maidan.

La superficialità è disarmante ed allo stesso tempo impressionante. Ci si dovrebbe invece, meravigliare di come un conflitto mondiale ancora non sia esploso, tenendo conto di queste premesse! Perchè, mai nella storia umana così tanti fattori negativi si sono sommati, senza che una grande guerra sia scoppiata. Solo chi non conosce la storia europea può parlare e scrivere in questi termini, oppure persone pagate apposta o interessate, personalmente, a dire cose imprecise, dirette a mistificare la realtà. La totale disinformazione sulla realtà della gravità della crisi internazionale attuale, che regna negli Stati Uniti è qualcosa che trascende i limiti dell'umana comprensione.

Anche questo è uno degli elementi che fanno propendere per una pessimistica interpretazione della realtà di fatto nei rapporti Est Ovest. L'attacco alla Siria non è stato sferrato da Erdogan, ma da Obama ed i suoi consiglieri del Pentagono, in quanto frutto di una decisione geo-strategica diretta ad accerchiare il continente asiatico, in primo luogo Russia e Cina, ma anche India. Un disegno di lunga data che parte dalle aggressioni all'Afghanistan ed all'Irak, in cui sono state sfruttate le difficili convivenze tra sunniti e sciiti all'interno della religione islamica. "Divide et impera", fu il moto di cui il Pentagono si appropriò dopo averlo direttamente, sottratto al patrimonio storico ed ai principi che animavano lo spirito avventuriero e guerriero dell'impero romano.

Dall'Afghanistan, all'Irak, alla Libia, alla Siria, all'Ucraina, tutti gli Stati vittima dell'aggressione statunitense, sono sempre e solo stati scelti tra quelli alleati dell'Unione sovietica prima e della Russia poi, cioè la stessa entità nazionale. Ma la crisi si addensa anche sulla Cina e non solo per il problema del mar cinese meridionale e delle sue isole Spratly. La rivolta di Hong Kong è stata già dimenticata, ma fu un tentativo anch'esso, di destabilizzare il gigante dell'Asia continentale, da parte degli Stati Uniti d'America. Programma poi rientrato, ma di certo solo provvisoriamente, considerata la determinazione con cui la classe dirigente cinese trattò la questione.

Intanto anche la Corea del Nord è in stato di estrema tensione sempre a causa del suo programma nucleare. Come lo è stato l'Iran anch'esso per il medesimo motivo. La politica dei due pesi e delle due misure adottate dagli americani nei confronti dei popoli alleati e di quelli non allineati all'asse militare atlantico, è, particolarmente, evidente proprio in rapporto a questo trattamento, diametralmente, opposto nelle questioni di rischio nucleare. Infatti, l'Arabia Saudita, paese, notoriamente, amico degli americani, ma retto da una monarchia assolutista e sanguinaria, si è potuto, in silenzio, dotare dell'arma atomica, dopo averla ottenuta dal Pakistan, con la collusione e la connivenza degli stessi Stati Uniti d'America.

La dichiarazione allarmante è stata diffusa al mondo dallo stesso ministro degli esteri dell'Arabia Saudita. Eppure non ha prodotto alcun terremoto nel mondo e l'opinione pubblica neppure ne è stata informata. Il giornalista Giulietto Chiesa ha messo in onda un video nella sua "Pandora TV", con le rivelazioni dell'importante personalità politica saudita. La Russia non reagisce, pure ben cosciente del rischio che incombe sull'area mediorientale e sul mondo intero, da questo dirompente fattore di rottura dell'equilibrio di forze militari in un'area, tanto gravemente, esplosiva.

Dopo la rivelazione di un fatto così pericoloso, si potrebbe addirittura insinuare l'idea che neppure a Russia e Cina interessi tanto, se è vero che non è stata sollevata alcuna questione all'interno del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Sempre pronti a sbraitare contro i loro stessi alleati come per il caso Iran e Corea, lasciano che gli Stati Uniti d'America agiscano a loro piacimento, disinteressandosene, totalmente, quando ad esservi coinvolto sia un loro stesso alleato. Il sospetto normale e naturale più forte, è che la classe dirigente russa e cinese, sia già del tutto succube di quella occidentale.

Fa solo finta di litigare ma poi torna al dialogo. Finchè a morire sono solo arabi od ucraini, non cinesi o russi. L'impressione è, non che non possa, ma non voglia reagire per motivi strani, inspiegabili quasi di natura paranormale. Molto più facilmente, riconducibili a fattori psicologici determinati dall'indisponibilità personale di ciascun protagonista di questa commedia politica, a mettere a repentaglio lo stato di agiatezza in cui le loro vite sono immerse e sprofondano. Ed ecco che il topo continua a scavarsi il tunnel.

Arriverà il momento che dovranno cedere le armi in mano agli pseudo-amici americani, abbandonando gli interessi nazionali per salvaguardare quelli personali. Come già è accaduto in Europa orientale a seguito dello scioglimento dell'Unione sovietica. L'uomo moderno non è disponibile per una guerra mondiale. La tecnologia ed il progresso scientifico, ha messo in mano ai grandi magnati, un benessere incommensurabile. Si arriverà a questo dietro garanzia, forse, di incolumità personale e mantenimento dei loro immensi patrimoni finanziari. Ciò che non fu concesso a Saddam Hussein, Mu'Ammar Gheddafi e forse non sarà neppure per Bashar Al-Assad!

Pesci troppo piccoli per ottenere in concessione un trattamento di riguardo. Miracoli della fede che continuano ad avverarsi, nonostante i progressi da gigante della scienza e l'avvento prepotente dell'atomo nel mondo contemporaneo. Questi sono i motivi reali che rendono improbabile lo scoppio di un terzo conflitto mondiale, non quelli adotti dal ricercatore americano intervistato dal giornale SputniK!

L'indirizzo link a cui collegarsi per la lettura dell'articolo pubblicato da Sputnik è questo:

http://sputniknews.com/politics/20160225/1035348542/syrian-conflict-by-no-means-prelude-to-ww3.html

Il video di Giulietto Chiesa. Pandora TV

http://www.pandoratv.it/?p=6342

A Monaco accordo USA Russia, per una tregua d'armi in Siria
post pubblicato in diario, il 23 febbraio 2016










Di Andrea Atzori

Tra Kerry e Lavrov, è stato condotto a termine un negoziato per il cessate il fuoco in Siria. Naturalmente, si tratta solo dell'ennesima presa in giro dell'opinione pubblica mondiale.

La guerra in Siria, non è finita, perchè non può finire. Non possono concludersi accordi di cessate il fuoco, con un'organizzazione terroristica come ISIS, nemico principale dello Stato siriano, dal momento in cui la Russia con ciò, già dimostra di avere mollato non solo Assad ma tutta la causa siriana! La Russia si è già estraniata dal conflitto siriano. Ha prevalso, ancora una volta il suo egoismo nazionale. L'Isis tornerà a prevalere sulle forze siriane ed iraniane, ormai prive della copertura aerea russa.

Proprio adesso che Assad si era avvicinato più a Putin che a Rouhani. Nonostante la tregua, ISIS continuerà a combattere e Turchia ed Arabia Saudita a sostenerla. E' stato questo il regalo migliore che Putin potesse fare agli Stati Uniti ed alla Nato. Le forze jihadiste si ricompatteranno. L'intervento militare russo si trasformerà in una disfatta. Lavrov, il ministro degli esteri russo, temeva che la Russia venisse costretta a combattere su due fronti. Quello ucraino e questo siriano. Insomma, a prevalere è il solito terrore dell'Orso accerchiato.

Intanto le forze nemiche potranno riorganizzarsi e ricompattarsi. Sia in Ucraina che in Siria, la Russia è arrivata ad un passo dalla vittoria finale, ma non ne ha saputo approfittare. Anzi, vi ha proprio rinunciato. Un atteggiamento molto strano, quasi irrazionale. Pare temano di vincere le guerre. Combattono solo se costretti e solo per il minimo indispensabile. Subito dopo, desistono.

La tregua d'armi conclusa con gli americani, è anche un riflesso del nuovo asse anti islamico costituito tra cattolici ed ortodossi. Kirill e Francesco hanno deciso l'eliminazione, dalla faccia di questa terra, della civiltà islamica. La Crociata si è fatta globale. A tutti era sembrato chiaro che la determinazione della Russia a proseguire nei combattimenti, nonostante i negoziati di pace di Ginevra, fosse finalizzato a conseguire una vittoria sul terreno di battaglia tale da mettere al riparo la sorte del governo Assad. Invece, a quanto pare non è così.

Anche le affermazioni di Medvedev, premier russo, appena antecedenti il summit tra Lavrov e Kerry, secondo cui la guerra in Siria non si può vincere solo con i raid aerei, sono una dimostrazione chiara del fatto che la Russia non ha alcuna intenzione di  portare il suo sostegno ad Assad fino alle sue estreme conseguenze. Gli analisti politici e militari, infatti, erano stati tutti concordi, fino a questo punto, che la vittoria fosse già, saldamente, in pugno delle forze alleate della Siria. Da un momento all'altro si aspettava il tracollo definitivo del fronte anti Assad. Dopo la notizia dell'incontro tra Benedetto e Kirill, tutto è cambiato. Non ci vuole molta fantasia a capire cosa sia successo.

Infatti Putin, non parla più. Parla invece, il primo ministro Medvedev, e tutti possono ben capirne il motivo. Infatti, quest'ultimo è più occidentalizzante di Putin. I due si sono passati di mano la patata bollente. Anche sui presunti aiuti umanitari alla popolazione siriana si può essere alquanto scettici. Sappiamo, infatti, che nelle rovine delle città siriane, discernere tra combattenti anti Assad e popolazione siriana sarebbe, assolutamente, impossibile, in quanto, gli uni sono mescolati agli altri.

Insomma, più che un rischio è una certezza, il fatto che queste provviste cadranno da subito, in mano proprio agli Jihadisti. Senza contare la forte probabilità che più che derrate alimentari, vengano distribuite armi, in vista di una ripresa dei combattimenti.  Ma la situazione si sta nuovamente, arroventando anche in Ucraina. Dove si ricomincia di nuovo a morire. Inoltre, l'ammorbidimento, solo apparente, degli americani, sullo scenario mediterraneo, è imposto dal nuovo fronte di guerra che si sta aprendo in estremo oriente e che vedrà ancora una volta divise le potenze asiatiche.

Infatti, l'Onu sta già preparando un intervento militare contro la Corea del nord, dopo il lancio di un suo razzo nello spazio. Ancora una volta l'asse russo, cinese e americano, si schiererà contro una nazione da sempre alleata delle potenze socialiste, per ridurla in cenere, riportarla all'età della pietra, come è stato fatto con gli stati del medio oriente ed il Donbass. In Libia la situazione non è meno intricata. L'intervento militare ONU, cioè Nato, in quanto vi partecipano solo forze dell'asse atlantico, è bloccato per effetto del diniego della fiducia, del parlamento libico al governo di unità nazionale. Ed è tutto dire!

Dappertutto, nel mondo, ad ogni latitudine,ci stanno fronti di guerra aperti. Una follia generalizzata taglia il globo terracqueo, in tutta la sua circonferenza. Nata negli anni quaranta,  in funzione antinazista, l'alleanza tra USA, Russia e Cina, oggi, farebbe inorridire Hitler! Il mondo uscito dal secondo conflitto mondiale, non è certo migliore di quello precedente. L'unico aspetto di positività della realtà odierna è per le potenze vincitrici, per le quali ancora perdura uno stato di pace da oltre settant'anni!

Respinta dal veto di Francia e USA, la richiesta della Russia di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU, a favore del rispetto della sovranità nazionale ed integrità territoriale della Siria.
post pubblicato in diario, il 23 febbraio 2016

Di Andrea Atzori


La Francia e gli Stati Uniti, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU, pongono il veto sulla richiesta presentata dalla Russia di una risoluzione a favore del rispetto della sovranità nazionale e integrità territoriale della Siria.

Si diffonde da settimane, nelle cronache di guerra in Siria, il monito della coalizione militare Nato, cui aderiscono anche Turchia ed Arabia Saudita, di un prossimo intervento di terra delle sue truppe sul campo di battaglia, in cui si stanno affrontando senza esclusione di colpi, i terroristi armati dalle potenze coinvolte in questi interessi geopolitici e l'esercito lealista siriano, rafforzato dall'appoggio incondizionato dell'Iran e dei guerriglieri Hezbollah.

La Russia è entrata di prepotenza in questo conflitto dopo avere ormai assimilato la convinzione che non lasciava adito a dubbi, circa la gravità assoluta dell'andamento di questa guerra, che la chiamava in causa direttamente, e di cui, fino all'estremo si è sforzata di evitare di raccoglierne la sfida. Ne testimonia l'urgenza indilazionabile, la stessa fretta e velocità da record, con cui le installazioni militari sono state erette, i mezzi e gli uomini dispiegati.

I bombardieri Sukoi hanno iniziato, immediatamente, a martellare le postazioni dei guerriglieri sauditi, turchi e mercenari USA, distruggendo non solo arsenali e caserme, ma anche fonti di approvvigionamento di armi e risorse finanziarie, come ad esempio i pozzi petroliferi sottratti al legittimo governo siriano. L'effetto di questo sostegno militare, nel mezzo della mischia bellica, ormai in essere da quasi un lustro, ha condotto a ribaltare le sorti del conflitto.

Infatti, mentre i raid aerei anglosassoni, turchi e sauditi, già in esecuzione al ritmo di migliaia al giorno fin dal 2011, hanno solo raso al suolo le metropoli siriane, tanto che il loro accanimento si può paragonare a quello di un assassino sul cadavere della sua vittima, lasciando i guerriglieri del califfato ancora più forti sul terreno; il mondo ha potuto verificare con i fatti, solo dopo l'intervento della Russia, non con la propaganda mediatica scatenata dalla stampa occidentale di regime, la realtà della situazione in Siria. Lo Stato islamico ha subito gravissimi danni e rischia il tracollo definitivo, a causa dei bombardamenti russi non di quelli anglosassoni.

Alle prime avvisaglie dello scricchiolio dell'impianto bellico tirato su dalla coalizione arabo sunnita statunitense, la Turchia, principale protagonista di questa piano aggressivo ai danni della nazione siriana, ha cominciato a palesare i primi sintomi di intolleranza nei confronti della Russia, arrivata a scompaginare come un terremoto, le sue mire geopolitiche in quest'area mediorientale. L'abbattimento del bombardiere Su24 russo ne è una prova evidente.

Il coinvolgimento turco in questo conflitto è stato rivelato, in modo chiaro ed incontrovertibile, dai video pubblicati dalle forze armate russe sugli affari e le connivenze del governo turco con il califfato islamico. Immense colonne di autocisterne dell'Isis, piene del prezioso greggio estratto dai pozzi petroliferi siriani, dirette verso la frontiera turca. Nonostante i tentativi sempre in atto da parte dell'Onu, di giungere ad un tavolo di trattativa tra i protagonisti di questo mostruoso conflitto, la coalizione internazionale di cui sono membri integranti Turchia ed Arabia Saudita, continua, inesorabilmente, a minacciare un intervento di terra contro l'esercito siriano, ormai giunto a sbaragliare sul campo di battaglia quello dei guerriglieri da costoro sostenuto.

Nonostante le dichiarazioni di Kerry, segretario di Stato americano, diffuse in mondovisione, secondo cui gli Stati Uniti non hanno alcuna voglia di impantanarsi in una guerra contro la Russia in Siria, rimangono le perplessità legate al fatto che Erdogan, presidente turco, e re Salman, sovrano dell'Arabia Saudita, non hanno alcuna intenzione di mollare l'osso dopo gli ingenti investimenti finanziari profusi in questo progetto. Forze militari di entrambe le formazioni nazionali, sono state coinvolte in esercitazioni di terra e cielo proprio al confine della Siria, dove si stanno svolgendo i combattimenti tra siriani e guerriglieri.

Tanto che la Siria lamenta persino che nutrite raffiche di bombardamenti siano partite dalle postazioni turche contro quelle siriane. Dimostrando, in modo evidentissimo, cosa abbia sempre inteso la coalizione internazionale Usa per guerra contro Isis. Il bersaglio, l'obiettivo non è il terrorismo ma il legittimo governo siriano. Persino le vittorie conseguite sul campo dalle formazioni curde contro il Daesh, tali da contribuire in modo determinante alla sconfitta di questo nemico c.d. comune, vengono contrastate dall'esercito turco che non smette di cannoneggiarle, al fine di renderne il compito sempre più difficile. Tanto da rendere assai verosimile, che, nonostante gli Usa abbiano insignito del rango di alleati nella guerra contro Daesh, i combattenti curdi, ciononostante, l'ingresso della Turchia sul suolo siriano non sarà diretta contro i terroristi, ma contro i curdi ed i siriani.

Insomma, i tentativi di camuffare l'intervento militare USA in questo scacchiere internazionale, come lotta al terrorismo, addirittura fregiato e insignito del crisma dell'ufficialità di una copertura ONU, sono miseramente falliti sotto la mole enorme delle loro stesse contraddizioni, tanto evidenti e sfacciate, da renderle persino ridicole. Considerata e valutata la probabilità e l'imminenza di una discesa sul campo di battaglia dei due eserciti coalizzati di Turchia ed Arabia Saudita, con o senza l'appoggio ed il sostegno ufficiale o, molto più presumibilmente, mascherato, degli Stati Uniti e della Nato, la Russia ha deciso di procedere ad investire della questione l'organismo internazionale istituzionalmente, a ciò preposto, cioè il Consiglio di sicurezza dell'ONU, per verificare l'esistenza o meno, di una volontà precisa, consacrata in atto ufficiale di valore internazionale, sulla violazione del diritto internazionale, relativamente alla sovranità nazionale ed alla integrità territoriale dello Stato siriano.

Il risultato è stato che Francia e Stati Uniti, membri con diritto di veto del Consiglio di Sicurezza ONU, hanno respinto questa risoluzione, dichiarando, formalmente, nero su bianco, che la Siria non è uno Stato sovrano e pertanto non esista alcun obbligo nei loro confronti, di rispettarne l'integrità territoriale. Insomma, il diritto internazionale è stato riscritto ad uso e consumo della coalizione atlantica. Tutti gli Stati non sottomessi o succubi di costoro, non hanno alcuna dignità di Stati sovrani. L'ostracismo americano è l'unica legge che impera sul mondo.

Chiaramente, la Russia è stata avvertita e d'ora in poi non avrà alcun motivo per illudersi oltre. Se la Siria non è una nazione sovrana, tanto meno lo è la Russia. Infatti l'odio contro Assad è dovuto al fatto che costui è un alleato della Russia, considerata l'Impero del Male. Tale condanna pende anche sull'Iran e sulla Cina, oltrechè sull'India ed il Brasile. Cioè gli Stati oggi chiamati Brics, c.d. emergenti ed in passato terzo mondo, che stanno insidiando la supremazia economica e monetaria degli USA.

Il motivo per cui, nonostante la riottosità di questi popoli, la terza guerra mondiale sia ben chiaro essere inevitabile, dipende dalla loro disponibilità ad accettare il giogo di un nuovo colonialismo, ancora più feroce e sanguinario di quello passato, che pare essere assai improbabile, se non del tutto da escludere.

Per intanto la Russia rafforza la sua presenza in Siria, creando le strutture e gli impianti militari necessari per il dispiegamento delle armi più moderne ed avveniristiche di cui si è dotata. Un'invasione di terra da parte di formazioni militari ostili, verrà percepita come attacco diretto alla Russia. Una realtà deve essere chiara. La Russia non se ne andrà dalla Siria e non la si potrà costringere con l'uso della forza. Sarebbe guerra mondiale, alla quale Cina, India, Brasile ed Iran, non rimarrebbero spettatori passivi!

P.S. Un gravissimo attentato terroristico, con l'esplosione di due autobombe, nella città siriana di Homs, ha causato circa 40 vittime, quasi tutte civili. Non si contano i feriti. La possibilità concreta di una tregua in Siria, di cui si discute tra Russia e Stati Uniti, si può e si deve valutare con questo metro di misura.

Incontro storico tra Papa Francesco e Kirill, patriarca di Mosca, a Cuba, sullo sfondo del rischio di una terza guerra mondiale.
post pubblicato in diario, il 6 febbraio 2016

Di Andrea Atzori

Perchè tutta questa fregola del Vaticano di voler riallacciare rapporti con Mosca e la sua chiesa ortodossa, proprio in questo momento storico delicatissimo per le sorti del pianeta Terra? Il motivo non è difficile da trovare, se si analizza la situazione internazionale particolare, venutasi a creare in questi ultimi anni, con l'attacco Nato alla Russia, attraverso il colpo di Stato di Maidan a Kiev e conseguente guerra nel Donbass, con decine di migliaia di morti e feriti, oltrechè distruzione e annientamento di intere metropoli, accartocciate come fossero di cartapesta.

Ma non basta, in quanto l'intervento dell'esercito russo in Siria ha scompaginato i piani del sistema clerico- fascista internazionale, di occupare l'intero medio oriente, compreso il territorio siriano, in vista dell'attacco finale a Mosca e a Pechino. Ecco, Francesco, il poverello, ha paura. Il perdono papale a Fidel Castro, oltrechè non essere disinteressato, è pure assai meschino. Oggi perdonano a Fidel il suo comunismo che fece tremare il mondo negli anni cinquanta e sessanta, quando esisteva un'Unione sovietica forte e temibile. Oggi che la terza guerra mondiale è alle porte, oggi che l'atomo, particella che ha creato l'universo, unico vero dio, è stato imbrigliato dalla potenza umana e terrorizza tutti quei disonesti che si sono costruiti i loro palazzi al sole, con i metodi mafiosi esportati in tutto il mondo proprio da quello che sarebbe il centro mondiale della cristianità. Ma si sa tutte le strade conducono a Roma.

Oggi, assistiamo, oltre alla conversione di Fidel, anche al tentativo della Chiesa cattolica di riavvicinamento con Kirill, primate di Mosca, proprio a Cuba. Manifestando con ciò, chiaramente, la volontà imperterrita di prendere in giro l'intera opinione pubblica internazionale, acchiappando due piccioni con una sola fava. La guerra in Siria, genocidio di tutti i tempi, apocalisse già in atto, metropoli di decine di milioni di abitanti, rase al suolo, ridotte ad un cumulo di macerie, un deserto di silenzio, solitudine e morte, rotto solo dal crepitio assordante delle armi micidiali che squartano il velo tremolante del cielo cupo e fosco che lo avvolge, oggi, terrorizza i sogni di Francesco. Ma non per le vittime e le distruzioni di questa guerra bestiale, ma perchè l'intervento militare della Russia dentro a questo abominio, ha scompaginato i suoi piani che sono quelli del suo esercito, quello della santa alleanza atlantica.

L'esito della guerra santa contro le tirannie dei regimi islamici, (che poi sono solamente, quelle dei regimi alleati della Russia), sta subendo un fortissimo rischio, in quanto le truppe di mercenari mandate a combattere per procura contro il presidente Assad, stanno subendo una battuta d'arresto e la loro avanzata si è trasformata in una precipitosa ritirata. Ma il capo supremo della cristianità, così come non è mai andato trafelato da Obama a chiedere lo stop alle ostilità contro il legittimo governo siriano, tanto meno ci pensa oggi. Segno indiscusso del fatto che a lui interessa bloccare la Russia, come fece il pontefice Leone I° detto il Magno, quando fermò Attila sul ponte del fiume Mincio nel 452 d.c. non certo porre fine al conflitto.

La fitta ragnatela dei contatti diplomatici intessuta a questo scopo è indizio certo di una realtà di fatto, che le religioni non hanno niente a che fare con l'idea dell'esistenza di un ente supremo creatore dell'universo, ma esclusivamente, con gli interessi politici, economici e sociali di parte. La questione fondamentale esposta sul tavolo della diplomazia delle organizzazioni religiose, non ha niente a che vedere con la fede religiosa, ma solo con i soldi ed il potere. L'abboccamento di due ore, all'aeroporto di Cuba tra Kirill e Francesco, sarà di marca, squisitamente politica e militare, in cui il pensiero fisso sarà rivolto al convitato di pietra, cioè Vladimir Putin.

Verranno decise le sorti del pianeta, cercando di contemperare interessi generali e collettivi con quelli individuali e personali dei vari attori coinvolti in questo processo di scontro tra potenze universali. Le religioni servono a questo. Una verità è certa, che se non esistesse il terrore dell'arma atomica, oggi, questi due primati religiosi, non starebbero neppure a discutere, ma come nel passato, non avrebbero avuto un momento di esitazione a scatenare una guerra mondiale, in quanto avrebbero avuto la certezza che a morire sarebbero stati, come sempre, solo i poveri, i diseredati, che anche oggi fuggono dalle loro città martoriate, ridotte in macerie e girano raminghi per il mondo.

Questo momento storico, come dicevo, è delicatissimo. Oltre al fallimento dei negoziati di pace a Ginevra sulla Siria, esistono due minacce molto gravi che possono dare l'innesco allo scontro militare tra Stati di quest'area geostrategica. In primo luogo il dissidio tra Turchia e Mosca per l'abbattimento del cacciabombardiere S24, entrato in tensione estrema dopo l'ennesimo avvertimento di Ankara alla Russia di non violare in continuazione il proprio spazio aereo, pena una reazione immediata, come fu quella che portò all'attacco aereo precedente. La Russia respinge le accuse e, al contrario, accusa Erdogan di essere in procinto di invadere la Siria.

L'intelligence russa avrebbe notizie sicure, tratte dalle immagini dei satelliti spia, che la Turchia stia ammassando truppe al confine siriano e tutte le operazioni connesse a questo evento siano in corso di allestimento. Anche l'Arabia Saudita dichiara di essere pronta ad un suo intervento militare in Siria, riscuotendo con ciò il plauso del Pentagono. Il congresso americano ha già autorizzato il Pentagono all'invio di truppe dentro a questo conflitto, senza che alcun invito sia loro pervenuto da parte del governo siriano. Si tratta, secondo il diritto internazionale, di un vero e proprio atto di aggressione da parte di Stati ostili.

Se e quando queste triplici forze entreranno nel mezzo del combattimento tra Isis ed esercito lealista, rafforzato da truppe e mezzi inviati da Teheran, Hezbollah e Russia, non si potrà certo credere che si schierino dalla parte di Assad contro Isis. Dichiareranno, falsamente, di avere come obiettivo il Daesh, ma non ci vorrà molto a capire che non si affiancheranno alla Russia in questa lotta, ma piuttosto la contrasteranno. Come ovvio, i raid aerei russi continueranno ed anzi, si intensificheranno, per cui la coalizione Nato-Saudita, non perderà l'occasione di accusare Mosca di mirare le sue bombe non contro i terroristi ma contro di loro. Nel parapiglia generale, i media occidentali di regime, avranno buon gioco per appoggiare e sostenere le accuse del Pentagono finchè sarà ormai chiaro che la guerra tra le superpotenze è una realtà già in atto e che a niente servirà tenere la maschera sul volto.

In secondo luogo, come dicevo, lo scontro tra Arabia Saudita ed Iran, sempre latente, a causa dell'incompatibilità tra etnie Sunnite e sciite, ma in particolare per la condanna a morte eseguita, dell'Iman sciita Nimr Al-Nimr. Per cui lo scontro sarà tra nazioni non più, come prima, per procura, tra bande vere o supposte di terroristi sauditi ed esercito siriano. L'entrata in guerra dell'Arabia Saudita contro la Siria, spingerebbe l'Iran ad intervenire a sua volta in difesa del suo alleato. L'esercito degli Stati Uniti avrebbe, finalmente, pane per i suoi denti. Troverebbe l'esercito russo già pronto ad aspettarlo. Ma un altro attore principale attende questa guerra tra superpotenze, cioè la Cina. Il suo ruolo, finora, si è limitato a tenere sotto tensione la flotta americana ai confini del mar cinese meridionale. Finchè la marina USA è impegnata altrove, non potrà intervenire in altri teatri di guerra come questo in Siria. Ma qualche contingente di truppe scelte e ben armate, la Cina potrebbe anche inviarlo, per rafforzare le difese del fronte pro Assad.

E' questo lo scenario che fa paura a Francesco, che lo induce ad affrontare un tour de force in America Latina, per lo storico incontro con Kirill, il patriarca ortodosso della Russia, nel tentativo di convincerlo ad intervenire per dissuadere Putin dal sostenere e difendere fino alle estreme conseguenze, il suo alleato Assad. Impresa non facile, a causa del concatenarsi di una serie di circostante sfavorevoli, dovute sia alla minaccia che le forze della Nato stanno creando alla Russia con l'accerchiamento ormai totale dei suoi confini e l'espansione nell'est Europa con l'assorbimento di tutti gli Stati orientali, per ultimo questo a cui assistiamo del Montenegro.

Il dispiegamento del sistema missilistico e antimissilistico, cd. ombrello atomico, alle frontiere con la Russia, sono i prodromi certi ed inequivocabili,di un prossimo attacco militare contro Mosca. Le sanzioni alla Russia da parte degli alleati occidentali, che proprio in questi giorni, il parlamento europeo ha esteso all'infinito fino alla restituzione della Crimea all'Ucraina. Tutte ragioni che inducono a considerare il fatto molto probabile che la predisposizione di Kirill alle richieste di Francesco non sia molto favorevole. A meno che, come sul Mincio, agitando il suo scettro regale come bacchetta magica, anche Francesco non passi alla storia per avere fermato il nuovo Attila, re degli Unni. Ma siamo nel terzo millennio e sono fermamente convinto che tali leggende, se possono ancora abbindolare i pochi ignoranti più irrecuperabili, ormai rimasti su questo pianeta, non avranno presa sulle persone normali, dotate di un minimo di cultura per discernere il vero dal falso.

Guerra in Siria: al via i colloqui di pace a Ginevra mentre la guerra si fa globale.
post pubblicato in diario, il 1 febbraio 2016





Di Andrea Atzori                                                                                                                                       



Minacce di Erdogan alla Russia, per presunte violazioni dello spazio aereo turco da parte dei cacciabombardieri russi, riaccendono lo scontro tra le due nazioni. I rapporti tesissimi susseguenti all'abbattimento del Sukoi 24, non si sono mai placati. Il timore che il peggio potesse accadere non era infondato. La Russia ha risposto con l'applicazione di sanzioni economiche ma senza ricorrere all'esercito.

Oggi, però, la Turchia dimostra di volerci riprovare e sarebbe fatale. Tanti analisti, in questi giorni, avevano già paventato questo rischio del possibile intervento armato in Siria da parte della Turchia, sul presupposto della sconfitta militare ormai imminente da parte dell'esercito, c.d. Isis, allestito con Arabia Saudita e Nato contro la Siria di Bashar Al Assad. Infatti, molto difficilmente, Erdogan avrebbe inghiottito il rospo.

Perchè esso significava rinunciare al suo sogno di instaurare in medio oriente ed Europa, un nuovo impero ottomanno. Sogno folle, perchè tale disegno presupponeva passare sopra il cadavere di una superpotenza come quella russa, che non ha mai cessato di essere tale, neppure dopo il crollo dell'Unione sovietica. Infatti, questa situazione di forte crisi militare, il gigante asiatico, lo ha sperimentato in occasione di ogni tentativo di aggressione da parte degli eserciti europei, ma in entrambi i casi, quello di Napoleone ed Hitler, la verità circa la superiorità militare dell'esercito russo è venuta, prepotentemente, ad affermarsi.

Dopo l'intervento della Russia, direttamente nel conflitto che arroventa il territorio siriano, il successo del califato ha cominciato a traballare, a subire dei forti contraccolpi. I bombardamenti aerei russi, hanno spianato la strada alla reazione delle truppe fedeli al presidente siriano, fiancheggiate da forze iraniane ed Hezbollah. La Nato non aveva più la possibilità di attaccare dal cielo l'esercito di Assad, anche se in qualche occasione ci ha provato, per il timore di scontrarsi faccia a faccia, con i caccia russi. L'asse atlantico aveva, pertanto, perso la guerra in Siria, in quanto una prova di forza estrema avrebbe significa uno scontro diretto con la Russia.

Ma la classe politica guerrafondaia statunitense ad Washington, pare abbia deciso di risputare il veleno, accettando di correre il rischio fatale di uno scontro diretto con l'altra superpotenza mondiale, la Russia di Vladimir Putin. Infatti, la discesa in campo delle truppe Nato di terra è già stata preannunciata, con dovizioso anticipo, alla stampa internazionale che l'ha diffusa e rilanciata, in ogni angolo del pianeta.

Gli Stati Uniti stanno procedendo a ritmo serrato, a costruire le strutture militari nel nord est siriano, da cui lanciare l'offensiva. La Russia sta facendo altrettando, installando imponenti apparati all'avanguardia della tecnologia militare moderna, in attesa che l'inferno si scateni.

Il tutto sullo sfondo di un falso tentativo di risoluzione politica di una guerra catastrofica, degenerata in delirio inumano, che assomiglia tanto alla presunzione di voler incollare con lo sputo un preziosissimo vaso frantumato per terra. Il punto a cui sono già arrivate le operazioni militari in Siria, non danno change ad alcuna possibilità di dialogo tra popoli ormai rosi da un odio mortale.

Calcolando anche l'altro fronte aperto della guerra in Ucraina, con gli eserciti Nato già schierati alla frontiera della Russia, in cui continuano ad ammassarsi le forze di uomini e mezzi, in attesa che venga impartito l'ordine di attacco diretto contro di essa, credo non esista chi si senta di scommettere un centesimo sulla possibilità di mantenimento dello stato di pace sul pianeta Terra.

Una bomba esplode in una moschea sciita a Damasco. Quasi cento i morti, centinaia i feriti. Isis rivendica.

Colpo mortale ai colloqui di Ginevra sulla pace in Siria, questo dell'attentato Isis alla Moschea sciita a Damasco. Premeditato e preordinato a questo scopo.

Tenuto conto che, proprio in queste ore si riaccende lo scontro tra Russia e Turchia su un'altra presunta violazione dello spazio aereo turco da parte di un cacciabombardiere Sukoi 34 russo, dopo che già un altro caccia russo S24 era stato abbattuto, provocando la morte di un pilota, sempre su questo pretesto ed essere risultato provato, oltre ogni ragionevole dubbio, esser falsa questa asserzione della violazione dello spazio aereo turco; considerato, inoltre, che la Nato non ha perso tempo a schierarsi a fianco della Turchia; tutto ciò significa che l'asse atlantico è già pronto all'invasione di terra in Siria e lo scontro militare con la Russia ormai preventivato come inevitabile.

Sono queste, sia l'attentato alla moschea che le minacce di Erdogan alla Russia, entrambe delle provocazioni in vista dell'imminente invasione con truppe di terra, del territorio siriano da parte della Nato, mentre a Ginevra si stanno aprendo i negoziati per la soluzione politica della gravissima crisi internazionale. Una vera bomba diretta a sabotare il processo di pace! Un nuovo attacco ai cacciabombardieri russi è oggi inconcepibile, se non si da per scontato uno scontro aereo tra le due nazioni.

Infatti la Russia aveva già deciso dopo il primo incidente, di scortare con caccia da combattimento puri, i c.d. Sukoi 30, i cacciabombardieri che volavano sui cieli della Siria. Ha anche installato, in vari punti strategici, gli S400, missili antiaereo, tra l'altro mobili, cioè trasportabili con automotrici, in previsione di questa eventualità, cioè la violazione del cielo sovrano della Siria da parte degli aerei Nato.

L'inizio delle operazioni militari di terra, dirette all'invasione del territorio siriano, da parte della Nato, è stato già annunciato da alcuni giorni, dal Pentagono. Si tratta solo di far scoccare la classica scintilla che farà scoppiare l'incendio. Lo scontro armato tra aerei Nato e Russi alla frontiera con la Siria, servirà proprio a questo.

La guerra mondiale sta per iniziare. Il destino del pianeta è ormai segnato. Si sapeva che la follia umana avrebbe prevalso sul buon senso. Un fatto calcolato, pressochè inevitabile, quanto un evento naturale!


Una nuova dottrina militare per Russia e Cina, per affrontare le sfide dei nuovi tempi.
post pubblicato in diario, il 30 gennaio 2016












DiAndrea Atzori


Le nazioni del blocco militare atlantico, sono interessate alla predisposizione e applicazione di nuove dottrine militari tese ad individuare obiettivi tattici e strategici di operazioni militari da svolgere ed un nemico dichiarato contro cui indirizzarle. Per rendere il processo decisionale più spedito e più adeguato alle sfide dei nuovi tempi.


Proprio questa sarebbe, infatti, la causa della grave pesantezza degli apparati russi a reagire a situazioni, potenzialmente, minacciose per la sopravvivenza dello Stato. La dottrina militare della Russia è sempre stata di natura difensiva. Per cui non idonea a rispondere alle sfide del mondo contemporaneo. Di questa realtà si stanno rendendo conto alcuni tra i più validi studiosi russi di strategie militari, i quali stanno tentando di smuovere l'opinione pubblica nazionale, da una mentalità di chiusura verso questo problema, del tutto regressiva e controproducente.


Di recente, infatti, il presidente Putin, resosi conto dell'inefficacia e inadeguatezza dei metodi e delle procedure in vigore, ha varato delle modifiche alla dottrina militare russa in cui gli Stati Uniti d'America, vengono indicati come il nemico fondamentale della Russia. In risposta alla precedente normativa introdotta dal Congresso statunitense in cui la Russia era stata, altrettanto qualificata.


Un esempio della necessità imprescindibile di cambiamento dei protocolli militari della Russia, è questo della guerra in Siria, in cui l'intervento militare russo si è verificato solo dopo che tutta la nazione siriana è ormai ridotta ad un ammasso di macerie.


Il non aver consentito finora, un immediato schieramento delle forze militari di terra a difesa dell'alleato ha provocato un disastro pressochè irrimediabile. Non solo, ma anche in Europa orientale la situazione è già compromessa. Mentre la Nato avanza, la Russia si ritira, preda della sua sindrome dell'Orso accerchiato.


Queste tattiche potevano andar bene qualche secolo or sono, ma oggi sono ormai superate ed anacronistiche. Con le armi moderne (missili supersonici teleguidati, possono essere lanciati dal profondo degli abissi degli oceani, oppure da piattaforme mobili verso ipotetiche astronavi che viaggino nello spazio ad un'altezza di 200 km e ad una velocità di 8 km al secondo, caccia di quinta generazione dotati di tecnologia stealth, con sistemi radar in grado di focalizzare i volti delle persone ad una distanza di 400 km, missili ipersonici Mact 10, cioè con velocità dieci volte superiore a quella del suono, che volano seguendo le correnti dell'atmosfera e pertanto non intercettabili, carri armati robot, droni d'aria) un esercito come quello russo, super-evoluto, non può annichilirsi nella tattica dell'attesa.

Il nemico deve essere messo in condizioni di capire che se non rispetta le regole internazionali della convivenza tra Stati, ne pagherà, inevitabilmente, gravissime conseguenze.


Lo stesso identico discorso vale per la Cina, l'altro gigante asiatico circondato dalle basi militari Nato. Il tempo per reagire è già scaduto da tempo. A furia di rosicchiare anche un topo si scava un tunnel. Quello che sta accadendo a Russia e Cina è appunto questo, una situazione inverosimile che le tiene in scacco. Si stanno facendo pestare i piedi senza reagire in modo deciso ed irremovibile. Senza la giusta determinazione ogni impero va in frantumi. Sarebbe come un gigante dai piedi d'argilla.


Si sta invece, assistendo all'assurdo inconcepibile di due mostri potentissimi pronti a correre il rischio di essere attaccati e sopraffatti in casa senza reagire, per la paura di affrontare il ladro mentre ancora non ha varcato la porta di accesso.


L'occidente è vincolato da un patto atlantico di alleanza per cui se uno solo dei suoi membri, venisse aggredito tutti gli altri sono obbligati a intervenire in sua difesa. Ma non esiste alcun trattato del genere tra gli orientali. Non si capisce per quale motivo. Tutti gli alleati della Russia in medio oriente e nord Africa sono stati già annientati dalle forze occidentali. Che costantemente, minacciano di aggredire i due colossi contrapposti, qualora intendessero accorrerne a sostegno.


Non solo ma, dopo tutto ciò che già è accaduto in Ucraina e Siria, oltrechè in Irak e Afghanistan, il consiglio di sicurezza ONU di cui sono membri con diritto di veto anche Russia e Cina, ancora una volta autorizza l'intervento delle forze militari occidentali in Libia. Ben sapendo ormai, che si tratterà di un'operazione tesa all'occupazione di questo territorio per fini esclusivamente, militari ed economici, oltrechè di scontro di civiltà, non certo di contrasto al terrore da loro stessi innescato di proposito.


La verità si sa essere la situazione psicologica di tranquillità e inconsapevolezza in cui questi popoli sono sempre vissuti, convinti di essere lontani da quei drammi che insanguinano territori visti come altri mondi. Ma nel XXI° secolo non esistono altri mondi tanto lontani per cui i loro problemi non riguardino tutti.


A stretto giro di tempo, anche Russia e Cina si accorgeranno di questa realtà di fatto. In cui è destinata a rimanere coinvolta pienamente, anche un altra superpotenza asiatica emergente, cioè l'India. I giganti dormienti, sono destinati ad un brusco risveglio. In quel momento potrebbero rendersi conto essere ormai troppo tardi!


Ma peggio per loro! Chi è causa del suo mal pianga se stesso. A volte l'egoismo, un sentimento non sempre sano e positivo od almeno tale solo a metà, potrebbe trasformarsi in nera tragedia! Per questi motivi, ben venga una modifica alla dottrina militare della Russia. Nel senso di rendere più facile e spedita la procedura per l'intervento militare immediato nelle aree geo-strategiche più scottanti dello scacchiere internazionale. Se questo volesse dire guerra mondiale, significherebbe solo, niente più e niente meno, che tale conflitto globale tra i due blocchi degli emisferi planetari contrapposti, era già del tutto scontato e comunque, assolutamente, inevitabile!

Rudy Guede intervistato da Franca Leosini sul programma RAI "storie maledette".
post pubblicato in diario, il 25 gennaio 2016


               

                 





Di Andrea Atzori

Rudy Guede, come noto, è l'unico condannato che sconta la sua pena per l'omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa a Perugia, nella sua casa in affitto, che condivideva con altre studentesse. E' stato condannato con sentenza definitiva, prima degli altri imputati, in quanto, su consiglio dei suoi avvocati, costui ha scelto il rito abbreviato. 

Altri imputati, l'italiano Raffaele Sollecito e l'americana Amanda Knox, sono stati assolti con formula piena, con sentenza ormai definitiva, passata in giudicato, per non aver commesso il fatto, sul presupposto che le indagini condotte dalla procura della repubblica di Perugia e dagli investigatori del RIS, siano state negligenti e del tutto inaffidabili. Le conclusioni del processo sono state tratte da studi condotti da università americane, cioè della stessa patria di origine di una degli imputati, la Knox. 

La conseguenza inevitabile sarebbe quella per cui, le risultanze processuali, del tutto destituite di fondamento dalle Corti penali giudicanti, che hanno sentenziato sulle imputazioni mosse ai due fidanzati di razza bianca, sono però state considerate affidabili ed idonee a condurre ad un giudizio di colpevolezza per l'altro imputato, quello nero, l'unico a pagare per questo delitto; seppure in sentenza, costui risulti condannato per concorso con altri.

 E' evidentissima e stridente, la disparità di trattamento, che implica un prezzo insostenibile da pagare, per la credibilità di uno Stato di diritto. In questa intervista di Rudy Guede a Franca Leosini, viene ripercorso tutto l'iter giudiziario di questa drammatica e triste vicenda. La considerazione più amara è la constatazione che gli avvocati di Rudy Guede si siano dimessi entrambi dal loro incarico, subito dopo che la trasmissione è andata in onda. Giustificando questa loro decisione con il semplice fatto che il Guede avrebbe infranto il loro ordine di non parlare. 

Infatti, finora, costui aveva osservato un rigoroso silenzio su tutta la sua tragica vicenda. Fino a spingere l'opinione pubblica a credere che la sua scelta fosse determinata dalla accettazione da parte sua, dello "status quo". Insomma, appagato dalla sentenza della sua condanna, dapprima all'ergastolo, poi a trent'anni di reclusione, ed infine ridotta a 16 anni. 

Oggi, parla e dichiara apertamente e chiaramente, di non accettare di essere il solo imputato a pagare per questo omicidio, pur essendosi da sempre dichiarato innocente. Ad un'esplicita domanda della Leosini, risponde di volersi avvalere del suo diritto di chiedere la revisione del processo.

 Rimane il mistero sulla condotta dei due suoi legali che si sono dimessi dal loro incarico, in segno di dissenso e dissociazione per la condotta del loro assistito. Un comportamento del tutto inspiegabile. Forse per loro andava bene la massima che campeggia su questo servizio? Nero trovato, colpevole trovato? Cioè il ben collaudato sistema della giustizia all'americana?

N.B. Magistrale la Leosini!

Il video dell'intervista lo trovate quì, a quest'indirizzo. Per tutti coloro che se lo fossero, malauguratamente, perso.


http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-64c39f86-4d87-420a-a248-61c8073b78fc.html


Damasco la città fantasma. Guerra in Siria, le superpotenze giocano sulla scacchiera geopolitica, usando come pezzi, le vite di uomini e nazioni.
post pubblicato in diario, il 18 gennaio 2016



Di Andrea Atzori

Guerra in Siria. Un esempio di come, con le armi moderne, un’intera nazione può essere spazzata via dalla faccia di questa Terra. Damasco è un enorme cimitero. Una metropoli da sei milioni di abitanti, scomparsa per sempre. La culla della civiltà umana, come altri siti importanti per la storia dell'intera umanità, ad esempio il sito di Palmira, è stata distrutta. Sono stati recisi i fili che legavano ogni uomo alle sue radici. L'apocalisse è questa. Ma non è solo Damasco. Tutta la Siria è stata devastata. La catastrofe è infinita. Nessuna pietà. Hanno fatto terra bruciata. Tabula rasa. Dove c'era vita e una tra le più antiche e fiorenti civiltà, (Damasco è considerata la città più antica del mondo, 11 mila anni di storia) è ora un deserto di macerie. Per questo l'esercito dell'Isis è potuto avanzare in questo territorio e vi si è insediato. Ogni forma di resistenza è stata spazzata via con i bombardamenti. Della copertura aerea, con le decine di migliaia di raid aerei ogni mese, delle forze aeree di Israele, Arabia Saudita, Turchia, Stati Uniti, UE, Barhein, Emirati arabi etc, di cui godeva e di cui ancora godono questi terroristi, i media occidentali non parlano. Un soverchiante schieramento militare che ha ridotto il regime di Assad ad arroccarsi nelle ultime roccaforti. Una sottile striscia di terra lungo la costa del mediterraneo. La Russia, a riprova del suo egoismo, ha atteso fino all'ultimo momento per intervenire con i suoi cacciabombardieri. Quando ormai non c'era più alcuna speranza. E, soprattutto, ha cominciato a temere per se stessa. Avendo compreso, finalmente, che dopo la Siria, l'attendeva la stessa sorte. Il territorio siriano è ormai devastato e ridotto ad uno spettro. La Siria non esiste già più! Ciononostante, dopo l'entrata in scena della Russia, l'esercito siriano ha ripreso fiato e l'ISIS sta retrocedendo di nuovo. Questa è la conferma del fatto che senza la copertura aerea internazionale, questo esercito non avrebbe mai potuto invadere la Siria ed appropriarsi del suo territorio. Ma L'ONU e gli Stati della coalizione internazionale anti-Assad, di cui L'ONU è espressione e rappresentante, già sbraitano e parlano di crimini di guerra per l'assedio di alcune città invase dai terroristi, ancora in atto da parte dell'esercito lealista siriano. Insomma, se Russia e Cina, anche stavolta, non si metteranno di traverso, intimando l'aut- aut, cioè o sloggiare dalla Siria o guerra mondiale, questa storia finirà in un massacro, un genocidio,persino invendicato! Ma Russia e Cina avranno poco di cui ridere, in questo caso incredibile di viltà e codardia. Poichè, a fare questa fine, tra non molto, toccherà anche a loro. A scappare dall'aggressore, senza avere il coraggio di affrontarlo, servirà solo a complicare la situazione, non a risolverla. La sceneggiata, comunque continua, all'infinito. Il consiglio di sicurezza dell'Onu, di cui Russia e Cina fanno parte come membri permanenti con diritto di veto, autorizza l'intervento militare della coalizione occidentale, in Libia, per fermare l'Isis. Ma solo a parole, in quanto nei fatti, nella realtà, di questi interventi militari contro paesi islamici, se ne contano a decine e tutti hanno avuto lo stesso esito. Fare. come detto, terra bruciata. Riportare quel mondo all'età della pietra. Un modo strano di risolvere i problemi, di cui forse Hitler, il nemico numero uno della coalizione russo-sino-anglosassone, che oggi ancora resiste, anche ad onta delle mega crisi geo-strategiche globali, si sarebbe forse, pure vergognato. Ed è tutto dire!
Post Scriptum
La sede dell'ONU deve essere trasferita da NEW YORK. In uno Stato, possibilmente, non allineato. Diversamente non potrà mai essere un organismo indipendente. Infatti, la sua funzione di prevenire e risolvere i conflitti tra Stati, è del tutto inconsistente. Anzi, la sua azione a questo fine è addirittura, controproducente. Il motivo stesso per cui, il fallimento della Società delle Nazioni portò al secondo conflitto mondiale.Oggi l'ONU sta facendo la stessa fine.



L'Arabia Saudita esegue 47 condanne a morte tra cui l'Imam sciita Al Nimr. L'Iran giura vendetta. A fuoco l'ambasciata saudita a Teheran. Rotti i rapporti diplomatici.
post pubblicato in diario, il 8 gennaio 2016










Di Andrea Atzori




Nel nome dello scontro religioso tra sciiti e sunniti, il conflitto armato tra Arabia Saudita ed Iran, sarà la miccia per la resa dei conti, da lungo tempo rinviata, tra le superpotenze mondiali.  

 

 

L'Arabia Saudita esegue 47 condanne a morte di persone dissidenti del regime. Tra queste l'Imam Al Nimr, esponente di spicco della fazione sciita, molto odiato dal regime saudita di appartenenza sunnita, a causa dell'odio secolare che contrappone queste due etnie religiose. Un odio inveterato, un perenne stato di lotta che attraversa in lungo ed in largo, tutto il Medio Oriente, che rende e mantiene, costantemente, in stato di estrema tensione politica e militare, le relazioni tra le temibili potenze leader, che occupano questi territori, Arabia Saudita ed Iran, in particolare. Il mondo sciita è già al massimo livello di allerta ed agitazione, dopo questo gravissimo episodio di intolleranza religiosa di cui si è reso artefice e protagonista il regime del nuovo monarca saudita, re Salman, succeduto al defunto re Abd Allah, il 23-gennaio-2015. Si tenga conto del fatto che trattasi di una monarchia assoluta, cioè un caso rarissimo di sopravvivenza nel mondo moderno, di una tale forma di governo, superata e relegata negli oscuri antri di un passato storico spaventoso, dalla rivoluzione francese del 1793. La pena di morte in questo paese è lo strumento quotidiano di difesa contro gli oppositori politici. Decine di esecuzioni ogni giorno, lo scorrere incessante ed inesorabile, di un torrente di sangue, impetuoso e inarrestabile. Gli Stati Uniti hanno avuto modo di soffiare a pieni polmoni su questo fuoco che divora le carni dei musulmani e distrugge le fondamenta della civiltà islamica. Hanno trasformato questo fuoco in un incendio dalle proporzioni immani, scavando baratri del tutto non rimarginabili, tra queste nazioni, fino a renderle non più degne di questo nome, essendo ormai ridotte a vaghe ed indistinguibili entità tribali, degne di alcuna fiducia e considerazione. Questa improbabile intesa tra due paesi tanto lontani geograficamente, quanto diversi ed irriconoscibili in quanto a caratteristiche etniche, storiche e religiose, è stata un prodotto dell'incontro tra interessi tanto moralmente ripugnanti, da essere rimasti, fino ai nostri giorni, del tutto nascosti, anzi solo, maldestramente, celati attraverso truffe mediatiche e menzogne elefantiache, atte a mascherare il vero volto delle loro politiche disfattiste in questa area geostrategica di incalcolabile importanza per le sorti dell'intero pianeta. La guerra dichiarata dagli USA all'imperialismo sovietico prima e russo poi, ha trovato un alleato imprevisto e insperato, nell'istinto primordiale di odio atroce e senza limiti che opponeva l'Arabia Saudita e gli altri paesi sunniti del golfo arabico al resto delle entità islamiche di estrazione religiosa sciita. A cominciare dalla guerra in Afghanistan, passando a quella in Iraq, fino all'invenzione romanzesca e romanzata, delle primavere arabe, leitmotiv di ogni intervento militare internazionale statunitense nel mondo intero, ormai quasi secolare. L'America dipinta come faro di libertà e giustizia, interviene sempre per riportare ordine e pace contro i regimi inumani e repressivi, nemici del popolo e delle sue istanze e speranze. Poi, ovviamente, si viene a scoprire che gli interessi che spingono questo esercito a impegnarsi e ingolfarsi nei conflitti militari, in ogni angolo del pianeta, sono molto meno idealisti ed assai più materialisti. Di natura non solo prettamente economica, ma anche squisitamente aggressiva e violenta, mirata alla conquista di sempre nuovi territori da sottomettere, in puro stile coloniale ed imperialista. Osservato ed esaminato il fenomeno da questo angolo visuale, si può riuscire molto meglio a comprendere come, le distanze tra questi due mondi dalle differenze abissali ed inconciliabili, si riducano fino al punto da farli incontrare come due linee rette parallele, proiettate nell'infinito. Tutto alla fine si concilia, si identifica e si uniforma, se ad essere presi in considerazione sono gli interessi puramente materiali frutto di un egoismo ancestrale, allontanando con disprezzo, qualsiasi altra esigenza di carattere morale o valenza ideologica. L'istinto del predone arabo si coniuga, perfettamente, con quello spregiudicato, di un qualunque petroliere texano. A riprova della totale estraneità di scrupoli morali nel rapporto tra questi diversi archetipi di rappresentanti della specie umana, esiste la constatazione assai semplice e chiara, dell'assoluta insensibilità dell'animo americano, a parole tanto votato alla salvaguardia e difesa delle libertà democratiche e dei diritti umani, alle atroci esecuzioni di massa, in stile Isis, che l'Arabia Saudita pone in essere quasi giornalmente. In particolare per aprire baratri sempre più incolmabili dentro al mondo musulmano. Se ve ne fosse bisogno, questa è la prova del fatto che le guerre, tutte le guerre, non solo quella in Siria, scatenate da questi due indissolubili partner della strategia geopolitica internazionale, non hanno niente a che fare con alcun tipo di primavera, la più bella stagione dell'anno, tanto meno con quelle arabe. La tensione alle stelle tra l'Iran sciita e l'Arabia Saudita sunnita, ha raggiunto il suo apice, dopo la spietata esecuzione dello sceicco Nimr- Al Nimr. Anche se i sintomi di un esacerbarsi dei rapporti si erano già palesati in seguito alle morti di centinaia di pellegrini nei luoghi santi de La Mecca, in un caso perché schiacciati dalla calca, in un altro per il crollo di una grù sopra la cupola di una moschea. Infatti i morti erano in stragrande maggioranza sciiti. L'Iran ebbe molto da recriminare sul fatto, accusando i servizi di sicurezza sauditi. Dalle notizie divulgate sul caso, parrebbe addirittura, che il principe ereditario saudita, ministro della difesa, insolitamente, abbia fatto apparizione ed irruzione, nei luoghi sacri della Mecca, proprio quando erano in pieno svolgimento i riti religiosi più impegnativi e seguiti dai fedeli, cioè il lancio delle pietre contro Satana. Pare che decine di migliaia di fedeli avessero a propria disposizione quattro corridoi in cui entrare ed uscire dal luogo sacro. Ma l'inatteso arrivo del principe assistito da centinaia di poliziotti e militari, abbia causato la chiusura di due di questi tunnel, provocando la ressa infernale, in cui sono morte schiacciate quasi mille persone. Khamenei, guida spirituale del regime iraniano si è spinto fino ad invocare la vendetta divina, dopo l'uccisione dell'Imam. Una folla inferocita ha invaso e dato alle fiamme il consolato dell'Arabia Saudita a Teheran. Manifestazioni sono divampate anche in Iraq ed in Libano, oltre che in Siria. Riyad ha risposto rompendo le relazioni diplomatiche con il paese dell'ayatollah, seguito a ruota da Bahrein e Sudan. Una crisi che potrebbe sfociare in aperto conflitto armato; una semplice scintilla potrebbe far divampare un incendio pauroso, tenuto conto della situazione assai critica ed esplosiva in cui l'intera area mediorientale è immersa da anni. Anche Ankara, ringalluzzita dalle armi ormai consegnate dagli alleati Nato e destinate alla difesa contro la Russia, pare pronta a coinvolgersi nell'agone militare e conferma il suo sostegno a Riyadh. Dichiara, senza mezzi termini, che le esecuzioni capitali sono affare interno dell'Arabia Saudita. Una filosofia strana, in base alla quale, mentre Damasco non ha mai goduto di una vera, piena sovranità nazionale, nonostante sia sempre stata la capitale araba più laica e, democraticamente, più concessiva e libera, Riyadh, al contrario, nonostante, palesemente, repressiva ed autoritaria, ottiene ogni possibile riconoscimento della propria dignità di nazione rispettosa dei diritti umani. Tanto che proprio un suo rappresentante diplomatico è stato designato dall'ONU a ricoprire l'impegnativa carica di presidente della commissione per la salvaguardia dei diritti umani. Pare proprio una contraddizione in termini. Cara ONU, come sei scivolata in basso! Una riprova del fatto che questa organizzazione non è mai stata una entità sovrana ed indipendente. Farà la stessa fine della Società delle Nazioni, all'alba della seconda guerra mondiale. Gli Stati Uniti neppure battono ciglio alle esternazioni filonaziste di Erdogan che riesuma ed esalta la figura di Hitler, a riprova del fatto che il movente ideologico e lo spirito umanitario non è certo il cuore della politica internazionale americana. Mentre Donald Trump, candidato conservatore alle presidenziali americane, dichiara con rabbia e veemenza che il vero nemico da combattere in medio oriente, oltre alla Siria di Assad è l'Iran di Hassan Rouhani, che mira solo al petrolio saudita di cui si vorrebbe impossessare. Da questa nuova piega che stanno prendendo gli eventi risulta sempre più chiaro quello che già sapevamo da sempre, che cioè, la vera guerra in medio oriente è quella che sta, solo ora, per scoppiare, cioè quella tra Iran e Arabia Saudita, di cui l'odio tra sciiti e sunniti, funziona solo da detonatore. Quando la Turchia, come pare scontato, interverrà in questo conflitto, come già sta facendo in Iraq, inizierà ad invadere anche la Siria. Trovandosi, inevitabilmente, l'esercito russo già dispiegato ad aspettarla. Succederà un fatto strano. Non appena la battaglia comincerà ad arroventarsi, con la discesa in campo di tutti gli schieramenti militari del mondo globalizzato, sia Nato che russo-cinese in posizioni contrapposte, quando l'escalation militare diventerà stellare, e la battaglia si ingrosserà nelle acque di tutti gli oceani, in particolare quello pacifico, come d'incanto, una specie di sortilegio, non sentiremo più parlare di Isis, l'esercito di guerriglieri sauditi che sta facendo tremare il mondo. Lo spauracchio del mondo globalizzato. Combattuto da formazioni internazionali, c.d. coalizioni, dall'Iraq fino a Tripoli. Un miracolo? No, semplicemente, non esisteva già da prima. Era solo la solita, identica, guerra, non di procura, ma vera, autentica, tra alleati USA ed alleati russi, in medio oriente. Un esercito allestito apposta e mandato a combattere dalla Nato contro la Russia. Alla fine, quando ormai non avrà più senso fingere, tutti si renderanno conto che raccontarsi balle non servirà più a niente. Cadranno le maschere e ciascuno, finalmente, rivelerà il suo vero volto. La storia potrà, finalmente, fare chiarezza. Sarà il trionfo della verità sulla menzogna!

Auguri di felice anno nuovo 2016
post pubblicato in diario, il 1 gennaio 2016

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permalink | inviato da vecchio vascello il 1/1/2016 alle 11:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Auguri di buone feste
post pubblicato in diario, il 23 dicembre 2015
Tanti auguri di buon Natale e Anno nuovo





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permalink | inviato da vecchio vascello il 23/12/2015 alle 9:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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